“Dove c… sta Ledo?”

Un breve corso introduttivo di educazione civica, ambientale e professionale.

In questa foto, scattata nel 2019, potete vedere l’allora presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, del Partito Unico, al momento della firma di uno storico accordo tra Regione Toscana, Consorzio Conciatori di Ponte a Egola e una ditta di monnezzari, per trasformare il distretto delle concerie in un esempio mondiale di economia circolare.

Accanto al presidente della Regione, c’è un certo Ledo Gori, suo segretario di gabinetto.

C’è un luogo magico, tra Firenze e Pisa, nel cuore fertile della Toscana, dove l’arte della concia storica è cresciuta fino a raggiungere l’eccellenza, in un’evoluzione che di anno in anno l’ha portata a diventare il modello di riferimento per il settore, a livello nazionale e internazionale.

È il Distretto Conciario di Santa Croce sull’Arno, uno dei più grandi distretti conciari d’Europa, con oltre 250 concerie che fanno del rispetto del territorio, della tradizione e dell’artigianalità, i valori fondanti dei loro prodotti di qualità.

Un raro e virtuoso esempio di economia-circolare, modello di un’impresa che coniugando utile e salvaguardia dell’ambiente coinvolge i conciatori in un processo imprenditoriale in grado di competere con i più sofisticati e avanzati sistemi industriali del mondo.”

Nel 2020, il Partito Unico ha presentato un nuovo candidato alla presidenza della Regione, Eugenio Giani, che ovviamente ha stravinto.

I conciaroli del Luogo Magico hanno contributo 20.000 euro alla sua campagna elettorale, un quarto delle sue spese complessive. E prudentemente, hanno contribuito un uguale importo alla rivale di destra, Susanna Ceccardi, che non ha detto certo di no.

La campagna di Giani me la ricordo per un dettaglio – nelle ultime ore prima del voto, praticamente chiunque fosse di sinistra in Toscana ha ricevuto messaggi WhatsApp dove si parlava di un misterioso sondaggio segreto, secondo cui esisteva un rischio concreto di vittoria della Ceccardi. Il bello è che ha pure funzionato.

Nel Distretto Conciario di Santa Croce, l’idea era di prendere una delle industrie più inquinanti del mondo e renderla circolare:

Il patto [tra Regione e conciatori] prevede investimenti la cui principale conseguenza è quella di ridurre, fino ad eliminarli, gli scarti della lavorazione conciaria, per ricavare concime organico di alta qualità e conglomerati bituminosi e cementizi secondo un processo completamente riconducibile a pratiche di economia circolare.

Noi sappiamo che senza sostenibilità, la vita sul pianeta andrà in vacca (visto che siamo in tema).

Sappiamo che senza crescita economica, quella che chiamano civiltà andrà in vacca.

Per conciliare sostenibilità e crescita però, bisogna sfidare le leggi della fisica.

Per farlo, anche un luogo magico ha bisogno di magia.

E per fare le magie, ci vogliono i maghi.

I maghi sono quelli che si prendono a poco prezzo gli scarti, li fanno sparire e firmano un pezzo di carta che certifica che tutto torna e sei Verde.

Essere un distretto conciario in Toscana, tra paesaggi meravigliosamente ricchi di storia e bellezze naturali, vuol dire prima di tutto operare con piena coscienza per la salvaguardia di questi ambienti, dell’ecosistema e di tutte le comunità locali.”

La storia la potete leggere sui media, in breve un clan della ‘ndrangheta, avvalendosi di autorizzazioni-lampo date dalla Regione in base al patto del 2019, avrebbe messo su qualche impianto a chilometro zero dalle aziende che producevano scarti tossici. Una parte veniva seppellita, una parte scaricata direttamente (e anche vistosamente) in un canale.

Una parte finiva (e lo si sapeva da un anno) anche dentro i campi, spacciata per fertilizzante, con la complicità degli agricoltori.

E ora una piccola lezione su cosa si decide realmente quando si vota.

Mentre gli elettori toscani votavano per Giani, che avrebbe dovuto salvare la regione dalle Tenebre, i conciatori lo votavano perché confermasse al suo posto Ledo Gori, già capo di gabinetto del presidente della Regione da dieci lunghi anni.

Come ci rivelano le intercettazioni:

L’annuncio che i conciatori hanno ottenuto quello che vogliono arriva via sms l’8 ottobre 2020, giorno dell’insediamento del nuovo presidente della Regione Toscana Eugenio Giani: «Gori confermato». A scriverlo è la consigliera regionale Pd Alessandra Nardini, ora assessore, a ricevere quel messaggio è Aldo Gliozzi direttore dell’Associazione conciatori (finito ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere) che gioisce per la conferma di Ledo Gori come capo di gabinetto bis del governatore Giani dopo dieci anni trascorsi con Enrico Rossi. Per mesi i conciatori, aiutati anche dalla sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda (anche lei indagata per associazione per delinquere) hanno lavorato per portare a casa quel risultato. «A Giani gli ho fatto il lavaggio del cervello — racconta la sindaca a Gliozzi — gli ho detto solo una cosa: dove cazzo sta Ledo? Perché per noi è dirimente. Ledo bisogna che rimanga per fare tutto quello che ha fatto finora».

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Uomo senza Umanità

Nell’ultimo post, avevo citato una frase:

“la natura è molto più complessa di quanto possiamo pensare”

Un commentatore scrive una riflessione interessante:

“se “la natura è molto più complessa di quanto possiamo pensare”, tanto vale agire alla cazzo di cane, scusa”

più passa il tempo, più diventa la mia reazione a queste obiezioni”

Confusamente, mi viene in mente questo.

Nella cultura attuale, esistono due enti, Natura e Uomo.

“Natura” non sono solo le cose che nascono e vivono e muoiono, ci possiamo mettere anche le nuvole e l’ossigeno e i sassi. Insomma, il nostro ambiente.

“Ambiente” fa pensare a qualcosa che sta fuori.

Ma oltre a essere il nostro ambiente, la Natura è tutto ciò che entra nei nostri corpi, dall’aria, al cibo all’acqua: un flusso incessante, visto che ciò che entra, esce pure.

Ma allora la Natura comprende anche i corpi di noialtri umani.

Natura sono le nostre cellule (che come sappiamo sono assai simili a quelle dei piccioni, per non dire magari anche a quelle dei funghi), i nostri sogni, gli incredibili miliardi di sinapsi dentro i nostri cervelli, e tutto il ciclo nascita-vita-morte.

Ma a questo punto cosa esattamente resta fuori dalla Natura?

Fuori ci sarebbe qualcosa che chiamano “Uomo“.

Uomo, che quindi non è né sasso, né aria, né essere vivente, né corpo umano, eppure vuole dominare e usare Natura.

La radice indoeuropea *dʰéǵʰōm ha dato al latino sia humus che homo: insomma, suolo e uomo starebbero entrambi dalla parte della Natura.

Se Uomo passa a significare l’anti-natura, non ci resta nessun termine per definire l’aspetto naturale del bipede parente dei bonobo – volto, istinti, occhi, allattamento, invecchiamento, affetti e odi e tutto il resto.

A dispetto dell’etimologia (“uomo” e “umano” sono chiaramente la stessa parola), l’aspetto naturale degli esseri umani lo chiameremo Umanità.

E’ difficile dire cosa sia Uomo senza Umanità, anche se lo intuiamo: ha qualcosa a che vedere con quel minuscolo puntino di coscienza che chiamo “io” e che fa impazzire i filosofi.

Fin lì ci arrivo: anch’io, come tu che mi leggi (e come ogni essere vivente, zanzare comprese) mi sento al centro dell’universo.

Anzi, posso essere sicuro fino in fondo solo della mia esistenza, non della tua. E sento che quel “punto di coscienza” è diverso dalla mia casa, dal mio piede, dal mio naso…

Però “io” sono io, non sono “noi“, e posso solo immaginare che esistano altri “io”, che non sperimenterò mai.

Provo affetto e interesse per molti umani, perché abbiamo istinti e difetti e desideri e sogni simili; e posso trovare affinità e legami con persone di sesso diverso dal mio, o con storie molto diverse, per le cose che abbiamo in comune.

Ma non mi sento vicino a Uomo.

Però, la guerra che Uomo conduce per soggiogare la Natura ha conseguenze enormi.

E tutto il nostro futuro dipende dalla domanda, quale delle seguenti ipotesi è vera e quale falsa?

IPOTESI NUMERO UNO

La Natura è totalmente calcolabile e dominabile e sfruttabile da UOMO

IPOTESI NUMERO DUE

NATURA è infinitamente al di là di ogni calcolo, e comprende dentro di sé la totalità della vita, inclusi i corpi degli umani, e tutti i progetti contro di lei sono destinati a trasformarsi in suicidio…

Nel primo caso,

Uomo vincerà sempre. Potrà pure distruggere l’intera biosfera su questa Terra, eppure gli andrà bene, perché ci sono miliardi di pianeti ancora da ridurre in polvere.

Nel secondo caso,

stiamo andando con le nostre gambe incontro alla catastrofe.

Il bello è che non sappiamo quale sia la risposta giusta.

Immaginiamo (ma ormai ci siamo, non ci vuole molta fantasia)…

Uomo distrugge ogni forma di vita su questo pianeta.

Poco male (per lui), perché Uomo si crea organi che gli permettono di respirare su Giove e pranzare con i minerali di Saturno.

Non ha più bisogno di alcuna vita fisica, perché esiste in uno stato di animazione sospesa, eccitandosi con i video che qualcuno gli proietta dentro il cervello, collegato direttamente alla Grande Macchina.

E’ facile in questo campo trovare profezie avventate che non si sono ancora realizzate; ma è facile anche dimenticare che oggi diamo per normali cose che anni fa non potevamo nemmeno immaginare

Viaggio nel tempo, spiegare a un signore del 1980 che la maggior parte della specie umana un giorno avrebbe passato tutto il proprio tempo con in mano un attrezzo che ne spia ogni azione e pensiero

Quindi possiamo solo giocare a immaginare la forma esatta che prenderà la Grande Trasformazione; ma credo sia fuori discussione che è lì che tendono giorno e notte tutte le migliori menti oggi.

E qui si pone la questione della presunta neutralità della scienza: gli scienziati certo cercano “solo di conoscere“, ma vengono pagati da Stato e Privante solo per controllare.

E’ una prospettiva che ammetto non mi piace, però la mia sensibilità è irrilevante.

Se Natura è effettivamente totalmente calcolabile e dominabile e sfruttabile, andrà a finire così, e possiamo resistere solo per sentirci in pace con la coscienza, non certo perché salveremo il mondo.

Anzi, sarà solo l’inizio, il tempo che ci separa dalla fine dell’Universo è ancora lungo, e nulla esclude che Uomo possa mettere mano prima o poi sui tesori del confine delle galassie più remote.

Ma vale anche il contrario.

Se Natura non è “calcolabile” e non è “domabile”, le emozioni con cui reagiamo le saranno tutte ampiamente indifferenti.

Abbiamo già raccontato qui, di come Ovidio narrava la storia del cacciatore Atteone, che spiò Artemide/Diana nuda mentre si faceva il bagno.

In epoche più innocenti, la storia fu interpretata spesso solo in chiave erotica, ma sappiamo che Ovidio ebbe chiarissimo il discorso che facciamo qui.

“C’era una valle fitta di pini e di aguzzi cipressi,

chiamata Gargafia, sacra a Diana dalle vesti succinte;

nel più remoto luogo, tra i boschi, c’era una grotta

non fatta dall’uomo”

Alla Reggia di Caserta, Diana condanna Atteone

Atteone viene trasformato in cervo, e sbranato dai suoi stessi cani, a cui, da vero Uomo, manda un ultimo disperato imperativo:

«Actaeon ego sum: dominum cognoscite vestrum

Io sono Atteone, dovete conoscere il vostro padrone!

… e Atteone fa la fine che si merita
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Il mondo in un cucchiaino: perché servono le premesse per capirci

Spesso discutiamo qui di una notizia qualunque, e non ci capiamo.

Il nostro interlocutore ci sembra un po’ tonto, perché pensiamo che dovrebbe arrivare logicamente alle nostre stesse conclusioni, e invece va da tutt’altra parte.

In realtà, l’interlocutore non è tonto: parte da premesse diverse, e non può che arrivare da un’altra parte.

Questa difficoltà, la noto soprattutto quando si parla di ambiente.

Ieri è arrivato il libro, Bright Green Lies, di cui vi avevo già parlato.

Mi colpisce la chiarezza proprio sulle premesse.

Oggi l’ambientalismo dominante, che va dalle grandi organizzazioni americane ai progetti di decarbonizzazione europei, è una cosa molto pragmatica che non dichiara di avere alcuna visione del mondo: perché condivide la visione implicita del mondo che ha il capitalismo.[1]

L’ambientalismo dominante infatti si pone la sfida, come domare tecnologicamente la rivolta dell’ambiente contro l’aggressione umana.

Come calcolare e dominare la natura, per continuare a sfruttarla nell’esclusivo interesse umano: che è esattamente il progetto prometeico che ci ha portati nella situazione in cui siamo oggi.

Ma la natura è qualcosa di calcolabile e dominabile e fuori dall’umano?

Da questa domanda dipende tutto, compresi noi stessi.

Noi siamo drammaticamente incompetenti, e quindi tendiamo a levarci il cappello di fronte agli esperti, come ad esempio Roberto Cingolani, un signore che ha studiato, certamente molto più di me, e ci guida in quella che chiamano la Transizione Ecologica.

Ma prima di levarci il cappello, chiediamoci se condividiamo le premesse di Roberto Cingolani. Perché dalle premesse, capiremo se condivideremo anche il punto di arrivo.

Ora, un piccolo superpotere concesso ai cattedratici in materie scientifiche consiste in questo: possono dire che loro non hanno premesse, sono solo Portatori di Verità.

Infatti, in teoria, la “scienza” è neutrale.

Ma non nascondiamoci dietro un dito: se la geologia in sé è “neutrale”, le ditte petrolifere sono in guerra con il mondo; e investono miliardi proprio nella ricerca geologica. E qualsiasi Stato cura la ricerca scientifica con la stessa attenzione, e più o meno per gli stessi motivi, con cui cura i propri missili terra-aria.

Le premesse di Cingolani emergono implicitamente in un attimo, se ricordiamo che lui non ha deciso di occuparsi della vita affettiva delle farfalle della Garfagnana; ha scelto di diventare un costruttore di robot e di lavorare per il complesso militare-industriale Leonardo/Finmeccanica e le automobili Ferrari.

Non vuol dire solo che Roberto Cingolani prende soldi da quella gente. Vuol dire che lui condivide intimamente il sogno di mondo sottostante ai robot, agli elicotteri militari e al magico rombo della Ferrari.

Gli esperti non sono neutrali: hanno i loro interessi, ma anche le loro premesse filosofiche. Come ce le abbiamo anche noi ignoranti.

Dalle premesse parte tutto; e Bright Green Lies (p. 7 ss.) racconta molto meglio di come potrei io, quali sono le mie:

“Il biologo David Ehrenfeld ha scritto che la natura non solo è molto più complessa di quanto pensiamo, è anche molto più complessa di quanto possiamo pensare.

Ecco un esempio: un cucchiaino da tè di suolo può contenere un miliardo di creature viventi. Possiamo raffigurarci un numero con nove zeri, ma non possiamo mai tenere a mente altrettanti singoli elementi contemporaneamente. Il numero di cose che possiamo considerare contemporaneamente nei nostri cervelli – che ci hanno messo due milioni di anni a svilupparsi [2] – ammonta all’umile cifra di quattro.

I nove zeri che si susseguono in quel miliardo indicano una complessità incredibile. Ma quella complessità si espande ancora di più. Ciascuno di quel miliardo di creature interagisce con le altre. Il numero di rapporti tra un miliardo di organismi è cinque volte1017. Ci perderemmo a guardare tanti zero scritti uno dopo l’altro – figuriamoci a vedere altrettanti esseri – per cui condensiamo quel numero nell’esponente 17. Oppure, per dirla semplicemente, 500 quadrilioni.

Non possiamo fare altro, nemmeno con i 160.000 chilometri di vasi sanguigni e 100 miliardi di neuroni dei nostri cervelli: un quadrilione è tante volte più grande di quattro.

Ciascuna di queste creature che non vediamo ha una propria maestosità. I batteri sono minuscoli – forse un decimo delle dimensioni di una tipica cellula nucleata – ma la loro biomassa supera quella di tutte le piante e di tutti gli animali messi insieme. Gli umili hanno già ereditato la terra.[3]

Un unico batterio può diventarne 16 milioni in un solo giorno. Alcuni batteri vivono da soli; altri si uniscono per formare catene, filamenti e spirali di una grazia fatata.

Si aggregano anche in densi tappeti, detti biofilm, costruendosi una fortezza corazzata, che li rende drammaticamente più difficili da uccidere.

Ad esempio lo Staphylococcus aureus (MRSA), resistente alla meticillina, si costruisce dei biofilm. Fanno così anche i batteri della nostra bocca – compresa la dura placca dentaria che solo strumenti specializzati e un discreto grado di forza riescono a strappare via dai nostri denti. Non proprio così umili.

Alcuni batteri riescono a trasformarsi in endospore, riducendosi a puro DNA e una tunica, con capacità fantastiche – sopravvivere a livelli estremi di calore, freddo, pressione, agenti chimici, radiazioni, essiccamento e tempo. Ci sono endospore vitali vecchie di 40 milioni di anni.

E questi sono solo i batteri in quel cucchiaino di suolo. Ci sono anche altre creature lì. Ci sono i funghi, con corpi filamentosi lunghi un chilometro e mezzo, e ci sono migliaia di protozoi, che fanno caccia e raccolta di batteri e di materiale organico. Consumando i batteri, i protozoi producono l’azoto, rendendo verde il mondo: l’80% dell’azoto nelle piante proviene da protozoi che mangiano batteri. Nessuno di noi è da solo in questo.

Questo singolo cucchiaino di suolo è anche la dimora di circa 1000 minuscoli artropodi. Tra questi, crostacei così piccoli che i loro esoscheletri corazzati sono trasparenti. E il suolo contiene anche decine di nematodi – vermi cilindrici – che si nutrono di funghi, alghe, minuscoli animali, creature morte e tessuti viventi.

Questi esseri rendono possibile la vita. “E’ ai batteri del suolo – scrive lo scienziato dei suoli James Nardi – che si deve accreditare la maggior parte del costante rinnovamento della nostra terra”.

E in che modo abbiamo ripagato queste straordinarie, infinitesimali creature che assicurano la vita sulla terra? Scuoiando vivo il pianeta.

L’humus nelle praterie nordamericane era profondo tre metri e mezzo nei primi anni dell’Ottocento, quando arrivarono i primi soldati-contadini. In meno di un secolo, oggi si può misurare solo in centimetri. E la “Grande Aratura” avvenne prima dell’invenzione del motore a scoppio, solo con la potenza di buoi e cavalli. I carburanti fossili sono un acceleratore, ma l’impulso a sottomettere il pianeta – e dominarlo fino alla sua stessa morte – era già presente.

[…]

Tutto sulla terra fa parte di un processo chiamato vita. Come scrive Sahtouris, ‘la vita planetaria non è semplicemente qualcosa che succede qui e lì sul pianeta – succede a tutto il pianeta nel suo insieme’. La vita non è una specie di materia, ma un processo.

Le particelle si attirano per formare atomi; gli atomi formano la materia; la materia si condensa in stelle e rocce e pioggia, che diventano eleganti spirali di proteine che si replicano attraverso gli oceani e poi sulla terra e poi sotto forma di sequoie alte centro metri; il verde saturo e sorprendente delle rane degli alberi; e il silenzio notturno delle ali del gufo.”

Atteone trasformato in cervo (un racconto di cui abbiamo già narrato il senso qui)

Nota:

[1] Ogni tanto qualcuno – come questi evangelici – dice che sotto sotto gli ambientalisti sarebbero una setta che vuole riportare il Culto della Dea Madre:

“L’attuale culto di Gaia è un’astuta mescolanza di scienza, paganesimo, misticismo orientale, stregoneria wicca e femminismo.

I Gaiani hanno a tutti gli effetti infiltrato ogni livello di potere all’interno delle Nazioni Unite, e hanno conquistato posizioni di preminenza in molti governi. Si potrebbero a ragione considerare come la più deviata e pericolosa setta sulla faccia del pianeta.”

Magari!

[2] Ovviamente ci sarebbe da discutere a lungo su quando sia nato il “nostro cervello”, e siamo sicuri che qualcuno farà le pulci a questa o ad altre semplificazioni che si trovano in questo testo, certamente peggiorate poi dalla mia traduzioe.

Ad esempio leggo altrove che nel nostro cervello ci sarebbero addirittura 600.000 chilometri di vasi sanguigni, contro i 160.000 (100.000 miglia) di Bright Green Lies.

Ma questo non intacca il senso del ragionamento.

[3] Citando la classica versione inglese della Bibbia, BGL usa il termine “the meek”. Ma in italiano emerge subito il rapporto tra “umiltà” e humus.

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In cielo

Ieri mattina, domenica di Pasqua, è presto, e sento un fischio familiare.

Alzo gli occhi, e vedo i primi rondoni. Sono molti.

Volano in alto e tutti insieme, verso ovest, non sono ancora i nostri rondoni, sono altri che arrivano direttamente dall’Africa e hanno una meta.

Spariscono appena in tempo: un attimo dopo compare un enorme elicottero della polizia, i cui rotori li avrebbero tritati, per stroncare possibili assembramenti alle otto di mattina.

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La Transizione Ecologica contro l’ambiente

Le pale eoliche, in quantità limitate, hanno un discreto fascino.

Quando ne hai viste, diciamo tre in un mese, basta però. Diventano brutte.

Però, brutte e no, Salvano il Pianeta, o almeno così ce la raccontano.

Quelle che vedete qui sono le eneline, delle signorine vestite di verde, davanti a un tavolo verde, con i palloncini di plastica verdi. Non sono state costrette a tingersi anche i capelli di verde, ma l’idea è piuttosto chiara.

Mentre le femminucce dell’Enel si vestono di verde, i maschietti si vestono, come di norma di grigio e vanno a inaugurare le pale eoliche.

Carlo Alberto Pinelli, su Domani, ci spiega alcune semplici cose sull’energia eolica.

“Nell’atmosfera vengono riversati ogni anno quasi quaranta miliardi di tonnellate di Co2. Di quei quaranta miliardi l’Europa è responsabile solo del 9 per cento. L’Italia contribuisce con un suo striminzito 0,8 per cento. La conclusione è semplice: qui da noi il ricorso alle pale eoliche, per quanto invasivo possa essere, non sposterà nemmeno di un palmo i termini del drammatico problema dell’effetto serra mondiale. E nel contempo causerà danni irreparabili ai nostri paesaggi identitari.”

Ovviamente non è l’Italia, e nemmeno l’Europa a essere virtuosa, è che il lavoro sporco lo lasciamo a Cina, Brasile, India, Indonesia.

Solo che poi ci torna indietro lo stesso, visto che l’atmosfera non conosce confini.

Vogliamo comunque fare la nostra piccola parte?

“Il prof. Mark Jacobson della Stanford University, riconosciuto esperto mondiale di energie rinnovabili, ha dichiarato un anno fa che l’Italia, per raggiungere il 20 per cento di energia elettrica da fonti eoliche, dovrà adattarsi a riempire di aerogeneratori (alti più di 200 metri), una superficie pari all’intera regione Friuli-Venezia Giulia. Per immaginarsi l’effetto finale basta snocciolare queste decine di migliaia di “ecomostri” lungo tutto l’arco delle elevazioni appenniniche.”

Ma il nostro ministro alla Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, prestato alla politica dal fabbricanti d’armi Leonardo, sta facendo di tutto per arrivarci.

Entro il 2030, in Italia, “la percentuale di energie rinnovabili nel mix di produzione energetica dovrà raggiungere il 33%”.

“Rinnovabili”, riassumiamo, vuol dire

pale eoliche, e abbiamo visto;

dar fuoco ai boschi e trasfomare i campi di grano in campi di carburante, però si chiama biomasse;

distese di pannelli solari, di cui vale la pena parlare un’altra volta;

e tante, tante idrodighe sui fiumi di montagna.

Così il ministro della Transizione Ecologica sta preparando le necessarie misure per ridurre al minimo o vanificar la fase di Valutazione dell’Impatto Ambientale per autorizzare opere di questo tipo.

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Generi e disturbi mentali

Negli Stati Uniti, il presidente Biden, poche ore dopo essere entrato in carica, ha emanato un Ordine Esecutivo contro le discriminazioni basate sulla gender identity nel sistema pubblico americano.

Il termine gender – importato dalla grammatica – era fino a poco tempo fa usato dalle femministe per definire, in negativo, i ruoli sociali imposti a persone di sesso maschile o femminile.

Gender identity non viene mai definito, eppure sostituisce la protezione precedentemente istituita contro la discriminazione in base al sesso (termine che ha un preciso significato), e quindi – secondo molte – vanifica un secolo e mezzo di lotte femministe.

Anche in Italia, come si sa, abbiamo in arrivo una legge che punisce atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”. Una doppia dose, insomma, di gender.

In un comunicato, Arcilesbica chiede una modifica alla Legge Zan:

nelle definizioni all’art.1, usare i termini chiari di “sesso, stereotipi di genere, orientamento sessuale, transessualità”, invece che le attuali ambiguità;

rendere esplicito che il ddl è coerente con il divieto vigente di affitto dell’utero. Essere contro la gpa non è omofobia;

rendere esplicito che il ddl è coerente con la legge vigente 164/82 e con la sentenza Corte Cost. 180/2017 che afferma che per il cambio di sesso “va escluso che il solo elemento volontaristico possa rivestire prioritario o esclusivo rilievo”. Essere contrari/e all’autocertificazione di genere non è transfobia.

“Le persone lgbt hanno diritto al rispetto, chiediamo ai partiti progressisti di correggere gli errori del ddl Zan e poi- conclude Arcilesbica- di approvare la legge che la comunità lgbt aspetta da tanto tempo”.

Invito a leggere due articoli importanti sul tema:

Sul sito di Daniela Danna, la traduzione di un’intervista con Lierre Keith, fondatrice del Women’s Liberation Front (WoLF). in cui parla dellOrdine Esecutivo di Biden, Genere e Identità.

Su Linkiesta, un articolo di Guia Soncini, anche divertente e ben scritto, Identità di meme. Quelli che straparlano di genere e non si accorgono di tifare per i disturbi mentali.

Dove il riferimento ai “disturbi mentali” non riguarda la disforia di genere in sé, ma il fatto che appena è diventata di moda, le diagnosi negli Stati Uniti sarebbero aumentate di ben nove volte – come avvenne in passato con fenomeni come l’anoressia o l’isteria.

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Quattro sfumature di Verde

Con poche, rispettabilissime eccezioni, nessuno si dichiara antiambientalista oggi.

Il risultato è che nel campo degli “amici dell’ambiente” si trovano realtà che sono radicalmente diverse tra di loro.

Anche una volta tolta di mezzo la pubblicità verde dell’Enel o della Fiat.

Ne consegue che le critiche che si fanno agli ambientalisti consistono quasi sempre nell’attribuire i diversissimi vizi di alcuni “ambientalisti” a tutti.

(Ho messo me stesso nella lista, pur contando molto meno del pastore della Lucchesia, solo perché state leggendo il mio blog)

A Davos, i potenti chiedono soldi allo stato per mettere pannelli solari ovunque? Ecco che Miguel Martinez diventa un Agente della Finanza Internazionale.

Miguel Martinez pubblica strani inni alla Grande Dea? Ecco che il robottaro Cingolani vuole imporci il Culto Gnostico per eliminare il cristianesimo.

Qualcuno sottolinea il rapporto tra devastazione ambientale e capitalismo? Ecco che Greta sta cercando di far ritornare Stalin con tutto il Gulag, e visto che c’è, anche togliere i crocifissi nelle aule.

Una certa attrice famosa e ricchissima è vegana? Ecco che il pastore che fa il formaggio (per definizione non vegano) tra i monti della Lucchesia è un Radical Chic Ipocrita con le scarpe di cachemire.

Un razzista che spara in Nuova Zelanda si dichiara ecologista perché vorrebbe ridurre la popolazione degli immigrati? Ecco che lo storico che scrive che la devastazione ambientale è inscindibile dal colonialismo razzista europeo diventa Nazista.

E infatti per tutti, alla fine, c’è la Hitler Card – il Baffetto era vegeteriano, aveva vietato la vivisezione e cercato di arginare il consumo di tabacco.

Himmler cercò di vietare la caccia, e pare che Hitler stesso tramasse per abolire la macellazione industriale.

Ma forse ancora più odiabile di Hitler, c’è l’amico che dice che la biosfera è in pericolo, ma ha l’auto; e se non ha l’auto, ha il riscaldamento acceso d’inverno; e se non accende nemmeno il riscaldamento, mangia carne; e se non mangia carne, comunque mangia…

A quel punto, non importa più alcun dato reale: la biosfera non sta morendo, perché Hitler, Stalin, Soros, gli Gnostici, l’attrice snob

Per chi è in buona fede…

…mi segnalano un bell’articolo dell’australiana Kari McGregor, che chiarisce bene la questione.

Che tonalità di verde sei?

di Kari McGregor

Parte 1: Lo spettro di un movimento

Il movimento per l’ambiente è stato quasi interamente sussunto dal movimento per il clima. Lo sottolineo non perché il clima non sia importante, ma perché non è l’unica cosa che lo è.

Temo che molte sfide importanti non vengano affrontate per mancanza di attenzione. E temo che le nostre tattiche si stiano restringendo, evitando l’azione diretta e favorendo il populismo. L’obiettivo di attirare l’attenzione e il sostegno del mainstream significa che dominano le tattiche pragmatiche, mentre andare al cuore delle questioni è visto come troppo radicale per il fascino popolare.

La tendenza emergente del movimento ambientalista è verso il centro della curva di Gauss, sia in termini di questioni affrontate, sia nei mezzi con cui vengono affrontate.

Man mano che il movimento attira risorse verso le organizzazioni e i programmi al centro della gaussiana, le estremità vengono congelate e le prospettive alternative si perdono. Prospettive più radicali, una volta comuni nel movimento ambientalista, sono ora accolte con disprezzo, e le visioni del mondo che le sostengono non sono prese in seria considerazione – invece sono spesso denigrate come estremiste. Siamo diventati un movimento di eco-pragmatici, una posizione molto lontana dalle nostre radici nell’ecocentrismo, dove la natura era considerata prima di tutto.

Questa transizione ha molto a che fare con l’emergere di diverse sfumature di verde nel movimento ambientalista mentre cresce, dando sfumature agli approcci dei vari gruppi, organizzazioni e iniziative che sono emerse per combattere le crisi ecologiche. Il verde non è più unificato, se mai lo è stato veramente. Tribù di Bright Green [verde brillante], Lite Green [verde chiaro], Deep Green [verde profondo] e Dark Green [verde scuro] si formano intorno a visioni del mondo divergenti, teorie del cambiamento e una gamma di tattiche accettate. Ogni tribù si contende l’attenzione per il suo messaggio in un mondo di cicli di notizie limitati nel tempo e di consumismo fabbricato, e compete per le risorse – in un pool finito di finanziamenti e volontari – necessarie per rendere buone le sue dichiarazioni di missione.

Con una competizione così intensa per risorse così limitate, l’immagine del marchio e il reclutamento diventano mezzi potenti per amplificare una prospettiva, e il movimento crolla verso il centro populista, dove viene applicata la maggior parte dei finanziamenti. I finanziamenti attuali favoriscono gli approcci Bright Green e Lite Green, per ovvie ragioni: non sfidano la saggezza ricevuta dell’imperativo della crescita economica o il delirio antropocentrico, e non sfidano le strutture di potere esistenti. Non è una sorpresa, quindi, che il movimento ambientalista sia stato, in larga misura, disarmato dal suo stesso successo mainstream.

Uno sguardo più attento alle varie sfumature di verde presenti nel movimento ambientalista di oggi è necessario se vogliamo identificare i punti di terreno comune su cui unirsi e collaborare, e le crepe che portano a rotture se non affrontate.

Verde brillante

La tribù dei Bright Green domina oggi il movimento ambientalista e, come tale, è la soluzione Bright Green che domina il discorso pubblico e politico. I tecno-ottimisti del verde brillante presentano la promessa di un futuro luminoso basato sull’ingegnosità umana e sulla nostra capacità di sfruttare la tecnologia, la politica e le forze del mercato per risolvere qualsiasi problema ambientale e soddisfare ogni nostro bisogno economico.

La Big Green Tech e i meccanismi di tariffazione del carbonio sono i pilastri della militanza Bright Green, con la stragrande maggioranza dei gruppi Bright Green, come 350, Greenpeace e il Sierra Club che proclamano il supporto per progetti di infrastrutture energetiche su larga scala come i parchi solari ed eolici e la magia della mano invisibile del mercato del carbonio – in alcuni casi mentre giocano in borsa o si impegnano nella speculazione di mercato (e non sempre vincono). Le petizioni, le proteste, le azioni di disinvestimento e le acrobazie di PR gradite ai media sono il modus operandi, con incursioni occasionali nella difesa politica.

Lite Green

La tribù Lite Green ha visto un lento e costante aumento di membri con il suo abbraccio del “consumismo verde”, un nuovo marchio attraente per incassare un mercato di nicchia. Una volta che il mondo degli affari ha capito il potenziale dell’eco-dollaro, sono arrivate le alternative eco-friendly. I Lite Green credono nel votare con i loro dollari, che il loro consumo etico aggiunge una goccia al secchio del cambiamento globale, e questo è nobile in sé e per sé.

Questi sono i guidatori di Prius, gente con pannelli solari sui tetti delle loro case di periferia ad alto consumo energetico, gente che si diletta con tutto ciò che è organico e rifugge la plastica monouso. Lite Green è una tonalità che non ha bisogno di organizzazione per brillare, ma è amplificata da eventi simbolici spensierati, come Earth Hour, e sfide basate sul consumo, come Plastic Free July.

Deep Green

I Verdi Profondi si sono guadagnati la reputazione di essere i nuovi radicali del movimento ambientalista per il loro impegno verso una profonda sostenibilità ecologica e per sradicare il nostro sistema distruttivo dalle radici. Per i Deep Green, l’ambiente è la linea di fondo, e la resistenza è protezione. Pensate a Deep Green Resistance, Earth First o Generation Alpha per quanto riguarda la sfida sistemica alla civiltà, e Sea Shepherd, per quanto riguarda la resistenza come protettore.

Anche se l’attuale panico indotto dai media corporativi sulle tattiche Deep Green è relativamente nuovo, Deep non è una nuova sfumatura di verde. Le tattiche Deep Green come il sabotaggio e i blocchi sono normali azioni di prima linea, e hanno salvato molte meraviglie naturali che le petizioni e i cartelli hanno semplicemente fatto rimbalzare. I Verdi profondi non mirano a ritoccare il sistema; mirano a minarlo, a distruggerlo e a facilitare la sua eventuale trasformazione.

Dark Green

La tribù dei Verdi scuri è un relativo nuovo arrivato tra le sfumature del verde, ed è più fortemente associata a iniziative come il Dark Mountain Project e la rete Transition Towns. I Verdi scuri basano il loro approccio al movimento ambientalista sulla realtà dei limiti della crescita e, in alcuni casi, sulla previsione del collasso della civiltà. Questioni come il picco del petrolio, la crescita della popolazione, l’agricoltura industriale e un’economia di crescita perpetua sono alla base della teoria e della pratica dei Verdi scuri.

Cercando di rimuovere la loro tacita conformità con i sistemi che perpetuano la nostra situazione, i Verdi scuri sono generalmente dei decrescisti che sono sfuggiti al tapis roulant nella misura del possibile, hanno spostato le loro vite fuori dalla rete nella misura del possibile, e stanno lavorando per costruire la resilienza e migliorare le loro competenze in preparazione degli shock previsti dai limiti della crescita per il nostro approvvigionamento energetico, l’economia e l’ambiente.

Prevengo i sospetti di voler distribuire etichette, con l’avvertenza che nessun individuo, gruppo, organizzazione o iniziativa può rientrare perfettamente in una scatola. Uno può adottare uno stile di vita Lite Green mentre sostiene soluzioni Bright Green; uno può impegnarsi in azioni dirette Deep Green mentre abbraccia la decrescita Dark Green; uno può sostenere soluzioni Bright Green usando tattiche Deep Green; uno può passare a un’impronta Dark Green attraverso un cambio Lite Green. E pochi individui rimangono in una categoria per tutto il loro attivismo, con molti Dark Green che sono ex Deep Green stanchi, e molti Deep Green che sono Bright Green radicalizzati, e molti Bright Green che sono Lite Green mobilitati.

Il mio viaggio disordinato attraverso le varie sfumature di verde le ha coperte tutte. Suppongo di essere stata cresciuta come un Verde Profondo, in tutta onestà, con la visione del mondo instillata in me che siamo solo un filo nella rete della vita e che dobbiamo camminare con leggerezza sulla terra. La mia famiglia si è assicurata che fossi ben informata sui rituali Lite Green del riciclaggio, della conservazione dell’acqua e del risparmio energetico, e ora sono un’ardente plasticofobica che fa la doccia con un secchio e va in giro a spegnere gli elettrodomestici al muro. Per un po’ di tempo ho tirato fuori i mantra politicamente attraenti dei tecno-ottimisti Bright Green – che possiamo avere la nostra torta e mangiarla; e poi ho imparato a conoscere il picco del petrolio e la capacità di carico, e i limiti della crescita – cose che avrebbero dovuto essere intuitive, ma che hanno richiesto una decostruzione dell’indottrinamento culturale per essere comprese.

Ora mi ritrovo con un piede in ciascuno dei campi Deep Green e Dark Green, con l’occasionale guizzo di indulgenza Lite Green. Ciò significa che il mio attivismo è Deep Green, il mio stile di vita è Dark Green per quanto ci riesco, e Lite Green scivola attraverso le crepe nei miei piani. Vi prego di perdonare i miei pregiudizi – ci sono stata, l’ho fatto e ho consumato le magliette.

Trovare un terreno comune

Nonostante le differenze tra le varie tonalità di verde, ci sono aree di terreno comune condivise tra le tribù.

I Verdi Luminosi e i Verdi Chiari favoriscono approcci populisti che hanno il potenziale di generare un’adesione di massa, mentre i Verdi Profondi e i Verdi Scuri si spingono al limite per far progredire il movimento ambientalista. Mentre le iniziative dei Bright Green e dei Light Green sono forti sulla messaggistica populista per le loro cause, sacrificando così la profondità e l’ampiezza, i messaggi più olistici dei Deep Greens e dei Dark Greens hanno un richiamo più limitato.

Dove i Verdi Luminosi e i Verdi Profondi hanno un terreno comune è la loro fiducia nell’azione collettiva, mentre molte azioni dei Verdi Leggeri e dei Verdi Scuri possono essere portate avanti da individui che agiscono da soli – è il loro impatto collettivo che raggiunge i risultati desiderati. Gli attivisti dei Verdi Luminosi prendono anche parte ad alcune azioni dirette tradizionalmente dei Verdi Profondi come i blocchi, dando un maggior grado di sostegno agli obiettivi del movimento.

Gli attivisti Deep Green sono spesso critici dell’approccio Lite Green al movimento ambientalista, tuttavia. La nozione che accorciare le nostre docce e cambiare le nostre lampadine porti ad un cambiamento incrementale si è consumata per i Deep Green, e la risposta fin troppo frequente è un fallimento nel raggiungere i potenziali alleati del campo Lite Green – che di solito sono all’inizio del loro viaggio ambientalista e potrebbero usare una guida esperta ed empatica, non la spalla fredda di chi sa tutto.

I decrescisti Dark Green, allo stesso modo, tendono ad essere critici nei confronti dell’attivismo dei Bright Green, mettendo in discussione il valore del loro lavoro alla luce dei limiti dei vincoli di crescita e delle conseguenze non intenzionali che rendono molte soluzioni Bright Green irrilevanti. Mentre i Dark Green hanno sicuramente buone ragioni, è un errore sacrificare le relazioni Bright Green – è solo collegandosi e comunicando attraverso la rete che realtà come i limiti della crescita possono permeare il movimento e incanalare le sue strategie in un quadro più realistico.

Nonostante le ovvie differenze in superficie, molti Dark Green hanno iniziato il loro viaggio come consumatori consapevoli Lite Green. Le scelte di consumo Lite Green possono illuminare il cammino verso una vita su un solo pianeta che porta a ulteriori domande su quale modo di vivere sia veramente sostenibile. La tana del coniglio va tanto lontano quanto ogni individuo è preparato ad andare quando si tratta di downshifting, e un pensatore Lite Green può trasformarsi abbastanza rapidamente in un Dark Green dati i vantaggi di una mente critica e l’accesso alle informazioni.

Gli attivisti Bright Green non sono un fenomeno a taglia unica, nonostante le frequenti apparizioni pubbliche in t-shirt abbinate. Molti Bright Green stanno con un piede nel campo del Deep Green, e cercano di intensificare l’azione Bright Green per essere più efficaci. Molti, tuttavia, sono critici del radicalismo dei Deep Green, e diffidano delle lunghezze che alcuni sono pronti a raggiungere per raggiungere i loro obiettivi, mentre i Deep Green sono spesso duramente critici dei parametri delle campagne degli attivisti professionalizzati, suggerendo che questi limitano la capacità del movimento di effettuare cambiamenti. La sfiducia l’uno verso l’altro che queste critiche generano emerge di tanto in tanto, e ha il potenziale di frammentare il movimento in assenza di comunicazione attraverso le terre di confine tra le sfumature, e la genuina intenzione di capire la prospettiva dell’altro.

E tutti sono cacciatori di ipocriti quando si tratta di Bright Greens o Deep Greens che non frenano i loro consumi in attesa della salvezza tecnologica o politica, o del collasso della civiltà industriale; o quando si tratta di Lite Greens o Dark Greens che vivono coccolati dal privilegio ignorando la loro responsabilità verso la loro comunità terrestre più ampia.

Attraverso le terre di confine

Una volta che le varie sfumature di verde all’interno del movimento ambientalista sono riconosciute, diventa possibile trovare aree di terreno comune da cui lavorare e sviluppare. Un pericolo per qualsiasi movimento è la sua potenziale frammentazione in fazioni una volta che raggiunge una certa dimensione – con le varie fazioni che competono invece di collaborare – e il potenziale emergere di una fazione dominante che annega le visioni del mondo, le teorie del cambiamento e le tattiche concorrenti. Attraverso questa intricata rete di visioni del mondo, teorie e pratiche, c’è la necessità di localizzare filoni di punti in comune che possono essere tessuti insieme in una strategia globale. Il nostro potere collettivo è sicuramente molto più grande della somma di tutte le nostre parti.

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Didattica a distanza, anno 1954

Mi segnalano questo testo di Asimov, scritto nel lontano 1954, e ambientato nell’ancora più lontano 2157.

Colpisce come Asimov sia stato modesto nelle sue previsioni: lui parla di 203 anni, ne sono passati appena 65 e il mondo è già molto più distopico di quanto lui potesse immaginare.

ISAAC ASIMOV
Chissà come si divertivano! (1954)

Margie lo scrisse perfino nel suo diario, quella sera. Sulla pagina che portava la data 17 maggio 2157, scrisse: “Oggi Tommy ha trovato un vero libro!”

Era un libro antichissimo. Il nonno di Margie aveva detto una volta che, quand’era bambino lui, suo nonno gli aveva detto che c’era stata un’epoca in cui tutte le storie e i racconti erano stampati su carta. Si voltavano le pagine, che erano gialle e fruscianti, ed era buffissimo leggere parole che se ne stavano ferme invece di muoversi, com’era previsto che facessero: su uno schermo, è logico.

E poi, quando si tornava alla pagina precedente, sopra c’erano le stesse parole che loro avevano già letto la prima volta – Mamma mia, che spreco – disse Tommy. – Quando uno è arrivato in fondo al libro, che cosa fa? Lo butta via, immagino.

Il nostro schermo televisivo deve avere avuto un milione di libri, sopra, ed è ancora buono per chissà quanti altri. Chi si sognerebbe di buttarlo via?

– Lo stesso vale per il mio – disse Margie. Aveva undici anni, lei, e non aveva visto tanti telelibri quanti ne aveva visti Tommy. Lui di anni ne aveva tredici. – Dove l’hai trovato? – gli domandò,– In casa. – Indicò lui senza guardare, perché era occupatissimo a leggere. – In solaio.
– Di cosa parla?
– Di scuola.
– Di scuola? – Il tono di Margie era sprezzante. – Cosa c’è da scrivere, sulla scuola? Io la scuola la odio.
Margie aveva sempre odiato la scuola, ma ora la odiava più che mai.

L’insegnante meccanico le aveva assegnato un test dopo l’altro di geografia, e lei aveva risposto sempre peggio, finché la madre aveva scosso la testa, avvilita, e aveva mandato a chiamare l’Ispettore della Contea. Era un omino tondo tondo, l’Ispettore, con una faccia rossa e uno scatolone di arnesi con fili e con quadranti.

Aveva sorriso a Margie e le aveva offerto una mela, poi aveva smontato l’insegnante in tanti pezzi. Margie aveva sperato che poi non sapesse più come rimetterli insieme, ma lui lo sapeva e, in
poco più di un’ora, l’insegnante era di nuovo tutto intero, largo, nero e brutto, con un grosso schermo sul quale erano illustrate tutte le lezioni e venivano scritte tutte le domande.

Ma non era quello il peggio. La cosa che Margie odiava soprattutto era la fessura dove lei doveva infilare i compiti e i testi compilati.

Le toccava scriverli in un codice perforato che le avevano fatto imparare quando aveva sei anni, e il maestro meccanico calcolava i voti a una velocità spaventosa.

L’ispettore aveva sorriso una volta finito il lavoro, e aveva accarezzato la testa di Margie. Alla mamma aveva detto: – Non è colpa della bambina, signora Jones.

Secondo me, il settore geografia era regolato male. Sa, sono inconvenienti che capitano, a volte. L’ho rallentato. Ora è su un livello medio per alunni di dieci anni.

Anzi, direi che l’andamento generale dei progressi della scolara sia piuttosto soddisfacente. – E aveva fatto un’altra carezza sulla testa a Margie.

Margie era delusa. Aveva sperato che si portassero via l’insegnante, per ripararlo in officina. Una volta s’erano tenuti quello di Tommy per circa un mese, perché il settore storia era andato completamente a pallino.

Così, disse a Tommy: – Ma come gli viene in mente, a uno, di scrivere un libro sulla scuola?

Tommy la squadrò con aria di superiorità. – Ma non è una scuola come la nostra, stupida! Questo è un tipo di scuola molto antico, come l’avevano centinaia e centinaia di anni fa. – Poi aggiunse altezzosamente, pronunciando la parola con cura.
– Secoli fa.
Margie era offesa. – Be’ io non so che specie di scuola avessero, tutto quel tempo fa. – Per un po’ continuò a sbirciare il libro, china sopra la spalla di lui, poi disse: – In ogni modo, avevano un maestro?
– Certo che avevano un maestro, ma non era un maestro regolare. Era un uomo.
– Un uomo? Come faceva un uomo a fare il maestro?
– Be’, spiegava le cose ai ragazzi e alle ragazze, dava da fare dei compiti a casa e faceva delle domande.
– Un uomo non è abbastanza in gamba.
– Sì che lo è. Mio papà ne sa quanto il mio maestro.
– Ma va’! Un uomo non può saperne quanto un maestro.
– Ne sa quasi quanto il maestro, ci scommetto.
Margie non era preparata a mettere in dubbio quell’affermazione. Disse. – Io non ce lo vorrei un estraneo in casa mia, a insegnarmi.
Tommy rise a più non posso. – Non sai proprio niente, Margie. Gli insegnanti non vivevano in casa. Avevano un edificio speciale e tutti i ragazzi andavano là.
– E imparavano tutti la stessa cosa?
– Certo, se avevano la stessa età.
– Ma la mia mamma dice che un insegnante dev’essere regolato perché si adatti alla mente di uno scolaro o di una scolara, e che ogni bambino deve essere istruito in modo diverso.
– Sì, però loro a quei tempi non facevano così. Se non ti va, fai a meno di leggere il libro.
– Non ho detto che non mi va, io – sì affrettò a precisare Margie. Certo che voleva leggere di quelle buffe scuole.
Non erano nemmeno a metà del libro quando la signora Jones chiamò: – Margie! A scuola!
Margie guardò in su. – Non ancora, mamma.
– Subito! – disse la signora Jones. – E sarà ora di scuola anche per Tommy, probabilmente.
Margie disse a Tommy: – Posso leggere ancora un po’ il libro con te, dopo la scuola?
– Vedremo – rispose lui con noncuranza. Si allontanò fischiettando, il vecchio libro polveroso stretto sotto il braccio.

Margie se ne andò in classe. L’aula era proprio accanto alla sua cameretta, e l’insegnante meccanico, già in funzione, la stava aspettando. Era in funzione sempre alla stessa ora, tutti i giorni tranne il sabato e la domenica, perché la mamma diceva che le bambine imparavano meglio se imparavano a orari regolari. Lo schermo era illuminato e stava dicendo – Oggi la lezione di aritmetica è sull’addizione delle frazioni proprie. Prego inserire il compito di ieri nell’apposita fessura.

Margie obbedì con un sospiro. Stava pensando alle vecchie scuole che c’erano quando il nonno di suo nonno era bambino. Ci andavano i ragazzi di tutto il vicinato, ridevano e vociavano nel cortile, sedevano insieme in classe, tornavano a casa insieme alla fine della giornata. Imparavano le stesse cose, così potevano darsi una mano a fare i compiti e parlare di quello che avevano da studiare. E i maestri erano persone…

L’insegnante meccanico stava facendo lampeggiare sullo schermo: – Quando addizioniamo le frazioni 1/2 + 1/4…

Margie stava pensando ai bambini di quei tempi, e a come dovevano amare la scuola. Chissà come si divertivano!, pensò.


Isaac Asimov, “Chissà come si divertivano!”, in Tutti i racconti, Arnoldo Mondadori, Milano, 1991
Titolo originale: Isaac Asimov , The Fun They Had!, in Magazine of Fantasy and S.F., 1954

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