Una scusa per farvi venire in Oltrarno

Nel nostro lavoro segreto per incrementare il turismo verso Firenze, pubblichiamo qui questo testo che non sarà forse facile da capire al di fuori del nostro piccolo mondo.

Ma potrà servire forse a incastrare qualche incauto lettore a fare un giro a Firenze a godersi una lunga passeggiata in Oltrarno, magari sotto la pioggia, assieme a persone che si dichiarano goliardiche, becere e ignoranti…

Promettiamo a Moi incontri ravvicinati con i Calcianti Bianchi.

L’Associazione Amici del Nidiaci in Oltrarno Onlus aderisce alla manifestazione organizzata per il 10 gennaio dagli abitanti di San Frediano e Santo Spirito per l’area Bartlett-Nidiaci.

La società Amore & Psiche Holding ha riproposto sostanzialmente quanto proposto nel 2011, con la differenza che adesso non chiede più il cancello di Via d’Ardiglione e offre qualche euro in più.

La proposta del 2011 fu respinta unanimamente dal quartiere e dopo si è scoperto che tutta l’area (e non solo ludoteca e giardino) fu comprata e destinata alla popolazione di San Frediano dalla Croce Rossa Americana. Con l’ADUC e il Comitato Oltrarno Futuro, abbiamo presentato ampia documentazione legale in grado di offrire una buona possibilità di rivendicare tutta l’area come bene pubblico.

Oggi, l’Amministrazione Comunale aggiunge alla proposta del 2011, l’offerta da parte sua di utilizzare la somma che il privato mette a disposizione (piccola in rispetto agli interessi in ballo) per costruire un ulteriore edificio dentro uno dei pochissimi spazi verdi di San Frediano.

Mentre verrebbe chiusa l’ottima ludoteca di Via Maffia.

In compenso, si concederebbe al costruttore di utilizzare liberamente il resto di ciò che fu donato al pubblico nel 1920 (compresa la trasformazione di buona parte del giardino dei bambini del rione in parcheggio privato).

Questo dovrebbe essere un ammonimento a chiunque pensi di donare alle istituzioni pubbliche un palazzo, un appartamento o anche un libro.

Si ottiene per i genitori della Torrigiani una ludoteca più vicina a scuola, ma la nostra Associazione è nata con uno scopo ben diverso: quello di mantenere vivo il tessuto popolare del rione e di salvaguardare beni e spazi pubblici, come specifica il nostro statuto.

Nel futuro prossimo, si deciderà l’accordo tra Amministrazione Comunale e privato.

Abbiamo sentito molte proposte, che vanno dalla riacquisizione per via legale di tutta l’area all’esproprio di giardino e ludoteca a un accordo che comunque ceda la maggior parte del giardino ai cittadini, senza che vi si costruiscano nuovi edifici.

Ma su una cosa concorda unanime il quartiere: l’Amministrazione Comunale ha tutte le armi in mano per ottenere molto di più di ciò che per diritto e storia è suo e di tutti noi.

Nota: eventuali adesioni individuali o collettive alla manifestazione possono essere segnalate a giardinonidiaci@gmail.com, provvederemo a renderle pubbliche.

Associazione Amici del Nidiaci in Oltrarno Onlus

http://www.nidiaci.com

tel. 349-1575238

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10 gennaio San Frediano e Santo Spirito in piazza

Ormai anche se abitate all’altro capo del paese, o magari in Lussemburgo, conoscete la vicenda del Nidiaci, lo spazio in San Frediano che per cent’anni è stato pubblico e oggi è stato preso in mano da una società specializzata in speculazione immobiliare.

Ricordando sempre che Firenze è la nuova capitale d’Italia, che la parte viva di Firenze ormai è solo l’Oltrarno e che il Nidiaci è il cuore vivo dell’Oltrarno…

La vicenda è arrivata a un momento decisivo: la gente dell’Oltrarno, scavando tra gli archivi, ha scoperto che il titolo di proprietà di cui gli speculatori (in senso tecnico, non ci sogneremmo mai di parlarne male…) si vantano è giuridicamente assai incerto; e così hanno proposto tre diverse possibili azioni legali che l’Amministrazione Comunale potrebbe fare per riprendersi l’area.

Invece, l’amministrazione ci ha convocati e ha detto che preferiva accettare la soluzione proposta dagli speculatori: uno spicchio piccolo di giardino, su cui si sarebbe costruita una palazzina per farci una ludoteca (in uno dei pochi spazi verdi del quartiere) e per il resto via libera agli speculatori (in senso tecnico).

Oggi è arrivata la risposta degli oltrarnini,  da noi si usa parlare così, da “goliardici ignoranti e beceri”…

10 gennaio, San Frediano in piazza per il Bartlett-Nidiaci!

Non vendiamo cento anni di storia per un piatto di lenticchie!

Volevamo farla prima ma il Natale distrae, quindi la manifestazione per il sostegno ultimo della vicenda Nidiaci è fissata per il sabato 10 Gennaio.

Nei prossimi giorni produrremo documenti riguardanti pareri legali, la storia degli ultimi sette anni, la ricostruzione storico-legale degli ultimi cento anni fatta da indomiti volontari loro malgrado.

Ricordiamo che il 1915 è l’anno nel quale il giardino è stato destinato all’infanzia.

Crediamo che le genti che parteciperanno alla manifestazione saranno tante e informate sulle storture e stranezza che con il piano urbanistico metteranno fine all utilizzo di un’ampia parte di giardino e della ludoteca storica.

Con il Comune il dialogo è stato cercato promosso in ogni occasione, persino Renzi e Nardella paventarono l’ESPROPRIO, ma a questo punto è rimasta solo la mobilitazione e le urla della gente.

Sabato 10 Gennaio 2015 si terrà una manifestazione, naturalmente non violenta che rispecchierà la natura goliardico-ignorante-becera e multietnica che contraddistingue il quartiere, in una nazione dove si stanno vendendo tutto, in San frediano diciamo no.

Il Nidiaci-Bartlett è dei bambini!

LE GENTI DI SAN FREDIANO E SANTO SPIRITO

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Non esistono cause giuste, non esistono cause sbagliate, solo il mare…

Non esistono cause giuste.

Non esistono cause sbagliate.

Occorre che muoiano tutte le certezze ingannevoli, per arrivare a queste poche certezze.

Ma le certezze ingannevoli ce le portiamo addosso come vecchie ragnatele tra i ruderi, che si appiccicano a volto e mani.

L’altro giorno scrivevo, “Destra e Sinistra rubano insieme sugli zingari”.

Mi ha colpito il fatto che diversi commentatori lo abbiano letto come prova della malvagità della Sinistra, facendone la storia dai giacobini a Stalin alla Boldrini.

Ma l’inchiesta di Roma non fa altro che sollevare il velo su questo paese.

Dove impresa, politica, delinquenza e spettacolo sono tutti sinonimi.

Dico velo, ma se ci guardiamo in faccia, lo sappiamo che è così ovunque, in Italia. Fate mente locale e mi darete ragione. E la somma di tutte le mele marce che ciascuno di noi conosce fa inesorabilmente un paese marcio.

In questo contesto, non esistono Sinistra o Destra.

Esistono esseri molto umani in posizioni di potere, che devono quindi cavarsela in una situazione in cui possono soddisfare mille desideri, e allo stesso tempo venire annientati in ogni momento da un passo falso, mentre compiono impossibili acrobazie tra un’impenetrabile selva di regolamenti che non conoscono affatto, cercando di governare l’ingovernabile.

Attorno a loro, il mondo di sopra di persone in grado con una telefonata alla banca di trasformarli in milionari o con una telefonata alla stampa di ridurli in polvere.

I politici agiscono immersi in un mondo di giornalisti che ogni mattina si alzano pronti a sbranare vivo il più debole del branco, per una battuta sciocca, per quelle piccole debolezze umane che tutti capiscono, mentre non si occupano nemmeno di cose davvero importanti.

Chiedersi se un deputato sia di destra o di sinistra, è per questo irrilevante quanto chiedersi se un ciclista lo sia. Deve correre in avanti o crepare, mica sbandare a dritta o a manca.

L’inchiesta di Roma ci aiuta a vedere finalmente, dietro le intercettazioni, questa nudità.

Non vuol dire demonizzare nessuno: se io fossi al posto loro, sarei come loro; e infatti, al loro posto non ci sto.

Quello che abbiamo visto potremmo immaginarlo come il risultato di un immane Lavorare di Causa.

Non sono infatti le Cause o i Valori che ci mancano.

Se proprio vogliamo, potremmo pontificare dicendo che questo è l’esito finale di duemila anni di insegnamento religioso nella capitale della Cristianità.

Oppure, è l’esito finale di due secoli di amor di patria e di rigore.

Ancora, ecco dove hanno portato quasi settant’anni di educazione ai valori della Costituzione Nata dalla Resistenza.

O magari tutti i decenni che volete di Scetticismo Scientista.

Si può pensare quello che si vuole di ciascuna di queste cause, ma certamente né San Paolo, né Mazzini, né i partigiani né Enrico Fermi avevano in mente questo.

Eppure immagino che se qualcuno vorrà mai prendersi la briga di leggere i discorsi dei politici coinvolti, troverà potenti tracce di tutte queste Cause nelle loro parole. In qualche modo, ciascun politico appartiene quindi verbalmente a una Causa.

Non dobbiamo mai cercare conferme delle nostre certezze, qualunque siano.

Quando ero piccolo, mi trovavo su di una nave merce che portava paraffina in Algeria dal Messico.

Era notte, le nuvole coprivano le stelle e c’era l’abisso sotto di noi.

Solo allora, si potevano vedere i pesci luminosi che saltavano tra le onde, e si poteva godere davvero dell’insondabile mistero di vivere, nonostante la paura e l’orrore.

Sure, what have I to lose?

Anne Wylie:

Si recò al mare a mezzanotte
E poiché l’amava, le chiese se voleva diventare sua sposa.
Chiuse gli occhi e attese, e attese una risposta
finché lei non gli baciò i piedi e sussurrò, “Non potrei darti la mia mano”.

Poi lei lo fece camminare lungo la spiaggia
e disse, “Sei troppo giovane per sposarmi,
perché io sono così vecchia.
E ho sposato tanti uomini,
e per quanto li amassi, sono vissuta più a lungo di tutti loro.”

Così tornò da lei la notte dopo, reso allegro dal vino
le chiese la sua lunga mano azzurra, per tenerla nella sua.
E ancora attese e ascoltò
finché non udì la sua voce arrivare con il frangersi delle onde
che si rompevano tutt’attorno miglio dopo miglio.

Lei disse, “Come posso riporre la mia fiducia in te,
io che sono legata e tu che sei libero?
Tanti uomini hanno preso la mia mano,
e in tanti mi hanno abbandonata per la terra.
C’erano pescatori, balenieri, marinai
ma per tutti loro, si trattava solo di me e della luna.
E per ogni stella sopra di me, dieci altri mi hanno amata.
Come potrebbe essere diverso con te?”

Così quando calò il silenzio la terza notte, lui disse, “La mia vita è nelle tue mani.
Puoi tenermi per il tempo che ho, oppure giacerò qui sulla sabbia”.
Faceva silenzio la terza notte, quando lui si tolse le scarpe,
ma mentre lui si incamminavo tra le sue braccia lei gli disse
“Certo, cosa ho da perdere”.

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Opporsi a qualcosa è mantenerla

“Opporsi a qualcosa è mantenerla… se volgi le spalle a qualcosa e te ne allontani, sei pur sempre sulla stessa strada. Opporsi alla volgarità significa inevitabilmente essere volgari. Devi andare altrove; devi avere un’altra meta; e allora camminerai su una strada diversa.”

Ursula K. Le Guin

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Destra e Sinistra rubano insieme sugli zingari

Sto seguendo, un po’ distrattamente visto che ho molto lavoro, la vicenda di Roma.

E quello che ho capito finora è questo.

Esiste gente che si trova sotto casa da un giorno all’altro un migliaio di Rom senza arte né parte, in immense distese mantenute con i soldi  pubblici. E quindi votano a Destra perché sperano che la Destra “rimandi” i Rom nella loro mitica patria, la Zingaria. O se non in Zingaria, almeno a Zagarolo.

Esiste invece gente che trova brutto prendersela con un povero disgraziato senza arte né parte,e vorrebbe che lo Stato investisse soldi per “accoglierlo” e “integrarlo”. E quindi votano a Sinistra. Dove per “Destra” e “Sinistra” intendiamo quelle realmente esistenti, quelle che ci passa il convento del sistema elettorale attuale.

Tra un’elezione e l’altra, gli elettori delle due parti si insultano iperbolicamente sul Libro de’ Ceffi.

Ora viene fuori che quelli che la somma di questa gente ha votato si sono messi d’accordo per guadagnare cifre strepitose con i soldi pubblici, creando una via di mezzo tra campi di concentramento, focolai di delinquenza e luoghi di ozio e abbandono in cui mettere i Rom, più se ne mettono meglio è.

Nel libro scaricabile gratuitamente su Internet, Campi Nomadi Spa, leggiamo un chiaro riassunto del risultato:

“Ventiquattro milioni, tanto costa all’Amministrazione comunale di Roma escludere dalla città 8.000 persone di cui più della metà sono minori. Un flusso di denaro pubblico necessario ad alimentare tre tipi di miseria:

- la misera assistenza dei “campi nomadi”, alla quale ci si abitua e per la quale negli anni, chi la subisce ne risulta assuefatto;

- la miseria di forme contrattuali e compensi attribuiti agli operatori sociali che lavorano nei “campi nomadi” ai quali, in tempo di crisi, è difficile se non impossibile rinunciare;

-la miseria morale di quei rappresentanti istituzionali che negli ultimi anni hanno costruito la propria fortuna politica giustificando, in nome dell’”emergenza nomadi”, un così alto dispendio economico a discapito della promozione di reali percorsi di inclusione sociale”

Quante lezioni – ad esempio sulla “spesa pubblica” che per i conservatori è sempre uno spreco, per i progressisti è la chiave magica per risolvere i problemi. Oppure sulle “forze di mercato” come panacea per i mali dell’umanità: l’immenso mercato della miseria umana funziona e fa girare la sacra economia proprio mantenendo la miseria.

Come al solito, in questi casi, funziona il sistema dei confini: si mandano i Rom il più possibile lontani dai quartieri della gente che conta, ma sempre dentro i confini del Comune, perché la capitale è ovviamente una vacca ben più grassa da mungere del Comune, poniamo, di Tivoli.

Si sfrutta il fatto che la gente odia i Rom, per rappresentare i Rom come una sorta di emergenza ambulante, da domare come un’alluvione: e il bello di questa emergenza è che la si può far durare per generazioni. Anzi, peggiore è la toppa che si mette in emergenza, più a lungo durerà l’emergenza stessa.

Si sfrutta poi anche tutta la retorica dell’accoglienza e la disgrazia di giovani disoccupati dalle ottime intenzioni, da inserire precariamente in cooperative dai fini splendidamente sociali, legati alla Lega delle Cooperative, cioè al sistema storico di potere della Sinistra italiana. In intimo rapporto con tutto l’apparato della Destra romana, a partire dalla corte di miracoli che Gianni Alemanno aveva tessuto attorno a sé.

E si ricorre a quello che possiamo chiamare in senso ampio il sistema TAV, cioè l’utilizzo di fondi pubblici da incanalare direttamente verso interessi privati. Un sistema che evita le vecchie tangenti illegali di una volta, e quindi ciò che emerge è solo la punta dell’iceberg: politici e imprenditori possono spolpare fino all’osso il paese senza nemmeno commettere un reato. Chi finisce male, in questo giro, non è chi ruba, ma chi non tiene perfettamente i libri contabili.

In questo, un tocco tutto romano è offerto dai coattoni-camerati-strozzini anni Settanta  (che non devono essere più tanto giovani) che assicurano protezione fisica alle cooperative che operano “a favore delle fasce deboli”. Mentre magari i loro ignari amici partecipano a cortei proprio contro l’apertura di campi Rom.

Però non sono questi delinquenti dai capelli bianchi a costituire la vera notizia. Infatti, potremmo riassumere il punto fondamentale con un titolo molto semplice:

“Nella capitale d’Italia, Destra e Sinistra rubano insieme sugli zingari”.

E rubano somme enormemente più grandi di quelle che qualche ladruncolo Rom potrà mai sognare.

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Dialogo e dibattito

Ieri parlavo della curiosa possibilità che il Messico possa essere uno specchio, certo deformante e particolare, anche del nostro futuro. Non solo nel male, ma anche nel bene.

Citavo la rivistina dei villaggi delle terre attorno a Veracruz, Kgosni.

Kgosni pubblica tra l’altro un articolo sul contrasto tra “dialogo” e “dibattito”. L’hanno copiato anche loro da qualche parte (se ho capito bene, l’autore dovrebbe essere il fisico statunitense David Bohm), ma non è questo il punto.

L’articolo si basa sul buon senso, che a volte sembra fastidioso per la sua banalità, ma in realtà è la base per qualunque comunicazione seria.

Il buon senso buono (esiste anche il buon senso cattivo dei luoghi comuni) è l’unico elemento che permette al traduttore di manuali tecnici, l’architetto umbro, la casalinga grossetana, la commessa fiorentina, di mettersi seduti insieme e vedere come organizzarci.

Ma vale anche per le nostre discussioni qui: pensate a ogni volta che applichiamo il dibattito e ogni volta che applichiamo il dialogo.

Poi se leggiamo questo testo, vediamo come l’intero sistema parla-mentare (fondato cioè sul “parlare”) si regga su ciò che qui chiamano “dibattito” e sulla negazione di ogni “dialogo” (l’inciucio tra potenti è ovviamente cosa diversa).

Dialogo sì, dibattito no?

1) Il dialogo è fondato sulla collaborazione; due o più persone lavorano insieme verso un’intesa condivisa. Il dibattito crea opposizione: persone o gruppi si oppongono e cercano di dimostrare che la controparte è in errore.

2) Nel dialogo, l’obiettivo è trovare un terreno comune. Nel dibattito, l’obiettivo è vincere.

3) Nel dialogo, si ascolta l’altro per trovare significato, chiarire le intenzioni e cercare accordi. Nel dibattito, si ascolta l’altro per trovare difetti e ribattire i suoi argomenti.

4) Il dialogo allarga, ingrandisce e talvolta cambia il punto di vista di chi vi partecipa. Il dibattito riafferma il punto di vista del partecipante.

5) Il dialogo presenta presupposti per riconsiderarli. Il dibattito difende i presupposti come verità.

6) Il dialogo provoca l’introspezione nei riguardi delle proprie posizioni. Il dibattito provoca la critica della posizione altrui.

7) Il dialogo offre la possibilità di arrivare a una soluzione migliore di quelle proposte all’inizio. Il dibattito difende la propria posizione come la migliore ed esclude le altre.

8 ) Il dialogo crea un atteggiamento di mentalità aperta, la disponibilità a trovarsi in errore e l’apertura al cambiamento. Il dibattito crea un atteggiamento mentale chiuso, una determinazione a continuare ad avere ragione.

9) Nel dialogo, si presenta il proprio migliore pensiero, sapendo che le riflessioni degli altri aiuteranno a migliorarlo, non a distruggerlo. Nel dibattito, si presenta il proprio migliore pensiero e lo si difende contro gli attacchi per dimostrare che è corretto.

10) Il dialogo richiede di mettere da parte temporaneamente le proprie credenze. Il dibattito richiede di identificarsi totalmente con le proprie credenze.

11) Nel dialogo, si cerca un accordo di fondo. Nel dibattito, si cerca di far emergere le differenze.

12) Nel dialogo, si cercano i punti forti delle posizioni altrui. Nel dibattiti, si cercano i difetti e le debolezze delle posizioni altrui.

13) Il dialogo presuppone preoccuparsi per l’altra persona, cercando di non offenderla e di non prendere le distanze da lei. Il dibattito presuppone contrastare la posizione altrui, senza tenere in considerazione sentimenti o rapporti e spesso sottovaluta o disprezza l’altro.

14) Il dialogo presuppone che molte persone abbiano frammenti della risposta e che insieme possano costruire una soluzione fattibile. Il dibattito presuppone che esista una risposta giusta e che qualcuno la possieda.

15) Il dialogo resta aperto. Il dibattito presuppone una conclusione.

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Il Messico e i segni dei tempi

L’altro giorno, nei commenti al post sul Sindaco del Fare di Iguala e la sua intraprendente Signora, Guido ha indicato come il Messico attuale potesse rappresentare per certi versi il nostro futuro.

In realtà, non lo ha pensato solo Guido, come dimostra questo articolo sugli eventi di Iguala, che mette in relazioni le trasformazioni che ha subito il Messico dopo il trattato Nafta con quelle che (forse) subirà l’Europa con il trattato TTIP, anche se sono argomenti che non pretendo di padroneggiare (e mi trovo molto lontano dalla mentalità geopolitica dei gestori del documentatissimo blog che ospita l’articolo).

La prima cosa che viene in mente è come Engels e Marx, non senza una punta ottocentesca di razzismo, avessero più volte tifato per gli Stati Uniti contro i selvaggi messicani.

Proprio perché vedevano negli Stati Uniti lo specchio del futuro, e almeno in questo, ai loro tempi, avevano ragione.

Ma gli Stati Uniti, a forza di conquistare e produrre, hanno accumulato tanto di quel futuro da durare un bel po’, mentre il mondo attorno a loro cambia, anche per via di quanto futuro gli è stato rubato.

Quindi i segni dei nostri tempi li dobbiamo trovare piuttosto tra chi già sta mutando.

Anche in Messico, che sta vivendo a velocità molto maggiore dell’Italia il collasso dello Stato e l’avanzare sempre più veloce di un nuovo feudalesimo. Che a differenza di quello di una volta, non ha quasi bisogno di servi della gleba, e quindi non deve nemmeno mantenerli in vita.

Un futuro che si può visualizzare piuttosto bene, in questa mappa interattiva creata quasi casualmente dai parenti di un turista canadese scomparso in Messico, dove pian piano altri familiari di desaparecidos hanno aggiunto i propri scomparsi. A febbraio dell’anno scorso, erano già state ricevute 22.300 segnalazioni, che a mano a mano che vengono verificate, vengono inserite sulla mappa.

Questa riflessione permette di capire perché trovo utili, per la lontanissima realtà in cui vivo, idee che nascono nei luoghi più inaspettati del Messico. Ve ne do un esempio.

Esiste una rivistina che si chiama Kgosni El Volador e si presenta come “stampa popolare del Totonacapán e della Huasteca”, aree contadine attorno al porto di Veracruz, sulla costa atlantica del Messico.

Kgosni non ha nemmeno un sito web, ma credo che se scrivete a <rudh.laotra@gmail.com>, possiate farvelo mandare.

La prima cosa che colpisce è la natura popolare dell’iniziativa, sostenuta dalle piccole inserzioni di muratori, artigiani, fruttivendoli (nonché un “digitopuntore” e una psicologa). E la natura popolare emerge anche in qualche esagerazione complottista e qualche ingenuità sull’economia.

Ci sono però molte riflessioni sui nostri tempi, ma espresse sempre in termini alla portata di tutti e senza gergo. Sono ben più avanti di noi nella giungla – devono cioè capire come si possa sopravvivere tra i cocci di uno Stato allo sfacelo e il saccheggio che avanza. Vuol dire innanzitutto rifiutare tutti i partiti, senza eccezione; e autorganizzarsi come comunità, che è una capacità messicana con qualche millennio di storia alle spalle.

Domani, vi riporterò una riflessione tratta dalla rivista, che a prima vista sembra dire delle ovvietà, ma se ci pensate sono quelle ovvietà che, se imparassimo ad applicarle davvero, potremmo davvero lasciare un segno sul mondo.

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Torneremo al mare!

Quasi un secolo e mezzo fa, lo Stato-Nazione del Cile si prese il pezzettino di costa sul Pacifico che costituiva l’unico sbocco al mare per lo Stato-Nazione della Bolivia, che da allora è un po’ come la Svizzera (ma oltre ai gabbiani, le mancano pure le banche).

Ecco come quel curioso essere immaginario che è lo Stato-Nazione  – in questo caso la Bolivia, ma potrebbe essere qualunque altro – fantastica la riconquista del mare.

C’è veramente tutta la storia degli ultimi due secoli, anche europea, in questo mostruoso gioiello.

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