“Gli Arya seggono ancora al picco dell’avvoltoio” (III)

Faccio una breve pausa nella ricerca sul neocavalierismo, ricevendo, pubblicando e commentando:
Gentili curatori del sito,

la presente per mettervi al corrente del fatto che Gabriele Pietromilli non è curatore di www.juliusevola.it, come da voi erroneamente riportato. Si tratta di uno dei tanti autori che hanno trovato ospitalità sul nostro sito con articoli attinenti a tematiche trattate da Evola. Ritengo pertanto necessaria una rettifica poiché in editoria il termine "curatore" ha un significato ben preciso. Questo solo per chiarezza.

Per quanto concerne la Vostra opinione di Evola, beh, ognuno è libero di avere le proprie…, ma per quanto riguarda il sito che dirigo francamente i Vostri commenti proprio non il capiamo.

Definite il nostro sito "pranoterapeutico". Che vuol dire? Nel nostro sito non si parla di pranoterapia, da nessuna parte. Il termine "Western" invece ci è proprio ignaro… forse una maggior chiarezza sarebbe apprezzata. Che cosa intendete?

Cordiali saluti

Dr. Tommaso Valleri
info@juliusevola.it

Quando si sbaglia, si sbaglia. Prendo atto e chiedo scusa. E aggiungo anche che rispetto le persone, di qualunque sponda o idea, che mi scrivono per segnalare errori.

Passo alla questione del "pranoterapeutico"/"Western". La mia frase era un po’ contorta, e si prestava a un equivoco:

" Il tono del sito su Julius Evola, tra il pranoterapeutico e il Western, lo dà molto bene una frase che campeggia in alto a destra:

Gli Arya seggono ancora al picco dell’avvoltoio "

In realtà, più che al sito, mi riferivo alla frase sugli "Arya", una nota espressione di Julius Evola. A mio avviso, uno splendido gioiello di autoesaltazione retorica e di confusione storica, che ricorda da vicino certe battute dei duri nei film di Hollywood. Il "pranoterapeutico" c’entra solo di striscio, in riferimento al milieu di Petromilli, amici e amiche.

Colgo l’occasione per dire qualcosa su Julius Evola, cui è dedicato il sito di Tommaso Valleri. Non mi interessa la demonizzazione in stile commissario telematico; e riconosco, come ho già scritto, la complessità dell’opera di Evola come scrittore, che rimane per cultura e capacità di riflessione molte spanne al di sopra delle teste delle altre persone di cui stiamo parlando in questi giorni. E certamente è l’unico "maestro spirituale" veramente difficile da leggere.

Ma alla fine, mi sembra che vi sia una caratteristica prevalente in tutta la sua opera, o comunque c’è una caratteristica che ha prevalso nettamente nei discepoli di Evola: la combinazione micidiale tra idealismo magico e imperialismo ottocentesco.

L’unica cosa di cui posso avere certezza in questa vita, dice in sostanza Evola, è la mia stessa esistenza ("idealismo", in senso tecnico-filosofico); ma se esisto solo io, io sono Dio; e in quanto Dio, posso dominare tutto l’universo (e qui passiamo al "magico"). Gli strumenti per ottenere questo dominio sono quelli di sempre – il sesso e la violenza, anche se esaltati entrambi a "metafisica".

Questa idea non appare in tutta la sua crudezza, perché viene mascherata dallo "stile", cioè un comportamento e un modo di parlare caratteristici dei ceti benestanti dell’Ottocento, che sembra l’esatto contrario della contemporaneità americana del common man.

Ma pur con un altro grado di volgarità, il Western esalta figure taciturne di individui dalla mira infallibile, che non devono mai chiedere… Se cogliamo questo parallelo, cade la mistificazione aristocratica dell’evolismo.

Evola si rifà a un mondo preciso: l’imperialismo ottocentesco. La sua visione del mondo è sostanzialmente quella di Rudyard Kipling, il poeta inglese che inventò la mostruosa frase, "il fardello dell’uomo bianco" per celebrare i massacri commessi dagli Stati Uniti nelle Filippine. L’uomo bianco merita il dominio, grazie alla sua maggiore lucidità e autodisciplina, all’uso freddo e non passionale della violenza. Anzi (e qui subentra il cosiddetto "razzismo spirituale" di Evola), l’uomo bianco è tale solo nella misura in cui vive secondo questi valori.

Per giustificare il dominio, che si fonda su un’inconfessabile storia di navi da guerra e capitali, si inventa un’origine: una catena di eroi-dominatori dello stesso stampo, i "signori".

Più è remota, e quindi meno documentata, la storia, più è facile ricamarci sopra. E non a caso Evola si concentra sulle epoche più lontane, elaborando una fanta-geo-mistica dell’eterno "nord", la "remota Thule", in conflitto con un "sud" che va dominato. Questa geomistica (che non è stata inventata da lui) coincide comodamente con il dominio politico-economico del nord reale sul sud reale.

La cultura maschile dei "signori", i presunti "arya" di Evola, è stata analizzata in modo stupendo nel libro di Klaus Theweleit, Fantasie virili (Il Saggiatore 1997) e nel film Der Fangschuss ("Colpo di grazia") di Margarethe Von Trotta, che ebbi la fortuna di vedere alcuni anni fa doppiato in italiano (mi sono procurato poi la cassetta, recitata però in un borbottato tedesco settentrionale per me quasi incomprensibile).

Oggi, quella cultura non esiste più, perché non esistono più né l’aristocrazia né la borghesia; il dominio si esercita con efficacia ancora maggiore, ma con la pura volgarità del denaro e della tecnica delle armi. Questo fatto rende Evola un interessante critico del "mondo moderno", ma lo priva della sua naturale audience. La stessa estraneità agli stili del tempo ha fatto di Evola un personaggio del tutto marginale durante il fascismo reale; ma ne ha fatto un’icona per gente lontanissima dalle élite ottocentesche: i neofascisti italiani.

Chi fa veramente politica, pensa sempre a costruire il futuro. Cosa praticamente impossibile per i neofascisti, e psicologicamente impossibile per gli evoliani. Per non morire come comunità, e con l’aiuto di Evola, i neofascisti si sono quindi creati, con notevole successo, un sistema fantastico di memoria culturale il cui parallelo più evidente si trova nell’ideologia biblica nata dall’esilio babilonese. Un esilio babilonese di una sterilità impressionante, vissuto nella confortante e infinita ripetizione degli stessi racconti e delle stesse immagini.

Ma siccome il fascismo nasce come fenomeno concreto e politico, i neofascisti hanno continuato a immaginarsi politicamente.

Ed ecco che nasce il mostro della "metapolitica": "noi", i "signori che seggono al picco dell’Avvoltoio", giocano di tanto in tanto a manipolare il prossimo. Ma siccome il "progetto politico" di queste persone consiste in poco più che l’organizzazione di gite alpinistiche, mentre quello che conta è il compiacimento di appartenere – per autonomina – a una presunta élite, i saldi superuomini sono spesso (non sempre) disponibili alla fine a qualunque progetto costruito da altri.

E quindi, gli evoliani sono spesso pronti ad arruolarsi – secondo il carattere – tanto nella Legione Straniera, quanto nella Fininvest.

Fantasie virili tra Thule e Hollywood

 
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32 Responses to “Gli Arya seggono ancora al picco dell’avvoltoio” (III)

  1. utente anonimo says:

    Miguel, sei proprio sicuro che il suddetto “curatore” abbia scritto proprio “Il termine “Western” invece ci è proprio ignaro…”? Ossia, abbia scritto proprio “ignaro” invece che “ignoto” (anche se la cosa mi stupirebbe, essendo quel termine conosciuto anche dai bambini, pertanto sarabbe stato meglio usare il termine “estraneo”)? In tal caso, credo che, oltre al Western, anche la grammatica e la sintassi italica siano un pochino “ignare” al suddetto:-)

    Ciao

    Ritvan il Moderato Esagitato:-)

  2. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    trovo l’analisi dell’ambiente neoevoliano interessante, come sempre. Avrei qualche riserva sulla semplificazione della complessa e contraddittoria opera di Evola.

    Da giovane giovane fui anch’io affascinato dall’aristocratismo spirituale di Evola e lessi piu’ o meno tutta la sua opera in pochi mesi, quando avevo quattordici anni. Ora, il velleitarismo politico-spirituale evoliano fu esattamente la ragione che mi condusse presto, dopo quei mesi, a non trasformarmi in un neo evoliano.

    Se non ricordo male, tuttavia, Evola scrisse i suoi libri nel volgere di un quarantennio. Il periodo “idealista”, risale agli anni venti, ed e’ significativa espressione del suo tempo (Evola era in quel periodo, per cosi’ dire, un idael-nichilista, una specie di post-nicciano, adepto di un etica araldico-guerriera molto diffusa all’epoca, cosa che lo accomuna, per esempio, al ben piu’ significativo – dal punto di vista letterario – Junger. Un’etica canzonata in modo geniale da Robert Musil in quel capolavoro che e’ il romanzo “L’uomo senza qualita'”). Il manifesto di quell’orientamente e’ “L’uomo come potenza”, opera significativamente differente da quelle che avrebbe scritto in seguito.

    La metafisica del sesso, opera di alcuni lusti dopo, nel primo dopoguerra, e’ uno strano tentativo di armonizzare un certo priapismo italico con alcune dottrine dellte “della mano sinistra”, cioe’ dottrine – soprattutto orientali, ma anche dionisiache, cioe’ estrememente “occidentali” – che cerca di contestare (con una certa efficacia, aggiungo io) la banalizzazione del sesso e lo sfruttamento commerciale del corpo femminile che gia’ cominciava a emergere come uno dei tratti caratteristici dell’Europa post-bellica. A leggerlo oggi, ha un sapore un po’ pasoliniano di borgata che protesta contro la legge Merlin, ma e’ tutto fuorché un incitamento al “dominio” attraverso il sesso (o la violenza).

    Evola rimane un particolare tipo di reazionario, nonostante la complessita’ e, a volte, la profondita’ della sua opera. Ma era un anticonformista anche durante il fascismo.

    Qaundo il razzismo biologico di Rosenberg era ormai un dato di fatto in Germania e stava per approdare in Italia, Evola scrisse la “trilogia della razza”, cioe’ tre libri sulle “dottrina della razza” che, cercando di contravvenire ai dogmi stolidi della purezza biologica del patrimonio razziale, proponevano il perseguimento di un razzismo spirituale secondo il quale le razze sono il prodotto di un numero indefinito di incroci. Stringi stringi, un “non-razzismo”. Reazionaro finche’ vuoi, ma tanto poco razzista da e irriverente nei confronti dell’arianesimo germanico da fare di Evola un intellettuale profondamente inviso al Reich.

    Evola, poi, ebbe poca a che fare personalmente con gli “evoliani”. Ma qui vi invito a leggere il bel libro del sociologo Giulio Salierno (credo sia scomparso da poco), “Autobiografia di un picchiatore fascista”, Einaudi), che racconta dell’evolismo romano degli anni cinquanta e del suo frustrante incontro con “il conte”.

    Per finire, Evola non fu poi nemmeno molto fascista. Durante la seconda guerra mondiale cesso’ di essere una figura pubblica e scrisse un accettabile libro sul buddhismo, “La dottrina del risveglio”, che la dice lunga sulla sua posizione in merito al conflitto in corso (cosa che non gli fece rinunciare alla bizzarra e “prussiana” abitudine di sfidare la sorte facendo lunghe passeggiate notturne all’aperto mentre gli anglo americani bombardavano Vienna, sfida che gli costo’ la capacita’ di camminare con le sue gambe).

    Per finire, Evola e’ forse un autore che, se letto parzialmente, suscita un’immediata antipatia. Se non lo conoscessi e oggi mi capitasse di leggere, che so, “Imperialismo pagano”, probabilmente non mi verrebbe voglia di leggere nient’altro.

    Ma vista nell’insieme, la sua opera rimane complessa e anche moderatamente interessante. Soprattutto, difficile da liquidare come “reazionaria” sans plus.

    Alessandro

  3. utente anonimo says:

    Caro Ritvan,

    non la grammatica e la sintassi, ma la semantica :-)!

    Ale

  4. Per Ritvan, sì, ha scritto “ignaro”, ma mi auguro che fosse solo un laspus del contuper.

    Per Alessandro, grazie della nota, interessante. Conosci Evola certamente meglio di me; ma quello che volevo cogliere era una sorta di nota complessiva del personaggio. Anche perché i lettori di Evola non seguono lo stesso percorso cronologico dell’autore, e quindi resta in loro un effetto cumulativo e non consecutivo.

    Comunque sono interessanti le tue riflessioni.

    Miguel Martinez

  5. Confermo: il lapsus c’è stato. Ma non si è trattato di un lapsus “informatico”, bensì di un vero e proprio lapsus freudiano.

    Due parole sul commento di Alessandro: non concordo su tutto quello che hai scritto, ma sono felice che esiste ancora qualcuno che pacatamente può parlare di Evola e della sua opera…

    Non solo Evola non ebbe a che fare con gli “evoliani”, ma cercò di mettere in guardia dagli “evolomani”…

    Chi studia seriamente Evola poco ha a che fare con i movimenti sovversivi, con la violenza e con il razzismo fine a se stesso.

    Concludo e tolgo il disturbo con questa frase “rubata” a Gianfranco De Turris: “non esistono cattivi maestri, ma solo cattivi allievi…”.

    Un saluto a tutto il blog.

    Tommaso Valleri

  6. utente anonimo says:

    Con tutto il rispetto per il De Turris, io citerei un detto popolare delle mie parti:”Se il generale che cavalca in testa all’esercito coglie una sola mela dall’albero a lato della strada, l’esercito che segue sradicherà tutti gli alberi che incontra”. E’ troppo facile dar tutta la colpa ai “discepoli”. A mio modesto avviso, chi ambisce ad essere un “opinion leader” dovrebbe ponderare bene a quali conseguenze possono portare le proprie parole, travisate o meno.

    Ciao

    Ritvan il Pignolo:-)

  7. utente anonimo says:

    Eh gia’, Ritvan,

    Cristo doveva pensarci due volte prima di suggerire di evirarsi sulla via del Signore, cosa che non pochi hanno preso alla lettera…

    ma perche’ hai sempre qualcosa da dire su tutto :-)? Riusciremo mai a leggere un post che sia uno, su questo blog, senza che tu abbia qualcosa da dire? :-)))))? (le bocche numerose le metto a scanso di equivoci, Aurora ha gia fatto le spese della tua permalosita’…)

    Ale

  8. Ringrazio Tommaso Valleri per l’intervento.

    Come ho già avuto occasione di scrivere, una cosa che non sopporto è la mentalità del branco, per cui o ci si ignora a vicenda, oppure ci si insulta, oppure ci si dedica a segnare piccoli punti a proprio vantaggio, cercando di mettere l’altro in imbarazzo.

    Quindi apprezzo sempre chi non si comporta in questa maniera.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    Mi spiace che il dr. Tommaso Valleri intenda togliere il disturbo anzichè chiarire a tutti i lettori di questo blog perchè Evola dovrebbe essere considerato un buon maestro. Alessandro è stato, al proposito, molto più completo.

    Io parto sempre dall’esperienza personale e mi sono interessata un poco ad Evola quando ho conosciuto qualcuno che mi ha detto di essere di destra, ma non di A.N., e non ho capito di quale filone, rimanendomi solo impresso che era ammiratore di Evola, Junger, Heiddeger.

    Penso di aver smesso di interessarmi al filosofo quando ho letto che, secondo lui, sono le donne che devono cercare sempre gli uomini e mai viceversa.

    Questo rientra perfettamente nel concetto , riferito da Kel, dell’uomo che non deve chiedere mai.

    Ancora mi ha divertito l’analisi di uno studioso, ex evoliano, il quale è arrivato alla conclusione che tanti seguaci di Evola sono andati a rimpolpare i gruppi estremisti di destra o sono finiti in cura presso centri di igiene mentale.

    Il punto che mi è rimasto interrogativo e se certi soggetti sono già da curare prima e confluiscono in certe filosofie per una loro propensione alla megalomania o se ,invece. lo “squilibrio mentale” sia conseguenza della lettura di certi libri che invitano allo studio dell’esoterismo e della spiritualità con lo scopo di poter sfruttare le forze occulte e /o spirituali per interessi personali.

    Aurora.

  10. utente anonimo says:

    Ale, non per fare la pignolissima, ma chiarisco che non mi sento ” una che già ha fatto le spese” per l’altrui comportamento.

    Sono semplicemente pragmatica, evito di disperdere energie inutilmente.

    Aurora.

  11. utente anonimo says:

    Ne prendo atto.

    Ciao

    Ale

  12. utente anonimo says:

    Non lo so Aurora, quale sia la causa dello squilibrio di chi ha letto o non letto Evola. Onestamente a giudicare dalla quantita’ di psicofarmaci che i padani pisciano nel Po (ma anche grandi laghi del Nordamerica non scherzano, a sentire gli esperti), mi sembra che il problema non sia Evola. Migliaia e migliaia di persone che vivono apparentemente felici nelle meravigliose citta’ della Civilta’ Superiore sono, sembrerebbe, profondamente infelici, ai limiti della follia. Si vive in un’allucinazione collettiva, piena zeppa di contraddizioni e di elementi che, a guardarli da una certa distanza, sono di un’assurdita’ disarmante.

    Ecco, Evola non fa male a nessuno. Io, che l’ho letto quasi vent’anni fa con un’avidita’ tipica di quell’eta’, non sono impazzito, ne’ mi sento un superuomo. Ne conservo infatti degli insegnamenti, direi di ordine molto generico, fino a oggi. Ecco, in fondo il pensiero di Evola, a livello dottrinario – “filosofico” se vuoi, sebbene di filosofia non si tratta – e’ inutilizzabile perche’ troppo legato a piccole pulsioni del suo tempo e non ai grandi temi della storia. Ragion per cui Heidegger ha lasciato un segno – pur essendo forse piu’ “fascista” di Evola… non si tratta di un problema di eterodossia politica.

    Pero’, l’immagine evocativa dell’uomo “in piedi tra le rovine”, magari, oggi, semplicemente non incline a imbottirsi di psicofarmaci, credo sia condivisibile, ovviamente se si e’ d’accordo che attorno c’e’ un panorama di rovine. Poi ognuno si tiene in piedi con quello che ha a disposizione, ma non credo ci sia nulla di male a provarci.

    Con tutti i limiti di Evola, beninteso, mi sembra che non sia una delle maggiori cause di schizofrenia in Occidente.

    Alessandro

  13. utente anonimo says:

    Alessandro,- in piedi tra le rovine- del crollo dell’impero-, non mi dire che hai letto anche Heidegger. Mi verrebbe il sospetto che in questo blog ,cd di sinistra, aleggia, dall’alto di un picco nebbioso, la destra rapace.

    Kel faceva parte di” Nuova Acropoli”, curva destra sudamericana, tu adolescente bevevi Evola, p si proclama continuamente ferocemente antidemocratico, quindi verrebbe tranquillamente definito da tutti ” fascista”. Non proseguo per non urtare l’altrui suscettibilità.

    Forse manca solo il fuoristrada, con cui andare regolarmente in autostrada.

    Y viva i picchi.

    Aurora.

  14. utente anonimo says:

    Di getto, grazie per il termine “geomistica”.

    E di secondo getto, mistai dicendo che Conan il barbaro ha un fondo metafisico-magico-evoliano?

    Ciao

    Francesco

  15. utente anonimo says:

    >ma perche’ hai sempre qualcosa da dire su tutto :-)?<
    Non è affatto vero, Ale. P.es. sul tuo beneamato Evola non ho detto proprio nulla.

    >Riusciremo mai a leggere un post che sia uno, su questo blog, senza che tu abbia qualcosa da dire? :-)))))? (le bocche numerose le metto a scanso di equivoci, Aurora ha gia fatto le spese della tua permalosita’…).

    Oh, se è quello che potrebbe renderti felice, per gli amici questo ed altro. Mi prenoto solennemente a non scrivere nulla sui prossimi DUE (meglio abbondare!) post di Miguel:-) :-). Cuntent?

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Sì, nel caso dello strafalcione “ignaro”, parlare di “semantica” sarebbe più preciso. Nessuno è perfetto:-). Ma, per par condicio, tirare in ballo presunti torti da me inflitti ad una certa signora mi sembra una caduta di stile degna di banali litigi coniugali, tipo:”Anche a mia madre hai mancato di rispetto 10 anni fa a Natale!”:-).

  16. utente anonimo says:

    Vorrei spezzare una lancia in difesa di Ritvan, sia perchè è una delle persone più garbate e rispettose che abbia mai “incontrato” su Internet, sia perchè ha perfettamente ragione.

    Se i discepoli fessi possono comprendere in modo sbagliato gli insegnamenti giusti, non per questo i cattivi maestri vanno assolti.

    Troverei interessante, magari da parte di Miguel, una riflessione su come nel migliore dei mondi mai esistiti, nonchè di quelli possbili e direi pure di quelli mai immaginati, la gente impazzisca e si rimpinzi di psicofarmaci. Dove sta lo sbaglio?

    Saluti

    Francesco

    Ps chi è De Turris?

  17. utente anonimo says:

    >Ale. P.es. sul tuo beneamato Evola non ho detto proprio nulla<
    Sorvolo sul “tuo beneamato”. Ma invece mi pare che tu alludessi priprio a Evola. Scusa, Valleri, citando De Turris, si riferiva a Evola, assolvendolo da ogni responsabilità sugli evoliani. Tu gli dici che no, caro Valleri, gli opinion leader sono responsabili degli epigoni. Ne deduco che dalla regola generale volessi illustrare il caso particolare, cioè: anche Evola, come tutti i maitres à penser, è responsabile dei “suoi”. Ma forse sono io che non capisco… forse è solo una lettura… plausibile. O verosimile? Boh… :-)

    Ciao

    Ale

  18. utente anonimo says:

    >nel migliore dei mondi mai esistiti, nonchè di quelli possbili e direi pure di quelli mai immaginati, la gente impazzisca e si rimpinzi di psicofarmaci< forse perché i mondi brutti, sporchi e cattivi – passai presenti e futuri – notoriamente governati e abitati da retrogradi ignoranti e oscurantisti, dediti alla violenza più cieca, non sono in grado di produrre gli psicofarmaci e si devono accontentare del peyote e dell’haoma (o soma che dirsivoglia) :-).
    Forse l’unità di misura del progresso è il Prozac, chissà… :-)

    A paerte gli scherzi, io credo che una delle chiavi per superare l’inutile discorso su quale civiltà è migliore di quale altra sia proprio il tipo di unità di misura che si utilizza.

    Alessandro

  19. Riguardo al dibattito sui “cattivi maestri”…. premetto che Evola ha almeno il pregio di non aver mai messo in piedi una macchina di sfruttamento dei propri discepoli.

    Credo che le idee di per sé siano sempre legate alle circostanze: nemmeno Guénon ha mai fatto lo sfruttatore, ma – con idee molto simili – lo ha fatto il suo discepolo Schuon.

    Questo è un punto importante, perché troppo spesso si confondono idee strane con comportamenti settari; a volte per condannare le idee strane, a volte invece per assolvere i comportamenti settari, come fa Massimo Introvigne, che invita sempre e solo a guardare le idee/teologia dei gruppi, anziché il loro reale funzionamento sociologico.

    Miguel Martinez

  20. Per Francesco,

    Per quanto non mi piaccia la società in cui mi trovo, credo che sia superficiale condannarla in base ai casi di cronaca.

    Non esiste società in grado di “curare” i profondi dolori di un’umanità mortale; né di soddisfarne gli infiniti desideri.

    E credo che il tasso di “tossicodipendenza” da qualcosa sia elevato in tutte le culture, dal New York di oggi alla Cina del 1850.

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    Miguel,

    io ero ironico-problematico. Che la vita nelle città più rappresentative della nostra civiltà sia spesso inumana anche per chi sta in alto mi pare evidente.

    Hai ragione sui limiti intrinseci delle soceità umane.

    Ma ha senso cercare un parametro in base a cui valutare una società, e a maggior ragione la nostra? Cosa proponete voi critici del capitalismo (Miguel, Alessandro), io sono seriamente senza più risorse.

    Francesco

  22. utente anonimo says:

    Per la precisione Miguel, Schuon non fu mai discepolo di Guénon.

    Fu anzi proprio lui a insistere, dopo aver ricevuto una dubbia autorizzazione da uno shaykh di Mostaghanem, a insistere perché Guénon diventasse suo muqaddam.

    Per la verità, discepoli di Guénon non ne esistono proprio. Ci ono solo una miriade di gruppuscoli guénoniani, di tutte le colorazioni religiose possibili e immaginabili.

    Per quanto riguarda il discorso sulle dipendenze, invece, io ho l’impressione che le dipendenze, che sono di vario genere, non solo farmacologice, siano uno dei tratti caratteristici, “strutturali”, del tempo in cui viviamo. Più a New York che in Cina e più oggi che nel 1850. E’ solo un’impressione, ovviamente, e – come sa bene Ritvan – sono sempre pronto a cambiare opinione.

    Alessandro

  23. Sui “cattivi maestri”, voglio aggiungere che ho criticato radicalmente le idee di Evola, ma non gli imputo le azioni dei suoi lettori.

    Anche perché la maggior parte delle persone che hanno commesso “cattive azioni” negli anni Settanta e dintorni, non avevano sicuramente letto Evola (o molto altro).

    Mi vengono in mente un paio di eccezioni, ma si tratta guarda caso di persone che hanno creato proprie sette nel solco del pensiero evoliano.e

    Miguel Martinez

  24. utente anonimo says:

    Io non credo che esistano cattivi maestri, e neppure cattivi allievi. Anche Le idee (io preferisco “teorie”) sono strumenti, e ciascuno se le foggia per come gli servono. Come si dice negli ambienti di lavoro, chi non sbaglia mai è chi non fa mai nulla. L’errore fa parte del gioco. Smettiamola di fare i giudici d’un inesistente tribunale. Nella storia, cioè nella natura in cui è immersa, non esiste quella ridicola cosa che è la “terzietà”. p

  25. utente anonimo says:

    Grazie dei complimenti (che ricambio), Francesco, nonché della lancia spezzata in mia difesa. Che ne dici di fondare l’Ordine dei Cavalieri Difensori di Ritvan?:-) :-).

    Visto che nessuno degli “evolisti” si degna di rispondere al tuo quesito (forse non ci sono arrivati, poiché, disgustati, hanno saltato a pie’ pari il tuo post appena arrivati alle tue lodi al mio indirizzo:-) :-) ) ci provo io. Lo so che così rischio di fare il “tuttologo” e, di conseguenza, scatenare l’ira funesta di Alessandro:-), ma uno deve pur correre qualche rischio.

    Dunque, l’illustrissimo et eccellentissimo De Turris Gianfranco è stato citato – immagino – nella sua veste di Presidente di una Fondazione intitolata a Julius Evola, nonché scrittore di un sacco di saggi sul suddetto. Di professione fa il redattore RAI e ha anche l’hobby della fantascienza (è anche esperto di Tolkien). Con tutto il rispetto per lo spessore culturale del personaggio, però, io mi fiderei dell’obiettività di un giudizio del suddetto su Evola (di cui, ripeto, presiede una Fondazione) quasi quanto mi fiderei di uno di Sandro Bondi su Berlusconi o – per par condicio – di uno del nostro p. su Marx:-) :-).

    Ciao

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    Ripeto, Ale, io non mi sono occupato di Evola e dell’ “evolismo”. Cogliendo l’occasione offerta dalla citazione di De Turris, io semmai ho contestato l’affermazione del De Turris, parlando ovviamente in linea di principio sulle responsabilità degli opinion leaders. Quello che ho detto, vale ovviamente anche per Evola, ma vale anche per chiunque altro abbia occasione di essere un opinion leader. Da qui a dire che mi sono occupato di Evola e degli evoliani credo che ce ne corra.

    Ciao

    Ritvan

  27. utente anonimo says:

    Ancora una “buona notizia”! La bieca CIA ha finalmente deciso di non riservare le delizie dei suoi attentati dinamitardi solo agli sciiti “collaborazionisti” di Al Sistani. Per par condicio, agenti della CIA, rigorosamente travestiti da ayatollah:-) hanno gettato bombe contro la sede dell’Islamic Party sunnita, subito dopo che quel partito aveva dato disposizioni ai propri simpatizzanti a votare “SI” alla Costituzione-fantoccio. Altre bombe gli ayatollah di Langley le hanno scagliate contro la casa del leader religioso sunnita “collaborazionista” sceicco Muhayad al Azami. Eh, povera CIA, quanto deve sudare per mettere sciiti e sunniti “collaborazionisti” gli uni contro gli altri e scatenare così una bella guerra civile fra “collaborazionisti”!:-) :-).

    Ritvan

    P.S. Una promessa è una promessa, pertanto metto questo messaggio in un post non recente:-).

  28. utente anonimo says:

    Ritvan carissimo,

    è che la CIA deve liberare l’Iraq per far posto ai coloni giudei che vogliono invaderlo.

    Ma non leggi niente su Internet? Chiedi alla Gran Cavalieressa Lia de Haramlik, che non ci dorme la notte dalla preoccupazione.

    Ciao

    Francesco

  29. utente anonimo says:

    Embè, caro Francesco, ma ti pareva che il “perfido giudeo” poteva esser tenuto lontano dalla mischia?:-). Secondo me, però, dovrebbe esserci dietro lo zampino del Berlusca. Mi spiego. Siccome quello ha l’abitudine di fare le cose col N.2, dopo aver fatto Milano 2 si è messo in testa di costruire “Israele 2″ nei territori irakeni sgomberati dalla CIA:-) :-).

    Ciao

    Ritvan

  30. utente anonimo says:

    Cribbio, e dici che ci mette la TV digitale terrestre e posso vedermi il Milan aggratisse?

    Ci vado subito, ci vado! In gommone!!

    Ciao

    Francesco

    PS noi si scherza, ma loro si fa terribilmente sul serio. E mi ricordo di aver letto che anche di Bismark si rideva, prima della guerra franco-prussiana. Dopo no.

  31. utente anonimo says:

    Magari ci ridevano i francesi, i quali hanno ripetuto poi lo stesso esercizio con Hitler. Risus abundat in ore stultorum.

    Però, Berlusca è innocuo, dai, di lui si potrebbe ridere tranquillamente. Anzi, è lui stesso che ci tiene che si rida di lui (vedi corna, barzellette e c..zi vari).

    Ciao

    Ritvan

  32. Gianni.lo. says:

    Sono arrivato a questa pagina per rimandi. Non so chi sia l’autore ne cosa si propone questo sito, ma chi ha scritto questo articolo è un genio, un uomo di un’intelligenza sconfinata. Nella misura di una paginetta si è sostanziato Evola e la sua opera. Solo una persona di un’intelligenza sconfinata può paragonare Evola al western. Complimenti all’autore. Questo mi ha portato a riflettere che, in effetti, l’evolismo cinematografico è scatenato nei film di Leone e l’uomo evoliano è rappresentato da Clint Eastwood. Nella modernità, il liberalismo democratico da na parte, il marxismo dall’altra e l’uomo evoliano al centro. Il solitario pistolero che agisce cavalcando la tigre (o il cavallo).
    Grazie per questo articolo è complimenti ancora.

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