Beduini, terrorismo e turisti a Sharm el-Sheikh

“Dopo l’attentato a Taba, [il regime egiziano] indicò come esecutori materiali alcuni beduini. Per risposta ne mise a ferro e fuoco l’intero villaggio, incarcerando e torturando (lo rivelò un rapporto di Human Rights Watch ripreso su queste pagine) quasi tremila persone, tra cui donne e anziani.”

Gabriele Romagnoli, “Le porte dell’inferno”, Repubblica 25.07.05
Quando vivevo in Egitto, non riuscivo a capire come la gente potesse venirci senza avere alcun interesse a vedere l’Egitto.

Come se i cinesi venissero a Roma solo per fare un tour dei ristoranti cinesi.

Provai la stessa cosa alcuni mesi fa, in un’agenzia, quando chiesi un biglietto aereo per il Messico.

“Città del Messico o Cancun?”, mi chiede il commesso, come se fosse una cosa ovvia.

Superato lo choc, capii.

Esistono due Messico, uno vero e l’altro finto; o meglio, l’altro, un pezzo d’Italia incistito nel Messico.

Sharm el-Sheikh, innanzitutto, è il nulla: rocce su una costa brulla, così brulla e misera che i rari uomini che vi pescavano non sono nemmeno riusciti a inquinarla.

Dietro, la fame, qualche oasi di badawi, i “beduini”, il silenzio dei monaci cristiani. Il cielo, l’aria, la morte e Dio, sul suo monte.

Vent’anni fa, giravo per una meravigliosa salina abbandonata in Sicilia, tra gli aironi. Tra breve sarebbe stata trasformata in un gigantesco termitaio turistico. La vogliono, mi dicevo, perché non l’hanno ancora violentata; ma quando le avranno rubato anima, dove andranno?

Sharm el-Sheikh è la risposta. La frontiera dell’Occidente, come la frontiera del West, che tutto divora, ha superato le frontiere politiche: andare a Sharm el-Sheikh, anzi a Sharm, richiede più o meno lo stesso tempo e la stessa spesa che andare al Gargano. E se il Gargano è Italia, lo è anche Sharm.

Nasce così una delle innumerevoli fortezze della globalizzazione.

Come le colonie israeliane, come le città private americane, come i centri commerciali, come i centri di permanenza temporanea, come le immense piantagioni armate del Guatemala, come le caserme americane con le loro discoteche e riserve di whisky nel deserto iracheno, come gli alberghi grattacielo, come i ghetti degli immigrati.

Ognuno specchio dell’altro, ognuno con guardie e muri giganteschi per includere chi va incluso, ed escludere chi va escluso.

Le guardie questa volta sono l’intera, sterminata folla dei figli dei contadini dell’Alto Egitto, con i loro volti ingenui e sorridenti, le loro divise strappate, con ancora sulle spalle i segni della frusta, tengono tra le mani la frusta del nuovo Faraone.

“Il contadino si lamenta continuamente,
la sua voce è roca come il crocidare del corvo.

Egli è sfinito dallo stare nel fango,
i suoi abiti sono stracci e cenci.

Sta bene come uno che sta tra i leoni;
malato, giace sul suolo umido.”

(Satira dei mestieri, Medio Regno egizio, 2150-1750 a.C.)

Ma in fondo anche a Nassiriya, è una squadra di mercenari filippini che protegge i nostri ben retribuiti parà.

A Sharm el-Sheikh sono visi scuri a servirci, ma guardate nei bassifondi e nelle pieghe di Padova o di Roma, di Napoli o di Torino: il viso del servo è torvo e tenebroso.

Sharm el-Sheikh è la scuola invisibile che spezza le classi e crea le caste.

Il nonno, bracciante lucano, con una miseria di cose e una ricchezza di racconti e riflessioni che lo rendeva così simile ai contadini egiziani.

Il padre, operaio e comunista.

La figlia, commessa, precaria, incerta.

Lei però può permettersi la gita a Sharm, Las Vegas dei poveri. L’ebbrezza di una seducente pelle bianca – Sherif nel suo blog ha trattato con magistrale ironia il tema delle “sharmate” italiane -, tassisti, cuochi, guardie… Anche lei, illusa di farsi un giro sulla giostra d’Occidente.

Guardie, guardie, guardie che le nascondono per sempre la visione di un villaggio raso al suolo e dai visi dei suoi abitanti torturati e assassinati.

Ma finché il villaggio della finzione e il villaggio della verità non si incontreranno, resteremo tutti senza volto.

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16 Responses to Beduini, terrorismo e turisti a Sharm el-Sheikh

  1. utente anonimo says:

    Gentile Kel, il commento mi trova d’accordo sui luoghi artificiali creati appositamente per i turisti polli. Vorrei dire però che Sharm è nota agli appassionati di immersione per i fondali e quindi non tutti vanno lì per farsi un giro in giostra.

    Quanto alle sharmate, che potrebbero essere anche le cubanate o le Keniate, non so se sia più patetica l’occidentale di pelle bianca o il locale. Possiamo ridicolizzare la donna, ma certo non fa onore all’uomo presentarsi come un romantico d’altri tempi, il servitor cortese, per aggiudicarsi congrui versamenti o un permesso di soggiorno e trasformarsi poi in un sarcastico piccolo faraone.. Il villaggio della finzione è prima di tutto quello di chi cela dietro un adulatorio sorriso, una pentola a pressione di risentimento.

    Altro è lavorare con serietà per accogliere il turista, importare ricchezza, integrarsi l’un con l’altro.

    Aurora.

  2. utente anonimo says:

    Queste vacanze. La gente non vede l’ora di rilassarsi, addormentarsi, spegnersi, per almeno un mese all’anno.

    Abbiamo a disposizione queste benedette vacanze ed invece di vivere sprechiamo il tempo a sonnecchiare. La gente che vuole il nulla, il nulla avrà.

    E poi le strategie della tensione funzioneranno sempre meglio se qualcuno ci sveglia col terrore in mano. Si finirà per credere a qualsiasi spiegazione poi…la chimica del cervello va in panne quando manca il sale in zucca.

    giovanni

  3. utente anonimo says:

    Va be’, ma al di là di tutto questo filosofeggiare, nessuno ha qualche dubbio sulla matrice di questi attentati?

    Il confine con Israele non è paurosamente vicino a Sharm?

    I beduini furono sospettati dal governo egiziano di avere messo la bomba a Taba per conto di Israele, non certo per svago.

    Israele vive di terrorismo, che è il suo più importante prodotto.

    Sì, a Sharm ci sono le “sharmate”, ma forse al momento ci sarebbero cose più interessanti su cui interrogarsi…

    Alberto

  4. utente anonimo says:

    Alla prossima bomba, magari a Roma, Martinez ci intratterrà con altre considerazioni sulla periferia degradata, i camerieri indiani con la faccia scura e tutto il repertorio?…

    Ma queste bombe, siamo sicuri che sia questa fantomatica Al-Qaida a metterle?

    Perché, se è così, ha ragione Bush.

    Se invece non siamo sicuri, ragioniamo su chi sia il vero “stato canaglia”, non sulle commesse italiane che si fanno gli egiziani a Sharm.

    Alberto

    P.S.

    Anche a Milano è pieno di camerieri con la faccia scura, posso testimoniare, se è questo che interessa…

  5. talib says:

    ma probabilmente alla prossima bomba il Kel coglierà l’aspetto che più gli aggrada, ma lo pagate a cottimo sto ragazzo?

    Aurora, ogni tanto dovresti integrare la filosofia con l’osservazione, ti farebbe bene.

  6. talib says:

    leggo sempre volentieri i post di questo blog, i commentatori mi sembrano restino sempre a guardare il dito, mentre Kel prova a mostrarci cose un po’ meno terra terra.

    Non voglio interpretare, ma credo che parlare della cronaca e dell’emergenza lasci il tempo che trova. Parlare di Sharm el-Sheik è parlare di come sono impostati i rapporti tra nord e sud del mondo. Noi siamo i fruitori, loro e le loro località di villeggiatura la nostra giostra. Questa mattina sonnecchiavo in treno ma il chiacchiericcio mi entrava non voluto nelle orecchie. E’ comune dire cose come “la malesia costa parecchio, il marocco costa poco..” è così che ci confrontiamo con il sud del mondo, e non è un modo giusto, checchè ne dica chi ci vende i pacchetti turistici.

    E’ tutto da vedere anche il guadagno per la gente del posto, quando noi occidentali ci chiudiamo in quei bei villaggi all-inclusive – di gestione occidentale – e il massimo del viaggio è scoparsi un indigeno sottopagato.

    Non sono argomenti polemici, sono realtà. E tutto è collegato, per quanto noi ci sforziamo di ragionare solo su quanto sia a rischio bombe il nostro deretano.

  7. Ma cosa vi aspettate da gente che sgobba tutto l’anno e non vede l’ora di farsi una bella vacanza? Ti sei sudato i soldi, hai voglia di vedere un po’ di bei fondali, spendi il giusto e non pensi di far del male a nessuno. Cosa dovremmo fare, costringere la gente a trascorrere l’estate tra un dibattito culturale e l’altro? Sarà senz’altro un manipolo d’ignoranti, però la maggior parte di coloro che vanno a divertirsi in paesi esotici non pensa affatto di recare loro dei danni, ma anzi, crede (forse ingenuamente) d’incrementarne una risorsa (per carità, non è il primo fine del loro viaggio).

    I miei genitori sono stati 25 anni fa al Cairo, ospiti della famiglia di Gafa, un loro amico che all’epoca studiava a Firenze; due settimane sono bastate per accorgersi che l’Egitto era tutt’altro che un paese ‘liberale’. Qualsiasi viaggiatore un po’ più attento non può non intravedere le maglie del regime dietro ogni angolo. La sensazione avuta, però, diceva mio padre, era quella di una sincera accoglienza. Del turismo la gente comune sembrava contenta. Se davvero, alla fine dei conti, questo fenomeno ha fruttato loro solo problemi, la responsabilità risiede a piani un po’ più alti del semplice popolino vacanziero occidentale.

    Siamo molto bravi a fare i bacchettoni su ogni forma di consumismo, ma ci scordiamo che se non si spende, non circola ricchezza, ed è peggio per tutti. Se rischiamo di essere rispediti, e altri di essere mantenuti, con le pezze al sedere, la colpa è di chi la ricchezza la gestisce male, non di chi la consuma (abitudine, fra l’altro, da noi sempre più rara).

    P.S.: Secondo me è sbagliato ricondurre il discorso sempre e solo alla lotta di classe.

  8. talib says:

    Lotta di classe? Non andare in vacanza? Stai parlando con me? Mi sono riletta per capire se ti riferisci a me ma non mi trovo. In caso, sono a disposizione!

  9. utente anonimo says:

    Chissà perché, ma il turismo non mi sembra l’argomento più interessante in questi giorni…

    Dopo un attentato, la domanda di solito è piuttosto semplice: chi è stato?

    Se davvero è stata Al-Qaida, come vogliono farci credere, allora ha ragione Bush. C’è poco da divagare sui non luoghi del turismo di massa.

    Se invece non crediamo alla versione ufficiale, interroghiamoci sul “cui prodest”.

    Cosa c’entrano tassisti, cuochi e commesse italiane in cerca di svago?

    Alberto

  10. utente anonimo says:

    Smettiamola coi luogocomunismi. E lo dice un marxista. Miguel non parla di lotta di classe, ma di come il sistema riesce a romperla creando divisioni, diciamo così, tra il cameriere egiziano e la precaria commessa italiana.

    “Sharm el-Sheikh è la scuola invisibile che spezza le classi e crea le caste”.

    Più chiaro di così. Ma allora la lotta di classe è finita? Non so se miguel voglia spingersi a tanto. Io dico di no, ma è troppo lungo il discorso da fare. Ma smettiamo di usare le frasi come frasi fatte. Francesca, creare e consumare ricchezza è positivo? Questa è la questione decisiva. Un comunista, ma non per sharm o le abitudini vacanziere “allegre” invece che “culturali”, ma per l’insieme dei rapporti sociali, risponde: no. p

  11. Sì, secondo me creare e consumare ricchezza è positivo. Saperla gestire in favore del benessere di tutti è compito di un buon governante.

    Non sono d’accordo nell’individuare come unico nocciolo dei problemi inerenti a povertà e sfruttamento di paesi depressi la lotta di classe.

    Per Talib e Alberto:

    Quasi mezzo articolo di Miguel parla delle “vesti” turistiche di Sharm El Sheik.

    Per Alberto e basta:

    Che cappero ne so chi è stato? E’ per questo che né i commenti, né i post di Martinez ti soddisfano: non a tutti piace parlare di cose di cui non sanno niente.

  12. Il mio commento non

  13. Il mio computer è impazzito!!!

  14. utente anonimo says:

    Talib, non so perch

  15. utente anonimo says:

    Kel, c’è qualcosa che non va nel tuo blog ?

    A.

  16. utente anonimo says:

    Il ruggito di un Lawrance d’Arabia, mancato, in cerca di territorio come i leoni nella savana? Che scivolone … altro che lotta di classe 

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