La scuola calcio

In questi anni, abbiamo tessuto una rete fitta su tutto il quartiere, da Borgo Tegolaio fin oltre Porta San Frediano, dalle sponde dell’Arno alle stradine silenziose che scendono giù dalle colline.

Un bel nodo in questa rete è la scuola di calcio autogestita. In un anno ha coinvolto quasi un quarto dei bambini del rione, che in questi freddi giorni si presentano a scuola con le loro sciarpe grigio-nere e riempiono il quartiere di adesivi.

Ecco a voi!

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Buon meno un anno a tutti!

Sul The Automatic Earth, una miniera di originali riflessioni sulla crisi che stiamo vivendo, trovo questa tabella:

CumulativeGrossLaborIncomeGrowth450Prendetevi un paio di minuti a guardare, riga per riga, la tabella. C’è da restarci di stucco.

Come sapete, non sono un economista e non saprei tradurre esattamente Cumulative gross labor income (e poi scriverei labour perché quando traduco, uso la grafia britannica).[1]

Non so quale rapporto ci sia tra questo termine e la maniera in cui percepisco il mio benessere personale.  Che non riguarda semplicemente il conto in banca.

Ci sono centomila altre piccole cose che cambiano e si sommano tra di loro. Un microesempio: la scuola dell’infanzia, dove tolgono le maestre comunali e ci mettono delle disgraziate di una cooperativa a settecento euro al mese che non vedono l’ora di andare da un’altra parte, però poi ci dicono che è un progresso. Le maestre non le tolgono, licenziandole, aspettano semplicemente che vadano in pensione e poi non ne assumono di nuove, per cui questo fatto non incide nemmeno sulle statistiche dell’occupazione.

Ma nella tabella, traduco benissimo la parola growth, “crescita”.

Ora, la tabella inizia ai tempi della grande crisi del 2007-2008. Da cui si dovrebbe essere usciti. Crescendo felicemente tutto il tempo, solo che davanti a quasi ogni crescita c’è un segno meno.

Come se io a ogni compleanno dicessi, sono ringiovanito di -1 anno!

L’altra cosa che un profano nota subito è che gli unici in assoluto che crescono sono i tedeschi.

Da cui si capiscono due cose.

Innanzitutto il motivo per cui tutti i giovani maschi avventurosi che vogliono farcela nel mondo, desiderano andare in Germania (alla faccia della Germania stessa che li vorrebbe spedire almeno in parte in Calabria o in Ungheria o in Portogallo).

Secondo, il motivo per cui tanti sospettano che l’Unione Europea sia un’enorme macchina per spolpare soldi da un continente intero e mandarli in Germania.

Non so se in realtà le cose stiano così, e sospetto anche che molti antieuropeisti la facciano semplice: non penso che basti dire addio all’Unione Europea, per uscire dal vicolo cieco in cui ci siamo infilati.

Però se questa tabella è minimamente significativa, vuol dire che siamo arrivati davvero al punto di svolta della storia umana.

Nota:

[1] Ho scritto al curatore del blog per chiedere la fonte della tabella, che dovrebbe essere l’OCSE. Ma su questo chiedo lumi agli economisti e agli eurocrati del blog.

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Fermiamo i bulli del Viminale!

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Pane al pane

Striscione affisso dagli occupanti somali a Firenze:

somali

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Völkerwanderungen

Un po’ di materiale utile per riflettere sul rapporto tra i grandi movimenti dei nostri tempi e le Istituzioni.

Come sapete, la regola ufficiale è che i Buoni si Accolgono e si Integrano, i Cattivi si Respingono. Si conferma così la bizzarra fantasia degli Occidentali di essere dotati di superpoteri e di autorità morale.

Nel mondo reale, invece…

c’è un divertentissimo articolo su Repubblica che spiega come funziona davvero il respingimento, descrivendo in dettaglio l’espulsione di 29 tunisini, accompagnati da “un funzionario della polizia di Stato, un medico, un infermiere, due delegati del Garante nazionale dei detenuti, 69 agenti di scorta non armati e in borghese” (ma mancava un interprete) al costo di 115.000 euro.

Calcolando che si stima che in Italia vi siano 400.000 stranieri “irregolari”, è facile capire il costo complessivo teorico che comporterebbe l’applicazione della legge. Se si arriva vivi in Italia, ci si resta.

Passiamo invece a vedere in azione l’Accoglienza dei Buoni, tornando ai nostri somali fiorentini. 90 persone certificate come meritevoli di “protezione umanitaria”, vista l’innegabile condizione di un quarto di secoli di guerra nell’ex-colonia italiana.

Stiamo parlando di persone che stanno in Italia da cinque, dieci, anche quindici anni. Finché  non ha preso fuoco, dormivano nel capannone dell’ex-Aiazzone. Dove la polizia era arrivata un po’ di tempo fa ad applicare la legge: non a buttarli fuori (se no dove li sbattevano?) ma a togliere la corrente in base al Decreto Lupi, così almeno stavano al buio e al freddo.

Della visita che i somali hanno fatto all’accogliente mostra di Ai Wei Wei, abbiamo già  parlato.

Il giorno dopo, i somali sono andati in Prefettura, dove, dietro una fitta schiera di poliziotti che ogni tanto distribuivano colpetti di manganello (“cariche di alleggerimento”), un funzionario ha spiegato che gli accolti dovevano tornarsene prima nel Palazzetto dello Sport a Sesto, e solo dopo la Prefettura avrebbe rivelato cosa aveva ballo per loro.

Il progetto di Accoglienza, finalmente rivelato, consisteva in una “soluzione di emergenza“: dividere i somali a gruppetti in vari comuni della Città Metropolitana, cioè la grande cintura di discarica di cui gode il nostro Sindaco.[1]

Una breve sistemazione in stile Albergo Popolare, con una cooperativa pagata per offrire una branda. Fuori per strada alle otto di mattina, rientro la sera, e solo finché dura il gran freddo di questi giorni: poi passa, come passa anche la notizia della morte dell’accolto nell’incendio.

immagini.quotidiano.netUno dei somali viene accolto dalla Croce Rossa dopo l’incontro con le istituzioni davanti alla Prefettura

Gli accolti hanno rifiutato la proposta e si sono recati in Via Silvio Spaventa, dove si trova un bel palazzo tutto vuoto, che i Padri Gesuiti sono in corso di vendere, per la cifra di sei milioni di euro, a una ditta cinese che ci deve fare la sede del Politecnico dell’Università di Shanghai.

I somali hanno aperto le porte del palazzo e hanno sistemato i pochi averi sopravvissuti al rogo.[2]

Ci dispiace per i 150 giovani aspiranti manager cinesi che la struttura dovrebbe ospitare, ma siamo certi che i servizi sociali del Comune sapranno trovare per loro una sistemazione accogliente e alternativa.

Suggeriamo la Foresteria Pertini a Sorgane, gestita dalla Caritas e che offre “accoglienza invernale per uomini” e “comprende la fornitura di materiale per l’igiene personale, cena calda e colazione.”

welcome-to-tuscanyNote:

[1] Però c’è anche chi vince la lotteria: l’assessore assicura che “nove migranti potranno essere inseriti nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati del Comune di Firenze.” Mica deve fare tutto Sesto.

[2] Un consigliere dei Fratelli d’Italia, che evidentemente si preoccupa della sorte degli aspiranti immigrati cinesi, ha chiesto l’espulsione immediata dall’Italia degli occupanti. Non precisa chi dovrebbe tirare fuori i 345.000 euro per realizzare l’operazione (facciamo il calcolo sulla facile espulsione in Tunisia descritta da Repubblica, ma dovrebbe essere molto più difficile mandarli in Somalia).

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Un ditino di fuoco dall’aldilà

Un bel po’ di anni fa, divenne di moda lo Scontro di Civiltà, comoda spiegazione della crisi mondiale che già cominciava a farsi vedere.

In quel contesto, si distinse in particolare il direttore del principale quotidiano italiano, Ferruccio De Bortoli, che con notevole impegno riuscì a circonvenire una signora certamente già antipatica e confusionaria di suo, che però aveva avuto il buon gusto di vivere il collasso dei propri neuroni in silenzioso ritiro a New York.

In pieno dramma internazionale, De Bortoli volò a New York e a gran fatica convinse la poveretta a rendersi ridicola davanti al pianeta intero.

La disgraziata è poi morta, ma De Bortoli ha continuato a fare carriera.

Comunque se la grognarde ci può vedere ancora, una piccola soddisfazione se la sarà tolta: si è avverato infatti un suo struggente desiderio, che ci raccontava con emozione nell’articolo circonvenuto.

Venuta a sapere che alcuni antirazzisti fiorentini avevano eretto una tenda davanti al Duomo – con la  solidarietà con l’arcivescovo di Firenze – e che sotto tale tenda vi erano anche dei somali che chiedevano il diritto al ricongiungimento familiare, la signora scrisse queste profetiche parole:

“Chiamai un simpatico poliziotto che dirige l’ufficio–sicurezza e gli dissi: “Caro poliziotto, io non sono un politico. Quando dico di fare una cosa, la faccio. Inoltre conosco la guerra e di certe cose me ne intendo. Se entro domani non levate la fottuta tenda, io la brucio. Giuro sul mio onore che la brucio, che neanche un reggimento di carabinieri riuscirebbe a impedirmelo, e per questo voglio essere arrestata. Portata in galera con le manette. Così finisco su tutti i giornali.” Bè, essendo più intelligente degli altri, nel giro di poche ore lui la levò. “

Oggi Piazza Duomo ha di norma questo aspetto, ma di somali, se guardate bene, non ce n’è più manco uno:

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Friggere con l’acqua

L’altro giorno ho raccontato della maniera in cui la Città Metropolitana di Firenze spartisce i propri visitatori:

Americani e Giapponesi a Palazzo Pitti
Milanesi e Russi alla Fortezza da Basso per Pitti Moda
Cinesi e Francesi a Palazzo Strozzi
Somali e Affini a Sesto Fiorentino

Il motivo per cui a Palazzo Strozzi ci possono stare i cinesi e non i somali è evidente: i cinesi sono 1357 milioni e i somali sono invece appena 10 milioni, per cui questi ultimi ci stanno tutti tranquillamente nel Palazzetto dello Sport di Sesto Fiorentino (e i sestesi sono talmente pochi che se ne possono pur stare a casa senza fare sport).

palazzettoInstallation artistica per somali nel Palazzetto dello Sport di Sesto Fiorentino

Il signor Ai Wei Wei, ricordiamo, è un omaccione che fece carriera all’ombra del super-Craxi di Shanghai, Chen Liangyu, che aveva visto in lui la perfetta esca per occidentali, in vista della possibilità di fare affari con l’Expo mondiale.

Alla caduta di Chen Liangyu, Ai Wei Wei ha perso lo studio che il suo mecenate gli aveva regalato ed è diventato un famoso perseguitato fiscale, per questioni legate più alle sue attività di grande speculatore immobiliare che ai suoi hobby artistici.

Ai Wei Wei ha anche costituito una comunità per artisti a Caochangdi, dove si è trovato di nuovo nei guai, sia per gli esorbitanti affitti imposti ai suoi creativi seguaci, sia per l’ampio consumo di sostanze stupefacenti che caratterizzava la comunità.

Il mondo ha cominciato a riverirlo quando, dopo aver versato 1,3 milioni di dollari alle esattorie del proprio paese, si è rifiutato di pagarne altri 1,1 richiesti dallo Stato, sostenendo giustamente che l’evasione fisale non può essere un reato in un paese in cui nessuno paga le tasse.

L’accanimento contro il dissidente è arrivato al punto tale che fino al luglio del 2015, non gli davano nemmeno il passaporto per fare i suoi affari all’estero. Comunque, anche senza aver bisogno del gommone, è arrivato in Europa.

I pareri su Ai Wei Wei sono diversi. Ne riportiamo due.

Qualche centinaio di siti riporta fedelmente le stesse parole a proposito di Ai Wei Wei, presumibilmente copincollate da un comunicato stampa:

“Ai Weiwei si è imposto sulla scena internazionale come il più famoso artista cinese vivente e una delle più influenti personalità del nostro tempo, sempre muovendosi tra attivismo politico e ricerca artistica e diventando un simbolo della lotta per la libertà di espressione. La mostra diviene una straordinaria occasione per scoprire il genio creativo di Ai Weiwei con opere in cui si fondono riferimenti alla storia cinese passata e presente.”

Ugo Bardi ci presenta invece, in un commento sul nostro blog, un parere che tradisce le radici oltrarnine del Bardi stesso:

“Sono andato a vederlo, il Weiwei. Ed è veramente qualcosa che da un nuovo significato al concetto di “friggere con l’acqua”. O, forse ancora meglio, “friggere a temperatura ambiente senza l’ausilio di nessun liquido.” In pratica, consiste nel mettere una padella vuota sul fornello, lasciarla lì senza accendere il gas. Aspettare un po’ e poi mettersi tutti insieme a dire “è cotto.” Poi, versare il contenuto della padella vuota sopra dei piatti vuoti. Fare finta di mangiarlo e tutti insieme dire “come è buono!” E poi anche pagare il conto del ristorante.”

Noi preferiamo lasciare il giudizio al lettore, e per aiutarlo presentiamo senza commenti tre delle opere più importanti del signor Ai Wei Wei.

La prima è interamente opera del nostro, e possiamo intitolarla “Installation artistica per cinesi a Palazzo Strozzi“:

aiweiweiLa seconda è un “trittico”, in cui il nostro artista fa a pezzi un vaso antico di duemila anni:

La terza è un vaso del Neolitico, ridipinto personalmente da Ai Wei Wei:

aiweiOvviamente nel caso della prima e della seconda opera, è il nuovo artista e non quello originale su cui si invita il lettore a esprimere la propria opinione.

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Ahi uehi, arrivano i profughi!

All’estrema periferia, il Comune di Firenze diventa invisibilmente il comune di Sesto, anche se a guardare i capannoni, nessuno se ne renderebbe conto. Non c’è nemmeno un cartello, Benvenuti all’Osmannoro! (che i filologi ci riferiscono significherebbe “immondezzaio”).

A cinquecento metri circa oltre l’invisibile confine, c’è un immenso capannone, abbandonato qualche anno fa dalla Aiazzone, una ditta nota per l’imbonitore televisivo che la guidava, cui sono subentrati altri signori poi arrestati dalla Guardia di Finanza per “bancarotta distruttiva, fraudolenta e documentale, riciclaggio di denaro, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, falsa presentazione di documentazione.” Insomma, una sana impresa italiana.

Questo capannone – in una zona in cui la metà delle insegne sono in cinese senza traduzione – è stato occupato da una settantina di africani: non clandestini, gente cui è stata riconosciuta la protezione umanitaria. Siccome nessuna cooperativa riceve 35 euro al giorno per ospitare i riconosciuti, l’interessamento dello Stato italiano finisce lì.

L’altro giorno, scoppia un incendio e muore un giovane somalo.

Evacuati nei giorni più freddi dell’anno (oggi almeno piove), i protetti hanno un’idea geniale.

Proprio al centro di Firenze, c’è Palazzo Strozzi.

E a Palazzo Strozzi c’è una mostra di alcuni pezzi di metallo, di orrenda bruttezza, ammucchiati da un cinese dal nome Ai Wei Wei. Il tutto è dedicato al Dramma dei Profughi, simboleggiati da una fila di gommoni appesi ai sassi rinascimentali:

I-gommoni-di-Ai-Weiwei-a-Firenze-2“La libertà – Libero è il titolo della mostra –, espressa attraverso ogni singola opera, è un messaggio per chi questo diritto vuole toglierlo e limitarlo. Inoltre, riuscire a portare ancor più in primo piano, sulla facciata di un palazzo storico di una delle più belle città del mondo, il dramma dei migranti e dei profughi, è vitale. Reframe, l’installazione che ha destato più polemiche, porta il mar Mediterraneo sotto gli occhi di tutti.”

E così gli umanitariamente protetti hanno deciso di fare una visita proprio alla mostra di Ai Wei Wei, dove sono stati accolti dalle istituzioni nella maniera che possiamo vedere in questo video (purtroppo incorporandolo, parte subito l’audio, per cui mettiamo solo il link, ma vale la pena di guardare).

Le Istituzioni della Città hanno rimandato la palla al povero sindaco di Sesto Fiorentino, che per ora ha messo i protetti nel Palazzetto dello Sport.

Si può occupare il capannone Aiazzone e marcirci dentro per anni, ma non si può entrare nemmeno per un giorno a Palazzo Strozzi.  Infatti, la bellezza di Firenze è esattamente proporzionale a ciò che scarica sulle periferie.

Il Comune di Sesto non ha quindi soltanto l’onore di accogliere settanta persone che volevano invece andare a Firenze. Infatti, è a Sesto, come abbiamo raccontato, che si scaricano tutti i rifiuti di Firenze e dove vogliono farci l’aeroporto internazionale e pure una terza corsia dell’autostrada.

Per far venire a Palazzo Strozzi gli altri stranieri, quelli che vanno a spasso con il bastoncino per farsi i selfie.

Always in Your Backyard…

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