“Cinque stati per due popoli”

Ogni volta che sento parlare di "due stati per due popoli",mi sento male. Forse perché sono uno che dall’età di sette o otto anni è stato appassionato di mappe.

Prima, capiamoci sul senso di "stato". Non mi interessano le definizioni giuridiche, ma quelle pratiche: lo "stato" è quello che controlla i confini e decide i destini delle persone di cui si occupa. In questo senso, non esiste lo "stato" di San Marino, perché in quindici minuti l’Italia può porre fine alla finzione della sua indipendenza. Un’indipendenza che effettivamente esiste, ma unicamente per la buona volontà del governo italiano, o per la convenienza di chi ci va per fondare dittarelle fasulle.

Da trentotto anni esiste uno stato unico tra il Giordano e il mare. La grande maggioranza della popolazione non ha mai conosciuto nessun altro regime.

E lo stato unico continuerà ad esistere, qualunque cosa succede. L’unica domanda è, che tipo di stato unico sarà?

Anche se le proposte israeliane sono sempre il più possibile vaghe, quello che sembra offrire Israele è questo.

Su circa il 10 per cento della Palestina storica, potrebbero sorgere quattro San Marino. Uno a Gaza, uno attorno a Ramallah, uno attorno a Nablus e uno attorno a Hebron.

Tra Gaza e il West Bank, come sappiamo, si trova il corpo principale dell’Israele prima del 1948; tra Ramallah e Hebron, c’è il cuneo di Maale Adumim, che il governo israeliano sta rafforzando in maniera incessante, soprattutto dopo il ritiro da Gaza; e tra Ramallah e Nablus, si trova la colonia di Ariel.

Unite i triangolini blu, che rappresentano gli insediamenti israeliani, e capirete di che cosa sto parlando:

Non solo: questi quattro San Marino non avranno alcuno sbocco sul resto del mondo, perché Israele continuerà a controllare il mare, i confini e soprattutto a tenersi la valle del Giordano. Inoltre, e da quelle parti è tutto, Israele si terrà le falde aquifere, e pure l’acqua del Giordano.

In compenso, dentro queste quattro affollatissime enclave, prive di qualunque risorsa, si concentrerà la massa di popolazione non ebraica dello Stato Unico, privata così del diritto di voto (se non per le autorità dell’enclave stessa). E spinta in tutti i modi a emigrare.

Questa storia – dello Stato Unico a monopolio ebraico, con quattro enclave di persone prive di diritto di voto – è ciò che chiamano "due stati per due popoli". Al massimo, si tratta di cinque stati per due popoli.

L’alternativa è ovvia. E non consiste certamente nel "cancellare Israele dalla carta geografica". Si tratta di trasformare lo Stato Unico, che c’è già adesso e che ci sarà sempre, in un unico stato democratico. In cui tutti i circa 10 milioni di abitanti di questa piccola terra avranno il diritto di votare e partecipare. In cui un ebreo potrà stabilirsi liberamente a Hebron e un arabo potrà stabilirsi liberamente a Tel Aviv. Come si chiami questo stato – Israele, Canaan, Palestina – è una faccenda che devono decidere i suoi cittadini. Magarsi se li può tenere tutti. Anche la Finlandia ha due nomi, uno per i finlandesi e uno usato da altri.

So benissimo che questa affermazione mi costa l’accusa capitale di "antisemitismo, perché vorresti abolire lo stato ebraico". E’ come dire che dare il diritto di voto alle persone di origine meridionale sarebbe "antipadanismo", perché priva la regione Lombardia della sua identità etnica.

Nemmeno Bossi ha mai osato tanto; ma ciò che Bossi non osa è considerato la norma per la terra tra il Giordano e il mare. Io non credo agli enti collettivi, e quindi non faccio differenza tra l’entità collettiva fantasmatica che si chiama "ebrei" e quell’altra che si chiama "lombardi". Quindi non voglio perdere cinque minuti a rispondere alle accuse di "antisemitismo".

Conosco anche l’obiezione, "cosa farebbero i palestinesi agli ebrei se fossero la maggioranza?" Esisteva un’ampia letteratura nel vecchio sud degli Stati Uniti, in cui si poneva lo stesso problema: cosa ci farebbero i negri se li liberassimo, e in seguito, se concedessimo loro il diritto di voto?

In realtà non è successo molto: i neri, con qualche eccezione, sono rimasti poveri come prima; e anche in molte contee del sud dove costituiscono la schiacciante maggioranza della popolazione, la politica è ancora dominata dai bianchi.

Comunque, non so cosa succederebbe in Terra Santa, perché da quelle parti sappiamo solo ciò che i sionisti hanno fatto ai palestinesi. Certamente questo ha lasciato non pochi risentimenti tra i palestinesi. I quali però hanno tutto da guadagnare dalla pace e dalla democrazia.

Però il Sudafrica, dove la sproporzione anagrafica è molto maggiore, ci mostra che la concessione del diritto di voto ai nativi ha lasciato il potere che conta, cioè quello economico, saldamente, per non dire esclusivamente, nelle mani dei bianchi. Forse, in uno stato unico democratico, qualche comune a maggioranza araba deciderà che i palestinesi abbiano il diritto alla stessa quantità di acqua degli ebrei, e questo potrebbe portare alla chiusura di qualche piscina privata. Ma non mi sembra una tragedia irreparabile.

Il concetto di stato unico democratico va controcorrente in quest’epoca in cui il capitalismo mondiale campa sulle differenze di diritti e di stipendi; ma proprio per questo, battersi per lo stato unico significa battersi anche perché i rumeni che lavorano in Italia abbiano pari diritti. Anzi, vista l’immensa carica simbolica di quella parte del mondo, possiamo dire che quando ci sarà democrazia in Terra Santa, ci sarà democrazia in tutto il mondo.

Sono cosciente del fatto che tutto questo probabilmente non potrà realizzarsi, né a Gerusalemme né a Bologna. Semplicemente, continuerà a esserci lo stato unico non democratico. E probabilmente, entro il 2050, ci saranno anche i quattro piccoli San Marino.

Con la fondamentale differenza che a San Marino si sguazza nei soldi, mentre nei quattro cantoni palestinesi si sguazzerà nella miseria.

le fiabe mi piacciono molto, Ma non in politica. Per cui favore smettiamola con quella dei "due stati per due popoli".

Grazie.

 

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29 Responses to “Cinque stati per due popoli”

  1. utente anonimo says:

    Parole sante. La storia dei due Stati per due Popoli è una favoletta per boccaloni. Intanto perchè non si può creare uno Stato su basi razziali (o religiose che dir si voglia, dato che arabi ed ebrei sono entrambi popoli semiti), e Israele vuole essere tale, perchè inevitabile motivo di divisioni, scontri e pretesto per ulteriori divisioni in qualsiasi altra parte del mondo. Poi perchè è troppo comodo rapinare di tutto qualcuno e poi concedergli, al limite, visto che si parla sempre di una possibilità ancora remota al giorno d’oggi, di vivere di quello che gli resta, cioè niente. Non credo che affermare questo sia antisemitismo, ma equità.

    Ingmar

  2. utente anonimo says:

    Bene Miguel, uccello del malaugurio per uccello del malaugurio:-) io rispondo al tuo “prendi 5×2″:-)immaginando il SUPI (Stato Unico Palestino-Israeliano) soggetto ad un golpe della premiata ditta Hamas&Jihad, la quale s’impossessa dell’arsenale atomico già israeliano e comincia a lanciare missili a testata atomica a destra e a manca sulle terre degli “infedeli”. Come ti sembra come incubo?

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Che ne dici di non fasciarsi entrambi la testa prima di averla rotta e chiedere con molta calma cosa ne pensano i popoli coinvolti nella faccenda, magari con un referendum democratico da tenere sia fra palestinesi che fra israeliani? Sai, l’idea che della Palestina possa decidere solo il sig. Ahmadinejad non mi garba molto.

  3. Per Ritvan,

    bene, se temi questo, esprimiti chiaramente a favore dello stato unico non democratico.

    Perché è questa l’alternativa, anzi quello che c’è già.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Carissimo Miguel vedo che l’ultima frase l’hai iniziata con la minuscola e poi hai pure dimenticato una parola :-). Considerato che non è tuo solito non curare la scrittura in tutto e per tutto, dovevi essere particolarmente seccato per la faccenda dei due stati per due popoli.

    Come al solito dici tutto tu (almeno per me), per cui è difficile intervenire se non per dirti “Bravo. Ottime osservazioni”.

    Vorrei però mettere in evidenza due altri particolari che, considerato il lavoro che faccio, mi stanno particolarmente a cuore.

    1. La logica necessita di informazioni su cui lavorare. E non si può fare un discorso logico se l’informazione è parziale, e aggiungiamo pure strumentale.

    Se l’informazione è confusa o distorta si finisce quindi, anche con le migliori intenzioni, per “impastoiarsi” in interpretazioni molteplici e fuorvianti.

    Succede, ad esempio, quando il testo di un problema che si dà a scuola fornisce dati parziali oppure i dati forniti sono incongruenti.

    2. La geografia fisica, politica ed economica, nell’insegnamento, è stata gradualmente ridotta all’osso. Ne rimane traccia, ma solo traccia, in alcuni indirizzi degli Istituti Tecnici Commerciali che, come saprete, non navigano in buone acque.

    Sarebbe stata un valido substrato per lo studio della questione palestinese. E invece no! Si pretende (si fa per dire), dalle generazioni giovanili ed emergenti, un’analisi della situazione basata sulle opinioni di tizio e sui comportamenti di caio tralasciando un elemento indispensabile: la conoscenza del territorio comprese le sue risorse.

    Non sto pensando a me. Per mia fortuna ho avuto qualche elemento utile e qualche anno di età, per giungere alla conclusione che quella dei due strati per due popoli è un vero e proprio specchietto perché le allodole spettatrici si mettano a posto con la coscienza e si sentano tanto democratiche.

    Concordo anche sull’equazione che fai tra “né a Gerusalemme né a Bologna….”, per quello che scrivi tu, ed anche per il fatto che, forse, i Palestinesi, sono stanchi di morire e basta.

    Cocco

    ps

    Se può interessare qualcuno, nella città in cui vivo, l’associazione Italia-Israele ha organizzato una manifestazione cui i DS hanno vivamente aderito. Leggete il testo e le parole d’ordine.

    http://www.bergamoblog.it/modules.php?name=IndyNews&file=article&sid=5164&mode=thread&order=0&thold=0

  5. utente anonimo says:

    Era la cosa giusta da fare fin dalla fine della seconda guerra mondiale. Stato unico, potere politico ed economico in mano alla minoranza israeliana, lotta della maggioranza palestinese per il miglioramento delle condizioni economiche e dei diritti civili. Se allora le condizioni erano difficili, oggi sono ancora più improbabili per questa soluzione. È un peccato, perché la conseguenza è già un incubo per quelle popolazioni, soprattutto e in gran parte la palestinese, senza bisogno di immaginare ipotetici scenari ad hoc. p

  6. utente anonimo says:

    Ah, Ingmar, dal bel nome scandinavo, ho una graziosa storiella in tema per te. L’ho letta su “La Repubblica” (vabbè, l’editore è di lontane origini ebraiche, ma il Comitato di Redazione è di quanto più “progressista” e filopalestinese ci si possa trovare in giro, perciò penso che ci si possa fidare), scritta da un certo Vargas Llosa. Racconta di un certo Amos Oz, ebreo israeliano – che, da quanto ne so, non ha certo fama di essere un bieco aggressore abituato ad aggirarsi nei territori occupati in cerca di palestinesi da sodomizzare brutalmente (come da gentile definizione della mia amica Dacia Valent) – il quale, trovatosi ad Oslo, venne reso edotto dai suoi amici svedesi del piano “un solo stato per due popoli” e gli si chiese se non lo trovava meraviglioso. Lui rispose:”Cari amici, vorrei chiedervi io, invece, perché non fate un unico Stato fra svedesi e norvegesi, che per di più – a differenza di israeliani e palestinesi – non avete nemmeno la centesima parte di recriminazioni reciproche da fare fra i vostri due popoli?” Mi sa che il caro Oz sta aspettando la risposta da un bel pezzo:-) :-).

    Ciao

    Ritvan

  7. utente anonimo says:

    >…esprimiti chiaramente a favore dello stato unico non democratico.

    Perché è questa l’alternativa, anzi quello che c’è già.

    Miguel Martinez<
    Appunto, Miguel, quello c’è già e non piace a nessuno (o quasi). Pertanto, vorrei aderire al tuo gentile invito, ma proprio non me la sento. Che ne dici di rivolgerlo alla Fallaci, ad Allam o a qualche “testa rasata”?:-)

    Ciao

    Ritvan

  8. Per Cocco,

    vero… sia per quanto riguarda la geografia, sia per quanto riguarda la maiuscolo nell’ultimo paragrafo :-(

    Per Ritvan,

    Svedesi e norvegesi non vivono sullo stesso terrritorio. Sarebbe piuttosto come chiedersi perché “terroni” e “polentoni” della Lombardia non fanno una regione unica. A ruoli invertiti, perché in Medio Oriente i “terroni/palestinesi” sono anche gli abitanti nativi, e sono quelli che non hanno diritto di voto, con l’eccezione di quelli che hanno la cittadinanza israeliana.

    Ma non ho capito quale scegli tra stato unico democratico e stato unico non democratico (magari con quattro sanmarini palestinesi sul 10% del territorio), visto che nessuno ha mai proposto un’altra alternativa.

    Miguel Martinez

  9. AndreaRusso says:

    Bel post! Magari poi lo diffondo da me. Un saluto!

    Andrea

  10. utente anonimo says:

    Cocco, hai scritto ” due strati” ( per due popoli) anzichè ” due stati”. E’ una svista che dissesta.

    Aurora.

  11. utente anonimo says:

    oppure, come diceva un mio amico, facciamo un bel muro: ma non come quello di sharon.

    un bel muro a metà dell’attuale Israele, di sopra gli ebrei di sotto i palestinesi. e sul muro i caschi blu.

    a chi tocca tocca: acqua, mare, montagna, città, risorse, sbocchi, quel che è.

    e quando si sono civilizzati tutti quanti, fra qualche secolo, si leva il muro e si mette una siepe.

  12. utente anonimo says:

    Preciso che il commento numero 11 non (!!!) è mio …. ma condivido appieno la saggezza del suo autore !!!

    Davide con un alleato

    del tutto inaspettato

    ….posta il tuo nome amico !

  13. utente anonimo says:

    Davide, sei il commentatore dell’ultima ora e già sei sotto l’alta protezione dell’ Archivio.

    Vediamo se ti dà informazioni sulla sua Home..page. Leggiti i post sugli Arya che seggono ancora…, ai quali pare abbia molto contribuito.

    Belle le nuvole che s’imbussano, ricorda Dio, che, come disse il Papa, si ritira nel suo cielo. Chiudendo le tende.

    Aurora.

  14. utente anonimo says:

    Ritvan, partiamo dal fatto che è incredibile, come sempre, parlare di recriminazioni da parte degli Israeliani, dopo che hanno fatto di tutto per crearne ai Palestinesi e poi si sono lamentati delle ripercussioni, sbagliate, ma ovvie (del resto era quello che volevano). Ti potrei fare un altro esempio di convivenza civile tra popoli che hanno recriminazioni: l’Italia. Sono uno strano siciliano dal nome scandinavo, pur non essendo un indipendentista (in Sicilia ce ne sono molti, ma di solito hanno a che fare con interessi mafiosi), posso dire che di recriminazioni i siciliani in particolare, e i meridionali in genere, ne avrebbero da fare verso i “piemontesi” e le regioni del nord. La mia è una terra conquistata con massacri, accordi sottobanco tra personaggi senza scrupoli, derubata della cassa dall'”eroe” Garibaldi, quindi abbondonata a se stessa. Le regioni del nord con i soldi recuperati nella conquista hanno migliorato le loro condizioni e per ringraziamento, quando i nostri disperati sono andati lì a cercare un lavoro per sopravvivere, li hanno trattati come bestie. Eppure in Italia si agita il vessillo dell’indipendenza al nord, il sud (pur con le colpe degli amministratori corrotti che hanno favorito la calma) si è adattato all’unificazione e ha saputo, nei suoi elementi peggiori purtroppo, fare buon viso a cattivo gioco, ma senza guerre civili, scontri battaglie e quant’altro. Poi ci sono mille altre cose nel mezzo, per cui ci vorrebbero pagine e pagine di discussioni, ma la sostanza è questa. In pratica, con un minimo di buon senso e capacità la convivenza è possibile tra tutti, come lo è sempre stata in tanti, certo non tutti, luoghi del mondo.

    Ingmar

  15. Per Davide,

    Mi dicono che l’Archivio è attualmente impegnato ad Eleusi per i Telesteria.

    Tornerò per le Proerosia con il primo trieres.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    >…ero un mangia-preti… e dei + arditi <
    A Davide, eri di quegli “arditi” col coltello fra i denti:-) o è solo un aggettivo freudiano?

    Ritvan

    P.S. A proposito di islamofobi al grido di “aridatece er prosciutto e lambrusco”, oggi su “Metro” una gentile lettrice si scaglia contro i kattivi musulmani che pretendono di mangiare i loro cibi “halal” anche in Italia e a disprezzare prosciutt mortadel&lambrusc, dimostrandosi così “ingrati” e “prepotenti” verso i “padroni di casa”. E come esempio della sua suprema saggezza e senso di civiltà superiore la gentile signora raccontava – con grande spregio del senso di nausea altrui – che quando era in Cina si è nutrita quasi esclusivamente di “zuppa di cane” che ha trovato “deliziosa”.

    Ma perché hanno fatto la legge Basaglia, perché?!!:-).

  17. Per Ritvan,

    vergognoso che una signora romana, anziché mangiare porchetta e vino di Olevano, pretenda di importare prodotti del tutto estranei alla trimillenaria civiltà romana, come la mortadella e il lambrusco.

    Roba che fa spuntare le corna in testa, come gli elmi dei Celti.

    Se si va avanti così, tra una generazione saremo tutti costretti a mangiare patate come i crucchi.

    Miguel Martinez

  18. piccolacocco says:

    Per Aurora

    >Cocco, hai scritto ” due strati” ( per due popoli) anzichè ” due stati”. E’ una svista che dissesta.< Il resto è in ordine?
    Se sì mi accontento. :-)

    Ciao

    Cocco

  19. utente anonimo says:

    Cocco, il resto è in ordine, ma ora è l’Archivio a portar subbuglio. Ha fatto sapere che tornerà per la Proerosia, già trascorsa. Fa una gran confusione di calendario, vuoi vedere che è andato nella teleosteria, a festeggiare Bacco, e non sa più che trireme prendere ?

    Aurora.

  20. piccolacocco says:

    Tienilo d’occhio tu Aurora. Io sono impegnata a ridere per causa tua, dell’archivio e del carrozzone.

    Non vorrei tornasse ubriaco, iniziasse tutti i paragrafi con la minuscola e “dissestasse” il blog. :-))

    Ciao

    Cocco

  21. utente anonimo says:

    “Penso anche che l’Europa possa contribuire, come richiesto dal Suo Governo e dall’Autorità Nazionale Palestinese, a mantenere la sicurezza nel confine fra Gaza e l’Egitto. Anche questo – conclude Prodi – per arrivare il più rapidamente possibile alla costruzione di due Stati sovrani liberi e sicuri. Con molta amicizia”.

    Caro miguel così prodi termina la sua lettera al terrorizzato sharon per le minacce dell’iran. Come se la mia bassotta nana (A. che razza è il tuo cane?) facesse paura a un cagnaccio enorme. Come vedi anche lui è per la favoletta dei due stati liberi e indipendenti. Quel comunista, o catto-comunista, puntate alla roulette, e pure boiardo di stato. Ma che m’è diventato comunista o catto-comunista pure l’economist? Chi glie lo va a dire a babbo marx all’inferno, lui che lo leggeva così spasmodicamente. Ma questa è la descrizione del boiardo da parte di questa nuova rivista comunista:

    ” Romano Prodi, at the time an ebullient and respected industrial economist from Bologna, became its chairman in November 1982. A lapsed Christian Democrat, he was ahead of his time: he believed in market forces and had a penchant for pragmatic privatisation. Politicians had run IRI to buy votes; Mr Prodi’s aim was to sell those parts of IRI that the private sector could operate better”.

    Il tempo è quello della vendita a de Benedetti. p

  22. utente anonimo says:

    caro p.

    io ho interotto l’abbonamento all’Economist per le incredibili minchiate che scriveva sull’Italia.

    Mi era venuto il dubbio che potesse essere allo stesso livello anche nel resto degli articoli.

    Una grande delusione di gioventù.

    Francesco

  23. utente anonimo says:

    La cosa è semplice. In quell’ingarbugliata storia dell’iri venduta c’è la solita lotta politico-economica tipica d’ogni sistema capitalistico. Poi può capitare che i duri e puri del capitalismo tifino il catto-comunista prodi invece del neo-liberista berlusconi. E uno abituato a credere vere queste stronzate di definizioni può rimanerci male. Evidentemente le frattocchie hanno fanno danno non solo nella testa dei ferrara e di chi le ha frequentate. p

  24. utente anonimo says:

    >Svedesi e norvegesi non vivono sullo stesso terrritorio.<
    Neanche israeliani e palestinesi, caro Miguel. Se c’è qualche israeliano che vive nei territori assegnati dall’ONU al futuro Stato Palestinese, dovrebbe avere due possibilità:

    a)Vivere nel futuro SDP (Stato Democratico Palestinese) che tu non credi perseguiterà le minoranze ebraiche, vero?

    b)Lasciare tutto e rifugiarsi fra le calde braccia di mamma Israele, certo che il futuro SDP continuerà a mettere a frutto quello che lui ha costruito e non lo brucerà, né lo raderà al suolo (come a Gaza).

    Lapalissiano, no?

    >Sarebbe piuttosto come chiedersi perché “terroni” e “polentoni” della Lombardia non fanno una regione unica.<
    La Regione Unica c’è già e nessun “terrone” si fa esplodere nemmeno in mezzo ad un comizio di Bossi (peccato:-) :-) ) o nessun “polentone” va col bulldozer a spianare le case dei “terroni”. Sta bene così a tutti, perché non dovrebbe star bene a me? Ti ripeto, invece, la domanda per l’ennesima volta: Hai chiesto cosa ne pensano gli israeliani, il popolo intendo, della tua proposta?

    >A ruoli invertiti, perché in Medio Oriente i “terroni/palestinesi” sono anche gli abitanti nativi<
    E chi te l’ha detto, scusa? Hai verificato di persona la “natività” di ogni arabo palestinese di oggi in quella terra dal tempo di Adamo ed Eva?:-).

    >e sono quelli che non hanno diritto di voto, con l’eccezione di quelli che hanno la cittadinanza israeliana. <
    A costo di apparire più filopalestinese di te:-) dico che oltre a quello di voto non ne hanno molti altri, essendo quelli “territori occupati”. Ecco perché devono avere il LORO Stato.

    >Ma non ho capito quale scegli tra stato unico democratico e stato unico non democratico (magari con quattro sanmarini palestinesi sul 10% del territorio), visto che nessuno ha mai proposto un’altra alternativa.<
    Te l’ho già detto, io “scelgo” quello che fu deliberato dall’ONU nel 1948, salvo scambi CONCORDATI con l’ANP, in considerazione dei fatti avvenuti in questi 50 anni, (la natura di tali scambi sarebbe un discorso troppo lungo). Ah, se tu metti in discussione anche la decisione presa a suo tempo dalla democraticissima ONU, mamma di ogni progressista e terzomondista che si rispetti, allora basta dirlo. Lo sai, io non mi scandalizzo facilmente:-).

    Ciao

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    Ingmar, condivido la tua analisi sui torti e le ragioni dell’Unità d’Italia. Anche per me fu un’annessione pura e semplice del Sud da parte dei piemontesi. Con un plebiscito farsa come ignobile suggello (vedi “Gattopardo”). Ma cosa fatta capo ha. Anche se fatta male. Erano anche altri tempi e altre mentalità. E non c’era nemmeno l’ONU:-).

    Per la Palestina, invece, la cosa mi pare diversa. E’ il “Piemonte” (ossia Israele) che non vuole “l’unità”, mentre invece il Garibaldi-Miguel:-) freme a Quarto per partire a fare l’Unità della Palestina:-).

    Ciao

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    Finalmente un serio argomento comune, Ritvan, oltre a qualche sfumatura qua e là in altri discorsi. Certo il caso dell’unità d’Italia è ben diverso dalla Palestina e Israele, non c’è dubbio, il punto era la capacità di convivenza quando ce ne sia la volontà. A me sembra che dimostri perfettamente, partendo dalla “domanda grave e senza risposta” di Amos Oz, che appunto è la volontà prevaricatrice degli Israeliani il più grande ostacolo all’unità democratica, piuttosto che le possibili (e tutte da vedere) vendette Palestinesi. Poi c’è un altro particolare: Garibaldi-Sharon ha già fatto la sua discesa dei Mille anni addietro, ma con intenti diversi. Diciamo che c’è sempre una diversa mentalità alla base, i piemontesi rispetto agli israeliani riescono persino ad apparire più lungimiranti (che mi fa proprio ridere), ma in fondo loro qualcosina dai romani devono averla imparata: prendi la cassa, pretendi i tributi, un rispetto formale e così costruisci un impero; gli israeliani invece vogliono tutto, non lo vogliono dividere con nessuno, neanche dargli le briciole, così ti scavi la terra sotto i piedi e fai di tutti il tuo nemico.

    Ingmar

  27. utente anonimo says:

    No, Ingmar, a me lo stato delle cose appare diverso. Io non vedo alcuna “volontà prevaricatrice” da parte di Israele. Paradossalmente questa si eserciterebbe meglio in uno Stato Unico, dove con cavilli legali vari (oh, “democratici” quanto si vuole, ma sempre cavilli), nonche fomentando corruzione, divisione, odio fra arabi “laici” e “religiosi” e via discorrendo, gli ebrei potrebbero tenere in mano le “chiavi del potere” e relegare gli arabi- per numerosi che fossero – in condizioni subordinate e “sfruttarli” come “proletariato”. Ma non è questo che vogliono gli ebrei e non è questo che vuolo la stragrande maggioranza del consesso internazionale, ANP e popolo palestinese compresi, credo. Gli ebrei vogliono una Patria TUTTA LORO, dove non “prevaricare” su nessuno, ma soprattutto dove non correre il rischio (con tutto il rispetto per i buoni propositi di quei galantuomini di palestinesi) di essere “prevaricati” da una maggioranza etnico-religiosa diversa dalla loro, come è loro capitato costantemente nel corso di ben 2000 anni e non vedo la ragione perché (quasi) tutti gli altri popoli quella Patria ce l’abbiano e gli ebrei no. Fanno tanto schifo gli ebrei?:-).

    Gli israeliani vogliono “tutto”? “Tutto” cosa? Tutto quel che è stato loro assegnato dall’ONU? Dove sta lo scandalo? Ah, vogliono anche quello che sono riusciti a “rosicchiare” in questi 50 anni? Qui si dovrebbe discute. Io credo che allo slogan israeliano “terra in cambio di pace”, i palestinesi dovrebbero rispondere:”no, cari, la terra (quella occupata dopo il ’48) è nostra e non è che ci state facendo un favore restituendocela. Ma, visto che ci avete costruito sopra, ve la vendiamo o ce la scambiamo. Terra in cambio di soldi e/o di terra, così la pace seguirà”. Ovviamente, sto semplificando. Vedi, Ingmar, la prosperità e la solidità di uno Stato oggi non si misura con la sua estensione territoriale, né con la sua popolazione, né con la densità della sua popolazione, né con le condizioni climatiche e né (come dice Miguel) con la continuità fisica dei suoi territori. Queste sono considerazioni ottocentesche ormai superate. Io non dico che lo Stato palestinese dovrebbe vivere dell’asistenzialismo più o meno occulto di Israele, no, ma cavolo, litigare (uso un eufemismo, poiché si tratta purtroppo di migliaia di morti ammazzati da ambo le parti) per qualche chilometro quadrato di deserto sabbioso sfiorerebbe il ridicolo, se non fosse tragico. Un impegno formale da parte di Israele a costruire le infrastrutture in territorio palestinese, combinato con un piano Marshall internazionale (come quel furbo affarista di Berlusconi che ha capito che il denaro risolve ogni magagna:-), scambi di territori, accesso garantito alle fonti idriche (oltre, naturalmente, alla condivisione di Gerusalemme come Capitale dei due stati) dovrebbero essere – a mio modesto avviso – la contropartita giustamente pretesa dai palestinesi per lasciare ad Israele quei pochi chilometri quadrati intensamente urbanizzati a ridosso della linea di confine. E io non ci vedrei nessuno scandalo. Sarò un bieco kapitalista berlusconiano che mercifica tutto:-) ma la penso così. Ah, se poi le “ragioni” dei palestinesi non fossero squisitamente geo-economiche ma mirassero esclusivamente a tenere aperto un focolaio di crisi, sperando che prima o poi venga la volta buona per “cancellare” quella “macchia ebraica” dalle “sacre terre dell’Islam”, (come disse recentemente il buon Ahmadinejad)allora il discorso cambia….

    Ciao

    Ritvan

  28. utente anonimo says:

    Guarda Ritvan che il governo israeliano dalla sua istituzione ha violato decine di risoluzioni ONU. Basterebbe che si limitasse a non perseverare in questo per passare dalla parte della ragione, almeno per quanto riguarda il diritto internazionale. Hanno combinato un bel casino e adesso innescando un diabolico circolo vizioso di violenza. La soluzione sarebbe solo nel chinare il capo e ammettere i propri errori, palestinesi come israeliani.

    Francesca 31082

  29. utente anonimo says:

    Togliere “e adesso” dalla seconda riga al commento 29, please :-))

    Fra

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