Sigmaringen, re e filosofi

Sigmaringen  è un ottimo luogo per riflettere sulla curiosa storia europea.

Non solo perché ultima, improbabile sede del governo di Pétain e fulcro del romanzo autobiografico di Céline, D’un château l’autre.

Il piccolo paese ha la metà degli abitanti di Imola.

Si stende con molta umiltà ai piedi di un castello di surreale grandezza, appartenente agli Hohenzollern: non quelli prussiani, ma i loro cugini cattolici. I quali di mestiere si sposavano e facevano figli e figlie, che poi piazzavano da varie parti, creando una ragnatela di parentele (paren-tela?) che ricopriva tutta Europa.

Non a caso, al centro del paese troviamo un monumento alle nozze d’oro del fuco e dell’ape regina, in questo caso Carl Anton von Hohenzollern, e sua moglie Josephine. Sulla lapide, i signori rivendicano addirittura il titolo di “Altezze Reali”:

Da segnalare che Carl Anton discendeva (tra l’altro) da Joachim Murat-Jordy, nato in una famiglia di albergatori di Cahors e diventato Re delle Due Sicilie.

Non abbiamo assolutamente la pazienza di seguire la paren-tela fino in fondo, arrivando ad esempio al signor Ferfried Massimiliano Pio Meinardo Maria Uberto Michele Giustino, detto Foffi, corridore automobilistico in pensione, star di un “Docu-soap” televisivo in cui raccontava la propria storia d’amore con Tatjana Gsell, un’intraprendente signora coinvolta nella morte del proprio marito, chirurgo estetico.

Ci limitiamo quindi a notare che un figlio di Carl Anton fu invitato a diventare re di Spagna.

La Francia di Napoleone III disse di no a un Hohenzollern sul trono spagnolo e scatenò la guerra franco-prussiana (altra ipotetica data di nascita della Grande Guerra).

La successiva sconfitta francese provocò otto decenni di odio per i boches (e talvolta per i loro presunti agenti ebrei, come nel caso Dreyfus) in nome della sacra patria di Giovanna d’Arco e/o Robespierre contro i barbari germani.

Un altro figlio di Carl Anton divenne invece Re Carlo I della Romania, e bisogna dire che se la cavò piuttosto bene.

Ora, il figlio di Carlo, Fernando I – nato anche lui a Sigmaringen – non esitò a lanciare la Romania in guerra contro la Germania e a fianco della Francia, con la perdita di oltre mezzo milione di vite rumene.

Il che ci fa venire l’orrendo dubbio che tutta la guerra franco-prussiana potesse essere nata da un errore di valutazione da parte di Napoleone III.

Mentre riflettiamo su questa possibilità, leggiamo quanto predica un anonimo cittadino di Sigmaringen, e che contiene un messaggio di furbizia tutta germanica:

Prega e lavora
non essere pigro
paga le tasse
e tieni chiusa la bocca

Print Friendly
Posted in esperienze di Miguel Martinez, Storia, imperi e domini | 23 Comments

La Madonna di Loretto

Per qualche insondabile motivo, la sorgente del Danubio si trova a Donaueschingen, in Germania, dove due piccoli ma rispettabili fiumi, ciascuno con la propria storia, si uniscono.

Donaueschingen ha avuto un passato – potremmo dire – di Stato indipendente, nella misura in cui lo erano praticamente tutte le comunità di ciò che oggi chiamiamo “Germania”.

Era retto da un membro della famiglia Fürstenberg, come lo erano ben tredici altre entità, da Fürstenberg-Baar a Fürstenberg-Wolfach. E questo già risponde alla propaganda alleata che dopo il 1914 avrebbe sostenuto l’esistenza di un eterno complotto da parte della Razza Germanica per sottomettere il mondo.

Donaueschingen è ancora oggi palesemente un feudo dei Fürstenberg, che oltre a produrre attrici e cantanti rock, si dedicano alla manifattura della birra di famiglia, la cui pubblicità è presente ovunque nella cittadina.

Al centro c’è ancora un monumento che celebra la visita dell’ultimo Kaiser al suo amico Max Egon von Fürstenberg. Pare che il povero confusionario imperiale, che in qualunque altro ruolo sarebbe stato anche una persona simpatica, e il frivolo nobile si intendessero molto bene.

Dove i due fiumi si uniscono, si vede il monumento fatto erigere da Max Egon per celebrare il cinquantenario del proprio matrimonio. Il monumento reca la data del 19 giugno 1939.

Ancora due mesi una decina di giorni, ma questo lo sappiamo noi.

Dietro un cancello semichiuso, scopro un piccolo spazio con un monumento e una lapide, dedicata ai morti di un reggimento di fanteria:

Riconosco i nomi della maggior parte delle battaglie, ma non quel Loretto.

Di ritorno a casa, vado a cercare su Wikipedia, e scopro che attorno a una cappella dedicata alla Madonna di Loreto, nel 1915, morirono tra 150.000 e 200.000 esseri umani.

Più che le cifre in sé, mi colpisce quel tra. La vaghezza di cinquantamila esistenze.

Print Friendly
Posted in esperienze di Miguel Martinez | Tagged , | 37 Comments

Lungo il fiume d’Europa

Sono appena rientrato da un viaggio piuttosto impegnativo, dalle sorgenti alla foce del Danubio e poi di ritorno attraverso i Balcani, con in mezzo ben tredici passaggi di frontiera.

Tra l’altro, il vantaggio di andare in certi posti è che ben pochi parlano lingue note, e quindi sei costretto a mettere in pratica tutti gli sgrammaticati frammenti di rumeno o di serbo/croato/bosniaco che riesci a spiccicare.

Ma soprattutto è un viaggio che porta a riflettere sulle origini della Grande Guerra: il nome vecchio ma ancora validissimo, visto che tutti i rivolgimenti successivi, dal bolscevismo alla creazione del complesso militare-industriale statunitense, dalla Seconda guerra mondiale al conflitto attuale in Siria, dal sionismo a Gaza, sono semplicemente le tappe successive raggiunte dall’immenso mostro che allora venne alla luce.

Dire che “quella” guerra “finì nel 1918″ è una pericolosa mistificazione, che rende incomprensibile l’intero mondo in cui viviamo.

La domanda che nasce, girando i Balcani e dintorni, è quando è iniziata la Grande Guerra?

A Sarajevo, oppure quando la Romania colpì alle spalle la Bulgaria nel 1913, o quando nel 1911 l’Italia attaccò Tripoli, oppure nel 1908 quando le truppe ottomane in Macedonia si ammutinarono…

Di sicuro, stiamo ancora pagando un debito mostruoso contratto non sappiamo bene da chi, né perché.

Nei prossimi giorni spero di mettere in rete qualche foto da commentare.

Print Friendly
Posted in esperienze di Miguel Martinez, riflessioni sul dominio, Storia, imperi e domini | Tagged , , | 116 Comments

Il lago nel cemento

Una delle vicende più belle di questi anni, che ci compensa di tanto veleno che abbiamo dovuto ingoiare, è stata la nascita miracolosa del lago di acqua purissima che Fontus, il dio delle sorgenti [1] ha scherzosamente fatto sgorgare dentro la proprietà di un palazzinaro in uno dei quartieri più tenebrosi  di Roma.

L’incredibile storia la potete leggere su ComuneInfo, intanto ecco il video degli Assalti Frontali e del Muro del Canto che ne parla.

Se volete un mio personalissimo parere, il video ha uno stile identitario-politico piuttosto marcato che è lontano da quello cui siamo abituati qui. Non sono poi un grande estimatore del rap, ma come altro raccontare una storia così dettagliata?

Certamente le immagini e le parole sono eccezionali, proprio perché eccezionale è la storia in sé.

Nota:

[1] Citiamo dalla versione inglese di Wikipedia, la voce italiana è troppo scarna.

[2] Del Muro del Canto, da ascoltare anche Quanto sete brutti.

Print Friendly
Posted in imprenditori, mundus imaginalis, resistere sul territorio | Tagged , , , , , , , , , , | 2,244 Comments

Aria di pentole e padelle

Tortuga ha un blog che si chiama Inizio dalla fine. Migrazioni al confine fra reale e immaginario, e invece inizia dall’inizio: insomma, il primo post che vedi è il più vecchio.

Inizio dalla fine è sicuramente molto in sintonia con la parte del nostro blog che abbiamo intitolato mundus imaginalis in onore di Henry Corbin.

Da due video di cui si era parlato nei commenti del nostro blog, Tortuga ha tirato fuori questo testo, che le rubiamo integralmente in cambio di un poco costoso grazie!

Ricordiamo che abbiamo già presentato qui due brani dei Kardeş Türküler, con Tencere tava havasi, torniamo per la terza volta a questo gruppo.

Tortuga ha prima tradotto il testo di “Tencere Tava Havasıdall’inglese dei sottotitoli, poi lo abbiamo riguardato insieme, confrontando con l’originale turco; infine, lei ha riscritto il tutto in un italiano più scorrevole – ho quindi tolto da qui la prima versione italiana, che lei, con scrupolo filologico, ha conservato sul suo blog.

In fondo al testo, dopo la nota sul termine Aman che è di Tortuga, ho aggiunto anch’io qualche nota.

Questo filmato, oltre ad essere stupendo, si accomuna per diversi aspetti, a quello successivo altrettanto meraviglioso

Fonte della segnalazione:
http://kelebeklerblog.com/

Il gruppo Kardeş Türküler (tradotto sia come Canzoni Fraterne o come Ballate di Fraternità) è una band moderna turca etnico-folcloristica, che ha posto alla base della sua attività una vera e propria ricerca musicologica scientifica di raccolta delle diverse tradizioni folcloristiche della regione.
Ad eseguire i brani sono artisti Anatolici e delle regioni Balcaniche che cantano in turco, arabo ,curdo, assiro, azero, georgiano e armeno, e il patrimonio culturare di tale musica è quello dei Laz (un popolo caucasico affine ai Georgiani, ma abitanti nella Turchia nordorientale alle frontiere con le ex repubbliche sovietiche dell’Agiaristan e della stessa Georgia), Georgiani , Circassi , Rom , Macedoni e Aleviti.

Nel loro repertorio è presente “Tencere Tava Havası che significa “Suono di pentole e padelle”

L’uso di pentole, padelle e altri comuni utensili da cucina per creare rumori fragorosi o per comporre – come in questo caso – vere e proprie melodie musicali da eseguire per le strade in segno di resistenza non appare come un atto minaccioso o sovversivo.

Tuttavia, azioni di questo tipo sono state utilizzate come atti di resistenza in tutto il mondo in una varietà di lotte nonviolente nel corso della storia, ed hanno creato scalpore in Turchia.

Tencere Tava Havası è una canzone della resistenza turca non violenta che racchiude in sé diversi aspetti della “musica di resistenza” compreso l’uso di cacerolazos (casseruole).

Si tratta di un inno che è stato adottato come simbolo musicale della lotta nonviolenta turca

A catturare l’unità che il movimento ha cercato di creare, e l’evoluzione della stessa lotta non violenta, sono stati la canzone, il suo testo, il suo ritmo, la sua storia, la scelta strumentale, la partecipazione di artisti rappresentanti di una significativa moltitudine di riferimenti culturali, ed il fatto di aver remixato trasformando, esaltando, ampliando e amplificando il significato di un brano di musica popolare, conducendolo ad un altissimo grado di arte musicale.

(Fonte: wikipedia)

[inciso]

Comporre musica di questo genere è tutt’altro che semplice, proprio perché si serve di strumenti a suono indeterminato ed unico, ovvero ciascuna padella, teglia, pentola, bicchiere mestolo, grattugia o qualsiasi altro utensile da cucina ha un suo suono, ovvero una tonalità sua propria, che dipende totalmente dalla sua struttura, e può emettere praticamente solo una ristretta gamma di inflessioni della medesima tonalità. In questo caso tutta l’armonia del brano è stata così costruita sulle note iniziali date dai bicchieri.

Utilizzando questo tipo di strumenti, dunque, i cantanti non hanno grandi possibilità di scegliere la tonalità vocale del proprio canto, ma sono vincolati ad intonare la voce sulla base del suono che gli stumenti fornisco ed adattarla a questi ultimi, facendo dunque affidamento sulla propria agilità vocale.

Lo stile musicale appare particolarmente vicino ad una parte del blues degli spirituals, ma è anche denso di altre componenti estremamente miste (si potrebbe dire “come un valzer gregoriano”), non solo mediorientali ma anche occidentali, tanto da renderlo un brano altrettanto familiare ed “orecchiabile” per entrambi gli estremi e per tutte le culture che si trovano fra questi due estremi; è sicuramente assolutamente popolare e tipicamente denso di elementi di musica folklorica, e come tale può evocare il ricordo sia di tipicità della musica afro, che sudamericana, o altro ancora; d’altronde un notevole carattere di l’internazionalità è tipico proprio della musica folklorica: nell’istante dell’attacco dell’assolo del cantante, per un attimo può assai legittimamente sembrare di trovarsi a Napoli o in Puglia.

[fine inciso]

(prosegue traduzione da nuova fonte segnalate in calce)

Il ricorso a questo genere di espressione, battere su pentole e padelle, trasformato in una vera e propria arte di alto livello, come metodo di resistenza non violenta che Tencere tava Havası rappresenta è un esempio di due elementi

a) l’utilizzo del suono come simbolo
b) l’espressione di rivendicazioni simboliche

e questi sono 2 dei 198 metodi di azione nonviolenta che sono stati meticolosamente documentati dal famoso studioso Gene Sharp.

Sbattere pentole e padelle (o musicare con esse) è un metodo che è stato documentato in Cile nei primi anni ’70, quando la popolazione sbatteva pentole e padelle per protestare contro le condizioni economiche durante il governo di Salvador Allende, e di nuovo di fronte alle difficoltà economiche sotto il regime di Pinochet.

Questo metodo di azione nonviolenta è stato così ampiamente impiegato in tutta l’America Latina che il termine cacerolazo o cacerolada, che indica particolarmente una pentola per cucinare lo stufato, ovvero – appunto – una casseruola, è stato coniato per indicare il metodo non violento.

Ma questa tattica non è unicamente dell’America Latina né specifica esclusivamente delle crisi economiche.

Come sono sorti movimenti di protesta “cacerolazos” in Argentina nei primi anni 2000 quando scoppiò la crisi economica, così sono sorti anche a Oaxca, in Messico, nel 2006, quando le donne hanno marciato sbattendo pentole e padelle per sensibilizzare sulla violenza e la repressione contro gli scioperi degli insegnanti, e mentre in Islanda, nel 2008, “La Rivoluzione della Cucina” ha fatto ricorso a questo metodo per protestare contro la crisi finanziaria e nel 2012, in Quebec i “cacerolazos” sono stati adottati nelle zone rurali per esprimere solidarietà con i manifestanti degli studenti delle città.

L’estate scorsa un gruppo di egiziani, stufo sia dei Fratelli Musulmani che dell’esercito, ha organizzato una “protesta di pentole e padelle” addirittura come vera e propria “tattica” per sovvertire il coprifuoco attuato dai militari egiziani per la repressione delle proteste dopo che l’ex presidente Morsi era stato rovesciato.

Infatti il coprifuoco e le leggi di emergenza comportavano che dei manifestanti non potessero organizzarsi e non potessero riuscire neppure a scendere a riunirsi in strada per timore di rappresaglie violente.

Ma, ispirati dal metodi di sbattere di pentole e padelle già usato in Turchia, alle 21 di ogni notte gruppi di egiziani hanno sbattuto sulle loro pentole e padelle dalla sicurezza delle loro case.

Come un artista, che è stato intervistato in Francia dal canale 24 su tale forma decentrata di resistenza, ha detto:

“La stampa è completamente imbavagliata e le strade sono chiuse a causa dello stato di emergenza”.
L’unico posto dove gli egiziani possono ancora esprimersi è sui social media. Tuttavia, questo non basta. Vogliamo usare i social media come punto di partenza per recuperare gli spazi pubblici. E quando si sbatte su pentole e padelle è abbastanza pubblico!”

L’accessibilità di pentole e padelle ha ispirato molti movimenti di tutto il mondo ad adottare questo metodo come tattica relativamente sicura. E proprio come nel testo di “Tencere Tava Havası” “Sound on Pots and Pans” dei Kardes Türküler, anche i loro testi lamentano in primo luogo la privazione del popolo del proprio spazio pubblico.

Quando guardiamo a come lo sbattere di pentole e padelle è stato utilizzato come metodo di azione nonviolenta, vediamo che si tratta di una tattica che quasi nessuno non sarebbe in grado di utilizzare.

Pentole e padelle sono strumenti comuni, e quasi tutti ne dispongono o vi possono accedere facilmente, quasi chiunque ne ha qualcuna a portata di mano nella propria cucina.
In questo senso, pentole e padelle sono una rappresentazione simbolica di gente comune.
Quando utilizzata da gruppi di donne che lavoravano in casa, la tattica potrebbe essere vista come un simbolo di partecipazione delle donne e una dimostrazione forte della loro resistenza allo status quo.

Questo è stato certamente il caso della Turchia, dove pentole e padelle sono state appunto simbolizzate tipicamente come “strumenti delle casalinghe”, e il metodo è stato utilizzato da gruppi di donne che hanno lasciato le loro case alle 21 di sera, ogni sera, per camminare per i loro quartieri battendo su pentole e padelle a sostegno della lotta non violenta in corso.

In molti casi, per battere su pentole e padelle non è necessario lasciare le proprie case al fine di partecipare all’azione.
Tatticamente parlando, nei casi in cui il “cacerlazo” è stato condotto dalla propria casa, innanzi ad una finestra aperta o in piedi su un tetto, lo sbattere di pentole e padelle è stata una tattica a basso rischio grazie all’effetto di decentramento, in quanto non richiedeva che la gente si riunisse in una determinata postazione. Questo rende alla polizia o alle forze di sicurezza difficile interrompere l’azione o reprimere le persone coinvolte nell’azione, inoltre si tratta di un’azione più agevole da mettere in atto nelle campagne, come è più facile organizzare movimenti o operare singolarmente ed anonimamente per sollecitare una diffusa partecipazione nell’azione.

Durante le proteste di piazza in Turchia, ci sono stati molti momenti in cui venivano lanciati gas lacrimogeni, e la presenza intimidatoria della polizia ha reso pericoloso per le masse di persone il fatto di riunirsi. Public Radio International ha denunciato, “non tutti potevano farlo fuori in strada per dire la loro, così lo hanno fatto da casa. Ogni sera alle 21 nei quartieri in tutta Istanbul sono scoppiati i tintinnii dei cucchiai di legno contro pentole e padelle, e di posate contro i piatti. Questa volta, il suono ha ispirato musicisti.”

Tencere Tava Havası è anche un esempio di recupero simbolico, riuso e remix di una dichiarazione fatta dal Primo Ministro turco che, in risposta alle proteste notturne di pentole e padelle, ha detto, “pentole e padelle è sempre la stessa melodia”.
Una agenzia di stampa ha chiamato la canzone “una risposta musicale al licenziamento del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, da parte delle persone che hanno sostenuto le proteste in corso nel paese sbattendo su pentole e padelle.”

Tencere Tava Havası è un bellissimo esempio di musica di resistenza.

Con l’uso di pentole e padelle, gli strumenti della gente comune – e grazie alla quotidianità del momento di protesta – come strumentazione, e dei suoi testi che cantano le lamentele delle persone che sono stufe di divieti, comandi, arroganza, odio, corruzione e mancanza di spazio pubblico, Tencere Tava Havasi è diventato un inno per la resistenza che è tutt’altro che “lo stesso vecchio motivo.”

Althea Middleton-Detzner [l'autrice di questo articolo tradotto, escluso quanto fornito dalla fonte di wikipedia ed alcuni inseriti di contributi diversi] è Senior Advisor dell’istruzione e della formazione presso il Centro Internazionale sul Conflitto Nonviolento, dove ha lavorato sulla base di iniziative programmatiche ed educative per quasi otto anni. Lei è anche un consulente nel campo della resistenza civile, ha un background musicale, e crede nel potere della narrazione e le arti per creare il cambiamento sociale.

Fonte:
Freedombeat.org

Testo di “Tencere Tava Havasıin lingua originale (Turco)

Bir öyle bir böyle kelamlardan, yasaklardan
İllallah
Başına buyruk kararlardan, fermanlardan
İllallah

Aman aman bıktık valla
Aman aman şiştik valla
Bu ne kibir, bu ne öfke
Gel yavaş gel, yerler yaş

Satamayınca gölgelerini
Sattılar ormanları
Devirdiler, kapadılar
Sinemaları, meydanları
Her tarafın AVM’den
Geçesim yok bu köprüden
N’oldu bizim şehre n’oldu
Hormunlu bina doldu

Aman aman bıktık valla
Aman aman şiştik valla
Bu ne kibir, bu ne öfke
Gel yavaş gel, yerler yaş
Gel yavaş gel, yerler yaş…

Hüsnü perişan oldu bibaht kaldı aziz İstanbul
Bu gam, bu gaz bu kederle
taş kalmadı taş üstünde
Ne oldu sana böyle, söyle söyle söyle….
Seni böyle istemem, istemem
Ammaan…

Aman aman bıktık valla
Aman aman şiştik valla
Bu ne kibir, bu ne öfke
Gel yavaş gel, yerler yaş

Fonte

Testo Tradotto in Italiano

(intro in parlato)

Dirò così:
“Pentole e padelle:
è sempre la stessa vecchia melodia”
.

(titolo)

“Melodia su Pentole e Padelle”

Basta con sanzioni incoerenti e divieti

İllallah
Basta con decreti ottusi e imposizioni.
Basta con sanzioni incoerenti e divieti.
İllallah

Oh poveri noi, oh poveri noi,
ne abbiamo avuto abbastanza.
Oh poveri noi, oh poveri noi,
siamo davvero stufi.
Quanta arroganza! Che odio!
Siam qui che camminiamo piano piano
perché hanno bagnato ovunque per terra.

Oh poveri noi, oh poveri noi,
ne abbiamo avuto abbastanza.
Oh poveri noi, oh poveri noi,
siamo davvero stufi.
Quanta arroganza! Quanto odio!

Obbligati a camminare piano piano
perché per terra è bagnato.
Costretti a camminare piano piano
perché il terreno è incerto.

Non potevano vendere le loro ombre
così hanno venduto le foreste.
Hanno abbattuto ogni cosa,
e hanno chiuso cinema e piazze.
Non potevano vendere le proprie ombre
così hanno venduto le foreste.
Hanno abbattuto ogni cosa,
hanno chiuso cinema e piazze,

e poi hanno coperto tutto di centri commerciali.

Non me la sento,
non so come posso attraversare il ponte.
Che cosa è successo alla nostra città?
È stravolta da costruzioni mostruose.

Oh poveri noi, oh poveri noi,
ne abbiamo avuto abbastanza.
Oh poveri noi, oh poveri noi,
siamo davvero stufi.
Che arroganza! Quanta aggressività!

Obbligati a camminare piano piano
perché hanno bagnato ovunque per terra.
Costretti a camminar pian piano
perché il terreno bagnato non è sicuro.

Condannati a fare attenzione persino a dove mettiamo i piedi
perché hanno bagnato ovunque per terra.
(Ripete)

(Assolo)

Oh, amata Istanbul,
rasa senza pietà,
la sua bellezza rovinata!

Che guaio è questo, cosa sono questi gas,
che dolore è questo?
Tutto è raso al suolo.
Che cosa mai ti è accaduto?
Dimmi, dimmi!
Tu non vuoi questo destino.
No, certo che non lo voglio!
Oh poveri noi!

(coro)

Oh poveri noi, oh poveri noi,
ne abbiamo davvero abbastanza.
Oh poveri noi, oh poveri noi,
ma siamo davvero stufi.
Quanta arroganza! Che aggressione!

Obbligati a camminare con circospezione
perché il terreno è bagnato e insicuro.

Oh mio oh mio,
davvero ne abbiamo fin troppo.
Oh mio oh mio, siamo veramente stufi.
Quanta arroganza! Quale odiosa aggressione!

Condannati persino a fare attenzione a dove mettiamo i piedi
perché hanno bagnato ovunque per terra.
Obbligati a camminar pian piano
perché il terreno è bagnato scivoloso, incerto, insicuro.

[nota:
In tutto il mondo nel vicino e medio oriente e probabilmente fin dove sono giunti i musulmani si dice Aman - che abbiamo reso con "Oh, poveri noi" - come quando noi diciamo “Dio mio!”, una parola di sottomissione al destino.]

[İllallah - che ripete un'espressione della dichiarazione di fede islamica - ironizza, anche nella gestualità, sull'ostentazione religiosa del governo turco]

[Siam qui che camminiamo piano piano perché hanno bagnato ovunque per terra. Forse sarebbe più corretto un imperativo - cammina piano - il riferimento all'uso di idranti contro i manifestanti]

[È stravolta da costruzioni mostruose. L'originale parla efficacemente di edifici ormonali, artificialmente gonfiati]

Print Friendly
Posted in mundus imaginalis, Turchia, urbanistica | Tagged , , , , , , , | 574 Comments

Medio Oriente, bombe, silenzi e architetture

Come ho già avuto occasione di dire, ho sempre più coscienza di quanto poco riusciamo a combinare nelle nostre brevi vite.

E quindi, per quanto io abbia dedicato molta attenzione al cosiddetto Medio Oriente in passato, non posso permettermi oggi di dire quasi nulla a riguardo. Perché esprimere sdegno è tanto facile quanto inutile (fai clic e salvi un palestinese): si deve piuttosto incidere realmente, oppure almeno dire qualcosa di veramente originale.

Per dire qualcosa di veramente originale, bisogna innanzitutto concentrarsi mentalmente solo su ciò che si vuole dire, studiare, riflettere, correggere dieci volte ciò che si è scritto.

Il piccolo mondo in cui ho scelto di ritirarmi, incastrato tra le mura e l’Arno, almeno credo di conoscerlo ormai davvero; e posso dire che assieme ai nostri amici, siamo anche riusciti a incidere, a segnarne in qualche modo la storia, anche se davvero a fatica. Quindi, visto il numero limitato di anni che ho davanti, di neuroni e di minuti a disposizione, mi dedico a questo.

Detto questo, credo che l’essenza della questione israelo-palestinese (non di tutte le questioni del Medio Oriente) sia in fondo la stessa della nostra questione, portata però all’estremo.

Cioè la divisione degli spazi geografici dell’umanità tra chi è dentro il recinto e chi è fuori.

Tra le casette dei benestanti con i loro guardiani armati, e la periferia dei reietti, di coloro che non servono nemmeno come braccia, cui si ruba pian piano ogni centimetro, con implacabile metodo e con un ordine da geometri. Come si fa a non cogliere come l’architettura di Gaza sia semplicemente l’architettura futura delle nostre banlieues?

La gentrificazione al fosforo bianco, insomma.

Se riuscissimo a guardare così la questione, non salveremmo delle vite, ma ci toglieremmo almeno un bel po’ di deliri sulla ferocia dei maomettani o la perversità dei giudei, sulla Civiltà Occidentale e tutto il resto.

La ferocia e la perversità sta nel Grande Flusso, non in queste o quelle persone, nell’ambiguità dei loro immaginari, che Dio ne abbia misericordia…

Print Friendly
Posted in Israele Palestina Canaan, Medio Oriente | Tagged , , , | 111 Comments

Avarizia

Sono giorni, questi, in cui mi trovo sopraffatto ancora più del solito.

Un anno fa, eravamo le mamme cui il Comune aveva concesso le chiavi di un giardino, primo perché così risparmiavano soldi e poi perché le mamme fanno sempre più tenerezza dei babbi.

Oggi ci troviamo al centro di talmente tante cose, a tante avventure, a tanti intrighi, a pomodori piantati, a sindaci che ci stringono la mano, ad etiopi che ci offrono il tè mentre sfidiamo chi viene a sfrattarle, a carcerati che vogliono cambiare vita, ad artigiani che lavorano cornici e violini nelle loro botteghe, a clandestini nigeriani, a geometri che ci aiutano a ricostruire la grafia di gente morta in archivi misteriosi, a motoseghe sugli alberi, a eredi svaporati cui riveliamo i tesori perduti dai loro avi, a nobili in bicicletta, a tante vite, a tanti desideri, che fatichiamo a volte a ritrovare la bussola.

E’ la fase precisa in cui stiamo in cresta all’onda, e tanti vorrebbero comprarci con un complimento e una promessa che noi sappiamo non manterranno mai, ma sorridiamo lo stesso.

Innumerevoli decenni fa, andai in una biblioteca di Roma, assieme a un aspirante alchimista militante di quella che allora era l’Autonomia Operaia, e ci facemmo dare in visione un libro di Ramón Llull, un immenso e pesantissimo volume stampato nel Settecento in Olanda… il mio amico lo guardò e disse, deluso, “ma questo è tutto in latino!”

Oggi un amico ci segnala questa straordinaria frase proprio di Ramón Llull, eretico, ortodosso, trovatore, alchimista, meccanico, poeta, visionario, avventuriero, logico, cavaliere, matematico, linguista, martire e magari un po’ cialtrone, ma certamente dei nostri.

Anche se avrà scritto in latino, sono parole che la bussola te la fanno ritrovare davvero, e danno ragione di tutto ciò che facciamo:

“Avarizia è accumulare cose che per gli uomini sono superflue e che sono invece necessarie per i poveri, le quali per insaziabile appetito vengono rubate ai poveri, in ragion del cui furto i poveri patiscono fame, sete, freddo, nudità, malattia, tristezza e morte […], per questo i ricchi non hanno carità e non amano i poveri, poiché, sebbene danno loro elemosina, tolgono loro tutto quel che possono”.

Print Friendly
Posted in esperienze di Miguel Martinez, Il clan dei fiorentini | Tagged , , , , | 848 Comments

Libera repubblica di San Lorenzo

San Lorenzo a Roma è un quartiere che probabilmente ha molto in comune con il nostro.

Il video di Libera dei The Club Swing Band, realizzato da Mezcla Prod, è stato presentato lo scorso venerdì 14 in occasione della prima giornata di BET, l’ormai tradizionale torneo di briscola e tresette che il Nuovo Cinema Palazzo organizza ogni anno per rispondere in maniera ludica e divertente al gioco d’azzardo.

The Club Swing Band – Libera from Mezcla Prod on Vimeo.

Print Friendly
Posted in mundus imaginalis, resistere sul territorio | Tagged , , , , , , , , | 1,723 Comments