Il Pentacolo dell’Odio e la paura della legge

Da due giorni, è in corso una pittoresca mobilitazione dei blog neocon, che si invitano a vicenda a non cedere alla paura della legge.La cosa richiede qualche riga di spiegazione.

In Italia viviamo in una situazione che somiglia per alcuni versi a quella della Germania degli anni Trenta. Certo, per arrivare al genocidio di massa dovrebbe cambiare radicalmente una situazione economica ancora relativamente tranquilla; ma le premesse psicologiche di xenofobia ci sono tutte, come ci spiega molto bene Sherif nel suo blog.

La colpa di questa situazione, per il 30 percento, è dei normali problemi che sorgono ovunque tra comunità dalla diversa storia. Per il 70 percento, è dei media.

Una volta, il razzismo dichiarato era il patrimonio di un ristretto e relativamente innocuo gruppo di individui tatuati e ruttanti.

Nel 2001, il razzismo e la xenofobia sono stati resi rispettabili da Ferruccio de Bortoli, allora direttore del Corriere della Sera, che ha approfittato del triste caso umano di Oriana Fallaci, nella maniera che ben conosciamo.

E’ allora che nasce il Pentacolo dell’Odio. In cima, molto in alto, Ferruccio de Bortoli e Magdi Allam.

Sotto, quattro quotidiani, di cui due praticamente virtuali: Libero, L’Opinione, La Padania e Il Riformista.

Le caratteristiche fondamentali del Pentacolo dell’Odio sono una sfrenata fantasia e la demonizzazione collettiva dell’Altro.

Ecco qualche impresa del Pentacolo dell’Odio, giusto perché tutti abbiano ben chiaro di cosa stiamo parlando.

Sul principale quotidiano d’Italia, Oriana Fallaci può vantarsi di aver avuto intenzione di bruciare vivi alcuni somali rei di aver manifestato in una piazza di Firenze.

Un pacifico insegnante no global di Roma si trova citato, con tanto di nome e cognome, come autore della frase “Hitler non aveva tutti i torti”. Una frase inventata di sana pianta, sparata così a centinaia di migliaia di lettori.

Il sottoscritto, traduttore di manuali tecnici, si trova accusato di voler devastare gli Uffizi di Firenze e di voler decapitare il David di Donatello.

Un ragazzo viene fermato per strada dalla polizia, che gli trova nella macchina una borsa piena di spiccioli, il frutto di una colletta fatta nella moschea per i poveri. Il fatto viene presentato come prova che le “moschee finanziano il terrorismo”.

Una donna Rom chiede l’elemosina per strada a Lecco a una madre italiana con un bambino. Non tocca il bambino, ma viene processata e condannata per sottrazione di minore, perché – spiega l’avvocato d’ufficio – con il clima che hanno creato i media, non è possibile oggi far assolvere una zingara, e quindi ha dovuto patteggiare la pena.

Un’antropologa viene intervistata, con evidente approvazione del giornalista, mentre spiega che la legge dovrebbe vietare agli stranieri di comprare casa in Italia.

E così via, moltiplicato per mille, una pioggia incessante di odio. Esiste gente in Italia che ha fatto di tutto per creare le premesse di un immenso pogrom. Possiamo solo sperare che l’economia tenga, e che le masse non abbiano bisogno di un capro espiatorio, perché il capro è già pronto.

Esiste un solo modo per difendere la civiltà, in queste condizioni. E consiste nell’usare la legge. Che, sostanzialmente, vieta di demonizzare collettivamente persone la cui unica colpa è quella di essere nate con la pelle di un colore diverso, o in una religione diversa.

E punisce le menzogne quando queste danneggiano la vita delle persone.

Il Pentacolo dell’Odio ha finora goduto di un’impunità quasi completa, perché muratori clandestini, zingari che vivono in campi precari tra i topi, operai che parlano male l’italiano, non hanno la minima idea di come difendersi. Ritengono che sia più saggio chinare la testa o spostarsi altrove, piuttosto che ricorrere alla legge, che pure starebbe dalla loro parte.

La Islamic Anti-Defamation League è nata, sul modello dello storico Jewish Anti-Defamation League, per difendere la comunità più esposta di tutte. Usando un’arma potenzialmente devastante – la Costituzione italiana.

I casi seguiti dall’IADL li potete trovare sui blog di Sherif. Hanno cominciato mandando un gran numero di lettere a persone che ritengono normale scrivere, ad esempio, che le donne musulmane dovrebbero essere fatte abortire a calci in pancia. Poi sono passati alle denunce. E alla fine istituiranno un numero verde, dove tutti quelli che il Pentacolo dell’Odio ritiene non abbiano diritti, potranno scoprire di averne.

Qualcuno ci rimane molto male a scoprire che in Italia non è permesso istigare all’aborto calcistico, e si sente perseguitato per questo. Pazienza, una sentenza di tribunale farà sempre meno male che un aborto a calci in pancia.

L’ultima “vittima” dell’IADL si chiama Aldo Torchiaro, un giornalista che parla di “libertà” e chiede regolarmente che vengano messe fuorilegge le persone che non condividono le sue idee politiche. E fin lì, pazienza.

Ma Aldo Torchiaro ha superato ogni limite legale, chiamando un movimento che opera liberamente e alla luce del sole “relativisti del tritolo” e accusandolo di comprare “berette nostrane” (le “berette” si comprano con gli “euri”?) per al-Zarqawi.

Per capirci, io trovo perfettamente legittimo dire che Aldo Torchiaro è un cialtrone. Non troverei legittimo dire che Aldo Torchiaro è un cannibale e un serial killer. Forse lo è, ma non mi sognerei di dirlo in mancanza di qualunque prova. Al massimo potrei dire, “non so se Aldo Torchiaro sia o meno un cannibale o un serial killer”.

L’IADL ha fatto presente in un lungo e ironico messaggio sul blog di Torchiaro, che Torchiaro aveva superato il confine che separa l’idiozia dalla balla penalmente rilevante.

Aldo Torchiaro ha preso il tutto come una “minaccia”, anzi… una “fatwa”. Evidentemente, per lui la legge vale solo per gli Übermenschen, quindi l’idea che l’Altro possa ricorrere alla legge è semplicemente impossibile.

Se volete ridere, andate sul suo blog, dove lui scrive:

Se i difensori della sharia dovessero arrivare a me prima che la polizia li raggiunga, ricordatevi che chi esalta la violenza non va solo contro ogni religione, ma contro ogni umanità.

Il cialtrone (grande esaltatore, sia detto tra parentesi, della violenza dell’esercito americano) non ha capito che sarà lui a essere raggiunto dalla polizia. Non da qualche corpo speciale, ma da un anziano e pacifico maresciallo che gli recapiterà a casa la denuncia.

maresciallo
Capisco la sorpresa di Aldo Torchiaro. Probabilmente non lo sapeva che non esiste, ancora, una legge, che vieti ai meticci di avere giustizia.

Chi sa, ad esempio, se Aldo Torchiaro è al corrente del fatto che un suo collega di Pentacolo, Dimitri Buffa, è stato condannato dal tribunale di Monza quest’estate, per avere scritto che un pacifico medico di origine arabe voleva comprarsi le acque potabili d’Italia allo scopo di avvelenarle. Questa è una giustizia a cui, purtroppo, non si potevano rivolgere gli ebrei nel Medioevo, quando venivano accusati di aver avvelenato i pozzi.

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19 Responses to Il Pentacolo dell’Odio e la paura della legge

  1. utente anonimo says:

    Che significa che uno è “relativista del tritolo”? Che mette in dubbio il dogma che il tritolo sia un esplosivo in nome della propria sacrosanta “libertà di pensiero”? Che ritiene che ognuno debba farsi una propria e ragionata opinione al riguardo, nonostante l’oscurantismo di certi fondamentalisti della scienza che vogliono imporre una verità unica sulla questione? Boh. Ormai è superato anche il dadaismo, che pretendeva di fare opera d’arte con le parole d’un articolo di giornale mischiate alla rinfusa. Gli articoli di giornale nascono già come opera d’arte dadaista. p

  2. utente anonimo says:

    quando si dice con qualunquismo che noi italiani non abbiamo memoria storica… purtroppo è drammaticamente vero.

    Sarebbe bene ricordarsi il caso “Sacco & Vanzetti” anche se con quello che scrivi non ha inerenza, per quanto riguarda il potere dei media è veramete straordianrio quanto non ci si renda conto di quanto potere effetivamente abbia sulla nostra mente (mi viene in mente un grande film ‘Essi Vivono’ di J.Carpenter).

    A proposito di legge, anche qui il tasto è delicato. Come fare rispettare le leggi quando chi deve farle rispettare è deontolgicamente portato a baipassarle con grande arguzia?? gg

  3. utente anonimo says:

    Condivido tutto. Però, vorrei osservare che probabilmente le inevitabili condanne dei razzisti faranno salire al cielo gli acuti strilli contro le “toghe rosse” che danno ragione ai miserabili “meticci” ai danni di rispettabili cittadini di pura stirpe italica. Giusto per essere preparati, ecco:-).

    Una domanda, Kel, l’antropologa da te citata era forse una certa Ida Magli, versione “bonsai”, ma almeno scurrilmete più moderata, della Fallaci?

    Ritvan

  4. utente anonimo says:

    A proposito del signor Buffa e dei suoi metodi, anche altri li hanno notati e ne parlano (da leggere soprattutto la replica del suddetto):

    http://www.italosomali.org/Punto4.htm

  5. utente anonimo says:

    Ottima ricostruzione dei fatti. Concordo anche totalmente sull’analisi della situazione politica. Ma a mio avviso il dato piu’ preoccupante non deriva dal fatto che si estende anche al di fuori dei soliti ambiti nazi-fascisti il razzismo condito con la voglia di autoritarismo e militarismo.

    Quello che mi spaventa e’ la totale assenza dei partiti di sinistra che o sono incapaci di leggere minimamente la fase, o , come temo, sono passati armi e bagagli alla difesa di tutt’altri interessi. Trovo inquietante e allarmante che agli oppressi non resti che l’auto-organizzazione e la sola difesa legale… Occorrerebbe una difesa politica, di massa, organizzata e conseguente… ma purtroppo mancano i presupposti, per ora.

    Massimo

  6. utente anonimo says:

    mi spaenta il silenzio e la complicità dela sinistra.Gli unici schierati sono i cristiani di base ed alcuni settori del volontariato cattolico e laico.Per il resto c’e’ una pregiudiziale islamofoba da paura.Siamo il capro espiatorio di una dittatura populista di fatto.Finche’ regge lo stato di diritto ci salviamo ma certo se le prospettive sono queste povera Italia e poveri musulmani salam amina salina

  7. utente anonimo says:

    Mi permetta una domanda, Martinez: lei ha talvolta nominato nel suo sito la Comunità Politica di Avanguardia o Claudio Mutti. Costoro sono “individui tatuati e ruttanti” e “sfigati neonazisti” oppure no?

  8. utente anonimo says:

    L’altro giorno ho chiesto a un’amica giornalista perché il suo giornale, che è (era) uno dei più seri e diffusi in Italia, si sia abbassato di livello al punto non solo di dedicare inserti e reportages ai vari reality, veline, calendari, ecc., ma anche, e mi sembra quasi più grave, ad insistere continuamente sui casi umani invece che sull’analisi seria: perché invece di un reportage sul terrorismo egiziano ci devono propinare pagine e pagine di interviste al lattaio del paesino di provenienza delle due sorelle morte a Sharm el-Sheykh? Lei mi ha risposto che l’imperativo categorico di un giornale è vendere. Potrei anche ammettere la logica di un ragionamento del genere se non fosse che poi lo stesso giornale, sulla base delle suddette interviste al lattaio, pretende poi di pubblicare anche articoli di fondo sentenziando sull'”islam” e sulla “gente” a destra e a manca. Letizia (tua compagna di corso all’università e saltuaria lettrice)

  9. utente anonimo says:

    Francamente, se il giornale è il Corsera, preferisco di gran lunga l’intervista al lattaio, piuttosto che “il reportage sul terrorismo egiziano” affidato – ovviamente – a chi si spaccia, in quel giornale, per esperto di terrorismo egizio:-). A buon intenditor poche parole.

    Ritvan

  10. utente anonimo says:

    C’è qualcosa che non torna. Da una lato Lei invoca la Legge per auspicare la riduzione al silenzio di coloro che non la pensano come Lei, ma dall’altro Lei, per argomentare la Sua tesi, dà per scontato che una sentenza di condanna definitiva contro una persona imputata e condannata secondo le norme in vigore sia un esempio paradigmatico del razzismo che, a Suo dire, si starebbe affermando in Italia.

    Chi invoca la legge a tutela della proprie posizioni non dovrebbe poi criticare la stessa legge quando conduce ad esiti “sgraditi”, ma perfettamente legali.

    Giuseppe

  11. Non capisco quello che scrive Giuseppe.

    Potresti essere più chiaro?

    Miguel Martinez

  12. Concordo con Massimo e l’autore del commento n.6.

    A proposito di dittatura populista, in questi mesi ho avuto modo di confrontarmi con molte persone a proposito di un discutibilissimo modo d’interpretare democrazia ed etica democratica. Ho come l’impressione che si stia pian piano scivolando verso un proccupante fenomeno che qualcuno ha chiamato “dittatura della maggioranza”. Secondo certi signori (e sono TANTISSIMI!! Di ogni età e provenienza sociale) è “morale” ciò che viene ritenuto tale dalla maggioranza dei cittadini; siccome, ad esempio, la maggioranza degli Italiani è cattolica, (“dice di esserlo”, sottolineo io), dire “morale” in Italia è equivalente a dire “morale cattolica”. Sono assolutamente convinti di ciò, e non concepiscono l’esistenza di un’etica laica, che bollano, senza tra l’altro conoscere il significato delle parole che usano, come “relativismo etico”.

    Il ragionamento descritto lo estendono ad ogni questione che deve (ed anche in quegli aspetti in cui “non deve”) essere trattata politicamente e giuridicamente. Pensate, sono arrivati ad affermare che sia gli illeciti civili (!), sia i reati (!!!), non sono da perseguire in quanto atti lesivi dei diritti della comunità o del singolo, ma in quanto giudicati dalla maggioranza dei cittadini come comportamenti “immorali”. Pertanto, omicidio, truffa e furto sono “immorali”, e dunque sottoposti a sanzione, fondamentalmente perchè è la maggior parte degli uomini a ritenerli tali. E così non occorre nessuna motivazione “razionale” per cui un gay non possa pretendere gli stessi diritti di un eterosessuale: basta che la maggioranza lo consideri “immorale” per negarglieli; non si può lasciare libertà di coscienza su questioni quali la fecondazione assistita, perchè la maggioranza giudica “immorale” questa pratica, ed è giusto renderla il più possibile difficile a chiunque, compiacendosi che la legge metta lo zampino in questioni strettamente personali e in delicatissime dinamiche tecnico-scientifiche; è dunque pacifico che Santa Romana Chiesa goda della sua oramai consolidata supremazia, è o no a capo del credo di MAGGIORANZA?

    Ma che succede, ho chiesto loro (visto che si ritengono fieramente democratici) quando “i più” smettono di vedere in una certa religione, tipo l’Islam, uno dei tanti culti da tollerare oltre quello cattolico (massimo a questo arriva la loro concezione di “tutela delle minoranze”), e cominciano a crederlo qualcosa di pericoloso e profondamente “immorale”?

    L’unico che mi ha risposto mi ha accusato di perdermi in inutili sottilizzazioni!!

    Alla faccia dei democratici!

  13. utente anonimo says:

    Mmmm…Francesca, i tuoi amici “democratici” pare abbiano ascoltato troppi discorsi politici di Berlusconi e cosa sia la democrazia probabilmente l’avranno appreso nel bar sotto casa:-).

    Ci sono cose che si possono fare a colpi di maggioranza, altre no. Altre sono addirittura sancite da trattati internazionali (vedi Convenzione Europea sui Diritti Umani) e non possono essere cambiate nemmeno con la maggiornza bulgara del 99%:-). Su tutto, poi, vigila un certo organo istituzionale chiamato Corte Costituzionale, che se ne frega (e giustamente) sia delle maggioranze che delle minoranze.

    Evidentemente, i danni cerebrali causati dal sistema scolastico cominciano a produrre i loro amari frutti. Compatiscili, ma non cercare di convincerli del contrario. A lavar la testa all’asino ci rimetti il tempo, la fatica, il sapone e..rischi pure di rimediare qualche calcio negli stinchi….

    Ritvan

  14. utente anonimo says:

    “Una donna Rom chiede l’elemosina per strada a Lecco a una madre italiana con un bambino. Non tocca il bambino, ma viene processata e condannata per sottrazione di minore, perché – spiega l’avvocato d’ufficio – con il clima che hanno creato i media, non è possibile oggi far assolvere una zingara, e quindi ha dovuto patteggiare la pena. ”

    Mi riferivo a questo brano del post. Anche la sentenza di condanna sopra descritta è una manifestazione della legge.

    Giuseppe

  15. Per Giuseppe – adesso ho capito. La sentenza di Lecco era giuridicamente corretta (ne abbiamo discusso su questo blog). Il problema è che il giudice, persona onestissima, ha dovuto praticamente inventare una condanna visto che le indiziate avevano patteggiato, proprio per il motivo che ho detto.

  16. utente anonimo says:

    Mi vengono d’improvviso atroci dubbi.

    Un avvocato che consiglia al suo assistito di patteggiare pur non essendo colpevole – lanciando, per di più pesanti insinuazioni sull’imparzialità dei giudici – è un emerito cretino, un razzista oppure ha fatto sudare 7 camice al tutor CEPU prima di prendersi la laurea in legge? Anzi, siamo proprio sicuri poi che l’abbia presa? Inoltre, sarebbe il caso di affermare che “In democrazia, ognuno ha l’avvocato che si merita”?

    Ritvan

    P.S. A scanso di possibili querele, dichiaro e sttoscrivo che le mie erano pure astrazioni generiche-retoriche-accademiche che non hanno nulla a che vedere con il caso della zingara fregapupi e del suo emerito e intelligentissimo avvocato d’ufficio.

  17. utente anonimo says:

    Come ebbi già modo di scrivere, il giudice non è obligato, per legge, ad accettare la richiesta di patteggiamento avanzata dalle parti, se -esaminati gli atti- la ritene palesemente ingiusta.

    D’altra parte, come ebbi già modo di scrivere, lo stesso PM, dopo aver esaminato gli atti ha derubricato l’imputazione da “sequestro di persona” a “sottrazione di incapace”.

    Ricordo che i PM, sempre per legge, sono obligati a richedere l’assoluzione degli imputati, se non trovano fatti a fondamento delle accuse.

    In questo caso, quindi, si può tranquillamente presumere, sino a prova contraria, che gli elementi a carico dell’imputata fossero gravi, precisi e concordanti; in caso contrario PM e giudice si sarebbero comportati diversamente.

    Quanto alle dicharaizoni del difensore dell’imputata, posso esprimere solo la mia opinione: ognuno cerca di fare il suo mestiere, qualcuno lo fa nelle competenti sedi, qualcun altro lo fa avanti ai giornalisti. Se l’avvocato difensore ha scelto di esternare le proprie tesi al di fuori del contraddittorio processuale, avrà avuto le suo buone ragioni; non dubito. Tuttavia le notizie ed i resoconti del caso non consentono di crearsi una compiuta opinione sulla condotta del difensore.

    Ciò che resta è una condanna definitiva.

    Giuseppe

  18. Sul caso di Lecco mi baso sulle dichiarazioni dello stesso giudice, non solo quelle dell’avvocato.

    I fatti comunque non sono messi in discussione da *nessuno*, nemmeno dalla madre del bambino: l’unica azione compiuta dalla Rom è stata quella di chiedere l’elemosina.

  19. utente anonimo says:

    Complimenti, Giuseppe per le tue granitiche certezze sugli obblighi di giudici e PM. Specie su questi ultimi. Ricordo che nel 1967 in Albania fu abolita l’avvocatura. La motivazione fu:”In un paese socialista l’avvocato è superfluo, poiché è lo stesso PM, figlio integerrimo del proletariato, che, per legge, se trova anche una sola piccola prova dell’innocenza dell’imputato la presenta al giudice con la massima imparzialità”. Non credo avrai dubbi su come andò a finire.

    A buon intenditor poche parole.

    Ritvan

    P.S. Se quelle dell’Albania di Hoxha ti sembrano esagerate, senti questa dell’Italia di Bossi-Fini.

    Volevamo fare un ricongiungimento familiare, come la legge prevedeva. Con i documenti richiesti si va in Questura (a Brescia). Li dicono che per i ricongiungimenti bisogna prima prenotarsi, telefonando al numero esposto in bacheca. (alla logica domanda:”Ma perché telefonare, se sono già qui?” non vi fu risposta).

    Si prova a telefonare. Occupato (staccato) oppure squilla e non risponde nessuno. Si va dall’avvocato, persona integerrima e carissimo amico di famiglia, il quale si meraviglia, poi mette la propria segretaria a chiamare quel numero più volte al giorno. Per circa 15 giorni la povera segretaria si fece venire l’artrosi al dito telefonando. Nulla. L’avvocato scrisse al Questore denunciando il fatto. Ottenne un appuntamento in questura, dove un gentile questurino gli spiegò che la linea era sovraccarica per le telefonate continue degli extracomunitari e che doveva persistere nel cercare di prendere la linea. (Dalle mie parti si chiama presa per il….)

    Indignato, chiesi all’avvocato di far causa alla Questura, accolandomi tutte le spese. Lo vidi imbarazzatissimo. Mi disse: “Io vi farei volentieri da avvocato e gratis in qualsiasi occasione, ma non me la sento di mettermi contro la Questura. Del resto, credetemi, anche se lo facessi, non c’è alcuna speranza di vincere in questo tribunale. Forse in Cassazione. Te la senti?”. Capì TUTTO e non insistetti. Ho visto tante schifezze in vita mia, una in più una in meno…

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