Arrivi fatidici

E di nuovo, mi arriva l’avviso…

Gentile Miguel Martinez,

questa email le ricorda il pagamento della fattura proforma #33423 generata il 16/02/2015.

Fattura: 33423
Totale: €9,76 EUR
Pagabile sino a: 02/03/2015

Ora, €9,76 EUR non sono una cifra esorbitante.

E finora ho sempre pagato volentieri, anche perché il server almeno mi dà la certezza di non chiudere tutto appena arriva la minima protesta da parte da qualcuno: altri server puramente commerciali infatti non esitano a farlo.

Però è anche vero che è cambiato in questi anni il mio rapporto con il sito: oggi ho talmente tanti altri canali di comunicazione con le persone, dal contatto fisico quotidiano per strada a tutte le reti che abbiamo creato attorno al quartiere, che onestamente, al sito ci penso per ultimo.

Paradossalmente, però vedo che il sito si è trasformato in un forum molto vivace, che riesco a seguire solo in parte: confesso che non seguo tutti i link segnalati da Moi, tutte le incredibili notizie di storia minore rutena di Habsburgicus oppure… oppure…

Però le volte che lo faccio, trovo sempre cose interessanti e stimolanti.

Insomma, glieli pago questi €9,76 EUR?

Datemi un incoraggiamento, almeno!

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Omnia sunt communia, figli di cane!

Visto ieri, in Via Santo Spirito, che già il nome ci sta bene, il marciapiede largo una spanna, sopra le nostre teste i tetti che sporgono fin quasi a toccarsi, e hai sempre paura che con una raffica di vento, ti cada in testa un’imposta.

Non so chi sia l’autore/autrice, e anche se lo sapessi non ve lo direi.

Questa volta, abbinando Thomas Müntzer (ma magari poteva anche essere l’Aquinate) a quel che dican le genti di Santo Spirito e San Frediano, ha colto davvero tutto.

Il resto è fiato sprecato.

15-02-20omnia-sunt-communia

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“E’ Dio che dovrebbero crocifiggere”

Sydney Carter, morto nel 2004, fu un grande spirito inglese. Obiettore di coscienza in piena guerra mondiale, poeta, musicista, mistico dotato di un grande senso dell’umorismo, con una capacità tutta protestante di vedere insieme le cose più piccole della natura e il dramma del sacrificio divino.

Fu un venerdì mattina quando mi portarono fuori dalla cella
e vidi che dovevano crocifiggere anche un falegname
Puoi dare la colpa a Pilato
puoi dare la colpa ai giudei
puoi dare la colpa al diavolo
Ma io accuso Dio
è Dio che dovrebbero crocifiggere invece di me o di te
lo dissi al falegname, appeso all’albero

Puoi dare la colpa ad Adamo
puoi dare la colpa a Eva
puoi dare la colpa alla mela,
ma a quello non ci credo

Fu Dio a fare il diavolo
e la donna e l’uomo
e non ci sarebbe stata una mela
se non avesse fatto parte del piano
è Dio che dovrebbero crocifiggere invece di me o di te
lo dissi al falegname, appeso all’albero

Ora Barabba era un assassino
e lasciarono andare Barabba
ma sei tu che mettono in croce
per nulla che io sappia
e il tuo Dio è su in cielo
e non fa nulla
con un milione di angeli che stanno a guardare
e non muoveranno mai un’ala
è Dio che dovrebbero crocifiggere invece di me o di te
lo dissi al falegname, appeso all’albero

All’inferno con Geova
dissi al falegname
vorrei che invece fosse stato
un falegname a fare il mondo
Addio e buona fortuna a te
le nostre vie presto si separeranno
ricordati di me domani
l’uomo appeso accanto a te
è Dio che dovrebbero crocifiggere invece di me o di te
lo dissi al falegname, appeso all’albero

It was on a Friday morning that they took me from the cell
and I saw they had a carpenter to crucify as well
You can blame it on to Pilate
You can blame it on the Jews
You can blame it on the Devil
Its God I accuse
It’s God they ought to crucify instead of you and me
I said to the carpenter, a-hanging on the tree

You can blame it on to Adam
You can blame it on to Eve
You can blame it on the apple,
but that I can’t believe

It was God that made the Devil
And the woman and the man
And there wouldn’t be an apple
If it wasn’t in the plan
It’s God they ought to crucify instead of you and me
I said to the carpenter, a-hanging on the tree

Now Barabbas was a killer
And they let Barabbas go
But you are being crucified
For nothing that I know
And your God is up in Heaven
and He doesn’t do a thing
With a million angels watching
and they never move a wing
It’s God they ought to crucify instead of you and me
I said to the carpenter, a-hanging on the tree

To hell with Jehovah
To the carpenter I said
I wish that a carpenter
had made the world instead
Goodbye and good luck to you
our ways will soon divide
Remember me tomorrow
The man you hung beside
It’s God they ought to crucify instead of you and me
I said to the carpenter, a-hanging on the tree

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Il nostro piccolo mondo entra nel Gran Pallone

Ieri, alla partita Fiorentina-Torino, gli ultrà viola hanno tirato fuori questo striscione…

 

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Con un metro di Tav!

Gli amici che si oppongono al progetto di sbucheltare mezza Firenze per far guadagnare qualche minuto di velocità ai trasporti di lusso, mi girano questa riflessione.

I Sindaci della Val di Susa interpellati sul tema:

E tu cosa faresti con un metro di Tav?

C’è chi con in mano 158.712 euro si comprerebbe una casa o per lo meno partirebbe per un bel viaggio intorno al mondo. Chi proporrebbe di investirli per migliorare la sanità e l’istruzione del nostro Paese. E chi per costruire la Tav. Non tutta, si badi bene. Ma solo un metro di quella Linea ferroviaria che dovrebbe unire Lione a Torino, due città che distano 300 chilometri.

Fanno pensare i dati e le cifre diffuse dal movimento No Tav sui costi dell’opera. Ancora di più se si pensa che «non più tardi di tre mesi fa -annunciano gli attivisti in una nota – il presidente di FS Marcello Messori ha ammesso, con onestà e trasparenza, che il costo è “incerto” e “non determinabile con precision”. Mentre nel 2012 la Corte dei Conti francese stimava la spesa totale pari a 26 miliardi di euro.

Una cifra così grossa che, come spiegano i No Tav, è difficile riuscire anche a immaginare cosa voglia dire. Per questo vale la pena calcolarla su porzioni più piccole. E dividendo il totale si viene a scoprire che un solo centimetro di Tav costa 1,500 euro, ovvero più di quanto molti guadagnano in un mese. «Fate un passo, la lunghezza che avete percorso vale per il Tav 160.000€! Ogni euro speso per il Tav è un euro sottratto a qualcosa di utile per tutte e tutti: scuola, sanità , cura del territorio, edilizia popolare… Bisogni e diritti ben più importanti e “strategici” della seconda ferrovia e del secondo tunnel in Val di Susa».

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Gerusalemme, l’Emanazione del gigante Albione

Sto leggendo lentamente – tra lavoro, quartiere e la difficoltà del testo stesso – Jerusalem, the Emanation of the Giant Albion, il profetico incisore e poeta inglese degli anni della grande svolta del mondo.

E’ un testo oscuro, scritto con parole chiare.

Pieno di immagini bibliche ma con un senso che non ha nulla a che vedere con quello del normale cristianesimo; racconta il destino di Albione, ai tempi della “separazione tra lo Spettro e l’Emanazione” – sono termini con cui Blake definisce i due grandi poli della realtà, quello logico e quello sensibile, visionario, emotivo.

Ma questa separazione nel regno degli archetipi si riflette su tutto il mondo, agendo insieme nel campo filosofico, religioso, sociale, politico e sulla natura stessa.

In unp’epoca in cui i conservatori come Burke sostenevano le moderate consuetudini, e i liberali come Paine i diritti individuali, Blake, nella sua incredibile sensibilità, coglie tutto il processo nel suo insieme: le sue strane parole apparentemente deliranti, ci raccontano il mondo in maniera assai più esatta delle spettrali riflessioni di Karl Marx. Anche perché Blake si trova nella città centrale del mondo, nel momento centrale, e ne ha piena coscienza.

Si potrebbe leggere per ore il brano che segue, cogliendo ogni volta nuove profondità, perché Blake vi racchiude in parallelo il grande passaggio religioso della Riforma; quello sociale dell’imbrigliamento nell’esercito e nella fabbrica; l’incatenamento e la razionalizzazione del corpo umano che è la caratteristica più marcata della modernità;  e quindi il rapporto molto più ambiguo di quanto pensino i laicisti, tra religione, senso di peccato e modernità.

“Afferrò il martello d’oro; e l’incudine di irremovibilità.
Afferrò le sbarre di pensieri condensati, per forgiarle:
trasformandole nella spada di guerra! In arco e freccia;
nel tonante cannone e il fucile assassino.

Ho visto gli arti formati per muoversi, imprigionati; e la bellezza
dell’Eternità vista come deformità e la grazia come un albero secco:
ho visto la malattia formare un Corpo di Morte attorno all’Agnello
di Dio, per distruggere Gerusalemme e divorare il corpo di Albione
tramite guerra e inganno per strappare il lavoro del libero contadino.

La goffaggine in armatura d’acciaio; la follia in un elmo d’oro:
la debolezza con corna e artigli; l’ignoranza con un becco affamato!
Ogni gioia Emanativa proibita come Delitto:
E le Emanazioni sepolte vive nella terra con la pompa della religione”.

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Umano, umano…

Muhyiddin Abdal, poeta turco del Cinquecento, della scuola dei hurufi, coloro che attribuivano evanescenti intuizioni non soltanto alle parole, ma anche alle lettere dell’alfabeto in cui venivano scritte.

La parola insan è araba, e nelle lingue che all’arabo portano rispetto, indica l’essere umano distinto dall’ “uomo” maschio.

La musica è di Fazıl Say, che abbiamo già incontrato.

Umano, umano, dicevano
cosa sia l’umano, ora lo so
Vita, vita, dicevano
Io cosa sia la vita, ora lo so.

Muhyiddin dice, la Verità è potente
ciò che è presente in ogni cosa si manifesta chiaramente
l’evidente, il nascosto e il segno
ora so cosa sono.

In se stessi si trovava quello che c’era
non si trovava in luoghi lontani
la fede che si trovava
nei cuori delle vite, ora so cos’è

İnsan, insan derler idi
İnsan nedir şimdi bildim
Can can deyu söylerlerdi
Ben can nedir şimdi bildim.

Muhiddin eder Hak kadir
Görünür her şeyde hazır
Ayan nedir, pinhan nedir
Nişan nedir, şimdi bildim.

Kendisinde buldu bulan
Bulmadı taşrada kalan
Canların kalbinde olan
İnanç nedir şimdi bildim.

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You tyrants of England

Nell’Inizio c’è tutto.

Ogni tanto, è bello mettere il dito su un foglio di carta e dire, “questo è il momento più importante della storia!”, oppure “qui inizia il mondo in cui viviamo!”

E se ponessimo il Grande Inizio in Inghilterra, durante la guerra contro Napoleone, il Malefico Bonaparty?

In fondo, gli inglesi hanno sconfitto Napoleone, hanno conquistato un quinto del mondo, hanno forgiato i propri eredi statunitensi che oggi controllano le sfere che determinano la nostra vita – l’economia, i media, l’immaginario, il campo militare e quello del controllo pervasivo e capillare della vita di ciascuno di noi che oscilla tra spionaggio satellitare e Facebook. E hanno riscritto gli spazi del mondo e i rapporti tra tutti gli esseri viventi in funzione di quella che in gran parte fu un’invenzione inglese: il capitalismo.

Probabilmente, il Grande Inizio inglese sfugge agli osservatori, almeno italiani, perché a scuola la chiamano “rivoluzione industriale”, come se fosse soltanto un noioso fatto di ingranaggi e di brevetti.

E invece, la vera rivoluzione inglese inizia prima di quella industriale; forse inizia addirittura nel Cinquecento, quando i geometri furono per la prima volta mobilitati in massa per tradurre in soldi e rendita gli immensi campi che la corona aveva prima strappato ai monasteri e poi rivenduto ai privati.

Quella inglese non fu una rivoluzione dei poveri contro i ricchi, ma dei ricchi contro i poveri, contro la natura, contro il tempo e contro lo spazio. Innanzitutto contro gli inglesi poveri.

Se ci pensiamo, fu una rivoluzione molto più radicale di quelle altre, come la francese o la russa; proprio per questo, le cose scritte – e cantate – in Inghilterra sono ben più attuali delle fantasie giacobine o sovietiche.

Kevin Binfield, nel suo libro Writings of the Luddites, ha pubblicato questa canzone, cantata nel Lancashire, poco dopo la caduta di Napoleone.

Il lamento del tessitore a mano

Voi gentiluomini e commercianti, che andate in giro a cavallo,
abbassate lo sguardo su questa povera gente, dovrebbe farvi rabbrividire;
abbassate lo sguardo su questa povera gente, mentre cavalcate di qua e di là,
penso che ci sia un Dio lassù che abbatterà il vostro orgoglio.

Voi tiranni d’Inghilterra, la vostra corsa forse finirà presto,
forse arriverà la resa dei conti per tutto il male che avete fatto.

Voi ci tagliate gli stipendi, in maniera vergognosa da narrare;
andate nei mercati e dite, che non riuscite a vendere;
e quando chiediamo quando questi tempi oscuri volgeranno verso il meglio
rispondete solleciti, “quando finiranno le guerre”.

Quando guardiamo ai nostri poveri bambini, i nostri cuori ne soffrono,
i loro vestiti sono diventati stracci, e non possiamo ottenerne altri,
con poco cibo in pancia, devono andare a lavorare,
mentre i vostri si vestono eleganti come scimmie in uno spettacolo.

Andate in chiesa la domenica, son sicuro che sia solo per orgoglio,
non può esservi religione là dove l’umanità viene messa da parte,
se il posto in cielo somiglia al posto in Borsa,
le nostre povere anime non potranno avvicinarsi, dovranno vagare come pecore smarrite.

Voi dite che è stato Buonaparte a rovinare tutti,
e che abbiamo motivo di pregare per la sua caduta;
Ora Buonaparte se n’è andato, e si vede con chiarezza
che abbiamo tiranni maggiori nei Buonaparte nostrani.

Adesso, ragazzi, per concludere, è ora di farla finita;
vediamo se riusciamo a fare un piano per migliorare questi tempi oscuri;
ridateci i vecchi prezzi, come avevamo prima,
e potremo vivere in felicità e cancellare il vecchio debito.

The Hand-loom Weavers’ Lament

You gentlemen and tradesmen, that ride about at will,
Look down on these poor people, it s enough to make you crill;
Look down on these poor people, as you ride up and down,
I think there is a God above will bring your pride quite down.

Chorus
You tyrants of England, your race may soon be run,
You may be brought unto account for what you’ve sorely done

You pull down our wages, shamefully to tell;
You go into the markets, and say you cannot sell;
And when that we do ask you when these bad times will mend
You quickly give an answer, “When the wars are at an end.”

When we look on our poor children, it grieves our hearts full sore,
Their clothing it is worn to rags, while we can get no more,
With little in their bellies, they to work must go,
Whilst yours do dress as manky as monkeys in a show.

You go to church on Sundays, I’m sure it’s nought but pride,
There can be no religion where humanity’s thrown aside,
If there be a place in heaven, as there is in the Exchange,
Our poor souls must not come near there, like lost sheep they must range.

You say that Bonyparty he’s been the spoil of all,
And that we have got reason to pray for his downfall;
Now Bonyparty’s dead and gone, and it is plainly shown
That we have bigger tyrants in Boneys of our own.

And now, my lads, for to conclude, it’s time to make an end;
Let s see if we can form a plan that these bad times may mend;
Then give us our old prices, as we have had before,
And we can live in happiness, and rub off the old score.

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