Bombe umane e un libro bomba

Anche un libro sulle bombe può essere una bomba, in grado di “mandare in frantumi un assunto – la bomba umana è fondamentalista musulmana – tanto consolidato quanto indimostrato“.La bomba – che in un mondo normale avrebbe mandato in pensione Magdi Allam e mille altri cialtroni – la scaglia un pragmatico autore americano, Robert Pape, dell’università di Chicago, che sostiene che l’impero va benissimo, ma può trovarsi nei guai se si fonda su assunti falsi.[1]

Il kamikaze letterario Pape lo conosco per ora solo da una recensione del suo libro, Dying to Win. The Strategic Logic of Suicide Terrorism, apparsa su Repubblica del 12 giugno, a cura di Riccardo Staglianò. Altri commenti seguiranno quando avrò letto il libro.

Fate un respiro profondo e leggete con attenzione.

Pape ha analizzato tutti e 315 “attacchi suicidi” avvenuti nel mondo dal 1980 al 2003. Trecentoquindici?

Primo risultato: cinque minuti di vergogna per tutti coloro che scrivono “non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani”: al primo posto vengono le Tigri Tamil, laici induisti dello Sri Lanka, con 76 attacchi di questo tipo. Solo al secondo e terzo posto, Hamas e Jihad Islamico (con 54 e 27). Anche tra coloro che vivono in paesi islamici, un terzo sono opera di gruppi laici, come il Partito dei lavoratori curdi.

Per Pape, “l’innesco della bomba” è

la liberazione della propria terra, il desiderio di vendetta, l’illusione di un riscatto sociale, quasi mai la pazzia, meno ancora l’aspettativa delle 72 vergini con cui trastullarsi nel paradiso dei martiri”.

Lucidamente (e americanamente), Bruce Hoffman, direttore della Rand Corporation (un’emanazione degli aerei Lockheed, il principale appaltatore dell’esercito americano, che si occupa di dare consigli su come sottomettere altri paesi), definisce gli attacchi suicidi “la definitiva arma intelligente”, capace di “fare in media quattro volte più vittime di ogni altra tecnica di guerriglia”.

Pape e Hoffman sono lucidi cultori del dominio, come Giuliano Ferrara e Michael Ledeen. Francamente, è una categoria che apprezzo molto più dei dementi islamofobi, ma anche più di tanti pacifisti.

Adesso, grazie a loro, sappiamo concretamente qual è la posta in gioco. Intanto, si tratta di 315 azioni, di cui solo una parte opera di islamisti. Contro diverse decine di migliaia di incursioni aeree che hanno colpito il mondo, dalla Jugoslavia all’Iraq, dall’Afghanistan a Panama.

Non siamo noi a dire che chi ricorre a questa arma, lo fa perché quando il nemico dell’umanità sceglie il piano della violenza, è l’unica che permetta di fargliela pagare in qualche minima misura. Né siamo noi a dire che il motore non è il “culto della morte”, ma il desiderio di “liberazione della propria terra”.

Lo aveva già detto il regista israeliano, Giuliano Mer, intervistato da Report il 10 settembre 2004:

Il campo profughi è molto piccolo, controllato dal più potente esercito del mondo con le apparecchiature più sofisticate del mondo. Circondati da elicotteri apache e carri armati, l¹unica cosa che possono fare contro a questa enorme macchina è farsi saltare in aria. Dei 23 kamikaze che si sono fatti esplodere a Jenin io ne conoscevo sei: nessuno era religioso, nessuno cercava vergini nel cielo, ciò che li spinge è che preferiscono morire piuttosto che vivere come morti. Io credo che se i palestinesi avessero il Vietnam dietro di loro si comporterebbero come i Vietcong ma invece hanno intorno solo cemento, cemento muri muri, muri, muri, muri e muri una piccola quantità di esplosivo, chiodi, e si fanno saltare in aria, questo è quello che gli è rimasto.

Fatte queste premesse, possiamo discutere quanto vogliamo.

E’ meglio un mondo in cui ci siano dominanti e dominati? Per i dominati, può essere meglio subire in silenzio? Queste azioni possono essere controproducenti, rispetto ad altre alternative, se esistono? Bene, parliamone, come ne parlano i Michael Ledeen di questo mondo.

Ma non c’è nulla da discutere con chi si rifiuta di partire dai dati reali, che sono questi.

Nota:

Robert Pape non è affatto un sostenitore delle resistenze. Piuttosto, schierandosi completamente dalla parte del dominio imperiale dice, se vogliamo vincere, non dobbiamo raccontarci storie. E per vincere bisogna ritirare le truppe di terra – esposte agli attentatori suicidi – e mandare i bombardieri.

 

 

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7 Responses to Bombe umane e un libro bomba

  1. talib says:

    Resto un pochino al bordo del seminato. Mi pare ieri, c’era Pinocchio in televisione. Alla domanda, agghiacciante già di per sè, dell’intervistratrice “I musulmani in buona fede sono la maggioranza o la minoranza?” lui ha risposto – sigh – che sono la minoranza, che vanno aiutati, portati sulla buona strada.

    E non stavano parlando di elite, di capi musulmani al comando di nazioni. Parlavano di milioni di persone. milioni di contadini, operai, maestri, ecc.ecc. Tutti in malafede.

    Potrebbe avere del comico, se non fosse, appunto, agghiacciante.

  2. utente anonimo says:

    La questione che qui si tocca è scottante. È giusto sgombrare preliminarmente il campo dalle scempiaggini ideologiche dei media, bombardate a tappeto per fare tabula rasa delle teste sulle quali costruire il consenso. Niente di meglio che partire dal brutale cinismo d’un tecnico del potere che analizza freddamente le forze materiali dell’avversario per meglio combatterle. Del resto, se le reclute neocrociate, oltre che sciropparsi l’indispensabile droga-fallaci, si nutrissero anche dei classici del pensiero borghese in campo militare (come faceva avidamente l’esperto comunista della questione, il “generale” engels; ma li esento da engels, non vorrei traviarli) saprebbero da von klausewitz che la guerra cerca sempre una simmetria, una parità nello scontro, tra i combattenti; e che la guerriglia è il mezzo di ottenerla, quando la disparità di forze rende impossibile la simmetria in campo aperto. Quanto al terrorismo, se una cosa le guerre del ‘900 dovrebbero aver insegnato a tutti noi, di qualunque schieramento, quella cosa è che le guerre moderne coinvolgono interamente le società che si combattono, non tanto i loro eserciti. E questo non perché siamo diventati più cattivi, ma perché l’importanza sempre maggiore dei mezzi tecnici ha fatto emergere come bersaglio bellico l’intera società che li produce. A questo punto la differenza tra obiettivo civile e obiettivo militare diventa terribilmente sfocata; e del resto già nel fenomeno della guerriglia si può vedere l’inizio di questa indeterminatezza di distinzione, e in chi vi si affida come mezzo bellico, e in chi deve affrontarla con un esercito “regolare”. Ma sgombrato pure questo campo “tecnico” dall’imbonimento propagandistico, e ricondotta l’immolazione dei corpi (molto meglio del fuorviante e propagandistico termine di kamikaze) al suo significato di mezzo, anche efficace, date le condizioni, di guerra in zona di guerra, resta intera la domanda. Ma il fine di quei ragazzi che si fanno esplodere, è un fine che possiamo accettare? Basta avere un “nemico” comune? E qual è il nemico comune? In realtà, la divisione che importa è trasversale, non secante. Per i guerriglieri o se preferite “terroristi” islamici bin laden e accozzaglia è anzitutto nemico di classe, come bush and company per i “volontari” dell’esercito americano, qualunque percezione abbiano gli uni e gli altri della cosa. Questa verità non possiamo celarla a nessuno. p

  3. utente anonimo says:

    E’ meglio un mondo in cui ci siano dominanti e dominati ?

    Chi lo sa, risponda. Il fatto è, che al momento, mi pare funzioni così , come disse il titolo di un libro di tanti anni fa : ” O si domina o si è dominati”.

    Sembra non ci sia una terza via.

    Il punto fondamentale è , a mio parere, come si esercita il dominio e che cosa si intende per dominio. Kel, aveva dato una sua interpretazione, se ben ricordo, secondo la quale “il dominio” era più che “potere”, e consisteva nel sottomettere, o meglio eliminare, “la volontà” altrui in maniera definitiva sostituendola con la propria. Ricordo bene ? Mi chiedo quindi : anche i terroristi suicidi sono dominati da idee a loro inculcate da dominatori ?

    Aurora

  4. utente anonimo says:

    Palestina ed Israele, un fatto reale sono i muri che ormai accerchiano praticamente intere città palestinesi, un altro è la disperazione che porta a diventare bomba umana, e un terzo fatto – per me è un dato reale almeno – è che il governo israeliano trae beneficio da questi “kamikaze”, che gli permettono sempre di rinviare qualsiasi tipo di accordo, tregua, road map o trattato in generale.

    Sembrano firmare trattati giusto per prendere tempo, e poi continuare a fare quello che vogliono: espandersi da Israele a Grande Israele.

    D’altronde la storia parla chiaro, come riportato anche nel blog di Sherif di recente con “Clandestini e “Clandestini” – i sionisti non fanno niente che non si conformi alla lettera alle proprie credenze religiose. E per questo “grande e divino progetto” sono pronti a sacrificare anche altri rispettabilissimi ebrei, innocenti tanto quanto gli stessi palestinesi, con la fede ferrea di chi non si fa mai domande al di fuori del prezioso libro sacro di turno (ed oltre…).

    Stessa cosa negli USA. Un manipolo di neocons nonché fondamentalisti cristiani(ed oltre…) manda al macello giovani statunitensi rimbecilliti a dovere da propaganda mediatica e videogiochi, comportandosi come il fanatico fratello sionista. I due fratelloni poi giocano continuamente a comandarsi a vicenda, a seconda di chi al momento ha la furbata più grossa in mente (almeno così sembra…).

    >E’ meglio un mondo in cui ci siano dominanti e dominati?

    Non è meglio o peggio, è come stanno le cose e basta, almeno da parecchie ere a questa parte, è lo stato delle cose prendere o lasciare. C’è comunque spazio per chi le cose le vuole analizzare e vedere, ma per non essere dominati bisognerebbe pensare ad un mondo che supera il fantascientifico.

    >Per i dominati, può essere meglio subire in silenzio?

    Un ‘No’ qui porta con sé alcuni rischi, ma ci sono tanti modi per dire ‘No’.

    >Queste azioni possono essere controproducenti, rispetto ad altre alternative, se esistono?

    Sono controproducenti ed inoltre anche giustificabili. Infatti il Mossad trae vantaggio da tutta questa disperazione voluta e creata su misura, tanto da infiltrarsi a volte (diciamo così…) tra le schiere più estremiste di Hamas, così magari se qualche terrorista suicida ha qualche dubbio, gli viene tolto anche quello.

    Un’alternativa che conosco si chiama Uri Avnery e il suo Gush Shalom, e nel suo gruppo riunisce sia israeliani che palestinesi. Purtroppo non sono in molti a permettersi questa alternativa.

    Spero di aver parlato da buon Anti-Leeden, come richiesto.

    Giov.

  5. Il problema fondamentale è che, se i palestinesi non si ribellano, o si ribellano solo pacificamente, Israele va avanti lo stesso, e dice che in fondo ai palestinesi gli va bene.

    Se i palestinesi si ribellano, Israele li accusa di terrorismo e dice che è necessario andare avanti lo stesso, per schiacciarli.

  6. A chi fosse interessato ad approfondire ancora di più l’argomento sulla situazione israelo-palestinese, mi permetto di consigliare un libro davvero valido: Israele, Palestina-La verità su un conflitto- di Alain Gresh, storico autore di molte opere sul Vicino Oriente. Storia di una terra dalla nascita del Sionismo alla guerra del 1948 e alla creazione dello stato israeliano fino ai giorni nostri. Edito da Einaudi, 2002

  7. utente anonimo says:

    Un’intervista a Pape, se può interessarti.

    http://amconmag.com/2005_07_18/article.html

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