Brezza d’Oriente

Eccoci finalmente al resoconto della riunione di Roma, dove si doveva decidere cosa fare dopo la decisione del governo italiano di negare i visti agli esponenti iracheni che avrebbero animato la conferenza programmata originariamente a Chianciano.

I dettagli ufficiali, i nomi dei relatori, li potete trovare, in varie lingue tra cui il rumeno e il pashto (non si è antimperialisti per niente), sul sito di Iraqiresistance.

Ma quello che mi ha colpito è il grande cambiamento che si sente nell’aria.

Due anni fa, quando partecipai alla manifestazione del 13 dicembre 2003 per esprimere solidarietà alla resistenza irachena, ci trovammo sotto un attacco concentrico che veniva da destra e sinistra: eravamo diventati, come scrissi, uno psicodramma nazionale. In segreto, alcuni ci dicevano di essere d’accordo con noi, ma che non ci si poteva esporre per una causa così rischiosa. Altri sono semplicemente, e umanamente, scappati a gambe levate. Altri ancora, meno umanamente, hanno paretecipato anche loro al linciaggio.

In effetti, per sostenere una resistenza che praticamente non era ancora iniziata, contro la più grande potenza di tutta la storia umana, bisognava avere profondi motivi ideali, o essere un po’ folli.

Erano passati pochi mesi da quando il colonnello britannico Tim Collins aveva tenuto un discorso ai suoi soldati che lo aveva trasformato in un idolo del mondo militare:

"Il nemico non deve dubitare che noi saremo la sua nemesi, e che opereremo la sua giusta distruzione. Ci sono molti comandanti regionali che hanno una macchia sull’anima, e stanno alimentando i fuochi dell’inferno per Saddam. Lui e le sue forze saranno distrutte da questa coalizione, per ciò che hanno fatto. Mentre muoiono, sapranno che sono state le loro malefatte a portarli qui. Non mostrate loro alcuna pietà".

Grazie a Dio, anche le sbornie più pesanti passano. Due anni dopo, lo stesso colonnello Tim Collins scrive che l’esercito inglese, peraltro ospitato nella zona sciita dell’Iraq, ufficialmente più tranquilla, rischia una "storica umiliazione", e invita Tony Blair ad avere l’onestà di "gettarsi sulla sua spada".

Parlando alla rete tv Channel 4, spiega:

"Il pericolo è che potremmo finire sconfitti sul campo. Potremmo essere sopraffatti. L’esercito potrebbe venire cacciato oltre frontiera, in Iran".

Nei sondaggi di opinione, il 57% degli americani ormai chiede il ritiro delle truppe dall’Iraq.

Ma soprattutto, a dimostrare una situazione davvero disperata, il comando militare americano è ridotto ad annunciare di aver catturato il trentatreesimo "braccio destro" di al-Zarqawi (ringrazio la splendida Mirumir di questa segnalazione).

Abu Mus’ab al-Zarqawi, principe dei troll di Internet, continua a sfidare la Civiltà Occidentale con le rimanenti 17 braccia destre e 50 braccia sinistre

Non sappiamo certamente come andrà a finire, ma abbiamo smosso molte acque, attirando le simpatie degli onesti. E anche tra i meno onesti, qualcuno comincia a fare i conti.

Dopo una rumorosa campagna iniziale, persino la destra tace: sono settimane che non mi devo vergognare a chiedere Libero in edicola. Lo scontro con il San Marino dei quotidiani italiani, L’Opinione, è stato più che altro un divertissement nostro.

Ricordiamo che la conferenza di Chianciano avrebbe dovuto portare una novità assoluta: una proposta di pace rivolta all’Europa, da parte delle grandi forze della resistenza irachena.

Non rivelo segreti di stato, se dico che alcuni moderati di centrodestra hanno visto con qualche interesse questa possibilità di uscire in maniera dignitosa dalla guerra, prima che lo faccia il centrosinistra. Moderati che hanno operato per impedire il convegno solo quando sono stati richiamati all’ordine da ben quarantaquattro deputati americani.

Ovviamente l’interesse è ancora maggiore tra alcune frange del centrosinistra, che dovranno pure concordare con qualcuno il ritiro che Prodi ha timidamente promesso.

E infatti, a sinistra solo qualche pittoresca figura arcaica come Giorgio Riboldi insiste nell’attaccare chi sostiene la resistenza irachena.

Abbiamo visto i pacifisti prendere una chiara posizione, mentre Il Manifesto ha seguito il caso sin dal diktat dei Quarantaquattro.

Ma addirittura la Regione Toscana è intervenuta, mentre l’organo ufficioso del centrosinistra, Repubblica ha dedicato ampio – e rispettoso – spazio all’iniziativa di Chianciano.

In tutto il mondo, sono ormai decine le organizzazioni che appoggiano le attività dei Comitati Iraq Libero.

Chiaro, non bisogna montarsi la testa. Pochissimi e squattrinati eravamo, pochi e squattrinati siamo. Non possiamo certo forzare la mano al Ministero degli Esteri, o rendere Berlusconi meno suddito di ciò che già è. Nè c’è da aspettarsi chi sa che cosa quando al posto di questi, ci saranno quegli altri…

Però è una gran bella soddisfazione lo stesso (e devo dire che era ottima anche la cena).  

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28 Responses to Brezza d’Oriente

  1. utente anonimo says:

    Quale sarà la prossima iniziativa?

    C.

  2. utente anonimo says:

    Sarà pure in rumeno – e perciò antiimperialista?!- il sito dell’Iraqiresistance, ma in albanese non lo è. Razzisti!!!:-) :-)

    Ritvan (in vena di facezie gratuite)

  3. utente anonimo says:

    Non so se ridere o piangere ogni volta che leggo del giordano “Al-Zarquawi”, il cui nome spunta dappertutto come una ciliegina su una torta di migliaia di morti da fuoco alleato.

    Quant’è comoda la sua figura per chi ha ancora sete di Vietnam.

    E’ stato dato per spacciato, morto, con la gamba di legno e imprigionato dai sauditi. Ma lo si ritrova sempre – e sembra vivere solo – sui giornali.

    Preoccupato, come sempre, e divertito solo per quelche millisecondo da certe baggianate plateali, mi chiedo se la WWII e il Vietnam non fossero, in verità, altro che un banco di prova per quello che sta succedendo adesso.

    giovanni

  4. utente anonimo says:

    Eh, si, anche i vietcong, il generale Giap, Hitler, Rommel, Yamamoto e altri erano solo un’invenzione della bieca propaganda imperialista amerikana!

    Ritvan (sempre in vena di scherzi, ma almeno in buona compagnia su questo post)

  5. utente anonimo says:

    Ottima cena?

    BIM BUM BAM!!

    Ma non era una pizza ?

    Aurora curiosa.

  6. AndreaYGHPSA says:

    Hai ragione Miguel, qualcosa si è mosso senz’altro. Fino a qualche mese fa non si sentiva praticamente mai la parola “resistenza” in riferimento all’Iraq. In questi giorni invece ho notato che addirittura giornali che potremmo chiamare neocon devono farne i conti. Sul Corriere della Sera addirittura Giovanardi, con un 40 cm di coda tra le gambe, scrive a Sergio Romano dichiarando che secondo lui non si possa parlare di Resistenza. E il Romano non si sbilancia. Sul Giornale, invece, oggi c’era una lettera di un lettore scandalizzato dal sentire quella parola nel contesto iracheno: “non è resistenza ma guerriglia contro la democrazia”, hanno intitolato l’inervento dell’animabella in questione. A quanto pare si sente da più parti la necessità di confrontarsi con questa definizione e con la lotta dei partigiani iracheni. E di questo, appunto, dobbiamo ringraziare i combattenti iracheni. E, in piccola ma preziosa parte, chi, in Italia e in “occidente”, dall’inizio ha parlato di Resistenza: Campo Antiimperialista e Comitati Iraq Libero.

    AndreaYGHPSA

  7. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    Vorrei ringraziarti perchè seguo questo blog dall’inizio della questione Chianciano e i tuoi post hanno sicuramente cotribuito a farmi andare da Venezia a Roma, domenica scorsa.

    E l’incontro mi è piaciuto!

    Le mie idee sono un po’ diverse da quelle degli organizzatori, ma ero lì per solidarietà. Non è possibile che in un paese civile si impedisca a dei cittadini di uno stato occupato e martoriato dalla guerra di venire qui per parlare.

    Carlo

  8. utente anonimo says:

    Veramente di “Resistenza” ha parlato anche Kossiga (rigorosamente col “K”:-) ), l’ “amiko degli amerikani”. Per una semplice questione di semantica e di onestà intellettuale. Chiunque si opponga con le armi all’occupazione del suo paese da parte dell’esercito di un altro paese fa “resistenza” e chiamarlo “bandito”, “brigante” et similia (come fanno ancora gli pseudostorici italici nei confronti di chi nel Regno di Napoli fece la guerriglia contro l’esercito invasore del Regno di Piemonte) è semplicemente usare due pesi e due misure. Che poi, uno preferisca le ragioni dell’ “invasore” a quelle dell'”invasato”:-), questo non cambia di una virgola i termini della questione.

    Ritvan

  9. Per Carlo,

    Ma tu sei quello che mi ha offerto il panino?!

    Provo ancora un lieve senso di vergogna verso il tizio che si è presentato con un grande sorriso, e che non mi ricordavo chi fosse :-(

    In caso, scrivimi in privato (kelebek@imolanet.com).

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    Non è che questo Collins fosse un idiota allora e lo sia ancora adesso?

    Minimo minimo perchè a scappare oltre confine in Iran (!) le truppe inglesi sconfitte (!!) sul campo (!!! primo caso nella storia di esercito cattuto da una guerriglia isolata, visto che i Vietminh avevano una retroguardia sicura in Cina) potrebbero farsi un bel pò male.

    Miguel, puoi mica controllare?

    Tanto la tua goduria ABD (anybody but democracy) è a tali livelli che potresti anche distrarti un pochino.

    Per la cronaca, è dal primo giorno che un sacco di gente parla di resistenza irachena. Parola di Neocon incazzato dal primo giorno, vista la valenza semantica del termine in italiano moderno (nota per Ritvan).

    Francesco

  11. utente anonimo says:

    Francesco, l’altrovelodato Paravia così definisce la resistenza:”stor., qualunque movimento di opposizione, specialmente armata, contro situazioni di oppressione politica o religiosa, contro regimi dittatoriali o contro invasori stranieri: la r. degli ugonotti, la r. dei vietkong”. Tu puoi dire quanto vuoi che gli amerikani in Vietnam erano dei “liberatori” e non degli “invasori” e idem in Iraq, ma è solo un gioco di parole. Un esercito non invitato in un paese non suo è sempre invasore; che poi abbia buone e pie intenzioni è un altro discorso.

    Ciao

    Ritvan discepolo di Kossiga:-)

  12. Per Francesco,

    la citazione sull’Iran, che ha colpito anche me, si trova nel link che ho messo sul blog. Può darsi che sia una sciocchezza, come ipotizzi tu, può darsi che sia invece solo una metafora: in questi casi si dice in genere, “buttati a mare”, ma l’Iraq non ha un grande accesso sul mare,

    Comunque la tua non è un’obiezione peregrina: cito Tim Collins, non come voce della verità, ma come segno di un cambiamento dei tempi.

    Miguel Martinez

  13. utente anonimo says:

    Aldilà delle dispute su ” resistenti ” e ” terroristi ” ( giustamente la stampa americana parla di ” insurgents “, ciò che colpisce me è la discrepanza su come effettivamente siano e si stiano rivelando le cose in Iraq, oltre i toni trionfalistici usati dopo la caduta di Saddm.

    Qualunque sia il risultato di questa guerra ( si vedrà col tempo ) una cosa è certa.

    La rappresentazione della situazione soprattutto militare riportata dalla stampa che supporta la guerra, specialmente la stampa cd neocon è assolutamente falsata.

    Del resto, bastava leggere il rapporto Calipari , nelle sue parti ” rivelate “, in cui gli stessi Usa riportando il numero degli attacchi della guerriglia, affermano che i due terzi degli attacchi sono diretti contro le forze della coalizione.

    Mentre invece in Italia ci dicevano che ormai gli Insorti, alla frutta ( anzi, nella “spira mortale ” ) miravano soprattutto ai civili.

    Maria Josè

    ( Ciao, Ritvan : ) )

  14. Il termine “Insurgents” non è di per sé offensivo, ma si basa sulla premessa che si tratti di “ribelli” contro un presunto “legittimo governo” iracheno. Non voglio entrare in polemiche sul governo iracheno di Saddam Hussein, ma Aldo Bernardini ha dimostrato, credo senza ombra di dubbio, che l’unico governo legittimo (il che non vuol dire buono, simpatico o altro) dell’Iraq è quello storico, visto che non c’è stata alcuna resa o passaggio di poteri.

    E’ una constatazione tecnica, in termini di diritto; ma dire “insurgent” nasconde il dato macroscopico dell’invasione e dell’occupazione straniera.

    Miguel Martinez

  15. utente anonimo says:

    Aldo Bernardini, da buon comunista quale appare nei suoi scritti, non può avere ombre di dubbi:-). Mi piacerebbe, però, leggere qualche papiro dell’esimio docente di Diritto Internazionale di Teramo sul 1956 (Budapest) e 1968 (Praga). Ah, già, ma forse allora egli non s’intendeva di Diritto Internazionale, tirava semplicemente le molotov:-).

    Dice in sostanza il sullodato che il governo “fantoccio” irakeno è illegittimo, poiché non c’è stata capitolazione di Saddam, né passaggio di poteri. Ma va? Il fatto che gli amerikani abbiano beccato Saddam nascosto come un topo di fogna non conta nulla per l’esimio docente? E, di grazia, come si dovrebbe fare per convincere Saddam a rassegnare le dimissioni? E, se non le rassegna, che si fa, si riunisce il partito Baath per destituirlo? E se il partito si rifiuta, si libera Saddam, si rimette sul trono con tante scuse e un congruo risarcimento danni? Ma mi faccia il piacere, mi faccia, professore dei miei stivali. E pure ignorante della Storia. In un suo papiro del 2003, il sullodato invita ad evitare “ogni sciocco paragone con la liberazione italiana del 1945″, poiché secondo l’illustrissimo docente di Diritto Internazionale “l’italia fascista era paese imperialista e colonialista che aveva aggredito diversi Stati”, mentre il povero Iraq di Saddam solo il Kuwait (l’aggressione all’Iran non so dove se la mette il caro prof) la cui occupazione, sempre secondo il prof era “questione esaurita con il ritiro del 1991″. Ritiiiiro? Sì, e magari volontario:-). E’ stato cacciato a pedate, altro che ritiro! Dunque, ricapitolando, secondo il Diritto marxista di Bernardini, aggredire UN solo paese (e pazienza se dimentica l’attacco all’Iran) non giustifica l’occupazione dell’aggressore da parte di un paese terzo, specie se poi l’aggressore si è ritirato (a calci in c..lo, vabbè). Ma mi faccia capire, caro prof, anche l’Italia del 1945 si era ritirata da tutte le sue conquiste (sempre a calci in c..lo), perché per l’Iraq no e per l’Italia sì?

    Ecco perché c’è la fuga dei cervelli dalle università italiche. I ricercatori temono il contagio col virus del Diritto Pazzo che alberga in Bernardini e in certi suoi colleghi!:-)

    Ritvan

  16. utente anonimo says:

    Il fatto, ritvan, è che i marxisti sono molto più cattivi dell’esimio professor bernardini, e non riconoscono alcun diritto, nazionale o internazionale che sia. Semplicemente parlare di diritto è una capitalazione piena e totale dal marxismo, e la categoria di “diritto marxista” è pura stupidaggine. p

  17. utente anonimo says:

    Senti p., non te la prendere, mica ho detto che era marxista di scuola napoletana lui!:-). I marxisti “duri e puri” come te sono almeno coerenti, non mischiano il “diavolo” con “l’acqua santa”, ossia il Diritto Internazionale, invenzione tipicamente borghese e classe con slogan che sembrano ricopiati dal “Manifesto del Partito Comunista”.

    E poi, che, è forse colpa mia se tutti quelli che sparan simili ca..te si proclamano discepoli devoti di Marx? Succede dappertutto, che ti credi, mica solo fra vosotros. Cattolici, ortodossi, protestanti, katari, albigesi e chi più ne ha più ne metta si sono allegramente scannati fra loro, tutti in nome di Cristo, di cui ognuno si proclamava l’unico vero e genuino discepolo! Idem per sciiti e sunniti, storicamente. E, per passare ad oggi, perché, la battaglia di Allam – musulmano rigorosamente per parte di madre – contro l’UCOOI (forse colpevole di esserlo anche per parte di padre:-) ), come ti sembra? E Cossutta e Bertinotti, entrambi con falce e martello in mano, proclamando ognuno che la sua falce e il suo martello siano rispettivamente più falce e più martello di quelli dell’altro? Abbi pietà di me, per favore, ormai lo sanno anche i sassi come la pensi.

    Ecco, sarebbe un’idea che vosotros brevettaste e metteste il copyright sul nome e sull’immagine del famoso treviriano…Azzz…ma che bestemmia sto dicendo, scusa, suggerire il copyright ad un marxista “verace” è come invitare un musulmano credente, praticante ed osservante a farsi un panino con prosciutto di Parma!:-) :-). E allora ti rassegni, caro p., se il nostro Bernardini coniuga tanto disinvoltamente il Diritto Internazionale con vocaboli come “colonialismo”, “governo fantoccio”, “imperialismo americano”, mi cita come fonte di diritto un deputato della Duma russa (quella di Putin, ovviamente), critica l’atteggiamento dei comunisti irakeni “collaborazionisti”, come lo dovrei definire? “Comunista”? Ti incazzeresti di nuovo e ti rimetteresti a spiegarmi che il comunismo verrà quando sarà il momento, pertanto è inutile chiamarsi comunisti. “Stalinista”? Non oserei, poiché non so come la pensi in punta di Diritto (Internazionale, of course) l’egregio prof sulla spartizione della Polonia che baffone fece con Hitler, l’aggresione contro la Finlandia, “colpevole” di non cedere dei territori al suddetto baffone, e contro altri paesi di cui mutilò i territori a favore dell’URSS. Magari – anche se è molto improbabile – mi direbbe che anche Stalin fu un feroce aggressore (e le fosse di Katyn lo dimostrano) e allora la mia coscienza si ribellerebbe a chiamarlo “stalinista”. Vabbè, per far contento te e chiunque altro si sentisse offeso per aver accostato l’illustrissimo prof alla sua “parrocchia”, ritiro tutti gli appellativi di matrice ideologica e chiamo semplicemente il sullodato “Cacciaballe Internazionali”. Cuntent?:-).

    Ciao

    Ritvan

  18. utente anonimo says:

    Non esageriamo, lo jus gentium è un bel po’ più vecchio del diritto internazionale borghese. Ma l’esimio bernardini resta un esimio cacciaballe, marxista o meno, non cambia un fico secco sul giudizio. È vero che la società comunista non esiste, ma la teoria sì, e dice cose ben precise. Chi dice cose diverse non è marxista, molto semplicemente. Nel marxismo le esimie opinioni di tutti gli esimi, di esimi professori o esimi analfabeti valgono sempre un esimio zero assoluto. Anche per questo siamo antidemocratici. Gli zeri non si contano. p

  19. utente anonimo says:

    X Ritvan:

    essendo tu cresciuto libero e felice nel paese dell’aquila (spero …), non ti sei mai sorbito le elegie della Resistenza (molto maiuscola) che hanno rifritto l’aria dello Stivale (qui vado sul sicuro) per decenni. Ormai non è più una parola neutra, tecnica, ma ha un preciso accento etico.

    x Miguel:

    la mia obiezione è che se proprio devono scappare, almeno lo facciano verso il Kuwait le truppe di occupazione inglesi! se neppur questo viene in mente al Collins, io dubito della sua intelligenza.

    poi, dai miei ricordi della guerre d’Indocina e del Vietnam, mi pare che le capacità militari dei comunisti vietnamiti fossero assai maggiori che non far scoppiare bombe e distruggere gipponi invasori.

    Avrei molto da discutere sulla uranocrazia: in sintesi sembri voler ignorare che il primo fattore di dominio USA è culturale e non militare. E che è soprattutto in quel campo che la Cina deve lavorare, se vuole sfidare gli amerikani. Oggi ancora nessuno vuole essere cinese e molti milioni scappano verso “l’America”.

  20. utente anonimo says:

    Fammi indovinare dal contenuto:-). Sei Francesco, vero?

    Ciao

    Ritvan

  21. Per Francesco:

    Sul fatto che il dominio americano sia anche culturale, pienamente d’accordo. Non per niente cito spesso e volentieri Adorno :-)

    Credo che invece i milioni si muovano verso i soldi: non a caso milioni di americani si sono spostati dal Middle West verso il Texas negli ultimi vent’anni. E non è che il Middle West fosse comunista…

    Miguel Martinez

  22. utente anonimo says:

    Eh, mio caro e presunto:-) Francesco. Sulla Resistenza italica qualche muro mitologico comincia a sgretolarsi, soprattutto ad opera di gente “de sinistra” come Pansa. Ma sulla litania resistenziale nel Paese delle Aquile ti sbagli. Da noi è peggio, poiché – diversamente da quelli italici che qualcosa di buono per la classe operaia l’avranno pure fatto in 50 anni – i comunisti nostrani non hanno altro a cui aggrapparsi se non la Gloriosa Resistenza Partigiana. Ovviamente guidata dai compagni. Ci hanno fatto du’ maroni così per 50 anni e, siccome dopo la demolizione del Muro di Berlino non ci fu alcuna “decomunistizzazione” i compagni di una volta si son gonfiati i portafogli di soldi speculativi, ma la Gloriosa Resistenza non si tocca, nemmeno oggi. E probabilmente hanno ragione a rimanerci aggrappati, poiché è l’unica cosa che “legittima” la presa del potere da parte loro. Anche se ci sono delle cose curiose da raccontare, fra cui il fatto che il regime di Enver Hoxha fu diretta conseguenza della sciagurata politica coloniale in piena Europa perseguita da Mussolini. Quando nel 1939 l’esercito italiano invase l’Albania nessun comunista sparò in colpo; solo alcuni reparti della guardia di frontiera e singoli individui nazionalisti fecero una resistenza simbolica di alcune ore nei porti di sbarco delle truppe italiche, tanto per dire al mondo che era resistenza ad un’invasione e non un gentile invito a Mussolini di “civilizzarci”. Dal 1939 al 1941 (due anni e qualcosa) i cari “resistenti” stettero a casa a badare ai fatti propri, anzi, dopo la firma del famigerato Molotov-Ribentropp i comunisti nostrani – ovviamente legati a Mosca – predicavano addirittura la baggianata, secondo cui l’invasione italiana sarebbe stata un fatto positivo (sic!), poiché avrebbe fatto dell’Albania un paese industriale, sarebbe cresciuto il proletariato e così la Gloriosa Rivoluzione Proletaria sarebbe stata agevolata. Potenza del Molotov-Ribentropp!:-).

    Con l’aggressione tedesca alla Gloriosa Patria di Tutti i Comunisti nel giugno del 1941, anche i compagni nostrani uscirono dal letargo e smisero di sognare il proletariato di produzione mussoliniana:-). Subito si riunirono in un Partito (Glorioso, va da sé:-) ), il quale mando i suoi emissari nella regione di Valona, teatro di un’epopea di lotta popolare nel 1920, culminata con la cacciata delle truppe d’occupazione italiana intenzionate a tenersi la regione di Valona e dintorni. I suddetti emissari titillarono l’orgoglio patriottico dei potenti capiclan nazionalisti della regione:”Ma come, voi, gloriosi vincitori del 1920, tollerate ancora il tallone italico sulla nostra bella terra? Il sangue dei caduti nel 1920 vi chiama” e roba simile. Come conoscevano i loro polli, i cari compagni! Quelli misero il fucile in spalla a tutti i clan, formarono delle bande armate che misero al servizio del commissario politico inviato dal Partito. Ovviamente, come in tutti gli altri paesi (Italia compresa) il Partito non agiva in prima persona, bensì all’interno di un “Fronte Popolare”, imbottito di quelli che in Italia (tutto il mondo è paese) vennero chiamati con l’efficace epiteto “utili idioti”, nazionalisti, antifascisti di diverse estrazioni che nella stragrande maggioranza i comunisti eliminarono sia durante la guerra che nel primo anno della “liberazione”. E così venne costruito il Glorioso Esercito Partigiano, il cui unico compito era di tendere agguati a qualche reparto isolato dell’esercito italiano prima e di quello tedesco poi, per fuggire a gambe levate all’arrivo dei rinforzi e lasciare la popolazione civile dei dintorni alla mercé dell’immancabile rappresaglia dell’invasore. L’Armata Rossa sovietica non entrò mai in Albania. Fu quell’esercito partigiano, costruito sull’orgoglio patriottico imbecille di capiclan di Valona che consentì al suo comandante, il compagno Enver Hoxha, di stabilire la più feroce ed autarchica dittatura comunista d’Europa.

    Speriamo che l’altrettanto Gloriosa Resistenza Irachena non spiani la strada al Saddam 2-Il ritorno!!!

    Ciao

    Ritvan

  23. utente anonimo says:

    Non metto in dubbio che sia tutto vero, ma che c’entra tutto questo col comunismo? Il peggior prodotto del fascismo è stato l’antifascismo, l’ha detto un comunista. p

  24. utente anonimo says:

    E chi ha detto che c’entra il comunismo, caro p.? C’entrano, però, eccome, i comunisti, – anzi per farti un piacere li posso anche chiamare “sedicenti comunisti” – di stampo albanese. Dimenticavo di dire che per stabilire la loro crudele tirannia, essi – oltre alla “mimetizzazione” nel “Fronte”, sfruculiamento del patriottismo con due anni di ritardo – si avvantaggiarono anche di due altri fattori. Dopo la capitolazione dell’Italia, riuscirono a farsi consegnare le armi da molti distaccamenti del Regio Esercito, in cambio della promessa di rimpatriarli. Promessa, ovviamente:-), non mantenuta e se non fosse stato per i contadini albanesi che li presero come “colf”:-) e li nascosero dai rastrellamenti tedeschi, molti di quei soldati avrebbero fatto una brutta fine. In secondo luogo, grazie a qualche tedesco ucciso in imboscata (fatto puntualmente seguito dalla feroce rappresaglia tedesca in ragione di 1:10, senza contare i villaggi dati alle fiamme) riuscirono ad accreditarsi presso il Comando Alleato del Mediterraneo, dal quale ricevettero ingenti quantità di armi, munizioni , vestiario pesante e altro materiale bellico. Insomma, allo stabilirsi della dittatura dei “sedicenti comunisti” pare abbia dato una mano anche il Glorioso Esercito di Sua Maestà Britannica. Che poi, dopo la guerra, tentò di rovesciarlo, quel regime, a colpi di commandos paracadutisti fuoriusciti, ma quel figlio di buona donna di Kim Philby avvisava puntualmente ogni volta il suo padrone Baffone, il quale girava la notizia al suo vassallo Hoxha e, così, ogni volta i paracadutisti scendevano direttamente fra le amorevoli braccia della polizia segreta del regime, la famigerata Sigurimi. Beh, diciamo che anche la vecchia “donna dai facili costumi” (come chiamiamo familiarmente l’Inghilterra nosotros albanesi) ha dato una bella mano al regime. A dimostrazione del fatto che la guerra è sempre una sporca faccenda….

    Ciao

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    Beh, gli inglesi hanno fatto così anche in jugoslavia, aiutando spudoratamente quel bel tomo di tito. Ma non erano fessi. Avevano i loro bravi motivi per aiutare i “comunisti”. Quella che tu racconti è una storia di signori che da una parte si accorda per spartirsi il bottino (yalta) e dall’altra bisticcia per fregarsene la fetta più grossa. Naturalmente i derubati pagano per tutti. Non ho neppure bisogno di scomodare una qualunque delle “grandi” teorie storiche per mettere al loro posto queste cose. Non c’è mica bisogno di marx o di locke e voltaire. Basta il noto proverbio dei ladri di livorno che rubano di notte e litigano di giorno. p

  26. Trovo sempre interessantissime le riflessioni di Ritvan sulla storia albanese. Non ne condivido sempre il tono, si sa che io sono un estremista pacato mentre Ritvan è un moderato esagitato :-)

    Però sono commenti veramente interessanti, su una realtà che non conosciamo affatto in Italia.

    Miguel Martinez

  27. utente anonimo says:

    Chiedo scusa per non essermi firmato ma sono stato individuato subito lo stesso.

    Ritvan, io scherzavo, volevo solo lamentare il profluvio italiano di retorica resistenziale, non credevo che l’Albania fosse così simile al mio paese.

    Francesco

    PS Miguel, il colpo gobbo dell’America è proprio aver unito nella stessa idea Libertà e Soldi. E’ questo che attira, la speranza di una vita adeguata ai miei desideri, e attira persone che si caricano della responasbilità del proprio successo o fallimento.

    Rigetto invece la tua battuta: dal Midwest al Texas la strada è molto più breve (in senso lato) che dal Messico, dal Centroamerica, dall’Asia e dall’Africa. Eppure da lì continuano ad arrivare a milioni (vedi gli strilli isterici dei leghisti USA).

  28. utente anonimo says:

    >Trovo sempre interessantissime le riflessioni di Ritvan sulla storia albanese.<
    Grazie Miguel!

    >Non ne condivido sempre il tono, si sa che io sono un estremista pacato mentre Ritvan è un moderato esagitato :-)<
    Eh, Miguel, hai ragione, ma per noi moderati è indispensabile “gridare” un pochino, sennò scivoliamo nella categoria dei “calabraghe”. Mentre un estremista non ne ha bisogno: può dire tranquillamente, col sorriso sfavillante e la gentilezza che gli gronda da tutti gli artigli (vedi anche Allam, estremista dell’altro estremo che in questo è maestro:-)) tutti gli estremismi che vuole.

    >Però sono commenti veramente interessanti, su una realtà che non conosciamo affatto in Italia.<
    Eh, lo so, purtroppo. Ma mi consola sapere che la stragrande maggioranza degli italiani non conosce nemmeno la storia del proprio paese, figuriamoci quanto gliene po’ frega’ di quella dell’Albania:-).

    Ciao

    Ritvan

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