Istituzione della Consulta Buddista Italiana

 

Testo del decreto-legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2005

recante disposizioni urgenti in materia di costituzione della Consulta Buddista Italiana

Art. 1.

E’ istituita la Consulta Buddista Italiana.

Art. 2.

Scopo della Consulta Buddista Italiana è di creare un buddismo italiano, in piena conformità con i valori di convivenza, integrazione e rispetto reciproco che sono alle fondamenta della civiltà occidentale.

Art. 3.

Alla Consulta Buddista Italiana si viene ammessi esclusivamente dietro invito del Ministro degli Interni, sentiti i pareri del Comandante dell’Arma dei Carabinieri, della Direzione Generale dell’Aeronautica, dell’Istituto per il Commercio Estero, del Comandante della Divisione Tagliamento e del responsabile per il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana.

1. Della Consulta Buddhista Italiana, fanno parte attualmente:

a) il Ministro degli Interni, l’onorevole Giuseppe Amalfitanu

b) il direttore dell’Istituto di Studi Strategici e Militari per l’Estremo Oriente, Marco Rossi

c) La signora Rosarita Esposito in Amalfitanu, direttrice del Centro Meditazione Anima Energetica di Veregotto di Sopra

d) Il signor Lin Chiu, direttore della Amalfitanu-Chiu Import Export di Shanghai-Veregotto di Sopra

e) L’addetto commerciale dell’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese

Art. 4

Trattandosi di religione in piena armonia con i valori occidentali, il presente Decreto definisce il buddismo "religione occidentale".

Art. 5

Secondo le disposizioni di questo decreto legge, il Budda, discendente di Enea, è nato nel quartiere Bovisa del comune di Milano. Tale luogo è stato scelto in base alla natura pianeggiante della località, facilmente controllabile, e alla vicina presenza di due caserme dei Carabinieri, oltre che di un eliporto. Si autorizza pertanto la costruzione di un Centro Spirituale Italiano in tale località, che preveda un tempio, un monastero, un luogo di formazione per i monaci, un centro benessere appartenente alla catena "Joyous Yoga" e un centro commerciale olistico. La presenza della vicina stazione ferroviaria permetterà inoltre una corretta gestione dell’afflusso e del deflusso dei pellegrini.

Art. 6

Per rispetto alle radici giudaico-cristiane della civiltà occidentale, e in conformità alla cronologia con cui lo Stato Italiano ha istituito intese con le diverse confessioni, la nascita del Budda è posticipata all’anno 50 dopo Cristo.

Art. 7

Sono vietate le varianti grafiche "Buddha" e "buddhista", in quanto non conformi al sano sentire grafico e fonetico delle lingue occidentali, e perché l’aspirazione della dentale interferisce con gli attuali sistemi di intercettazione adoperati dalle forze dell’ordine.

Art. 8

L’esperienza delle scuole di polizia ha dimostrato che la decifrazione dei sistemi di scrittura delle antiche lingue indiane e l’incidenza in particolare del samdhi nel sanscrito non sono attualmente alla portata delle forze dell’ordine italiane, e quindi l’uso di tali lingue è vietato in ogni contesto.

Art. 9

Onde semplificare il lavoro teologico e il controllo di eventuali messaggi in codice inseriti per finalità antioccidentali nei testi sacri, il Canone Buddista consisterà esclusivamente nei seguenti volumi:

a) "Budda Iniziato Energetico", di Rosarita Esposito Amalfitanu, casa editrice Poligrafica dello Stato, 2003;

b) "Quello che il Budda mi ha detto", di Rosarita Esposito Amalfitanu, edizioni Guglielmo Maria Eugenio Rinaldini, Genova, 2004.

Art. 10

Per onorare la profonda vocazione umanitaria e i grandi valori di tolleranza insiti nel buddismo, ogni luogo di culto buddista dovrà esporre la seguente rivelazione, ricevuta dalla signora Rosarita Amalfitanu:

"Disse il Saggio Budda, tu non verserai il sangue di creature innocenti, senza il permesso del tuo governo, né ucciderai il tuo prossimo, purché condivida i valori della tua civiltà".

Art. 11

Durante le sessioni di meditazione, i partecipanti dovranno sempre rivolgere il viso verso le telecamere, in condizioni di illuminazione fissa e senza assumere espressioni che possano ostacolarne la piena riconoscibilità. Le registrazioni delle sedute di meditazione dovranno essere consegnate alle forze dell’ordine ogni martedì mattina, non oltre le ore 12.

Art. 12

Non sono ammesse forme intolleranti o estremiste di buddismo, cioè non conformi al presente decreto-legge. Le pene per la pratica o l’apologia della pratica o lo studio dell’apologia della pratica di tali forme di buddismo verranno stabilite con apposita legge.

Art. 13.

Entrata in vigore

Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il ministro degli Interni,

Giuseppe Amalfitanu

 

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57 Responses to Istituzione della Consulta Buddista Italiana

  1. utente anonimo says:

    che dio.. no, allah.. o javhè.. o buddha.. insomma.. che tu sia benedetto, miguel…

    appena finito di vedere il programma di rai3 che voleva “festeggiare” l’anniversario dell’11 settembre.. non sapevo se ridere o piangere…

    ora, grazie a te, ho deciso…

    immenso…

    fatma

  2. utente anonimo says:

    Qualcuno ha il link al testo completo del decreto originale?

    Ale

  3. utente anonimo says:

    L’iperuranico Palazzi si è già detto pronto a collaborare con Pisanu per la consulta. Immagino che non faticherà a entrare nelle grazie del Ministro. http://amislam.com/opinione30.htm

    Alessandro

  4. Beh, non è che i criteri per la scelta dello shaykh di al-Azhar siano poi molto diversi – ergo l’assoluta mancanza di rispetto che gli ikhwan e compagni hanno per lui.

  5. Caro Ale, non ho mai pensato per un attimo che questo Ministro degli Interni fosse scemo.

    Quindi si può stare tranquilli che non chiamerà Palazzi a far parte della Consulta.

    Il Cancelliere del Supremo Tempio Salomonico del Shekal, nonché professore all’inesistente università di Velletri, lasciamolo lì che spiega ad Aldo Torchiaro che Halima Barre è figlia di Siad Barre.

    Miguel Martinez

  6. utente anonimo says:

    tu sei un genio

  7. utente anonimo says:

    Ciò in cui sei un campione:

    lo sdilinguagnolo sfottente.

  8. utente anonimo says:

    Miguel, non vorrei aggiungermi al coro degli “adoratori di Kelebek” che rischiano di far somigliare troppo questo blog a quello del Dio Allam:-), ma devo dire che ti trovo degno discepolo di quei maestri della satira politica intelligente italica che furono Flaiano, Longanesi, Prezzolini, Guareschi e altri di cui al momento non mi viene il nome. Hai mai pensato a farne un’antologia e cercare un editore?

    Ciao

    Ritvan

  9. Per Ritvan,

    l’ultimo editore con cui ho avuto a che fare ha bloccato la pubblicazione dopo che erano già state pubblicate le bozze. Un giorno, forse, metterò in rete la copertina già disegnata dal grafico.

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    Miguel,

    io potrei conoscere qualcuno interessato. Mi contatti offline?

    Ale

  11. utente anonimo says:

    Per chiunque abbia seguito la vicenda della Consulta per l’islam questo è un post da incorniciare.

    Mille grazie Miguel :)

    A presto,

    equipaje

  12. utente anonimo says:

    x Miguel e Ale

    Se la cosa va in porto, quale sarà la mia percentuale sugli utili per aver fatto da “intermediario”?:-) :-) :-)

    Ciao

    Ritvan il Bieco Berlusconiano, nonché Materialista Dialettico

  13. utente anonimo says:

    Utili?? Gli editori che ti garantiscono degli “utili” si contano sulle dita di un falegname :-)! Io stavo già pensando di lanciare un collettone tra i frequentatori del blog per contribuire alle spese…

    Ale

  14. Per Ale,

    Grazie, ti contatterei anche off-line, ma non saprei come…

    Tra l’altro, ho problemi con la posta questi giorni. Se vuoi puoi scrivermi a questi indirizzo:

    liste chiocciola imolanet punto com

    A presto

    Miguel

  15. utente anonimo says:

    E no, eh, basta Ale, un’altra “nobile causa” da sostenere a suon di euri no!:-). Da buon liberale sono contro gli aiuti agli autori, che siano quelli di Stato o collettivi! Se Miguel ha talento satirico (come credo) il suo libro si venderà come il pane e io pretendo la percentuale:-). Se non si vende, c..zi dell’editore e tanto peggio per i lettori ottusi che non lo comprano. Basta con ‘sti editori con le pezze al sedere che invocano “contributi alle spese” ad ogni pie’ sospinto! Piuttosto, provare con la casa editrice del Berlusca, la Mondadori. Pare pubblichi certe feroci satire contro Berlusconi che è un piacere!

    Ciao

    Ritvan

  16. utente anonimo says:

    Ma guarda, Ritvan, che le major dell’editoria sono dei buchi neri che nemmeno t’immagini. Sono pochissimi gli editori i cui bilanci sono sani grazie ai libri che vendono.

    “Se Miguel ha talento satirico (come credo) il suo libro si venderà come il pane”. Sei un utopista liberale, ma le cose non sono sempre così semplici. Io, personalmente, considero alcuni scritti di Miguel dei veri e propri capolavori (uno su tutti: La vera storia d’Israele), ma temo che un’eventuale antologia non avrebbe il lancio pubblicitario delle barzellette di Totti…

    Detto questo, purtroppo per le tue royalties, io conosco solo editori con le pezze al c**o :-),

    ma se qualcuno ha entrature in Mondadori, si faccia pure avanti.

    Ciao

    Ale

  17. daciavalent says:

    dato che si parlava di skei, eccomi, puntuale come una cambiale.

    scrivo anche per la mentarmi della mancanza di commenti solidali di fronte alle minacce ricevute sul mio blog. siete tutti dei chiken.

    grande “il microscopio”.

    ritvan, sposami e fai di me una donna quasi onesta.

    dacia

  18. groucho says:

    Miguel, che ne dici di Afef come “consulente del governo per il mondo islamico”?

    A Londra hanno Cat Stevens (che però penso conosca l’Islam un po’ meglio di Afef, che avrei visto meglio come consulente di moda), quasi quasi allora mi candido anch’io, magari, che so, in Olanda…

  19. utente anonimo says:

    Oh, sì, Afef è il prototipo dell’ “islamica perfettamente integrata” (secondo i canoni di Pisanu e anche quelli di Giuseppe, immagino). Mi rimane solo un piccolissimo dubbio: la donna islamica che sposa un non islamico, viene considerata ancora “islamica” dagli altri islamici? Nel caso non fosse più considerata tale, non è che per amor di “integrazione” (e anche per non far perdere alla Consulta pisaniana una tale bellezza) qualcuno potrebbe chiedere gentilmente a Tronchetti-Provera di fare uno sforzo “integrativo” e convertirsi lui all’Islam? Così, inoltre, potrebbe anche lui far parte della Consulta, in quota “italici convertiti”:-).

    Ritvan

  20. utente anonimo says:

    Eh, Dacia mia, ti sposerei volentieri, se non fossi già sposato, perché sei una donna intelligente e spiritosa e – cosa che non guasta – così avrei in un batter d’occhio la cittadinanza italica, la quale purtroppo la dovrò aspettare per altri 6-7 anni di permanenza, secondo un criterio moooolto illuminato risalente ad un Regio Decreto del 1912 (vero, non scherzo mai coi Regi Decreti, io).

    Tornando a noi, tu mi potresti dire “Ma che problema c’è, ti converti all’Islam e così puoi tenerti due mogli”. Giusto, se non per un piccolo particolare: la mia attuale consorte, albanese anch’essa, e monogama impenitente, pertanto tirerebbe fuori sicuramente il Kalashnikov di famiglia e farebbe strage di noi due. No, Dacia, ascolta me, meglio separati e sofferenti in silenzio, ma vivi!:-)

    Ciao

    Ritvan

  21. utente anonimo says:

    ma davanti ad afef anche il buon (essì… tra noi terroristi lo chiamiamo così) osama si prostra col capo fino in terra..

    che a me risulti in padre della afef (ex ambasciatore tunisino non-so-dove) le ha proibito di usare il cognome, per i motivi da te citati..

    ma perchè? bisogna essere musulmani per far parte della consulta?!? uh… allora rischiamo che ci sia dentro perfino… chessò… hamza piccardo? e non solo palazzi, e pinocchio???

    ma allora non ho capito nulla :$

  22. utente anonimo says:

    Ah ah! Amalfitanu, Pisanu…mi ricorda le vignette di Leo Ortolani.

    Ma perché il buddismo piace tanto agli occidentali e l’islam no?

    giovanni

  23. groucho says:

    Beh, io sono buddista, da qualche anno e ho scelto questa filosofia, per quanto mi riguarda, perché è molto affine a quello che è da sempre il mio modo di pensare e vedere le cose e le persone, solo che prima non lo avevo, diciamo così, strutturato in un sistema di pensiero che potesse darmi quella costanza e serenità ricercata.

    Che poi gli occidentali preferiscano il buddismo all’Islam, non è del tutto vero: ci sono moltissimi convertiti all’Islam, soprattutto negli ultimi 10 anni, sia in Italia sia in altri paesi (Spagna, soprattutto, a Granada c’è una forte comunità islamica costituita quasi totalmente di spagnoli convertiti).

    Solo che il buddismo, con altre pseudoreligioni orientali, è di moda da un po’ di tempo, e se ne parla di più, mentre diventare musulmani ora è considerato quasi una vergogna, perciò i media tacciono.

    Sai meglio di me, però, che non è perché di una cosa non si parla che non esiste. ;)

  24. utente anonimo says:

    Ridendo e scherzando si è toccato un tasto dolente.

    L’intesa con i buddisti giace negli archivi di montecitorio da anni. Bloccata dagli (ex) dc.

    L’accordo tra gli esponenti del buddismo italiano ed il ministero è già stato raggiunto il secolo scorso.

    Lo stesso accordo non può essere raggiunto con i mussulmani, perchè ogni singola componente nazionale (e nazionalistica?) al loro interno pretende di avere l’esclusiva dell’islam.

    Non è un caso che lo “sceicco” Pallavicini si sia già pronunciato per escludere i mussulmani non italiani dalla partecipazione consulta. Alcuni soggetti, a causa delle loro iperboli verbali che a volte sfociano nell’apologia di reato, risultano istituzionalmente impresentabili e non fanno altro che danneggiare i mussulmani in Italia.

    Ritvan, sarò lieto di rispondere alle tue domande quando me le porrai. Per ora ho solo visto battutine acidule terminanti con punti interrogativi.

    Sono comunque lieto di essere sempre presente nei tuoi pensieri, come testimoniano i vari insulti che ti diverti a propinarmi qua e là.

    Devi poi darmi atto che io sto rinunciando a qualcosa rivolgendomi a te: per principio non mi dilungo ad inteloquire con chi so non essere in buona fede. Ma nel tuo caso rinuncio a questo mio principio. Forse perchè spero che tu sia una persona migliore di quella che traspare dai tuoi commenti stizzosi.

    Comunque, già che ci sei, potresti rivolgere le stesse “domande” che dici di avermi posto anche al signor Pallavicini.

    Giuseppe

  25. utente anonimo says:

    In quoting sulla seconda parte del post di Giuseppe (sulla prima parte, invece, non ho alcun commento in “malafede” da fare. E’ chiarissimo.)

    >Ritvan, sarò lieto di rispondere alle tue domande quando me le porrai. Per ora ho solo visto battutine acidule terminanti con punti interrogativi.<
    Potresti consultare un buon oculista, oppure versare sul mio post un po’ di bicarbonato. Vedrai, fa miracoli contro “l’acidulità”:-), oppure fare entrambe le cose. Le domande sono e restano quelle. Non è colpa mia se tu non spieghi cosa intendi per “normalità”, “colore” e altre facezie del genere. In attesa delle tue dotte spiegazioni, non mi resta che fare delle ipotesi e porre delle domande.

    >Sono comunque lieto di essere sempre presente nei tuoi pensieri,<
    La letizia è reciproca, egregio avvocato.

    >come testimoniano i vari insulti che ti diverti a propinarmi qua e là.<
    Ho letto bene? Hai scritto “insulti”? Forse è il caso che anch’io consulti un oculista?:-). Dove, quando? Gli unici insulti che ho visto in questo blog (vabbé, dalla precoce dipartita del MAIUSCOLOSO in qua, ovviamente) sono quelli propinatici da un certo personaggio di una commedia di Aristofane. Io non ne ho visto altri.

    Vabbé, siccome da “malafedista” quale sono temo che la mia suddetta richiesta farà la medesima fine delle mie famose 9 domande, facciamo così.

    “Io, con questa mia autorizzo il sig. Miguel Guillermo Martinez, – domiciliato non so dove e altri dati su di lui non li ho – a fornire all’avvocato Giuseppe Di-cui-ignoro-il-cognome, l’IP del mio PC, in modo tale da permettere al suddetto avvocato di presentare presso chi di dovere circostanziata denuncia, querela – o qualsiasi altro documento che lui saprà sicuramente meglio di me, – nei confronti del sottoscritto Shehi Ritvan, per “insulti” non meglio specificati che lui pretende aver ricevuto da parte mia.

    In fede

    Ritvan Shehi DMV

    Roma”

    Cuntent, avvoca’?

    >Devi poi darmi atto che io sto rinunciando a qualcosa rivolgendomi a te: per principio non mi dilungo ad inteloquire con chi so non essere in buona fede.<
    O luminoso esempio di chiaroveggenza, che vedi la “malafede” per trasparenza, come un buon radiologo vede un’insignificante macchiolina in una radiografia! M’inchino alla tua suprema sapienza e alla tua immensa tolleranza e credimi, mi sanguina il cuore per averti costretto a rinunciare ai tuoi superiori principi e rivolgere di nuovo la parola ad un insignificante verme come il sottoscritto….

    Ma poi, pensandoci bene, chi ti ha chiesto di rinunciare ai tuoi sullodati principi? Potevi benissimo rispondere a Miguel, il quale aveva fatto sue le mie domande (ovviamente, passandio per le mani di Miguel esse perdevano tutta la schifosa acidulità che un essere immondo come me le aveva indegnamente appicicato) senza rinunciare cosi ad alcun principio. No, non mi sento in “malafede” per averti costretto a rinunciarti. Hai fatto tutto da solo, io declino ogni responsabilità!

    >Ma nel tuo caso rinuncio a questo mio principio.<
    Vedi sopra, illustrissimo et eccellentissimo avvocato.

    >Forse perchè spero che tu sia una persona migliore di quella che traspare dai tuoi commenti stizzosi.<
    Ecco, adesso sei tu in “malafede”:-), supponendo questo. Invece, io sono mooooolto peggiore di come appaio nei miei post,(pensa che a volte mi faccio paura da solo!) ma contengo a stento il mio terrificante eloquio, solo per non dover fare un incontro ravvicinato del quarto tipo (quello in cui ti mettono le manette di notte e ti “deportano” al paese di provenienza, senza au né bau) con certi dipendenti di Pisanu.

    >Comunque, già che ci sei, potresti rivolgere le stesse “domande” che dici di avermi posto anche al signor Pallavicini.<
    Io ci sono, mio avvocato, tu pure, ma il sullodato Pallavicini purtroppo manca a questo blog. Lo vuoi invitare tu o ci devo pensare io? Ma anche ammesso e non concesso che si materializzasse (si fa per dire:-) ) qui, sicuramente mi coprirebbe d’improperi e a ragione. Sa perché? Perche – siccome non sara prof all’inesistente Università di Velletri, ma non è affatto stupido l’uomo – molto probabilmente mi direbbe:”Scusa tanto, ma soffri forse di ernia meningeale? (termine tecnico di nosotros veterinari per dire “ti ha dato di volta il cervello”) che c’entro io con certe frasi scritte dall’illustrissimo et eccellentissimo avvocato Giuseppe che tu, Ritvan, grandissima testa di c..zo non hai capito? Ma vaffa…a fartele spiegare da chi quelle frasi le ha scritte!”. Francamente non saprei dargli torto e mi toccherebbe inghiottire pure i suoi sacrosanti e veri (non come quelli che lamenti tu, caro Giuseppe) insulti….

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Dopo aver risposto scherzosamente a quello che in perfetta “buonafede” credo sia stato un tuo altrettanto scherzoso messaggio a me indirizzato, che ne dici, caro avvocato, di parlarci veramente sul serio? Intendo che tu ti tolga la parrucca incipriata dell’uniforme (sì, lo so che nei tribunali italici non s’usa, ma era detto metaforicamente), la toga sfavillante (questa, invece so che si usa, ma lo dico lo stesso metaforicamente), la prosopopea azzeccagarbugliesca (ti ricordo che non mi chiamo Lorenzo Tramaglino e non sono venuto nel tuo studio portandomi appreso un paio di capponi) con tanto di “buonafede” e “malafede” et similia, termini che, in un’arringa da tribunale faranno anche la loro discreta figura, ma qui c’entrano come i cavoli a merenda, scendere dal tuo granitico piedistallo di “uomo della legge” e discutere, parlando come magni, con nosotros comuni mortali su un piede di parità di codesti problemi “culturali” che con la legge e i suoi illuminati adepti non hanno nulla a che fare. In compenso, ti prometto solennemente che il pH delle mie risposte sarà sempre fisso sul valore 7.0, ossia perfettamente neutro. Né acidulo, né “basiculo”.

  26. utente anonimo says:

    ritvan… sono… esterrefatta…

    ragazzi.. ma dove eravate nascosti tutti?????

    e si che quando si pensa ad un albanese in italia il meglio che viene in mente è kledi.. o ambeta.. o leon..

    capperi!!!! ma… ti si trova pure in pillole, fiale o similia??????

    prostrata dinanzi a cotanto eloquio (mi farete venire una scoliosi)

    con ammirazione

    fatma

  27. utente anonimo says:

    Sarò un ” massone ” (?!) ma penso che debbano essere i testi sacri _ di qualunque religione_ a doversi piegare alle costituzioni democratiche….anzicché viceversa !

    …..Le religioni filosofiche dell’ Estremo Oriente si dimostrano all’ avanguardia rispetto a quelle secolari del Medio Oriente….siano esse d’ importazione recente od antica !….Abramo, Mosé, Gesù, Maometto….tutti dei mediorientali !

    “Gran Maestro” :-) 33 Davide

    A.G.D.G.A.D.U.

    :-) ;-) LOL !

  28. Conosco abbastanza bene l’ambiente dello sceicco Pallavicini.

    Un numero estremamente ristretto di intellettuali italiani, forse una decina, che sono approdati all’Islam imitando l’esoterista René Guénon.

    Una scelta del tutto privata e rispettabile, ma che non ha nulla a che vedere con l’Islam come realtà sociale in Italia.

    Dico “rispettabile”, finché queste persone dall’alto del proprio presunto monopolio della “essenza della verità”, non si permettono di escludere altri.

    Allora si trasformano in arroganti cialtroni, come – ahimè – sono tanti esoteristi.

    Miguel Martinez

  29. utente anonimo says:

    Ciao groucho…dalle mie parti c’è stato un meeting della Soka Gakkai proprio l’11 settembre. In linea di massima i partecipanti che conosco sono persone con tanta voglia di cambiare il mondo.

    Niente male direi, speriamo solo che non sia per primo il mondo a cambiare da solo, scavalcando la speranza di riuscire a far passare l’idea a quelli che hanno in mente di distruggerlo (almeno in superficie :-)

    giovanni

  30. groucho says:

    Giovanni, io sono della Soka, al cui interno ci sono molte persone davvero in gamba (come altre più discutibili, ma putroppo accade dappertutto). La Gakkai, va detto, non rappresenta tutto l’universo buddista, che almeno in Italia conta circa 60.000 persone, quasi equamente divisi tra Soka Gakkai e altri tipi di buddismo, soprattutto quello tibetano molto diffuso in Toscana.

    Vedi, il tuo ragionamento è anche il mio, da sempre piuttosto cinico o perlomeno perplesso di fronte a chi “vuole cambiare il mondo”. Ma quello che della Gakkai (e del buddismo in generale) mi è piaciuto è il concetto di “rivoluzione umana”, che non vuol dire cambiare il mondo partendo dai massimi sistemi, ma dal piccolo proprio microcosmo, il proprio io, che è il primo a cadere nelle contraddizioni quotidiane, nelle piccole viltà che siamo sempre pronti a giustificare.

    Chi dice che il buddismo è una religione egoistica perché pensa solo al proprio benessere interiore forse non ha capito che esso non è (non dovrebbe essere) un punto di arrivo, ma solo il primo passo verso un cambiamento lento, sì, ma anche inevitabile, se è e vero che nessuno è un’isola.

    Cambiare se stessi, o meglio, come diceva Socrate, cercare ogni giorno di essere migliori del giorno prima, è una sfida molto più ardua che voler cambiare il mondo, sfilare per le strade con bandiere (di ogni colore) e volere assolutamente risposte anche se è sempre più di domande che abbiamo bisogno.

  31. groucho says:

    Ah, a proposito, sono reduce da una puntata di “Radio anch’io” proprio sulla consulta islamica, l’avete ascoltata? Che ne pensate? Il conduttore, tra l’altro, ha iniziato la trasmissione leggendo una mia mail che avevo inviato ieri sera allla redazione della trasmissione, che sapevo avrebbe affrontato questo argomento.

    Mi chiedevo se la consulta fosse davvero rappresentativa delle comunità musulmane in Italia e se e quanto fosse “faziosa”. Il sottosegratario all’interno “mi” ha risposto che prima di tutto una consulta, in quanto tale, non vuole essere rappresentativa, e poi che ancora la sua composizione è in fieri e comunque non ci saranno sì elementi “di fiducia” del ministro Pisano, ma anche altre persone meno vicine alle posizioni governative.

    Livia Turco, presente in studio, ha plaudito all’iniziativa e non ha sollevato nessuna obiezione né osservazione critica in proposito.

  32. utente anonimo says:

    Caro Ritvan

    “colorito” non significa “colorato”. Era un termine “soft” che voleva evitare di accendere i toni della questione.

    Avrei potuto potuto sostiuirlo con “potenzialmente criminale”. Mi riferivo a quella minoranza rumorosa che incita alla guerra santa e all’islamizzazione dell’Italia.

    A differenza di altri navigatori non molto stimati da Miguel, sono perfettamente consapevole che questi individui “coloriti” (è chiaro adesso?) non sono esponenti di un complotto islamico. I mussulmani in italia non riescono a determinare chi li debba rappresentare in sede istitutuzionale, figuriamoci se hanno modo e tempo di organizzare invasioni.

    E’ questo aspetto dell’islam che, a mio modesto avviso, dovrebbe costituire oggetto di “rinuncia” da parte dei mussulmani.

    Questa “rinuncia” si potrebbe anche manifestare con l’emarginazione degli elementi più radicali, così come evidenziato dall’odierno post sul blog di Sherif (“chi sa parli!”), molto apprezzato anche da Miguel.

    Per il resto, non sono certo contrario alla libertà di culto dei mussulmani ed alla loro possibilità di far studiare la loro cultura ai loro figli.

    Ma anche su questo punto i mussulmani in italia si dimostrano disuniti.

    Una scuola confessionale islamica è -allo stato- giuridicamente impossibile. Proprio perchè manca quel concordato con lo stato italiano che i mussulmani in Italia non sono riusciti a raggiungere a causa delle loro divisioni interne.

    La soluzione sarebbe semplicissima: basterebbe far riconoscere quelle scuole da governi di paesi arabi. Non avremmo scuole “islamiche”, ma scuole egiziane, irachene, tunisine ecc… A quel punto la parificazione sarebbe assai più agevole. Ma qui ci si scontra con l’intansigenza degli educatori, che non vogliono rispondere a nessuno del loro operato (neanche ai governi dei loro paesi di origine), Tuttavia vogliono la parificazione.

    Eppure le scuole parificate, francesi, tedesche ed inglesi in Italia devono seguire il programma scolastico dei loro paesi di riferimento, oltre ad insegnare l’italiano. Le scuole parificate cattoliche, protestanti ed ebraiche in Italia devono seguire il programma delle scuole italiane e sono ispezionate e controllate dal ministero molto più frequentemente delle scuole pubbliche.

    Tuttavia, Ritvan, i responsabili della scuola di via quaranta chiedono un trattamento diverso da quello di tutti gli altri. Una sorta di parificazione eccezionale.

    Ecco un’altro esempio di intransigenza che non ha motivo di essere.

    Chiedere a qualcuno di uniformarsi alla legge del paese in cui vive equivale a chiedergli di riunuciare a tutta la propria cultura? Non mi sembra.

    Inoltre, il rispetto della legge italiana potrebbe avere addirittura effetti favorevoli, come promuovere quell’unità dei credenti che è uno dei precetti dell’islam; C’è costrizione e rinuncia alla cultura in questo? Non credo

    Sempre lieto (ora un pò di più) di leggerti.

    Giuseppe Matteuzzi

  33. utente anonimo says:

    Grazie per la delucidazione Groucho, di certo in un movimento di questa portata si può trovare di tutto.

    Penso che se avrò qualche altra domanda da farti ti contatterò sul tuo sito. Ciao e grazie ancora per la risposta.

    giovanni

  34. utente anonimo says:

    Caro Giuseppe

    Mi fa piacere che ci siamo finalmente intesi e possiamo dialogare pacatamente. Ho letto con piacere il tuo ultimo post e lo trovo abbastanza esaustivo. Ma non per questo condivido alcune cose scritte in esso, né tutto mi è perfettamente chiaro.

    Che in Italia ci siano persone di religione musulmana, i cui pensieri e parole al riguardo di molte cose socio-politiche di questo mondo nessuno di noi due condivide, mi pare lapalissiano. E, come ho già ripetuto, io non sono nemmeno musulmano. Però devo cominciare facendo una distinzione: non si può mettere nello stesso “sacco” chi incita alla “guerra santa” contro l’Occidente satanico e chi, invece,auspica l’islamizzazione dell’Italia. Il primo fa charamente “apologia di reato”, poiché s’è visto che la famosa “guerra santa contro Satana” si traduce nel metter bombe che dilaniano civili innocenti occidentali, allo scopo di seminar terrore. E – checché ne dicano certi giudici – il terrorismo, anche nei confronti di civili di altri paesi – dovrebbe esser sempre un reato. Poi sulle cause prossime e remote di tale terrorismo possiamo fare tutte le discussioni storico-filosofiche-semantice di questo mondo, ma sempre reato rimane e inneggiare ad esso sempre “apologia di reato” resta. Da condannare senza “se” e senza “ma”.

    Il secondo, invece, auspica semplicemente che l’Italia divenga un paese islamico (intendendo con questo che lIslam diventi almeno la religione della maggioranza della popolazione), suppongo in modo pacifico, altrimenti anche lui rientra nella prima categoria di cui s’è già detto tutto. Qualcuno ha provato a chiedere a codesti signori come e qualmente intendono attuare il loro lodevole proposito? Forse impadronendosi con un golpe del potere, sostituire Ciampi con un mullah e la Costituzione italica con la Sharia? Beh, in quel caso, caro Giuseppe, imbraccerei anch’io il mio vecchio Kalashnikov (come già detto farei nell’ipotetico caso della Grande Rivoluzione Proletaria o Nazifascista o di qualsiasi sfumatura e colore che fosse) e combatterei – anche se non cittadino italico – in difesa della democrazia.

    Ma se – come credo e che i sullodati dovrebbero confermare – essi (ossia gli auspicanti l’iislamizzazione dell’Italia) intendono semplicemente diffondere il loro Verbo in Italia – come fanno i missionari cristiani in giro per il mondo – non vedo dove stia il problema. Anche se non mi risulta che gli islamici siano particolarmente dediti al proselitismo (sicuramente non vanno porta a porta a diffondere il Corano, come fanno con la Bibbia i Testimoni di Geova), anche qualora lo fossero, anche se facessero 10 figli per ogni coppia, contro 1 e mezzo in media delle cattolicissime coppie italiche, continuerei a non vedere dove stia il problema. L’Italia non ha una “religione di Stato”, né qualcuno (Papa compreso!) ha mai sostenuto che l’Italia (e l’Europa in genere) sono “Terre di Cristo” e che, pertanto, qui non si fa proselitismo. Una cosa simile lo fanno attualmente i signori dell’Arabia Saudita e qualche altro paese islamico, ma ti ricordo che non è solo un problema islamico, né solo un problema di paesi in cui i diritti umani fondamentali sono un optional. Il Papa Woityla morì senza aver visitato la Russia, dove il caro e democratico Putin è – da questo punto di vista – succube del Patriarca Ortodosso di Mosca. E chi volesse provare a fare un po’ di sano ed innocuo proselitismo cattolico nell’ortodossissima Grecia, membro moooolto onorevole, nonché campione di democrazia nell”UE troverebbe, come suol dirsi, “pane per i suoi denti”. Allora, se vogliamo – sotto quest’aspetto -ridurre la democrazia italica a livello di quella dell’Arabia Saudita, della Russia o della Grecia, basta dirlo. Ma dirlo chiaramente. Ognuno tirerà poi le proprie conclusioni.

    Concordo con te, invece, sull’inesistenza del fantasmagorico “complotto invasivo islamico” e sulla litigiosità interna della comunità islamica italica come prova lampante. Eppure fior di intellettuali ne straparlano da mane a sera (senza, peraltro, indicare chi ne siano i mandanti).

    Che i musulmani italici trovino un accordo rappresentativo al loro interno non mi sembra sia una rinuncia, anzi, sarebbe l’ora e sarebbe anche nel loro stesso interesse. Così lo Stato, rappresentato per l’occasione dal democristianissimo Pisanu non avrebbe più alcun pretesto per impedir loro di foraggiarsi alla greppia dell’8 per 1000:-). Però, Giuseppe, senza alcuna malizia da parte mia (ho giurato!) continuo a non capire cosa tu intenda per “emarginazione degli elementi più radicali” da porre in essere dai cosiddetti “moderati”. Intanto, chi dovrebbe distribuire “patenti” di “moderazione” a chi? Se l’UCOOI fa un proclama in cui suggerisce (nemmeno tanto velatamente) ai propri “adepti” addirittura di denunciare alle autorità i sospetti di fiancheggiare il terrorismo e se l’UCOOI non vuole aver nulla a che fare col prof di Velletri e con Adel Smith che anch’io come te definirei senza mezzi termini “radicali” (beninteso senza avere io la pretesa di imputar loro di aver fatto qualcosa di ILLEGALE), sembra tutto a posto. E, invece, non lo è affatto. Perché per un certo sig. Magdi Allam, il quale si proclama non solo musulmano, ma “musulmano laico”, anzi “laicissimo”, (e, di conseguenza dovrebbe essere in cima alla lista dei “papabili” per la consulta pisaniana )è proprio l’UCOOI la più “radicale” e – di conseguenza – dannosa organizzazione islamica in Italia. Come la mettiamo? Per par condicio “emarginiamo” sia l’UCOOI sia Allam e li mettiamo in un’isola deserta a litigare ed azzannarsi fra di loro in eterno?:-). A parte il fatto che vorrei vedere chi si azzarda ad “emarginare” Allam, chi siamo noi per poter “emarginare” chichessia? Come vedi, non è tanto semplice.

    Ora, per non essere accusato da qualcuno di fare il solito critico non-costruttivo:-), lancio anch’io la mia modesta proposta.

    Visto che i musulmani in Italia non hanno la Chiesa per rappresentarli (come tutti sanno non esiste un’organizzazione simile fra di loro), né sono gente che va d’amore e d’accordo fra di loro come buddisti, avventisti del settimo giorno ecc., visto che ci sono in giro una pletora di organizzazioni che pretendono di rappresentare TUTTI i musulmani italici, perché il caro Pisanu, stante anche la delicata situazione internazionale su cui mi pare inutile dilungarmi, non considera la possibilità di affrontare la situazione con procedure che saranno inusuali per l’Italia, ma sarebbero perfettamente leggittime, nonché razionali? Mi spiego. Invece di fare una specie di “corte” personale stile Luigi XIV con personaggi da lui elevati a “nobili ciambellani”, che dovrebbero “rappresentare” l’islam italico, (farsa indecente, di fronte alla quale perfino Breznev si sarebbe inorridito:-) ) non fa un decreto apposito (da convertire in legge in parlamento) strutturato più o meno cosi:

    1. Viene istituita l’anagrafe nazionale dei musulmani in Italia.

    2. Chiunque si professi di religione musulmano ha l’obbligo di iscriversi ad essa.

    3. A chiunque non s’iscrive è vietato professarsi sia in pubblico che in privato come appartenente alla religione musulmana, nonché parlare a nome di essa o di altre persone di questioni attinenti l’Islam.

    4. Tutti gli iscritti nella suddetta anagrafe ogni 5 anni eleggono – con modalità da stabilirsi con apposito regolamento ispirato alle elezioni amministrative italiane e formulato dal Ministero degli Interni entro e non oltre 1 anno dall’entrata in vigore del presente decreto – i loro rappresentanti a livello regionale e nazionale.

    5. Numero, competenze e altre peculiarità dei suddetti organi rappresentativi saranno stabiliti nel regolamento menzionato nel punto 4.

    6. Ogni futura intesa fra lo Stato italiano e la comunità islamica in Italia sarà fatta esclusivamente avente come legittimo rappresentante della suddetta comunità gli organi rappresentativi menzionati al punto 5.

    7. Per le spese delle elezioni saranno utilizzati fondi provenienti dalla parte spettante allo Stato dell’8 per 1000. Qualora la comunità islamica fosse ammessa alla fruizione dell’8 per 1000 essa dovrà sostenere tali spese con i proventi ad essa spettanti.

    Firmato

    Pisanu

    Ecco, più o meno una cosa del genere. Siccome nessuno mi paga per scrivere decreti legge, probabilmente avrà più buchi di un formaggio svizzero. Ma sarà sempre meglio della “consulta” pisaniana. E non consiglio a nessuno di tentare di fargli delle migliorie. Lavoro inutile e spreco di tempo. Nessuno in Italia approverà mai una cosa nemmeno lontanamente simile a questa. Giaà i nostri cari politici (di TUTTI ischieramenti) lamentano di dover sottostare a quella fastidiosa pratica che si chiama “elezioni”, figuriamoci se rinunciano alla possibilità di nominare – qualora al governo – amici ed amici degli amici in un “consulta” alla Pisanu, invece di farli eleggere democraticamente da quegli zoticoni di islamici! Io commeterò anche peccato verso la buonafede dei cari politici italici (di entrambi gli schieramenti!), ma ho il mio maestro nel forse il più illustre di essi, ossia Andreotti, col suo celeberrimo:”A pensar male forse si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”.

    Ho letto “Chi sa parli”. Sarò il solito malfidato:-) o solo un lettore più attento, forse mi sbaglio (nessuno è infallibile) ma così, a pelle, a me non è parso molto entusiasto nei confronti della signora marocchina e della sua irrefrenabile voglia di raccontare le cose orripilanti che – a suo dire – si raccontano nelle moschee. Ecco, per dire la verità-verità, a me è parso di scorgere una sottile vena di ironica polemica (magari è una mia deformazione “professionale” essendo io notoriamente un estimatore dell’ironia) e io il titolo l’ho “tradotto” così:”Chi sa parli, invece chi non sa un c..zo, taccia, piuttosto che inventare!”. Non so se anche Miguel abbia avuto quest’impressione e sono sempre pronto a fare “autocritica”, qualora Sherif dica che io non ho capito una mazza.

    Caro Giuseppe, obbedire alla legge del paese ospite, qualsiasi essa sia, è un requisito indiscutibile e io mai l’ho messo in discussione. Nessuna cultura puo mettersi al disopra della legge e – aggiungerei io – del buoncostume e della civile convivenza. Uno zulù della giungla africana sicuramente non ha alcun diritto di pretendere di girare per le strade d’Italia nudo e solo con un paio di foglie di banana in quel posto, né di tirare frecce a cani, gatti ed uccelli di passaggio per cibarsene, ci mancherebbe altro! Ma, converrai con me che, come diceva Giolitti, “La legge si interpreta per gli amici e si applica agli altri”. E, aggiungerei io, pare che s’interpreti (in senso sfavorevole, ovviamente) anche per i “nemici”. Se un sindaco italico dicesse che non crede che le leggi raziali di Mussolini siano state un male, sarebbe destituito seduta stante (e giustamente) da Ciampi e il comune sarebbe commissariato. Ma se un altro sindaco manda sistematicamente un vigile a multare una povera donna che esce a viso coperto, rispolverando un Regio Decreto sempre del tempo di Mussolini e senza peraltro multare tutti quelli che girano in moto col casco interale dalla visiera scura e dopo tutto questo, a quel sindaco nessuno da nemmeno un buffetto sulla guancia, beh, qualcosa non quadra. La “legge” di Mussolini è valida solo per i burqua e non per il casco integrale “fumé”? Tu mi dirai che poi il Prefetto ha annullato le multe. Bene. Ma la persecuzione nei confronti di una povera donna resta. Pertanto – a mio modesto avviso – quel sindaco andava cacciato a pedate e il Comune commisariato. O la legge italica la devono rispettare SOLO gli “ospiti paganti” e non anche quelli che hanno il dovere di applicarla “cum grano salis”?

    Last but not least, la scuola di via Quaranta. Se i responsabili di quella scuola chiedono per loro una cosa che non si fa e soprattutto che NON SI DEVE FARE per nessun altro, senz’altro sbagliano. Ma a me, invece, risulta, che loro avevano avviato le pratiche per ottenere la parificazione. Attualmente non erano parificate, ne mi pare che lo pretendano di diventare in spregio ai criteri italici. Ma non era nemmeno una scuola “illegale”, tant’è vero che per chiuderla hanno dovuto escogitare la famigerata “igieno-sanitaria”. Se le autorità italiche non la vogliono parificare, che non la parifichino, ma almeno ci risparmino l’ignobile ipocrisia “igienosanitaria”. Gli alunni faranno quel che hanno sempre fatto: sostenere l’esame “parificatorio” finale in Egitto e con quello ottenere individualmente il riconoscimento del diploma dallo Stato italiano in virtù degli accordi bilaterali. Qual’è il problema, quale legge viene infranta?

    Ciao

    Ritvan

  35. utente anonimo says:

    Caro Ritvan,

    comincio dal fondo. Il governo egiziano, chiamato in causa nella questione non ha mai riconosciuto la scuola di via quaranta. Gli educatori ed i ragazzi potevano recarsi nell’edificio industriale perchè in Italia vige la libertà di riunione. Quando i responsabili della scuola hanno montato il caso, il comune è stato costretto ad inviare degli ispettori: avendo avuto pubblica notizia che in un edificio inadeguato si recavano ogni giorno 500 bambini, l’aspetto dell’agibilità e dell’idoneità dell’edificio non poteva più passare sotto silenzio.

    La morale è triste, ma è anche tipicamente italica: in privato puoi fare quello che ti pare, basta che in pubblico non si sappia.

    Sull’islamizzazione dell’Italia hai ragione: avrei dovuto “islamicizzazione forzata dell’Italia”.

    Il post di Sherif può anche essere ironico nelle intenzioni, ma prende le mosse da fatti e dichiarazioni tutt’altro che divertenti. Se poi l’autore del post ha già deciso che il terrorismo dei fanatici mussulmani non esiste, ma è un’invenzione – che so- della CIA (per riprendere una nostra precedente discussione), libero di farlo. Resta però il fatto che un’esponente di prestigio della comunità mussulmana di Torino ha fatto presente che alcuni esponenti della sua comunità non disapprovano (vogliamo dire così?) gli atti di terrorismo. Si tratta di una collaborazionista al soldo della “civiltà occidentale”? Bene, lo si dimostri.

    Tengo a precisare che ritengo inappropriata la nozione di “islam moderato”. Rtengo che in ogni comunità religiosa esista una minoranza di fanatici ed una maggioranza di persone semplicemente e ragionevolmente rispettose dei precetti religiosi .

    Questo non significa essere moderati, significa vivere la propria fede nel rispetto degli altri. E questa non è moderazione: è semplicimente civiltà.

    Quanto ai rapporti stato-islam, Pisanu è vincolato dall’art. 8 della costituzione: una confessione religiosa si può rapportare con lo stato solo se conclude un’intesa o un concordato. Il motivo è semplice: lo stato deve avere la certezza che l’osservanza dei precetti di quella confessione non comporti la violazione delle leggi. (vedi sopra) Non mi sembra una pretesa dittatoriale.

    Come si fa ad accordarsi con solo una parte di una comunità? Pensa a cosa accadrebbe se tu comprassi una casa solo da uno dei comprioprietari. Gli altri ti starebbero giustamente addosso, per farti notare che esistono anche i loro diritti sulla stessa casa. E alla fine dei giochi il tuo acquisto varrebbe poco o niente, di fatto.

    I mussulmani in italia imparino a convivere tra loro e -ne sono convinto- avranno tutto da guadagnare. Questo non significa cosituitre una chiesa islamica, anche l’esperienza iraniana dimostra che è possibile. Significa, per l’appunto, rinunciare a qualcosa delle rispettive pretese. La rinuncia ad una parte delle proprie pretese è titpico di ogni rapporto interpersonale. Nonchè il presupposto dell’economia. Non si può avere tutto quello che si vuole: occorre fare una cernita di ciò che si può ottenere usando le risorse a disposizione; e questo vale per ogni organismo vivente sulla faccia della terra, non certo solo per i mussulmani in italia.

    Lieto di poter riprendere a discutere con te.

    Giuseppe

  36. utente anonimo says:

    Eh, mia cara Fatma, ogni albanese ha bisogno di una De Filippi per potere emergere, sennò ciccia:-). Purtroppo, la mia De Filippi pare che debba ancora nascere e come ballerino non sono un granché:-(….

    Ciao e grazie

    Ritvan

  37. utente anonimo says:

    Non ho mai scritto, caro Giuseppe, che il governo egiziano riconosceva sic et simpliciter il diploma rilasciato (ammesso che lo rilasciasse) dalla scuola di Milano. Ho scritto che ogni alunno che avesse frequentato quella scuola doveva poi “..sostenere l’esame “parificatorio” finale in Egitto e con quello ottenere individualmente il riconoscimento del diploma dallo Stato italiano in virtù degli accordi bilaterali”. Mi pare una cosa ben diversa, no?

    Sarà anche come dici tu, che il Comune sia stato “costretto” a mandare gli ispettori, ma a me quel piccolo sospetto (tu sai che io, per esperienza, sono molto sospettoso)che tali ispettori non abbiano preteso doppi servizi igienici per ogni singolo alunno:-) chi me lo toglie? Caro Giuseppe, è inutile girarci intorno, se hai seguito “Striscia la notizia” e altri programmi simili saprai benissimo che LA META’ DELLE SCUOLE STATALI ITALICHE SONO TOTALMENTE FUORI LEGGE non solo per quanto riguarda gli “igienosanitari”, ma anche per altri aspetti molto più importanti come le misure antiincendio e quelle antisismiche. Pure dopo la tragedia di quel paesino dove sotto le macerie morì pure la figlia del sindaco! Pertanto, continuo a ritenere che parlare di “igiene” in quest’occasione sia un’indecente ipocrisia di stampo leghista e null’altro.

    Mi fa piacere che concordi con me sul reale contenuto del post di Sherif. Io non ritengo – ma la mano sul fuoco non la metterei per nessuno:-) – che Sherif ritenga il terrorismo di matrice islamica un’invenzione della CIA. Semplicemente mi pare di osservare che egli sia un po’ scettico sul fatto che i truci emissari di Bin Laden & Co – ammesso e non concesso che fossero in Italia e frequentassero le moschee e altri posti frequentati dalla signora – si siano messi a parlare tranquillamente dei loro sanguinosi progetti in presenza della suddetta signora. Anche perché, come saprai, in quei luoghi i maschi sono rigidamente separati dalle femmine. A meno che la “cellula dormiente” italica non sia composta da donne….

    Per sapere che alcuni esponenti (o anche semplici membri) di comunità islamiche “non disapprovino” gli atti di terrorismo FUORI DALL’ITALIA (sarebbe bene aggiungerlo, però, ad onor del vero) non credo serva la zelante signora marocchina. La maggior parte di quelli che la pensa così, quando si trova davanti ad un microfono vengono presi da una strana voglia di “martirio” (come certi “eretici” cristiani dei primi secoli che sputavano sulle statue degli dei romani per poter essere martirizzati) e sciorinano tutto il loro credo al perfido e gongolante giornalista, invece di rifilargli un’intera sura del Corano rigorosamente in arabo, oppure un biecamente occidentale “No coment”. Qualcuno deve avergli inculcato la panzana che in Occidente la libertà di opinione è sacra e nessuno ti tocca per quel che pensi. Dimenticano i tapini che Porta Palazzo e Piazza Duomo non sono il Corner Park di Londra, dove potresti salire tranquillamente su un podio e descrivere minuziosamente urlando come vorresti scuoiare e poi rosolare a fuoco lento la Regina, il Principe di Galles e tutto il cucuzzaro della Real Casa, e servirli poi con una spruzzatina delle ceneri di Tony Blair e nessuno ti torcerebbe un capello. Eh, si i musulmani britannici mettono strane idee in testa a quelli “nostrani”, i quali poi si trovano a fare i conti con i gentili inviati di Pisanu alle 2 di notte…

    Non credo che dovremmo litigare su aspetti semantici di secondaria importanza, come quello sul cosiddetto “islam moderato” che ho usato per semplificazione. Ecco, basta applicare il mio “moderato” a quella stragrande maggioranza di islamici che vivono la propria religiosità “nel rispetto degli altri”, come giustamente dici tu, e siamo a posto, no? E io penso che la moderazione sia implicita nella “civiltà”. A proposito – tanto per non fare il discorso troppo serioso – lo sai chi inventò la civiltà? No? Il primo uomo delle caverne che, all’ennesimo rumore molesto che veniva dalla caverna vicina, invece di prendere la clava e fracassare la testa del disgraziato molestatore, gli grido semplicemete:”Piantala, str..zo che ci hai rotto i co..ni!”:-) :-).

    Lo so che la mancata intesa che impone la Costituzione come condizione perché una religione si possa rapportare con lo Stato è alla base di molti problemi. E che tale condizione prescritta dalla Costituzione non sia affatto “dittatoriale” mi pare lapalissiano, altrimenti che Costituzione democratica, nonché antifascista e nata dalla Resistenza sarebbe?:-). Altrettanto lapalissiano mi sembra – anche senza l’esempio tratto dal codice civile sul diritto del comproprietario – che non si possa accordare con una sola parte della comunità. Ma restare seduti in riva al fiume ad aspettare che Magdi Allam si metta d’accordo con Hamza Piccardo e questi, a sua volta con Pallavicini, il quale dovrebbe mettersi d’accordo con Adel Smith, mi pare una posizione, ehm…come dire, beh, …lasciamo perdere, tengo “permesso di soggiorno”:-). Ci siamo capiti. Il decreto legge di mia invenzione (di cui avrei gradito, invece, un tuo parere – anche non vincolante – di uomo di legge) mi sembra una “mano tesa” per accelerare il processo e anche per insegnare praticamente a molti islamici (i quali non vengono da paesi precisamente democratici e in Italia non votano mai, perché non cittadini) i rudimenti della democrazia rappresentativa occidentale. Ah, se uno quel processo non lo volesse affatto accelerare, oppure invece che con rappresentanti liberamente eletti preferisce “rapportarsi” con amici suoi, questo è un altro paio di maniche.

    Tentare di costruire “dall’esterno” improbabili “chiese islamiche europee” mi sembra improponibile e sarebbe anche – a mio modesto avviso – rifiutato proprio da quella stragrande maggioranza di “moderati” e considerata un’intollerabile ingerenza nella loro religione. Più che all’esperienza dell’Iran (che a me non sembra comunque che valga la pena di esaltare, visto lo Stato teocratico che ha prodotto) somiglierebbe troppo alla “chiesa cattolica patriottica” di stampo cinese. Costruire comunità islamiche europee, invece, la trovo non solo possibile, ma anche fortemente auspicabile. Basta che non siano “rappresentate” dagli amici degli amici del ministro di turno.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Oltre che – come ti ho già detto – sul mio immodesto decreto legge, avrei gradito anche un tuo commento legale sulle nobili gesta del prode sindaco-cavaliere antiburqua.

  38. paniscus says:

    Ritvan scrive:

    “…un decreto apposito (da convertire in legge in parlamento) strutturato più o meno cosi:

    1. Viene istituita l’anagrafe nazionale dei musulmani in Italia.

    2. Chiunque si professi di religione musulmano ha l’obbligo di iscriversi ad essa.

    3. A chiunque non s’iscrive è vietato professarsi sia in pubblico che in privato come appartenente alla religione musulmana, nonché parlare a nome di essa o di altre persone di questioni attinenti l’Islam.

    4. Tutti gli iscritti nella suddetta anagrafe ogni 5 anni eleggono – con modalità da stabilirsi con apposito regolamento ispirato alle elezioni amministrative italiane e formulato dal Ministero degli Interni entro e non oltre 1 anno dall’entrata in vigore del presente decreto – i loro rappresentanti a livello regionale e nazionale.

    5. Numero, competenze e altre peculiarità dei suddetti organi rappresentativi saranno stabiliti nel regolamento menzionato nel punto 4.

    6. Ogni futura intesa fra lo Stato italiano e la comunità islamica in Italia sarà fatta esclusivamente avente come legittimo rappresentante della suddetta comunità gli organi rappresentativi menzionati al punto 5.

    7. Per le spese delle elezioni saranno utilizzati fondi provenienti dalla parte spettante allo Stato dell’8 per 1000. Qualora la comunità islamica fosse ammessa alla fruizione dell’8 per 1000 essa dovrà sostenere tali spese con i proventi ad essa spettanti. …”

    A me ipoteticamente starebbe anche bene, se fosse esteso a TUTTE le religioni, compresa quella cattolica. Chi ci sta?

    Lisa

  39. “2. Chiunque si professi di religione musulmana ha l’obbligo di iscriversi ad essa. ”

    Questo mi sa che incorrerebbe in qualche problemino ..!!

    Se qualcuno si professa tale, ma non si iscrive, che sanzione prevedi? (perchè un obbligo che nel caso in cui non venga rispettato non prevede una sanzione , non ha motivo di esistere – escluso rarissime e discutibilissime eccezioni non riferibili a questo caso)

    A parte una sorta di “scomunica” alla musulmana (che però non avrebbe alcun effetto “reale”, e vanificherebbe di senso la norma stessa), sarebbe sicuramente incostituzionale qualsiasi altra soluzione..

    Mica è come dire “io sono medico” senza avere la laurea in medicina, eh!

  40. utente anonimo says:

    “2. Chiunque si professi di religione musulmana ha l’obbligo di iscriversi ad essa. ”

    In effetti quest’ipotetica norma sarebbe sicuramente incostituzionale (l’art. 19 Cost dice: “tutti hanno diritto di professare LIBERAMENTE la propria fede religiosa..” e quindi qualsiasi vincolo o limitazione sarebbe illegittimo).

    Ste65

  41. utente anonimo says:

    Ritvan, il sindaco antiburka fa parte della schiera degli individui “coloriti” a cui accennavo tempo fa.

    Non è un giurista, ma un politico. E’ perfettamente consapevole di cavalcare l’onda dell’intransigenza che percorre il suo elettorato.

    Su di lui si può dare solo un giudizio politico. Personalmente gli darei un 2 di incoraggiamento, ma credo che i suoi elettori lo premieranno.

    Devo confessarti, però, che viaggiando in alcuni paesi arabi ho notato che le donne velate passano quasi sempre indenni i controlli di sicurezza negli aeroporti; anche se fanno impazzire i metal detector. La vigilanza le fa semplicemente passare con un inchino o un segno di assenso. Coi tempi che corrono…

    La tua proposta di decreto, mi sembra, una proposta di compressione dello stato di diritto.

    Istituire una banca dati contenente le generalità dei citadini appartenenti ad una determinata fede religiosa è proprio quello che si vuole evitare con le intese ed i concordati.

    Lo stato non vuole il controllo sui singoli fedeli, ma vuole avere precise garanzie che i principi e le norme che regolano il credo religioso con cui si rapporta siano compatibili con i principi e le norme dell’ordinamento italiano. Chi siano, uno per uno, i fedeli è un affare dei singoli ministri di culto.

    Considera, poi, che un’anagrafe del tipo da te proposta potrebbe trovare ostacoli da parte delle guide delle diverse comunità mussulmane.

    Chi determina chi è o chi non è mussulmano? Non esistono ceritifcati del genere.

    C’è poi un altro problema: verificare che i principi dell’islam (o, meglio, l’interpretazione e l’applicazione dei principi e dei precetti islamici) siano compatibili con l’ordinamento italiano.

    Alcune pratiche vengono ricondotte a retaggi culturali preislamici, ma molti mussulmani si trincerano dietro arzigogolate intepretazioni coraniche per farle discendere dai precetti religiosi. Chi decide cosa è riconducibile all’islam e cosa non lo è? E’ questo che interessa al ministero.

    Giuseppe

  42. utente anonimo says:

    O che bello, tanti commenti al mio “decreto”! Ecco, da buon pragmatico quale mi reputo, preferisco discutere su cose concrete, invece che sul sesso degli angeli o sulle str…te che ogni tanto dice qualche musulmano, cristiano, buddista, ebreo ateo o altro:-).

    Cercherò di rispondere al più presto a tutti.

    Ciao

    Ritvan

  43. utente anonimo says:

    QUIZ STORICO-MARINARO

    Cari amici, oltre ai sullodati Giuseppe Pisanu e Giuseppe Amalfitanu, quanti altri “giuseppi” con collegamento logico possiamo contare? O, detto in parole povere, quante erano le repubbliche marinare italiche?

    A voi l’ardua sentenza.

    Ritvan

  44. utente anonimo says:

    Altro quiz: Quante probabilità ci sono che signore messicano residente in italia e titolare di un blog ed un signore albanese residente in italia ed abituale commentatore del medesimo blog abbiano lo stesso stile di scrittura?

    Giuseppe venezianu e genovesu e probabilmente gabbatu.

  45. utente anonimo says:

    Sicuramentu gabbatu, e su entrambu i soggettu miu caru anonimu!:-).

    “La Repubblica di Ragusa

    In Dalmazia fiorì e si sviluppò la quinta repubblica marinara: la Repubblica di Ragusa. Il territorio della Repubblica comprendeva una sottile striscia di terra che andava da Stagno Grande a Castelnuovo di Cattaro, e comprendeva la penisola di Sabbioncello e le isole di Lagosta e Melena. Ragusa (indicata talora “Ragusa di Dalmazia” per distinguerla da Ragusa di Sicilia) sviluppò una intensa attività commerciale che a volte metteva in difficoltà la stessa Venezia. Il motto della Repubblica adriatica fu nei secoli: “Non bene pro toto libertas vendicatur auro”. Inoltre lo sviluppo della cultura italiana qui raggiunse livelli altissimi (famose le copie della Divina Commedia stampate nel 1488 dal lagostino Bonino de’ Boninis). La decadenza di Ragusa di Dalmazia avvenne in seguito al terremoto del 1667 che distrusse la città In seguito si accrebbe l’afflusso di slavi dalla Balcania interna (detti “Dubroni”) nella città i quali se in un primo momento si assimilarono all’italianità della città, in seguito apportarono ad essa una massiccia slavizzazione.”

    Non so se i messicani sappiano l’esistenza “rimossa” della quinta repubblica marinara italica (chiamata oggi Dubrovnik). Sicuramente, prima di strillare perché il perfido Islam minaccia l’identità e le radici italiche, forse sarebbe bene che gli italici, specie quelli di rito fallaciano, facciano prima un esame di coscienza. E anche di Storia patria non falsificata.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Te lo dicevo Miguel che scherzando col Torchiaro ti sarebbe successo come al ragazzino di “Al lupo, al lupo!” Tié, beccati adesso anche il sospetto di aver creato a tavolino Ritvan il Terribile, il perfido albanese saccente dallo stile troppo simile al tuo!:-)

  46. utente anonimo says:

    Non è rimozione della storia, Ritvan, ma rimozione di sempre pericolose derive irredentiste (come testimonia la tua fonte). Del resto i libri di storia pubblicati negli ultimi 60 anni in Italia non i sembra che abbiano puntato molto sulle presunte “radici” nazionali, Argomento in odore di libro e moschetto.

    E’ stato inaugurato un “rito fallaciano”? Ha già adottato un testo sacro? Tu lo hai letto? Io proprio no.

    Da queste parti c’è qualcuno che strilla “perché il perfido Islam minaccia l’identità e le radici italiche” Dove sta? Così lo sediamo un pò

    Giuseppe (che anonimo non è)

    P.S. hai dimenticato Genova e Venezia.

    P.P.S. Lo so che non le hai dimenticate

  47. utente anonimo says:

    >Non è rimozione della storia, Ritvan, ma rimozione di sempre pericolose derive irredentiste (come testimonia la tua fonte).<
    Mah, non sapevo che adesso la falsificazione della Storia si chiamasse “rimozione di pericolose derive irredentiste”:-). Evidentemente è la stessa preoccupazione che spinge la Fallaci e quelli di rito fallaciano a negare ostinatamente che gli arabi c’entrino per poco che sia al rifiorire delle arti, delle scienze e della cultura in genere nell’Europa medievale. E che – per par condicio – spinge la maestrina dalla penna rossa a sostituire nella canzoncina natalizia “Gesù” con “virtù”.

    >Del resto i libri di storia pubblicati negli ultimi 60 anni in Italia non i sembra che abbiano puntato molto sulle presunte “radici” nazionali, Argomento in odore di libro e moschetto.<
    Non è questione di “puntare” o non “puntare”, è questione di non falsificare. A cominciare dallo stemma della Marina Italica che reca solo gli stemmi delle 4 repubbliche marinare, ignorando la quinta. Che, per caso Tito si sarebbe preoccupato per un eventuale assalto della Marina italica a Dubrovnik?:-)

    >E’ stato inaugurato un “rito fallaciano”? Ha già adottato un testo sacro? Tu lo hai letto? Io proprio no. <
    Non uno , mio caro, ma ben 4, quanti sono i Vangeli. Con tanto di “Apocalisse” finale:-). Dicono praticamente tutti la stessa cosa, più o meno, un po’ come i Vangeli. Così anche i “cristiani atei” avranno i loro:-)

    >Da queste parti c’è qualcuno che strilla “perché il perfido Islam minaccia l’identità e le radici italiche” Dove sta? Così lo sediamo un pò<
    Hai perso un’ottima occasione giorni fa. Se ti fossi appostato nei pressi di Castelgandolfo (Rm) avresti potuto sedare con la tua cerbottana una certa signora che dice proprio quello e che si stava recando dal Papa per farglielo presente.

    >Giuseppe (che anonimo non è)<
    Adesso lo so, ma se mi scrivi “Giuseppe venezianu”, che ne so io se è un altro “Ministro degli Interni”?:-)

    >P.S. hai dimenticato Genova e Venezia.

    P.P.S. Lo so che non le hai dimenticate<
    Anch’io lo so che non le ho dimenticate:-)

    Ciao

    Ritvan

  48. Conosco bene Ragusa/Dubrovnik. Però mi sembra una proiezione sul passato, definirla “italiana”: era casomai “adriatica”, con la sua propria lingua neolatina, il dalmato (estintosi nell’Ottocento), vicina sia a Bisanzio che a Venezia. E poi forse nemmeno Venezia era “italiana”.

    Miguel Martinez

  49. groucho says:

    Scusate, off-topic, ma ammazza quanto tempo libero avete…

    Non è che dica che non fate un cavolo nella vita, ma insomma… ;)

    Scherzo, eh, è tutta invidia perché non ho mai tempo di leggere tutto quello che scrivete!

  50. utente anonimo says:

    Miguel, un messicano o un albanese possono tranquillamente definire Ragusa anche “non italiana”. E pure Venezia, facendo cosi probabilmente gongolare Bossi, il quale forse ci ricambierebbe la cortesia rinunciando a chiamarci “bingobongo”:-). Ma se lo fa un italiano, anzi, se lo fa lo Stato italiano, la faccenda è lievemente diversa. Con una Grecia che sta scassando i maroni a mezzo pianeta (ONU compresa) per vietare alla Macedonia di chiamarsi come c..zo gli pare, con la scusa cretina che così si chiama una regione della Grecia, il comportamento dell’Italia mi pare proprio un limpido esempio dell’estremo opposto. E, come ben sai, a me gli estremismi, di qualunque genere siano, non mi piacciono.

    Ripeto, volevo solo ricordare a certa gente che strepita sulle proprie radici “minacciate” dal perfido islamico, prima di conoscere meglio quelle radici, poi di chiedere che vengano correttamente riportate, e magari, in seguito riflettere se sia una buona cosa “sfrondare” le radici altrui, con la scusa dell’ “integrazione”.

    E già che ci sono sul tema storico-radicale (nel senso di radici, non di radicalismo) riporto un’altra cosa che forse pochi italici nordici sanno (quelli “sudici”:-), invece lo sanno, ma solo per ragioni squisitamente geografiche). Nel Sud Italia – specie Calabria e Sicilia, nelle terre che furono del Regno di Napoli o delle Due Sicilie – si stabilirono alla fine del XV secolo e all’inizio del XVI intere “tribù” di albanesi, nelle terre che i sovrani di quel regno misero a loro disposizione, in segno di gratitudine per quel che il loro defunto capo Scanderbeg aveva fatto per la dinastia reale. Essi formarono delle “enclave” (parola attualmente aborrita dai neocon all’amatriciana), non si mischiarono con gli “indigeni” (non so se a Pera, l’ “antimeticciato” questo va bene), conservarono lingua (albanese arcaico), usi, costumi, costruirono le loro scuole e le loro chiese di rito ortodosso, di cui un collegio prestigioso esiste ancora oggi a San Demetrio Corona. Rispettavano le leggi e pagavano le tasse, però, come tutti gli altri. E nessuno andò mai a romper loro le scatole per costringerli a “integrarsi”. E quando uno di loro, un certo Agesilao Milano attentò alla vita del Re, quello fu impiccato, ma nessuno si azzardo a dire che gli “arberesh” (come si chiamano fra di loro) erano tutti degli assassini e nessuno si sognò di mandare le ASL borboniche a chiudere le loro scuole per “carenze igieniche”!:-).. E non dimentichiamoci che parliamo dei Borboni, comunemente assurti (a torto e per vile calcolo) dal susseguente Regno Italico a paradigma dell’arretratezza e della barbarie!

    Ciao

    Ritvan

  51. utente anonimo says:

    Lodevole intento il tuo, Ritvan, ma mi sembra che tu abbia scelto lo strumento sbagliato per attuarlo.

    Ragusa era una colonia veneziana in seguito affrancatasi dalla città madre. Per cui definirla italiana tout court non sarebbe “politicamente corretto”. Si tratta pur sempre del risultato di un’occupazione. Meglio, quindi, lasciar perdere il tema dell’italianità di Dubrovnik. Non vorremmo che un novello D’Annunzio si sentisse investito da qualche missione patriottica.

    Peraltro quella delle “repubbliche marinare” è una convenzione storica. Non è mai esistito il club delle repubbliche marinare. Si tratta di una classificazione data a posteriori dagli storici. Se Ragusa vorrà insistere per ottenere lo status di repubblica marinara, potrà sempre ricorrere al tar del Lazio o fondare un’associazione contro al discriminazione delle repubbliche marinare non riconosciute…e poi ricorrere al tar del Lazio.

    Giuseppe

  52. utente anonimo says:

    >Lodevole intento il tuo, Ritvan, ma mi sembra che tu abbia scelto lo strumento sbagliato per attuarlo.<
    Lo strumento che ho scelto è la libera parola, Giuseppe. Io non dispongo di ASL compiacenti, fondi per istituire Consulte composte da miei amici, carabinieri pronti ad ammannettare, caricare sul primo aereo disponibile e spedire come un pacco postale nel paese di provenienza chi la pensa diversamente da me. Ma anche se ne disponessi, non credo che li userei

    >Ragusa era una colonia veneziana in seguito affrancatasi dalla città madre.<
    Mi spiace, ma tu usi impropriamente il termine “colonia”. A quel tempo, l’intera costa dalmata (o quasi) era un prolungamento dell’Italia, senza soluzione di continuità ed era

    abitata da gente che non avrà parlato esattamente come nella “Divina Commedia”, ma che sempre gente di stirpe “italica” era.

    >Per cui definirla italiana tout court non sarebbe “politicamente corretto”.<
    Ma definiscila pure “tout long”:-) (anche perché erano italiani che si “allungavano” in Dalmazia:-) ), ma sempre repubblica italiana era, mica turca o slava. Ma poi, da quando sei diventato un tifoso del “politically correct”?:-)

    >Si tratta pur sempre del risultato di un’occupazione.<
    Adesso mi sembri Miguel, mi sembri:-). Non è che Giuseppe sia Miguel sotto mentite spoglie?:-) :-).

    Scherzi a parte, se Venezia si è estesa in una terra dove prima c’erano gli illiri (e semmai dovrei essere io, discendente diretto di questo popolo ad incazzarmi, ma non mi passa neanche per l’anticamera del cervello), poi, dalle steppe dell’Asia sono calati gli slavi (che non erano “occupatori”, no, per carità di Dio, non è “politically correct” dirlo:-), erano solo innocui passeggiatori per i Balcani, ecco:-) ) i quali hanno scacciato gli illiri e poi i veneziani hanno spinto un po’ più in la gli slavi, hanno creato una quinta repubblica marinara e poi gli slavi son ritornati e hanno rioccupato tutto, non vedo la ragione per negare l’esistenza della suddetta repubblica marinara italica. E neanche vedo la ragione per scagliare “la prima pietra” contro improbabili “occupanti”.

    >Meglio, quindi, lasciar perdere il tema dell’italianità di Dubrovnik.<
    No, io non ho detto che Dubrovnik sia italiana. Cosa fatta capo ha. Ma non mi sembra questa una buona ragione per falsificare la storia e cancellare da essa la quinta repubblica marinara.

    >Non vorremmo che un novello D’Annunzio si sentisse investito da qualche missione patriottica.<
    Beh, ma allora diciamo che anche Garibaldi era francese, sai, non vorrei che qualche novello D’Annunzio dichiarasse guerra alla Francia per riprendersi Nizza e Savoia:-).

    >Peraltro quella delle “repubbliche marinare” è una convenzione storica.<
    Parzialmente falsa.

    >Non è mai esistito il club delle repubbliche marinare. Si tratta di una classificazione data a posteriori dagli storici.<
    Appunto, falsificatori per omissione.

    >Se Ragusa vorrà insistere per ottenere lo status di repubblica marinara, potrà sempre ricorrere al tar del Lazio o fondare un’associazione contro al discriminazione delle repubbliche marinare non riconosciute…e poi ricorrere al tar del Lazio.

    Clap, clap, clap..Bella arringa, avvocato! Peccato che i morti non possano ricorrere al TAR. Ragusa è morta e sepolta, viva dunque Dubrovnik! Però, faccio sommessamente presente, che oltre a TAR e tribunali vari, esiste anche il tribunale della Storia. Il quale condanna inesorabilmente chi falsifica le proprie radici per paura dei fantasmi. Che questi ultimi siano islamici o d’altra specie.

    Ciao

    Ritvan

  53. utente anonimo says:

    Consapevole che si tratta di un gioco, contnuo a giocare.

    1) Lo “strumento” sbagliato non è la parola scritta, ma Dubrovnik.

    2) Chi si reca ad occupare una terra dove non è nato, facendo spostare più in là chi viè nato è pur sempre un occupante. Questo non comporta un giudizio morale. Talvolta gli occupanti arrecano più vantaggi che svantaggi nel lungo periodo (v. i greci in Italia, ad esempio), ma in questi tempi non lo possiamo scrivere.

    3) Garibaldi era italiano. Nizza è stata ceduta alla Francia molti anni dopo la nascita di Garibaldi.

    4) Tu non dici che Dubrovnik è italiana, ma -purtroppo- altri ci fanno la bocca. Non vorreri che tra qualche anno, per distogliere l’attenzione da altri problemi…

    5) Le convenzioni non sono nè vere nè false. Sono criteri classificatori. Come il medio evo, ad esempio. Nessuna delle persone vissute dalla caduta di roma alla scoperta dell’america sapeva di vivere nel medio evo; ma tant’è…

    6) Il tribunale della storia condanna ed assolve (ma forse sarebbe meglio chiamarlo tribunale della politica contingente…) non classifica.

    Giuseppe

  54. utente anonimo says:

    Certo che è un gioco, Giuseppe. Ma è senza “arbitro”, pertanto ognuno può avere l’illusione di aver “vinto”. E io confesso che ancora non ho capito con quale “maglia” tu giochi:-).

    1. Io non ho parlato di Dubrovnik, bensi della repubblica marinara medievale italica di Ragusa. Che adesso lì ci sia una città chiamata Dubrovnik oppure un cimitero di navi spaziali amerikane non m’interessa affatto. E non dovrebbe interessare nemmeno agli storici del Medioevo.

    2. Come ti ho già detto, al infuori degli illiri che risiedevano in quelle terre da tempi preistorici, TUTTI quelli che vennero dopo erano da considerarsi – secondo i tuoi criteri – OCCUPANTI. Non vedo perché gli italiani devono far sapere al mondo intero di essere i compatrioti di Tafazzi:-) considerando solo sé stessi “occupanti” e non anche gli altri.

    3. Certo che Garibaldi era italiano, nato in terra italica, poi ceduta (grazioso eufemismo per definire il ricatto di Napoleone III:-) ) ai francesi. Allora, se Nizza fosse stata una repubblica marinara, sarebbe stata “epurata” anch’essa dall’elenco, così tanto per non destare “nostalgie scioviniste” negli italiani?

    4. Negare la passata italianità di Ragusa solo per scongiurare un improbabile assalto degli arditi coi coltelli fra i denti su Dubronik:-) mi sembra sia come andare in giro con la testa fasciata per paura che qualcuno ce la rompa:-).

    5. Anche le convenzioni e le classificazioni possono essere false. Quella delle 4 repubbliche marinare italiche senza dubbio lo è.

    6. Come ho già detto, il Tribunale della Storia condanna chi falsifica la classifica per scopi di politica “contingente”. E siccome a forza di mostrarsi servili nei confronti di quello che credi più forte, in base alla legge non scritta della “compensazione” ti sfoghi poi su quelli che credi più deboli. E due torti non fanno mai una ragione.

    Ciao

    Ritvan

  55. utente anonimo says:

    Per prevenire un eventuale gentile invito del tipo:”Ma se l’Italia e gli italiani ti fanno tanto schifo, perché non te ne vai aff…nel tuo paese?” (non è che dubito della buonafede altrui, per carità, ma mi è capitato parecchie volte, quando ho avuto l’ardire di criticare qualche deprecabile abitudine della burocrazia italica), nonché per par condicio, vi racconto un episodio che dimostra come la mamma dei servili (come quella degli imbecilli) sia sempre incinta anche in Albania.

    Dunque , negli anni ’90 l’allora presidente Berisha (quello che recentemente ha vinto le elezioni, è diventato primo ministro e alla recente riunione dell’ONU ha scambiato il suo orario d’intervento ripreso in TV con Berlusconi, dietro pressante richiesta di quest’ultimo che era seccato perché gli toccava parlare alle 1,30 di notte, ora in cui nessuno guarda Emilio Fede mentre lo trasmette in diretta:-)) doveva ricevere il presidente turco. Siccome, dalla fondazione dello Stato albanese, nella sala dei ricevimenti troneggia un bel busto in bronzo dell’eroe nazionale Scanderbeg, (uno dei più grandi ammazzaturchi che la Storia abbia mai conosciuto), il nostro presidente pensò bene di togliere quel busto prima dell’arrivo dell’illustre ospite. Ci fu un coro unanime di destra-sinistra-centro, nonché musulmani-cattolici-ortodossi-atei e chi più ne ha più ne metta contro l’ignobile atto di servilismo. Che fece sì che il gesto non fosse più ripetuto in occasione di visite successive di alti dignitari turchi. E le relazioni fra i due paesi non ne risentirono affatto, anzi.

    Ritvan

  56. utente anonimo says:

    Grazie a tutti i critici del mio famigerato:-) decreto “schedamusulmani”. Come dicevo nel “preambolo” dello stesso, ero cosciente che aveva più buchi di un formaggio svizzero, ma secondo me è il principio che conta. Nel proporlo mi sono ispirato ai seguenti fatti:

    1.Alle elezioni che il Comune di Roma (giunta Veltroni) ha fatto l’anno scorso per eleggere dei consiglieri aggiunti in rappresentanza degli extracomunitari.

    2. Al funzionamento delle Comunità Israelitiche Italiane.

    3. All’impossibilità pratica di mettere d’accordo (almeno in tempi brevi) le varie organizzazioni che pretendono ognuna di rappresentare da sola tutti i musulmani d’Italia (e qualcuna anche quelli del Mondo:-) ).

    Per quanto riguarda le osservazioni, comincio con quella di Lisa: “A me ipoteticamente starebbe anche bene, se fosse estesa a TUTTE le religioni, compresa quella cattolica.”. Mi spiace, ma non ci siamo capiti. Se i musulmani d’Italia avessero una loro “chiesa”, con tanto di gerarchia ufficiale, nonché registri di battesimo, il problema non si porrebbe. Si farebbe un’intesa/concordato con quella e buonanotte. I musulmani non sono – da questo punto di vista – assimilabili a cattolici, ortodossi, valdesi, avventisti del 7-mo giorno, ecc, tutti con la loro brava Chiesa a rappresentarli, ma sarrebbero perfettamente equiparabili agli ebrei, con la loro brava Unione delle Comunità Israelitiche Italiane. Siccome gli ebrei (forse per la loro storia travagliata, forse perché da moooolto più tempo in Italia) questa Unione se la son fatta da soli, mentre se si aspetta che anche i musulmani si mettano parimenti d’accordo, forse arriva la prossima Era Glaciale:-), ecco perché penso che lo Stato dovrebbe dare loro (ai musulmani) una mano in tal senso; sarebbe nell’interesse reciproco. E francamente la “mano” la preferirei “un po’ pesante”, invece che “molto falsa” come la Consulta Amalfitanu:-).

    Ste65 e Francesca31082 (ma che sono, numeri d’anagrafe?:-)) sollevano “eccezione d’incostituzionalità” nei riguardi dell’obbligo d’iscrizione all’anagrafe dei musulmani. A parte il fatto che gli italiani (musulmani compresi, credo) sono restii a fare una cosa che è nel loro stesso interesse se qualcuno non li obbliga (vedi cinture di sicurezza, casco in moto, ecc.) e il fatto che tentar non nuoce, nel senso che prima di gridare all’incostituzionalità bisognerebbe che si pronunciasse in tal senso la Corte Costituzionale, si potrebbe por fine alla diatriba sostituendo “ha l’obbligo di iscriversi” con “è cortesemente, gentilmente e sollecitamente invitato ad iscriversi, per il suo stesso bene e per rispetto alla Costituzione laica, democratica, nonché antifascista, la quale all’art.8 prevede espressamente l’organizzazione secondo statuti che non contrastano con l’ordinamento giuridico italiano”. Cuntent?:-)

    Per rispondere, infine, a Giuseppe (che fine hai fatto?:-) ), contrario a una tale “banca dati” – presumo per motivi di privacy – si potrebbe chiedere un parere al garante della Privacy, ma non credo che un’anagrafe dei musulmani (nella quale ogni islamico sarà libero di iscriversi, non iscriversi o cancellarsi se iscritto, tolto l’obbligo d’iscrizione come detto sopra), gestita con criteri rispettosi della privacy e accessibile solo all’autorità giudiziaria e a quella preposta alle elezioni, sia più “una compressione dello stato di diritto”. Sarebbe solo una regolamentazione su base volontaria e nulla più. Sempre per Giuseppe, nell’islam non ci sono “i ministri di culto”, ecco perché – come detto sopra – si deve per forza ricorrere alle Comunità (la quale senza anagrafe sarebbe un “fantasma” o altrimenti qualcosa di equiparabile alla Consulta amalfitana) e non ad una Chiesa che le rappresenti. Chi è musulmano? Chiunque si dichiari tale, mediante “autocertificazione”. Perfino Magdi Allam:-). Che tale anagrafe trovi l’opposizione dei capi delle diverse comunità islamiche italiche mi pare lapalissiano:-), poiché ognuno di loro vanta migliaia di “adepti” e si ritiene l’unico e vero rappresentante dell’intera comunità islamica italica. Beh, questo stato di cose dovrebbe finire; se i sullodati capi non riescono a mettersi d’accordo per fare da soli una sorta di Federazione, sarebbe compito dello Stato provvedervi. Non sta scritto da nessuna parte che lo stato non possa organizzare una comunità religiosa su principi di democraticità e trasparenza. Poi, se i vari capi e capetti e il loro seguito vogliono iscriversi e partecipare alle elezioni, bene, sennò, lo Stato è sempre libero di fare le intese con i rappresentanti eletti democraticamente e in modo trasparente dai musulmani iscritti. Ignorando semplicemente gli altri. E, per finire, sarebbero questi rappresentanti democraticamente eletti e riconosciuti ufficialmente come interlocutori dallo Stato italico a stabilire eventualmente quali pratiche barbare tribali (ti riferisci all’infibulazione, eh, femminista che non sei altro:-) ) siano Corano-compatibili e quali no.

    L’unica alternativa a questa soluzione sarebbe creare una “Chiesa Islamica di Stato” sul modello della “Chiesa Cattolica Patriottica Cinese”, con tanto di “Imam di Stato”, “Mullah di Stato” e “Ayatollah di Stato” forgiatisi in apposite scuole di Stato. Prospettiva non certo esaltante, secondo me, ed equiparabile alla Consulta di rito Pisanu:-)

    Ciao a tutti

    Ritvan

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