Se avete un cuore…

A volte, per combattere la fame, basta un clic.

Anche Kelebek aderisce all’appello natalizio lanciato da Dacia Valent (post del 12 e 13 dicembre).

drusillo
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41 Responses to Se avete un cuore…

  1. talib says:

    se avete un cuore.. ma anche fegato e polmoni, ai gatti piacciono, non so a Buffa..

  2. utente anonimo says:

    Miguel, se li conosco come li conosco, con questo post ti sei alienato per sempre le simpatie degli animalisti progressisti, antiamerikanisti, antisionisti e terzomondisti:-)

    Ciao

    Ritvan

  3. booono il gatto, ma il pelo mi resta po’ indigesto. grazie per il link, speriamo che non lo legga nessuno perchè mi vergogno. buon proseguimento, dr.

  4. dr. fa l’anonima, in realtà ha un blog di una splendida ironia. Per cui facciamola vergognare, visitandolo:

    http://lardodicolonnaden.blogspot.com/

  5. Il commento di Ritvan è interessante, e non privo di fondamento.

    Sono sicuro che lui conosca un bel po’ di animalisti-pacifisti-progressisti, visto il suo mestiere di veterinario.

    Però credo che confonda le grandi categorie (ma se non lo facesse, non sarebbe di destra :-) ).

    C’è una differenza caratteriale reale tra coloro che amano i diversi purché già sconfitti, e coloro che amano i resistenti.

    Ecco perché la stessa persona che versa lacrime assai confuse (e storicamente molto discutibili) sul “destino dei pellirosse”, supposti ecologisti e pacifisti, o si oppone genericamente alla guerra, rientra rapidamente nei ranghi quando si tratta di condannare la resistenza palestinese o quella irachena.

    Probabilmente Ritvan non è al corrente delle violente discussioni che ci sono su questi argomenti: ma la parte più politicizzata degli ambienti che descrive proclama dalla mattina alla sera di non essere “antiamericanista” o “antisionista”, ma solo di criticare gli “eccessi” di Bush e di Sharon; e si accanisce contro gli “estremisti” con un fervore che a volte non ha nulla da invidiare a quello di Feltri.

    Se ci fate caso, i discorsi che fanno queste persone sono considerati perfettamente accettabili dai grandi media, dai partiti di centrosinistra, dalle case editrici…

    E questo vuol dire che alla fine, non hanno alcuna funzione antagonista; o addirittura hanno la funzione di integrare gatti, pellirosse, neospiritualismi e immigrati riottosi nel grande sistema.

    Non è ovviamente un motivo per condannare le cose buone che fanno (e ne fanno davvero tante), è solo una considerazione per far capire la differenza tra quello che sosteniamo noi e quella categoria di persone.

    Noi, che apprezziamo i resistenti, siamo invece cattivi.

    Salvo sotto Natale, quando aiutiamo gatti e giornalisti in difficoltà.

    Miguel Martinez

  6. utente anonimo says:

    Miguel, personalmente piango il destino dei “pellirossa” e non condanno la resistenza palestinese e irachena.

    Anche perché, di “pellirossa” qualcuno ne è rimasto. E alcuni sono pure resistenti (ti consiglio di documentarti, a tal proposito, si Ward Churchill, sono sicuro che ti piacerà).

    Tra l’altro, io ho sempre trovato delle pesanti analogie tra il destino dei nativi americani e quello dei palestinesi, e credo che l’appoggio incondizionato degli USA a Israele abbia, in qualche modo inconscio, qualcosa a che vedere con questa “maledizione” comune originaria.

    Ale

  7. utente anonimo says:

    Visto che mi aveta fatto venire in mente Ward Churchill, vi invito a leggere un suo articolo:

    http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?ItemID=6088.

    Ale

  8. Non vorrei essere frainteso.

    Io distinguo tra i nativi americani e il mito dei pellirosse.

    Da una parte ci sono gli innumerevoli popoli, dalle culture diversissime, che sono stati annientati dalla nascita dell’Impero – esattamente come i palestinesi.

    Dall’altra parte, ci sono una serie di fantasie che sono state proiettate, a volte da veri e propri delinquenti truffatori, sui nativi americani.

    Ci sono stati alcuni americani, anche nell’Ottocento, che hanno trattato con reale rispetto i nativi americani.

    Ci sono stati molto più americani che si sono svegliati quando i nativi americani erano ormai irrimediabilmente sconfitti da un secolo, per inventare il mito dell'”indiano ecopacifista” e proto-New Age.

    Un mito che diventa possibile, perché la totale sconfitta dei popoli nativi delle Americhe rende innocua la loro riesumazione immaginaria.

    Sull’argomento, potete leggere un saggio molto interessante:

    http://www.kelebekler.com/occ/sciamani.htm

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    Sullo sterminio dei nativi americani e non solo, ho letto un bel saggio – David E. Stannard “Olocausto americano – La conquista del nuovo mondo” – Bollati Boringhieri.

    http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Luglio-2002/0207lm23.06.html

    dr.

  10. utente anonimo says:

    Miguel,

    un minimo di obiettività intellettuale, e la tua sfrenata ostilità verso gli USA, dovrebbe importi di non paragonare lo sterminio programmatico dei nativi americani e le sofferenze dei palestinesi.

    Direi che il rapporto è di 100 a 1 (per quanto ogni misura quantitiva della sofferenza sia assurda).

    Basta vedere l’andamento demografico dei due popoli.

    Francesco

  11. utente anonimo says:

    >Direi che il rapporto è di 100 a 1 (per quanto ogni misura quantitiva della sofferenza sia assurda).

    Basta vedere l’andamento demografico dei due popoli< Ancora, Francesco, davvero non capisco cosa vuoi dire. Se la sono vista peggio i palestinesi o i nativi americani? Mi sembra di capire che tu intenda i secondi. Però, se fosse così, avresti poca fiducia nei tuoi idoli israeliani: non hanno mica finito, loro :-) Da’ loro tempo, non ti deluderanno…

    ieni anche presente che gli Europei nelle americhe hanno avuto molto più tempo per “controllare” (diciamo così) la demografia indigena. Le ultime campagne di sterilizzazione forzata sulle donne pellirossa sono della metà degli anni Settanta. Il resto lo ha fatto la miseria, il razzismo, l’alcol…

    Ale

  12. utente anonimo says:

    Ale,

    un banale calcolo della percentuale di variazione della popolazione palestinese sotto il controllo israeliano porta a giudicare falsa ogni definizione della politica israeliana in termini di sterminio.

    Oppure a immaginare che lo sterminio dei palestinesi sia un tipo di attività in cui gli israeliani sono follemente incapaci.

    E la evidenza di questo fatto mi porta a giudicare colpevole di malafede chi ancora osa sostenere una cosa del genere.

    Riconoscere i fatti non precluderebbe un giudizio del tipo: “gli ebrei devono levarsi dalle palle perchè uno stato ebraico in Palestina è un disastro”.

    Per questo è facile immaginare una bella dose di ostilità contro gli israeliani in quanto ebrei, malamente mascherata da interesse per i palestinesi.

    mi chiedi se “Se la sono vista peggio i palestinesi o i nativi americani?”.

    di rimando ti chiedo se è più forte la Juventus o il Cervia.

    Saluti

    Francesco

  13. I nativi americani non sono stati “sterminati”.

    Le morti sono state per stenti, malattie e solo in alcuni casi per specifici massacri.

    Sono stati espropriati ed espulsi, in un lungo processo durato oltre due secoli.

    In cui ci sono state tante stragi, come in Palestina, tanti “accordi di pace” leonini, come in Palestina, tante cacciate di popolazioni dalla mattina alla sera, come in Palestina, tanti discorsi sulla propria superiorità morale e democratica, come in Palestina, e presentando incessantemente il mito del colono che “fa fiorire” il wilderness, la “terra selvaggia” che i pigri nativi non erano in grado di coltivare; e come in Palestina, lo scopo, insolito per una potenza coloniale, non era quello di sfruttare il lavoro dei dominati, ma di rendere loro la vita impossibile.

    Il tutto accompagnato un’insistente presentazione dei nativi americani come se loro fossero i “crudeli aggressori”: cosa che chiaramente sono anche stati in alcuni casi (ho già detto quello che penso del mito dell’indiano “ecopacifista”). Ma quei casi sono serviti a rimuovere dalle coscienze ogni senso di colpa. Proprio come in Palestina.

    Il tutto attraverso un apparato giuridico estremamente complesso e flessibile, che solo oggi si inizia a studiare seriamente.

    E oggi anche i nativi americani hanno le loro misere riserve, sui suoli peggiori del paese, e con un grado ufficiale di autonomia.

    Come le riserve che gli israeliani progettano, sotto il nome di “stato palestinese”, a Gaza, Ramallah, Nablus e Hebron.

    Miguel Martinez

  14. utente anonimo says:

    Miguel,

    a me risultano malattie ed alcolismo provocati apposta ai nativi americani. Per sterminarli.

    Inoltre mi resta l’argomento principe dei numeri: quale percentuale di nativi decedette nei primi 50 anni di colonizzazione del West? E quale di palestinesi?

    A me (cattolico con una qualche nostalgia per il Regno di Gerusalemme) dispiace quasi passare per un indefesso difensore di Israele. Ma mi paragoni due fatti che hanno tra loro differenze enormi.

    Ciao

    Francesco

  15. Il problema delle malattie non è confrontabile, in quanto i palestinesi facevano parte del nostro stesso mondo – i detentori di “armi, acciaio e malattie” per citare Jared Diamond – e quindi non erano soggetti allo stesso maniera.

    L’alcolismo è un sintomo tipico del collasso di tutti i riferimenti di una società (o di cento società diverse, come non mi stanco di ripetere).

    Questo in Palestina non c’è stato, per vari motivi: Islam e cristianesimo sono in grado di “spiegarsi” le grandi trasformazioni molto meglio di forme di religiosità indissolubilmente legate a certi stili di vita.

    I palestinesi erano comunque in grado di capire qualcosa di quello che era successo loro; e avevano grandi strutture di clan e religiose a cui far riferimento.

    Ancora oggi, a differenza dei nativi americani, hanno strutture molto forti.

    La percentuale di nativi americani uccisi da malattie fu più alta nelle zone conquistate dagli spagnoli, dove li si sfruttò direttamente come schiavi; e quindi dove alla malattia, si aggiunse anche l’estrema debilitazione fisica.

    Fatte queste premesse, è ovvio che il numero di nativi americani morti durante tutta la colonizzazione (che inizia, ricordiamo nel Cinquecento) fu molto più alto di quello dei palestinesi.

    Tutto ciò però non ha molto a che vedere con i paragoni che ho fatto.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    Sul #5

    Bellissimo, Miguel!

    Non mi trattengo dal dirlo.

    Mi ricorda una frase di un ormai vecchio film, in cui si parlava di altre cose, ma uno dei personaggi correva dietro ad un altro piagnucolando : “Ma noi siamo uguali!” e l’altro rispondeva : “No. Noi non siamo uguali”.

    Se non ci fosse una differenza sostanziale, nei fatti molto più che nei generici proclami, tra pacifisti e coloro che apprezzano la resistenza, probabilmente la guerra in Iraq non sarebbe stata fatta.

    Sono circondata da pacifisti che si salvano l’anima dicendolo ed anche pensando sinceramente di esserlo, ma che rientrano nei ranghi quando si tratta di sostenere, nei fatti, la guerra ed i guerrafondai.

    Ho partecipato a diverse manifestazioni contro la guerra nel regno della lega, dei popolari e dei forzitalioti e mi chiedevo: ma tutta questa gente, pensa che sia diverso l’essere contro la guerra e votare direttamente o indirettamente la politica dell’aggressione?

    Ma Natale è vicino, ed una buona azione del tipo fare l’elemosina ad un povero, oppure il volontario tra quelli che andranno a dare da mangiare ai barboni il giorno di Natale perché “siamo tutti figli di Dio” – tutte cose che non sono intrinsecamente negative, ben inteso! – che genere di espressione sarà?

    Cocco

  17. utente anonimo says:

    >Ho partecipato a diverse manifestazioni contro la guerra nel regno della lega, dei popolari e dei forzitalioti e mi chiedevo: ma tutta questa gente, pensa che sia diverso l’essere contro la guerra e votare direttamente o indirettamente la politica dell’aggressione?<
    Cocco mia, ma sei proprio sicura che quei manifestanti pacificaioli votavano poi per Bossi, Fini, Follini e Berlusconi? Sai, anche negli abissi più abbietti e beceri :-) del destrorsismo non mi risulta che la CdL abbia mai preso il 99,9% dei voti.

    Ciao

    Ritvan

  18. calmansi says:

    Non è che stiamo perdendo di vista il povero micio affamato del signor Buffa?

    :-P

    Claude

  19. utente anonimo says:

    Mangiare il gatto di Buffa ?!

    ….Che caduta di stile !…Cmq, stando al Dogma Paraviesco, Miguel ha il coltello dalla parte del manico, quindi è razzista contro il gatto….anzi, peggio: è un bieco “specista”, essendo il gatto presunta “specie inferiore”…….senza contare il vergognoso attacco “paganofobo” ai danni delle discriminatissime comunità di fedeli della Dea Basteth …. gente tanto buona e cara !!!

    ;-)

    Davide, Faraone Nudo

  20. utente anonimo says:

    Per Cocco: becata in castagna cara la mia razzista: i barboni sono una razza canina molto infighettata ed è vergognoso pensare di dar da mangiare solo a loro :-)

    …Intendevi “homeless” ? Peggio: ….Chiamarli “barboni” è politically parecchio scorrett !!!

    …….Da te non me l’ aspettavo proprio !!!

    Davide, Difensore delle specie oppresse

    PS

    ………purché poi non facciano come i suini di “Animal Farm”, opera Orwelliana sarcastica che preferisco all’ apocalittico ” 1984 “—

  21. Temo che Davide non abbia capito bene.

    La foto rappresenta l’incubo da cui dobbiamo salvare Buffa, che tutte le notti si sveglia pensando che QUELLO sarà l’unico pranzo di Natale su cui potrà contare.

    Noi dobbiamo salvare sia Buffa, sia il suo potenziale pranzo.

    Miguel Martinez

  22. utente anonimo says:

    Miguel,

    comincio a credere che mi stia prendendo il giro. Spero di no.

    1) Stavamo parlando (IO stavo parlando) dei nativi americani della parte nord del continente (volgarmente noti come indiani). Mi pare fosse chiarissimo.

    2) Ho letto da varie fonti radicali che il vaiolo venne diffuso apposta tra gli indiani, visto che era una malattia nuova con un’altissima mortalità.

    3) Ho parlato di periodi storici confrontabili (la grande colonizzazione dell’Ovest degli Stati Uniti, mi rivolgo all’onniscienza dell’archivio per i dettagli) e non di tutta la colonizzazione.

    4) Soprattutto, ho parlato della quota di popolazione indigena morta, non del numero assoluto. E questo è qualcosa che sei benissimo in grado di capire.

    5) La popolazione palestinese CRESCE dentro lo stato di Israele (dove sono cittadini di serie B) e dentro i territori occupati. Mi pare che questo escluda ogni genocidio in atto; se vogliamo dibattere di intenzione genocida edgli israeliani mi pare si vada nel campo delle speculazioni patafisiche.

    6) Riconoscere questo non implica dare legittimità allo stato di Israele. Si può sostenere che il disordine politico nell’area e le sofferenze dei palestinesi sono motivi sufficienti a chiedere la fine di quello stato.

    Adesso mi pare di essere stato a prova di ogni fraintendimento.

    Francesco

  23. utente anonimo says:

    Nel libero ” Ecocidio ” Di Jeremy Rifkin si parla anche della decimazione della popolazione indiana in America provocata dallo sterminio delle mandrie di bisonti.

    Inoltre, l’ho letto tempo fa e mi potrei sbagliare, ma mi pare di ricordare che fu un’operazione voluta.

    Sterminare un popolo decimando le sue principali risorse di cibo.

    Maria José

  24. utente anonimo says:

    Questa mi sembra un pò dura, visto che si faceva prima ad ammazzare gli indiani e i problemi etici al riguardo erano molto ridotti.

    Forse hanno sterminato i bisonti per far posto alle mucche, ma era possibile concepire un’impresa così titanica? Credo più probabiel che abbiano compiuto quello scempio senza rendersene conto.

    Francesco

  25. utente anonimo says:

    Scusate un attimo, cari “duellanti” Miguel e Francesco, ma qui si sta facendo un paragone che poco c’azzecca, andando poi a tirare delle conclusioni che ci azzeccano ancora meno. E per diversi motivi:

    1. I modi di vivere e di gestire l’economia degli indiani e dei coloni bianchi erano incompatibili fra loro. Come c’insegna p.:-), è la base economica che determina la sovrastruttura. Ovviamente in tal caso predomina il più forte. Non mi pare che fra arabi palestinesi ed ebrei ci siano tali differenze.

    2. Se avessero potuto, gli “indiani” avrebbero volentieri confinato i bianchi in riserve dove coltivare la terra, riservandosi per loro stessi infinite distese erbose dove cacciare senza bianchi fra i co..ni. E accaduto l’inverso. Pace e amen!

    3. Probabilmente la maggior parte degli ebrei israeliani – nel profondo del loro subconscio:-) -vorrebbero delle “riserve” di arabi palestinesi, ma per un minimo d’onestà intellettuale qualcuno dovrebbe anche dire a ‘sto punto che un’uguale (se non superiore) percentuale dei “candidati alla riserva” vorrebbe spedire gentilmente TUTTI gli ebrei della Palestina in quelle lande tanto generosamente indicate da Ahmadinejad!

    3. Visto che ai tempi delle guerre indiane, la “questione indiana” era un affare interno degli USA, mentre la questione palestinese NON E’ UN AFFARE INTERNO D’ISRAELE, ma una questione internazionale, mi sembra altamente improbabile che la cosa finisca come con gli “indiani” d’America. Non si faranno né riserve e neanche deportazioni d’ebrei in Alaska. Ci sarà sicuramente una via di mezzo, anche per la semplice ragione che gli arabi palestinesi non vivono in wigwam dando la caccia ai topi del deserto:-) ma hanno una civiltà in tutto e per tutto simile a quella degli ebrei.

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    Chi mi dice che ho ripetuto due volte il n.3 nella numerazione del precedente post, lo fucilo!:-)

    Ritvan

  27. A quanto mi ricordo, Maria José ha sostanzialmente ragione. I bisonti sono stati sterminati solo in parte per ottenerne carni e pelli. Soprattutto, sono stati eliminati perché creavano problemi allo sviluppo delle ferrovie e all’immensa industria bovina.

    In questo contesto, uccidere i bisonti veniva praticato anche con lo stesso spirito con cui il sindaco Gentili di Treviso ha tolto le panchine perché gli immigrati non avessero più dove sedersi.

    Miguel Martinez

  28. Per Ritvan,

    1) l’incompatibilità economica tra ebrei immigrati (non, ovviamente, quelli che c’erano già) e nativi palestinesi c’era eccome.

    Sia perché la crescita delle imprese ebraiche condannava le imprese locali, in massima parte cristiane, al fallimento; sia perché le organizzazioni ebraiche che acquistavano i terreni, soprattutto quelle socialiste (quelle di destra erano meno razziste, perché da buoni capitalisti volevano usare la manodopera locale), provvedevano immediatamente a cacciare i braccianti e mezzadri palestinesi, sostituendoli con il famoso “lavoro ebraico”.

    Anche oggi, si preferisce impiegare tailandesi e nigeriani (gli immigrati non ebrei in Israele sono attualmente circa un milione, proporzionalmente un’enormità in confronto all’Italia) piuttosto che impiegare i nativi palestinesi, anche per i lavori più umili. E questo vale anche per i nativi palestinesi con precario passaporto israeliano.

    2) e 3) Quello che mugugnano i popoli oppressi nelle loro impotenti fantasie di vendetta non ha alcuna importanza. In Messico, ci sono state comunità assolutamente misere di indios che raccontavano di future vendette degli dei contro i bianchi, come ci sono stati neri americani che in piena segregazione sussurravano tra di loro che i bianchi erano stati creati da Satana.

    Anche la letteratura ebraica è piena di astiosi riferimenti e auspici nei confronti dei goyim, cosa molto sfruttata dai promotori dell’antigiudaismo; ma essi dimenticano di precisare in che condizioni nascevano simili racconti.

    3bis :-) ) Guarda che i palestinesi vivono già nelle riserve. E questo è vero tanto all’interno della “Linea Verde”, cioè nei cosiddetti “villaggi arabi riconosciuti” (che non possono espandersi di un centimetro), sia nei cosiddetti “Territori Occupati”.

    Mi sembra di ricordare che il 2% del territorio degli USA è assegnato a riserve per i nativi americani.

    Circa il 10% del territorio storico della Palestina, a occhio e croce, è assegnato a riserve per i nativi palestinesi.

    Miguel Martinez

  29. utente anonimo says:

    In quoting sulla risposta di Miguel:

    >l’incompatibilità economica tra ebrei immigrati (non, ovviamente, quelli che c’erano già) e nativi palestinesi c’era eccome.<
    Parlavo di incompatibilità di tipo OGGETTIVO fra diversissimi ed incompatibili “stili di vita” – come quella della civiltà indiana e quella bianca – e non di concorrenza fra imprese ebraiche e palestinesi dello stesso ramo. Lo Stato ebraico dava ai coloni ebrei “sovvenzioni di Stato”,(con soldi raccolti fra i “fratelli ebrei” in America) falsando la libera concorrenza? Ebbene, i “fratelli arabi” col culo nel petrolio potevano benissimo fare lo stesso, invece di incitare i palestinesi a farsi esplodere e pagare pensioni alla famiglia. La miopia si paga.

    >Sia perché la crescita delle imprese ebraiche condannava le imprese locali, in massima parte cristiane, al fallimento;<
    Anche il Vaticano poteva fare lo stesso come sopra, invece di mandare benedizioni o certi vescovi che trasportavano armi nel portabagagli:-)

    >sia perché le organizzazioni ebraiche che acquistavano i terreni, soprattutto quelle socialiste (quelle di destra erano meno razziste, perché da buoni capitalisti volevano usare la manodopera locale), provvedevano immediatamente a cacciare i braccianti e mezzadri palestinesi, sostituendoli con il famoso “lavoro ebraico”.<
    A dimostrazione del fatto che i comunisti (anche quelli in versione “kibbutz”) trovano sempre il modo di fare più danni degli altri, in ogni situazione:-)

    >Anche oggi, si preferisce impiegare tailandesi e nigeriani (gli immigrati non ebrei in Israele sono attualmente circa un milione, proporzionalmente un’enormità in confronto all’Italia) piuttosto che impiegare i nativi palestinesi, anche per i lavori più umili.

    E questo vale anche per i nativi palestinesi con precario passaporto israeliano. <
    Questo vale forse anche per gli industriali veneti e per i vecchietti italici bisognosi di badanti?:-)

    (D’accordo sui punti 2 e 3)

    >3bis :-) ) Guarda che i palestinesi vivono già nelle riserve.<
    Non ho mai detto che i palestinesi si fanno esplodere perché stufi di affogare nel lusso più sfrenato.

    >E questo è vero tanto all’interno della “Linea Verde”, cioè nei cosiddetti “villaggi arabi riconosciuti” (che non possono espandersi di un centimetro), sia nei cosiddetti “Territori Occupati”.<
    Beh, se si chiamano “territori occupati” di che ti meravigli?:-). Vedi sopra.

    >Mi sembra di ricordare che il 2% del territorio degli USA è assegnato a riserve per i nativi americani.<
    L’ONU, però, non ha mai avuto nulla da ridire in proposito. E non mi sembra che in Palestina sia la stessa cosa. Tanto per rimarcare la differenza:-).

    >Circa il 10% del territorio storico della Palestina, a occhio e croce, è assegnato a riserve per i nativi palestinesi.<
    Scusa, Miguel, come già detto, ridetto e stradetto, se ne fai una questione di percentuale di territorio e di continuità territoriale sono d’accordo con te. Ma non mi sembra che la Road Map vada nella direzione catastrofistica da te descritta.

    Ciao

    Ritvan

  30. Per Ritvan,

    cercherò di essere breve, ricordando però sempre il punto fondamentale: io non sono filopalestinese, ma a favore della democrazia e dell’uguaglianza per tutte le persone che abitano tra il Giordano e il mare, a prescindere dalle loro origini etniche.

    1) Quando metti da una parte un contadino del terzo mondo con un piccolo uliveto, e dall’altra un potente fondo di investimento americano, voglio vedere chi vince.

    Comunque i primi attentati suicidi risalgono, se ben ricordo, al 1996 circa. Io sto parlando di un processo che inizia ben cento anni, e quindi tre o quattro generazioni, prima. Per cui togliamo di mezzo, per favore, la questione degli attentati e rispettiamo la sequenza temporale.

    Sulla questione dell’immigrazione tailandese e non… la differenza sta nel fatto che l’industriale veneto assumerebbe anche un meridionale, a parità di sottostipendio in nero.

    Mentre le imprese israeliane, in genere, fanno il possibile per *non* assumere i propri “terroni”, preferendo loro gli stranieri per motivi etnico-ideologici.

    Per l’ultimo punto, possiamo capire la situazione solo se guardiamo al complesso della popolazione. Senza guardare le divisioni ingannevoli di “linee verdi”, del Muro, eccetera.

    Alla fine del più roseo processo di pace, di quelli che fanno battere il cuore a Bertinotti e affini, ci sarà uno stato unico (nel senso di un unico controllo reale su tutto il territorio), in cui il 50% della popolazione potrà vivere solo nel 10% del territorio, qualunque passaporto abbia; mentre il rimanente 50% potrà spaziare per il 90% del territorio.

    Il 50% sfigato per eredità etnica potrà votare solo per le elezioni locali dei propri consigli etnici (nel caso non abbiano passaporto israeliano), oppure per partiti che non possono per leggere mettere in discussione la natura etnica dello stato d’Israele (nel caso abbiano passaporti israeliani).

    Ripeto, questo è massimo. Probabilmente andrà peggio.

    Miguel Martinez

  31. Correzione…

    “oppure per partiti che non possono per leggere mettere in discussione la natura etnica dello stato d’Israele (nel caso abbiano passaporti israeliani).”

    Ovviamente volevo dire, “non possono per legge”.

    Miguel Martinez

  32. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    mettere da parte quale è la valenza della natura etnica di Isarele come stato degli Ebrei mi sembra poco corretto.

    Come dice una barzelletta sionista, Israele è l’unico posto nel mondo in cui “sporco ebreo” significa ebreo che non si lava.

    Poi si può ben sostenere che far pagare ai palestinesi i problemi causati da altri è ingiusto e buttare a mare gli israeliani ebrei lo stesso, ma il problema esiste.

    Come esiste quello della lotta violenta dei palestinesi che ha distrutto i rapporti economici tra Israele e territori occupati: non è che puoi ribellarti allo sfruttamento e poi lamentarti che non vieni sfruttato.

    Saluti

    Francesco

  33. Non credo che la costituzione italiana dica che l’Italia è lo “stato degli italiani”, che vivano in Argentina o in Australia, mentre nega la cittadinanza ai sudtirolesi, o vincola gli albanesi della Calabria a riconoscere “l’italianità” della nostra nazione e quindi il loro status subordinato.

    Miguel Martinez

  34. utente anonimo says:

    Ma io ti dico appunto che gli Ebrei non sono come gli Italiani o i Messicani, che hanno una storia diversa e originale e che il carattere etnico dello loro Stato non è un puro capriccio.

    Mica che hanno ragione.

    Ciao

    Francesco

  35. utente anonimo says:

    >Ma io ti dico appunto che gli Ebrei non sono come gli Italiani o i Messicani< Attento Francesco, come Ritvan potresti essere annoverato tra gli antisemiti… :-)

    Ale

  36. La questione italiana e quella messicana sono completamente diverse.

    Non ho mai detto che i messicani non debbano avere uno stato etnico, solo gli italiani.

    I messicani hanno avuto una rivelazione diretta da Quetzalcoatl.

    Gli italiani più che Padre Pio non hanno mai avuto.

    Si prega di evitare paragoni indebiti :-)

    Miguel Martinez

  37. utente anonimo says:

    Mi sembra che qui, più che di “antisemiti” (nel senso di antiebrei) si potrebbe parlare di “antiarabipalestinesi”. Infatti, chi nega a questi ultimi uno Stato etnico tutto loro e li vorrebbe mischiare tipo macedonia in un grande stato insieme agli ebrei, forse è freudianamente convinto che loro non sono un’etnia a se stante. Cosa che gli ebrei più intransigenti dicono da sempre degli arabipalestinesi!!!

    Ritvan

  38. utente anonimo says:

    MM

    noi abbiamo avuto Garibaldi!

    Tiè

    Francesco l’improbabile patriota

  39. utente anonimo says:

    >Sulla questione dell’immigrazione tailandese e non… la differenza sta nel fatto che l’industriale veneto assumerebbe anche un meridionale, a parità di sottostipendio in nero.<
    Miguel, sei sicuro che il meridionale lascerebbe il caldo giaciglio assicuratogli dalla (falsa) pensione d’invalidità del nonno per andare in fabbrica? Io ne dubito fortemente.

    >Mentre le imprese israeliane, in genere, fanno il possibile per *non* assumere i propri “terroni”, preferendo loro gli stranieri per motivi etnico-ideologici.<
    Non ho dati inconfutabili e la nostra amena conversazione potrebbe continuare sul piano puramente accademico fino all’avvento del Messia:-), ma conoscendo un pochino l’orgoglio arabo ho il forte sospetto che quei “terroni” in gran parte preferiscano campare (male)con le briciole dell’UE, di Saddam e di qualsiasi altro “popolo fratello arabo” piuttosto che pulire i cessi degli odiati “yahudi”. Come diceva Andreotti…..Ovviamente non posso escludere che possano esistere anche ebrei stronzi, fondamentalisti e autolesionisti che fanno venire manodopera dall’estremità dell’Africa, ma non credo siano la maggioranza. Altrimenti che ebrei sarebbero?:-).

    Ciao

    Ritvan

  40. utente anonimo says:

    La soluzione è un pochino più wemplice, Ritvan. Niente orgoglio o pensioni.

    Gli immigrati tailandesi non si fanno esplodere una bella mattina perchè hanno deciso che non sopportano più la vita sotto il dominio degli israeliani.

    E i cattivi israeliani, essendo gente prudente, sono felici di di questo fatto e li assumono più volentieri.

    Francesco

  41. utente anonimo says:

    Sai che mi hai anticipato Francesco! Ho pensato dopo anche a questa spiegazione, ma aspettavo un’eventuale replica di Miguel per esporla. Mannaggia, me l’hai bruciata!:-(. Secondo me il fatto è multifattoriale. Sarebbe interessante fare dei sondaggi (magari qualcuno li avrà fatti) fra israeliani e palestinesi per vedere quali percentuali vengono fuori, prima di “sparare” sui biechi israeliani che importano manodopera solo per affamare i poveri palestinesi.

    Ciao

    Ritvan

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