L’albero della cuccagna è sempre gravido

Dall’inizio della pandemia, falliscono circa 500 aziende al giorno in Italia.

460.000 piccole e medie aziende rischiano la chiusura.

E così, l’Italia ha deciso di regalare cinque miliardi di euro all’industria militare americana e israeliana.

Cinque miliardi divisi per circa 60.000.000 di italiani (compresi neonati e pensionati) fanno 83 euro a testa. Una famiglia di quattro persone, 332 euro.

Si tratta di acquistare dieci aerei Gulfstream G550 americani – normalmente usati da impenditori megalomani – che vengono girati all’israeliana Elta Electronics, che ci mette sopra strumenti di spionaggio.

Due sono già stati acquistati, adesso l’Italia ne compra altri otto.

Repubblica ci informa che

“Questi aerei sono letteralmente delle “spugne” di dati, capaci di intercettare qualunque emissione su un’area vastissima, analizzarla in tempo reale con l’intelligenza artificiale e distribuire i risultati ai comandi di Esercito, Marina e Aeronautica. Diventeranno gli snodi volanti di una rete di sorveglianza globale, scambiando informazioni direttamente con i satelliti, con i caccia, con le navi o con i reparti di fanteria.

In più possono compiere operazioni mirate per la lotta al terrorismo: cercare la voce di un singolo ricercato attraverso milioni di conversazioni telefoniche e quando la trovano, localizzarne la posizione e seguirne i movimenti.”

Insomma, da una parte se io mi iscrivo a un corso di pittura, mi fanno firmare tre pagine fitte di liberatoria perché ho comunicato agli organizzatori il mio numero di telefono.

Dall’altra parte, io sono obbligato a dare ottantatré euri allo Stato per spiare ogni conversazione che si svolge in Italia o altrove.

Io capisco la preoccupazione per il terrorismo, sottinteso islamico: in Francia e in Germania, ci sono stati degli sciroccati che hanno ammazzato dei passanti a caso, prima di morire ammazzati anche loro.

Ma finora, nei vent’anni che ci separano dalle Torri Gemelle, il “terrorismo islamico” in Italia ha fatto esattamente Zero morti.

Per cui attualmente ci sono Zero motivi validi, ma mille ragioni di altro tipo, per spiare su tutto.

Sarebbe un quadro distopico terrificante, un’immagine di ciberdominio che fa sentire male, ma abbiamo la fortuna di vivere in un paese saggiamente cialtrone.

Infatti:

“nessun Paese europeo ha deciso un potenziamento pari a quello lanciato dal governo Conte: la Gran Bretagna ha tre aerei di questo tipo, seppur più grandi; la Francia ha scelto di acquistarne tre e persino Israele ne schiera otto. L’Italia invece ne vuole dieci.”

Il che vuol dire che le potenze che contano davvero, non hanno trovato molto interessanti questi aerei, però hanno pensato che fosse una buona occasione per spillare cinque miliardi all’Italia (e 332 euro alla famiglia italiana di quattro persone in piena pandemia). Che è la vera essenza del complesso militare industriale.

Infatti, il governo italiano ha

“deciso di acquistare subito otto aerei, anche senza disporre dei fondi per attrezzarli. Soltanto due riceveranno le apparecchiature elettroniche; gli altri sei resteranno in attesa di trovare le risorse per equipaggiarli.”

Giusto per scusarmi per l’ennesima volta con tutti per averli votati:

“Contrariamente al passato, gli esponenti del M5S sono tra i più determinati sostenitori dell’operazione.”

Però prima di mescolare la cenere con lo shampoo fatto in casa dall’amica sciamana finlandese, vorrei sapere come si schierano PD, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia su questa storia.


Posted in ciberdominio, riflessioni sul dominio, Storia, imperi e domini, Terrorismo realtà e mistificazione, USA | Tagged , , , , , , , , , , | 5 Comments

La religione dei PoMo

Tra i siti cui do un’occhiata occasionale, c’è Redline, basato nella Nuova Zelanda, che cerca di offrire un intelligente antidoto marxista alla cultura narcisista che nel mondo anglosassone ha rapidamente svuotato ogni critica critica al sistema capitalistico, sostituendovi la contemplazione estatica dei propri sentimenti e risentimenti.

Stiamo parlando di un’onda che nasce quando i figli dell’élite del paese più ricco del mondo, nelle loro università da 60.000 dollari l’anno, scoprono il postmodernismo francese, e lo traducono secondo i parametri americani.

Che alla fine sono sempre quelli.

Io, individuo.

Fuori, natura, corpi, materia, entità fluide che io posso plasmare come voglio, se possiedo la tecnologia.

La tecnologia la dà la Gesù con una botta al cuore, oppure il manuale dell’ingegnere ferroviario, ma anche il guru indiano, il business coach (si stima che il settore valga 15 miliardi di dollari l’anno), lo psicanalista che inventa false memorie di abusi: l’importante è avere fede, stroncare i miscredenti e usare il linguaggio dei veri credenti, senza mai sgarrare.

Un aspetto che sconvolge gli europei, e in particolare gli italiani, è la radicalità di questa cultura, la sua impermeabilità al ragionamento, al compromesso, alla tradizione: ma è proprio questa apparente assurdità che la rende potentissima.

Il sito di Redline ospita un video di un certo Francis Aaron, rapper inglese colto, che riflette sull’onda ideologica che sta sconvolgendo gli Stati Uniti e il mondo anglosassone, e i meccanismi psicologici sottostanti.

Un elemento cruciale di ogni religione è il suo gergo che include chi deve includere mentre esclude chi deve escludere, per cui ci sono diversi termini cruciali – come validate, affirm, cancel – che sono quasi intraducibili.


Prima della cancel culture
e dei linciaggi su Twitter
le sette del campus
erano una bomba a orologeria
e si stava formando una tempesta
per i figli più fortunati della storia
non conoscevano il dolore
nessuna minaccia nessun problema
non conoscevano lo sforzo
nessun senso di lotta
in un’epoca di pregiudizi e barbarie
arrivò una generazione cresciuta con una dieta di narcisismi
gettati nella fornace dell’abisso
si sono ritrovati senza scopo e alla deriva
persi in uno sfinimento senza speranza
a galleggiare in un oceano di noia
intrisi di risentimento e gravidi di invidia
depressi e condannati a essere vuoti
non avevano obiettivo
nessun elixir o nostrum
niente da superare
questo era il loro problema
cercavano di essere visti come eroici
che le loro vite un giorno saranno considerate
il tema per un poeta
quello di cui avevano bisogno era un obiettivo uno scopo!
un’idea che potesse raccogliere gli impulsi
hanno rastrellato la terra
il letame scavato per placare la sete
era una tale fatica
se non potevano fare altro che aggrapparsi a pagliuzze
avrebbero dovuto creare cose per cui soffrire
forse ad alcuni potrebbe sembrare sconcertante
ma gli esseri umani hanno bisogno di sofferenza
se non ci fosse nessun nemico con cui combattere
allora sarebbe necessario inventarlo!
è problematico [vogliamo solo spazi sicuri!]
profondamente problematico [questa è una microaggressione!]
è così problematico [sono offeso!]
Cominciarono a risvegliare i mostri
per dare un senso alla loro vita hanno dovuto creare problemi
per acquisire uno scopo e risolvere questo enigma
hanno dovuto inventare lotte fantastiche!
mostri che sarebbero stati destinati a conquistare
da questo è nata una raccolta di dogmi
un corpo di finzioni che hanno ammucchiato a pile
un grappolo di favole camuffate da fatti
e riflettevano rigorosamente sulla dottrina
una chiesa-casa di pazzi apparatchik
intrugli di idiozia cosmica sfornati da ciarlatani e fanatici
da ogni orifizio si sentiva il fetore
in profondità nelle profondità sotterranee hanno scavato
quando una tendenza ha poi fatto sentire la sua presenza:
un’ossessione patologica per la salute mentale
il miserabile spettro dell ‘”oppressione”
il feticcio irrequieto della “progressione”
questa infezione si stava diffondendo come la lebbra
il mistico farneticare di “identità di genere”
intrappolato in una stanchezza criptica
il fantasma dell ‘”esperienza vissuta”
lo shibboleth dell’ “intersezionalità”
una volontà di sconvolgere la realtà
l’ottusa fallacia del “genere”
l’ossessione per la “sessualità”
l’estrema fissazione sulla “razza”
questi temi dettavano la fede
alla fine fu costruito un credo di risentimento
e il suo compito era generare un senso di colpa
per assicurare il potere
per farli sentire sporchi
si deve far sentire in colpa gli innocenti
cantare un inno politico all’amarezza
pentirsi!
pentirsi per il peccato originale del privilegio
affascinato dalla passione del Vangelo
questo comando è stato installato come una moda morale
e mentre questi flagellanti devastavano la loro salute
un sacerdozio cominciò ad ancorarsi
un clero di cappellani ossessionati con le colpe e una gregge nevrotica
di cuccioli pieni di sensi di colpa
una marmaglia di attivisti all’opera per un catechismo
che gettava sospetti sulla natura
e li fece pensare che avrebbe fatto arrivare l’ora in cui
questo masochismo avrebbe dato loro potere
le masse ora erano azzittite da un voto volpino
per capovolgere il mondo
per dettare i termini che devono utilizzare
attraverso una grande inversione di valori!
un culto malato con una visione del mondo in cui
il vittimismo divenne virtù
forza e integrità rese odiose
la follia ora è diventata santità
l’obesità è diventata “positività corporea”
che sarebbe stato messa la museruola al linguaggio era una probabilità
mentre mascheravano il loro fanatismo con una logica debole
la mascolinità era considerata tossica
il significato di uomo e donna doveva essere offuscato
e una mandria garantita sarebbe rimasta appesa a ogni parola
hanno mappato il campo di battaglia
con tanta astuzia nel loro mondo
l’uomo potrebbe ora diventare donna
e sotto l’improbabile convinzione che sarebbe fiorito
questa impossibilità è stata persino incoraggiata
uno strano circo adesso faceva appello
allo squilibrato culto del pronome
per domare gli incolti e plasmare questa condotta
sostenevano che la verità fosse un costrutto sociale
queste strutture sarebbero state bruciate!
tutto doveva essere decostruito
desideroso di essere accettate come discepoli
alcune pecore anemiche furono risucchiate nella sua spirale
che sentivano che il loro sonno li aveva messi in pericolo
la conoscenza di questi strutture li aveva “risvegliati”
quindi si sono designati i “risvegliati” [woke]
ora le fiamme dell’inferno erano state alimentate
drappeggiati con abiti clericali costumi e travestimenti
presto avrebbero concluso di essere i giusti
vestito e corazzati e intrisi di compiacenza
queste schiere risvegliate erano cresciute a grappoli
avvolte nelle vesti di giustizia sociale
il loro obiettivo era far esplodere le strutture
apparvero da una botola
sibilando e schiumando
Seghetti derrideani oscillanti e taglienti
tutto era assorbito dalla dottrina
tutto si è trasformato in un problema
tutto doveva essere problematizzato
e le università coccolanti
inghiottirono le bugie
divorarono il dogma
i problematodipendenti
e tutto fu così reso
PROBLEMATICO

back befor cancel culture
and the twitter pile on
the campus cults
were a ticking time bomb
and a storm had been building
for history’s most fortunate children
they knew no pain
no threat no trouble
they knew no strain
no sense of struggle
into an age of bias and barbarism
came a generation raised on a diet of narcissims
tossed into the furnace of the abyss
they found themselves purposelss and adrift
losst in a hopeless exhaustion
awash in an ocean of boredom
drenched in resentment and pregnant with envy
depressed and condemned to be empty
they had no goal
no elixr or nostrum
nothing to overcome
this was their problem
they sought to be seen as heroic
that their lives mighe one day be deemed
the theme for a poet
what they needed was a target a purpose!
an idea that could harvest the urges
they raked the dirt
the dug manure to slake the thirst
was such a chore
if they could do nothing but clutch at straws
they would have to create things to suffer for
perhaps to some it might seem puzzling
but human beings need suffering
if there were no enemy to contend with
then it would be necessary to invent it!
it’s s problematic [we just want safe spaces!]
deeply problematic [that’s a microaggression!]
it’s so problematic [I’m offended!]
They began to awake goblins
to give their lives meaning they had to create problems
to acquiire purpose and crack this puzzle
they had to concoct fantastic struggles!
monsters they would be destined to conquer
from this came a collection of dogma
a body of fiction that they piled in stacks
a cluster of fables disguised as facts
and they pondered the doctrine rigoroulsly
a church-house of mad apparatchiks
concoctions of cosmic idiocy churned out by quacks and fanatics
from every orifice the stench was smelt
deep into the subterranean depths they delved
when a trend then made its presence felt:
a pathological obsession with mental health
the wretched spectre of “oppression”
the restless fetish of “progression”
this infection was spreading like leprosy
the mystical gibberish of “gender identity”
trapped in a cryptic weariness
the phantom of” lived experience”
the shibboleth of “intersetionality”
a willingness to disrispect reality
the blockheaded “gender” fallacy
the obsession with “sexuality”
the extreme fixation on “race”
these themes dictated the faith
at last a creed of grievance was built
and it’s task was to breed a feeling of guilt
to secure power
to make them feel filthy
the innocent must be made to feel guilty
to sing a political hymn to bitterness
repent!
repent for the original sin of privilege
enthralled by the Gospel’s passion
this command was installed as a moral fashion
and as these flagellants ravaged their health
a priesthood began to anchor itself
a clergy of guilt-tripping chaplains and neurotic flock
of guilt-stricken hatchlings
a rabble of activism would labour for a catechism
that cast suspiecion on nature
and it had them thinking it would bring the hour in which
this masochism would give them power
the masses were tongue-tied now by a vulpine vow
to turn the world upside down
to dictate the terms that they shall use
through a great inversion of values!
a sickly cult with a world view in which
victimhood became virtue
strength and integrity were made odious
madness now became holiness
obesity became “body positivity”
that speech would be restrained was a probability
as they masked their bigotry in weak logic
masculinity was deemed toxic
the meaning of man and woman had to be blurred
and a guaranteed herd would hang on each word
they mapped the battleground
with such cunning in their world
man could now become woman
and under the improbable belief he would flourish
this impossibility was even encouraged
a strange circus did invoke now
the deranged worship of the pronoun
to tame the uncouth and mould this conduct
they claimed that truth was a social construct
these structures would be combusted!
everything had to be deconstructed
eager to be judged a disciple
some anaemic sheep were sucked in its spiral
who felt their slumbers had endangered them
knowledge of these structures had “awakened” them
so they styled themselves as “woke”
now the fires of hell had been stoked
draped in cassoccks costumes and disguises
they would soon conclude they were righteous
clothed and buttressed and soaked with smugness
these wokeish juntas had grown in clusters
cloaked in the robes of social justice
their goal was to explode the structures
they appeared from a trapdoor
hissing and frothing
Derridean hacksaws swinging and chopping
everything was absorbed into the doctrine
everything was transformed into a problem
everything had to be problematised
and the mollycoddled colleges
swallowed the lies
they gobbled the dogma
the problem addicts
and everything was thus rendered
PROBLEMATIC

Posted in Censura e controllo globale, ciberdominio, Gender, mundus imaginalis, newage, spiritualismo e neospiritualismo, Religioni, società dello spettacolo, USA | Tagged , , , | 137 Comments

Convergenze e Complotti

Stiamo entrando a precipizio in un mondo come non ne abbiamo mai visto.

E nell’interpretarlo, siamo sempre tentati da due opposti schemi di spiegazione.

Per il primo, è inevitabile, succede, e probabilmente è giusto così.

Per il secondo, è un complotto.

Cerchiamo di rifletterci.

Anni fa, cadde giù di colpo il Centro Mondiale del Commercio di New York.

In Occidente, la grande maggioranza, e tutti i media ufficiali, sostennero la tesi del criminale attacco terroristico contro due innocenti grattacieli.

Una minoranza scettica diceva invece:

altroché paese innocente, il loro grattacielo lo ha buttato giù apposta il loro stesso governo, unicamente per poter scatenare una guerra in mezzo mondo.

Questa minoranza scettica portava prove molto dettagliate, che altri cercavano di smontare con dati ancora più complessi.

Con entrambi sapevi in anticipo dove andavano a parare: ciascuno filtrava i dati in funzione della conclusione cui erano già arrivati.

Quando la gente inizia a litigare su dettagli che tu non potrai mai comprendere senza farti tre lauree in materie che non ti interessano, la cosa migliore è applicare lo sguardo antropologico.

Certo, dirigenti capaci di mandare aerei a bombardare posti lontani sono moralmente capaci anche di fare una strage al centro di New York.

Però, il materiale scettico/complottista consisteva sostanzialmente in un vasto repertorio di incongruenze.

E so che tutto attorno a me è fatto di incongruenze.

La memoria è labile, la burocrazia è fatta tutta di toppe, gli imprenditori edili barano sui materiali e costruiscono palazzi interi con permessi finti, e ci sono persone che raccontano di essere stati a cena per lavoro a Prato, e invece una telecamera li inchioda a Pistoia – ma non è detto che stessero preparando una bomba, è semplicemente che si stavano incontrando con l’amante.

E poi…

Immaginati di essere il tizio che ha messo le mine per far cadere il palazzo, e vuoi ricattare il tuo mandante. E incontri un potentissimo assicuratore che sta scatenando tutte le sue risorse per non dover ripagare un danno grosso come le Torri Gemelle…

Insomma, un segreto di quella portata è impossibile mantenerlo, e quindi probabilmente non esiste. Manco le cene con spettacolini che piacevano a Silvio Berlusconi è possibile mantenere nascoste.

Mentre è facile dimenticare che esistono persone sinceramente motivate a buttare giù le Torri Gemelle.

Quindi, gli scettici-barra-complottisti dell’11 settembre non mi hanno mai convinto.

Non che li disprezzi: per mettersi contro la verità ufficiale, bisogna avere parecchio coraggio e curiosità, e anche parecchia testardaggine (anche nell’escludere ipotesi diverse dalla propria).

Il cosiddetto complottista ha comunque capito qualcosa di essenziale: è passato da una ginnastica d’obbedienza a capire che non ci sono poteri buoni, come insegnava De Andrè.

Anzi, nel loro repertorio, c’era anche una inconfutabile verità: nel 2001, gli Stati Uniti hanno effettivamente scatenato una guerra in mezzo mondo. E dopo l’Afghanistan, che aveva già cercato invano di vendere loro Osama bin Laden pur di avere la pace, gli Stati Uniti attaccarono pure l’Iraq, che non c’entrava assolutamente nulla.

Tecnicamente avevano già tutto pronto per farlo.

Evidentemente il governo degli Stati Uniti non aspettava altro.

Le parole come congiura e cospirazione fanno pensare a un piccolo gruppo di persone che in gran segreto si accordano tra di loro per fare qualcosa che altrimenti non riuscirebbero a fare. Invece, nel 2001 mi sembra evidente che approfittarono dell’attacco alle Torri Gemelle per fare qualcosa che un intero sistema era pronto a fare.

C’è una bella ipotesi sull’etimologia di cospirazione: non significherebbe qualcosa di segreto e di isolato, ma al contrario, un consoffiare, un’orchestra che suona insieme degli strumenti, rumorosamente.

Siccome non possiamo dire consoffiazione, chiamiamola una convergenza.

Riassumiamo la storia: ciò che chiamiamo Seconda Guerra Mondiale fu la più grande pacchia della storia economica americana.

Un miracolo tale, che quando finirono le battaglie, governo e imprenditori decisero di continuare la guerra per sempre. Ovviamente per difendere gli Stati Uniti.

L’ultima minaccia agli gli Stati Uniti c’era stata nel 1916, quando uno scalcagnato gruppo di messicani al seguito di Pancho Villa attaccò la cittadina di Columbus, per cui per far finta che gli Stati Uniti abbiano bisogno di difendersi, bisogna inventare davvero un’immensa fantasia collettiva condivisa.

La Convergenza riguarda tanti…

A un certo livello, c’è il tizio che passa da dirigente di fabbrica d’armi a ministro del governo che decide le guerre, a dirigente di una finanziaria che investe in armamenti. E’ la carriera normale dei politici americani, e sarebbe strano che non volessero una guerra.

Più sotto, c’è il senatore dello stato sperduto che deve assicurarsi i voti degli operai di una fabbrica di missili affamata di commesse pubbliche.

E in fondo alla scala, la famiglia di messicani che vende tacos agli operai che escono dalla fabbrica.

Tutti questi, non appena si presenta l’occasione, soffiano insieme, ciascuno nel suo strumento.

Posted in Censura e controllo globale, riflessioni sul dominio, Storia, imperi e domini, Terrorismo realtà e mistificazione, USA | Tagged , , , , , , | 555 Comments

Come funziona una guerra?

Ogni guerra ci sembra speciale. In realtà tutte le guerre moderne seguono approssimativamente le stesse fasi, a prescindere dalle cause o da quale sia il nemico. In questo breve saggio, non abbiamo alcuna pretesa quindi di dire se una guerra sia giusta o no, ma semplicemente come funzionano le società in guerra.

Fase Uno.

La guerra parte dall’informazione.

L’informazone dà l’allarme, che significa insieme una notizia di pericolo, e un richiamo alle armi.

Quando l’informazione è inseparabile dalla mobilitazione, diventa propaganda. Siccome la “propaganda” ha oggi una brutta nomea, precisiamo subito: la propaganda può dire cose assolutamente vere e difendere cause giuste, ma sempre propaganda è.

Lo stato di mobilitazione pone fine alle dispute: in guerra tutti devono essere solidali attorno a una figura umana, il Condottiero, in grado di incarnare tutte le passioni.

I giovani corrono per arruolarsi volontari. Paura, eccitazione, ottimismo. Andrà Tutto Bene!

Stringiamo i denti, ogni cittadino si igienizzi col suo gel e smascheri i traditori, anzi li mascheri – ma vinceremo presto!

Gente che fino alla sera prima era pronta a sporgere denuncia perché non gli servivano il cocktail come voleva lui, o perché l’aereo partiva con cinque minuti di ritardo, si chiude mitemente in casa, mette fuori la bandiera tricolore e si prepara a veder stramazzar al suolo il nemico.

I primi morti vengono celebrati: sia come vittime innocenti della malvagità del nemico, sia come coraggiosi combattenti.

Ma ci sono anche le prime vittorie, un popolo unito, spalanchiamo le finestre, è primavera!

Il nostro Condottiero ci sta portando al trionfo e balleremo in Sardegna tutta l’estate!

Fase Due.

Arrivano autunno e buio, e si scopre che la guerra non l’abbiamo affatto vinta e che dopo qualche mese, vivere nei rifugi antiarei perde di fascino.

Improvvisamente ci accorgiamo davvero del costo della guerra, che non sono tanto i morti, quanto la possibile distruzione di un intero ceto – la maggioranza scopre la scomoda verità, cioè che è inessenziale.

Improvvisamente, la società che sembrava così unita inizia a spaccarsi, secondo linee nuove, che non erano quelle della recita politica precedente.

L’euforia è finita per tutti, ma la maggioranza ancora crede al Condottiero.

Tanti però iniziano a dubitare persino della causa. La propaganda onnipresente comincia a suonare stranamente vuota, quasi ridicola.

Il dubbio sorge in mille modi diversi, ma soprattutto perché tutto ciò in cui qualcuno aveva investito la propria vita sembra perso per sempre.

Poi basta un sopruso vero o presunto, una fola che gira, un ragionamento ben fatto, il sospetto – non sia mai! – che qualcuno ne stia approfittando: il segreto di ogni guerra sono i mercanti d’armi, e quando il mercante d’armi è anche il proprietario del sistema di comunicazioni (non solo dei media, proprio del sistema), è anche quello che decide cosa si consideri la verità, i sospetti si scatenano.

E’ un momento di visioni: tutti conoscono la Madonna di Fatima che brontolava i volontari portoghesi partiti in guerra, ma lo storico Cesare Bermani ha scoperto una proliferazione di Madonne pacifiste anche in Italia, sorvegliate dai Carabinieri e tenute segrete.

Crollano i mestieri, chiudono le aziende, il Condottiero inizia a stampare soldi e lanciarli sulla testa della folla, che all’inizio applaude, grata.

Fase Tre

La società si spacca, in gran parte secondo la prospettiva che ognuno ha per il proprio futuro. Chi si sente garantito, in genere resta con il Condottiero.

Una parte sempre più numerosa inizia a ribellarsi, perché non ha nulla da perdere, ma nel ribellarsi, deve inventarsi una spiegazione propria del mondo. Il Condottiero ha dalla sua il monopolio degli accademici, e chi non si allinea rischia grosso.

Gente non abituata a concedersi il lusso del pensiero teorico viene chiamata a darsi una ragione.

E persone senza precedenti politici, prendono le armi, certo come possono farlo generazioni come le nostre.

Quelli rimasti fedeli reagiscono con rabbia: i ribelli, dicono, stanno spalancando le porte al Nemico, che ci massacrerà tutti.

All’inizio, i Traditori vengono soltanto derisi, o accusati di appartenere a qualche setta malvagia: il Journal of American Medical Association spiega seriamente che chi non si allinea è probabilmente affetto da demenza fronto-temporale.

E all’inizio, potrebbero anche avere un po’ ragione. Siamo esseri selezionati per il conformismo sociale; e i primi che rompono i ranghi possono essere davvero un po’ matti. Il 14 maggio scorso:

Poi, quando si scopre che sono tanti, si cerca di dividerli: quelli buono sono solo vittime dei Manipolatori. Sono dei sempliciotti, che si fanno convincere dalla prima cosa che sentono.

Un po’ strano, che gli stessi non si lascino convincere dalla televisione, dalla scuola, dagli avvisi affissi per strada, dai medici. In realtà, i ribelli restano folgorati da affermazioni (non importa se fattualmente vere o false) che rispondono a qualcosa che sentono già dentro: cioè che chi ha il potere non la conta giusta, e che dietro una guerra che chiede enormi sacrifici, ci possano essere interessi ancora più enormi.

O che governi che introducono leggi di emergenza non siano necessariamente solo benintenzionati.

Parte così la guerra interna contro i Traditori: vanno censurati, manganellati, processati, e si spulcia le cronache per trovare nelle parole dei ribelli le frasi più assurde e confuse, che ovviamente non mancano.

Dibattito a Berlino

Ma i Traditori sono potenzialmente un’intera società in disfacimento.

Il Condottiero raddoppia il lancio di soldi dalle finestre del palazzo, e annuncia che la Wunderwaffe è quasi pronta.

Il Condottiero è ancora seguito dalla maggioranza, ma sa che anche chi oggi lo incita a impiccare i traditori dai pali della luce, domani potrebbe chiedere la sua di testa.

Perché proprio come la gente attribuisce erroneamente a un individuo le vittorie, è prontissima ad attribuirgli le sconfitte.

Il Condottiero governa per decreto, può imporre cose che si pensava impossibili, ma – come il Dittatore nell’Antica Roma – poi deve comunque rendere conto a tutto un sistema politico, e sa che un giorno dovrà andarsene.

Fase Quattro

La Wunderwaffe esiste davvero? E se sì, porterà la Vittoria?

La rivolta sarà schiacciata a suon di multe, derisione, stroncature mediatiche, censure, o dilagherà ovunque prima della Vittoria?

La maggioranza di solito resta alla finestra fin quasi all’ultimo momento, sostenendo a parole il più forte, ma con le antenne dritte per percepirne ogni debolezza, e le svolte possono avvenire in un istante.

Diamoci una data, in primavera, per vedere come sta andando. Diciamo attorno al 25 aprile vi andrebbe bene?

Nota:

Ovviamente qui stiamo parlando di ciò che avviene all’interno di un sistema chiuso. L’Italia di oggi fa parte di un sistema globale, da cui non può prescindere. Ma anche il sistema globale è coinvolto in questa guerra, e probabilmente questi ragionamenti valgono anche per diversi altri paesi.

Posted in Censura e controllo globale, monispo, mundus imaginalis, riflessioni sul dominio, società dello spettacolo, Storia, imperi e domini | Tagged , , , , | 424 Comments

Visioni fiorentine

Fa buio presto.

Incrocio Matthias, il nostro freedom fighter in exile, rifugiato politico dalla Svezia.

Mi racconta che dormiva in una tenda sulle sponde dell’Arno, poi si sono presentati due tizi dicendogli che erano della polizia, e gliel’hanno portata via.

“Ma non penso che la polizia possa…”

“Probabilmente non erano veramente della polizia, ma cosa potevo fare? In questo periodo non posso nemmeno andare all’Internet Point per scrivere. Comunque adesso ho un telone di plastica”.

Matthias scompare nelle tenebre con i suoi fagotti, il suo sguardo sempre intenso e serio, e ogni volta che gli do qualche euro, mi guarda quasi sorpreso, prima di ringraziare.

Arrivo a casa, do un’occhiata a un articolo pubblicato da Nature, uno dei mille modelli che fanno proiezioni sul nostro futuro: due scienziati ci annunciano che secondo il loro modello, abbiamo già passato il mitico point of no return, nel processo di collasso climatico.

Veramente lo sapevo già. Il punto di non ritorno fu lo sbarco di Colombo in America, ma è confortante sapere che anche qualche scienziato comincia ad accorgersene, con cinque secoli di ritardo.

Nel nostro convento di San Marco, un affresco di Fra Angelico riporta la frase attribuita a Dionigi l’Aeropagita:

Aut Deus naturæ patitur, aut mundi machina dissolvetur

O è il Dio della natura che patisce, o è la struttura del mondo che si dissolve

Leggo pure che l’associazione mondiale degli imprenditori delle linee aeree e l’associazione mondiale dei loro dipendenti chiedono di rilanciare il traffico aereo mondiale.

Non perché serva a nulla, ma se la corsa al disastro si rallenta, quasi cinque milioni di persone rischiano di perdere il lavoro.

E poi leggo che l’ottanta percento degli statunitensi lavorano nei servizi, che è un modo gentile per descrivere gli schiavi addetti a sventolare i faraoni con le piume e attività analoghe.

La notte sale un gran vento gelido da est, che fa risuonare tutta la casa in maniera cupa, e la gatta grigia mi si stringe vicina e fa le fusa.

Gianluca Botta, di cui vi parlavo ieri, e che dorme “davanti all’ospedale”, mi scrive:

Secondo me oggi potrebbe fa fresco

Ahaha

E mi manda una foto:

Fuori c’è la Luna chiara vicina a Saturno e Giove che si avviano alla Grande Congiunzione, che avrà luogo al Solstizio.

John Case, misterioso visionario inglese di fine Seicento parlò così dell’imminente Great Conjunction del suo tempo:

Titano e Lucina, le due grandi lampade o luci del Cielo, mi informano che ci sarà… tra breve una grande mortalità e peste nella maggior parte d’Europa con strani segni da vedere nel cielo stellato, grandi malattie ecc. in Francia, a Napoli, in Spagna, in Inghilterra, anzi in tutto il mondo… La notizia successiva viene da Lucina la Luce Minore, e minaccia rivolte e tumulti tra il popolo contro i capi e regnanti, a causa della scarsità di pane e della morte del commercio“.

Al risveglio, scopro che il Confcommercio toscano ha proclamato lo sciopero fiscale.

Tutto l’immenso, antico mondo di bottegai toscani, di artigiani, speziali, vinattieri, farsettai, albergatori, oliandoli, beccai, albergatori, vaiai, con i loro pregi e difetti, con le loro avide meschinità e la loro umanità, la loro astuzia e umorismo, costituiscono i tre quarti dell’economia regionale.

E sono spartiti quasi alla pari tra Confcommercio e Confesercenti.

I primi cautissimamente di centrocentrodestra, i secondi altrettanto cautissimamente di centrocentrosinistra, ma entrambi inscindibili dal sistema toscano stesso.

Capaci da sempre di trovare mille modi di aggirare le leggi, ma questa volta le sfidano:

La presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini ha scritto al presidente della confederazione nazionale del terziario Carlo Sangalli per comunicare che 50mila imprese toscane non pagheranno più tasse e imposte.

Una forma di protesta, quella dello sciopero fiscale, alla quale la categoria si sente costretta “per gli stessi motivi per i quali vi fecero ricorso in altre epoche il Mahatma Gandhi o i padri costituenti degli Stati Uniti d’America o il popolo francese durante la Rivoluzione. Per mille validissimi motivi, ultimo dei quali uno che supera e comprende tutti gli altri: le nostre aziende non hanno più risorse e preferiamo continuare a pagare prioritariamente dipendenti e fornitori rispetto ad uno Stato che non comprende, anzi calpesta, le nostre ragioni di esistere”, spiega la presidente Anna Lapini.

Usciamo per le strade quasi deserte, girano solo fantasmi con le mascherine usaegetta.

Un sole splendido e un vento gelido.

Sulle sponde dell’Arno, a San Niccolò, nel parco che ha inventato una nostra amica (lo scopro per caso, c’è un cartello con il suo nome), un misterioso personaggio ha creato un regno per sé.

All’ingresso, una barricata costruita con grande cura.

Un’immagine indica cosa succederà a chi valica la frontiera.

Bud Spencer ficca la sua pistola nel naso del presuntuoso che cerca di passare

Un passeggino con dentro un libro sistemato con cura, il cui titolo non riesco a decifrare.

E poi un albero di Natale tutto addobbato.

Il vento dell’est piega le canne, e un cormorano vola solitario, con le ali che sfiorano l’acqua del fiume.

Mi ricordo sempre dell’augurio di Ugo Bardi, che tu possa vivere tempi interessanti.

Posted in ambiente, Collasso, esperienze di Miguel Martinez, Il clan dei fiorentini | Tagged , , , | 54 Comments

Il conflitto troppo grande

Ieri ho presentato un esempio immaginario di come possano esistere molti conflitti diversi, e come stia a noi metterli in ordine gerarchico.

Come sicuramente saprete, l’altro giorno un certo professore Donato Mitola, docente di bioetica e filosofia morale dell’università di Bari, durante una videolezione, avrebbe espresso un’opinione in tema appunto di bioetica, esibendo una diapositiva:

«Giudici donne non dovrebbero esserci, perché giudicare significa essere imparziali», in quanto le donne sarebbero: «Emotivamente più sensibili degli uomini e il loro processo decisionale è condizionato, anche se inconsciamente, dall’emotività».

E’ chiaro che qualunque ragazza minimamente sveglia si sentirà offesa: “ma chi si crede di essere questo cretino, solo perché è maschio?

E’ un esempio di un conflitto molto semplice e chiaro, che divide l’umanità in due campi – chi è d’accordo con questa frase di Mitola e chi no (dico “questa frase” perché è impossibile sapere altro sul prof. Mitola o sul contesto). [1]

Il caso vuole che lo stesso giorno, mi scriva Silvia Guerini, ecofemminista anarchica che ha messo in ballo la vita, con lucidità, umiltà e coraggio, in queste faccende.

Sta seguendo un convegno online che riguarda anch’esso la bioetica, intitolato

SCIENZA ED ETICA DEL CONTROLLO RIPRODUTTIVO:
Come sara’ la riproduzione umana nel 2050?

Il convegno è interamente finanziato dalla settima casa farmaceutica più ricca del mondo, la Merck.

Non ho la foto di casa Mitola, ma questa è la foto di casa Merck:

La Merck paga ovviamente anche i numerosi relatori al convegno di bioetica, non sappiamo quanto a testa.

Il sito del convegno specifica che l’attività “è espletata con il supporto economico non condizionato degli Sponsor”, ed è cortese far finta di crederci.

La Merck infatti è specializzata nel far soldi con la riproduzione delle femmine a quattro zampe (ruminanti commestibili comprese) e di quelle a due.

“La performance riproduttiva è un fattore chiave nella produzione e nell’efficienza economica del bestiame, che si tratti di latte, di animali sostitutivi o di vitelli da ingrasso”

Il contenuto ideologico del convegno lo fornisce qualcosa che si chiama Politeia centro per la ricerca e la formazione in politica ed etica, un think tank che vanta una lista impressionante di committenti, tra cui ministeri, università e ospedali.

A capo c’è Emilio D’Orazio, che – a guardare il suo notevole curriculum – deve essere una sorta di confessore aziendale, che crea i “codici etici” sempre più richiesti.

Il Presidente di Politeia è l’ex-ministro Francesco Forte, che in passato fu il responsabile della politica economica di Craxi, e ha diretto l’International Atlantic Economic Society fondata per promuovere la collaborazione tra “economisti ed esperti di finanza”.

Poi ci sono l’economista Gian Cesare Romagnoli (che dirige anche un think tank creato e pagato da Unicredit) e il filosofo Salvatore Veca.

Insomma, è gente intelligente, stipendiata per pensare il futuro delle grandi imprese che a loro volta formano il mondo in cui vivremo.

Sono i tecnici del dominio, insomma.

Il convegno è organizzato da Emilio D’Orazio, Carlo Bulletti (cattolico di rappresentanza), Marina Mengarelli dell’Associazione Luca Coscioni, Maurizio Mori della Consulta di Bioetica (“laica”, precisa), Filippo Maria Ubaldi del Genera Group, una rete di cliniche che offrono varie forme di fecondazione assistita, per ricordarci che la filosofia alla fine si paga se serve all’industria.

L’intervento introduttivo è di Maurizio Mori, che è questo signore qui:

Mentre Maurizio Mori sta concludendo, Silvia mi scrive alcuni veloci appunti:

Sto seguendo il seminario sulla riproduzione artificiale. Ho già la gastrite e sono al primo intervento.

non chiede se è lecito in sè, ma quando avverrà….

Controllo riproduttivo e non procreativo, il termine si è sostituito perchè procreativo è termine teologico che sottende la natura con delle intenzioni. Tommaso D’Aquino: l’intenzione della natura stessa…. diretta alla conservazione della specie.

Riproduzione comporta un cambiamento di passo, è termine biologico, medico e non fa più riferimento a disegni eterni e l’etica non è più iscritta nella natura ma diventa istituzione sociale, allora i precetti etici possono cambiare.

Il processo di controllare la riproduzione non è avvenuto con eventi clamorosi, è stato lento e graduale, piccoli tanti eventi, ma è stato epocale, il più importante evento della nostra epoca, ha cambiato i parametri della storia, cambia la direzione per l’umanità e costituisce l’umanità stessa, permette un’umanità rinnovata.

Quanti umani e quali umani ammettere alla vita.

Screening malattie rare e meno rare diagnosticabili. È possibile prevenire le malattie genetiche. Il 6% dei nati ha problemi alla nascita, se riduciamo al 5% sarà un bene per l’umanità, ci sarà un cambio di civiltà.

Cosa avverrà quando la gravidanza sarà fuori dal corpo della donna?

La riproduzione sarà ancora naturale o diventerà tutta assistita? Quanto tempo ci vorrà a questo passaggio?

Cosa sarà quando grazie al gene editing faremo modifiche positive?

Quando ci sarà la terapia genetica sugli embrioni nessuno vorrà più fare figli naturalmente

Ora, queste sono questioni di bioetica che mi interessano.

Decideranno – anzi stanno già decidendo – il futuro della specie umana, o meglio la sua trasformazione in qualcos’altro, il controllo della sua esistenza e il fatto che la produzione dei corpi di tale superspecie sarà demandata all’industria privata.

Sono cose per le quali vale la pena di combattere, da una parte o dall’altra.

Ma nessuno, o quasi, si interessa a questo tipo di conflitto. E’ troppo grande.

Infatti, se cercate Maurizio Mori su Google, non troverete traccia di polemiche sulle sue parole.

Se cercato Donato Mitola, troverete tutte le prime pagine interamente dedicate a riportare la sua “frase sessista”.

Nota:

[1] Va da sé che Mitola ha ragione nel dire che le donne non possono essere giudici. Dove sbaglia è nella presunzione di ritenere che lo possano invece essere gli uomini.

non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto…
ma al vostro posto non ci so stare

Posted in ambiente, ciberdominio, Gender, Nanomondo | Tagged , , | 70 Comments

Scegliere il conflitto

Immaginiamo un palazzo che appartiene a un’azienda che produce armi.

Gli ascensori per accedere agli uffici dei piani alti sono stretti, e si fa fatica a entrarci con una carrozzina.

C’è un manager costretto a muoversi su una sedia a rotelle da quando la sua Porsche appena comprata è finita in un fossato dopo una notte di bagordi.[1]

Se non si rifa completamente il vano ascensore, lui verrà discriminato; ma rifare il vano costa un mucchio di soldi.

E’ un conflitto vero, che contrappone il realistico ragioniere al coraggioso manager che rivendica i propri diritti. Entrambi hanno le loro ragioni e i loro sostenitori.

Ci si potrebbe fare un film, e sicuramente una grande petizione su Change.org.

Voi da che parte stareste?

Però emozionarci per questo conflitto ci fa dimenticare un’altra cosa: che la fabbrica produce armi.

Sia il cinico ragioniere, sia il coraggioso manager, campano perché c’è gente che viene ammazzata in modi terribili, in parti remote del mondo.

Per qualunque dei due tifiamo, quindi, finiamo per legittimare l’azienda stessa e con essa l’intera industria bellica.

Invece, se cambiamo prospettiva, esiste un altro conflitto, quello tra industria bellica e vita.

Entrambi i conflitti sono reali, ma possiamo scegliere noi in quale impegnarci, in base a quello che riteniamo più importante, almeno per i valori che ci siamo dati. E una volta che scegliamo uno dei due conflitti, l’altro ci sembrerà quasi irrilevante.

Quando si giudica un conflitto (per noi) minore con il criterio dell’altro, possiamo fare delle scelte inattese.

Poniamo che io sia contro l’industria delle armi.

Espandere il vano ascensore costerà soldi all’azienda e bloccherà gli uffici per qualche mese? Allora viva il manager!

Il manager è abile a fare contratti internazionali? Allora viva il ragioniere!

Il guaio è che in genere, il conflitto viene scelto per noi.

Nel prossimo post cercherò di darvene un esempio.

Nota:

[1] La sera leoni e la mattina hoglioni.

Posted in ambiente, Censura e controllo globale, Nanomondo, riflessioni sul dominio | Tagged , , | 45 Comments

Ma da dove vengono i triglioni?

L’Istituto della finanza internazionale (sigla inglese IIF) è un ente di ricerca messo in piedi dalle banche principali del mondo.

Ogni trimestre, pubblica un rapporto sulla situazione mondiale.

Essendo a pagamento, mi limito a leggere il dettagliato riassunto che ne fa Zero Hedge. Zero Hedge è un sito particolare, di economisti libertarian ostili a interferenze statali con il mercato, e si ha la sensazione sgradevole (capita spesso con roba americana) che ti vogliano vendere qualcosa.

Però in questo caso non fa altro che riferire i dati dell’IIF.

L’IIF dice che il debito globale, cioè l’insieme dell’indebitamento domestico, imprenditoriale non finanziario, statale e finanziario a fine anno sarà pari a 277 mila miliardi di dollari (in realtà, il sito essendo americano, parla di 277 triglioni).

Cifre del genere significano poco per me: io capisco che la Pizza Montagnola di Borgo San Frediano costa 7 euro, il kebab di Porta Romana costa 3,50, e mi faccio un sacco di questioni su quale scegliere, mentre per me i triglioni nemmeno esistono: c’è un detto inglese, penny wise and pound foolish.

Saggi coi centesimi, cretini con gli euri. Figuriamoci con i triglioni.

Ma l’IIF ci dice una cosa molto più chiara: quei numeri sono pari al 365% del prodotto interno lordo planetario.

Quando leggo cose del genere, devo cercare di visualizzare la cosa.

Io sono alto circa un metro e ottanta. Il 365% di me stesso sarebbe alto oltre sei metri e mezzo.

Cioè ogni essere umano del mondo va in giro facendo finta di essere 3,65 volte più alto di quello che è realmente.

Insomma, secondo la fonte più autorevole del pianeta in materia, abbiamo cento e spendiamo trecentosessantacinque. Non mi piace dire “noi”, ma qui forse è il caso, visto che almeno come conseguenze, ci andiamo di mezzo tutti.

Infatti, vivendo in un sistema planetario chiuso, non abbiamo degli extraterrestri a portata di fucile a cui soffiare i duecentosessantacinque mancanti quando il creditore busserà alla porta.

Quei soldi che non esistono, li abbiamo presi in prestito e li usiamo davvero.

Ci potremmo permettere di avere in tutto 100 auto.

Invece ne abbiamo 365, con relativa estrazione di minerali solidi e di carburanti fossili, immissione di CO2 nell’atmosfera, cementificazione per costruire parcheggi e così via.

Insomma, nelle tenebre della mia ignoranza finanziaria, comincio ad avere una scintilla di risposta alla domanda che mi sono posto in questo periodo.

Lo Stato italiano era famoso per il suo insostenibile indebitamento.

I critici di sinistra davano al colpa ai forestali calabresi che passano la giornata lavorativa a raccontarsi le barzellette al bar.

I critici di destra davano la colpa ai fondi regalati al Progetto LGBTSPQR Un Tattoo per Tuttu del RainbowTheatr* di Milan*.

Ma il problema è reale e va molto oltre: lo Stato fa spese gigantesche che in gran parte fanno più male che bene alla biosfera.

In più, con il Covid, lo Stato dovrà sicuramente rinunciare a una gran quantità dei suoi introiti normali.

Cito me stesso per far capire che non mi lamento dei privilegi di altri: lo Stato mi ha regalato sul conto in banca, quest’anno, 1200 euro, solo perché ho la partita IVA.

Me ne sto zitto e me li tengo, però ho l’impressione che qualcosa non torni.

Infatti, l’IIF ci informa che nei mercati più maturi (sono geniali nel manipolare le parole), il debito nell’ultimo trimestre è ancora maggiore.

E’ pari al 432% del PIL, un aumento del 50% rispetto al 2019, dovuto a spese statali e ad attività non finanziarie.

L’anno ancora non è finito, e il Covid nemmeno…

Posted in ambiente, Collasso, esperienze di Miguel Martinez | Tagged , , , , , , , | 20 Comments