L’incredibile confessione di Marcello Pera

Il Presidente della Camera, Marcello Pera, si è fatto notare in questi giorni parlando al Meeting di Comunione e Liberazione, dove ha inveito contro il “meticciato”.

Nello stesso discorso, ha avuto anche la faccia tosta di dire che “in Europa rinasce l’antisemitismo“. Insomma, Marcello Pera è la dimostrazione vivente di quanto sia vera la folgorante frase di René Girard:

“I figli ripetono i crimini dei loro padri proprio perché si credono moralmente superiori a loro.

Su questo implicito ritorno alla cultura delle leggi razziali, Sherif ha scritto uno dei suoi splendidi post.

Però attenzione a non cadere nella solita critica superficiale, da antiberlusconismo automatizzato.

Il discorso di Marcello Pera non è affatto una rozza sparata da leghisti, qualcosa che dimostra che il nostro è un governo di incompetenti.

Dietro la sua retorica, c’è qualcosa di molto più profondo e grave, che riguarda tutta la nostra epoca. Marcello Pera non è un’ingenua casalinga padana di Voghera, ma un noto professore di filosofia della scienza. Sa esattamente quello che dice, e dove vuole arrivare.

Nei film di serie B, si arriva sempre a un momento in cui il cattivo dichiara esplicitamente il proprio cinismo. Marcello Pera lo fa candidamente in una lunga intervista concessa al ciellino Renato Farina e pubblicata oggi – 21 agosto 2005 – su Libero.

Come sanno anche i bambini quando aiutano a costruire i presepi, il cristianesimo è una religione nata in Medio Oriente, che parla della salvezza eterna ottenuta – almeno secondo la versione cattolica – attraveso la fede e la partecipazione a una serie di rituali chiamati sacramenti.

Secondo una lunga tradizione di anticlericali, il cristianesimo sarebbe invece uno strumento di potere in mano alle classi dominanti dell’Occidente, usato cinicamente da persone che non ci credono, per far rigare dritta la gente e per mobilitare gli animi nelle guerre che i dominanti conducono contro gli altri.

Ora, Marcello Pera sposa in pieno la seconda tesi, quella più offensiva nei confronti dei credenti. E poi tanti cattolici battono le mani… Ma cerchiamo di capire in che modo lo fa.

Dopo aver detto che lui Cristo nella storia non lo vede, Marcello Pera conclude con una battuta:

“Prego il buon Dio che non mi faccia scherzi di mandarmi quella grazia e di convertirmi sul letto di morte”

Quindi togliamo dal cristianesimo proprio Cristo e Dio.

Cosa resta? Prima di procedere, bisogna notare come il discorso di Pera si regga su con tre falsificazioni clamorose.

La prima menzogna è la presunta esistenza di una “nostra civiltà”: andatela a raccontare ai martiri cristiani e ai costruttori del Colosseo; a Torquemada e a Lutero; allo Zar Nicola e a Lenin.

La seconda menzogna è l’idea che qualcuno avrebbe “dichiarato guerra alla nostra civiltà”.

La terza menzogna è quella della “tradizione giudaico-cristiana“. Esistono innumerevoli studi che raccontano di come la “civiltà cristiana” sia stata “antigiudaica”, tanto che qualcuno ha potuto definire tutto il cristianesimo “antisemita”, almeno fino a quarant’anni fa.

Senza cadere in simili eccessi, possiamo concordare con il grande storico del giudaismo Jacob Neusner, nel dire che, mentre ebrei e musulmani interagivano in molti modi, cristiani ed ebrei sono stati praticamente impermeabili gli uni agli altri dal punto di vista culturale, dall’epoca degli apostoli fino all’Ottocento.

E nell’Ottocento, non si sono incontrati “ebrei” e “cristiani”, ma illuministi ribelli contro l’una e l’altra religione.

Siccome Pera è un uomo colto, spiritoso e intelligente, va da sé che nel proporre queste tre menzogne, mente sapendo di mentire. Ma vediamo cosa costruisce su queste tre menzogne.

Pera dice che “non basta più l’ideologia liberaldemocratica“, e critica “la libertà come autonomia individuale”. E in effetti, le prime vittime della guerra planetaria sono lo stato di diritto, la legalità internazionale e la tolleranza. La democrazia insomma.

Per questo, Pera giustamente dice che bisogna difendere la “civiltà” anzitutto “da noi stessi”, cioè dai cittadini.

Ora, se vogliamo abolire la democrazia, dice Pera, dobbiamo sostituirla con uno stato di guerra permanente (certo, la guerra è colpa degli altri…). E questo stato di guerra permanente deve inventarsi un “fondamento morale alla politica“. Così si possono sfruttare le forze emotive ed identitarie che ogni religione porta con sé: Pera si riferisce esplicitamente alla platea di ingenui militanti ciellini come carne da cannone.

Questa non è farina del sacco di Pera. A essere precisi, è l’interpretazione di Platone, che lo studioso tedesco Leo Strauss trasmise ai suoi discepoli, i neocon americani: le masse ignoranti, il “popolo”, per citare Marcello Pera, si devono ingannare con una “utile menzogna”.

Ma ascoltiamo le incredibili parole di Marcello Pera. Renato Farina gli chiede, “dicono che lei ha scritto il manifesto dei neo-con italiani”. Ecco la risposta di Pera:

“Magari, troppa grazia. Ho dato il mio contributo. Non basta più l’ideologia liberaldemocratica. I neocon hanno mangiato il frutto dell’Eden, sanno cos’è il bene e cos’è il male. Non si illudono di raggiungere il paradiso in terra. Ma non sono delusi. Credono che la si debba difendere, questa nostra civiltà, da chi ci ha dichiarato guerra, anzitutto difendendola da noi stessi. Occorre dare fondamento morale alla politica. E si deve pescare lì, dalla tradizione. E noi quale abbiamo? Quella giudaico-cristiana. Credo che il Papa si sia convinto che il cristianesimo non riguarda soltanto minoranze creative, come diceva fino a un anno fa, ma è un fatto di popolo. Ha un consenso inaspettato e ritrovato. La libertà come autonomia individuale, quella di fare ciò che ci piace, conduce alla distruzione della stssa libertà. I neo-con con realismo constatano questo. Non hanno ricette. Riconoscono un asse del male e che cosa lo combatte: proprio con queste forze che ho visto a Rimini. Bush ha fatto questo in America. La mia idea è che la politica se ne ricordi in Italia.”

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