Il mistero della sinistra

Tra i miei libri, ce ne sono di quelli che oziano, e di quelli che vivono intensamente. Uno di quelli che ha vissuto più intensamente in questo periodo è Il mistero della sinistra di Marino Badiale e Massimo Bontempelli. A colazione, si è preso chiazze di te, è stato infilato in borse accanto a ogni sorta di oggetto, è stato letto in piedi sull’autobus subendo ammacchi per mano degli altri passeggeri (facendomi anche perdere una volta la fermata giusta), si è riempito di briciole durante i pasti…

Comunque, se l’è cercato. Perché per me, il libro è stata una rivelazione. Come sapete, io sono arrivato a certe conclusioni riflettendo sugli immaginari culturali e su paesi lontani; Badiale e Bontempelli sono arrivati a conclusioni molto simili, ma partendo da una conoscenza dell’economia e del sistema mondiale molto più sicura della mia, e mettendo a fuoco l’Italia e l’Occidente.

Innanzitutto, guardano al presente come storia: cioè con quel raro distacco che permette di cogliere i processi generali, e di vedere come siamo arrivati allo stato di capitalismo assoluto. Una situazione in cui, per la prima volta nella storia, ogni settore della vita umana deve subordinarsi alle "logiche dominanti nell’ambito economico capitalistico". Ma quando tutto è subordinato in maniera ineluttabile, allora abbiamo, semplicemente, un sistema totalitario, quanto il socialismo reale o il fascismo.

In questa realtà, la politica diventa esclusivamente amministrazione, e ci può essere ben poca differenza tra i partiti. Anzi, gli autori ci offrono un utile (e impressionante) riassunto del ruolo che vari governi di sinistra hanno svolto in tutto il mondo nella distruzione dello stato sociale. Quanto la destra, a volte più della destra, come nella Nuova Zelanda, dove gli stessi laburisti che negli anni Cinquanta avevano creato lo stato sociale, lo hanno annullato tra il 1984 e il 1986.

Eppure, più la politica diventa uniforme, più il "popolo di sinistra" si convince che "la contrapposizione fra destra e sinistra rappresenti una contrapposizione profonda di comportamenti, di cultura, di visione del mondo", arrampicandosi sugli specchi pur di poter continuare a giustificare, rimuovere, usare due pesi e due misure, arroccarsi, guardare solo indietro al passato, illudersi, ridurre tutto il male del capitalismo ai solo personaggi di Berlusconi e di Bush.

Questo è il "mistero" della sinistra che gli autori cercano di svelare: i meccanismi politici, simbolici, psicologici e di classe che tengono milioni di ottime persone prigioniere dell’identità ormai vuota di "sinistra". Non vi anticipo cosa scoprono: vi dico solo che corrisponde esattamente alla mia esperienza.

Infine, gli autori arrivano anche a proporre una concreta politica alternativa, che permetta di uscire dalla subordinazione al capitalismo globale.

Se questo testo, rigoroso (uno degli autori non a caso è un matematico), comprensibile a tutti, che non scade mai nell’estremismo, fosse anche politicamente corretto, sarebbe il saggio dell’anno. Non lo è, per fortuna. E questo significa che a pubblicarlo è stata una piccola casa editrice, priva di una seria distribuzione. La "premessa" critica dell’editore e ben 82 pagine di una sorta di confutazione finale, contenute nel libro, fanno seriamente sospettare che gli editori abbiano voluto a tutti i costi imporre una gabbia dogmatica a un libro che è tutt’altro che dogmatico.

Ma questi sono i limiti reali alla libertà di pensiero ai nostri tempi.

Sia chiaro, recensisco questo libro, non per parlarvene o per discuterne in astratto, ma perché voglio che lo compriate.

Marino Badiale e Massimo Bontempelli
Il mistero della sinistra

Graphos, Genova

Il prezzo di copertina è di Euro 22,00, ma acquistando contrassegno, pagherete in tutto Euro 20,50, comprese le spese di spedizione. Per ordinare il libro a questo prezzo scontato, mandate una mail con il vostro indirizzo e la richiesta del libro a graphos@graphosedizioni.it.  

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108 Responses to Il mistero della sinistra

  1. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    SE vuoi sondare fino in fondo tutti

    i Misteri della Sinistra non puoi non leggere:

    “Perché siamo Antipatici. La Sinistra

    e il Complesso dei Migliori”

    ….spietata auto(!!!!!!!!!!)critica di uno di loro (e quindi non tacciabile di bieco anticomunismo !!!!)

    L’ autore è L u c a R i c o l f i

    by

    Davide

  2. Se lo trovo in libreria, gli darò un’occhiata.

    E’ senz’altro vero che chi si sente di “sinistra per identità” ha spesso uno sgradevole complesso di superiorità morale.

    Ma è interessante notare come questo complesso sia speculare al complesso di inferiorità della destra.

    Se ci fate caso, la destra campa accusando quelli di “sinistra” di essere ricchi, arroganti, ipocriti, potenti, e sostenendo, al contrario che la “destra” rappresenta l’Umile Popolo Lavoratore.

    E poi la “destra” ricicla slogan di sinistra, più o meno mal compresi o storpiati, per parlare di “libertà”, “diritti umani”, “diritti delle donne”, “basta con i privilegi”, “gli immigrati sono i veri razzisti”, eccetera.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    Personalmente sono convinto che la maggior parte delle contraddizioni evocate in questo post siano superabili semplicemente esiliando dal discorso pubblico le categorie trite e ormai inutili di “destra” e “sinistra”, insieme alla retorica che le accompagna. Forse un colpo di spugna del genere sarebbe in grado di generare sintesi meno antipatiche.

    Ale

  4. AndreaRusso says:

    E’ da un po’ di mesi che sto provando a parlare criticamente con 3-4 diessini di cui ho linkato i blog, e con mio padre, che stravede per D’Alema. Ancora non ottengo nulla, sono poveracci che rimangono prigionieri dell’ideologia del ceto politico dalemiano e prodiano, e la riforma più importante per loro sarebbe semplicemente quella di “cacciare Berlusconi”. Il resto non può essere messo in discussione.

    Tacciono non solo sul fatto che i governi ulivisti hanno spianato la strada alle disastrose politiche del centro-destra piduista (e questo, Miguel, lo sai meglio di me) ma anche (però questo è un altro discorso) sul fatto che Berlusconi è stato favorito all’inizio proprio dal P.D.S.-Ulivo, dalla sua omertà e complicità nel lasciarli le televisioni. Cioè, viene a crollare la stessa ragione per cui il sinistrista medio (come lo ero io tempo fa) ha adottato l’ideologia che gli appartiene (la criminalità di B, ecc.), posto che molti simpatizzanti dell’Unione lo sono divenuti soltanto per impegnarsi contro quel personaggio, perchè nel caso che provengano da una lunga militanza nel P.C.I. le cose sono peggiori (perchè difendono a spada tratta i la maggioranza D.S.).

    Quando gli fai notare che hanno torto marcio, si eclissano. Sono vittime inconsapevoli della politica squadristica, per cui un sinistro deve difendere in modo disperato i politici di riferimento fino allo stremo, attaccandone uno si sentirebbe “complice di Berlusconi”. Ho un compagno disobbediente di cui ho linkato il blog che è stato accusato anche di essere un “infiltrato” (e tu sai come viene usato il termine…) per la destra; scusabile l’errore, ma qui si esagera. Ciao.

    Andrea

  5. utente anonimo says:

    Sono d’accordo con Ale (vedi Ale che non ti serbo rancore per i dispetti che mi fai?:-) ), “destra” e “sinistra” sono ormai – a mio avviso- superate. Al limite si possono usare solo in un contesto di paragone esplicativo-semplificativo, ossia “il movimento X è più a destra/a sinistra del movimento Y”. Raffaele Costa, Alfredo Biondi e Antonio Martino sono politicamente ed ideologicamente altrettanto lontani da Umberto Bossi, Gianni Alemanno o Marco Follini come Enrico Letta, Francesco Rutelli e Clemente Mastella lo sono da Armando Cossutta, Fausto Bertinotti, Antonio di Pietro e Alfonso Pecorario Scanio.

    Miguel, la “destra”, o meglio “certa destra” non ha alcun senso d’inferiorità. Prende semplicemente atto che la Cultura, l’Istruzione e la Giustizia siano diventati nel tempo una sorta di monopolio della sinistra. Le stesse reti TV del bieco kapitalista destrorso Berlusconi (rete4 esclusa) sono piene zeppe di personaggi sinistrorsi che non perdono occasione per dire peste e corna della parte politica di chi paga loro lo stipendio e sbefeggiare lo stesso Berlusconi.

    La “destra” dice, sì, che la “sinistra” ossia quella con falce-e-martello è ipocrita. E ha ragione. La “sinistra” si fa vanto di magniloquenti Ideali e valori, tipo Uguaglianza (economica, eh, mica solo davanti alla legge) Solidarietà, Giustizia Sociale e altre belle parole simili. Ma poi che ti vai a scoprire? Che centinaia e migliaia di capi e capetti della sinistra, con redditi non certo da metalmeccanici si sono intrufolati – grazie ad appoggi politici, ovviamente – in appartamenti di pregio nei centri storici dove pagano come affitto un centinaio di euro, mentre migliaia di poveri pensionati sono a rischio sfratto anche dai loro miseri tuguri in periferie degradate. Alla faccia della Solidarietà! Ai cari compagni – che strillano come aquile per poter comprare i loro lussuosi appartamenti a prezzo stracciato e scontato anche rispetto al ridicolo estimo catastale risalente alla Seconda guerra…Punica:-) – non passa nemmeno per l’anticamera del cervello che il loro appartamento immesso sul mercato libero immobiliare frutterebbe tanto da comprare 4-5 appartamenti di uguale metratura in periferia, dove sistemare sia loro che alcune famiglie disagiate per cui loro dicono di stravedere! L’Unico (con la “U”) che ha lasciato l’appartamento di lusso da privilegiato è stato Massimo d’Alema. Che sarà sprezzante, arrogante, insofferente, caustico, antipatico e tutto quel che si vuole, ma almeno non è un ipocrita.

    La “destra” parla di “libertà”? Da quando in qua la Libertà è un Valore esclusivo della “sinistra”? E di quale “sinistra” poi, quella con falce-e-martello? Ma non diciamo eresie, che milioni di morti nei gulag si rivoltano nella tomba! La “destra” autoritaria e statalista (detta volgarmente “fascismo”) ha più tratti in comune con la falce-e-martello (non a caso Mussolini fu un ardente socialista e il partito di Hitler si chiamava nazional-SOCIALISTA) che con altre componenti della “destra”, conservatrice o liberale che sia.

    I “diritti umani” sono appunto “diritti umani”, sanciti dalla Carta dell’ONU, trattati internazionali, Costituzione della Repubblica e tutto il cucuzzaro simile e non sono oggetto di “mercanteggiamento politico”. Scusa Miguel, ma se uno di “destra” vede leso un suo (o anche altrui)diritto rientrante in quella categoria e garantito dalle suddette Carte, può lamentarsi così com’è o per farlo dovrebbe prima prendere la tessera di Rifondazione Comunista?:-). Last but not least, se Borghezio dice che “gli immigrati sono i veri razzisti” questo non vuole affatto dire che la “destra” ricicla -storpiandoli – slogan della sinistra. Vuole solo dire che Borghezio e quelli come lui sono degli squallidi e ridicoli personaggi, simili a quel ladro della favola che andava gridando “Al ladro, al ladro!”.

    Ciao

    Ritvan

  6. utente anonimo says:

    >Berlusconi è stato favorito all’inizio proprio dal P.D.S.-Ulivo, dalla sua omertà e complicità nel lasciarli le televisioni.<
    Biechi revisionisti e servi del kapitalismo che non sono altro! Un bell’esproprio proletario gli dovevano fare!:-) :-).

    Ritvan (detto per l’occasione Robin “Red” Hood)

  7. Risposte interessanti.

    Per Ale, purtroppo le cose non sono così facili, infatti Badiale e Bontempelli parlano di una “identità vuota” che però è diventata più importante del proprio (non) contenuto. Insomma, tanta gente è disposta a rinunciare alle pensioni o alla pace, ma non a “sentirsi di sinistra”.

    E questo credo che risponda in parte anche a quello che dice Andrea.

    Quello che dice Ritvan, a parte (a mio avviso) qualche esagerazione, è anch’esso condivisibile.

    Solo che mi sembra speculare all’antiberlusconismo di sinistra.

    Quello “di sinistra” dice, pur di combattere i privilegi del padrone di Mediaset, mi sposo con De Benedetti (cito un nome più o meno a caso).

    Quello “di destra” – nel senso di Ritvan – dice, pur di combattere il miliardario De Benedetti, mi sposo con il padrone di Mediaset.

    E’ proprio l’alternativa a entrambi, l’uscita da questa trappola, che bisognerebbe pensare, se non si vuole finire nel sistema bipartisan/monoideologico all’americana. Sempre che non si amino né Berlusconi, né De Benedetti.

    Sul complesso di inferiorità della destra, invece (che è un discorso un po’ diverso), spero di trovare il tempo e l’ispirazione di scrivere qualcosa di più articolato.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    “E’ proprio l’alternativa a entrambi, l’uscita da questa trappola, che bisognerebbe pensare, se non si vuole finire nel sistema bipartisan/monoideologico all’americana. Sempre che non si amino né Berlusconi, né De Benedetti.”

    Hai ragione, ma quali sono le alternative sul piano pratico? Con tutti i suoi immensi limiti, il bipolarsimo è probabilmente l’unico schema politico che può consentire la governabilità del paese. Mi rendo conto di tirare in ballo questioni banali e logore, ma quando parliamo di politica, quantomeno a livello nazionale, la governabilità è un’esigenza che non può essere sottovalutata. Credo che nel medio periodo non esistano valide alternative ad uno scontro tra due blocchi politici contrapposti per alcuni aspetti, e molto simili (ahimé!) per altri.

    Filippo

  9. utente anonimo says:

    Per Filippo

    Ti aspetto su “Abbiamo Paura solo di Dio” ……..mmmhhhh dov’ è pure che l’ ho già sentita questa del Dio che ….è con noi ???

    Davide

  10. utente anonimo says:

    ….”con loro” per sottometterli, va bene, ma basta che sotto di Lui non ci voglian mettere pure me se non lo voglio …”

    Davide

    PS

    Per restare in Topic:

    Vi assicuro che un punto di antipatia per la Sinistra che Ricolfi non (!!!!!) coglie sta appunto in questo, che vi piaccia o no:

    Terzomondismo = Trop de zèle

    ….Laicismo senza limitismo (e va bene: sono il primo della lista !) contro il Vaticano (ma a farne le spese è il buon Don Camillo) ma ….tutti prostrati al primo Imam da 4 soldi !!!

    ….Eh, no !!! ….Concedo che fra i dirigenti NON è così….ma v’ assicuro che il volontariato delle Feste dell’ Unità è così per davvero …in questo caso ben venga un dirigismo che ignori la base, compresi i sindaci zucconi alla Peppone !!!

    Guareschianamente Vostro

    Davide

  11. utente anonimo says:

    il mio commento è lungo, credevo di fare copia e incolla, e invece, devo trovare altre strade

    la compagna M.

  12. AndreaRusso says:

    A parte che non condivido la logica della spesa proletaria (visto che considero queste azioni delle cagnare autrolesioniste, e nulla più), sto parlando di cose che possono essere confermate.

    L’esempio Mediaset è uno dei tanti, perchè potrei parlare di come Occhetto considerasse Berlusconi tanto poco pericoloso da non presentarsi col P.D.S., nel ’94, alla Giunte per le elezioni dove si giudicava l’eleggibilità dei candidati (e Berlusconi, per la legge 361 del 1957, non poteva esserlo allora come adesso).

    “Prende semplicemente atto che la Cultura, l’Istruzione e la Giustizia siano diventati nel tempo una sorta di monopolio della sinistra”.

    Si, in genere è la cosa che dicono in molti: sulla Fininvest vi sono trasmissioni come le Jene, o Striscia, che farebbero “satira” sul Cavaliere o fanno ironia sui provvedimenti governativi. In realtà, non credo che sia un’azione degna di propaganda bolscevica o da gulag fare un servizio su come mettere 300 bandiere della pace in una piazza (Jene), fare ironia sull’idraulico che con un trucchetto frega il cliente (ancora le Jene) o fare un servizio idiota sul riporto di Schifani o di Berlusconi (Striscia). Anzi, per capire quanto sia sbagliata questa confusione basta leggere quanto già hanno scritto comici antiberlusconiani come Luttazzi o Grillo (sul suo blog l’uno, su un libro l’altro) e cioè che la vera satira antiberlusconiana è quella che ha parlato apertamente dei suoi processi e delle sue magagne, perchè Berlusconi ha censurato comici che parlavano ANCHE e soprattutto dei suoi interessi politici, irritandolo per questo, e non tanto quelli che tutt’al più facevano giri di parole sul provvedimento governativo (generico, non giudiziario) o facendo volgari battute in stile plautino sulla pelata, sulla statura o Emilio Fede.

    Luttazzi ha raccontato di come in Matrix Bertolino e Vergassola (bertinottiano) avessero lasciato che un coro di antiluttazziani si scagliasse contro di lui: proprio loro che sono considerati comici “di sinistra”. La Guzzanti ha dimostrato di avere qualcosa in più degli altri quando ha avuto il CORAGGIO DI ATTACCARE pubblicamente per via cinematografica il centro-sinistra: ormai è famoso l’attacco a Petruccioli, migliorista diessino e amico di Confalonieri, e a Violante. Luttazzi stesso sta dimostrando di essere sempre più anti-Unione, quando difende in maniera sacrosanta il proporzionale, che oggi viene confuso fastidiosamente con la legge elettorale del Polo da parte dell’opposizione. E poi è celebre la statistica della Freedom House sulla libertà di stampa. E allora, sarebbero comici dell’Unione???

    Poi, quando dici che Mussolini e Hitler sono stati socialisti anche da dittatori ti do ovviamente torto, perchè socialista non può essere chi fa delle leggi che creano diseguaglianza tra i popoli. Non può esserlo chi aggredisce paesi sovrani (e l’esplusione dal P.S.I. di Mussolini perche a favore del I conflitto mondiale lo dimostra). Non può esserlo chi fa cartelli industriali per sfruttare i popoli appena soggiogati (come fece la IG Farben hitleriana in Polonia, o Cecoslovacchia). Il nome “nazional-socialista” è stato usato proprio perchè la D.A.P., poi N.S.D.A.P., il partito di Hitler, era in orgine una forza sciagurata creata da un artigiano e un giornalista, che se non si fosse chiamata “Partito dei Lavoratori Tedeschi” volevo vedere quanti voti avrebbe preso in futuro in un mondo che era soggetto alle rivoluzioni socialiste! In questo senso poteva coniugare i bisogni dei lavoratori con i loro dormienti pregiudizi antiebraici e nazionalisti, per esaltarli insieme e farsi votare da grandi masse: mi viene da fare un paragone azzardato, ma è un po’ come L’Unione che si fa votare da banchieri nostalgici della D.C. e dai operai incazzati del P.R.C., che prende i voti di nostalgici di Togliatti per far eleggere un tecnocrate imperialista (Enrico Letta, tanto per non fare nomi).

    A proposito Ritvan, condivido tutto ciò che hai detto sulla ricchezza della cosiddetta “sinistra”.

    Andrea

  13. AndreaRusso says:

    Ah, dimenticavo. Socialista, nè tantomeno comunista (è una battuta che non fa ridere) non può esserlo il guerrafondaio e mafioso D’Alema, di cui la definizione di Preve è già abbastanza soddisfacente: “l’uomo con cui un veccho socialista avrebbe al massimo scambiato un cenno di saluto senza parlare”.

    Andrea

  14. utente anonimo says:

    Vi assicuro che per molti “vecchi compagni” militanti dell’ Emilia-Romagna (quelli che prendevano i giorni di ferie apposta per sgaravellare ai fornelli per la Festa dell’ Unità !!!) avere avuto per Segretario il baffetto D’ Alema è stato un vero supplizio, tuttavia non l’ hanno mai contestato per eccessivo senso di devozione e fedeltà, come dei Samurai col proprio Daimyo ….

    ….persino un nemico giurato delle Sinistre come Vittorio Messori porta il massimo rispetto (al punto di definire “troppo comodo” il Giobbe che maledice l’ uomo che crede nell’ uomo….se vi par poco per un “cristianista” !!!) per gli ex militanti dell’ ex P.C.I. dell’ Emilia Romagna….una terra che conosco benissimo, perchè è la mia.

    Davide , Re in … Vestaglia

  15. utente anonimo says:

    x Andrea Russo

    Ma….allora i Sovietici cos’ erano ???

    (Non mi dire che non hanno mai oppresso nessuno perché mi caccio a ridere !!!!)

    N.K. DaViD

  16. AndreaRusso says:

    No, infatti. Da Stalin in poi la situazione in U.R.S.S. è andata degenerando, e questo te lo diranno tutti i comunisti italiani, dai moderati bertinottiani ai trotzkisti di minoranza (che infatti appoggio perchè attualmente i migliori nel P.R.C.).

    Poi, d’accordissimo con te sui militanti P.C.I.. Anzi, il tuo esempio è ottimo perchè da sempre l’Emilia-Romagna è “terra rossa” nel senso che è stata eccessivamente legata al partito e alle cooperative rosse (che oggi sono in mano alla destra D.S. e all’ala Grassi del P.R.C., quest’ultima completamente appiattita sul centro-sinistra). Infatti il togliattismo, inteso come devozione al partito e rincoglionimento identitario, ha avuto effetti nefasti sul comunismo italiano, ed è per questo che oggi abbiamo marpioni come D’Alema o Fassino (che, ripeto, non possono certo essere considerati comunisti). Comunque, a mio avviso, con delle eccezioni.

    Ho una teoria in merito, e cioè che il partito che si è radicato meglio (in senso affarstico) in una regione nel II° dopoguerra vi è rimasto anche dopo una sua conversione. Ci sono compagni di altre regioni che denunciano l’arroganza dei D.S. in regioni come Liguria o Umbria, feudi comunisti e anche craxiani, o ci sono pugliesi (come mio padre o io, del resto) che hanno chiara la situazione di dominio economico e anche mediatico (pensiamo alla Gazzetta del Mezzogiorno, o al vergognosamente fazioso sito web Azienda Bari) che ha avuto la D.C. poi divenuta Forza Italia.. Con tutte le corruttele e manovre sporche che ne derivano.

    Andrea

  17. utente anonimo says:

    Miguel,

    giusto per facilitarti la pubblicità, qualche cenno su come uscire dal capitalismo globale?

    Ad oggi la causa dello schiacciamento della Sinistra politica su politiche di Destra è che non ci sono altre politiche, quelle che la Sinistra proponeva hanno fallito e sono state gettate nella spazzatura della Storia. Invece la Destra può vantare successi che neppure il vecchio Marx aveva previsto, in primis una globalizzazione che sta migliorando per la prima volta nella storia le condizioni materiali di vita dei popoli dell’Asia orientale e meridionale.

    Non proprio una battaglia facile, proporre delle alternative a tutto questo.

    Ciao

    Francesco

  18. utente anonimo says:

    Ma di quale “sinistra” parli esattamente? Non mi pare, per fare un esempio, che la socialdemocrazia svedese abbia registrato così tanti fallimenti in ambito di “benessere diffuso”, non che i problemi non ci siano anche lì, figuriamoci, ma niente di paragonabile alla totale assenza di stato sociale e alla povertà in cui versa quasi la metà della popolazione degli USA. Io non confenderei la situazione italiana, o di qualche altro paese in particolare, con tutto il resto del mondo…

    Francesca 31082

  19. utente anonimo says:

    >Quello che dice Ritvan, a parte (a mio avviso) qualche esagerazione, è anch’esso condivisibile.<
    Miguel, purtroppo qualche esagerazione da parte mia è ormai d’obbligo, sennò come potrei giustificare l’azzeccatissimo appellativo “moderato esagitato” che mi hai graziosamente affibbiato?:-)

    >Quello “di destra” – nel senso di Ritvan – dice, pur di combattere il miliardario De Benedetti, mi sposo con il padrone di Mediaset.<
    Non mi sembra esatto. Quello “di-destra-secondo-Ritvan” non vuole assolutamente combattere il miliardario De Benedetti,(semmai è quest’ultimo che “foraggia” la sinistra) bensì teme l’avvento al potere di stalinisti riciclati, trotzkisti e roba simile. Magari la sinistra fosse composta TUTTA di persone come De Benedetti, Letta, i Riformisti blairiani dei DS e simili! Nel caso presente, purtroppo, fra due mali un liberale sceglie il minore, ossia il “liberale alle vongole” Berlusconi, pur se in compagnia di postfascisti e (ahimé, non post) leghisti.

    Ciao

    Ritvan

  20. utente anonimo says:

    >Emilia Romagna….una terra che conosco benissimo, perchè è la mia.

    Davide , Re in … Vestaglia < Tutta la mia comprensione e compassione, caro Re in Pantofole:-). Dì la verità, con le idee che hai, quando esci di casa, per poter rimanere incolume, ti avvolgi in una bella Bandiera della Pace, vero?:-)
    Ciao

    Ritvan

  21. utente anonimo says:

    >Nel caso presente, purtroppo, fra due mali un liberale sceglie il minore, ossia il “liberale alle vongole” Berlusconi< “Liberale”, che in questo caso ovviamente si riferisce a “libertà provvisoria”. Certo che se per i liberali il male minore è un criminale al governo… Filippo

  22. utente anonimo says:

    >L’esempio Mediaset è uno dei tanti, perchè potrei parlare di come Occhetto considerasse Berlusconi tanto poco pericoloso da non presentarsi col P.D.S., nel ’94, alla Giunte per le elezioni dove si giudicava l’eleggibilità dei candidati (e Berlusconi, per la legge 361 del 1957, non poteva esserlo allora come adesso).<
    Mi spiace Andrea, ma questo non è vero. Sulle questioni politiche puoi pensarla come meglio t’aggrada, ma sulle questioni GIURIDICHE no. Se la legge che citi fosse applicabile a berlusconi, ma ti pare che con tenti adepti di “Giustizia Proletaria” che ci stanno in giro, nessuno sia riuscito a “neutralizzare2 Berlusconi per via legale, appellandosi a quella legge? Ti ricordo che la certezza del diritto non deve valere solo quando la Forleo giudica daki, ma anche quando qualsiasi giudice giudica Berlusconi. E ti ricordo altresì che per le leggi vigenti in Italia Berlusconi NON E’ IL TITOLARE delle licenze governative di Mediaset. Lo è Fedele Confalonieri. Ti sembra un cavillo da azzeccagarbugli? Beh, non lo è.

    Ciao

    Ritvan

  23. utente anonimo says:

    >”Liberale”, che in questo caso ovviamente si riferisce a “libertà provvisoria”. Certo che se per i liberali il male minore è un criminale al governo…

    Filippo<
    A parte che io non posso votare – pertanto ne parlo da un punto di vista puramente teorico -, ti ricordo che in uno Stato di diritto anche il bieco Berlusconi è da considerarsi “non colpevole” fino a sentenza di condanna passata in giudicato. Quando e se sarà, ne riparleremo. Ma, a parte questo, vorrei vedere se qualsiasi imprenditore italiano riuscirebbe a risultare “puro come un giglio” dopo che la GdF gli avrà rivoltato come un calzino l’azienda per più di 400 volte in 4 anni!!! Ovviamente per fare tanta erculea fatica le sullodate Fiamme Gialle non potevano trovare il tempo di fare negli stessi anni nemmeno UN controllo che fosse uno sui bilanci fasulli e truffaldini di un certo sig. Calisto Tanzi, il quale – a differenza del Berlusconi-imprenditore- ha lasciato i suoi azionisti e creditori in braghe di tela. Eh, il Belpaese…..

    Ciao

    Ritvan

  24. utente anonimo says:

    Filippo,

    non è banale che tra un “criminale” e un “progressista” il male minore sia il secondo.

    Soprattutto in Italia, dove i liberali sono come gli omini verdi di Marte, che li vedi solo al cinema.

    Ciao

    Francesco

  25. utente anonimo says:

    >A parte che io non posso votare – pertanto ne parlo da un punto di vista puramente teorico -, ti ricordo che in uno Stato di diritto anche il bieco Berlusconi è da considerarsi “non colpevole” fino a sentenza di condanna passata in giudicato.< Verissimo, anche se mi concederai è lui stesso ad aver scritto le leggi che lo mettono in salvo e che hanno impedito la condanna. Questo politicamente un peso dovrebbe pur averlo. >Ma, a parte questo, vorrei vedere se qualsiasi imprenditore italiano riuscirebbe a risultare “puro come un giglio” dopo che la GdF gli avrà rivoltato come un calzino l’azienda per più di 400 volte in 4 anni!!! < Questo può anche essere vero. Ma ammetterai che è indecente il modo in cui Berlusconi ha usato lo Stato per salvaguardare interessi esclusivamente personali. Non vedo poi che cosa ci sia di liberale in un tizio che fa carte false per tenersi stretto il suo bel monopolio, si allea con la Lega Nord e liscia il pelo alla Chiesa. Senza menzionare l’editto di Sofia e censure varie. I liberali sono un’altra cosa. Filippo

  26. utente anonimo says:

    Filippo,

    posso contestare che la guerra di Silvio contro la magistratura sia servita SOLO ai suoi interessi, visto quello che la magistratura stava facendo?

    Il grandissimo potere che hanno i magistrati in uno Stato ha come contraltare, da un lato la richiesta di imparzialità, dall’altro i limiti in cui lo devono esercitare.

    Negli anni ’90 detti contrappesi sono andati a farsi friggere. E molti hanno votato Berlusconi come argine politico allo strapotere dei magistrati (e dei loro amici dei quartieri buoni).

    Mi pare un quadro più completo della situazione.

    Francesco

  27. utente anonimo says:

    Francamente non capisco cosa significhi capitalismo “globale”, e cosa gli dovremmo preferire; forse un capitalismo “locale”? Poi la contrapposizione “totalitaria” tra capitalismo, fascismo e comunismo Stile urss è del tutto campata in aria. Dunque, gli stati fascisti e l’urss non erano stati capitalisti? Per gli stati fascisti la risposta pacifica è che lo erano; per l’urss, la nostra risposta è identica. A scanso di equivoci, io non contesto la parola usata, non dando valenza negativa al termine “totalitario”; il marxismo è una dottrina totalitaria, e se così non fosse, non avrei alcun interesse d’essere marxista. I comunisti infine, quelli di questo rito bizantino almeno, gli altri non mi interessano, non sono né di sinistra né di destra, ma fuori da ogni gioco politico borghese. Io uno come bertini non lo voterei mai, essendo in tutto e per tutto d’idee borghesi. p

  28. utente anonimo says:

    Beh, p.

    bisognerà poi superarlo il capitalismo, no?

    Sennò cosa si è comunisti a fare, se non per aspettare il mondo nuovo.

    Quindi il capitalismo globale è un buon nemico da abbattere, anche Marx prevedeva una unificazione del capitale prima della sua caduta (mi pare, non vorrei essere un marxiano eretico).

    I modi di produzione precapitalistici vengono spazzati via e il capitale si scava la tomba da sè.

    Francesco

  29. utente anonimo says:

    Il punto è questo: il capitalismo è nato “globale” in nuce, ed è tale nei fatti da almeno un secolo. La prima grande guerra è già una guerra “mondiale”. Si vuole qualche altra prova storica o sperimentale? Ciò che davvero fa la differenza, da trenta quarant’anni, è che il capitalismo è sempre più “rendita” e sempre meno “profitto”. E la rendita oggi è sempre meno governabile, se non ingovernabile, con strumenti nazionali. E con strumenti puramente economici, come dimostrano la rinnovata “esuberanza” militare americana, e il fatto eclatante, questa amministrazione non si può dire che si nascondi dietro un dito, che il nuovo direttore della world bank non è un economista, ma uno degli ideologi neocon; paul wolfowitz. Più chiaro di così. p

  30. utente anonimo says:

    Chi ricorda baffetto D’ Alema e la sua “Lega costola della Sinistra” ?

    Davide

    Re infagottato….colorato ma non troppo ;-)

  31. utente anonimo says:

    >posso contestare che la guerra di Silvio contro la magistratura sia servita SOLO ai suoi interessi, visto quello che la magistratura stava facendo?< Certo che lo puoi contestare, ma hai torto. A meno di non voler spudoratamente ignorare l’evidenza dei fatti. >Negli anni ’90 detti contrappesi sono andati a farsi friggere. E molti hanno votato Berlusconi come argine politico allo strapotere dei magistrati (e dei loro amici dei quartieri buoni).< E questo renderebbe politicamente ed eticamente lecito che un Presidente del Consiglio usi il proprio potere per salvarsi le chiappe? Cosa c’è di più vergognoso? Filippo

  32. AndreaRusso says:

    “ti ricordo altresì che per le leggi vigenti in Italia Berlusconi NON E’ IL TITOLARE delle licenze governative di Mediaset”.

    E allora via con la cronologia, a sto punto…scusa Miguel se cambi argomento…

    Nel ’76, dopo il caso Telebiella, la Corte Costituzionale fissa dei limiti per consentire ad altre reti che non fossero quelle di Stato di trasmettere, via etere, purchè solo in ambito locale. Quindi, le reti private sono legali, purchè locali, però al contempo la Consulta chiede al governo D.C. di regolare il settore con una legge apposita.

    Intanto a Milano 2 nasce, per volere di Berlusconi, Telemilano 58, Tv via cavo condominiale. Berlusconi al tempo è già amico intimo e di affari di Craxi e dei dorotei.

    Nel ’78 SB è piduista, e il piano della P2 afferma di voler creare una catena di Tv private “coordinate” in modo da controllare l’opinione pubblica tramite un’agenzia centrale d’informazione: tutto questo annientando la Rai. Nel frattempo, la Consulta non è ascoltata dal governo, e non si vede alcuna legge di regolamentazione.

    Intanto, la Fininvest appena costituita moltiplica a dismisura le proprie società, e può contare sula connivenza dei due governi Cossiga e Forlani, pieni di 6 ministri e 10 sottosegr. iscritti alla P2. Quindi, SB inizia ad acquistare con ingenti somme di denaro format dagli U.S.A., e ATTENZIONE, trasmettendo su cassette e non su etere, in modo tale da aggirare la sentenza della Consulta. Intanto, il pretore di Genova apre un’inchiesta contro la filiale genovese di C5, perchè sta violando la sentenza del ’76.

    L’81, a Napoli un consorzio di reti locali (Anti) accusa la Fininvest di concorrenza sleale: C5 raggruppa ormai 30 emittenti locali coordinate che grazie all’effetto Rai raccolgono più pubblicità delle altre, lasciandole in minoranza: da qui le lamentele delle altre Tv.

    Nell’82, dopo che la P2 è stata scoperta e la Fininvest ha già parte delle esclusive sulle partite del club nazionali (grazie a Forlani), Rusconi deve cedere Italia 1 perchè non ce la fa a reggere con C5 (“non potevamo far concorrenza all’illimitato”), e la vende a SB per circa un 80ina di miliardi. Egualmente sarà fatto con la Mondadori (135 miliardi per Rete4). Sempre l’81, la Consulta riconferma la sentenza, e intima a dorotei e craxiani di regolamentare il settore privato.

    L’82 la Rai inoltra alla pretura di Roma un ricorso contro Fininvest, che poi veien respinto con la scusa che se ci sono tre reti in più, vuol dir che non c’è monopolio (?).

    La pretura di Genova, che ha anche accolto un ricorso dell’Anti, condanna la Fininvest. Ma è tardi, nell’84 il capo di governo è già Craxi. Nel frattempo, i pretori di Roma Torino e Pescara ordinano di smantellare gli impianti (di interconnessione) delle 3 reti Fininvest. Quindi le filiali locali possono trasmettere ancora altri programmi: invece gli schermi abruzzesi, laziali e piemontesi vengono oscurati dalla Fininvest per far credere che sia stato il pretore, ovvio che SB ha paura che la sua azienda illegale perda il monopolio.

    Craxi minaccia la crisi di governo contro i morotei, e legalizza provisoriamente un decreto legge che autorizza la Fininvest a trasmettere via etere in tutta Italia: naturalmente, in maniera illegale e anticostituzionale. Il P.C.I. è l’unico ostacolo, ma purtroppo Berlinguer è già morto a luglio: il partitone nattiano occupa famelico i posti di Raitre per tenere la bocca chiusa davanti alla prepotenza craxiana.

    Il febbraio ’85 scade il decreto-Berlusconi del governo, e Craxi si limita a prorogarlo fino a 6 mesi, e lascia la Rai in precarietà, dal momento che i vertici dell’amministrazione sono scadute dall’83. Intanto, il tribunale di Roma afferma che l’azione della Fininvest è un fatto che “non costituisce reato” (???). Craxi ne approfitta per legalizzare, in barba alle altre preture e alla Consulta, il suo decreto una terza e ultima volta: i revisionisti nattiani tacciono.

    Quindi da quel momento SB E’ TITOLARE DI CONCESSIONI GOVERNATIVA SU UN’AZIENDA PRIVATA IN QUANTO PADRONE DELLA STESSA AZIENDA.

    Nè le cose cambieranno con la legge Mammì del’90, che lascia tutto com’è; anzi lo stesso ministro P.R.I. afferma nel ’94 che SB vorrà candidarsi dicendo che le concessioni statali non sono sue ma della Fininvest o di Confalonieri: CON QUESTO TRUCCHETTO E LA CONNIVENZA DEL P.D.S. LA LEGGE 361-1957 E’VIOLATA, ASSIEME ALLE SENTENZE DELA CONSULTA, E BERLUSCONI DIVENTA PREMIER IN MANIERA ILLEGALE, PERCHE’ RIMANE TITOLARE DI UNA TV MONOPOLISTICA LEGATA ALLO STATO DA CONCESSIONI. Punto.

    E meno male che ho riconosciuto le responsabilità del P.D.S..

    Andrea

  33. AndreaRusso says:

    Aggiungo anche che se che il centro-sinistra non si appella a quella legge è perchè se lo facesse pubblicamente farebbe una figuraccia colossale che gli farebbe perdere metà dei voti o più.

    Purtroppo, i cultori rifondaroli del femminismo, del pacifismo e della disobbedienza sono troppo occupati a pensare come condizionare a sinistra Prodi piuttosto che rinunciare alla protezione parlamentare e mediatica dell’Ulivo e approfittarne della cosa per avere un spazio politico maggiore. Gli basta dire che Bertinotti è un grande comunista…

    Per informazioni ulteriori: http://tantidati.splinder.com/tag/libro_la_teledittatura. Sto lavorando per voi. :-)

    Andrea

  34. utente anonimo says:

    Andrea,

    dalla tua ricostruzione emerge un rapporto molto disinvolto con le sentenze: quelle che ti piacciono si rispettano, le altre si commentano (!?).

    Monopolio, da greco monos che significa uno. Se c’è la RAI e Mediaset è un duopolio.

    Proclamare che Silvio ha il monopolio della TV (privata) in un paese con una TV statale grossa come la RAI mi sembra poco corretto.

    Francesco

  35. utente anonimo says:

    Filippo,

    l’unica cosa più vergognosa di un politico disonesto è un giudice che usa il suo potere per fini politici.

    Se ignori che questo stavano facendo i giudici in Italia, non descrivi la situazione in modo corretto e non puoi dare un giudizio condivisibile.

    Ciao

    Francesco

  36. AndreaRusso says:

    No, se fossi stato disonesto non avrei parlato proprio di quelle sentenza, non credi?

    Invece ne ho parlato, e commentarle così (???) vuol dire che sono sentenze che contrastano con quanto la Corte Costituzionale ha detto nel’76 e ribadito nell’81.

    Chiaro che c’è la Rai, non sono cieco. Si tratta appunto di un duopolio (totale) con un annesso monopolio, privato. Persino Bossi nel ’94 parlava del fatto che le Tv locali erano soffocate da Publitalia e dalal Fininvest.

    E non dirmi che c’è libertà perchè ci sarebbe la Rai a contrastare Mediaset, persino la Tv pubblica svedese ha fatto uno spot per prenderci in giro su quanto siamo illiberali.

    Andrea

  37. utente anonimo says:

    Senza contare il caso della televisione Europa 7.

    Che ha la licenza di trasmettere MA a cui vengono negate le frquenza.

    Indivinate a beneficio di chi? Berlusconi, ovvio, e questo anche CONTRO il parere della Corte Costituzionale.

    IL proppietario della televisione, Signor Distefano ..”

    avvia una serie di procedimenti giudiziari spaventosa. Ingiunzioni, diffide, cause penali, civili, regionali, Commissione Europea. E vince tutti i ricorsi, tutti gli appelli, tutte le perizie. E alla fine arriva alla Corte Costituzionale che nel novembre 2002, sentenza numero 466-2002, ha stabilito inequivocabilmente che Retequattro, dal 1 Gennaio 2004 dovra’ emigrare sul satellite, e ha stabilito che le frequenze resesi disponibili, dovranno essere assegnate al legittimo possessore nella persona di Di Stefano!

    L’avete sentito dire al telegiornale?

    Abbiamo chiesto a Di Stefano come si sentisse in questa storia e ci ha risposto in modo lapidario ma con un lieve sorriso:

    “Nonostante siano trascorsi ben nove anni dalla decisione della Corte Costituzionale e quattro anni dal mancato rilascio della Concessione, Retequattro continua a trasmettere, mentre Europa 7, pur avendo ottenuto la Concessione, non e’ stata messa in condizione di trasmettere perche’ non le sono state assegnate le frequenze di cui aveva e ha diritto.

    Attualmente Mediaset continua a detenere e utilizzare appieno tre reti nazionali su un totale di sette concessioni assegnate sulle undici assegnabili (comprese quelle Rai).

    Il fatto che un soggetto, a cui e’ stata data una concessione (in concessione si da’ un bene pubblico, in questo caso le frequenze), non riceva poi materialmente il bene e’ un avvenimento che non ha precedenti nel mondo”

    Infatti.

    Molto bello , poi che questo avvenga senza che nessuno dei sedicenti ” liberali ” nostrani protesti.

    Naturalmente, la legge Gasparri fornisce la ” soluzione”

    E chi era il presdelcons mentre veniva promulgata la Gasparri?

    Aspetta, come si chiamava…?

    Ah, i liberali di casa nosta, che razza curiosa..

  38. utente anonimo says:

    Andrea,

    io non sono un giurista ma mi chiedo se non si può appellarsi alla corte costituzionale quando una sua sentenza venga ignorata da un giudice, in linea di principio.

    sul punto, mi sembri MOLTO disinvolto nel dare patenti di anticortecostituzionale

    poi io mica lavoro in mediaset, sarò però meno libero con più RAI e meno mediaset, che un monopolio è peggio di un duopolio.

    francesco

  39. AndreaRusso says:

    “mi chiedo se non si può appellarsi alla corte costituzionale quando una sua sentenza venga ignorata da un giudice”.

    Vediamo se ho capito. Tu dici che la Rai avrebbe dovuto fare ricorso appellandosi alla Corte, giusto? Come già ho detto, le sentenze pro-Fininvest sono state una dell’82 e l’altra dell’85. Ma ho anche detto che la Rai nel mezzo era precaria, poichè lo Stato voleva lasciarla tale (senza vertici, e poi il P.S.I. ci ha messo il piduista Enrico Manca). Con esecutivo doroteo e craxiano dall’agosto ’83 la Rai avrebbe potuto forse fare ricorso? No, tantomeno lo può fare adesso (dopo 25 anni circa) che sta in mano a persone inaffidabili come Del Noce o Petruccioli. Ripeto anche che non lo farà il centrosinistra, perchè altrimenti gli elettori si accrogerebbero che finora ha volutamente chiuso gli occhi. Dove starebbe la disinvoltura? Se fossi stato un’altro, veramente disonesto, non avrei accennato a quelle sentenze.

    E comunque sia, la Consulta ha parlato prima di tutti: Tv private si, ma SENZA MONOPOLIO DEL SETTORE, quindi onestamente è MOLTO POCO CHIARA la ragione per cui Fininvest è stata scagionata quelle due sole volte; ribadisco naturalmente che le preture di Roma, Pescara, Torino e Genova hanno giudicato colpevole la Fininvest. Ma si sa come vanno le cose in Italia, basta una 20ina d’anni per scordarsi di tutto. Per questo vi dico di tenerveli ben stretti gli odiati D.S.!

    Oltretutto, rimane anche la dimostrazione del fatto che SB trasmetteva su cassette per fregare la sentenza della Consulta (e al contempo attuare il Piano di Rinascita) oltre alla questione della sua candidatura illegale per la legge 361, avendo lui le concessioni, e lo ha detto pure Mammì.

    Beh, certo, con più Rai adesso, ti ritroveresti solo una rete dalemiana e due forziste, non è proprio il massimo, condivido. ;-)

    Andrea

  40. utente anonimo says:

    Ho ordinato il libro perchè ho già letto alcuni testi di Bontempelli ed ho comprato i suoi manuali per le scuole superiori che, tra l’altro, consiglio a tutti.

    Lo attendo con ansia perchè questa sinistra più che un mistero è una tragedia capitalistica spazialmente collocata alla sinistra del centro e della destra. Dico spazialmente perchè condivido la tesi di Preve che il Capitalismo sia di destra in economia, di centro in politica e di sinistra nella cultura. Noi nel frattempo ci facciamo fottere da Bertinotti che l’altro dì ha dichiarato di essere fedele alleato degli Usa. Insomma prove ufficiali di governo. Mentre la parola comunista si squalifica così tanto che mi viene voglia di definirmi solo anticapitalista. (La Grassa aveva preconizzato tutto ciò).

    Quello che posso lasciare come messaggio è di resistere all’imperialismo americano, di sperare nella grande resistenza del popolo iracheno e nell’evasione di massa dei compagni reclusi.

    Onore ai comunisti combattenti caduti e non!

  41. AndreaRusso says:

    Condivido compagno, almeno Berlinguer aveva detto di non fidarsi dell’America anche se accettò la Nato, invece Bertinotti è penoso…spero di poter combattere adeguatamente la sua corrente quando mi iscriverò a Rifondazione.

    Andrea

  42. All’autore del messaggio 40.

    Solite precisazioni. Ogni blog ha la sua politica, io dò molta importanza ai commenti, e quindi cerco di tenerne alto il livello adoperando la politica della corda corta.

    Empiricamente, ho stabilito alcune regole, poi capisco che non è sempre facile seguirle:

    - tutti i commenti vanno firmati, ovviamente anche con un nick qualsiasi, in modo che gli altri capiscano con chi stanno dialogando (e non debbano, appunto dire “il messaggio 40″

    - i commenti non devono consistere in battute monolinea dette solo per segnare un punto contro un avversario (non è certo il caso del messaggio 40)

    - i commenti non devono contenere insulti o atteggiamenti di prevaricazione contro gli altri (nemmeno questo è il caso del messaggio 40), con l’eccezione di Ritvan, che gode di un permesso speciale perché noi ci inchiniamo sempre di fronte agli extracomunitari che pretendono di imporci la legge islamica :-)

    Miguel Martinez

  43. utente anonimo says:

    >Persino Bossi nel ’94 parlava del fatto che le Tv locali erano soffocate da Publitalia e dalal Fininvest.<
    Si, e dava anche del “mafioso” a Berlusconi e D’Alema definiva la Lega “una costola della sinistra”. Bei “testimoni” ci porti, Andrea,non c’è che dire!

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Dall’ “Opera omnia” di Marco Travaglio & Co non hai citato, però, il ruolo di Dell’Utri e dello stalliere di Arcore nella vicenda. Va bene il Glorioso Piano della P2 per impadronirsi – tramite il Biscione -dell’etere italico, ma un pizzico di mafiosità, come condimento al polpettone, lo vogliamo negare? Secondo me il Berlusca ha mandato Mangano da Rusconi e Mondadori, per far loro “un’offerta che vossia non può rifiutare, aaa”:-) :-). O avrà mandato degli agenti della CIA per convincerli a vendere?:-) :-)

  44. utente anonimo says:

    >i commenti non devono contenere insulti o atteggiamenti di prevaricazione contro gli altri con l’eccezione di Ritvan, che gode di un permesso speciale perché noi ci inchiniamo sempre di fronte agli extracomunitari che pretendono di imporci la legge islamica :-)

    Miguel Martinez< Caro Miguel vedo la faccina sghignazzante in fondo alla frase, ma ci tengo a precisare sul serio che ho insultato solo chi m’insultava (se vuoi, ti faccio una delle mie solite “antologie”, ma so che declinerai l’offerta:-) ). Per quanto riguarda la cosiddetta “prevaricazione”, di quella – come del razzismo – come tu c’insegni ha senso parlare solo qualora si tratti di un “forte” che prevarica sul “debole”. P.es. avrebbe senso se uno alza la voce e interrompe il discorso dell’altro, impedendogli di fare un ragionamento compiuto. Ora, siccome qui tutti – tranne te ovviamente – siamo telematicamente su un piano di parità, credo che non abbia senso parlare di “prevaricazione”
    Ciao

    Ritvan il Bieco Possessore di Licenza Martineziana di Uccidere:-)

  45. utente anonimo says:

    Ah, dimenticavo, Miguel, sul messaggio 40, oltre all’anonimato, ho apprezzato anche quel non-so-che di agitprop comunista che mi ricorda tanto l’Albania che fu (mi pare che in questi casi si parli di “ostalgia”, la quale sporadicamente potrebbe colpire anche degli indefessi liberali come me). Me lo immagino recitare con enfasi l’ultima frase, sugli attenti e col pugno chiuso sollevato…Fa tenerezza…finché non va al potere. Ma del resto l’apologia del comunismo – diversamente da quella del fascismo – non mi pare sia reato in Italia. Pertanto, ti prego, tranne che per l’anonimato, non sgridarmeli i compagni!

    Ciao

    Ritvan

  46. utente anonimo says:

    Onore ai …. non era una roba tipicamente fascista?

    Mi pare che l’onore sia la benzina retorica dei sostenitori della Repubblica di Salò, che cosa sta succedendo?

    E poi parlare di popolo invece che di proletariato iracheno, dove sono finite le belle scuole di comunismo di una volta?

    Beato Ritvan che ha avuto una formazione come di deve…

    Un pchino più seriamente.

    Definirsi anticapitalisti ha un grosso difetto: il maggior punto di forza del comunismo era il suo porsi come alternativa al capitalismo e non solo come resistenza. Se ci rinunci, denunci l’inadeguatezza della tua capacità di analisi. Non sai più dove vuoi andare. Ti potresti trovare con ALTRI anticapitalisti, tipo Bovè, Alemanno, David Duke, ecc. ecc. e far fatica a spiegargli perchè non c’entrano con te.

    Francesco

  47. Per Ritvan, la faccina sghignazzante in fondo al post c’è tutta, e per un motivo semplice.

    Ritvan si è sempre presentato con nome e cognome, in assoluta lealtà. Ha sempre seguito le discussioni con interesse, e ha avuto anche il coraggio di farlo su un forum che non è certamente sempre in sintonia con lui.

    Per quanto riguarda il lungo e focoso thread con il mio amico Filippo – come credo di aver detto, non l’ho seguito e non sono in grado di distribuire torti e meriti; ho semplicemente chiuso il discorso.

    Credo che Ritvan tenda a generalizzare, a mettere insieme troppe cose diverse, ma merita tutto il nostro rispetto.

    Sul piano umano, ovviamente… poi le sue idee si possono anche fare a piccoli pezzi dandoli in pasto a Drusillo, se volete :-)

    Miguel Martinez

  48. Per Francesco, dai, con il discorso che qualcosa è “come la Repubblica di Salò” si può arrivare da qualunque parte.

    Ad esempio dicendo che Francesco è un nome fascista, perché ricorda il santo patrono d’Italia.

    O dicendo che siccome i fascisti hanno fatto dei francobolli, anche il Liechtenstein – che mi sembra di ricordare ha francobolli propri – è fascista.

    Temo che la destra abbia copiato, in questo, uno degli aspetti deteriori, non di tutto il comunismo, ma specificamente dello stalinismo. Dai dello sporco reazionario-revisionista-fascista al tuo avversario e lo hai liquidato.

    E’ un argomento su cui Ritvan ha ragione da vendere, anche se non ne consegue che né il marxismo come metodo, né il comunismo come visione del mondo, ne siano colpevoli.

    Chi parla di “proletariato” e non di “popolo” iracheno (e c’è qualche folle che lo fa, e ci critica proprio per questo) semplicemente non sa nulla dell’Iraq, un paese dove oggi o fai il poliziotto o fai il lustrascarpe.

    Più sensata, invece, è l’altra critica che muove Francesco: chi si dice anticapitalista “non sa dove andare”. Non ha tutti i torti.

    Ho la sensazione di trovarmi sull’orlo del precipizio, a causa (per semplificare) del capitalismo, lo dico e lo faccio presente. Ma non vedo in questo momento alternative fattibili.

    Allo stesso tempo, non significa godere del fatto di subire passivamente.

    Miguel Martinez

  49. AndreaRusso says:

    Ritvan, non ho preso nulla da Travaglio, ma da un altro libro. Ad ogni modo condivido quanto diceva Bossi.

    Questo perchè la Lega, da movimento di protesta qual’era (catalizzazione di consensi socialisti e comunisti compresi, da me commenta un ferrandiano ex-leghista) e di opposizione al torbido mondo della P2 (e della mafia, bravo Ritvan, ma questo già lo aveva detto Borsellino su Dell’Utri e Mangano) si è trasformato in un’accozzaglia di poltronissimi, che ora prendono i soldi da Roma ladrona (oltre che da noi meridionali) e si sono adeguati al garantismo infantile della Cdl.

    Credo di aver detto abbastanza per dimostrare le mie tesi.

    Andrea

  50. utente anonimo says:

    No Miguel non sono d’accordo.

    Un orecchio fine come il tuo dovrebbe trovare strano che una terminologia di origine fascista (o almeno di tipico uso fascista) finisca per essere usata da qualcuno che si definisce comunista.

    E anche il passaggio da proletariato a popolo non è così indolore, visto che per Marx il soggetto storico sono le classi sociali e non le nazioni/popoli.

    E’ vero che un pò stavo scherzando, colpito dal tono serioso, ma mi sembra tu esageri.

    Mi interessa la storia che il capitalismo avrebbe una cultura di sinistra: sarà per questo che sono innamorato della cultura statunitense o il discorso è globale?

    Ciao

    Francesco

  51. Il mio “orecchio fine” è congenitamente sordo ai linguaggi identitari di qualunque tipo.

    Non mi interessa minimamente se qualcuno usa dei termini che qualcun altro ha usato in un altro contesto, né intendo castrare me stesso o i miei amici, per restare nei confini che altri stabiliscono per me.

    Mi interessa ciò che significano nella realtà quei termini; e in quella realtà, io dico, onore a Maryam.

    Sono esistiti sicuramente alcuni marxisti senz’anima, cioè persone che attribuivano un valore meccanico a leggi che presumevano verità assolute, e che quindi negavano ogni motivazione o valore umano.

    Si può essere comunisti senza essere così; e quindi provare sentimenti di profondo rispetto e ammirazione per chi mette in gioco la propria vita per una causa giusta.

    Non c’è proprio niente da giustificare.

    Per quello che ne so, Marx ha parlato certamente di classi, con riferimento all’Europa industrializzata, dove lui sperava – erroneamente – che il general intellect, cioè i produttori reali, si sarebbero impossessati dei mezzi di produzione.

    Non è andata così, e credo che su questo siamo d’accordo.

    E credo che Marx, non essendo un marxista, non credeva di essere un profeta ispirato, ma una lucida mente critica, capace di cogliere molte cose dei suoi tempi, ma certamente non infallibile.

    Dopo Marx, ci si è posti più seriamente il problema dell’imperialismo, dove la controparte non sono solo i “proletari” di un dato paese, ma tutte le strutture sociali che vengono in parte minore rese complici, in parte maggiore sfruttate o espropriate.

    Gli antimperialisti per questo non si sono mai limitati a parlare dei soli “proletari” dei paesi oppresi, perché è l’intero paese che deve farsi una propria strada e trovare la libertà.

    Per questo quasi tutti i movimenti comunisti del Terzo Mondo, anche i più dogmatici, hanno cercato quello che nel loro gergo chiamavano “alleanze con le borghesie nazionali”.

    Miguel Martinez

  52. “cultura di sinistra”…

    in sostanza, Costanzo Preve dice che nel sistema attuale, l’economia e le faccende militari sono di destra, l’amministrazione di centro e la cultura di sinistra.

    Nel senso che nell’economia vigono durissimi rapporti gerarchici, mentre il sistema imperiale è anche un sistema che ritorna in sostanza alla violenza esercitata nell’Ottocento.

    L’amministrazione (dentro il cosiddetto Occidente, ovviamente) è invece di “centro”, nel senso che ha rinunciato a tutte le pretese della prevalenza della politica sull’economia: si tratta sostanzialmente di persone che eseguono i compiti che l’economia richiede loro, senza esprimere alcuna particolare idea propria.

    La cultura invece è di sinistra; nel senso che le parole d’ordine sono una forma edulcorata di idee nate a sinistra.

    Se si deve bombardare un paese, lo si fa in nome dei “diritti umani” o della “democrazia”; se si deve criticare chi onora i resistenti, li si chiama “fascisti”; se si deve giustificare il razzismo, lo si fa dicendo che “loro” non capiscono il femminismo.

    Miguel Martinez

  53. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    temo che l’unico fascino esercitato su di me dal marxismo fosse proprio quello senz’anima, del sistema di pensiero che era riuscito a penetrare la struttura della realtà.

    Un “comunismo” sentimentale mi pare molto meno interessante.

    Mi spiace che non colga l’assoluta inconsistenza teorica dell’anti-imperialismo, quasi che essere sfruttati dalle classi dominanti locali sia meglio che esserlo da classi dominanti estere. Se è vero, nulla di utile resta del marxismo. Essendo pure falso, si aprono possibilità di interessanti.

    Ma qui mi faccio troppo categorico.

    Saluti

    Francesco

    PS non ho certo bisogno di dar del fascista a chi “onora i resistenti” per criticarli, il politicamente corretto non mi appartiene. E’ l’identità di valori tra Fascismo italiano e Resistenza irachena (e suoi simpatizzanti) che vorrei sottolineare.

  54. utente anonimo says:

    Devo dire che francesco ha ragione sul numero 40. Che c’entra l’onore nel comunismo? Roba non solo fascista, è il meno, ma pure borghese (ti dice niente il termine “onorevole”?). E che c’entra l’imperialismo “americano”, così assolutizzato. L’imperialismo, l’avevo spiegato qualche giorno fa, non è la politica d’un paese (a meno che si creda alle tesi socialdemocratiche) ma una fase del decorso del sistema capitalista, e riguarda anche la lotta di bin laden per cacciare gli americani dall’arabia e fottersi lui la rendita petrolifera. Ai comunisti non interessa la proprietà (o che visione di società futura prospettano?), e neppure a chi vada a finire nella lotta tra borghesie in conflitto. Il capitalismo è di destra in economia? Ma che vuol dire, che alla struttura economica si applicano le categorie della sovrastruttura politica? Ma allora marx ha sbagliato tutto. Più giusto sarebbe dire che ci sono differenze politiche nell’idea di distribuzione della ricchezza prodotta dal capitalismo tra i vari partiti borghesi. Ma il capitalismo conosce un solo modo di produrre la ricchezza, identico in tutte le differentissime forme politico-sociali di cui s’è rivestito. p

  55. Infatti, con “p”, che pure stimo e parecchio, ci sono divergenze di fondo, che riguardano quello che io ritengo (certamente sbagliando) un suo rapporto assolutamente religioso con la “dottrina”.

    Mentre per me, Marx è una bella testa tra tante altre, da cui ho potuto apprendere diverse cose, ma che – come tutte le teste – è un mortale e fallibile umano.

    E poiché le tendenze storiche che Marx ha analizzato così bene non sono, per me, leggi, e il loro carattere scientifico è per certi versi discutibile, rimangono anche le scelte umane.

    Dove esistono dei criteri che, a mio avviso, danno valore. Non sono certamente criteri innati o razziali, al contrario, si tratta di quello che ognuno di noi fa della propria vita, come la usa.

    Non esistono criteri oggettivi per giudicare queste cose. Non posso fare un paragone tra Maryam e la negoziante sotto casa, che magari ha virtù private eroiche. Ma posso fare un confrontro tra Maryam e una categoria che ha scelto di farsi serva per opportunismo, che so, i leccapiedi negli uffici fantozziani, o il giornalista medio.

    E’ una mia scelta, ma non si può vivere senza darsi dei valori.

    Comunque non ho parlato di imperialismo americano nel mio messaggio precedente, dove invece mi riferivo a Lenin e alla nascita della terza internazionale.

  56. utente anonimo says:

    Miguel, fermo restando le differenze, io mi riferivo all’idea di imperialismo del numero 40. Il tuo commento l’ho letto solo dopo. Noi non neghiamo di preferire alcune scelte ad altre, e di stare totalmente dalla loro parte; ma non abbiamo bisogno di, in via di dottrina, dare “valore”, termine odioso, ad alcune scelte invece che ad altre. Ci battiamo per alcune cose, altri si battono per altre. Certo, sappiamo riconoscere anche i comportamenti viscidi e schifosi. Per questo la nostra corrente giudica migliore persona, per quel che vale un giudizio alla persona, il “mostruoso” stalin al destalinizzatore kruscev, o in italia, migliore persona gramsci del “migliore” per antonomasia togliatti. Marx era una bella testa; fin lì, credo, è d’accordo pure ritvan. Ma la cosa non m’interessa, e mi sono fatto crasse risate alla stupidità di quei lettori d’un giornale inglese che l’hanno definito il “filosofo” più importante. Povero marx! Conta solo che marx era comunista, e la sua battaglia è la nostra. La battaglia della nuova società che per intuizione, per fede se vuoi, ogni comunista dovrebbe vedere. La scienza ci serve appunto per rilevare già oggi i segni di domani, non essendo più il marxismo una religione “rivelata”. Chiudendo con un sorriso, si può dire che il marxismo è, almeno per il nostro rito bizantino, una religione “rilevata”. Nulla toglie la nostra differenza alla tua forza di svelare i meccanismi ideologici del potere dietro le sue facciate simboliche. p

  57. Adesso non sono più anonimo, è stata una svista. Ho scritto io il messaggio 40. Preciso che non sono albanese e nemmeno fascista. Per quanto riguarda il primo punto è stata solo fatalità geografica, per il secondo scelta di testa e di pancia.

    Non sono un agit-prop comunista ma un sostenitore dell’antiimperialismo e dell’anticapitalismo. Sono marxista perchè non vedo altra base teorica solida dalla quale partire. Onoro i compagni combattenti, non mi sembra sia una cosa fascista, per anni, sia i movimenti che il PCI hanno parlato di compagni militanti (militia, impero romano). Ma soprattutto, non voglio fare tenerezza a nessuno piuttosto confrontarmi teoricamente su testi come quello dal quale si prende spunto per questa discussione.

  58. utente anonimo says:

    Caro anonimo,

    tu dici che ci sono dei criteri che danno valore ma che non sono innati nè oggettivi.

    A questo punto resta solo la scelta “ad mentulam canis” di detti criteri, ti faccio notare.

    E non hai nessun diritto di parlare di opportunismo, virtù eroiche, leccapiedi. Ognuno è libero di scegliersi i criteri che vuole e nessuno ha diritto di giudicare quelli degli altri.

    Senza base su cui si fondino criteri comuni, un pedofilo e un comunista sono identici. Io e Miguel siamo uguali. O meglio, incommensurabili e tutto lo sforzo di confronto che facciamo è per evitare di lavorare. E non esiste un modo ragionevole per dire che M è migliore o ha ragione nel fare delle scelte di campo.

    Qui si ignora bellamente il valore fortissimo che ha il carattere scientifico del marxismo. Se lo togli, è cone togliere Franco Baresi alla difesa del Milan: inizia a fare acqua da tutte le parti e crolla miseramente.

    Non si tratta di divinizzare Marx: se la sua impostazione di analisi ha valore, non esistono e non possono esistere “cause giuste”, si tratta di una categoria puramente fittizia.

    Francesco

  59. Per “ripensaremarx”

    Il mio non era affatto un rimprovero (è anche difficile ricordarsi sempre di firmare), solo una comunicazione che faccio periodicamente.

    Miguel Martinez

  60. La cosa più sensata da fare sarebbe oggi ripensare il marxismo, come base di analisi dalla quale ripartire per una alternativa seria al capitalismo. Giustamente La Grassa propone di capovolgere l’XI tesi su Feuerbach e di reinterpretare il mondo prima di avere la pretesa di trasformarlo. Non possiamo fare finta che l’Unione Sovietica non sia esistita, non possiamo trascurare le aporie logiche che inficiano la teoria del valore, non si può negare che il General Intellect non ha realizzato lo spossessamento della proprietà capitalistica cedolare, non si vede da nessuna parte l’unione degli ingegneri e dei manovali sintesi di quella classe che avrebbe dovuto, secondo Marx, demolire il sistema.

    Di fronte a tutto ciò si impone come parole d’ordine del “purismo” sterile degli anni passati.Chi rappresenta l’imperialismo capitalistico? Allora i nemici degli americani sono nostri amici anche se non sono classe ma popolo. E poi quale classe? Il proletariato intermodale che produce l’Unione Sovietica? Oppure vogliamo continuare a pensare che sono i traditori e i burocrati la causa di tanto sfacelo socialrealistico? Certo che non sono dalla parte di Bin Laden, ma è approfittando della lotta interdominati che possiamo rafforzarci. Lenin docet.

  61. Errata Corrige. “Di fronte a tutto ciò si impone come parola d’ordine la resistenza invece del purismo……

  62. utente anonimo says:

    x Rip.Marx

    guarda che ad aiutare troppo il nemico del tuo nemico (anche se è un tuo nemico) ti ritrovi il patto Molotov-Ribbentrop …

    E non è strano che la storia la facciano le lotte tra imperialisti (e che cosa sono? chiamiamoli col loro nome, capitalisti) mentre la classe che avrebbe dovuto impossessarsi del futuro e far iniziare la vera storia può al massimo scegliere per chi tifare?

    Qui una nuova analisi urge disperatamente, altro che perdere tempo tirando le freccette alla foto del Presidente USA di turno.

    Francesco

  63. utente anonimo says:

    La resistenza è un mito da sfatare o marxisticamente non se ne esce vivi. È stato in tutto e per tutto un movimento borghese. Resistenza e marxismo sono opposti inconciliabili. Detto sessant’anni fa poteva sembrare un azzardo (era semplice applicazione del marxismo), ma oggi, dopo la parabola fatta dai vari partiti resistenzialisti è chiudere gli occhi. Bisogna continuare il filo rosso che lega i comunisti di tutti i tempi, non “ripensare” marx. Dopo marx, questa maledetta personificazione, altri hanno continuato il lavoro. Comunque, se il grand’uomo, il filosofone barbuto ha sbagliato, ma che significa?, se ne prende atto, e ci si affida a chi avrebbe avuto ragione. Il mondo non lo trasforma il marxismo ma la storia così come diviene. Però se non si crede allo sbocco storico (la nuova società) profetizzato da marx, e mi piace usare qui questo termine, non si capisce cosa voglia dire essere marxisti. p

  64. “Il mondo non lo trasforma il marxismo ma la storia così come diviene”… Se le cose stanno come dice questo utente possiamo andare tutti a casa, oppure possiamo scegliere la via di Heidegger e dei suoi rampolli italiani. Cioè possiamo sostenere l’impossibilità di uscire dal capitalismo oppure l’inevitabile metafisica della supremazia della Tecnica. Ciò non toglie che la realtà non va dove desideriamo noi, ma il primo modo per modificarla o cercare, almeno, di non renderla ostile è quello di non perdersi dietro teorie giustificazioniste deboli e nihilistiche. Per quanto detto vi rinvio al saggio di M. Bontempelli ” Filosofia e realtà. Saggio sul concetto di realtà in Hegel e sul nichilismo contemporaneo”

    CRT, 2000. Per quanto riguarda il mito della resistenza partigiana sono d’accordo con te, ma le mitizzazioni sono strumentali e vengono sempre dopo i fatti. Questo perchè occorre neutralizzare eventi che possono essere ferali per il sistema dominante.Ciò non toglie che ci sono resistenze e resistenze. E, soprattutto, ci sono fasi storiche all’interno delle quali la resistenza è l’unico spazio per “conservare il fuoco” e non passare notti all’addiaccio teorico e politico.

    A Francesco dico che ogni qual volta si accendono lotte caustiche tra i dominanti si possono aprire falle nel sistema. Non è un caso che le rivoluzioni sociali “temporaneamente efficaci” si sono sviluppate promiscuamente a questi eventi. Marx diceva bene, i falsi fratelli smetteranno subito di bisticciare per consorziarsi massonicamente contro i dominati, ma si deve approffitare della situazione come fece argutamente Lenin. Cito ancora Preve: “Si devono rompere le uova per fare la frittata”.

  65. Marxismo di scuola bassanese contro marxismo di scuola napoletana, con non disprezzabili incursioni neocon :-)

    A parte questa mia, spero, innocua battuta, il dibattito triangolare La Grassa vs (eredi di) Bordiga, con le puntualizzazioni di Francesco, promette bene.

    Miguel Martinez

  66. Spero anch’io che il dibattito sia proficuo, certo non sono d’accordo col pur ottimo Preve che discute con tutti (ma proprio tutti!) e riesce anche a pubblicare con le ed. Settimo Sigillo e all’Insegna del Veltro. Ma a lui si perdona tutto, perchè possiamo stare sicuri che non concederà nulla al nemico incidentale.(mai dimenticare che il nemico fondamentale contro il quale lottiamo non sono certo i fascisti e/o i destri assortiti in mille salse). A questi ultimi, come ai sinistri, concediamo lo spazio che meritano. Quanto alle diverse scuole di pensiero, dovremmo cominciare a divellere i tetti delle stesse per garantirci vitali raggi di sole atti alla crescita della pianta teorica (e pratica politica). Forse la differenza più grande tra La Grassa e i marxisti ortodossi è che il primo ha saputo più volte rivedere le sue posizioni senza arroccarsi dietro aggiustamenti d’occasione. Del resto la parabola di Negri ci indica quello che può succedere quando il soggetto rivoluzionario vive solo nella testa dei professori.Per altro, il prof. Negri in occasione della giornata di commemorazione di Nicola De Feo ha apertamente detto che tutto è finito. Non si capisce perchè continua a farneticare di moltitudini desideranti che abbatteranno l’impero. A meno che, a voler essere malpensanti,non abbia capito come fare i soldi vendendo libri.

  67. utente anonimo says:

    Caro MM,

    preferirei essere ascritto ai teo-con, anche se probabilmente sono in verità di semplice scuola cattolico-liberale alla Manzoni. O forse solo un cattolico che ha studiato economia.

    A parte questo, “Il mondo non lo trasforma il marxismo ma la storia così come diviene”… ” mi sembra il punto di partenza minimo di ogni discussione.

    Se il marxismo non è la migliore (e migliorabile) descrizione “scientifica” del divenire storico, allora è solo un’ideologia, e pure priva di una struttura materiale da giustificare e che la sostenga.

    Se l’errore di Marx fosse stato di tempi (era troppo ansioso di vedere la fine della preistoria), sarebbe solo questione di avere pazienza. Senza agitarsi pateticamente nelle diatribe, tanto la storia cammina con le strutture economiche, non con i dibattiti tra studiosi.

    Se ha sbagliato nell’indicare nel proletariato (eventualmente dopato dagli ingegneri) la futura classe “definitiva”, allora è più grave, perchè rimangono solo le basi filosofiche (materialismo dialettico) ma si deve rifare la teoria da capo. Buon lavoro.

    Non sono convinto della proficuità dell’opportunismo leninista: se butti le uova troppo presto nella padella non ti viene una frittata (ma ‘sto Preve ha mai cucinato?).

    Credo che l’unica via marxista per giustificare il fallimento delle rivoluzioni che ci sono state sia quella del dire: era troppo presto. Ci voleva la pazienza di attendere che la storia facesse il suo corso.

    Poi io giudico che la storia abbia fatto un corso del tutto incompatibile con le analisi di Marx e seguaci/discepoli/continuatori e che questo dovrebbe portare a buttar via il tutto, ma questa è altra storia.

    Trovo teoreticamente folle dire che gli USA rappresentano l’imperialismo capitalista e che quindi i loro nemici sono “cobelligeranti” dei comunisti. Al contrario, se Marx ha detto qualcosa di sensato, le resistenze reazionarie al capitalismo sono solo un ostacolo sulla via del comunismo. La storia mostra che se non si passa per i McDonald’s non si arriva alla vera rivoluzione; ad oggi parrebbe che anche passandoci non ci si arrivi ma il dibattito è più aperto.

    Un iraq libero e nazional-feudale (come economia) non è un progresso della lotta contro il capitalismo, è una perdita di tempo e una distrazione.

    Francesco

  68. I problemi più grossi del marxismo derivano proprio dall’economicismo(imbrigliamento nelle categorie economiche come l’interminabile disputa sulla validità della teoria del valore/lavoro) e dallo storicismo(fine della storia col comunismo e inevitabile scivolamento verso lo stesso) . Quando Marx lascia ad intendere una presunta inevitabilità del processo storico provoca un errore che viene amplificato da chi raccoglie il suo pensiero acriticamente. Ciò non vuol dire che il pensiero di Marx sia da buttare via. In primis resta la migliore e unica scienza dei modi di produzione, in secondo luogo non si può confondere il pensiero di Marx con i marxismi. Mi sembra già una buona giustificazione.

    Poi, non credo che l’Iraq libero dagli americani si riduca meramente ad un paese nazional-feudale. Per quanto le sue strutture sociali si riproducano in forma similfeudale possono benissimo convivere,o meglio essere sussunte, col/dal capitalismo e al servizio di quest’ultimo (il viceversa sarebbe un’assurdità). Il capitalismo si è dimostrato, sin qui, il sistema di riproduzione sociale più forte(più forte anche della pianificazione socialista) per cui non si può pensare, storicisticamente, che gli eventi procedano a scatti lungo una linea temporale continua procedendo avanti o indietro. La questione è alquanto più complicata.

  69. Teocon, dunque – “neocon” lo avevo preso da un tuo messaggio precedente, dove lo usavi forse con un tono lievemente autoironico.

    Non entro in merito alla discussione sul marxismo: molto semplicemente, la mia esperienza mi insegna che ogni “marxista” ha una propria teoria sul presente perfettamente inconciliabile con quella di ogni altro :-)

    Ci sono però degli spunti molto interessanti in quello che dici, e mi piacerebbe sentire anche i due opposti marxisti, “ripensaremarx” e “p” in merito.

    Per quanto riguarda l’Iraq…

    Credo che la maggior parte dei marxisti non si identificherebbe in uno stato iracheno guidato dagli attuali resistenti.

    Ma nemmeno nell’Iraq di Sistani e delle bande curde, stato religioso su basi etniche più o meno spurie, con un’economia e un sistema pubblico totalmente distrutti, salvo per la parte che serve alla repressione e all’esportazione, e quindi a guadagni altrui.

    Credo che un marxista avrebbe preferito uno stato forte, non etnico e non confessionale, in grado di condurre il capitalismo, ma anche la scolarizzazione e l’emancipazione femminile, a maturazione, con la creazione di un’ampia classe lavoratrice industriale.

    Insomma, l’Iraq di Saddam Hussein. Sognando ovviamente il suo rovesciamento da parte di una società ormai sviluppata.

    Miguel Martinez

  70. utente anonimo says:

    Iniziamo dall’iraq. Tempo fa, se ritvan ricorda, ho detto che la soluzione migliore, oggi, per quel paese, è un accordo tra americani meno fissati dei componenti l’attuale amministrazione, e la parte di guerriglia più disponibile a un accordo. Se poi le cose sfuggono di mano, l’iraq sarà un bel pasticcio, più di quanto già non sia, e per gli americani e soprattutto per gli iracheni. L’iraq era già un paese capitalista e modernizzato sotto saddam, e qui non è in gioco una trasformazione economica del paese, ma semmai l’accaparramento delle sue risorse, non tanto per sé, quanto contro altri (controllo delle fonti petrolifere). Dovrei mettermi a piangere perché la borghesia americana si premunisce contro altre borghesie rampanti (europa e asia emergente)? Io sono comunista, e non sono partigiano di nessuna borghesia. Quel tempo di possibili alleanze che diceva francesco è passato per sempre, in europa occidentale fin dal 1871, come marx stesso registra all’indomani della comune di parigi. Borghesie più luride e vigliacche, e ce ne vuole, di quella stessa americana. Tutte le questioni nazionali di oggi derivano dal fatto che la terra ha bisogno d’un governo mondiale, ma le borghesie nazionali non sanno darglielo. La più forte, nel tentativo di mettere ordine (borghese), crea spesso ulteriore disordine. “Il mondo è sottile e piano: pochi elefanti vi girano, ottusi”; mi piace citare in fine a questo punto la poetessa amalia rosselli.

    Non capisco che significhi “economicismo”. Il marxismo è la prevista fine di ogni economia. Certo, studiando le economie che si sono succedute storicamente, ultima arrivata il capitalismo. Né il proletariato è la futura classe definitiva. Dietro il comunismo c’è la specie, non una classe. La lotta di classe, quella lettera famosa di marx l’ha citata persino ritvan, è, come la teoria del valore, del resto, farina del sacco borghese; buona farina, e marx l’ha usata. Il proletariato, smettiamo di pensare solo a tute blu et similia, inesistenti al tempo di marx, sono i senzariserve. Mai il capitalismo, per sua natura, riuscirà a eliminarli. Ma sempre meno ne ha bisogno come mano d’opera. Qui è la formidabile contraddizione. Nell’occidente questa contraddizione per ora fa nascere la questione dello stato sociale, delle pensioni, del lavoro sempre più precario, eccetera; in africa crepano di fame.

    Se la storia è segnata, allora inutile muoversi. Inutile essere attivisti, che è tutt’altra cosa. Siamo dentro la storia, e ci muoviamo in essa, o meglio ne siamo mossi. Poi, ma mica sempre, impariamo. Ma la scelta decisiva, i professori, e chi li segue, con la loro mitizzazione della ragione non lo capiranno mai, e pensano alla storia come conferma delle idee che hanno partorito nel loro nobilissimo cranio, nelle posizione che prendiamo e nelle lotte che facciamo, è dell’istinto. Non per niente siamo materialisti. p

  71. Caro Miguel,

    sono convinto che la resistenza irachena debba essere inserita tra quelle forze nazionaliste che lottano per la propria storia e tradizione contro una forza straniera (meglio sarebbe dire il paese imperialistico per eccellenza, hic et nunc)che vuole imporre un modo unidimensionale di vita al solo scopo di succhiare energie(in forma di plusvalore/plusprodotto) per aumentare la propria capacità di soggiogare il mondo.Che vuol dire che “alla borghesia americana si sostituirebbe quella irachena”? Tanto dovrebbe bastare a noi comunisti per restare neutrali?Prima di tutto non facciamo i finti internazionalisti sulla pelle degli altri! Credo che senza un minimo di coscienza popolare e abitudine alla resistenza non si vada lontano. Non dico autodeterminazione altrimenti mi danno di nuovo del fascista! Certo che non possiamo fare come Marx col suo “Discorso sul libero scambio” perchè non siamo in quella situazione per cui accellereremmo le contraddizioni per rendere palese il vero volto del capitale, ma,piuttosto, con un atteggiamento inane, permetteremmo al paese dominante di diventare più forte di quello che già è. Occorre invece fare ginnastica rivoluzionaria, soprattutto per quando infuocherà il policentrismo tra superpotenze che si candideranno a sostituire in futuro quella americana.Anche a noi comunisti non farebbe male strappare la bandiera tricolore di mano alla odiosa borghesia italiana o ai servi di destra e costruire un nuovo sentimento nazionale avulso da quello straccione dell’ideologia dominante, pronto solo a stendere drappi funebri ed a eroicizzare le gesta di soldati sodali con la criminalità di stato

  72. Per “ripensaremarx”,

    Spero che il “Caro Miguel” sia un lapsus, stai infatti rispondendo non a me, ma a “P”.

    Tifo per te contro il nostro bordighista, ma faccio di tutto per tenere la cosa segreta.

    Se la cosa dovesse diventare troppo evidente, rischierei di perdere “p” che è una colonna creativa, poetica, riflessiva e critica di questo blog, per cui non lo dire troppo in giro.

    :-)

    Miguel Martinez

  73. Miguel tu costituisci la nostra sintesi dialettica. Per questo ho detto “caro Miguel”. Parlare “faccia a faccia” con un bordighista non è facile e le motivazioni sono tutte nel testo di Preve pubblicato sul tuo sito. Ovviamente si sta sdrammatizzando! Non posso che ammirare il fervore comunista che ammanta i bordighisti, per quanto lo consideri sterile (ma è una opinione personale).Auguri rivoluzionari a tutti!

  74. Sarà sterile il bordighismo, ma letterariamente e poeticamente, è qualcosa di ammirevole.

    Miguel Martinez

  75. utente anonimo says:

    RipensareMarx,

    come sarebbe a dire che vuoi buttare a mare il Marx del libero scambio e raccattare il tricolore?

    E da quando in qua un comunista teme il rafforzamento della potenza imperialista? Cosa è questa analisi sovrastrutturale?

    Non esistono la nazioni, sono il moderno oppio dei popoli. Esistono le classi sociali.

    Il bene e il male sono l’avvicinamento o l’allontamente dallo squallore violento della storia pre-comunista. Altro che scacciare i McDonald da Bassora e da Baghdad.

    Scusa ma qui più che criticare l’accettazione acritica del Marxismo bisognerebbe comprenderne almeno le istanze fondamentali. Sennò ti ritrovi a fianco di Alemanno e poi ti sfido a non darti da solo del fascista.

    Non aggrapparti a Miguel: è un messicano col complesso “Dio è lontano, gli Stati Uniti vicini” ma è un cattivo teorico :)))

    Ciao

    Francesco (che se non fosse cristiano probabilmente sarebbe marxista)

  76. utente anonimo says:

    Senti “ripensaremarx”. Io capisco tutto, e la nostra posizione ha dei motivi precisi per essere così di minoranza all’interno dello schieramento comunista. E non voglio tediare nessuno con le tante differenze interne allo stesso microcosmo “bordighista”, altrimenti persino i bizantini sfigurerebbero al confronto. Ma davvero dopo l’esperienza storica stalin-togliattista vuoi continuare a raccattare da terra le bandiere della borghesia? Perché io sarò iperuranico e il mio futuro sarà nella testa di giove come minerva, ma tu non ti sei mica accorto che dal ’45 sono passati sessant’anni. p

    p.s. Miguel, lo sapevo già che tenevi piuttosto per quella parte che per questa, ma ti perdono per le belle parole sul “bordighismo”. In realtà bordiga è stato l’ultimo grande teorico del marxismo rivoluzionario, anche se i suoi testi del dopoguerra, soprattutto, sono godibili anche dal punto di vista letterario. Vero Aurora?

  77. E’ vero che solo portando alle estreme conseguenze certi ragionamenti si possono cogliere insospettabili aspetti della realtà ma non mettetemi in bocca cose che non dico: 1) Marx era convinto che accellerando (soprattutto con la liberalizzazione del mercato del grano) le conseguenze della modernizzazione capitalistica si potesse garantire, parimenti, una precoce maturazione rivoluzionaria della classe operaia (che rivoluzionaria non era affatto). Marx ovviamente aveva ragione, oggi però non è il caso di accellerare processi inevitabili che non portano modernizzazione capitalistica (indirettamente indispensabile alla formazione di una classe operaia) ma rinsaldamenti di odiosi schemi imperialistici.

    2)Non ho detto di raccattare la bandiera nazionale ma di: “costruire un nuovo sentimento nazionale avulso da quello straccione dell’ideologia dominante”. Questo punto mi sembra importante quanto importante è capire che il capitalismo è fatto di una pluralità di capitali in concorrenza tra loro, che originano (anche/soprattutto) in differenti Stati. Non è un caso che il capitalismo americano è più forte di quello italiano e può imporre le regole del gioco. Oppure vogliamo davvero credere all’impero senza un fuori(e senza un dove) gestito da capitalisti/moloch(o tipo spectra di 007 o, ancora, demo-pluto-giudaico-massoneria-unificata) che soggioga una classe operaia (anch’essa vista come un solo corpo con una sola avanguardia ). Mi sembra una visione, nel primo caso, di fantapolitica, nel secondo, un pò troppo occidentalocentrica. Ma su questo Mao ci ha già insegnato qualcosa.

  78. E’ vero che portare alle estreme conseguenze alcuni ragionamenti può essere utile a evidenziare particolari della realtà che sfuggono all’apparenza, tuttavia, non mettetemi in bocca cose che non ho detto:1) Non butto a mare il Marx del liberoscambio ma evidenzio che se poteva avere un senso accellerare la modernizzazione capitalistica (soprattutto attraverso la liberalizzazione del mercato del grano) al fine di formare una moderna classe operaia (che rivoluzionaria non era ancora, e non lo sarà nemmeno ai tempi di Lenin) è ovvio che Marx agì intelligentemente. Oggi però non si tratta di accellerare processi già maturi che peraltro mal comprendiamo, quanto invece di resistere al rinsaldamento delle fila imperialistiche che portano morte e distruzione ovunque. 2)Non voglio raccattare la bandiera nazionale ma “costruire un nuovo sentimento nazionale avulso da quello straccione dell’ideologia dominante”. Dobbiamo ricordare che il capitalismo è costituito da molti capitali in concorrenza tra loro e che questi capitali hanno, spesso, origine nazionale. Quindi non è ignorando la questione nazionale che la si supera, altrimenti si precipita nelle teorizzazioni fantapolitiche di imperi trascendenti, senza un centro e un dove, all’interno dei quali le moltitudini desideranti vagano alla ricerca di poliziotti che possano sbrangarle, al fine di ottenere un riconoscimento soggettivo. Non è così e gli Stati non sono superfetazioni ma restano punti nodali del (differente) formarsi dei capitali e della loro accesa competizione. Infatti, tout se tient, lo Stato americano è più forte di quello italiano. E non ditemi che la differenza non si vede!

  79. Scusate ma non vedo il commento. Se appare due volte fate come se fosse uno oggi la mia linea fa le bizze!

  80. utente anonimo says:

    “non modernizzazione capitalistica (indirettamente indispensabile alla formazione di una classe operaia) ma rinsaldamenti di odiosi schemi imperialistici.”

    Senti, caro il mio marxista degli stivali ;) adesso mi spieghi la differenza tra questi due fenomeni.

    E’ ben vero che le nazioni esistono e che Marx non le considerò a sufficienza dal punto di vista teorico ma se perdiamo la centralità della dialettica tra proprietari dei mezzi di produzione e lavoratori, di Marx ci resta solo la barba.

    Francesco

  81. No, non ci resta sola barba. Possiamo invecere riorentare la nostra analisi sugli agenti strategici e mettere in secondo piano un conflitto Capitale/lavoro che non è assolutamente centrale. Questo vale, a maggior ragione, per la proprietà dei mezzi di produzione. Si vede che la storia non ci insegna nulla. Evidentemente consideri l’imperialismo fase suprema del capitalismo come il nostro “Papa Rosso”. Per me è solo una delle fasi del capitalismo ma non l’ultima e come tale va combattuta. Quanto a stivali, ne dovrai consumare tanti se non vedi differenza tra i due fenomeni. Forse non ti conviene vederla.

  82. utente anonimo says:

    Fammi capire, cosa vuoi, un nazionalcomunismo? Ma cos’è stato lo stalinismo, e il maoismo, se non non una cosa simile? Ma ciò ch’è peggio, non ti rendi conto che questi furono movimenti borghesi, che accelerano in quegl’immensi territori la diffusione del capitalismo. Cos’è stato, storicamente, il capitalismo? Rottura delle isole di produzione/consumo e mercantilismo integrale, divenendo il mercato e le forma-merce l’unico modo di distribuzione dei valori d’uso, quello che marx chiama il “ricambio sociale”. Temo ti sfuggano questi concetti essenziali, e li sostituisci con l’odio verso una borghesia particolare,. Che a me neppure piace, ma che non confondo col modo complessivo di produzione, che non dipende da, e non è nato in america. p

  83. Mi sembra che il socialismo sovietico sia stato qualcosa d’altro d’un mero fattore di accumulazione originaria facente le veci del capitalismo, che, nel frattempo (da quanto tu dici), attendeva sull’uscio la catastrofica caduta della pianificazione al fine d’insediarsi col suo vero volto. E’ chiaro che non voglio un nazionalcomunismo ma parto da ciò che ho prima di inventare avanguardie effimere di soggetti già perdenti (classe operaia intermodale) o mai giunti a realizzazione (General Intellect).

    Non mi sembra esistere uno sviluppo oggettivo delle forze produttive interne al capitalismo che porta ad una transizione/maturazione verso un differente modo di produzione e dunque lo scivolamento ineluttabile verso il General Intellect (dall’ingegnere all’ultimo manovale o dal consulente finanziario al semplice impiegato). Marx indicava tale soggetto (e non la classe operaia) come reale affossatore del sistema capitalistico e dal momento che tale fusione non si è verificata bisognerebbe ripensare la questione (da qui alcune alternative che si propongono per evitare atavici errori ed orrori).

    Poi, non mi accanisco contro una borghesia particolare (ammesso che si debba parlare ancora di borghesia e classe operaia) ma contro uno Stato che rappresenta “un imperialismo estremamente duro – forse il più feroce nella storia – come quello USA, in stretta alleanza con l’alleato strategico israeliano”.(G. Lagrassa) Quanto al ricambio sociale, non mi sfugge certo il fatto che il Capitalismo si è sin qui dimostrato il sistema di riproduzione sociale più forte, di fatti, ha sbaragliato la concorrenza. A noi l’impresa di pensarne uno migliore…

  84. utente anonimo says:

    p, concordo a priori con te anche se, per la verità, avevo letto di Bordiga solo quella “tre giorni” di dialogato con Stalin, di cui non ricordo bene il contenuto ma solo l’impressione che ne avevo avuto: leggibile e godibile. Non la faccio lunga sennò dovrei incominciare a fare paragoni tra menti ” chiare, alte e spaziose” e menti ” ingarbugliate, incomprensibili e chiuse nel settore specifico”.

    Di tutta questa discussione nel blog io non capisco praticamente nulla e neanche mi sforzo di capirci, a fiuto sono sempre d’accordo con te che parli di futuro, di evoluzione naturale, di necessità storica di arrivare dove il ” tuo profeta” aveva predetto l’umanità e la natura siano destinate ad arrivare. I grandi sogni, la scienza che dalla goccia intuisce la presenza e la vastità del mare, mi sono sempre piaciuti.

    Hai fatto così buona propaganda del marxismo alla Bordiga che persino Ritvan ammira i concetti e l’onestà che esprimi e Francesco ammette che, se non fosse cattolico o cristiano, sarebbe marxista.

    Vorrei sapere dove Marx, o Bordiga, arrivano con le loro profezie. Perchè se la ruota gira, dopo il capitalismo, dopo il fascismo, dopo il comunismo ( è giusta la sequenza ?), ancora qualcosa ci dovrebbe essere.

    O tutto finirà lì ?

    Aurora.

    P.p.s. . credo che tu stia aspettando ancora di sapere quali sono i quattro errori del capo. Forse son finiti nei sepolcri, o nel trapasso da un post all’altro si son dispersi sotto un sasso ( copio da Caproni).

  85. utente anonimo says:

    E io di quel testo ti volevo testimone, aurora. E del suo lato “letterario”. Insomma, bordiga sembra essere passato, per usare termini di critica dantesca, dal linguaggio “tragico” del primo novecento fino al 26, al linguaggio “comico” del secondo dopoguerra, tanto spregevoli erano gli attori di quella fase storica, e la fase storica stessa. Oggi non riesco neppure a immaginare che razza di linguaggio userebbe, se fosse vivo.

    Ripensaremarx, non mi far rovistare tra vecchie riviste del partito comunista internazionalista, che, confrontando statiste americane e russe, dimostravano a metà degli anni settanta, che c’era più “pianificazione socialista” in america che in russia. Il piano di marx e comunista è tutt’altra cosa. Ma oramai siamo pochi adepti d’una setta esoterica a sapere questo pubblicatissimo (quanto sono pubblicate le opere di marx e di engels) segreto. p

  86. Aurora forse è proprio questo che non va. Quando gli avversari ci danno troppe pacche sulle spalle vuol dire che non ci temono tanto.

    I discorsi letterari che infiammano il cuore (il mio “onore ai…” col quale ho esordito e che sento nel petto quando un compagno manifesta grande coraggio) sono importanti ma anche l’analisi scientifica(dei modo di produzione) lo è. Quando i compagni di Lotta Comunista (impagabili nella solerzia di attivismo) bussano alla porta e mi vendono il giornale (per altro fatto bene) o i testi di Cervetto, provo grande gioia (l’utimo che è venuto aveva 16 anni). Un compagno di 16 anni è una grande gioia perchè non si fa fottere dalla playstation o dai diversivi creati apposta per ricoglionire la gioventù. Io avevo 15 anni quando ho cominciato a militare nel partito. Oggi ne ho 29 e constatare che nonostante la merda sia aumentata qualche ragazzo riesca a rifiutarla mi rallegra l’esistenza.

  87. >Quando gli avversari ci danno troppe pacche sulle spalle vuol dire che non ci temono tanto.

    Allora vuol dire che noi invece siamo sulla buona strada :-)

    Miguel Martinez

  88. utente anonimo says:

    x MM

    ????

    cioè, non ho capito per niente.

    Francesco

  89. utente anonimo says:

    “mettere in secondo piano un conflitto Capitale/lavoro che non è assolutamente centrale”

    ora, è vero che ci sono dei “cattolici” che propongono di mettere in secondo piano Gesù Cristo per concentrare l’analisi sui valori e cazzate del genere ma, appunto, trattasi di cazzate [NpL intesa come categoria analitica].

    Che ci frega di combattere una fase del capitalismo? Noi marxisti vogliamo la FINE del capitalismo (lato soggettivo) e sappiamo che è un sistema con una vita utile limitata e destinato a finire (lato oggettivo-scientifico, senza di cui quello soggettivo sarebbe patetico velleitarismo).

    Chi sono gli Agenti Strategici? Un nuovo Pokemon?

    Seriamente, la tua affermazione ai miei orecchi suona come l’uccisione di Marx, ci resta la metafisica del materialismo storico, ridotta ad un sacco vuoto.

    L’eterna lotta tra Sfruttati e Sfruttatori, con oggi gli Yankees nella parte dei secondi? Senza la prospettiva storica di Marx è meno interessante della lotta tra I Fantastici Quattro e il Dottor Destino. E non scherzo.

    Francesco

  90. E’ incredibile quanto tu voglia spingermi nelle braccia di un’ortodossia che non era certo di Marx. Se la vitalità del capitalismo viene sopratutto dallo squlibrio e dalla lotta inter(intra)dominanti (e, non esclusivamente, come pensano tanti marxisti dal conflitto borghesia/proletariato) e se la classe operaia non è riuscita a proporre una reale alternativa (se non l’ esempio storico dell’Unione Sovietica che è finita come è finita, non per un puro caso, ma perchè era proprio il prodotto più specifico di quella classe operaia) ammetterai che qualcosa deve essere ripensata. Per questo parlo di dominanti e dominati (o meglio condivido le teorizzazioni di chi, meglio di me, ha esplicitato queste categorie) oggi le cose non sono così dicotomicamente chiare come si potrebbe credere quindi evitiamo di perpetuare e perpetrare vecchi errori (innovando pioneristicamente là dove occorre e anche sbagliando dove occorre, a scanso di precoci mummificazioni).

  91. X Miguel,

    a proposito del libro di Bontempelli e Badiale, la Graphos non mi ha inviato nessuna mail di conferma per l’ordine. Pensi che devo rifarlo?

  92. “La contraddizione capitale-lavoro non può più essere pensata quale fulcro di una trasformazione che conduca oltre il modo di produzione capitalistico; la lotta, che tale contraddizione può alimentare, è comunque interna ai processi di riproduzione dei rapporti sociali capitalistici, ne favorisce lo sviluppo. Se detta lotta è o meno in grado di fungere da innesco di una loro trasformazione reale, o invece semplicemente di una transizione da una fase all’altra dello sviluppo capitalistico, dipende dai movimenti, dai reciproci rapporti di forza, dalla scelta degli obiettivi e dalla politica perseguita a tal fine, riguardanti quelli che, nell’ultimo capitolo del libro [Il capitalismo oggi. Dalla proprietà al conflitto strategico.Per una teoria del capitalismo. Ed. Petite Plaisance 2004], ho indicato come gruppi strategici della trasformazione anticapitalistica e gruppi strategici (capitalistici) tesi soltanto al cambiamento della frazione dei dominanti al potere; gruppi in acceso scontro fra loro nella congiuntura di crisi qualora si dia, non necessariamente, il caso che essi siano emersi da un processo di formazione e organizzazione durante il periodo storico precedente la congiuntura in questione.

    Così pure non è per nulla decisiva, per definire i vari raggruppamenti (“classi”) caratterizzanti la formazione sociale capitalistica, e le varie fasi del suo divenire, la proprietà o meno dei mezzi di produzione, il potere di disporre degli stessi o invece soltanto della vendita della propria forza lavoro in qualità di merce. La proprietà, nel suo assetto giuridico, può essere privata o pubblica (in genere dello Stato), può essere concentrata in poche mani o al contrario diffusa e distribuita nel mentre il potere effettivo nell’attività produttiva spetta ad un management privo della stessa. Le forme e la strutturazione della proprietà e del potere manageriale dipendono dalle varie fasi (ricorsive) dello sviluppo capitalistico, in particolare dal suo carattere mono o policentrico in merito ai rapporti di forza formatisi nella lotta per la supremazia tra le varie frazioni dominanti delle sfere produttivo-finanziaria, politico-militare e ideologico-culturale. Non esiste una loro configurazione finale, l’ultimo stadio appunto, che segnali la crisi definitiva del capitalismo, il suo ormai ineluttabile declino e l’imminenza della transizione ad altra formazione sociale”.(G. La Grassa) Scusatemi la lunga citazione ma questi sono i pokemon di Francesco.

  93. utente anonimo says:

    Caro Riposi in pace Marx,

    pensa che credevo di essere io quello che NON credeva a Marx.

    Il tuo signor La Grassa è un becchino coi fiocchi e uno che non si rende conto di quello che dice.

    Questo marxismo stocastico, la rivoluzione forse che sì forse che no, è ridicolo. E la dotta distinzione tra proprietà e controllo dei mezzi di produzione, in punta di giuridicismo, tutta nominale, ma chi lo pubblica ‘sto tizio?

    Dove è andata a finire la teoria economica marxiana, le sue leggi fondamentali di sviluppo? Adesso dipende tutto dal fatto che il gruppetto di anticapitalisti abbia la carta Pokemon Rosso, che raddoppia i Punti di Attacco al Sistema …

    Scusa lo sfogo ma questo non è un degno contendente per il Neoliberismo.

    Francesco

  94. Per Ripensaremarx,

    nemmeno a me mandarono un’e-mail di conferma. Il libro semplicemente arriva… dopo un po’.

    Per Francesco,

    Come sai, rispetto la tua presenza su questo blog, che è sempre interessante e stimolante, e che non si limita a punzecchiare e non cercare di “segnare punti” per la tua squadra a qualunque costo.

    Ma penso che concordiamo almeno su una cosa: che le tue idee e quelle di chi gestisce questo blog sono praticamente all’opposto.

    Proprio per questo è facile che volino scintille, o che il dialogo cada per un malinteso.

    E’ facile anche che un piccolo scontro personale possa essere preso a pretesto per rifiutare il dialogo: siamo tutti suscettibili e tutti un po’ infantili, almeno su Internet :-)

    Ecco perché ti chiedo un particolare autocontrollo nel fare certe affermazioni, come quelle che hai fatto su La Grassa.

    Voglio essere sincero. Se Ripensaremarx, che appartiene alla mia stessa famiglia, dicesse le stesse cose, che so, di Marcello Pera, non gli farei nessun appunto.

    Perché non rischia di creare un incidente con me, o con la linea generale di questo blog.

    Se invece Ripensaremarx liquidasse un tuo argomento allo stesso modo, lo bacchetterei, perché gli ospiti vanno trattati con un riguardo diverso dei membri della famiglia (antica legge arabo-sicula).

    E cercherei di controllare me stesso se, per ventura, dovessi capitare io su un blog di idee molto diverse dalla mia.

    Miguel Martinez

  95. utente anonimo says:

    Hai ragione Miguel ma il mio sfogo nasce da un vero e serio disappunto.

    Dietro le mie espressioni irridenti e maleducate, di cui mi scuso, c’è una cocente delusione.

    Non conosco la persona citata dal mio interlocutore ma la sostanza del mio giudizio rimane.

    Tutta la pretesa, e il valore, del marxismo mi sembrano perduti nella rilettura che ne propone.

    Per fare un esempio del MIO campo: se domani trovano il sepolcro di Gesù Cristo con dentro il corpo, io non sto a difendere il valore dei 2.000 anni di teologia cristiana, perchè il suo punto di partenza, la sua pietra angolare (“non conosciamo altro che Cristo, morto e risorto”) verrebbe a mancare. E sarebbe misero sentimentalismo, debolezza dell’intelletto, dire che però Agostino o Francesco ci piacciono tanto lo stesso.

    Il mondo non era affatto semplice ai tempi di Marx: la grandezza del personaggio è nella sua capacità di penetrarne la superficie per coglierne la struttura profonda, il nucleo razionale (credo si dica così).

    Tutto questo La Grassa non ce l’ha per nulla e quello che dice non suscita nessun interesse in me.

    Francesco

    PS ma chi è La Grassa per essere così meritevole di salamelecchi?

  96. utente anonimo says:

    La grassa ha una concezione politica, dalla citazione che leggo, del marxismo. Ammetto di non conoscerlo, ma devo dire che per me è poco interessante la strategia che questa visione sottintende. Noi abbiamo una visione fisica del marxismo, e della fine del capitalismo. Per questo siamo così sicuri che creperà, per necessità “fisica”, non per volontà, da assumere come “dovere”, di chicchessia. Neppure della classe, o del proletariato. Nessuno meno di noi ha il mito di queste categorie. Pacche sulle spalle? Quali pacche sulle spalle. Sai bene quanto si militi tra quattro gatti, ad avere queste posizioni. Vedi, la differenza è sempre quella. Io so cos’è il comunismo, la società futura, già oggi lo so, e credo che la storia vada in quella direzione. Non m’interessa di vincere il capitalismo, per ritrovarmi sotto un’altra forma di capitalismo. Io lotto per quel risultato, che già oggi vedo. Per questo, quando in russia fu chiaro, dopo una lotta formidale, che noi non rinneghiamo per niente, che avrebbe vinto il capitalismo, mentre la rivoluzione in europa non sarebbe riuscita a passare, i nostri maestri salvarono almeno la dottrina, mentre i grandi “ripensatori” del comunismo neppure oggi si accorgono di ciò che è successo ottant’anni fa. Non a caso stalin parlava, rivolto alle nostre posizioni di marxismo “dogmatico” e “talmudico” o, per amor di variazione, “talmudico” e “dogmatico”. Noi sapevano già negli anni venti cosa nascondeva il suo marxismo, che come amava dire, era invece “creativo”. p

  97. utente anonimo says:

    RipensareMarx. Bell’idea, se non fosse che prima bisogna averlo letto ( lui, non i suoi commentatori), ed io non l’ho letto. Quindi mi limito a ricordare, a proposito di pacche , che Bossi disse a Berlusconi ” giù la zampa”, con ciò innovando nella tradizione del linguaggio dei resoconti politici televisivi e chiarendo in tre parole che il tentativo di alleanza era fallito.

    Kel, a quanto pare, ha pochi avversari che gli diano pacche sulla spalla, e anche io non ne ricordo.

    Sono più quelli che si presentano come amiconi simpaticoni che, a volte , senza quasi conoscerti, ti appioppano un contatto accattivante, complice, quasi dominante. Non gli avversari.

    Basta che guardi la tivù, son tutti gli “amiconi” a darsi pacche reciproche, Berlusconi con Putin e viceversa, Berlusconi con Bush e viceversa, ecc.ecc., se potessero continuerebbero a “pacchettarsi” a vicenda e sempre più piovrosamente per sottolineare la confidenzialità, l’accordo, ma anche la sottile supremazia dell’uno sull’altro.

    Per il resto, non mi meraviglia che tu, confermando quel che ha scritto Kel, faccia parte di non so quale gruppo di sinistra da giovincello ed altrettanto giovincello sia chi ti porta il giornale di partito.

    L’addestramento deve iniziare nell’adolescenza.

    Aurora.

  98. utente anonimo says:

    O Francesco mio, i tuoi delicati interventi (contraddistinti da una pazienza veramente “evangelica”:-) ) nella diatriba fra marxisti di diversa “scuola” ti fa assomigliare ad una squisita donzella inglese che s’intromette nell’acceso dibattito fra due – absit iniuria verbo – cannibali che discutono animatamente sulle modalità di cottura e gli aromi giusti da usare per poter gustare al meglio le sue carni. Ti rendi conto, vero, che la signora si rende alquanto ridicola se tenta di convincerli che mangiare carne umana non è etico e, in più, e scientificamente deprecabile, poiché aumenta in modo esponenziale il rischio di contrarre il morbo Creutzfeldt-Jacob :-) :-).

    Ciao

    Ritvan

  99. utente anonimo says:

    io sono per i cannibali. p

  100. utente anonimo says:

    Concordo aurora. Non tanto per il giovane, ma per l’assurdo porta a porta di lotta comunista. Temo che non abbiano ben capito cosa sia il partito comunista. Che, oggi, qualunque cosa vogliano non esiste. Sono attivisti. Leggere lao tze prima di marx non gli farebbe male. È morto nel 26/27 di fatto. Abolito nel 43 ufficialmente dal becchino stalin. Un funerale rimandato di qualche anno. Per fortuna che il partito comunista esiste. p

  101. Per “p”,

    nella tua frase, “Per fortuna che il partito comunista esiste”, ho il sospetto che manchi un “non”, vero?

    Non penso che i “comunisti di scuola napoletana” credano di incarnare il “vero partito comunista in marcia”.

    “P” cita il wuwei di Laozi (o Lao Tse, se si preferisce), il famoso “agire senza agire”.

    Ma nel caso dei comunisti di scuola napoletana, esiste un “agire” da qualche tipo?

    Voglio dire, se si attende che il mondo realizzi la rivoluzione “per fisica”, e se tutte le azioni compiute nel passato hanno sempre dato esiti negativi, la cosa più logica sarebbe non fare assolutamente nulla.

    Ma questo sarebbe semplicemente un… non agire senza agire…

    Ma è nella “fisica” umana voler fare comunque qualcosa, anche se perfettamente inutile; e quindi non agire contrasterebbe appunto tale “fisica”.

    Miguel Martinez

  102. “Noi abbiamo una visione fisica del marxismo, e della fine del capitalismo. Per questo siamo così sicuri che creperà, per necessità “fisica””.

    Detto ciò, dovrei rinviarvi tutti a Franco Soldani (Marx e la scienza) e alla definizione della realtà “fisica” come impropriamente la chiamate voi, (escluso Miguel naturalmente). Ma sarò più propositivo e farò finta di non aver udito i colpi sul petto che vi siete dati per scandire “l’ora ortodossa”. P dice una cosa sensata quando afferma “La Grassa ha una concezione politica, dalla citazione che leggo, del marxismo”, ovviamente non è semplicemente così, ma p tocca un punto che potrebbe apparire scoperto nell’analisi del Nostro. In realtà La Grassa parte dal dato che “le strategie di conflitto – sempre presenti in ogni epoca della società umana, ma penetrate all’interno della sfera economica di quest’ultima nella transizione al capitalismo – sono decisive per quanto concerne la dinamica e il mutamento delle diverse formazioni sociali. In quelle precapitalistiche, dinamica e mutamento legati al conflitto riguardavano specificamente le sfere “sovrastrutturali” (politica e ideologia-cultura); anche il lento progresso tecnologico dei processi produttivi era, per molte vie, influenzato dal conflitto “sovrastrutturale”. Nella formazione sociale capitalistica, il conflitto penetra nella “base”, nella sfera economico-produttiva, spezza e frammenta incessantemente quest’ultima, generalizzando le forme di merce e di valore – dunque l’uso della moneta – e dando nel contempo forte impulso allo sviluppo delle forze produttive tramite accelerato progresso tecnico-scientifico”….

    Secondo quanto affermato da GLG “in ogni forma di società il conflitto più acuto e permanente è quello che si svolge tra classi (e frazioni di classi) dominanti; per meglio combatterlo, esse si appropriano del plusprodotto dei dominati, che è dunque mezzo fondamentale per la conduzione dello stesso. Nelle società precapitalistiche, il lento progresso delle forze produttive può creare strozzature al conflitto interdominanti, che esaurisce talvolta dette forze e indebolisce l’intera struttura sociale. Ciò diventa praticamente impossibile nella società a modo di produzione capitalistico, dove al contrario tale struttura si lacera e disorganizza in presenza di un eccesso delle potenzialità produttive, che non si è in grado di sviluppare in modo coordinato a causa appunto del conflitto, tra agenti dominanti, pienamente introiettato nella sfera economica. Tuttavia, tale disorganizzazione non implica crolli o permanente putrescenza del capitalismo; essa provoca soltanto congiunture di crisi, il cui aspetto più appariscente, ma spesso ingannatore, si manifesta nel sistema economico, mentre le sue determinanti più profonde si situano al livello della struttura relazionale tra differenti frazioni dominanti, la cui specifica configurazione si è formata nel corso del conflitto durante la fase che sfocia appunto nella congiuntura di crisi.”

    Io non penso che aspettando Godot si aggredisca meglio quello che voi chiamate “indefettibile fluire della realtà fisica verso il…..”. Se proprio devo sceglire (ma mi devo vessare) al vostro crollismo preferisco l’analisi più plausibile di G. Arrighi (crollista anch’esso) ma che dal crollo vede l’emergere (con maggior facilità) una barbarie più feroce di quella attuale. Vorreste abbattere il capitalismo a forza di alitate maleodoranti. Bene, alla fine vi girerà la testa.

  103. Dimenticavo Francesco “se domani trovano il sepolcro di Gesù Cristo con dentro il corpo, io non sto a difendere il valore dei 2.000 anni di teologia cristiana, perchè il suo punto di partenza, la sua pietra angolare (“non conosciamo altro che Cristo, morto e risorto”) verrebbe a mancare”. Non ti preoccupare sei in una botte di ferro!

  104. utente anonimo says:

    Perchè è asceso al cielo?

    O hai qualche dritta da girarmi?

    Grazie

    Francesco

  105. Non ho dritte da darti ma ti consiglio un libro (forse lo conosci già) “Per una storia dell’eterno in occidente” di Régis Debray.

    Prego.

  106. utente anonimo says:

    Non è detto che non finisca a schifìo il capitalismo, crepando. Noi comunisti si lavora perché non avvenga che la sua morte sia qualcosa di putrefacente per tutta la specie. Non so cosa intendi tu per fisico. Il linguaggio è uno strumento ormai piuttosto logoro. Ma ce lo teniamo così, finché la rivoluzione non cambierà a fondo anche questo strumento. Il mondo è unico, gli uomini ci sono dentro, e non esiste soggettivo e oggettivo. Nella nuova società spariranno persino i termini; noi a volte li si usa, ma sapendo che sono la stessa cosa. Per questo noi non vediamo differenze tra la realtà e il nostro “agire” in essa. Solo che invece di applicare “volontà” dal di fuori, cerchiamo, come nelle filosofie asiatiche, di metterci in sintonia dal di dentro.

    Miguel non c’era “non”. Avrei dovuto aggiungere “lo stesso”. Cioè: “per fortuna il partito comunista esiste lo stesso”. Non siamo certamente noi. Ma il divenire della storia e della natura (stessissima cosa). p

  107. utente anonimo says:

    La fretta è cattiva consigliera. Per essere precisi: il comunismo è il divenire di storia e natura; il partito comunista è il programma secondo cui diviene. p

  108. utente anonimo says:

    >io sono per i cannibali. p<
    Non avevo alcun dubbio in proposito, caro p.:-) :-). Ma poi non vi lamentate se Berlusconi dice che i comunisti mangiano i bambini:-).

    Ciao

    Ritvan

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