Scambi interculturali

Stamattina, in piazza.

Un italiano abbastanza giovane, dall’aria losca, pieno di tatuaggi, in piedi.

Seduto davanti a lui, sul gradino d’ingresso di un portone, un marocchino dall’aria anche lui poco raccomandabile.

L’italiano tiene in mano una manciata di qualcosa, mi rendo conto che sono banconote.

E inizia a passare velocemente una banconota da cinquanta euro dopo l’altra al marocchino.

Attento a eventuali coltellate, passo dietro ai due, e capto le parole dell’italiano…

“…e poi c’è ancora da imbiancare tutto il salotto, e bisogna mettere le piastrelle alla cucina!”

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La politica spettacolare e quella reale

Una cosa che mi fa sempre effetto, è la differenza tra la politica spettacolare e quella reale.

Nel mondo spettacolare, ha rifatto recentemente irruzione il signor Vannacci. Più sei di “destra”, più ti piace e più ci speri; più sei di “sinistra” più lo odi e lo temi.

Un mese e mezzo fa è venuta fuori la storia reale dietro questa irruzione. O almeno un pezzo fondamentale della storia reale.

Non sono documenti segreti: c’è un articolo di Francesco Verderami sul Corriere, che racconta “il segreto di Pulcinella tra le fila del centrosinistra” condiviso con lui da vari dirigenti del Pd, in particolare Graziano Delrio. Un segreto di Pulcinella “perché da mesi il leader di Iv se ne vanta soprattutto con i compagni del Pd”.

La cosa affascinante è che questo articolo stesso è un segreto di Pulcinella. Se ne sta lì da un mese e mezzo sul più importante quotidiano d’Italia, e non ne parla nessuno: io stesso l’ho scoperto mentre buttavo via una copia fisica del quotidiano che avevo comprato tempo fa per tutt’altro motivo.

In breve, Matteo Renzi vuole farsi vedere bello con la Sinistra (PD ecc.), e quindi pensa, uno, come far vincere le elezioni alla Sinistra, e due, come far sì che il merito della vittoria sia suo.

E così si incontra con il suo amico, Roberto Vannacci. Perché dovete sapere che a quei livelli, sono tutti amici, non sono come i poliziotti che si prendono gli spintoni o i manifestanti che si prendono le manganellate.

E Renzi convince il suo amico Vannacci a mollare Salvini e mettersi in proprio.

“L’idea, a suo modo geniale, partiva da una constatazione numerica: il centrosinistra, precedenti alla mano, può ambire a raggiungere il 45% alle elezioni e dunque per battere il centrodestra deve far scendere le percentuali della coalizione sotto quella quota”.

Infatti, Vannacci è convincente perché fa il puro. Per restare puro, deve restare fuori dalla coalizione della Destra Venduta. E se resta fuori, la Sinistra vince senza dover fare nulla di interessante, anzi come Campo Largo contro la Decima Mas che Ritorna, può permettersi qualunque compromesso.

E se la Sinistra vince, il merito sarà di Renzi, che a quel punto potrà chiederle in cambio quel che vuole. Tipo l’affitto per 99 anni del Duomo di Firenze a una finanziaria saudita con sede nelle Isole Cayman. Un piccolo prezzo per non avere le Camicie Nere in Casa, no?

Lo so per esperienza, la Politica Reale è noiosa.

Meglio tornare a fare spettacolo, magari in costume:

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Piccole storie

A Santa Maria Novella, in fondo al giardino, poco dopo l’albero dove, nessuno sa perché, si radunano a migliaia gli storni, facendo un gran chiasso.

Cammino in mezzo al fiume dei turisti con i loro trolley che vengono e vanno dalla vicina stazione.

Lì vicino fu accoltellato a morte un ragazzino moldavo, affacciatosi da troppo poco alla vita. Amico di persone vicine, come anche la mamma forte e fragile.

Vedo una donna seduta per terra, le spalle magre su un muro antico di secoli. E’ giovane, ha la pelle nera e un viso bello, dai tratti definiti.

Nella mano sinistra stringe forte e in alto una bamboletta Barbie tutta nuda tranne per i biondi capelli, e con la mano destra fa grandi gesti. Urla, urla forte, declamando qualcosa in una lingua africana, carica di emozione e di rabbia e di storie.

Leggo su tutti i media del mondo di Isabel Medina Peralta. una ragazzina cacciata di casa dal padre, accolta per pietà dalla madre buddista, una ragazzina cui è stato vietato l’ingresso per tutta la vita in un paese per via di un libro che le hanno trovato nei bagagli, diventata famosa di nuovo per aver gridato qualcosa in una manifestazione di dieci matti come lei…

E mi chiedo quale strano destino renda famosa la seconda, mentre nessuno racconterà la storia della donna nera con la Barbie, e nessuno coglierà le sue parole, che sono sicuro saranno più interessanti di quella della manifestante?

perché una storia fa storia e un’altra no?

Sono vicino alla casa di A., la figlia dell’architetto innamorato di Florence, con cui mi ero fermato tante volte a chiacchierare.

La figliola aprì la porta di casa una notte all’uomo sbagliato, e mi ricordo come ai suoi funerali noi e i calcianti di Parte Bianca abbiamo protetto il povero babbo dai giornalisti. Costretti a riprendere noi invece del babbo.

Mi sento chiamare, “Migghè!“, mi giro, c’è Gigi, su una sedia a rotelle. Gigi di Scampia, Gigi che ho conosciuto quando era uscito di carcere e dormiva sui treni, con cui avremmo potuto ragionare insieme mondi.

Gli chiedo come va, lui è sempre ottimista,

“sto facendo la chemio, me la cavo! E mi hanno dato anche casa!”

“Dove?”

“Alle Piagge…”

“Conosci Don Alessandro?”, che è la straordinaria e folle figura di parroco lì.

“E’ un po’ strano!”

“Vacci, sicuramente troverai qualcosa di buono da dare!”

Perché Gigi è uno che dà.

Sono in Via Montebello, quasi davanti al luogo in cui visse Proust…

C’è un ragazzo seduto sul marciapiede che sta fumando il crac con una pipetta piccola e rosa, e mi guarda per un momento.

Poi all’angolo verso il ponte rivedo il mendicante marocchino, molto malridotto rispetto a un anno fa, che sta indicando a un compare qualcuno da lontano, con un fare tipo, andiamolo ad ammazzare quell’infame…

Ci resto sempre male quando lo vedo, perché per un attimo io e lui ci siamo conosciuti e capiti (l’avevo conosciuto davanti al Penny Market, dove anni prima c’era il poeta Passepartout il cui cadavere fu trovato nel bosco dai frati che scendevano da Fiesole).

Siamo a due passi da dove vedevo la piccola Elena rannicchiata a dormire nel suo sacco a pelo, sotto le insegne di un cinema morto da anni. Senza sapere che Elena poi avrebbe ucciso il buon Ezio; e senza immaginarmi che Elena poi si sarebbe suicidata in carcere.

Mi vedo davanti una donna attorno ai cinquanta.

Magra magra, capelli grigi perfettamente legati con un legnetto, gli occhiali e dei vestiti lunghi e colorati. La pelle è leggermente scura.

Mi chiede una moneta, e poi mi fissa negli occhi e dice,

“vieni a sentirmi suonare?”

“Dove?”

“Nella galleria della stazione, alle 6.30…”

Faccio una faccia da forse, e lei,

“giurami che vieni! Io mi chiamo Matilda!

E allora mi decido di andare a sentire Matilda.

“allora ti sei deciso di venirmi ad ascoltare! Lo dico a tutti, ma non viene mai nessuno! Mio Dio come sono emozionata!”

Ha un carrello e due grandi borsoni da clochard, le prendo quello più pesante e ci avviamo verso la galleria della stazione, dove c’è un pianoforte a disposizione di tutti.

Sta suonando una ragazza che poi ci racconta che è appena arrivata a Firenze, ha fatto a piedi in sei giorni la Via degli Dei da Bologna.

Matilda scompare, “mi vado a truccare!” e rimango a vegliare su tutti i suoi averi. Poi la vedo che sta parlando animatamente con una guardia giurata, una donna con la pistola, e immagino qualche guaio.

“Ti voglio presentare una mia carissima amica romena!”

mi dice Matilda, e la guardia giurata mi dice,

“tu sei Miguel? Piacere!”

Matilda si siede al pianoforte, le dita scure iniziano a suonare, guardo gli anelli…

“sono mie improvvisazioni, mamma mia come sono emozionata, non starmi troppo vicino per favore!”…

e alle sue creazioni sonore, si ferma una ragazza con hijab e inizia a filmarla, e si commuove tutto un gruppo di turisti. Matilda attacca discorso con loro, in un tedesco molto migliore del mio. Le chiedo,

“parli anche inglese?”

“Of course! Ma io parlo anche il giapponese, ero anche brava a scriverlo; e il turco!

So che ti fa strano pensare che una di strada abbia talento, ma vedo dai tuoi occhi che sei in grado di capirlo!”

Mette apposto con cura il seggiolino e il coperchio del pianoforte, mi spiega,

“io sono fissata con l’ordine, non posso farci niente!”

Matilda ha un accento indefinibile, come se fosse straniera ovunque…

“Io so che tu e io un giorno ci racconteremo tutte le nostre storie… ma devi sapere che io sono fatta così, che a volte reagisco male, perché non sono abituata all’affetto, che mio padre non ha mai saputo darmi. E ho una figlia, il suo compleanno è oggi, e vorrei regalarle un piccolo pianoforte, la tengono in una casa famiglia… Ma mi hanno rubato tutti i soldi che avevo raccolto, mi hanno sempre rubato tutto!”

Le dico, anch’io ho una figlia, e lei mi dice,

“ti ha cambiato, vero, si vede!”

Ha una bottiglia d’acqua,

“vuoi bere?”

Io mi schernisco, poi mi rendo conto che è una sfida, se io ho il coraggio di bere dalla stessa bottiglia da cui beve lei…

E mentre lei si china per terra per raccattare avida un fondo di sigaretta, io appoggio la bottiglietta alle labbra.

“Non sto bene, con la pressione con questo caldo, mi devo fermare”

Dove dormi?”

“Io dormo di giorno, di notte cammino sempre che è troppo pericoloso, ci sono gli zombie…

ma lì guarda c’è la luna come quella dei tappeti, la mia luna e quella della mia bambina!

Questi medici atei dicono che io ho un problema, che sono troppo felice e troppo triste insieme, ma puoi pensare a qualcosa di più bello? Per quello io scrivevo le poesie, sono affascinata dalle parole di tutte le lingue, anche del turco. Da dove vengo? sono zingara della Transilvania.”

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Meloni, svegliati e salvaci!

La signora Meloni in questi giorni sta mandando soldati italiani a rischiare la vita nel lontano Kuwait, e chiede agli italiani di dare, se non ancora il sangue, almeno le tasse, per il Donbas (che è ancora più lontano dell’Ucraina da dove arrivano le badanti che lavorano in nero, ma è più vicino del Perù da dove arrivano quelli che puliscono i bedenbrecfas in nero).

Forse per non spaventare troppo gli italiani, la Meloni esita ancora a dire il vero motivo per cui dovremmo spendere, non il cinque, ma il cinquanta per cento, del nostri Pil in spese militari. Se vogliamo uscirne vivi.

Siamo, semplicemente, circondati da nemici.

Prendete la carta geografica: a sinistra, in alto, la Francia. Il paese il cui massimo ideologo è stato Baudrillard, che ha scritto nero su bianco che la verità non esiste e che Halloween è “un’infernale chiamata alla vendetta dei bambini contro il mondo adulto”. E questo paese è dotato di 290 testate nucleari, non dico altro.

E se pensate che non sia un pericolo solo perché hanno la erre moscia, fatevi dire da noi fiorentini di cosa sono stati capaci i francesi. Io abito a due passi da Porta San Frediano, dove entrò Carlo VIII di Francia, come ci ricorda e ci ammonisce questo storico quadro, che mi mette ancora i brividi:

Arriviamo poi alla Svizzera, un paese dove la vita militare ricorda quella dell’antica Sparta, e che già sta lavorando per dominare lo spazio – potranno ucciderci anche dal cielo in qualunque momento.

A fianco c’è l’Austria.

Ogni comune d’Italia ha una piazza, dove una statua ci ammonisce ricordando qualcosa che non dovremmo mai dimenticare: 600.000 dei nostri bisnonni sono morti per frenare la minaccia dell’immenso impero austroungarico, e ancora confiniamo con loro – non ci inventiamo nulla, potrebbero rubarci tutto il Veneto e la Lombardia di nuovo: immaginate un futuro in cui vedremo cartelli stradali che indicano la 𝔖𝔞𝔫𝔨𝔱 𝔅𝔞𝔟𝔦𝔩𝔞𝔭𝔩𝔞𝔱𝔷.

Arriva la Slovenia, dove i nipoti dei guerriglieri comunisti sognano ancora di infoibare gli italiani.

E poi c’è l’Albania: così vicina che dalla Puglia, quando il cielo è chiaro, si vede il minaccioso promontorio e l’isola di Sazan, quasi un pugnale puntato contro di noi. Pensate alla notte in cui l’Albania ci volesse attaccare, un urlo in una lingua incomprensibile che risveglia le quinte colonne – a sud, gli arberesh che da secoli si sono infiltrati in Sicilia, Calabria, Molise; ma ancora di più i muratori e imprenditori edili che conoscono i segreti architettonici di ogni caserma, e di ogni scuola dove portiamo i nostri bambini, innocenti.

Poi c’è Malta, a un tiro di schioppo dall’Italia, anzi a un tiro di missile: i razzi maltesi potrebbero distruggere in un attimo città come Reggio Calabria o Palermo. Ma per odio verso la Nostra Civiltà, non esiterebbero certo a far scomparire anche la Valle dei Templi di Agrigento.

Più subdola la minaccia di San Marino, che però se avesse la bomba nucleare potrebbe liquidare in un attimo Venezia o Milano, e non ci risulta che la Meloni stia facendo nulla perché San Marino non abbia l’atomica.

L’Italia non è sempre stata pusillanime di fronte a San Marino: ricordiamo quando Mario Scelba impose, nel 1955, il blocco agli italiani che si recavano nei casinò della repubblica, che avrebbero finanziato il terrore comunista nel mondo; e il primo ottobre del 1957 il governo italiano ebbe il virile coraggio di mandare i carabinieri a sostenere i dissidenti sanmarinesi che si erano ribellati al regime sovietico: che per salvare la Democrazia, a volte occorrono decisioni forti.

Ma riservo per ultimo il pericolo più spaventoso: noi italiani siamo stati costretti a condividere la nostra stessa capitale – come succedeva a Berlino ai tempi della Cortina di Ferro – con un altro stato.

Anzi, diciamolo, con una teocrazia globalista che non condivide i nostri valori. Non dimentichiamo mai che fine fece fare a uno scienziato colpevole soltanto di essere italiano e di aver promosso i Valori del Progresso:

La teocrazia che ha sede a due passi dal Quirinale ritiene che i matrimoni siano indissolubili, che esista la Trinità e che l’usura sia “peccato contro natura”. Ogni domenica impone ai suoi fedeli di partecipare a un rito in cui si beve alcol e si mangia quello che dicono essere carne umana (è scientificamente dimostrato che si tratta di pane, ma l’intenzione cannibalesca è dichiarata).

La teocrazia cannibale obbedisce a un sovrano che comanda su un esercito di un miliardo e mezzo di persone che credono fanaticamente che chi ha in mano “le chiavi di Pietro” può decidere del loro destino eterno.

Ora, la metà circa di questi vivono in Africa o in America Latina, paesi che non fanno parte della nostra civiltà e dove le donne fanno figli come i conigli, sognando di partorire chi si vendicherà dell’italiano Cristoforo Colombo.

Meloni, svegliati e salvaci!

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Autobiografia

Il tempo va misurato con le trasformazioni… io sono nato quando le foto erano quasi solo in bianco e nero, oggi mi dicono di stare attento a parlare al telefono che i truffatori mi possono clonare la voce, se dico, “pronto chi parla?”

Per questo vi racconto le mie trasformazioni.

Da ragazzo, arrivato in Italia, mi raccontavano che esistevano due mondi: uno era il Passato e l’altro era il Futuro.

Il Futuro era meglio del Passato.

Poi, almeno in Italia, c’era qualche discussione se fossero più Futuri gli Stati Uniti dove arrivavi povero, non ti davano niente, ma diventavi subito miliardario; oppure la Svezia, dove c’erano biondone bellissime che venivano in vacanza a Rimini e avevano uno Stato Sociale ancora più sociale di quello italiano.

Il resto del mondo era semplicemente Passato, e non interessava quasi a nessuno – ci stavano dentro i cannibali, l’Inquisizione, i musulmani, gli indù, i bisnonni contadini con il loro dialetto, l’Impero Austroungarico, la treggia e altre miserie.

Il Futuro stava solo in Europa e negli Stati Uniti, per cui coincideva con “l’Occidente“, che però all’epoca aveva soprattutto un altro significato, opposto alla Miseria Sovietica, un mondo misterioso dove nei negozi le etichette erano tutte brutte e grigie e gli imprenditori italiani potevano comprarsi biondone (non svedesi) per un paio di calze (ma i sovietici facevano finta di voler essere più futuri di tutti).

Io però sono cresciuto diversamente.

Ho avuto diverse fortune pazzesche, da ragazzo.

La prima, quella di essere vissuto tra due continenti; la seconda di non essere andato a scuola.

E quindi di aver potuto passare una quantità di tempo a leggermi tantissimi libri – i volumi della storia antica, medievale e moderna dell’Università di Cambridge, ma anche libri sulla storia dell’India, della Cina e dell’Africa. Ho capito da subito che non esisteva un solo mondo.

E così anche se non avevo la televisione in casa, potevo a quindici anni riconoscere le cicatrici “tribali” sulle guance di un giovane Yoruba – deve essere stato uno dei tre nigeriani in Italia all’epoca – che mi raccontava in un buon inglese di come avesse scelto la religione dei suoi avi.

E così ho scoperto autori che avevano una visione radicalmente diversa.

Uno dei primi fu Francis Younghusband, il militare inglese che conquistò il Tibet, ma ne fu spiritualmente conquistato.

Poi Jean Servier l’antropologo che visse tra i Berberi dell’Algeria – combattè a fianco dei francesi (e a molti berberi) contro la rivoluzione algerina, ma scrisse il più radicale trattato di antropologia “antioccidentale” di tutti i tempi: da ragazzo leggevo il suo L’uomo e l’invisibile sui gradini del Liceo Visconti a Roma, dove quel meraviglioso pazzo di Athanasius Kircher aveva creato un intero museo.

O Pavel Florenskij, l’antico monaco russo che mi fece ripensare a come sognavo; o Idries Shah e i suoi racconti sufi.

Ma il più importante fu John Ronald Ruel Tolkien. Che faceva parte del mondo sovversivo più antico di tutti, quello che nacque quando William Blake a spasso di notte per le strade di Londra riconobbe l’Orrore Nascente. Poi divenne la visione di William Morris e di John Ruskin, e di tutti gli inglesi che sognarono nel Rinascimento fiorentino e negli innesti neoplatonici una possibile modernità alternativa.

Ma quanto ha segnato la mia vita, Kenneth Grahame che donò alla mia infanzia The Wind in the Willows (frammenti di ricordi, anche il momento in cui mia madre me lo comprò in una libreria a Città del Messico).

Al centro del libro, c’era un capitolo completamente diverso dedicato all’incontro tra la piccola talpa e il ratto di fiume, e il dio Pan di cui non si citava però il nome, si intuiva soltanto. Che da bambino non capii, eppure mi è rimasto dentro più degli altri. Lessi ad alta voce tutto il libro a mia figlia che era piccola, e anche lei ebbe problemi con quel capitolo, che poi le rilessi anni dopo, e lo visse come me.

Kenneth Grahame aveva scritto quel gioiello per suo figlio Alastair allora bambino. Non sapendo che Alastair sarebbe poi morto, dicono suicida, che non aveva compiuto nemmeno vent’anni,

e anche per questo vorrei conservare, tramandare, salvare…

A un certo punto, avevo studiato per conto mio latino e greco, e ho deciso di dare gli esami di scuola media per poter fare il liceo classico (e li ti imbatti in Ovidio, che seppe cogliere tutto il male che sarebbe sorto secoli dopo…).

Ho scelto di andare in Egitto. E dopo essere vissuto in Egitto, ho scelto di fare l’università da pendolare, studiando arabo e persiano. E così ho scoperto Farid od-Din-e Attar, il Profumiere di Nishapur; ma anche le piccole storie delle tombe dei santi in Egitto, o dei canti delle confraternite dei contadini siriani.

Sono tutti gli stessi mondi perché spregevolmente antichi, e tutti altri perché nessuno è mai uguale all’altro.

Che poi è lo stesso/altro mondo passato che avevo avuto la benedizione, a tredici anni, di conoscere, del Sudtirolo, dei contadini senza padroni che si ritrovavano a danzare attorno al santuario del santo, a lavorare anticamente insieme, a parlare una lingua che non avevano imparato a scuola, e che non aveva scrittura, ma solo tramandamento orale, e a resistere per generazioni alla violenza dello Stato italiano, fino addirittura a piegarla e vincere.

E’ lo stesso/altro mondo passato dei monaci della Certosa del Galluzzo che ogni sera scavano per un po’ la buca che sarebbe stata la loro tomba;

del carrettiere siciliano che ci raccontava di come partivano di notte e lui che aveva la voce più bella, cantava un verso intero, e gli altri carrettieri dietro di lui riecheggiavano l’ultima strofa;

dei Calcianti di Parte Bianca che ogni anno chiedono al Priore di Santo Spirito di benedirli e perdono lo stesso;

della volta che un amico ebreo che ci legge benedisse la casa in cui viviamo in una meravigliosa antica lingua semitica;

della vista degli ultimi pesci volanti, da piccolo, dal ponte della nave che mi portava (riportava?) in Europa;

di quello stranissimo canto che udii una notte ad Alessandria in Egitto, un richiamo a Dio che si spostava di qua e di là e da nessuna parte;

di quella donna che aveva scelto di vivere in un altro mondo, e con un grande sorriso strappava l’ortica con le mani per farne cibo, e mi ricordava un altro amico che si toglieva la camicia per rotolarsi nell’ortica;

di mio nonno che scelse di vivere tra i nativi americani e i neri, e un giorno una scimmia gli diede fuoco alla casa;

del sasso su cui sedeva il Nonno Abramo, patriarca del villaggio al confine tra Toscana ed Emilia Romagna, e sfidava il mondo moderno, il fascismo e anche i preti, sul sasso il pro-pronipote da piccolo ha inciso il suo nome;

della pianista zingara bipolare che dorme per strada e che mi racconta, “i medici atei dicono che io sto troppo bene e troppo male, ma non capiscono che questa è la cosa più bella?”;

della vista dell’ultima neve che sarebbe mai caduta sulla nostra città;

del rilasciato dal carcere napoletano che dorme sui treni, e racconta di come potrebbe essere Scampia e scopriamo di avere la stessa visione, poi gli prende un tumore e lo ritrovo a pregare a Messa;

della prozia Anna e la sua morosa Bessie, che insieme suonavano l’organetto per strada per raccogliere soldi, e Bessie all’inizio del Novecento andò in Tailandia e visse alla corte del re, e il re le regalò tre figure in bronzo, che Bessie quando morì donò a mia madre, e che una povera badante le rubò, assieme al crocifisso messicano nero con tutte le coloratissime figure di cui mi ricordo soprattutto il teschio di Adamo alla base;

della gente dell’Appalachia che si tramandava canti del Cinquecento (regalandone qualcuno a mio nonno) e maneggiava serpenti velenosi per fare come San Paolo;

dei bigliettai del tram ad Alessandria… un bigliettaio è cristiano e te lo dice con la croce tatuata in fronte, l’altro è musulmano e te lo dice solo con un pezzo di cartone, una scatola di importazioni cinesi… fakka! fakka! “spiccioli, spiccioli!” gridano entrambi… ma poi a un certo punto si sente da mille megafoni l’invocazione, è Ramadan… si ferma il tram, il bigliettaio musulmano prende il suo pezzo di cartone, lo stende accanto alle rotaie e ne fa un tappeto per pregare, e poi, lentamente, spezza il digiuno, e riscopre cosa sia la gioia di mangiare e di bere;

della donna india vecchia come il Novecento, ma che non sapeva in che anno fosse nata, che raccontava a me, bambino, della Rivoluzione in Messico, e del Signore che diede una festa, e tutti poterono mangiare per una volta carne, e poi disse loro che era carne umana, quella che avevano mangiato;

del lucchese novax che in Piazza Strozzi si mise a recitare un canto intero di Dante a memoria;

delle comunanze degli Appennini e delle case dove nessuno si sognava di chiudere la porta perché tutti potevano raccogliersi attorno al focolare, e dove si cantava veglia la sera d’estate insieme;

di Maria Maddalena de’ Pazzi, che visse così vicina a casa mia, e che aveva bisogno di ritirarsi in luoghi secretissimi, come gli antri sotto il Seminario dove ne ho cercato le tracce, e c’è un pozzo d’acqua, e oggi l’avrebbero psichiatrizzata, allora la fecero santa:

“In tempo di sua vita ebbe spesso di simili eccessi e andava per il convento esclamando: ‘Amore, Amore, Amore, non amato né conosciuto! Incitava le anime che venissero ad amar Gesù e incontrando le monache le prendeva per mano, e non si zittiva finché non le dicevano di voler amare questo Signore e talvolta, prendendo le fune delle campane, suonava a fuoco d’amore, chiamando le anime che venissero ad amare Dio. E a vederla in tali eccessi, accendeva a questo amore”;

dell’antica villa di Firenze dove ho scoperto i manoscritti persiani dove secoli fa una mano scriveva poesie tracciando disegni perfetti, senza mai una sbavatura d’inchiostro;

della donna napoletana che aveva sposato un soldato americano e mi raccontava della sua infanzia in un basso senza nulla, tanti figli in una grotta, e poi si ferma… e mi dice, “ma ridevamo sempre!”;

della bimba zingara (zingara, zoppa e musulmana) del Kosovo che aveva paura dei vampiri, cui cercarono una notte di dare fuoco, ma lei ne ebbe a male…

Ci sono mondi e mondi, nel mondo, molto oltre l’unico mondo che si può pensare possibile.

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La fine del futuro

Noi ogni giorno agiamo pensando al futuro.

Miguel Martinez, traduttore di manuali tecnici, faceva traduzioni di cose che non gli interessavano lontanamente, solo perché pensava al futuro in cui lo avrebbero pagato.

Questo vuol dire che il presente, che è reale, è costruito da una nostra personale fantasia sul futuro. Che credo sia la confutazione radicale e ineccepibile di ogni cosiddetto “materialismo”.

Ora, esistono grandi fantasie collettive di futuro.

Gli italiani del dopoguerra si sono immaginati un futuro di “progresso“. Che non significa solo macchine che corrono più veloci, ma anche persone che stanno meglio. Non sono per niente sinonimi, ma per milioni di italiani, lo sono stati.

Cioè avevano l’idea che presentandosi regolarmente ai concorsi, avrebbero ottenuto un posto fisso; e alla fine del posto fisso ci sarebbe stata la pensione e avrebbero potuto portare i nipoti al mare.

E nel mentre, ci sarebbe stato il mutuo che avrebbe permesso loro di possedere una casa, e di crescere dei figlioli. Che avrebbero potuto a diciott’anni scegliere di iscriversi alla facoltà di Ingegneria e uscirne e fare la stessa carriera dei padri, ma moltiplicata per due.

Questo mito ha ispirato l’azione concreta di decine e decine di milioni di persone. Era l’implicito dietro l’insegnante che faceva la ramanzina allo studente che copiava ai compiti, ma era anche il motivo per cui lo studente copiava.

Una parte di queste persone diceva,

“il mio futuro è garantito dal fatto che il possesso privato dei mezzi di produzione sta creando un mondo meraviglioso. e ha bisogno di libertà per esprimersi”.

Un’altra parte diceva,

“vero, ma i cittadini devono vegliare affinché quei mezzi privati siano sempre usati nell’interesse generale, ci vuole la politica!”

Ora, tutto questo è finito.

Guardiamoci attorno senza raccontare balle: avete la minima idea di come sarà l’esistenza umana tra dieci anni?

Provo ad avventurarmi nel mondo che ci attende, come tutti noi: l’unica differenza tra me e gli altri, è che io non ho certezze, so di non sapere che futuro ci attende.

Ma se non so che futuro ci attende, e se noi agiamo in base al futuro che ci attendiamo, come devo agire?

Certo, mi posso arrabbiare, dire c’è una deviazione dal percorso della storia per colpa di

e lì, secondo i pre/giudizi (cioè le certezze che abbiamo prima ancora di conoscere i fatti) di ciascuno, ci scaglieremo contro…. contro gli immigrati, o contro i fascisti… e quindi contro il governo attuale o contro l’opposizione. Come se il destino del mondo fosse in mano a Vannacci o all’imam della moschea del paesino lombardo, o alla Meloni o alla Schlein. Sarebbe tutto così facile, basterebbe ammazzarli.

Frammenti tramandati attraverso due millenni, da monaci amanuensi, le parole dell’apostolo Paolo, in Efesini 6:12:

“La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.”

Ma in greco è molto più bello e profondo, anzi dice cose anche diverse:

“ὅτι οὐκ ἔστιν ἡμῖν ἡ πάλη πρὸς αἷμα καὶ σάρκα, ἀλλὰ πρὸς τὰς ἀρχάς, πρὸς τὰς ἐξουσίας, πρὸς τοὺς κοσμοκράτορας τοῦ σκότους τούτου, πρὸς τὰ πνευματικὰ τῆς πονηρίας ἐν τοῖς ἐπουρανίοις”

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Come vincere un Timbro di Disapprovazione Ufficiale

Ieri scopro dell’esistenza di Lorenzo Pacini, giovinetto fresco di laurea, che invece di andare a lavorare, è riuscito a farsi eleggere al Municipio 1 di Milano e poi nominare Assessore (2.152 euro al mese, a Firenze se lo sognano, ecco quanto guadagnano i nostri in un quadrimestre!).

Il signor Pacini è assessore a Verde, Arredo Urbano, Casa, Edilizia Scolastica, Mercati Rionali, Politiche Giovanili e CAG (che non è quello che pensate, sono i “centri di aggregazione giovanile”).

Non ho idea dei meriti o dei difetti dell’individuo in questione, ma ho un’idea abbastanza chiara del suo mestiere. I Municipi infatti hanno tre ruoli – gestiscono alcuni minuscoli fondi, possono esprimere “prese di posizione riguardo a temi sui quali il Consiglio non ha potere amministrativo effettivo” e possono soprattutto esprimere pareri non vincolanti, cioè che contano poco più del mio o del tuo, su ciò che fa il Comune.

Ad esempio… un cittadino segnala due mattoni rotti in un giardino pubblico, costo dei mattoni più il cemento occorrente circa 22 centesimi.

Il nostro Microassessore chiama la Polizia Municipale che paga un vigile per chiudere il giardino al pubblico e paga una ditta che ha un appalto con il Comune per metterci una profusione di nastri bianco/rosso.

Poi manda un messaggio whatsapp al Macroassessore, quello comunale che può spendere, per informarlo. Al terzo messaggio, il Macro gli risponde finalmente, “grazie!” Il Micro è tignoso e incontra finalmente il Macro di persona. Che gli dice che sarà sua cura avvisare la funzionaria competente – attualmente in ferie – di aprire un Bando per i Mattoni Nuovi, ma deve avere prima il parere di almeno tre uffici.

Un anno dopo, il bando (otto pagine, di cui cinque di premesse e due di informativa privacy) viene pubblicato, e viene vinto come sempre dalla ditta Gennaro Carociccio di Portici, che riesce a fare sempre i prezzi più bassi e manda quindi a Milano due operai, uno marocchino e uno senegalese, che mettono uno dei due mattoni. L’altro mattone viene rinviato a data da destinarsi, perché la ditta ha anche vinto cinque altri bandi nei dintorni, che pagano pure di più. Nel frattempo però il nastro bianco e rosso è stato da tempo strappato, e il giardino viene frequentato come prima, per cui va bene così.

Il nostro Micro però vorrebbe vivere in un mondo meno angusto, e così fa la furbata di andare dalla Zanzara. Che è una trasmissione di tali Cruciani e Parenzo, ideata per far ridere e scandalizzare gli automobilisti che ascoltano distratti alla radio.

Ora, uno che va dalla Zanzara, o la fa apposta, o la fa apposta.

E infatti il nostro Microassessore è riuscito in un attimo a fare molto di più che nei cinque anni di studi classici e quattro di giurisprudenza: diventare un caso nazionale.

Il tempo di pronunciare questa frase:

“Noi i fascisti li combattiamo alle urne e poi ad un certo punto se serve, se servirà, con i fucili. Cosi vi abbiamo sconfitto in modo definitivo una volta e cosi si sconfigge di nuovo il fascismo””

La frase ovviamente è una scemenza. Nella facoltà di giurisprudenza frequentata dal signor Paccini, non sono previsti addestramenti all’uso delle armi da fuoco. E poi per poter imbracciare i fucili, il Pd chiederebbe quanto meno che ogni guerrigliero volontario fosse assicurato con una polizza di un assicuratore internazionale, e che i fucili fossero tutti a norma.

Ora i Destri che davvero volessero fare gli Oppositori ai Comunisti dovrebbero entrare di notte nel giardino e aggiustare i mattoni, riducendo così anche l’immigrazione dal Senegal e dal Marocco e i proventi della Camorra.

Invece stanno ad ascoltare La Zanzara, e fanno bene, perché così possono segnare un punto per la loro squadra. Si muove subito un parlamentare:

“Il primo ad attaccare Pacini è stato Fabio Raimondo, deputato milanese di Fratelli d’Italia, che ha definito le dichiarazioni “di una gravità inaudita e incompatibili con qualsiasi incarico istituzionale”. “Evocare i fucili come strumento per combattere gli avversari politici significa superare ogni limite del confronto democratico e alimentare un clima di odio e di violenza che va condannato senza alcuna ambiguità”, ha dichiarato il parlamentare.”

E’ una mossa che si chiama la Sdegnata Moderata, che è l’unica risposta (moderatamente) efficace alla Sparata Estremista. E’ tipicamente usata a Sinistra (infatti, fuori contesto, la frase del nostro Destro sembra roba da piddini), ma a volte anche i Destri devono far sembrare che gli Altri sono Pazzi, tipo i “musulmani minacciano la laicità dello Stato e i diritti degli omosessuali”.

Però il signor Raimondo ci azzecca in pieno su un punto:

“Non stiamo parlando di un anonimo militante o di un simpatizzante che ha perso il controllo. Pacini è un amministratore del Partito democratico, assessore nel Municipio 1 e si è persino autocandidato a sindaco della città”.

Infatti, il signor Pacini si è autocandidato alle primarie per le elezioni del prossimo sindaco.

Dove a notarlo, dovranno essere solo elettori del Pd, quindi di Sinistra. E quale garanzia migliore del Timbro di Disapprovazione di un deputato di Fratelli d’Italia?

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“Mirabile esempio di sprezzo del pericolo ed alto senso civico”

Sto seguendo la vicenda del gioielliere Mario Roggero, condannato per avere ucciso due mancati rapinatori e ferito un terzo.

So che ci sono attualmente 62.445 persone nelle condizioni di Mario Roggero, cioè esseri umani detenuti in carcere, spesso immagino con storie altrettanto interessanti.

Anch’io provo una certa simpatia per Mario Roggero e probabilmente la proverei per molti altri carcerati: se fossi stato nei panni suoi, forse avrei agito allo stesso modo.

Probabilmente anche la grande maggioranza degli italiani la sente così. E’ una storia facile da capire, che permette un’identificazione immediata, e che va bene all’80% del pubblico.

I media sono come i gelatai: cercano di vendere ai consumatori ciò che ai consumatori piace. E i cosiddetti social, grazie ai loro algoritmi, seguono la stessa logica.

Ma a quel punto, subentra la politica. La gente che vota dice, “deve essere colpa di qualcuno! Bisogna cambiare qualcosa!”

Dicono: i magistrati favoriscono i delinquenti contro le persone perbene. Una tesi su cui la maggioranza dei carcerati sarebbe d’accordo, ma lasciamo perdere.

La politica fa le leggi come quella che i magistrati hanno applicato in questo caso. E la politica è sempre una questione di rapporti di forza. Quindi dire che “i magistrati favoriscono i delinquenti” vuol dire, “i delinquenti riescono a piegare i politici e i magistrati ai loro interessi“.

Riflettiamoci.

I rapinatori hanno agito in maniera illegale.

Come agiva in maniera illegale un dirigente di banca di cui non vi dico il nome, che la sera prendeva venti, trentamila euro in contanti dalla cassa, li investiva in caparre per acquisti di appartamenti che rivendeva alla velocità della luce con una serie di trucchi che non ho capito nemmeno io, e rimetteva in cassa i soldi dopo due o tre giorni. Quando l’hanno scoperto, la banca ha preferito nascondere il fattaccio dai propri clienti, il dirigente si è licenziato e oggi non solo non deve lavorare, ma possiede pure una quarantina di appartamenti.

I signori che si sono presentati da Roggero avevano probabilmente sogni simili, ma meno mezzi e meno cervello. Per cui invece di quaranta appartamenti, si sono presi qualche pallottola nella schiena.

Delinquenti tutti, ma gli ultimi sono delinquenti sfigati.

Credo che sarete d’accordo nel dire che è improbabile che la legge che ha condannato Roggero sia tale perché i parlamentari prima e i magistrati poi si siano lasciati intimidire da sfigati. Ci saranno mille altre spiegazioni, ma non quella.

Però il caso Roggero diventa subito politico nel senso più banale del termine.

In breve, i politici dei due schieramenti, proprio perché dipendono dai rapporti di forza, fanno in pratica cose molto simili quando si trovano nella scomoda posizione di dover governare.

Proprio perché nei fatti è così, le loro retoriche si devono distinguere radicalmente.

Se la Sinistra parla del diritto del non vedente ad avere accesso ad audioguide, la Destra ha poco da dire, perché non può superare appunto a sinistra.

Se la Destra parla di sicurezza del cittadino medio, la Sinistra ha poco da dire, perché non può superare a destra.

Il numero di cittadini medi però è molto più alto del numero di non vedenti, per cui la Destra vince.

Ma una volta che la Destra vince, le cose restano esattamente come prima: il signor Roggero va in galera sotto la Meloni, e magari la giunta comunale di centrosinistra toglie le audioguide ai non vedenti e quelli di Destra tacciono.

Siccome la Sinistra non può sorpassare a destra, l’unico che può farlo è il signor Vannacci, che corre a scrivere su Facebook il proprio sostegno a Roggero.

Ora, Vannacci è un poveretto, che deve la sua carriera a un giornalista di Repubblica, e non ha i contatti che contano. Però ha un alleato sempre affidabile che non lo tradisce mai, che è la Sinistra: ieri ho sentito il nostro Presidente del Quartiere a Firenze dire, in perfetta buona fede, che proprio Vannacci dimostra la necessità di Difendere la Democrazia da una Destra pericolosa.

Ora, se la Sinistra dice che Vannacci rappresenta la vera Destra, sappiamo come la prenderanno milioni di persone che votano a Destra solo per fare dispetto alla Sinistra.

Per cui Vannacci è per la Destra un problema enormemente più grave degli immigrati, dei Pro-Pal, dei delinquenti impuniti, delle moschee clandestine e di tutto il resto. E Salvini, bisogna dire, ha saputo correre ai ripari in maniera geniale, andando a visitare Roggero in carcere e parlando anche di candidarlo al parlamento per aver violato una legge voluta dallo stesso Salvini, e aumentato il numero degli omicidi commessi sotto il governo di cui fa parte Salvini.

Questa, ovviamente è la vera posta in gioco, non certo il conflitto tra un gioelliere di provincia e dei minuscoli ladruncoli. Che per quel nulla che ne sappiamo, potevano magari essere piccoli esseri umani di destra – lo erano tanti rapinatori di quando ero giovane io.

Salvini non si ricorda di Franco Anselmi, ucciso anche lui proprio con un colpo alle spalle da Danilo Centofanti, mentre fuggiva dopo una rapina in cui nessuno si era fatto male.

Leggo che “con decreto del Presidente della Repubblica [Francesco Cossiga] 5 maggio 1987, su proposta del Ministro dell’interno“, è stato concesso a Danilo Centofanti la Medaglia d’Argento al Valore Civile:

“Danilo Centofanti, il 6 marzo 1978 in Roma. – Con coraggio e
decisione non esitava ad ingaggiare un conflitto a fuoco con tre
malviventi penetrati nell’armeria di proprieta’ del fratello e che
impossessatisi di armi e munizioni cercavano di guadagnare l’uscita.
Riuscivano a ferire mortalmente uno dei rapinatori mentre i complici si davano a precipitosa fuga. Mirabile esempio di sprezzo del pericolo ed alto senso civico.”

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