Il mistero dei leghisti (I)

Non è necessario fare sempre gli anticonformisti: in fondo, anche a conformare, si potrebbe a volte avere ragione.

Però è importante liberarsi da ogni vincolo di correttezza politica, perché la correttezza politica è la morte del pensiero.

Attorno al caso del pestaggio di Mario Borghezio, vedo due forme di correttezza politica.

Da una parte, si condanna “l’indegna aggressione“.

Dall’altra, si condannano “gli eccessi dei leghisti“.

Poi magari c’è che esegue (ci sentiamo tutti giudici, e a volte un po’ boia) una sola di queste condanne, o chi le esegue entrambe.

Insieme, queste due condanne non fanno altro che riportarci al centro, cioè al punto di convergenza prestabilito tra i due schieramenti liberaldemocratici concorrenti. Ma il “centro” è l’annullamento di ogni scelta, e quindi di ogni politica, in nome del capitalismo assoluto, perché altro non resta che amministrare ciò che gli interessi economici impongono. Questa è la funzione, infatti, del “politicamente corretto”, che provenga da destra o da sinistra.

Appena usciamo dai vincoli del politicamente corretto, riusciamo a inquadrare molto meglio sia il caso Borghezio, sia tutta la faccenda della Lega.

Prima di tutto, chi come Borghezio parla dalla mattina alla sera di cacciare a calci in culo gli stranieri, o è un minorato mentale non responsabile dei suoi atti, oppure è un uomo adulto che sa quello che fa, e quindi si prende la responsabilità di quello che dice. Ora, a quanto ci assicura chi lo ha conosciuto, Borghezio ha sicuramente un carattere vivace, ma è una persona molto meno rozza di come si presenta. E quindi ancora più responsabile.

Se io dovessi urlare tutti i giorni che i leghisti dovrebbero essere presi a sprangate, non mi lamenterei il giorno in cui un gruppo di leghisti mi dovesse aspettare sotto casa. Cercherei al massimo di difendermi.

Quindi, come dice Dacia Valent, chi di spada ferisce, di scimitarra perisce. D’altronde, le dichiarazioni dello stesso Borghezio dopo l’incidente non sembrano segnate da un particolare vittimismo.

Il secondo punto riguarda i cosiddetti “eccessi” della Lega.

Chi se ne scandalizza, ignora due elementi fondamentali: la legge ferrea della visibilità mediatica e il meccanismo del movimento popolare.

I media dànno spazio a chi è ricco e potente. Ma non siamo in Egitto, dove ogni notiziario è una sorta di inno alle meravigliose qualità del ra’îs Hosni Mubârak. I media occidentali sono potenti produttori in proprio di merci. E quindi, una volta che hanno fatto vedere le banalità dei potenti (Berlusconi, “l’Italia è felice”, Rutelli, “stiamo lavorando per unire i trentadue partiti del centrosinistra”, il Papa, “i buoni fanno il bene”), devono divertire ed eccitare gli spettatori con cose che suscitino altre emozioni, ad esempio la Mamma di Cogne.

Alcune persone che non sono né ricche né potenti possono ottenere visibilità mediatica, proponendosi come topi per gatti.

Questa è la tecnica che applicano Adel Smith e Forza Nuova. Ma anche la Lega. Si violano in modo sciente e deliberato i tabù. Alla fine, mille persone ti sentiranno, cento ti odieranno, ma cinque o sei ti seguiranno.

Alcuni anni fa, i manifesti della Lega dicevano, “Fratello extracomunitario fuori dalle palle!” Se avessero scritto, “Regolamentiamo i flussi migratori in funzione del benessere generale”, avrebbero detto la stessa identica cosa; solo che lo avrebbero detto con parole politicamente corrette. E nessuno è meno ascoltato del povero che fa il politicamente corretto.

La Lega, a parte un attimo attorno al 1992 in cui godeva di finanziamenti occulti dalla Baviera e della presenza di democristiani riciclati, non ha praticamente alternativa. O fa scandalo, o muore.

Si tratta di un gioco ad alto rischio: si parte dalla constatazione che la specie umana trova il culmine della propria felicità quando riesce a identificare un capro espiatorio, un argomento che abbiamo già trattato altrove. E ci si offre come capro espiatorio, come drappo rosso per tori. Confidando di non restare incornati. A volte, come dimostra il pestaggio di Borghezio, il gioco sfugge di mano.

In secondo luogo, la Lega è un movimento popolare, anzi l’unico in Italia. Tutte le altre organizzazioni politiche hanno calato qualcosa sul popolo dall’alto. Dal punto di vista culturale, le dottrine della Chiesa, del marxismo, del liberalismo. Dal punto di vista concreto, gli interessi del clero, dei funzionari dei partiti e dei sindacati di sinistra, delle lobby imprenditoriali.

La Lega, no. Prendiamo il caso della segretaria della Lega di una piccola città romagnola. Si tratta di una signora sulla quarantina, che di lavoro fa la donna delle pulizie in nero in case private. Persona priva di ogni formazione culturale e senza agganci di alcun genere, ma dotata di grande energia e voglia di fare (e in sostanza, a mio avviso, un’ottima persona, come tanti leghisti).

Tutti gli ambiti di attività nella sua città le sono preclusi.

Nel mondo cattolico, occorre non solo l’adesione a una dottrina, ma uno stile di comportamento tanto preciso quanto indefinibile, e quindi inimitabile.

A destra, le idee contano poco, ma il ceto sociale e le parentele sono tutto.

A sinistra, il protagonismo è il monopolio di una cerchia di sindacalisti, uomini di partito, funzionari dei circoli ARCI e operatori del volontariato che si conoscono da una vita e che si sono formati con un unico linguaggio che permette di riconoscere chi è dei “nostri” e chi no. Per diventare qualcuno a sinistra, ci devi entrare a sedici anni e aspettarne altrettanti.

Solo la Lega spezza questi due tipi di strutture elitarie. Non ci sono idee calate dall’alto, perché non ci sono idee (infatti, La Padania è un quotidiano dove si scrive di tutto e il contrario di tutto), e quindi la nostra amica è libera di conquistarsi tutto lo spazio che vuole e di dire quello che vuole, senza limitazioni di opportunità politica.

Proprio perché permette di esprimersi a persone simili, la Lega è sempre stato un movimento straordinariamente creativo. Non mi interessa la qualità di quello che i leghisti hanno creato. Ma bisogna riconoscere che migliaia di semplici militanti hanno saputo inventarsi di tutto, da una moneta alternativa a vistosi elmi con le corna.

Anche questi prodotti hanno incontrato il favore delle telecamere, ma questa volta non perché fanno scandalo. In qualunque società, una caratteristica delle élite è l’autolimitazione: in India, il proprio livello castale è direttamente proporzionale al numero di tabù a cui si è soggetti. Ma anche da noi, i proletari possono vestirsi come vogliono, mentre gli uomini d’affari devono indossare scomode cravatte. Insomma, si è signori nella misura in cui si doma in qualche modo la propria spontaneità.[1]

La contemplazione ironica delle creazioni spontanee dei leghisti conferma le élite non leghiste della propria maggiore serietà, o – se si preferisce – autocastrazione.

E’ proprio questa natura popolare che costringe un laureato e giornalista come Mario Borghezio a fingere di avere lo stesso grado di non cultura della nostra amica.

Tutto questo può sembrare una difesa della Lega. Non lo è. Semplicemente, non potremo mai fare una critica radicale alla Lega, cioè una critica che va alle sue stesse radici, senza togliere di mezzo la fuffa del politicamente corretto.

Una cosa che si cercherà di fare nelle prossime puntate.


[1] Su questo argomento esiste uno studio affascinante e difficile di Klaus Theweleit (Fantasie virili – Donne Flussi Corpi, Storia. La paura dell’Eros nell’immaginario fascista, il Saggiatore 1997) che, attraverso numerosi diari privati, ha analizzato tra l’altro la diversità dei costumi sessuali nella Germania immediatamente dopo la prima guerra mondiale: da una parte, i libertini e festosi operai comunisti del Ruhr, dall’altra, i casti e austeri giovani dei ceti borghesi e aristocratici.

Oggi l’autocontrollo sessuale ha perso di importanza per una serie di motivi, e “destra” e “sinistra” si sono in qualche misura invertiti, ma ciò che distingue l’élite dal popolo è sempre il maggior freno su se stesso.

(Continua…)

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14 Responses to Il mistero dei leghisti (I)

  1. bioro76 says:

    Borghezio mi piacerebbe incontrarlo: per poter disinfettare a fondo il posto dove lui si è seduto, esattamente come faceva nei treni con le sue suddite leghiste. Mi dispiace di questo attacco a Broghezio. Mi dispiace perchè non ero della partita, e soprattutto, perchè viste le sue ultime dichiarazioni non gliene hanno date abbastanza. Mia nonna avrebbe detto che avendo preso pochi schiaffoni da piccino, ora è tardi. Nonnina, mi piacerebbe dimostrarti, usando Borghezio a mo’ di tamburo, che non è mai troppo tardi per imparare… e se sembro un tantinello intollerante, probabilmente è perchè lo sono. E mi prendo la piena responsabilità di quello che dico… anzi, attendo con ansia i leghisti. Per correttezza segnalo di aver seguito vari corsi di autodifesa, di essere cintura marrone di judo e non avere un carattere propriamente accomodante. Ma questo si è inuito, credo. :o )))))

  2. afroitaliani says:

    che ad un essere abominevole come il suddetto Borghezio, venga non solo permesso di sedere su un treno pieno di persone ma persino di sedere in parlamento mi sembra uno scandalo!!!!

    nel suo caso la sua spada ha ferito di più della scimitarra con la quale è stato ferito….

    il male che lui fa ed ha fatto con i suoi gesti e commenti è ben più grave e serio dei quattro schiaffi che ha preso dai viaggiatori del treno. ricordiamoci che lui grande e grosso com’è ha picchiato un bimbo di soli 7 anni ed ha dato fuoco ad una persona..(tentato omicidio…)

  3. Vanno benissimo i vostri pareri, ma stavo cercando di parlare di un’altra cosa…

    Miguel Martinez

  4. Di che ti lamenti, Miguel? Più “non” politicamente corretti di così… si muore! :-) )

  5. utente anonimo says:

    A proposito della Lega e della Fallaci, la banalità del mio pensiero è che in quattro slogan hanno riassunto sentimenti popolari.

    Mentre ci si addormenta in televisione ascoltando Fassino, Rutelli, Prodi, Magdi Allam, o ci si indigna per la faccia tosta di altri, che veementemente elencano le oltre 700 riforme varate nell’ultimo quinquennio, i leghisti, colti o ignoranti che siano, per lo più tengono la platea desta, la accalorano, la entusiasmano, la coinvolgono.

    Anche la Fallaci ha dato voce e ha amplificato pensieri preesistenti nella popolazione ed è per questo che ha avuto tanto successo.

    Voi direte che loro hanno comunicato il peggio del peggio, però, dico io, l’hanno saputo fare.

    L’appellativo di ” grullo”, per esempio, a mio parere può essere più efficace di una sequela di parolacce. Rende immediatamente simpatici. Se i politici che usano un linguaggio corretto non sanno essere anche comunicativi, non sono in grado nè di acchiappare nè di riesprimere con voce appassionata, ricorrendo anche a espressioni desuete ma ancora sentite, l’umore della gente, non possono neppure pretendere di ottenere il consenso desiderato.

    Aurora.

  6. Ste65 says:

    Forse ti ho capito male, ma tu in pratica ritieni che i leghisti siano una sorta di avanguardia*?

    *nel senso artistico del termine, non militare.

  7. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    negli ultimi 3 post hai dimostrato che sai essere obiettivo….bene !

    NON mi è piaciuta la frase di Dacia :

    ….quasi che l’ eccesso di difesa valga come reato solo per i non-islamici…..mi sbaglierò…..ma Dacia avrebbe bisogno di lezioni di stile…almeno quanto Nicoletta Braschi di recitazione !

    :-)

    Davide

    Davide

  8. utente anonimo says:

    Io un ricordo di borghezio ce l’ho. Un tipo molto meno stupido di quanto sembri, come dice miguel. Metà anni ottanta, circa. L’azienda fa una stranissima mossa, e di punto in bianco decide di spedire il lavoro d’un ufficio e tutte le persone di quell’ufficio (una dozzina, poi furono meno, in realtà) da torino a brindisi. Non si è mai capito perché, e se fosse una sorta di punizione per qualcuno. Molti nomi dicevano di no. Per farla breve, si decide uno sciopero contro il provvedimento, e si fanno i soliti comunicati sindacali sull’assurda decisione aziendale. Manco a dirlo, fummo quattro gatti a farlo, e neppure tutti i trasferiti d’ufficio. Nessun partito o sindacato fuori ad aspettare gli scioperanti, ci guardavamo come tanti citrulli, non sapendo che dire ai colleghi coinvolti. Dopo un po’ chi ti viene a chiedere conto delle nostre ragioni, e a stigmatizzare l’atteggiamento aziendale? Prima i portaborse di borghezio, poi, per qualche minuto, borghezio stesso. Altro che come citrulli ci siamo guardati allora. Ovvio che la cosa finì lì, l’azienda prese i suoi provvedimenti e borghezio non si fece più vivo. Ma intanto fu l’unico dei parlamentari piemontesi a fingere almeno di interessarsi alla questione. p

  9. Interessante il commento di Aurora…

    Per Ste65, carina l’idea della Lega come “avanguardia artistica”. Non sono sicuro di aver capito, ma mi diverte lo stesso.

    Per Davide, se hai delle polemiche con Dacia, falle sul blog di Dacia.

    Per “P”, sì, anch’io avevo sentito della tendenza di Borghezio di occuparsi di un sacco di questioni e problemi con interpellanze di tutti i tipi.

    Miguel Martinez

  10. Ste65 says:

    Non sono sicuro di essermi capito neanch’io.

    Mi rifacevo a qualche mio vecchio e confuso ricordo scolastico, ma in effetti la definizione di “avanguardia” di Wikipedia* (“…ricerca di nuove forme espressive, spesso opposte alle forme estetiche tradizionali…..Il termine, ancora oggi, si riferisce quindi a tutti i movimenti di opposizione e di sperimentazione di forme nuove sia nell’ambito letterario quanto in quello pittorico, musicale e artistico in genere…”), parrebbe assomigliare (ovviamente con le dovute correzioni) a quello che dici sulle “vie nuove” che percorrerebbe la Lega per aggirare i “monopolii” di destra, centro e sinistra.

    Temo però di aver detto un eresia usando questo termine in ambito politico.

    (*) http://it.wikipedia.org/wiki/Avanguardia

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