Il mestiere più futuro del mondo

Si parlava in questi giorni di maternità surrogata, anche nota come utero in affitto.

In linea teorica, sarei contrario al concetto, ma la mia teoria vale poco di fronte alla realtà.

Infatti, è nostro dovere iniziare a pensare ai mestieri che permetteranno ai nostri figli di campare, in un mondo senza lavoro.

Qualcuno ha pensato che la soluzione si potesse trovare nel creare per legge l’Albero della Cuccagna, il cosiddetto reddito di cittadinanza, che dovrebbe permettere all’immensa maggioranza dei non lavoranti di vivere allo stesso livello dei quattro gatti di lavoranti, i quali manterrebbero tutti i lavoranti.

Passando a cose serie, vediamo quali potrebbero essere i mestieri reali nel futuro che ci aspetta.

Parliamo di gente normale, poi ci sarà sempre lo 0,1% che fanno i super-ricchi, l’1% che fanno i supertecnici per i super ricchi.

Ma qui ci interessano i figli di gente come quella può scrivere su questo blog, o leggerlo.

Nonostante i progressi della tecnologia, ci sono alcuni mestieri che richiedono ancora  capacità umane.

Pochissimi – come l’idraulico e la stiratrice – richiedono capacità tecniche.

Poi ci saranno, forse per un tempo molto lungo, alcuni mestieri che richiederanno il coraggio individuale di violare le leggi.

Diciamo, la vecchia figura del contrabbandiere, che si incarna attualmente in attività che vanno da quella dello scafista allo spacciatore di cocaina.

Il futuro  è difficile da prevedere, ma è un campo in cui le qualità umane – velocità di reazione, occhio attento, capacità di mentire e di ingannare, spirito di scommessa – sono ancora decisive.

Dove però le capacità umane sono ancora insostituibili è nel vasto campo della sessualità.

Un ricco disposto a comprare le scarpe fatte da un povero, non si trova da decenni; un ricco disposto a comprare la pizza portatagli a casa da un povero, si trova ancora, ma incombono i droni che gliela porteranno direttamente a domicilio.

Ma in campo sessuale, pur essendo stati fatti dei progressi notevoli negli ultimi anni, il prodotto umano pare sia sempre preferibile al robot.

Il numero dei ricchi sicuramente diminuirà, ma non la loro libidine, e quindi esistono ampie opportunità lavorative per chi ricco non è.

E’ evidente quindi che gli unici mestieri sicuri del futuro sono in rapporto con la sessualità, che copre campi che vanno dalla prostituzione all’utero in affitto.

Qui vediamo la scissione tra vita reale e scuola: lo Stato investe miliardi per educare i nostri figli a fare lavori che non potranno fare, mentre non destina nulla alla preparazione ai mestieri reali del futuro.

Vorremmo quindi fare una modesta proposta, perché lo Stato si impegni su due versanti.

Uno, dare una svolta professionale all’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole. Come non prendersi l’AIDS, lo si scopre anche su Youtube, mentre nessuno educa a un serio impegno lavorativo in questo campo.

Due, lanciare una campagna contro il doppio pericolo posto dalla monogamia.

Innanzitutto, se i ricchi praticheranno davvero la monogamia, i nostri figli, che ricchi non sono, saranno condannati alla morte per fame.

Se lo 0,1% pratica la monogamia, il 99,8% è praticamente condannato a morte.

Secondo, se i nostri figli poveri si accompagneranno ad altri poveri ossessionati dalla monogamia, quegli ossessionati impediranno ai nostri figli di sopravvivere.

L’Emergenza Monogamia va affrontata con la massima decisione.

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Il Maestro fiorentino

Il vivaio comunale è un ente dedicato a curare e custodire le piante ornamentali che decoreranno la città, secondo stagioni ed eventi.

Per arrivarci dovete prendere l’autobus 44 e scendere a Ugnano, che è oltre il Greve.

Alessandro non so bene che incarico abbia, diciamo che è il capo.

E ci affronta all’incirca così:

“Avevo quattro anni, che ho cominciato a innamorarmi delle piante.

All’epoca si ragionava da contadini, nel senso brutto della parola, anche se s’era di città, le famiglie volevano avere tutte il figliolo dottore, ma la mi’ nonna era una donna forte e mi ha sostenuto contro il babbo, e ho cominciato a lavorare da ragazzo nei vivai privati, mi son fatto un’esperienza, e qui ci sono arrivato da vecchio, che avevo già quarant’anni.

All0ra per essere giardiniere, dovevi essere anche muratore, e idraulico, e capirci com’era la terra, e dove passava il sole e mille altre cose.

Nessuno ti spiegava nulla con le parole, perché non servono.

Dovevi rubare coll’occhi, e non ti permettevan certo di toccare le piante: la prima cosa che dovevi imparare era a spazzare, e senza offesa per nessuno, ma credo che nessuno di voi sappia davvero come si spazza, non è una cosa semplice come vi immaginate.

Perché in tutte le cose, si sbaglia in un modo e si sbaglia pure a fa’ i’contrario.

E non è che noi si annaffiava le piante, noi si diceva, spillare, che l’è più preciso, perché devi imparare quando la pianta vole l’acqua e quando non la vole, e dove.

E così ho imparato cose che solo adesso stanno cominciando a capire anche gli scienziati, la gente come Stefano Mancuso, che senza volergli togliere nulla, le sapevamo da sempre noi che vivevamo con le piante.

La mi’ mamma faceva la custode della sezione femminile della scuola Mazzini, che l’avevano costruita sotto il fascismo per tener sotto controllo San Frediano, che l’era gente tremenda e non si faceva governare da nessuno, nemmeno mandandola a scuola. Che come sapete, quando il Poggi sbucaltò il centro di Firenze che l’era come una casba, cacciarono tanti in San Frediano, e li ghettizzarono.

Il mio babbo era ragazzino in bottega da un incisore, durante la guerra. che in San Frediano, s’era tutti artigiani.

Un giorno il maestro lo mandò con un pezzo fatto da lui in centro, solo che c’erano i tedeschi che facevano i rastrellamenti per mandare la gente a lavorare in Germania e non guardavano in faccia nessuno, e presero anche lui, solo che lui mangiò la foglia… in stazione mentre lo stavano per portare via con il fucile puntato, vide una porticina, e ci si infilò dentro, e dovete sapere che la stazione l’è tutta cava sotto, son magazzini su magazzini, e lui per du’ giorni si nascose lì dentro, e solo allora ebbe il coraggio di guardare fuori, e tornò dalla nonna, che vi immaginate come stava… il babbo non s’è mai ripreso da allora.

Quando andate al mercato, dovete sapere che la roba che comprate, la riempiono di pesticidi, di fitofarmaci, di concimi: tanti dei miei maestri oggi son sottoterra, perché mescolavan la roba con una mano, e mangiavano e fumavano con l’altra.

E oggi non è che ti buttano queste cose sopra le piante, che poi se ne van via, no, te le mettan direttamente nei tubi sottoterra che così la roba entra dentro le cellule delle piante, e lì non la togli più.

Stiamo distruggendo il mondo, non credo che abbiamo molto futuro davanti.

Io lo vedo ogni giorno quello che sta succedendo con il clima, come sta cambiando il tempo, e non penso che i nostri figli potranno cavarsela, ma le piante se la caveranno dopo che abbiamo distrutto il mondo, c’erano anche ai tempi di dinosauri che son morti come sappiamo, scomparireremo anche noi, ma le piante resteranno.

Mercoledì metteremo codeste piante dentro al Duomo per la Pasqua, e faremo anche la fioristica, che è quello che si fa con i fiori recisi, se volete vedere, entrate dalla porta a lato del Duomo e se qualcuno vi chiede cosa state facendo, dite che volete pregare anche se non ci ci credete, così non pagate il biglietto.

La fioristica l’è tutta un’arte, che quando la facciamo, al Comune ci dicono, “ma questo è un lavoro che non è previsto nel contratto”, ma noi lo facciamo lo stesso, perché se non lo facciamo, ci sentiamo male.”

Interviene una donna di mezza età, e dice, “anche per me è così, io lavoro per una cooperativa, facciamo le educatrici, ci pagano settecento euro al mese e a giugno tutti a casa! E c’è chi se ne frega, ma io non posso, sto male anch’io se non faccio quello che so fare!”

E Alessandro riprende:

“Sapete, noi giardinieri siamo l’ultimo pezzo operativo di tutto il Comune di Firenze, l’ultimo che non è appaltato a cooperative che trovano solo extracomunitari.

Nel 1985, qui eravamo in quaranta, adesso siamo in sette. E nel 2023, l’ultimo di noi andrà in pensione, e non ci sarà più nulla qui.

Ma dovete sapere che le piante non sono come gli esseri umani, che quando la morte si avvicina si rassegnano.

Guardate codesta pianta, che l’è qui dagli anni Sessanta, ed è vecchia… le piante, quando stanno per morire, fioriscano un’ultima volta, e noi dobbiamo fare così!

Noi esseri umani siamo fatti così, che a stare con le piante e con gli animali, diventiamo sereni, non c’è bisogna di saperne nulla di yoga, basta toccarle, guardarle, forse l’è il colore, basta staccarsi, respirare…”

Ecco, questo è Firenze.

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Il primo fischio

Il primo fischio l’ho sentito stamattina, ancora prima che sorgesse il sole.

I delfini d’aria sono arrivati. Guardo i vecchi post su questo blog: l’anno scorso, come ho raccontato, sono arrivati il 10 di aprile, oggi è il 13.

I loro nidi sono salvi.

 

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Lassa u munnu com’è

La mia educazione artistica parte da un’ignoranza radicale, e proprio per questo me la godo di più.

Oggi, una professoressa in pensione ci raccontava del Cenacolo di Andrea del Sarto, a San Salvi dove una volta ci stavano i matti.

In alto, nella volta dell’arco, la Trinità.

Se la guardate attentamente, questa immagine vi dirà molto su duemila dimenticatissimi anni di conflitti sull’idolatria e sulla natura del divino; e anche su quanto vi sia di rimosso in quella viscosa materia che si chiama insegnamento della religione cattolica (IRC).

Sotto la Trinità, c’è uno squarcio di cielo fiorentino; e un giovane che chiama un altro a guardare ciò che sta succedendo sotto – pare che quello a sinistra sia Andrea del Sarto, l’altro il Pontormo.

Il Vasari ci dice che Andrea del Sarto

“fu d’animo basso nelle azzioni della vita, cercando contentarsi, piacendoli il comerzio delle donne”

e la nostra amica ci spiega, che non volle mai mettersi in mostra, e rinunciò anche al successo presso la corte del re di Francia, pur di tornare presso la moglie.

E mi colpisce il volto giovane, il cappellino, la camicia arancione: sono cose così lontane dal rigore dell’Uomo d’Acciaio, dall’Otto/Novecento, che nella loro scioltezza e rilassatezza, hanno qualcosa di contemporaneo.

Andrea del Sarto allora aveva quarant’anni, e sarebbe morto un paio di anni dopo, colto dalla peste. E questo fa riflettere sulla giovinezza di quei tempi: Giovanni Pico della Mirandola, dopo aver sconvolto il mondo, morì avvelenato a trentun anni.

Direttamente sotto la Trinità e il pittore, Gesù siede al centro della tavolata,con accanto Giuda e Giovanni.

e sotto ancora – perché i cenacoli sono sempre in alto – la sedia dove si sedeva l’abate, nel refettorio, e così ogni pasto ripeto il pasto archetipico.

Gesù si trova stretto tra Giuda, alla nostra sinistra, e Giovanni, alla nostra destra.

E qui Andrea del Sarto introduce un dettaglio del tutto originale.

I pittori cristiani si trovano a cercare di capire come Giovanni potesse chinarsi sul petto di Gesù, standosene seduto a una bella tavolata europea. Non sarebbe stato difficile, se avessero saputo che in Oriente, ci si siede in cerchio attorno a un unico piattone, su di un tappeto,  come l’Imam Khomeini e Yasser Arafat qualche decennio fa:

Andrea del Sarto decide di non affrontare il dilemma insolubile, e ci presenta invece un Giovanni straordinariamente irato, pronto a esplodere contro il traditore: si vede anche il suo piede, sotto il tavolo, lanciato a punire il sospetto.

E allora Gesù fa un gesto, non previsto nei Vangeli.

Che mi sembra meraviglioso, perché c’è tutta l’ineluttabilità della storia, la furia inutile dell’umanità, la vanità della violenza.

Non ti dirò chi mi tradirà, non servirebbe a nulla.

E per questo, ti fermo la mano.

Mi viene in mente un giorno, nelle campagne vicino a Siracusa, che c’era un pastore che faceva la ricotta.

Che è una faccenda lunga e complessa; e un uomo di città cercò di aiutarlo.

Allora il pastore gli disse,

“lassa u munnu com’è.”

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Picco d’Algeria

Tutto preso dal mio microcosmo fiorentino, trovo utile pensare un po’ più in grande.

L’Algeria è al 90% deserto.

Il resto è stato coltivato per secoli con metodi tradizionali che rendevano poco, ma conservavano il suolo e i boschi.

L’arrivo degli europei nell’Ottocento ha portato alla distruzione dei boschi e all’erosione del suolo; e oggi il deserto avanza implacabile verso nord.

Però ci sono gas e petrolio, che sono la base degli introiti dello Stato.

Con questi introiti, lo Stato concede la preziosa valuta estera a una clientela di “imprenditori”, cioè di importatori che poi investono i loro guadagni all’estero; e mantiene il bastone – esercito e polizia – e la carota: istruzione e cure mediche gratuite, sovvenzioni ai prezzi dei carburanti e del cibo.

Qualche anno fa, una bottiglia di acqua minerale costava il doppio di un litro di benzina, e l’acqua minerale – con il contorno relativo di bottigliette di plastica – è un bene primario in un paese in cui molti diffidano della qualità dell’acqua che esce dal rubinetto.

La popolazione però è aumentata in mezzo secolo da 10 milioni di abitanti a oltre 40 milioni.

Contemporaneamente, la produttività dei pozzi di petrolio è calata, ed è previsto il loro esaurimento definitivo entro una trentina di anni. Non è dietro l’angolo, ma la strada è quella.

Contemporaneamente, i prezzi del petrolio sul mercato sono calati: il meno che si estrae, si vende ancora a meno.

Nel deserto, sono state scoperte immense riserve di gas di scisto, che si possono estrarre con la tecnica del fracking. 

Ma il ritorno sull’investimento energetico è talmento basso da renderlo quasi invendibile, e si rischia l‘avvelenamento irreversibile dell’immenso lago sotterraneo che si estende fino in Libia e Tunisia. Ciò ha portato tra l’altro all‘opposizione decisa degli abitanti delle cittadine del Sahara.

Insomma è una questione quasi matematica: aumenta la popolazione, cala l’afflusso di energia.

La gente che si trova a pagare il divario cerca di far pagare il prezzo al governo, che inevitabilmente crolla.

Per ora, il cambiamento in Algeria è avvenuto pacificamente e apparentemente senza interventi esterni.

Ma ci permettiamo di dubitare che un nuovo governo sia in grado di affrontare il meccanismo che incombe sull’Algeria.

E sono oltre quaranta milioni di persone alle porte dell’Europa.

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La simbiosi conflittuale

Matteo Salvini, che è semplicemente un ministro che rappresenta il partito di minoranza all’interno della coalizione di governo, è assurto in questi mesi a una fama notevole.

Qui si sostiene la tesi che dietro la sua ascesa, ci sia un meccanismo irresistibile, che vale la pena di analizzare perché ci rivela diversi elementi fondamentali dell’antropologia contemporanea.

Alcuni giorni fa, si è tenuto a Verona qualcosa che gli organizzatori chiamano “Congresso mondiale delle famiglie“, per parlare di cose come “i diritti dei bambini”, una misteriosa “ecologia umana integrale” e la “bellezza del matrimonio”.

Presumiamo che ciò significhi anche parlare male di matrimoni strani, ma non lo sapremo mai perché noi, come la quasi totalità della popolazione italiana, non sapevamo che ci fosse il convegno, e lo se avessimo saputo, avremmo avuto cose più interessanti da fare.

I relatori più importanti erano il presidente della Repubblica Moldava (non sapete come si chiama?), il Patriarca della Chiesa Siro-cattolica, la ministra ombra per lo sviluppo sociale dell’Uganda e una signora che si dichiara presidente della Foundation for African Cultural Heritage (da una rapida occhiata, una sorta di incubo per leghisti, visto che promuove la “cultura pro-vita” nella già popolosa Nigeria).

Insomma, uno di quei convegni di cui si accorgono soltanto le donne delle pulizie che devono rimettere apposto le mattina dopo.

Solo che tra i relatori c’era anche Matteo Salvini, che si è tirato dietro i suoi, ossia il ministro della pubblica istruzione e quello della “famiglia e disabilità” (due concetti che evidentemente vanno insieme).

Su queste presenze “istituzionali” è più che lecito polemizzare, come dall’altra parte si polemizza quando altre “istituzioni” concedono il patrocinio al Gay Pride. Per cui, direte che Salvini la polemica se l’è cercata, ed è proprio qui il punto.

Non si capisce cosa c’entrasse il Ministro degli Interni, oltretutto legalmente scapolo, con la “bellezza del matrimonio”, ma la cosa importante è che ovunque vada, lui sa che lo segue una folla di estasiati disammiratori, pronti a farne il centro del mondo.

Se lo sognano pure la notte, pare:

Ora, guardate questa immagine:

Il sito di Repubblica spiega che si tratta dell’opera di un artista di strada lucchese, che dipinge sotto lo pseudonimo Random Guy, e raffigura Salvini e il ministro Fontana come famiglia omosessuale.

L’opera è sicuramente divertente, ma dà anche da pensare.

Intanto, non si trova a Verona, bensì a Lucca. Tutta l’Italia ormai partecipa al non evento di Verona, semplicemente perché è stato contestato dagli avversari di Salvini.

E per lo stesso motivo (e cento altri analoghi), tutti sanno chi è Salvini.

Da una parte, il murale presenta Salvini proprio come si presenta lui stesso, moltiplicandone ancora l’immagine.

Dall’altra, usa Salvini per alimentare una causa contraria, quella delle cosiddette famiglie arcobaleno.

Non so bene come si definisca in etologia, ma siamo di fronte a un fenomeno di simbiosi conflittuale: senza i contestatori, il convegno di Verona sarebbe stato come l’enorme maggioranza di convegni perfettamente inutili che si fanno ogni giorno in Italia, e il movimento “pro-matrimonio” sarebbe rimasto nell’invisibilità.

Ma anche l’agenda dei contestatori ha acquisito visibilità solo nello scontro.

Un gioco in cui tutti gli attori – sconosciuti cattofamilisti, marginali militanti gay, un ministro narcisista, un artista di strada e media amplificatori – hanno da guadagnare, e quindi sono in realtà simbionti.

Il grande  pubblico non si ricorderà il nome di alcun politico del fu Partito della Rifondazione Comunista, tranne Luxuria. A prescindere da qualunque merito che potesse avere, Luxuria è diventata famosa perché era la prova vivente che i comunisti, e di riflesso tutti quelli di sinistra, erano checche

Che non sarà un argomento molto logico, ma è efficace. E siccome la fama di Luxuria dipende esclusivamente da questo suo contributo alla polemica di Destra, Luxuria ha fatto di tutto per alimentarla.

Ma i contendenti non ci sarebbero mai riusciti, senza l’aiuto dei media, che hanno sempre fame di due elementi: il bizzarro e la rissa.

Il bizzarro lo forniva il fatto che Luxuria fosse transessuale, una cosa statisticamente assai rara, relativamente nuova e che smuove un mondo oscuro e confuso di curiosità, paura, retaggi culturali e altro.

La rissa la fornisce il fatto che con un po’ di fortuna si riesce ad arrivare allo scambio di insulti in diretta.

In teoria, garantiti questi due elementi, si potrebbe spaccare il paese in uno scontro tra qualunque due elementi. Ad esempio, una contesa di terrapiattisti contro terracubisti potrebbero far dimenticare completamente Salvini.

Qui però subentra un altro elemento: l‘inerzia culturale. Almeno uno dei due elementi deve essere antico, radicato, sicuro, non deve essere necessario spiegarlo.

Luxuria sarà strana come i terrapiattisti, ma dall’altra parte ci sono convinzioni radicate, come quelle che dicono che gli uomini hanno il pisello e le donne no, che è un concetto facile da capire, e in qualche modo fa parte di noi dall’asilo nido in su.

L’inerzia culturale può giovare però anche all’altra parte.

Nel suo capolavoro, Them. Adventures With Extremists, Jon Ronson racconta della visita di David Icke a Vancouver, dove doveva tenere una conferenza per la minuscola cerchia dei suoi ammiratori locali.

David Icke è un ex-calciatore inglese convinto che alcuni politici siano in realtà lucertole giganti travestite da esseri umani: in particolare ritiene che lo sia la regina d’Inghilterra, per cui si impegna in un’instancabile campagna per l’abolizione della monarchia.

La conferenza di Icke sarebbe passata del tutto inosservata, se gli antifascisti – non i monarchici – locali non avessero deciso di fargli la guerra.

La motivazione è un elegante esempio di come si riporta l’ignoto al noto: una piccola parte dei potenti con cui se la prende Icke sono di origine ebraica, quindi Icke odia in segreto tutti gli ebrei ma usa un “termine in codice” per parlarne, quindi Icke è un razzista antisemita e gli antifascisti gli devono impedire di parlare.

E’ lo stesso meccanismo con cui certi polemisti cattolici riportano l’ignoto della modernità (che so, l’utero in affitto) al confortante noto degli “antichi gnostici”.

Jon Ronson, ebreo lui stesso, si è divertito un mondo, cercando invano di convincere gli antifa canadesi che Icke odia proprio le lucertole.

Come nel caso di Luxuria, in quello di Icke una novità bizzarra viene contrapposta a un’antica certezza, ma a parti invertite.

Fatto sta che ci hanno guadagnato quasi tutti: Icke, i suoi ammiratori, gli antifascisti, Jon Ronson e io che ho letto con entusiasmo il suo libro.

La regina d’Inghilterra, non saprei.

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dopo il PICCO SI PRECIPITA

Sono giorni di lavoro molto intenso, per cui ho poco tempo da dedicare al blog.

Stamattina vado sul sito ilmeteo.it, con la scusa di vedere come sarà la giornata, in realtà per godermi le meravigliose creazioni del mio Titolista Preferito.

Oggi leggo ben due capolavori dell’Anonimo, che non delude mai:

sarà una SETTIMANA da INCUBO, da Martedì scende il POLO NORD, pioggia e NEVE

TEMPERATURE SHOCK! IMMINENTE CROLLO TOTALE, dopo il PICCO si PRECIPITA

Poi vado su Repubblica. Lì sono molto meno bravi a scrivere, ma hanno più materiale a disposizione:

verona
Fan di Salvini mostra alla poliziotta il fondoschiena E fa il saluto romano

Siccome il “video è diventato virale”, il ministro degli interni molla il barattolo di Nutella, smette di farsi i selfie e prende il telefonino per chiamare in persona la poliziotta in questione.

Viene premiato anche lui con un Titolo:

Salvini chiama la poliziotta offesa da un suo fan a Verona: “Gli agenti si rispettano”

Il video dell’insulto è diventato virale. Il ministro: “Le forze dell’ordine non devono essere sfiorate”

A Verona non hanno capito ancora che chi porta la pistola, non si tocca nemmeno con un fiore. Tutt’altra aria a Taranto, dove le donne che hanno fatto della guerra un mestiere si celebrano con i picchetti d’onore:

Picchetto per Rosa Maria e Lorella: la prima unione civile tra due militari della Marina

Tenente di vascello l’una e sottufficiale l’altra, si sono sposate in divisa

Di “Rosa Maria” e “Lorella” ignoriamo i cognomi, proprio come succede con “suor Cristina”, e questo ci dà un’interessante idea del ruolo delle suore nell’immaginario italico:

LO SHOW
Per suor Cristina ‘Ballando con le stelle’ è un mondo meraviglioso

E poi:

“Forte dei Marmi
Arriva Brooke di Beautiful e indossa il bikini-gioiello da 100mila euro

Sempre dai titoli, scopriamo che Zuckerberg ha arruolato un nuovo lavoratore volontario:

“La vendetta un piatto freddo, più freddo e più si gusta”. Con queste parole, Filippo Marraro, 51 anni, si preparava ad uccidere la moglie Loredana Calì, 40 anni, dalla quale si stava separando. Parole scritte sul suo profilo Facebook dove, già prima del delitto, si definiva “vedovo”.

Visto che non lavoro per Zuckerberg, non so quanti Like abbia guadagnato così il signor Marraro.

Ma ci sono questioni molto più importanti:

“Luxuria contro Irama: ”Fare a pugni con un trans’ strofa vergognosa, canzone va boicottata”

Nell’ultimo brano del cantante, “Stanotte”, c’è il verso “fare a pugni con quel trans”. Secondo Luxuria è un incitamento alla violenza, e dunque la canzone di Irama va boicottata.”

Questa volta sono apposto con la coscienza, già boicotto il signor Irama, visto che non ho la minima idea di chi sia e non voglio saperlo.

E persino se Luxuria gli fa pubblicità gratuitamente, non intendo perdere tempo per saperne di più.

 

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Mannamo i posmoderni sull’arbero de cocco!

Sul postmodernismo, che va tanto di moda adesso, in particolare negli Stati Uniti.

Uno, ho letto poco di Foucault, che tutti i postmoderni esaltano come il loro profeta.

Due, quel poco che ho letto mi è sembrato scritto in un italiano chiaro: dico italiano, perché l’ho letto in italiano. Derrida e altra gentaglia, non si capisce nemmeno se tradotto in Nahua, e la colpa è loro.

Tre, Foucault mi è sembrato uno storico, che ci capiva davvero e che ha detto cose che ho trovato condivisibili.

Quattro, postmodernismo dovrebbe significare una cosa semplice: ritenere che la Modernità, lo Sviluppo, la Crescita, l’Ottantanove e il Risorgimento e il Progresso e la Democrazia siano potenzialmente il punto più basso e catastrofico della breve storia umana, che rischiano per la prima volta nella storia miliardennaria del pianeta di annientare la biosfera…

senza per questo che dobbiamo per forza accettare le encicliche antimoderniste di Leone XIII.

Cinque. Se ho ben capito (ma non voglio perderci troppo tempo) queste intuizioni sono state scippate, per dire che tutte le relazioni umani siano sempre e solo atti di violenza, perché l’intera storia umana è un’unica gigantesca MICROAGGRESSIONE.

Per riassumere il concetto in modo che sia chiaro a tutti, la religione, la scienza, la letteratura, la matematica, la fisica e l’astronomia, la medicina, la poesia sono un unico immenso insulto personale contro lesbiche nere americane ciccione transessuali e dislessiche.

Ma se da quando esiste la specie umana, ogni rapporto tra membri della nostra genìa è stato un insulto, e magari anche uno stupro e una prevaricazione…

La scienza dice che se dopo aver ripetuto, diciamo, mille volte un esperimento, e quell’esperimento ha dato sempre lo stesso identico risultato, bene, esiste un’alta probabilità che:

noi siamo una specie dedicata intrinsecamente, unicamente alla VIOLENZA.

E quindi, con tutto rispetto per Foucault, mi sembra che i neopostmdernisti dovrebbero avere un’unica parola d’ordine: viva le micro, le meso e le macroaggressioni!

Ma Trilussa aveva già capito tutto, ottant’anni fa:

LA FINE DER FILOSOFO

Appena entrò ne la foresta vergine
er Professore de filosofia,
tutte le scimmie scesero dall’arberi
co’ l’intenzione de cacciallo via.

Ma l’Omo disse: — No, nun è possibbile
che torni a fa’ er filosofo davero
in una società piena de trappole
dove l’Azzione buggera er Pensiero.

Oggi, quelo che conta so’ li muscoli:
co’ la raggione nun se fa un bajocco…
Mejo le scimmie! — e er povero filosofo
s’arampicò su un arbero de cocco.

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