Geografia

Sono alla Giudecca, a Venezia.

Un minimarket, in fila alla cassa, e io mite al mio posto.

Davanti a me c’è una donna di mezza età, con uno sguardo vivo che mi fa subito simpatia. Tiene in mano il suo unico acquisto, una lattina di birra.

Senza guardarmi, mi dà una manata e dice,

“Stai al posto tuo, straniero, che voi turisti non sapete nemmeno cosa sia una fila!

Qui siamo in Italia! E siamo gente civile, almeno si spera!”

Arriva il suo turno, lei mette la sua lattina sul nastro della cassa, io metto i miei panini dietro di lei, e lei li scansa con un’altra manata, in fondo al nastro.

“Qui siamo italiani, mica meridionali! Siamo gente nordica noi!

Siamo occidentali!”

La cassiera le dice,

“un euro e quindici!”

E la donna, con un bel sorriso, fa

“ecco ho questi spiccioli!”

La cassiera li conta, centesimo su centesimo, e fa,

“mancano venticinque centesimi!”

E la Siora Geografa fa,

“eh non li ho mica, qualcuno mi presta venticinque centesimi?”

In quel momento, il più grande desiderio della mia vita è di avere io quei centesimi, varrebbero più dei biglietti da cinque euro che accumulo…

Ma ci pensa un signore dietro di me, e così usciamo tutti felici.

La cassiera che incassa… la geografa che ha una birra con lo sconto… il donatore che ha fatto una buona azione… e io che ho una storia da raccontare, che è la storia di tutto quello che sta succedendo all’Europa.

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San Miniato, fuso in bronzo

Alcuni mesi fa vi parlai di una Bambina, di un Disertore, di una Poeta, e visto che c’ero anche di un Abate.

Leggetelo, e poi tornate qui…

Il Disertore, quello che si rifiutò di scaricare l’app il libellum, si chiamava Miniato. Che quando gli tagliarono la testa, se la mise sotto braccio, attraversò l’Arno e salì sul Monte, ed è bello pensare che il mondo si ricorda molto di più di lui, che dell’imperatore che lo fece uccidere.

Gabriel Akre è un giovane scultore statunitense innamorato di Firenze e dell’arte rinascimentale, alto e sorridente, che ho conosciuto perché girava con una statua in dimensione naturale, proprio del santo Miniato.

Sembrava di marmo, poi vedevi che l’artista la prendeva sottobraccio più o meno come Miniato prendeva la propria testa, e la caricava in macchina – era il modello in resina, da cui sognava un giorno di trarre una vera scultura in bronzo.

Quando il nostro commentatore Andrea Di Vita è venuto a Firenze a presentare la Vita di San Frediano al seminario arcivescovile, c’era anche il Decapitato alle nostre spalle; e siccome Gabriel non aveva doveva riportarlo, è rimasto – grazie, Don Filippo! – nell’ultima cappella a destra della Chiesa di San Frediano.

Gabriel ha parlato con l’Abate, e l’Abate ha deciso, per la festa del santo, di mettere la scultura (in bronzo!) nel Cimitero Monumentale delle Porte Sante, alle spalle della basilica di San Miniato – il camposanto dove nell’uguaglianza della morte riposano i buoni e i malvagi, che non spetta a noi giudicare.

Solo che la festa di San Miniato è il 25 ottobre, dietro l’angolo praticamente.

Per fare la statua, ci vuole una fonderia. E allora è intervenuta la Galleria Frilli, che è un luogo di meraviglia su Via de’ Fossi, dove da oltre un secolo e mezzo, si producono repliche classiche di statue in bronzo, marmo e pietra. Grazie a una rete di gente antica, che usa tecniche antiche.

Un giorno, la Zia Anna ci fece visitare la fonderia. E in quella fonderia, la statua di similmarmo che Gabriel si porta sotto braccio, diventerà in questi giorni bronzo, e purtroppo non potrò assistere alla trasformazione alchemica, perché certe cose hanno bisogno di invisibilità.

Intanto, godetevi la pagina che Gabriel ha dedicato all’evento.

Mentre noi pensiamo a un modo per organizzare qualcosa prima, per celebrare il dono. Vi faremo sapere!

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Corpo e sasso

There but for the grace of God, go I!

Ecco ciò che sarei io, se non fosse per la grazia di Dio... dove “grazia” sottintende il lancio di un santo dado, che a me è uscito bene e a te no.

Ci penso continuamente…

Oggi sull’autobus sale una famiglia.

Una mamma dalle pelle chiara, naso orientale se volete, vestita, direi da indiana…

Un figliolo maschio, sui dieci anni. Una figliola femmina, vestita anche lei “da indiana”, forse sugli otto.

E un altro figliolo maschio, diciamo sui sei, su una sedia a rotelle.

Aiuto il figliolo sano a farlo salire sul bus, la mamma mi ringrazia.

E faccio tutto il viaggio guardando la famiglia, facendo finta di non guardarla.

La mamma parla al telefono, e sembra persiano quello che parla, ma parla piano e non capisco le parole.

Un amico arabo che partì volontario per combattere a fianco di Saddam Hussein contro l’Iran, mi disse che quando ascoltava il richiamo alla preghiera dai minareti arabi, sentiva la lingua di Dio, ma quando ascoltava il richiamo dai minareti persiani, sentiva la lingua degli Angeli. E grazie a lui, mi sono innamorato del Farsì.

La bimbetta mi fissa e ha degli occhi incredibili, da پَری parī, che qualcuno sostiene sarebbe parente dell’inglese fairy.

Il figliolo sulla sedia a rotelle ha un bel viso normale, ma tutto il resto storto, e guarda altrove. E mi chiedo cosa sia quell’altrove che lui vede e io no.

E poi lo guardo, con i suoi forse sei anni di vita, che con la mano destra si stringe sui polmoni dove a volte io sento mancare il respiro.

E poi caccia un urlo terrificante di dolore, e penso agli incubi che ho avuto quando avevo il volto coperto da un cuscino, e mi vedevo schiacciare da esseri mostruosi.

La mamma lo guarda dolcissima, lo abbraccia, e penso a tutti gli anni di pazienza/patimento con cui deve aver fatto la guerra d’amore e di vita; e la piccola sorella dagli occhi di parì gli tocca il volto e lo accarezza. E penso che per lei l’impronta dell’infanzia sarà questa.

Scendo dal tram.

Proprio al ponte per arrivare in Oltrarno, c’è un ragazzo nerissimo… il tramonto è abbagliante e non lo vedo bene. Avrà l’età di mio figlio, cammina a piedi nudi, tra i capelli ha legato un vistoso filo rosso.

E mentre si mette in mezzo alla strada, bloccando il traffico, caccia urli incomprensibili. E io come tutti i passanti, facciamo finta di non vederlo e di non sentirlo.

Arrivo in Piazza del Carmine, sulla scalinata della chiesa di Simon Stock che a tutto rinunciò per vivere dentro il guscio di un albero,

vedo sdraiato un ragazzo, aria direi nordafricana.

Sta dormendo corpo contro sasso del Trecento. Non c’è cuscino, non c’è nulla.

Corpo e sasso.

Come quando ci seppelliranno.

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Piccola gente, un bambino, birre e un lessicografo. E molta paura.

Dopo mesi e mesi di insopportabile afa, che segnano l’esito finale di ciò che chiamiamo civiltà occidentale, ecco che scoppia un temporale altrettanto violento.

Siamo in Via de’ Bardi, e tra i profughi esaltati dalla bellezza dell’evento, un musulmano immagino pakistano mi sorride, e prova a dirmi, “tutto è nelle mani di Dio!”

In piazza, la mattina.

Sulle scalinate, i due tunisini che vedo da anni.

Anziani, con la lattina di birra presa al Conad.

Improvvisamente, appare un bambino, biondo. Li saluta, e si siede accanto a loro.

Ridono tutti, e il bambino inizia a raccontare loro storie.

E si vede qualcosa di gioioso nei volti.

Che è l’innocenza del bambino che non sa dove sia la Tunisia, ed è il babbo che c’è in ognuno di noi, anche quando la vita ci è andata male.

Mi guardo attorno, e vedo che il bambino non è accompagnato: non so da dove provenga.

Per un attimo il bravo cittadino in me si chiede se devo fare qualcosa. Salvare il bambino…

E poi mi rendo conto di due cose.

Innanzitutto, non ne so nulla.

E’ pieno giorno. Nessuno si è mai lamentato di quei due tunisini. E io, come i due tunisini, mille volte mi sono trovato a giocare e ridere e scambiare storie con bambini sconosciuti.

La seconda cosa, è pensare un attimo a ciò che potrei scatenare.

Il buon cittadino Miguel (mi perdoneranno di colpo di avere ben due nomi e due cognomi tutti stranieri) va a denunciare due Invasori Islamici, salvando miracolosamente un bambino biondo da un Sacrificio Umano. Potrei andare in televisione in un attimo, e diventare come quelli che accusavano i giudei di uccidere i figlioli. Magari mi fanno pure deputato.

Penso all’esistenza dei due tunisini di cui nessuno sa nulla, e se passano il giorno sulla scalinata a bere birre poco islamiche, dove passeranno le notti?

E io, se le sconvolte maree della mia vita, mi avessero portato dove stanno loro, non avrei piacere a sentire un bambino raccontarmi storie?

Stanno seduti sui gradini di una chiesa di un ordine che nasce su una collina in Palestina, e mi vengono in mente i famosi novantanove nomi di Dio che si dicono l’uno dopo l’altro sulla sibha, la madre islamica del rosario dei cristiani (ma aveva una nonna induista)…

C’è certo ٱلْعَزِيزُ il Potente, ٱلْقَهَّارُ Colui che Sempre Trionfa, ٱلْمُذِلُّ Colui che Abbassa gli Altri; ma c’è anche ٱللَّطِيفُ il Sottile, il Gentile, c’è ٱلْحَلِيمُ Colui che sa Trattenersi…

Il bambino se ne va, la paura finisce, e la birra anche, torneranno al Conad.

Stamattina incontro sulla scalinata di nuovo i due tunisini anziani. Accanto a loro ci sono quattro o cinque più giovani, sul cui futuro non scommetterei nulla. Perché al mondo, quelli che finiscono male molto presto, sono giovani, maschi, poveri, nel luogo sbagliato nel giro sbagliato al momento sbagliato.

Uno di loro mi guarda e mi sorride.

E gli sorrido, e gli chiedo, in arabo egiziano perché di tunisino non so nulla,

“ehi tu, da dove vieni?”

Qui baro, perché ho una pronuncia araba buona, ma un vocabolario limitato. Per cui della sua risposta, colgo solo che è tunisino.

Barando ancora, gli dico in egiziano,

“io vengo dal Messico!”

Vengo da ogni luogo del mondo, ma il Messico mi sembra quello giusto, in quel momento.

Gli si illuminano gli occhi, e mi racconta qualcosa di un calciatore messicano, di cui non so nulla.

E così gli auguro, ma’a al-salaamah, “con la pace”.

Vorrei spiegarvi meglio il concetto di “salaamah”, e quindi penso subito a cercare sul Lane Lexicon.

Edward William Lane era un aristocratico inglese che ebbe la fortuna di soffrire di tisi, per cui lo mandarono in Egitto.

Grazie alla sua incredibile curiosità e apertura mentale, non solo Lane ci ha regalato la maggior parte di quello che sappiamo oggi dell’Egitto prima proprio della conquista da parte dei suoi connazionali;

ma Lane è stato l’unico occidentale a mettere insieme tutte le fonti medievali che coglievano i segreti della lingua araba.

E coinvolse anche la sorella Sophia Lane Poole (ricordiamocene il nome), perché penetrasse tra i segreti del mondo femminile egiziano.

Lane, scovando tra tanti manoscritti antichi, trovò i legami tra le parole che davano il senso profondo di salaam, la pace, e islaam. S-l-m.

Che alla fine, non sono tanto diversi, da “salute/salve/salvezza“, o da “whole/holy/hail/health”.

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Dialog, o come si organizza chi conta

Una cosa che mi ha sempre affascinato è l’invisibilità scelta di certe persone. Come quando su certe ville immense a Firenze, mettono fuori un cartello per i lavori; e c’è il nome del proprietario. Lo vai a cercare nei motori di ricerca, e non trovi quasi nulla.

Stessa esperienza, facendo l’interprete, che a volte capita di mediare linguisticamente tra persone che trattano affari palesemente enormi.

Poi pensate all’enorme visibilità che hanno nei media piccoli tifosi estremisti e mezzi delinquenti e stravaganti più o meno innocui.

Scopro questo articolo su Megachip, ho approfittato subito della ““licenza d’uso gratuita non “in esclusiva” che non prevede acquisizione di copyright” che si trova in fondo. Mentre noi stiamo qui a parlare di risse, furtarelli e insulti sui social, quelli che contano si incontrano a Dialog, ma appena vengono avvistati – con enorme difficoltà – si sciolgono nelle nebbie, per non farsi vedere.

Qui potete approfondire i Dialog Files.

Bilderberg? È vecchia. Davos? È noiosa. Benvenuti a “Dialog”


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15 Agosto 2026 – 22.52


di Glauco Benigni.

Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati i Summit del Novecento, finiti dritti nell’archivio della nostalgia geopolitica. Oggi l’Élite che conta davvero, quella che non perde tempo con i comunicati stampa, che detiene le chiavi d’accesso sia al capitale finanziario sia ai codici dell’Intelligenza Artificiale e che decide se e quando fare le guerre, si riunisce altrove.

Benvenuti a Dialog, il forum segretissimo creato dal miliardario anarco-libertario Peter Thiel e dall’imprenditore dei dati Auren Hoffman, diventato a tutti gli effetti la nuova “Assemblea Segreta del Complesso Militare Tecnocratico” (come già spiegato nel mio recente libro “Webcracy”).

Mentre il mondo si arrostisce al sole metallico del Ferragosto 2026 o scivola distrattamente tra un videoclip e una news su un social e l’altro, dal 12 al 16 agosto i padroni dell’algoritmo, dell’energia e della finanza, più i generali della NATO e una pattuglia di politici occidentali di prima fascia, si erano dati appuntamento in Irlanda. Per l’esattezza nella lussuosa tenuta di Powerscourt, nel verde isolato della contea di Wicklow, a due passi da Dublino. Il piano originale era rigorosamente “top secret” fin quando un clamoroso incidente informatico ha trasformato il meeting riservatissimo nel caso mediatico e politico dell’anno.

Lo scoop del data-leak: quando l’élite della privacy rivela la password

C’è un’ironia sottile, ai limiti della poesia popolare, in tutta questa storia: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Stiamo parlando di una riunione ideata da Peter Thiel — il fondatore di Palantir, titano della sorveglianza di massa e della guerra digitale — in cui agli ospiti veniva chiesto di firmare accordi di riservatezza draconiani e di consegnare smartphone e tablet prima di sedersi al tavolo. Ebbene, questo tempio dell’inviolabilità informatica è crollato per colpa di un banale errore di configurazione: un database su Airtable (una specie di Excel evoluto) lasciato spalancato e liberamente accessibile online.

La falla è stata individuata e i dati rinvenuti sono stati resi pubblici dall’attivista informatica e hacker maia arson crimew. Maia è un personaggio: una donna trans nata in Svizzera, che usa esclusivamente le lettere minuscole quale gesto simbolico per rifiutare l’importanza attribuita al Nome Proprio, alla centralità dell’Ego e alla rappresentazione formale borghese/istituzionale. Divenuta famosa nel 2021 per aver reso nota la lista No-Fly del governo statunitense, l’attivista ha dichiarato di aver trovato l’accesso alle liste di Dialog partendo (ma guarda un po’) da una segnalazione anonima. Nel giro di poche ore, le inchieste investigative di testate come WIRED, Forbes e del quotidiano irlandese The Journal hanno svelato ciò che avrebbe dovuto rimanere sepolto sotto strati di Segreto di Stato: l’elenco completo dei 222 invitati, i dossier interni di profilazione e l’agenda dettagliata dei lavori. Che meraviglia!

I documenti rivelavano che Dialog gestisce persino un algoritmo interno per profilare gli ospiti: ogni partecipante veniva classificato in base a ricchezza, grado d’influenza politica e inclinazioni ideologiche per stabilire dove sedersi a tavola, con chi parlare e persino per offrire un bizzarro servizio interno di “ricerca di affinità”. A differenza di un normale convegno d’affari o di una conferenza geopolitica, i form di registrazione su Airtable chiedevano esplicitamente ai partecipanti di specificare dettagli personali e la propria disponibilità a partecipare a programmi di abbinamento sia erotici che politici, gestiti direttamente dall’organizzazione. Nel modulo di iscrizione ai partecipanti veniva chiesto se fossero “in cerca d’amore” e se volessero essere inseriti nei registri per single. Ma non solo: l’obiettivo era creare sinergie strategiche e ideologiche. Ad esempio, mettere allo stesso tavolo un politico in cerca di finanziamenti con un investitore della Silicon Valley sensibile alle stesse battaglie, oppure far incontrare il dirigente di una startup di droni militari con un generale della NATO interessato alle sue tecnologie. Semplice, no?

Non conferenze, ma “Azione Diretta”: il menù dei Padroni della guerra

Se a Davos ci si ammanta di retorica sul cambiamento climatico, a Dialog le maschere sarebbero cadute. Il format non prevedeva lezioni frontali o noiosi panel, ma piccoli tavoli di discussione da 8-12 persone guidati da un moderatore. Dalle schede emerse da Airtable, i temi in agenda a Dublino sembravano usciti direttamente da un romanzo distopico o meglio da un “manuale di sopravvivenza per oligarchi”. Ecco la lista…

“Navigating WW III” (Orientarsi nella Terza Guerra Mondiale): Una guida pratica per gestire i mercati e le infrastrutture mentre il pianeta brucia e i suoi abitanti scompaiono.

“Battlefield Technologies”: Come integrare l’Intelligenza Artificiale, i droni autonomi e la potenza di calcolo nei sistemi d’arma della NATO e dell’intelligence.

“Bring Back Nuclear”: Il rilancio del nucleare come unica fonte energetica in grado di soddisfare i mostruosi consumi di elettricità dei data center per l’AI.

“It’s Fun to Be in Charge”: Una disinvolta riflessione su come esercitare il potere autocratico e tecnocratico senza la seccatura dell’opposizione parlamentare.

“Build-a-Cult”: Una sessione su come costruire movimenti ideologici o para-religiosi digitali, moderata ironicamente dai fondatori di app di preghiera come Pray.com.

L’obiettivo dichiarato non era il dibattito accademico dunque, ma quella che nei documenti viene definita “Direct Action”: creare un canale direttissimo tra chi produce tecnologia militare e chi detiene i bilanci/budget di Difesa delle superpotenze.

I VIP presenti

Il parterre svelato dai file è una fotografia di gruppo di un certo Potere Occidentale. Tra gli invitati figuravano il generale Alexus Grynkewich (comandante supremo delle forze NATO); l’ex generale Stanley McChrystal e perfino attori hollywoodiani come Joseph Gordon-Levitt e Josh Brolin, arruolati nell’orbita tech per il loro peso mediatico. Tra i “politici” USA nel dossier “invitati” si rinvenivano: il Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent; il senatore repubblicano, Ted Cruz; l’ideologo della sinistra liberal, Ezra Klein; il senatore democratico, Cory Booker; il direttore dell’intelligence nazionale USA, Tulsi Gabbard; il deputato democratico, Jim Himes; l’ex segretario al Tesoro, Larry Summers e (come poteva mancare?) il genero di Trump, Jared Kushner. Tra le personalità saudite: la Principessa Reema bint Bandar Al-Saud, ambasciatrice in USA e il Principe Turki al-Faisal, ex capo dei servizi segreti sauditi (GIP) e storico ambasciatore a Londra e Washington. Tra i politici europei: Jens Spahn, membro del parlamento tedesco ed ex Ministro della Salute; Tom Tugendhat, deputato britannico del Partito Conservatore ed ex sottosegretario alla Sicurezza del Regno Unito; Matt Clifford, consigliere del Primo Ministro britannico per le strategie sull’Intelligenza Artificiale.

E l’Italia? Le location da sogno e i dossier riservati

In questo scacchiere euroatlantico/saudita, qual è la posizione dell’Italia? Negli elenchi trapelati non comparivano ministri di primo piano del nostro governo, ma la presenza del Belpaese era tutt’altro che marginale: rinvenibile su due livelli strategici.

Il primo è quello logistico ed estetico. Prima di approdare in Irlanda, uno dei vertici preliminari più esclusivi e blindati di Dialog si è tenuto in primavera a Venezia, nella cornice del San Clemente Palace, situato su un’isola privata della laguna tra la Giudecca e il Lido. L’Italia offre l’ambientazione perfetta per le élite che desiderano discutere di transumanesimo ed economia bellica circondate dal lusso e lontane da sguardi indiscreti.

Il secondo livello riguarda gli apparati d’intelligence e gli esperti di geopolitica. Nei documenti compaiono contatti e profili di accademici e diplomatici italiani afferenti alla NATO Defence College Foundation di Roma, interpellati in veste di consulenti su temi caldi come la sicurezza delle rotte marittime nel Mediterraneo e l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla guerra cibernetica. I dati confermano una tendenza precisa del club: l’assenza di esponenti della politica parlamentare italiana “di facciata”, a favore di figure inserite nei circuiti della finanza internazionale e degli apparati di analisi strategica legati all’asse NATO.

Una vittoria della Società Civile

Testate come The Journal, l’Irish Examiner e l’emittente nazionale RTÉ hanno confermato che la maxi-conferenza prevista nella tenuta di Powerscourt dal 12 al 16 agosto non si è tenuta nella forma e nella sede originarie. Già a inizio luglio, travolta dalle proteste della politica locale e degli attivisti dopo le rivelazioni di WIRED, la direzione del resort a 5 stelle ha diramato una nota ufficiale dichiarando annullata la prenotazione dell’organizzazione.

Negli ultimi giorni inoltre, quotidiani come l’Irish Examiner hanno ripreso la vicenda evidenziando il clima politico rovente generatosi in Dáil Éireann (il Parlamento irlandese). Deputati dell’opposizione (in particolare di Sinn Féin e del People Before Profit) hanno chiesto conto al governo delle misure di sicurezza e della presenza di esponenti NATO e contractor militari sul suolo irlandese, definendo la vicenda un insulto alla storica neutralità dell’Irlanda.

Gli analisti della stampa investigativa locale e internazionale concordano però su uno scenario: l’evento di massa da 222 persone a Powerscourt è stato annullato, ma la rete si è mossa nell’ombra. La stampa irlandese evidenzia come sia prassi consolidata per questo tipo di network non annullare mai del tutto i vertici, bensì frazionarli. Anziché la grande convention con 200 ospiti a Dublino, la cerchia ristretta (i fondatori Peter Thiel e Auren Hoffman con i delegati di massimo livello) si è quasi certamente riorganizzata in piccoli gruppi presso residenze private o location ancora più blindate e non tracciate.

Ecco perché i quotidiani irlandesi non stanno raccontando la “cronaca dell’inaugurazione”, ma la vittoria politica e mediatica che ha costretto il vertice della Silicon Valley a smantellare la sua sede ufficiale in Irlanda per rintanarsi in sessioni private ed estemporanee altrove.

Fra qualche giorno ne sapremo di più.

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Piccole cose buone

Io faccio una vita scissa in due.

Da una parte, cerco di fare tutto quello che posso nella polis in cui vivo, che è Firenze.

Dall’altra, vivo dentro quello che chiamano politica.

Dove i media mi riempiono le orecchie e gli occhi tutti i giorni, di chiacchiere su una Guerra tra Destra e Sinistra, dove ognuno di noi deve scegliere momento per momento chi temere, innanzitutto; e poi odiare e disprezzare.

Secondo i gusti… il Nemico, se arriva al potere, è pronto a riaprire le camere a gas, oppure a farci invadere dalle Orde Islamiche armate di scimitarre abortiste con sopra il simbolo delle transfemministe.

Ora, io mi guardo attorno, e vedo un mondo che non c’entra nulla con il novanta percento di quello su cui si impazzisce quando si parla di “politica”.

Da una parte vedo interessi spaventosi, prepotenti terrificanti, mercificatori di un’avidità senza limiti.

Gente che ha i pregi (creatività, energia) e i difetti (crudeltà, indifferenza agli altri, prontezza a mentire) di tutti noi umani, ma moltiplicati.

In media i Prepotenti se ne fregano di Islam, aborto, foibe, fascismo, trans-nei-cessi-delle-donne, crocifissi-nelle-aule, spacciatori-sotto-casa e tutte le altre piccole storie su cui noi ci accapigliamo.

Il problema è che i Prepotenti, a differenza di noi che seguiamo questo blog, sono capaci di pagare gli studi migliori di avvocati, e quindi di avere ragione davanti al giudice anche quando hanno torto davanti a Dio.

Ma siamo ancora “in democrazia“, per cui in teoria a decidere, non sarebbe questa banda di psicopatici, ma noi persone normali, e per essere più precisi, quelli che eleggiamo per rappresentarci.

Però per farsi eleggere, quelli che ci vogliono rappresentare – che chiameremo i politici devono convincere noi popolame a dare loro il nostro voto.

Noi abbiamo un sistema elettorale complicato, ma che la gente percepisce come maggioritario. L’elettore medio pensa che ci possano essere solo due concorrenti, il resto è uno spreco.

Tutti gli esseri viventi hanno innanzitutto paura. E quindi prima di dire, “cosa voglio”, si chiedono,

“come faccio a salvarmi dal predatore?”

E in un sistema percepito come maggioritario, se non vince quello che mi salva, vince quello che mi preda.

Quindi il Candidato deve dire soprattutto

“Vi salvo da quegli altri”.

E quindi “la politica” diventa una gara incessante per accusare l’altra parte di volere deliberatamente ogni male possibile. E si finisce così a idealizzare il Nemico, che crederebbe davvero – secondo le opposte retoriche – allo Strapotere dei Ricchi purché Ariani, oppure a Imporre la Shariah Woke.

Quelli che vengono eletti, da una parte o dall’altra, sono piccoli umani come noi, belli o spregevoli o così-così.

Una volta eletta, questa piccola umanità ogni giorno deve pensare a come non perdere voti verso l’altra parte. Cioè come recitare uno spettacolo in cui fanno finta di compiere miracoli, ma soprattutto in cui devono accusare gli altri di colpe surreali.

Questa piccola, variegata e fragile umanità dei “politici” quindi diventa il centro dello spettacolo, recita il ruolo di santi per una parte e di mostri per l’altra.

Ma deve sopravvivere in un sistema fatto da oltre 100.000 leggi e centinaia di migliaia di regolamenti di ogni sorta, che vincolano ogni loro azione; e che loro stessi non conoscono. Per non parlare di tutte le leggi non scritte, a tutti i rapporti di forza, a cui devono sottostare.

Per cui si rivolge ai Funzionari, che nessuno vede…

I Funzionari possono venire mandati via dai politici se osano raccontare loro la verità, e quindi hanno sempre paura; ma i Funzionari, a differenza dei politici eletti, sanno come stanno le cose.

I funzionari si dividono in due fondamentali categorie.

Quelli che dicono,

“non si può fare perché esistono i seguenti insormontabili ostacoli, la legge xxx, il regolamento yyy… ”

E hanno ragione, inutile arrabbiarsi.

Ma esistono anche quelli che dicono

“certo, esistono la legge xxx e il regolamento yyy, ma la decisione del Tar zzz stabilisce che si può fare!”

E allora, con i piccoli funzionari, con i piccoli politici, che tra mille compromessi sono costretti a fare il male, perché le forze sono soverchianti, si possono costruire, insieme, piccole cose buone.

La guerra nucleare che ci sterminerà tutti, non dipende da loro.

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Scambi interculturali

Stamattina, in piazza.

Un italiano abbastanza giovane, dall’aria losca, pieno di tatuaggi, in piedi.

Seduto davanti a lui, sul gradino d’ingresso di un portone, un marocchino dall’aria anche lui poco raccomandabile.

L’italiano tiene in mano una manciata di qualcosa, mi rendo conto che sono banconote.

E inizia a passare velocemente una banconota da cinquanta euro dopo l’altra al marocchino.

Attento a eventuali coltellate, passo dietro ai due, e capto le parole dell’italiano…

“…e poi c’è ancora da imbiancare tutto il salotto, e bisogna mettere le piastrelle alla cucina!”

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La politica spettacolare e quella reale

Una cosa che mi fa sempre effetto, è la differenza tra la politica spettacolare e quella reale.

Nel mondo spettacolare, ha rifatto recentemente irruzione il signor Vannacci. Più sei di “destra”, più ti piace e più ci speri; più sei di “sinistra” più lo odi e lo temi.

Un mese e mezzo fa è venuta fuori la storia reale dietro questa irruzione. O almeno un pezzo fondamentale della storia reale.

Non sono documenti segreti: c’è un articolo di Francesco Verderami sul Corriere, che racconta “il segreto di Pulcinella tra le fila del centrosinistra” condiviso con lui da vari dirigenti del Pd, in particolare Graziano Delrio. Un segreto di Pulcinella “perché da mesi il leader di Iv se ne vanta soprattutto con i compagni del Pd”.

La cosa affascinante è che questo articolo stesso è un segreto di Pulcinella. Se ne sta lì da un mese e mezzo sul più importante quotidiano d’Italia, e non ne parla nessuno: io stesso l’ho scoperto mentre buttavo via una copia fisica del quotidiano che avevo comprato tempo fa per tutt’altro motivo.

In breve, Matteo Renzi vuole farsi vedere bello con la Sinistra (PD ecc.), e quindi pensa, uno, come far vincere le elezioni alla Sinistra, e due, come far sì che il merito della vittoria sia suo.

E così si incontra con il suo amico, Roberto Vannacci. Perché dovete sapere che a quei livelli, sono tutti amici, non sono come i poliziotti che si prendono gli spintoni o i manifestanti che si prendono le manganellate.

E Renzi convince il suo amico Vannacci a mollare Salvini e mettersi in proprio.

“L’idea, a suo modo geniale, partiva da una constatazione numerica: il centrosinistra, precedenti alla mano, può ambire a raggiungere il 45% alle elezioni e dunque per battere il centrodestra deve far scendere le percentuali della coalizione sotto quella quota”.

Infatti, Vannacci è convincente perché fa il puro. Per restare puro, deve restare fuori dalla coalizione della Destra Venduta. E se resta fuori, la Sinistra vince senza dover fare nulla di interessante, anzi come Campo Largo contro la Decima Mas che Ritorna, può permettersi qualunque compromesso.

E se la Sinistra vince, il merito sarà di Renzi, che a quel punto potrà chiederle in cambio quel che vuole. Tipo l’affitto per 99 anni del Duomo di Firenze a una finanziaria saudita con sede nelle Isole Cayman. Un piccolo prezzo per non avere le Camicie Nere in Casa, no?

Lo so per esperienza, la Politica Reale è noiosa.

Meglio tornare a fare spettacolo, magari in costume:

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