La signora Fallaci e i suoi Coglioni

Avevo appena messo in rete un post riguardante il Prodotto Fallaci, quando è arrivato un commento:

“La Fallaci a parer mio, è una delle poche persone che ha i coglioni di dire quello che pensa!”

Rispondo con un nuovo post, un po’ per motivi augurali – si tratta del primo commento a questo blog – e un po’ perché questo commento offre non pochi spunti interessanti.

Si tratta infatti di un commento assolutamente tipico del fallacista medio. Rispondere a questo commento è un po’ rispondere a tutti.

Il primo punto è il riferimento caratteristico ai coglioni della Fallaci. Evito in genere di usare le parolacce quando scrivo, non per motivi di perbenismo, ma perché la parolaccia è l’equivalente verbale del randello, un surrogato per argomenti che mancano.

Ma occorre affrontare la questione dei coglioni della Fallaci, perché è un tema di grande importanza nel dibattito italiano: la ricerca incrociata di “Fallaci” e “coglioni” su Google dà ben 537 risultati, senza contare gli innumerevoli riferimenti su mailing list e altrove.

I coglioni della Fallaci possono essere interpretati in vari modi:

1) La signora Fallaci sarebbe la proprietaria di un‘appendice anatomica insolita nelle persone di nome Oriana. Non ho modo di verificare, e – se è vero – credo che si tratti comunque di un fatto suo strettamente privato.

2) Per “coglioni”, si potrebbe invece intendere un riferimento al coraggio, ritenuto dai fallacisti una dote che non apparterrebbe al sesso femminile.

3) Se i “coglioni” sono simbolo di virile coraggio, “i coglioni della Fallaci” potrebbe essere un riferimento ai coglioni (nel senso di persone dotate di virile coraggio) che consumano con entusiasmo il Prodotto Fallaci. Per distinguerli quindi dall’uso volgare del termine “coglione”, in questo post chiamerò i consumatori del Prodotto Fallaci “i Coglioni“, con la maiuscola, ovviamente nel senso appunto di persone dotate di virile coraggio.

“La signora Fallaci e i suoi Coglioni” può assumere quindi un doppio significato, riferito sia a lei che ai suoi appassionati lettori.

Un punto che ribadisco sempre, ma che continua a sfuggire ai Coglioni, è che io non mi occupo della Fallaci, bensì della sua commercializzazione. Quindi non mi interessa molto sapere se lei possiede i coglioni (minuscola), in senso materiale o metaforico. Per intenderci, mi interessa di più il suo manager, Ferruccio de Bortoli – parlo della sua attività professionale, ovviamente, non della sua anatomia.

Non so se ci vuole sempre un “virile coraggio” per dire ciò che si pensa. In certi casi sicuramente sì: prendiamo il signor Pietro Molinari di Trieste, alias il Profeta della Neurodinamica, un uomo che ha decisamente il coraggio “di dire quello che pensa”. Ecco una tipica notizia che lo riguarda:

“”Il Profeta della Neurodinamica” guidato dal “Signore” si è incatenato alle inferriate della Questura “per avere il tempo necessario a completare la Dichiarazione d’arresto verso il Questore, prima che la Polizia riesca a tagliare le catene e i cavi d’acciao che lo legano, per portarlo in Questura”…”

Sarebbe però un errore logico dedurre automaticamente che il Profeta della Neurodinamica, oltre ad avere coraggio e (presumiamo) i coglioni, abbia anche ragione.

Che abbia ragione o no, penso che il Profeta della Neurodinamica, anche se seguito da un numero minore di Coglioni (maiuscola), abbia più coglioni (minuscola) della signora Fallaci, e non solo per un capriccio del destino biologico.

Perché il signor Molinari, per le sue idee ha subìto trattamenti sanitari obbligatori, numerosi arresti e il ritiro della patente, e ha preso di mira gente molto più forte di lui.

La signora Fallaci, invece esprime le proprie idee da un elegante appartamento a New York, possiede tra l’altro un pied-à-terre in Toscana con 23 stanze, e molto altro. Affari suoi, ma non si può dire che viva spericolatamente. A suo fianco ha il principale quotidiano d’Italia, 111 deputati del parlamento, i migliori avvocati degli Stati Uniti e tutte le librerie del nostro paese.  Senza queste cose, sarebbe solo un’ennesima voce rancorosa e razzista su Internet.

Le persone che Oriana Fallaci – o meglio, i suoi committenti – prende di petto sono invece in massima parte persone che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera facendo lavori servili e precari, che dormono spesso ammucchiate in dieci in una stanza.

Persone che pur non facendo male a nessuno, e lavorando per la gloria dell’economia italiana più di noi (e più di Oriana Fallaci), vivono nel perenne terrore di essere fermate dalla polizia e cacciate dal paese.

Persone che a stento capiscono l’italiano e che non hanno i soldi per pagarsi un avvocato. Persone che vengono spesso arrestate e date in pasto all’opinione pubblica come terroristi, per venire rilasciate un anno o due dopo per totale mancanze di prove. E magari deportate verso paesi in cui la tortura è la prassi normale per chiunque sia sospettato di non amare il dominio statunitense.

Per ammirare i pensieri che esprime la Fallaci, non è necessario, quindi, avere i coglioni. Basta essere Coglioni.

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9 Responses to La signora Fallaci e i suoi Coglioni

  1. Oh, evviva, eccoti qua!

    Dunque, vediamo: ti ci vogliono i feed, assolutamente, ovvero l’affare che permette al mondo di sapere se hai aggiornato il blog. Parti da qua, se ancora non l’hai visto: http://www.montag.it/pubblicodimerda/archives/2005/02/22/una-battaglia-di-civilta/

    Se hai dei dubbi su come funzionano, magari iscriviti qui e giocaci. Non potrai più farne a meno: http://www.bloglines.com/

    Felice di leggerti su blog. :)

  2. thecutter says:

    E’ assolutamente vero, caro. Per potere “ammirare” Fallaci, essere coglioni aiuta, sicuramente, anche perchè in lei predomina lo stile sopra la sostanza, e lo stile è aggressivo-autoritario. Non permette dissenso, tantomeno repliche o ragionamenti. So che non c’eri quando Mentana ha fatto lo speciale, alquanto poco speciale su di lei. Dire che è una persona sgradevole a prescindere dalle cose che dice è anche facile, perché come prima cosa, crede in una sola virtù, l’assoluta verità di ciò che scrive o dice. Ma, la costanza di quel tono, così strafottente, alla lunga…. mi ha fatto addormentare per la monotonia. Ormai potrebbe fare un cut and paste di tutte le sue scritte, dallo un nuovo titolo et violà, ecco che ne compra un nuovo appartamentino di 23 stanze!

  3. Complimenti ottimo post. Pone bene l’accento su una domanda fondamentale, come può una persona normale, con una vita banale, che magari si trova costretto a cercare la via dell’incontro fra culture perchè non ha i soldi per permettersi la villa in campagna, pensare che una ricca, che vive nel suo attico dorato possa veramente capire cosa vuol dire vivere tutti i giorni a contatto con altre culture per certi versi così diverse dalla tua?

    zerocold

  4. fatma says:

    :-)))

    ho male ai fianchi per le risate…

    e sono anche un pò rossa di vergogna.. perchè c’è stato un momento nella vita in cui avrei voluto essere come la fallaci.. forse perchè pensavo avesse i coglioni.. e questo è un mondo in cui più cose hai meglio stai..

    ma forse era solo invidia per aver potuto conoscere panagoulis… che è stato uno che ci è morto per i suoi coglioni..

  5. Interessante questo suo post, soprattutto la parte in cui si parla dell’appartamento a New York e della casa in Toscana, noto una certa invidia nel tono della scrittura, mi riesce difficile pensare che la loro citazione abbia un altro significato. Sa perchè le sto scrivendo questo? Perchè è intellettualmente disonesto asserire che Fallaci “non vive spericolatamente” a causa dei suoi possedimenti e la sua critica perde di consitenza in questo modo, diventando rancorosa e senza fondamento. Lei tralascia, nella sua analisi del fenomeno Fallaci, la sua storia (di Fallaci intendo), è molto probabile che non la conosca diversamente avrebbe evitato di scrivere parole così facilmente criticabili. Tanto per evitare fraintendimenti: le assicuro che le idee di Fallaci sono ben lontante dalle mie.

  6. Evidentemente non sono stato chiaro. La questione non riguarda la vita passata della signora Fallaci. La domanda è, oggi – 2001 in poi – ci vogliono “i coglioni” per attaccare gli immigrati clandestini in Italia, partendo dal principale quotidiano d’Italia, con l’appoggio delle principali case editrici e dei principali quotidiani, avendo i mezzi sufficienti per pagarsi qualunque avvocato?

    A mio avviso no.

  7. Lei parla sempre di soldi, sia che provengano da un immobile sia che siano cash. Non è una questione di soldi, nè di coglioni ma di convinzione delle proprie idee, soprattutto se la “lobby pro-fallaci”, di cui lei parla, esiste solo nelle sue parole. Si parli/critichi quindi le idee e le azioni di una vita invece d’improbabili commenti su coglioni e affini.

  8. utente anonimo says:

    devo dire che mi sto godendo il blog. ora che ho scoperto un nuovo senso al termine ‘fallocrazia’ penso che non riusciro’ piu’ a non pensarci ogni volta che il regime mi somministrera’ la mia dose di oriana.

    da questo punto di vista siamo tutti sotto TSO. il problema e’ che i matti violenti si credono i dottori e la camicia di forza la mettono a noi…

    baci&bici

    tonii

  9. utente anonimo says:

    Non sono del tutto d’accordo sull’assoluta stigmatizzazione del turpiloquio. Più che un surrogato verbale del randello è una variante verbale dell’enfasi. Dante utilizza talvolta le parolacce. I capolavori della lirica persiana ne sono pieni. Direi piuttosto che è una questione di stile, di congruità del luogo e di tensione retorica. Così come può risultare affettato anche l’uso improprio di vocaboli forbiti, la parolaccia a maggior ragione si presta a utilizzi osceni, nel senso etimologico. Come si può usare un bastone per fare un randello ovvero un legno per sostenersi, anche una parolaccia può contribuire a fare del discorso un capolavoro.

    Alessandro

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