Sogni

Se sapessi ricordare i miei sogni, potrei raccontare storie di straordinaria bellezza, anziché tediarvi con racconti su Bush o su Cofferati. Certo, dovrei rielaborarli e dare loro ordine, perché da soli, i sogni degli altri sembrano noiosi e confusi, cosa che in realtà non sono. Però possono succedere cose curiose. Come nel sogno da cui mi sono svegliato stamattina.

Sono sottoterra, in un’immensa struttura di scale mobili; scale surreali, veloci, complesse, ampie, gigantesche. Mentre scendo una lunga rampa, vedo a sinistra un tunnel, con una lunga fila di vagoni della metropolitana, tutti ricoperti con grandi riproduzioni di foto color seppia della vita di Che Guevara.

Scendo ancora una rampa, cercando di sorpassare le altre persone. In fondo alla rampa, c’è un piano, e vado verso la rampa successiva. Dove però non c’è una scala mobile, ma un passaggio a cui capisco che è vietato accedere, che ospita una specie di tapis roulant che va in su. Mi rendo subito conto che si tratta di qualcosa di pericoloso, che deve essere un ingranaggio del macchinario complessivo delle scale mobili, e non una scala mobile.

Una signora con una bambina sale su questo tapis roulant.

Corro avanti e indietro sul piano, alla ricerca di un pulsante per fermare la falsa scala mobile, mentro vedo la signora e la bambina che si allontanano sempre di più.

Alla fine, in una stanza adiacente, trovo un sistema di allarme, una maniglia che si deve girare. L’afferro con tutte le mie forze, ma si stacca dal muro, assieme a un cavo. Cerco a lungo di farla suonare, girandola da tutte le parti, e sapendo che intanto il tempo scorre, e la signora e la bambina potrebbero finire divorate dal macchinario.

In quel momento, suona la sveglia di casa. Quella del mondo che chiamiamo vero per intenderci.

Vi racconto questo, perché molti anni fa lessi una cosa simili nel libro Le porte regali, opera di Pavel Florenskij, matematico e sacerdote ortodosso russo, morto nei lager ai tempi di Stalin. E’ bastato questo tragico destino perché un certo Fabrizio Gualco (tra l’altro frequentatore del famigerato Acton Institute) ne scrivesse la biografia sul sito dei semianalfabeti seguaci del satanista Don Gianni Baget Bozzo. Ma sono sicuro che il mistico russo non votasse per Berlusconi, né fosse un cultore del libero mercato globale.

L’opera di Florenskij è un testo denso, complesso, che mescola teologia, fisica, matematica (e probabilmente anche una buona dose di pseudoscienza da primo Novecento). Ma di tutto il libro, mi ricordo solo le riflessioni su certi sogni in cui il tempo sembra annullarsi, o addirittura rovesciarsi. E lui dà come esempio, proprio quello di una persona che sogna una sequenza di eventi perfettamente logica, che sembra svolgersi in molto tempo; e che porta il protagonista, passo per passo, in una chiesa. Dove le campane iniziano a suonare… esattamente mentre inizia a suonare la sveglia di casa.

Una spiegazione abbastanza banale potrebbe essere l’abitudine: qualcosa in noi sa perfettamente che tutte le mattine a quell’ora suona una campana, o una sveglia, e quindi costruisce un racconto perfettamente sincronizzato per inserire quel suono. Però è anche vero che la sveglia non è ancora presente nei primi passi di un simile sogno: la terza rampa di scale mobili è coerente con la prima e la seconda, dove però non c’era alcun bisogno di un allarme.

Un elemento che non dimostra nulla, ma che voglio precisare, è che uso la sveglia solo come assicurazione: quasi sempre mi sveglio almeno un’ora prima. Forse inconsciamente l’aspetto; certamente però non ci sono abituato.  

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25 Responses to Sogni

  1. utente anonimo says:

    Kel, passi dal tappetino volante al tapis roulant, e sei sempre indaffarato a tentare di individuare un sistema di allarme-sveglia per innocenti ignari intrappolati in subdoli ingranaggi. Questo fatto che ti svegli un’ora prima dell’orario previsto, mi preoccupa. Ma mi preoccupa anche il fatto che io invece mi sveglierei, tendenzialmente, tre ore dopo l’orario normale delle persone normali. Saremo depressi ?

    Tu dovresti adagiarti rilassato e beato sul tappeto volante del sonno, veicolo del sogno e di un altro mondo, incurante del domani : tutto andrà come deve andare. Io dovrei spiccare entusiasta il volo su quello della veglia : anche l’oggi diventerà , purtroppo o per fortuna, ieri.

    Nell’attesa di riequilibrarci, ti dico che i tuoi post hanno per me spesso un tocco di sogno, quali visioni di donne nomadi vitali e gioiose, di bambini ridenti sollevati in un sicuro abbraccio, di uomini dal volto scavato e precocemente invecchiato che guardano con sereno distacco il maltempo passato.

    ( Come mi viene bene la rima retorica..)

    Aurora.

  2. utente anonimo says:

    Molto più prosaico di quello di Aurora, il mio commento. Senza pretendere di essere un’esperta in materia, credo però che questi sogni, in cui uno stimolo esterno che provoca il risveglio viene incorporato in un sogno complesso, tanto che ci chiediamo come abbiamo potuto “prevedere” lo stimolo, vengano in realtà elaborati dalla nostra mente in modo istantaneo nel momento in cui i nostri sensi ricevono lo stimolo. Nel giro di pochi secondi, la nostra psiche tenta di “difendersi” dallo stimolo elaborando il sogno (i tempi nel sogno sono molto diversi rispetto alla realtà). Freud diceva che i sogni sono i custodi del sonno e l’appagamento di un desiderio, in questo caso (principalmente) il desiderio di continuare a dormire… :-)

  3. utente anonimo says:

    Scusate, dimenticavo la firma:

    Agata

  4. utente anonimo says:

    >Ma sono sicuro che il mistico russo non votasse per Berlusconi, né fosse un cultore del libero mercato globale. <
    Miguel, ti risulta forse che il Berlusca, negli anni ’30, – in una sorta di “rovesciamento temporale” alla Florenskij – si era candidato alle elezioni sovietiche contro Stalin?:-)

    Ciao

    Ritvan

  5. utente anonimo says:

    Agata, il tuo bel post mi ha fatto pensare, anche se non credo che il sogno di Kel fosse stato elaborato dalla mente poco prima del suono della sveglia per indurlo a dormire e ..sognare ancora. Infatti lui non aveva un bel sogno, ma un incubo, il quale al contrario tende a svegliarti bruscamente.

    Quello che mi si è svelato è però ancora la capacità di autodifesa della mente, che ti permette con il sogno di avventurarti nei sotterranei e nei sinistri tunnel dell’inconscio, ma di non procedere che per tratti, e solo fino al punto che tu puoi tollerare, sì che al momento giusto, suona la sveglia, scatta l’allarme, e tutti sono in salvo.

    Peccato che solo Kel possa dare la giusta interpretazione al suo sogno, io ne avrei già sei o sette.

    Aurora.

  6. utente anonimo says:

    Un’autentica “nekyia” miguel, viaggio agl’inferi, di cui un “genius loci” sembra essere piuttosto moderno. E salire, paradossalmente, più pericoloso di scendere. Ti conviene scendere ancora, e l’allarme, poche cose come i sogni fanno a pezzi il nostro concetto di volontà, sono “numinosi” diceva jung, non dipende dai nostri sforzi. Ma la sveglia in qualche modo scatta da sola. Non tutto è perduto. p

  7. Se non mi svegliassi a ore oscene, non ci sarebbe il blog! Cerco di essere sempre al lavoro per le 8.30, 9.00…

    Comunque non era un incubo, era solo un po’ drammatico.

    Mi sembra che anche Florenskij abbia sollevato l’ipotesi di Agata, per poi arrivare a riflessioni sulla relatività del tempo.

    Qualcuno ha letto il suo libro?

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    Non ho letto Florenskij, ma cercando in rete ho trovato questo sito:

    http://www.bu.edu/wcp/Papers/Anth/AnthPivo.htm

    dove parla di Florenskij e dei suoi concetti di Luctis Cogitatio e Noctis Reflectio. Rilevanti per il nostro discorso gli aspetti contrapposti di determinismo/sincronismo e spazio/tempo. Mentre nella realtà prevale il meccanismo deterministico (A causa B) e la visione d’insieme della dimensione spaziale, nel sogno prevale il meccanismo sincronico (A coesiste con B) e la visione d’insieme della dimensione temporale. Ovviamente poi, da svegli, il sogno viene ricomposto tramite la luctis cogitatio e ne assume quindi, nel ricordo, alcuni aspetti, quali una sequenza temporale logica.

    Escludo comunque la spiegazione dell’abitudine per tali fenomeni onirici: questi si verificano infatti anche per stimoli esterni del tutto imprevedibili.

    Agata

  9. utente anonimo says:

    Bando alle ciance floresko/junghiane!

    L’Archivio Akashico ha registrato stanotte un’infiltrazione nei Suoi sotterranei, luogo in cui vengono parcheggiati di solito alcuni vagoni di accesso all’Archivio medesimo e dove vengono conservati vecchi poster di cari amici.

    E’ stata anche manomessa gravemente una maniglia blocca-porte-profani, scambiata erroneamente per un allarme, e ne è stato divelto addirittura il cavo.

    Quando recapiteremo il conto per le riparazioni al Sig. Martinez, quest’ultimo avrà la conferma di quanto sostiene da tempo e cioè di quanto l’immaginario possa diventare REALE.

    Il responsabile dell’Archivio.

  10. utente anonimo says:

    Ma se l’onnipotente responsabile di cotanto archivio, come presumo, lo può riparare praticamente senza alcun tempo e sforzo di lavoro e costo di materie prime, create dal nulla, come si può misurare questo valore d’uso (la riparazione) in valore di scambio (il conto da recapitare a miguel)? Grande signore, questa è la domanda che un umile marxista arde di conoscere. Sarebbe illuminante! p

  11. utente anonimo says:

    Caro Humile Marxista,

    che la cosa “non richieda alcun tempo e sforzo” è una Pia idea Sua.

    Se Martinaz in sogno va a riparare il danno se ne può dicutere…

    l’Archivio.

  12. utente anonimo says:

    Propongo formale reclamo alla Commissione Akashica per lamentare che il Responsabile- distratto da inezie come la rottura di una maniglia di un vagone deposito di poster- mi impedisce da troppo tempo ormai l’accesso alla visione dei nastri di repertorio, ivi inclusi quelli d’argento, azzurri, fosforescenti.

    In una mala gestione del patrimonio comune della Memoria di Tutti i Tempi, affida il compito di deviare dalla vicina meta, qualunque sia, banali buttafuori, astuti sobillatori, interferenze di presenze bisognose depistanti.

    Prima di ciò, induce a tragitti tortuosi, viaggi turbolenti, inerpicate su scale e quadri svedesi, di legno, di corda, di tutto, girate a vuoto su ruote addentellate, itinerari in treno, stazioni sbagliate, autobus persi o sovraffollati, biciclettate, tuffate in valanghe d’acqua, riemersioni, auto nelle scarpate, incursioni in fronti del porto oscuri e piovosi,senza neppure Marlon Brando, corse teleguidate nella nebbia, ecc.ecc.

    Una fatica peggio che andare a lavorare.

    Si suoni per tempo l’allarme.

    La Sovraintendente al Risveglio di Buon’Ora.

  13. utente anonimo says:

    Archivio : sono Aurora.

  14. utente anonimo says:

    Cara Aurora.

    mi spiace ma l’Archivio non soggiace alle tempeste dei Tempi Moderni, per dirla papale, “se ne frega”. L’accesso al medesimo bisogna gudagnarselo per l’Antica Meritocrazia. Chi ha orecchie per intendere intenda… E’ più facile che un Martinez passi per la cruna di un ago……

    l’Archivio

  15. Credo che sia l’unico blog al mondo dove un marxista di scuola napoletana abbia potuto discutere con il Responsabile dell’Archivio Akashico.

    Forse abbiamo scoperto il segreto per fare la Rivoluzione.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    È stato deludente. Anche loro ancora fermi al modo di produzione capitalistico. Dovrò iscrivermi a quelli del MIR-MEN IN RED. “La rivoluzione sarà esoplanetaria o non sarà affatto”, come sostengono giustamente questi compagni. “Ufo al popolo”. p

  17. utente anonimo says:

    Archivio, constato che sei un elaboratore notturno, come Morfeo, e ben si addice questo al tuo ruolo.

    Questo blog è gestito da un tipo sottile, forse, prima o poi, traverserà la cruna dell’ago, come qualche frequentatore.

    In Tempestate Serenitas.

    Aurora.

  18. utente anonimo says:

    Aurora, un notturno di mario luzi.

    La notte lava la mente

    La notte lava la mente.

    Poco dopo si è qui come sai bene,

    fila d’anime lunfo la cornice,

    chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

    Qualcuno sulla pagina del mare

    traccia un segno di vita, figge un punto.

    Raramente qualche gabbiano appare.

    Ecco una definizione di fede. p

  19. utente anonimo says:

    p, fronte del porto, il tuo notturno è

    come la cartolina che raffigura una costiera illuminata. Vita nel buio, pensieri in movimento vagabondante, laboriosità rilassante ,creatività.

    Anche stavolta ho dovuto mettermi alla ricerca, mai sentito nominare Luzi, capisco come mi sia montata la bolletta telecom : ora sono passata a Teleconomy, 12 euro mensili, e posso fare quanto voglio il pesciolino che segue l’esca della tua scintilla mobile, tentare di lasciare un segno nel mare, di figgervi un punto, pensare alla cornice, a chi l’ha già percorsa, quasi fosse una fila alla posta, chi spedito a destra, chi a manca, chi sopra, chi sotto, chi incatenato nel mezzo.

    La definizione di fede non l’ho captata, ma mi fido di te e tanto basta.

    Sei proprio un bel tipo, ho letto il tuo consiglio a Kel di scendere ancora, forse non era ancora l’Inferno, ma solo il Purgatorio ( non un incubo, dice Kel, solo un poco drammatico): tu fin dove sei arrivato ? Spero di non perderti di vista, nel caso tu scendessi negli abissi, e dal mio schermo, causa tempeste di sabbia marine, non potessi più seguirti.

    Aurora

  20. utente anonimo says:

    Beh, sono andato abbastanza giù, ma si può fare di meglio. I luoghi comuni dei zuzzurelloni credono che sia certo perché ho qualche certezza. Scambiano la bussola, più o meno in sesto, per il viaggio. Ti lascio con un altro grande maestro napoletano, totò: “La vita è una lotta continua e discontinua”.

    Straordinario esempio di dialettica. p

  21. utente anonimo says:

    p, la dialettica che mi piace è ” qui si mangia solo pane e veleno” con la replica ” no, qui si mangia solo veleno” e conseguente messa in pegno del paltò di Totò per acquistare pasta, salsa, formaggio, pane, salsicce, vino ,sigari, ecc.( ma che è, il cappotto di Napoleone ?).

    Anche tu sei un bell’esempio di concisa ma efficace dialettica.( A ciascuno il suo, che si tratti di pane, poesia, veleno o altro).

    Aurora.

  22. utente anonimo says:

    Aurora, alfonso gatto (viva gli animali), in una poesia fatta di “niente”. p

    Il 4 è rosso

    Dentro la bocca ha tutte le vocali

    il bambino che canta. La sua gioia

    come la giacca azzurra, come i pali

    netti del cielo, s’apre all’aria, è il fresco

    della faccia che porta. Il 4 è rosso

    come i numeri grandi delle navi.

  23. utente anonimo says:

    p, è già il quattro, un poco funereo, il rosso rallegra ma la direzione è sempre ermetica : è ancora porto,un molo, alberi di navi. Il resto è freschezza in fotostart.

    Però non è facile seguirti.

    Il mio cane è un maschio meticcio, un incrocio con un Jack-Russel, un trovatello.

    Leggo che hai una bassottina. L’hai trovata, l’hai comprata, te l’hanno regalata, o han deciso tua moglie e/o i tuoi figli che cane prendere ?

    Beh, la tua sarà una signorina rossa perbene, una fiammata da liquore sulla crepe-suzette. Il mio è allo stato brado, istinto primordiale, cacciatore naturale, rosso marziale.

    Aurora.

  24. utente anonimo says:

    Veramente la poesia non era da capire, ma da respirare.

    A.

  25. utente anonimo says:

    Un caso. l’avevo presa, non sono sposato, da un amico di mio cognato solo per darla a un parente cacciatore. Ma poi non se n’è fatto nulla, e io, che m’ero affezionato, me la sono tenuta io. Hai ragione, è una poesia freschissima. p

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