Esami totemici

Ieri mattina su Repubblica.

totema

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Etnie e scuole

Mi segnalano uno studio del Department for Education dell’Inghilterra (in senso stretto, escludendo quindi Scozia, Galles e Irlanda del Nord).

Riguarda i risultati nel GCSE o General Certificate of Secondary Education, che si ottiene con una serie di esami nelle scuole superiori inglesi, a partire dai sedici anni.

Non vi so dire molto di più, ma lo studio offre spunti per riflettere su tanti temi – migrazioni, mammismo statalista, le classi sociali inglesi, differenze di genere (ovunque le femmine stracciano i maschi, ma un po’ meno in matematica).

E’ interessante sapere – per noi che viviamo in un’Italia in cui gli alunni nati all’estero vengono spesso quasi automaticamente inseriti nell’umiliante categoria dei “bisogni educativi speciali” o BES – che chi non ha l’inglese come madre lingua se la cava meglio di chi ce l’ha.

Questa tabella riguarda l’origine etnica degli studenti.

gcseNon mi sono chiare tutte le definizioni etniche (white and Asian cosa vorrà mai dire, forse arabi o iraniani?).

Ma colpisce la posizione tutt’altro che lusinghiera dei white British.

Che sono divisi tra una minoranza di persone bravissime, e una maggioranza schiacciante di disgraziati che campano di welfare: i white British che per motivi economici hanno diritto alla mensa gratuita hanno addirittura gli stessi risultati degli Special Educational Needs (SEN). Questo termine, mi dicono, indicherebbe la categoria di quelli che in Italia avrebbero il sostegno come disabili (poi in Italia hanno tradotto “SEN” con “BES”, per indicare disagi molto più lievi perché i disabili da noi erano già tutelati).

Infatti, basta any other mixed background, qualunque altra origine mista, per superare gli indigeni.

Colpisce poi, come ovunque, l’abisso incolmabile tra tutti i gruppi etnici e i Romà o zingari (cui si avvicinano soltanto i traveller che però non sono geneticamente indiani). Oltre sessanta punti su cento dietro ai cinesi.

Inoltre, la differenza tra gli africani, che se la cavano un po’ meglio dei white British, e i giamaicani e “altri neri”, che se la cavano un po’ peggio, fa venire in mente la disastrosa situazione dei neri americani “autoctoni”, a confronto con il successo intellettuale degli immigrati africani (non a caso, Obama era mezzo “africano”).

Oppure, notiamo la differenza tra bangladeshi e pakistani. Entrambi sono “indiani”, entrambi musulmani, ma a dieci punti di distanza su due versanti opposti dei white British.

Molto su cui riflettere…

P.S. Tra i commenti a questo post, Alessandro scrive qualcosa che merita una maggiore visibilità:

Due osservazioni:

La prima e’ che il background etnico non dice nulla sulla lingua madre. I Pachistani della statistica sono in Inghilterra da una o due generazioni, nella maggior parte dei casi, e sono perfettamente anglofoni. La realta’ e’ che i ‘non madrelingua’ in genere sono di fatto svantaggiati, perche’, dato che nel sistema scolastico inglese e’ invalso il terribile uso di dividere le calssi in gruppi sulla base di sciocche previsioni statistiche, i non madrelingua sono di solito assegnati al gruppo piu’ sfigato, e poco importa se siano potenzialmente dei genii. Poi sono valutati all’interno del gruppo e magari i migliori passano al gruppo successivo, ma e’ un sistema che impigrisce gli studenti.

La seconda e’ che i GCSE sono facili, ma di una facilita’ imbarazzante. L’esame di terza media da noi e’ molto, molto piu’ selettivo, per dire. Ma molto. Ragione per cui, dopo quattro anni di scuole inglesi, abbiamo deciso di rispedire i tre figli a studiare nella tanto ingiustamente sfanculata scuola italiana, che Dio la benedica finche’ dura…

In generale, il livello del sistema scolastico inglese e’ da mani nei capelli – infatti la classe medio (medio alta, dire, visti i costi), che pero’ non puo’ permettersi una buona scuola privata, si trasferisce in catchment area con scuola statali considerate buone (che a Londra in particolare significa quelle scuole in cui non rischi di essere accoltellato durante l’intervallo e in cui i ragazzi siano “felici”. Mica quelle dove ti fanno lavorare duramente…), poi spendono parecchio per tutor privati. La differenza tra chi ha il tutor privato e chi non ce l’ha e’ di solito abissale, e sono i primi poi a passare gli A Levels (gli esami per l’accesso all’universita’) con risultati che permettono la scelta di un’universita’ decente (dove poi ti svenano facendoti pagare 9.000 sterline all’anno, ma questo e’ un altro discorso)

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La vecchia Plattide

La vecchia Plattide spesso respingeva da sé il sonno di mattina e di sera, per tenere a bada la povertà.

Alla soglia della grigia vecchiaia, era solita canticchiare una melodia al fuso e alla rocca che le erano così familiari.

Ancora accanto al telaio fino all’alba, girava in compagnia delle Grazie quel lungo compito di Pallade oppure, figura amabile, con la mano rugosa lisciava sul ginocchio il filo che occorreva per il telaio.

A ottant’anni, la bella Plattide che tesseva così bene, vide per la prima volta il lago di Acheronte.

ἑσπέριον κἠῷον ἀπώσατο πολλάκις ὕπνον
ἡ γρηῢς πενίην Πλατθὶς ἀμυνομένη:
καί τι πρὸς ἠλακάτην καὶ τὸν συνέριθον ἄτρακτον
ἤεισεν, πολιοῦ γήραος ἀγχίθυρος,
κἄτι παριστίδιος δινευμένη ἄχρις ἐπ᾽ ἠοῦς
κεῖνον Ἀθηναίης σὺν Χάρισιν δόλιχον,
ἢ ῥικνῇ ῥικνοῦ περὶ γούνατος ἄρκιον ἱστῷ
χειρὶ στρογγύλλους1᾽ ἱμερόεσσα κρόκην.
ὀγδωκονταέτις δ᾽ Ἀχερούσιον ηὔγασεν ὕδωρ
ἡ καλὴ καλῶς Πλατθὶς ὑφηναμένη.

Leonida da Taranto

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Quando la Zuckerberg Girl non può aprire i suoi social network

La politica ha due livelli.

Il primo si svolge in un certo numero di ristoranti con salette riservate e conti a fine serata al di là della portata tua o mia.

Il secondo è quello che coinvolge il Popolo.

Eccone un esempio.

Le Zuckerberg Girls sono alcune centinaia di milioni di ragazzine, sparse dall’Alaska alla Nigeria a Israele alle Filippine, che lavorano gratuitamente alla più grande raccolta di beneficenza di tutti i tempi.

Pubblicizzano infatti elementi della propria intimità per aiutare Mark Zuckerberg a comprarsi una megavilla nelle Hawaii.

selfies-funeral-mirrorUna delle Zuckerberg Girls è la ragioniera Negrini Fiamma di Sermide e Felonica, umido comune del Basso Mantovano, noto per le sue cipolle.

cipollaLa giovane diplomata impiega il proprio tempo postando foto e fattacci personali per attirare il pubblico sulla pubblicità di Zuckerberg:

fiamma-negrini-909773_tnE’ riuscita inoltre, come saprete sicuramente, a farsi eleggere al Consiglio Comunale del Comune delle Cipolle con la Lista dei Fasci Italiani del Lavoro.

I 344 abitanti che l’hanno votata sono riusciti a far diventare famosi, in un colpo solo, la Zuckerberg Girl, Sermide, Felonica e ovviamente la formazione politica in questione.

Ai media, e quindi al popolo italiano, interessano esclusivamente questi risvolti della faccenda:

1) Il fatto che la lista con cui la Negrini è stata eletta portasse quel buffo nome, cosa che ha spinto la signora Boldrini a cercare Sermide su Googlemaps.

2) Il fatto che fosse intervenuta la Boldrini, il cui solo nome fa pensare a un misto di Negri Killer, Bombaroli Suicidi Mussulmanici, Zingari Ladri e Gay Poligamici con i Soldi dei Contribuenti (tutte categorie, per quanto ne sappiamo noi, estranee alla competizione elettorale di Sermide).

3) Il fatto che su Facebook la ragioniera  si esponesse in maniera gradevole all’occhio del Maschio Medio Italico (su Google “fiamma negrini” “sexy” dà ben 78.000 risultati).

Il risultato, un’autentica tragedia del XXI secolo, la peggiore che possa capitare a una Zuckerberg Girl.

Il babbo ci fa fa sapere infatti che la giovinetta è stata minacciata su Facebook,

«è presa di mira, sta molto male, non può uscire e non può aprire i suoi social network.»

In tutto questo, manca l’unica cosa che conta. E se non ci siete già arrivati, vuol dire che hanno fregato anche voi.

Ecco: cosa si propongono di fare i Lavoratori Fascisti a Sermide? Ricordando che spezzare le reni alla Grecia non rientra nelle competenze di un consigliere comunale, per giunta di opposizione.

Bene, ecco il programma, che la deputata di Articolo 1 Mdp Eleonora Cimbro definisce “apertamente in contrasto con i valori della Repubblica”:

«Riorganizzazione della macchina comunale. Ridare slancio all’ agricoltura. Uso degli autovelox a fine educativo e non vessatorio». Ma il punto più importante di tutti, secondo un giudizio unanime, è il primo: «Ritorno immediato alla precedenti modalità veicolari dell’ argine del Po»

Che per chi non è di Sermide, vuol dire: niente pista ciclabile sull’argine, ci vogliamo le AUTO!

Insomma, i Lavoratori Fascisti vogliono più acciaio cinese e petrolio arabo, con più badanti peruviane a raccattare gli incidentati rimasti disabili.

cyclistI fascisti piombano su Sermide

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Mondi di frontiera

“La loro vita era rimpinzarsi e sborniarsi o soffrir la fame e la sete, fottere e stuprare, far strepito e giocare a dadi, crapulare e gozzovigliare, assassinare e venire assassinati, uccidere e venire uccisi, torturare ed esser torturati, scacciare ed essere scacciati, spaventare ed essere spaventati, rubare ed essere derubati, saccheggiare ed essere spogliati, temere ed essere temuti, recar sventura e riceverne, percuotere ed essere percossi: in summa danneggiare e rovinare e subir danno in rovina”.

Hans Jakob Christoph von Grimmelshause, L’avventuroso Simplicissimus

Ogni tanto, qualcuno mi chiede perché non scrivo più del Medio Oriente o del Messico.

E’ che l’orrore di questi ultimi anni è tale da avere un parallelo soltanto nella Guerra dei Trent’Anni: l’insensato massacro tra predatori interni ed esterni che tra omicidi, carestie ed epidemie, portò alla più grande catastrofe della storia europea moderna.

Qualcosa che alla fine poteva essere narrata soltanto da un tragico umorista come Grimmelshausen.

Prendiamo due foto.

Yemen, tre milioni di profughi (milione più, milione meno), i due terzi della popolazione che sopravvive ormai solo di aiuti, bombardato da oltre cinque anni da sauditi e ora direttamente anche da americani, bombe prodotte in Sardegna a Domusnovas dalla RWM tedesca.

In questa prima foto, vediamo il consiglio di amminstrazione della RWM:

2017_03_27_Gruppenfoto_Vorstaende_content_small

Sono gli autori, o gli autorizzatori, del comunicato aziendale, che ci rivela un intero modo di camminare (con scarpe assai lucide) su questo pianeta:

““La destinazione delle forniture d’armi è segreta, dicono gli azionisti dell’azienda tedesca: non possono dire in quali paesi siano destinate le armi da loro realizzate per motivi contrattuali. Per quanto riguarda lo Yemen, gli amministratori Rheinmetall hanno dichiarato che rispettano sempre la legge: il Governo italiano ha dato il suo assenso per far partire le armi fabbricate dal marchio tedesco verso l’Arabia Saudita, questo per l’azienda è sufficiente, nel rispetto, appunto, delle leggi”.

Nella seconda foto, il campo profughi di al-Mazraq nello Yemen (foto di Adam Reynolds):

yemen-refugees002Afghanistan. Siamo nel sedicesimo anno della guerra condotta da cinquantotto nazioni contro alcuni montanari Pashtun.

Siccome questi ultimi stanno vincendo, la nazione più potente della terra ha deciso di mandare altri quattromila soldati, “per addestrare i soldati afghani”.

Il motivo per cui i montanari continuano a vincere, lo spiegano proprio quelle parole tra virgolette.

Gareth Porter ha scritto due giorni fa un’analisi che Grimmelshausen avrebbe capito subito.

I “soldati afghani” non sono altro che i lanzichenecchi dei vari signori della guerra. E come spiegò Ron Neumann, ambasciatore statunitense in Afghanistan dal 2005 al 2007, il loro sostegno all’occupazione è condizionale al diritto di “prendere la terra e le donne” a chi non fa parte del loro gruppo tribale. Terra, mogli, figlie, pecore, e anche i giovani maschi più attraenti, visto che siamo in Afghanistan.

Più soldi e armi si danno in mano a queste bande, più possono saccheggiare; più saccheggiano, più suscitano resistenza; e più suscitano resistenza, più soldi e armi bisogna dare ai saccheggiatori per soffocarla. E questo, per le stesse bande, significa che attività  dilettevoli come lo stupro e la tortura diventano anche utili.

Uruzgan, bambina di otto anni stuprata da un gruppo intero di uomini armati, poi impiccata. Lo conferma il capo della polizia. E’ in corso un’inchiesta. E’ in corso un’inchiesta.

Grimmelshausen sapeva già la fine che attende i singoli mercenari:

“Continuavano assidui e ostinati ad agir così, fino a quando finalmente in battaglie, assedi, sommosse o spedizioni, o nei loro stessi quartieri (che per i soldati sono il paradiso in terra, soprattutto quando incontrano grassi contadini), perivano, morivano, andavano in malora e crepavano a uno a uno, salvo alcuni pochi che nella vecchiaia, quando non avevano scorticato e rubato a dovere, divenivano ottimi mendicanti e vagabondi”.

Qualcuno si ricorderà delle nostre ricerche sullo strano mondo di Betsy Prince, moglie di Dick De Vos, presidente di Amway, la più grossa ditta piramidale del pianeta.

La signora De Vos è oggi responsabile dell’educazione del popolo americano (non è uno scherzo).

Invece il fratello di Betsy, Erik Prince, è a capo di Blackwater, la più grande azienda di tecno-lanzichenecchi del pianeta.

Erik Prince ha una nuova idea per l’Afghanistan. Che consiste nel sostituire il modello dell’esercito occupante con quello della “Compagnia delle Indie“, la ditta privata che conquistò il subcontinente ricavandone profitti straordinari. Ricorda Prince, citando la più americana di tutte le cifre, il trillion:

““Ci sono mille miliardi di dollari nel sottosuolo [afghano]: miniere, minerali e altri mille miliardi in petrolio e gas”.

Russia e Iran. Il Senato americano vota 98 a 2 per imporre ulteriori sanzioni a Russia e Iran. Novantotto a due, che ci dà un’idea di come lo scontro tra trumpisti e antitrumpisti si annulli, quando si tratta di affermare il dominio sul mondo.

Mentre giornali e servizi segreti e commissioni indagano sulla possibilità che Putin si fosse interessato in qualche modo alle elezioni statunitensi, il capo della Exxon che ha in appalto la politica estera statunitense annuncia che il governo americano si sta impegnando per abbattere “in modo auspicabilmente pacifico” il governo dell’Iran. Cioè uno degli ultimi paesi del Medio Oriente a non essere ancora precipitato nell’inferno. Nella speranza, forse, che possa ritornare anche lì la schiavitù, come in Libia.

Siria: Nel paese che si è dissolto, alcune centinaia di bande armate si fanno guerra. Ogni volta che una delle bande potrebbe vincere, una mano ferma da fuori lo fa precipitare di nuovo.

I Fratelli Musulmani stanno per vincere contro il governo? Ecco che parte la caccia in tutto il Medio Oriente per arrestare, torturare e ammazzarli.

L’esercito siriano sta avanzando contro l’Isis? Un bombardamento israeliano lo ferma.

Al-Nusra sta vincendo contro l’esercito siriano? Ecco un bombardamento americano.

I curdi iniziano a organizzarsi? Un bombardamento turco li schiaccia.

L’Isis potrebbe vincere? Ecco che una tempesta di fuoco americano, francese, inglese li massacra (portando con sé anche innumerevoli civili).

Gli arabi si muovono? Ecco che le milizie dei Curdi Buoni, armati da Trump, finanziati dai sauditi e applauditi dagli anarchici di Torino, li distruggono. In attesa di scontrarsi con i Curdi Cattivi dell’Iraq, che si apprestano a loro volta alla guerra contro gli iracheni.

L’esercito iracheno, armato dagli americani, inizia a schiacciare l’Isis? Ecco che gli Stati Uniti minacciano di bombardarlo e di impedirgli di congiungersi con l’esercito siriano.

Nel frattempo, lungo il confine degli Stati Uniti, continua come sempre il grande massacro dimenticato: 23.000 morti ammazzati l’anno scorso in Messico (la causa precisa, in un paese in cui il 98% degli omicidi resta irrisolto, non è facile da precisare).

Il fiume di eroina, cocaina e metanfetamine scorre attraverso il limes, creando una schiera di Signori del Passo dalla vita breve, ma intensa.

Hanno assassinato in pieno giorno Javier Váldez Cárdenas.

Appena un paio di mesi prima, aveva rilasciato un’intervista ad al-Jazeera (l’emittente che l’Arabia Saudita sta cercando di far chiudere, tanto per tornare in Medio Oriente) dove, mentre fotografava quel che restava di qualche anonimo lanzichenecco locale, diceva profeticamente, “Se non me ne vado, se non porto via la mia famiglia, uno di questi giorni finirò per pentirmene”.

sinaloaNella stessa intervista, Váldez aveva spiegato la vera questione:

“Ecco perché si tratta di ‘crimine organizzato’, perché hanno gente dentro lo Stato messicano – gente dentro la struttura del governo – che lavora per loro, perché la polizia fa parte della struttura criminale, perché hanno un esercito di sicari, perché hanno funzionari finanziari e uomini d’affari –  che nessuno peraltro disturba.”

Uno penserebbe che questa catastrofe, ai confini fisici degli Stati Uniti, dovrebbe interessare di più della Siria o dell’Afghanistan. Eppure, no.

Gli Stati Uniti si limitano sostanzialmente a versare, ogni anno, nella buca messicana 3,6 miliardi di dollari. Una cifra che – proprio come in Afghanistan – mantiene da una parte il potere criminale; dall’altra, come scrive The Intercept, permette al solito giro di aziende statunitensi di

“raccogliere profitti enormi da contratti su qualunque cosa, da elicotteri Black Hawk a veicoli corazzati, materiale da intelligence, software, occhiali da visione notturna, aerei da sorveglianza, sistemi satellitari. Inoltre, le aziende produttrici di armi beneficiano di vendite dirette di armi e altro materiale, con un ulteriore miliardo all’anno per gli appaltatori militari.”

L’artista messicano Renato Garza Cervera, ha inventato un tipo originale di opera d’arte. Che rimanda alla figura di Xīpe Totēc, “Nostro signore lo scuoiato”, detto anche “Colui che beve di notte” oppure “Specchio fumante rosso”. Dio del vaiolo, della guerra, della primavera, della peste, della vegetazione, indossava lo stesso cappellino a punta di quello che gli spagnoli avrebbero chiamato “l’Imperatore” dei messicani, e agitava un sonaglio.

I suoi sacerdoti ritagliavano con cura la pelle di un prigioniero e lo indossavano ancora sanguinante, per venti giorni, per poi togliersela e sigillarla ben bene in una cassa per non far sentire troppo l’odore sgradevole che emanava.

Seguendo questo antico modello, Garza Cervera ha inventato il tappeto umano, che riproduce fedelmente i volti e i tatuaggi di qualche giovane maschio.

In questo caso non un afghano o un siriano, ma un salvadoregno che in qualche carcere messicano, si appresta a finire la propria breve esistenza da Landsknecht.

Che le due parole mara salvatrucha spaventano persino noi messicani.

mara-salvatruchaIn sogno, Simplicissimus vede una foresta di alberi, su cui sta arrampicata l’umanità:

“Vidi che si muovevano e si urtavano; a ogni urto gli uomini piombavano giù a mucchi e il colpo e la caduta eran tutt’uno. Un attimo prima eran vivi e vegeti, un attimo dopo morti stecchiti; in un battibaleno uno aveva perso un braccio, un altro una gamba, un terzo addirittura il capo. E mentre io così guardavo, mi parve che tutti quegli alberi che vedevo fossero un solo albero sulla cui cima sedeva Marte, dio della guerra, ricoprendo tutta l’Europa con i rami di quello.”

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Il più antico degli europei

Due temi di cui si è discusso, in questi giorni, tra i commenti.

La prima la devastazione ambientale premoderna: se ai tempi in cui non c’erano nemmeno le lampadine elettriche, l’umanità è riuscita a combinare disastri, figuriamoci cosa può combinare oggi.

La seconda, l’esistenza di cose che hanno  un valore così grande, da non avere prezzo.

Penso immediatamente al Tasso, taxus baccata, con i suoi immensi rami che si estendono orizzontalmente, nell’angolo invisibile del Giardino.

Quando gli altri alberi hanno perso le foglie, rimane con i suoi aghi, vetgronstr vidr, “l’albero più verde d’inverno” come lo chiamavano gli islandesi.

tassoChe fosse un tasso, non lo sapeva quasi nessuno.

Ma tutti quelli che riuscivano a staccare per un momento gli occhi dallo smartphone, si accorgevano che si trattava di una presenza molto diversa da quella degli altri alberi.

A un certo punto, i politici hanno fatto un accordo che prevedeva la costruzione di un prefabbricato, esattamente dove sorgeva il tasso. E non capivano nemmeno cosa ci fosse di male. Siamo riusciti a sventare il progetto, e per questo possiamo sperare di avere restituito qualcosa di tutto ciò che il tasso ha dato a noi.

Il tasso è arrivato nel mondo, sul continente unico di Pangea, forse proprio mentre iniziava a spezzarsi, assieme all’Archaeopteryx, che probabilmente amava posarsi sui suoi rami: per capirci, 40 milioni di anni prima che inventassero i fiori.

Quanto sarà vecchio il nostro tasso?

Non c’è modo di sapere, perché i tassi sanno morire e rinascere: “non esiste una fine teorica per questo albero, non ha alcun bisogno di morire”, ebbe a dire il botanico inglese Alan Mitchell.

Yew, Eibe… dicono che i nomi germanici del tasso abbiano la stessa radice di ever, “sempre” e di ewig, “eterno”.

Da un immenso sistema di radici, uno dei più complessi del mondo vegetale, sorge lentissimo un albero, si espande e si allarga, magari per secoli. Vengono fuori rami che diventano nuovi tronchi.

Poi, il tronco originale inizia a marcire.

Proprio quando sembra tutto perduto, il tasso allunga  dall’alto un nuovo albero, che si insinua dentro la cavità del vecchio albero e scende verso le radici, giovane e pieno di vita; mentre il vecchio tronco lentamente scompare.

Così è il nostro, tutto piegato da una parte, con la corteccia morta che abbraccia l’albero vivo che nasconde al propro interno.

tasso-tronco-smallMa probabilmente, il nostro tasso ha appena un paio di secoli di vita, perché i tassi davvero antichi sono quasi un boschetto di tronchi (ci vuole l’analisi del DNA per capire che si tratta di un unico albero).

La-Haye-du-Routot_chapel-yew-trunk-WimPeeters_2014-04-09Cappella di La Haye de Routot, in Normandia, costruita dentro un tasso

Molti temono il tasso. Tasso tossico.

Veleno il suo legno, veleno gli aghi, veleno i semi: il nostro presumo che abbia scelto, almeno per ora, di essere maschio, perché non ho mai visti i rossi arilli delle femmine, che dicono siano dolci e commestibili, se non si mangia il seme che c’è all’interno (gli arilli li mangiano anche le volpi, grandi disseminatori di tassi).

Il tasso ti uccide, colpendoti al cuore: pare che sia un modo saggio di suicidarsi.

Per questo, ogni tanto qualcuno si preoccupa, ma non c’è da temere – anche un bambino piccolo deve mettersi con impegno a mangiare almeno 800 aghi, prima di iniziare a sentirsi male.

Molti mi hanno detto (persino qualche funzionario allarmato del Comune), se dormi sotto un tasso, non ti sveglierai più, e mi commuove pensare che quasi due secoli fa, ci fu una scrittrice che reagì allo stessso modo mio:

“Man sagt, dass Schlaff, ein schlimmer, dir aus den Nadeln raucht
Ach! wacher war ich nimmer, Als rings von dir umhaucht”

“Si dice che un sonno, un sonno malvagio, essudi dai tuoi aghi. Ma io non sono mai stato così sveglio, che quando ero circondato da te”. [1]

Di tassi, ne conosco pochi: c’è quello nostro, ce n’è uno che vive al Giardino Torrigiani, mi dicono che ce ne sia ancora qualcun altro a Firenze. E poi ho scoperto che proprio al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna, c’è uno dei pochi boschi di tasso di tutta l’Italia continentale. Stranamente, nel Comune dove si trova il bosco, quasi nessuno ne conosce l’esistenza: il tasso riesce a restare sempre silenzioso e segreto.

Il tasso è l’albero d’Europa.

La più antica lancia trovata in Europa, il più antico arco… il legno di tasso, tanto flessibile quanto duro, ha reso possibile la violenza fondante del nostro continente.

Furono gli inglesi a scoprire la potenza unica di quel legno, con cui costruirono i  longbow che permisero a piccole schiere di arcieri di sterminare la cavalleria di Francia.

Piega la schiena in avanti, la sinistra sciolta sull’arco, tre dita a destra divaricate, non toccare la freccia, i piedi fermi…

Nel 1418, 1.190.000 piume d’0ca furono raccolte in Inghilterra, da distribuire ai laboratori di quelli che dovevano costruire frecce:

“England would be but a fling
if not for the yew and the grey goose wing”

“Una nullità sarebbe l’Inghilterra, senza il tasso e l’ala dell’oca grigia”.

Non bastava tutta l’Inghilterra per fornire i tassi. Ogni nave straniera che approdava in Inghilterra, per poter scaricare le proprie merci, doveva pagare il dazio in archi di tasso.

Gli inglesi si diedero alla caccia di tassi, in ogni luogo d’Europa, dai Carpazi agli Appennini, ma soprattutto le Alpi e il sud della Germania, dove nacquero grandi monopoli: la sola ditta di Christoph Fürer & Leonard Stockhammer, in ottant’anni, esportò 1,6 milioni di bastoni di tasso.

Sterminati i tassi europei, l’Inghilterra dovette arrendersi al disastro ecologico: il 26 ottobre del 1595, la Regina Elisabetta dovette ordinare all’esercito di sostituire tutti i loro efficacissimi longbow con gli assurdi fucili dell’epoca, lenti, pericolosi e assolutamente inaffidabili. Che poi pensiamo che fosse un progresso.

Oggi, in tutta l’Austria, la Germania e la Svizzera, sopravvivono meno di dieci antichi tassi.

Note:

Una nota importante: moltissime cose scritte qui, le devo a un piccolo libro, che si chiama semplicemente Yew, scritto da uno studioso tedesco, Fred Hageneder.

[1] Annette von Droste-Hülshoff, 1797-1848.

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Il Principe senza Google

Oggi La Repubblica, con i suoi mezzi non indifferenti, scopre in un colpo solo l’esistenza del Principe Stefan Cernetic e il fatto che non è un principe:

cerneticSarebbe bastato andare su Google, per scoprire che tre anni fa – precisamente il 25 giugno del 2014 – c’era già arrivato qualcun altro:

bogus

 

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On smiling fields there’s a battle raging

Karine Polwart, cantautrice scozzese, scrisse questa canzone su Annie, la figlia di Charles Darwin, morta a dieci anni, proprio nel periodo in cui il padre stava sviluppando la sua visione del mondo. Solo tre settimane dopo, sarebbe nato un altro figlio di Darwin, Horace; il cui figlio, per chiudere un ciclo, sarebbe morto nelle trincee di Ypres.

Nel 2000, un discendente di Darwin scoprì una piccola scatola, contenente i ricordi di Annie.

C’è il tuono all’orizzonte
e le strappa il respiro
come il crepuscolo ruba il giorno

La mano gentile di un padre non poteva ordinarle
di ritornare di nuovo a lui
come un soldato dalla guerra

Partiremo tutti
anche quelli rimasti indietro
partiremo tutto, ognuno a suo tempo

Ogni notte si arrende a un mattino
ma sotto il cielo di aprile
lui può sentire un grido senza fine

sui campi sorridenti infuria la battaglia
e per ogni fiore che conosce
un altro non cresce mai

Partiremo tutti…

E lui non ha nessun’Arca che lo porti lontano da questo Diluvio
soltanto un vascello spezzato fatto di carne e ossa
anche se i frangenti di marea lo trascinano in basso
non cessa di meravigliarsi
della bellezza, della bellezza, della bellezza

Porta la madre di lei alla porta della chiesa
e mentre lei prega per quelli che verranno
lui cammina da solo per quei boschi

e lì si costruisce cattedrali sue
e su ogni ala che vibra
riesce a sentire tutto il mondo che canta

Partiremo tutti…

We’re all leaving …

There is thunder on the skyline
And it tears her breath away
Like the twilight steals the day

A father’s kind hand could not command her
To return to him once more
Like a soldier from the war

We’re all leaving
Even the ones who stay behind
We’re all leaving in our own time
We’re all leaving in our own time

Each night surrenders to a morning
But beneath the April sky
He can hear an endless cry

On smiling fields there’s a battle raging
And for every bloom he knows
Another flower never grows

We’re all leaving …

And he has no Ark to bear him from this Flood
Just a broken vessel wrought in flesh and blood
Though the riptides pull him under
He will not cease to wonder
At the beauty, beauty, beauty, beauty

He brings her mother to the church door
And while she prays for what will come
He walks those woods alone

And there he builds his own cathedrals
And on every whirring wing
He can hear the whole world sing

We’re all leaving …

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