Ewan MacColl, la gioia di vivere

Tempo fa, vi abbiamo presentato una canzone di Ewan MacColl, cantautore angloscozzese di straordinaria ricchezza. Narratore di miniere, di resistenze, di viandanti e di montagne.

Un giorno, Ewan MacColl ci racconta,  voleva salire sulla cima del monte Suilven in Scozia.

Aveva settantadue anni, e si trovava assieme alla moglie e alla figlia quattordicenne.

Improvvisamente, si accorse per la prima volta di non farcela, e si mise a sedere, sapendo che non avrebbe mai più camminato per le sue montagne.

Ne nacque questa canzone.

Due anni dopo, morì.

“Addio voi colline del nord, addio a voi montagne tutte
brughiera e dorsali pietrosi, balze e picchi, addio
Addio Glyder Fach, Cul Beag, Scafell, Suilven carico di nuvole
roccia riscaldata dal sole e il freddo del mare ghiacciato di Bleaklow
la neve e il vento e la pioggia di colline e montagne
giorni al sole e nel vento temperato e l’aria come vino
ne bevi e ne bevi fino a ubriacarti
della gioia di vivere

Addio a te amore, il mio tempo è quasi scaduto
riposa tra le mie braccia ancora finché non arriva il buio
tu hai riempito le mio giornate, hai tenuto a bada la notte, carissima compagna
gli anni passano e sono andati via veloci come uccelli in volo
la nostra vita come il verso di una canzone udita tra le montagne
dammi la mano allora amore, e unisci la tua voce alla mia
canteremo della ferita e del dolore
e della gioia di vivere

Addio a voi, pulcini miei, tra breve dovrete volare soli
carne della mia carne, mia vita futura, ossa delle mie ossa
siano forti le vostre ali, i vostri giorni siano lunghi, sicuro il vostro viaggio
ciascuno di voi porta dentro di sé il dono dell’amore
vi dia la luce e il calore e il piacere di dare
sentite con forza l’intenso sapore di ogni giorno in bocca
non perdete mai l’entusiasmo
e la gioia di vivere

Portatemi in un alto luogo di erica, roccia e calluna
disperdete la mia polvere e le mie ceneri, datemi in pasto al vento
perché io sia parte di tutto ciò che vedete, dell’aria che respirate
sarò parte del grido del chiurlo e del falco che si innalza in volo
l’azzurra poligala e la drosera ricoperta di diamanti
cavalcherò il vento gentile che soffia tra i tuoi capelli
ricordati come abbiamo condiviso
la gioia di vivere”

Farewell you northern hills, you mountains all goodbye
Moorland and stony ridges, crags and peaks goodbye
Glyder Fach farewell, Cul Beag, Scafell, cloud-bearing Suilven
Sun warmed rock and the cold of Bleaklow’s frozen sea
The snow and the wind and the rain of hills and mountains
Days in the sun and the tempered wind and the air like wine
And you drink and you drink till you’re drunk
On the joy of living

Farewell to you my love, my time is almost done
Lie in my arms once more until the darkness comes
You filled all my days, held the night at bay, dearest companion
Years pass by and they’re gone with the speed of birds in flight
Our life like the verse of a song heard in the mountains
Give me your hand then love and join your voice with mine
We’ll sing of the hurt and pain
And the joy of living

Farewell to you my chicks, soon you must fly alone
Flesh of my flesh, my future life, bone of my bone
May your wings be strong, may your days be long, safe be your journey
Each of you bears inside of you the gift of love
May it bring you light and warmth and the pleasure of giving
Eagerly savour each new day and the taste of it’s mouth
Never lose sight of the thrill
And the joy of living

Take me to some high place of heather, rock and ling
Scatter my dust and ashes, feed me to the wind
So that I will be part of all you see, the air you are breathing
I’ll be part of the curlew’s cry and the soaring hawk
The blue milkwort and the sundew hung with diamonds
I’ll be riding the gentle wind that blows through your hair
Reminding you how we shared
In the joy of living

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Lo sponsor barocco e la lunga vita di Via d’Ardiglione

Martedì sera, alla Chiesa dei Barnabiti, c’erano 150 persone, che per l’Oltrarno è una folla notevole, alla presentazione del libro Le pietre e il popolo di Tomaso Montanari.

Sui contenuti della presentazione, rimandiamo al libro (abbiamo finito le copie che la casa editrice ci aveva mandato, ancora prima che iniziasse la presentazione) e al blog di Tomaso.

Basti dire che Tomaso Montanari, qualche giorno prima, aveva organizzato una manifestazione di storici dell’arte all’Aquila, che si era conclusa con la restituzione da parte del sindaco della fascia tricolore e l’ammainamento della bandiera italiana sugli edifici pubblici, per protestare contro la maniera in cui istituzioni e forze economiche avevano dato il colpo mortale a una città già gravemente ferita dal terremoto.

Però per farvi capire perché il discorso che fa Tomaso Montanari è così importante per noi, vi riportiamo l’aneddoto con cui ha esordito, raccontandoci la storia del marchese Francesco Feroni.

Il marchese Feroni sul finire del Seicento, si era trasferito ad Amsterdam, arricchendosi con la tratta degli schiavi. E da buon sponsor, aveva pensato di farsi una bella cappella di famiglia dentro la Chiesa del Carmine. Propose così ai carmelitani di comprare la Cappella Brancacci per rifarla integralmente in stile barocco, una proposta accolta con entusiasmo dai frati:

«per acquistarsi un benefattore di quella portata – racconta un loro confratello vissuto qualche decennio più tardi – nulla sarìa calso più non veder quei mostacci, con zimarre e mantelloni all’antica abbigliati»

Ma la gente dell’Oltrarno si organizzò in una “lega” per difendere la Cappella dal benefattore, e si appellò all’Accademia del Disegno, che all’epoca decideva la politica artistica del Granducato; e intervenne la granduchessa madre Vittoria della Rovere. Francesco Feroni, con spirito assai moderno, propose allora di fare un lavoro inappuntabile, segando gli affreschi del Masaccio, Masolino e Filippino Lippi e portandoli altrove, ma la granduchessa madre non volle ascoltare le ragioni di mercato, e abbiamo ancora oggi la Cappella Brancacci.

Ora, il padre di Filippino Lippi, Filippo Lippi, come abbiamo già raccontato, è nato in Via d’Ardiglione, e qualche ora prima della presentazione del libro, avevamo aperto di nuovo il Giardino del Nidiaci, proprio in Via d’Ardiglione: all’ingresso a raccogliere le iscrizioni c’era Laura, che è nata in Via d’Ardiglione, vive in Via d’Ardiglione, ha sposato Fabrizio che è nato in Via d’Ardiglione e gestisce l’ottima trattoria I’ Raddi, ovviamente in Via d’Ardiglione. Una trattoria che sponsorizziamo più che volentieri e gratuitamente.

Lapide a Filippo Lippi, accanto all’ingresso del Nidiaci

Come sapete, viviamo in un quartiere assai particolare, e nel piccolo spazio del Nidiaci, oltre a noi, c’è l’ingombrante presenza dell’Amore e Psiche Holding con il suo muro eretto per tener fuori i bambini; un Centro Giovani per adolescenti piuttosto seccati perché per due giorni la settimana, i nostri bambini li tengono fuori dall’unico campetto di calcio dell’area; e c’è anche una casetta, in cui vive Piero, soprannominato Baldaccio d’Anghiari, che ripara strumenti musicali a fiato e progetta di costituire una scuola di antichi mestieri.

Un altro dettaglio della serata con Tomaso Montanari, che ci è sembrato significativo dei tempi che cambiano, non solo  nel male.

Da sempre, il PCI prima e il PD poi hanno rappresentato la “politica” in Oltrarno; e il PD, o meglio una parte del PD, governa in Palazzo della Signoria.

Alla fine della presentazione, si è alzato un signore che ha voluto far sapere che aveva preso la tessera della nostra associazione, e di essere autorizzato a dichiarare che la sezione del PD dell’Oltrarno si schierava con noi, su tutte le principali questioni che riguardano il quartiere, anche se ciò può significare entrare in conflitto con la giunta comunale.

La “politica” è materia scivolosa, ma è comunque interessante sapere che un gruppo di abitanti che si organizza bene possa smuoverla.

Un’anonima artista, mentre allattava il suo bambino al Nidiaci, ha abbellito il Muro dell’Amore e Psiche Holding con questo disegno, dedicato al proprietario della Holding, Salvatore Leggiero. Lei non sarà Masaccio, ma il Muro non è la Cappella Brancacci.

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Tomaso Montanari in Oltrarno

Promemoria per martedì…

Tomaso Montanari presenta Le pietre e il popolo assieme all’Associazione Amici del Nidiaci in Oltrarno, Comitato OltrarnoFuturo, ALBA Firenze e Comitato dei cittadini area fiorentina.

I relatori saranno Anna Marson (assessore regionale al governo del territorio), Raffaele Palumbo di Controradio e la sociologa Anna Picciolini, nonché una rappresentante della nostra associazione.

Da Repubblica.it 29.3.21013:

“Il mercato trasforma il nostro patrimonio artistico in uno strumento di lucro e la sua tutela viene messa a rischio. E non solo: la conoscenza, il primo strumento di crescita di ogni democrazia, viene umiliata e ignorata. Così, il diritto a godere dell’arte e della storia, anziché un bene comune garantito dalla Costituzione, diventa un bene di mercato, trasformando i nostri centri storici in un grande “luna park a pagamento”. E’ il senso della denuncia lanciata dallo storico dell’arte, Tomaso Montanari, nel suo ultimo libro Le pietre e il popolo, il cui sottotitolo si fa slogan d’impegno: restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane(Minimum fax).

Perché viene negato il valore civico dei monumenti a favore del loro potenziale turistico? E perché avidi usufruttuari mettono a reddito il patrimonio per produrre denaro? Tomaso Montanari, già autore di altri graffianti pamphlet (tra questi, La madre di Caravaggio è sempre incinta, Skira) parte dall’analisi del presente e risponde attraverso un viaggio “critico” nel nostro paese che tocca Siena, Venezia, Roma, Firenze, Napoli L’Aquila e altre città . E che racconta come, ovunque, vengano messi in atto esempi di quella “nuova “politica” che, di fatto, nega il valore civico dei monumenti a favore della loro rendita economica, a prova che non si vogliono “cittadini partecipi, ma consumatori passivi.” Dalla fantasia inquinante che immagina, a Roma, piste di sci al Circo Massimo, a Firenze con gli Uffizi resi scenario per le sfilate di moda. Fino all’Aquila, dove nel centro storico la devastazione del terremoto si declina tuttora al presente.

Con il suo Le pietre e il popolo, Montanari denuncia lo sfruttamento dei luoghi d’arte; cita episodi e circostanze, e i rischi e i danni che producono. Ma, soprattutto, ricorda che la funzione civile del nostro patrimonio, storico e artistico, è uno dei principi basilari della nostra democrazia. E che, dunque, di fronte al pericolo che vinca la logica del mercato, non c’è che una soluzione: resistere, resistere, resistere.”….

….
Tomaso Montanari a Firenze

MARTEDÌ 14 MAGGIO alle ore 21,00

Tomaso Montanari presenta

Le pietre e il popolo

alla ex Chiesa di San Carlo dei Barnabiti di Firenze. (Via Sant’Agostino n° 23)

Con l’autore interviene Anna Marson (Asssessore Regione Toscana: Urbanistica, Pianificazione del Territorio, Paesaggio)

.Le pietre e il popolo non è solo un durissimo pamphlet contro la retorica del Bello che copre lo sfruttamento delle città d’arte, ma è un manuale di resistenza capace di ricordarci che la funzione civile del patrimonio storico e artistico è uno dei principi fondanti della nostra democrazia, e che l’Italia può risorgere solo se si pensacomeuna «Repubblica basata sul lavoro e sulla conoscenza».

 

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Oltrarno, il giardino segreto riaperto. E molto di più

Ieri siamo riusciti a riaprire il giardino del Nidiaci, di cui si è parlato più volte qui.

C’è Firenze, con tutto ciò che nel bene e nel male significa.

C’è l’ultimo lembo vivo del centro storico di Firenze, che è l’Oltrarno, in particolare il rione di San Frediano.

C’è la chiesa del Carmine, che sta proprio al centro di San Frediano e di tutte le sue storie.

Alle spalle della chiesa, c’è un giardino, dove lo scultore Emilio Santarelli coltivava le sue camelie, e un palazzo dove creava le sue opere.


Nel 1920, la Croce Rossa americana acquistò tutto il complesso, per farne un’istituzione di “educazione popolare, con speciale riguardo all’infanzia“.

E per novant’anni, tutti i sanfredianini ci sono passati.

Alla fine di quei novant’anni, il palazzo e una bella fetta di giardino sono passati in mano all’Amore e Psiche Holding di Salvatore Leggiero, una società immobiliare che vende appartamenti di lusso, e per tutto l’inverno gli abitanti di San Frediano ne sono stati esclusi.

Ieri, attraverso un accordo con il Comune, la nostra Associazione Amici del Nidiaci in Oltrarno Onlus, è riuscita ad aprire i cancelli di quel che resta del giardino.

Ogni tanto, il giorno prima, guardavamo sul sito di Ilmeteo.it, che prometteva temporale. Anzi, temporale ininterrotto, dalle dieci di mattina alle sei di sera.

E invece, una bellissima giornata.

Apriamo il grande cancello.

Attacchiamo i nostri cartelloni sul muro di legno, e sulla cancellata di ferro, sagome di bambini che si arrampicano.


Non c’è l’acqua, ma siamo in un quartiere di artigiani, e dopo un quarto d’ora, una fontanella che sembrava morta torna in vita.

E arrivano le famiglie: in poco tempo, il giardino si riempie, contiamo centotrenta bambini e almeno altrettanti adulti tra accompagnatori e soci dell’associazione.


C’è la famiglia di indiani con la mamma con i costumi colorati, ci sono le mamme toste del calcio storico con i tatuaggi, ma anche l’architetto che dona cinquanta euro.

E, come sempre discretamente,  le violiniste bambine che praticano sotto l’attenta direzione di Wendy Yates.

I bambini più rumorosi si impossessano invece subito del campo di calcio, dopo un inverno di astinenza; mentre qualcuno realizza il sogno di poter scrivere liberamente su un muro.


A un certo punto, tre operai di Amore e Psiche – albanesi che certamente non potranno mai vivere negli appartamenti che stanno costruendo – cercano di entrare con il loro camion nella nostra area, e con molta fermezza una nonna li blocca e si ritirano prontamente.

Arriva il presidente del Quartiere in bicicletta, e ci racconta sorridendo degli ultimi inviluppi burocratici con cui si cerca di soffocare ogni sua iniziativa.

All’ingresso, al tavolo che il proprietario di un ristorante ha messo a disposizione, tre mamme gestiscono la fila di persone che chiede di iscriversi all’associazione.

Alla fine, si è fatto molto di più che semplicemente aprire un giardino. Si è realizzato un momento di vita finalmente normale.

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San Frediano, nel nostro giardino

Siamo entrati a dare un’occhiata al nostro giardino.

C’è una stradina silenziosa, che piega a gomito: Via dell’Ardiglione (che poi mi sa, doveva essere Via Dardiglione, ma nessuno sa più perché), talmente stretta che poche macchine osano passarci.

Ma la nostra associazione ha più soci in quella via che in qualunque altra, che quando ci passo, scendono in strada per farsi raccontare le ultime novità e chiedere cosa possono fare.

Due cancelli, e poi la casa in cui nacque Filippo di Tommaso Lippi, il figlio del macellaio del quartiere; preso prigioniero dai pirati moreschi, come racconta il Vasari,

“advenne un giorno, che avendo egli molto in pratica il padrone, gli venne commodità e capriccio di dipignerlo; per il che preso un carbone spento del fuoco, con quello tutto intero lo ritrasse co’ suoi abiti indosso alla moresca, in un muro bianco. Fu da gli altri schiavi detto questo al padrone, perché a tutti un miracolo pareva, non s’usando il disegno né la pittura in quelle parti, e ciò fu cagione di dargli premio e di liberarlo da la catena dove per tanto tempo era stato tenuto”.

Entriamo per il cancello che Emilio Santarelli aveva voluto per far entrare i grandi blocchi di marmo che poi lavorava in quella che sarebbe poi diventata la Ludoteca.

L’erba è cresciuta alta in questi mesi di continua pioggia, e nessuno si è presentato per tagliarla. In queste piccolissime cose, si sente la fine di un tempo della storia.

In quegli stessi mesi ci hanno rubato l’edificio, sradicato gli alberi, eretto un muro di legno, spaccato e distrutto i giochi dei bambini, fatta seccare la magnifica conifera all’angolo sotto una montagna di calcinacci.

E adesso hanno aggiunto anche una cancellata di ferro, attraverso cui guardiamo l’unica, inaccessibile fontanella del giardino. E questa gente si fa chiamare Amore e Psiche.

Che poi quando ti assale la rabbia, succede come in tutte le guerre: davanti, ti trovi solo muratori albanesi, identici ai tanti muratori albanesi del quartiere che non hanno più un giardino per i loro figli.

Eppure c’è un silenzio meraviglioso, interrotto solo dagli uccelli e dalle campane – c’è chi riconosce subito quelle del Carmine da quelle di San Frediano e da quelle di Santo Spirito, ma io sono poco musicale.

Piove appena qualche goccia, soffia quel vento fresco che abbiamo sentito da tanti mesi e che ricorda la Germania.

E anche se questo non è un blog di fatti personali, provo un’immensa, strana felicità.

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5 x 1000 per l’Oltrarno!

Un titolo scroccone, ma i  tempi stringono per i contribuenti…

Qui in Oltrarno abbiamo costituito da qualche settimana l’Associazione Amici del Nidiaci in Oltrarno Onlus, un nome troppo lungo forse, ma in cui abbiamo voluto mettere insieme le vicende dello storico giardino/ludoteca della gente di San Frediano e la vita di tutto un quartiere.

La novità di stamattina è che siamo entrati nella sterminata folla di associazioni che hanno diritto al cinque-per-mille nella dichiarazione dei redditi.

Nell’improbabile ipotesi che non abbiate già ben chiaro a chi destinarlo, eccoci qui:

Codice Fiscale 94 226 290 487

(caratteri grossi per eventuali miopi)

Così tra quattro o cinque anni, potremo comprarci un po’ di scotch per attaccare in giro le nostre locandine.

Finisce qui la parte del post che va letta obbligatoriamente. Però in appendice, per le persone molto pazienti, alleghiamo la parte dello statuto che riguarda gli scopi e le attività.

Primo, perché avete il diritto di sapere a cosa contribuirete.

Secondo, perché il linguaggio è un po’ burocratico, ma non abbiamo scritto nulla a caso. Abbiamo lasciato aperte tante possibilità (ecco perché il testo è così lungo)  per difendere la vita di un piccolo e particolarissimo mondo.

E poi magari qualcuno, da qualche altra parte, potrebbe trarne qualche spunto utile per difendere qualche altro particolarissimo mondo.

ART. 2 – SCOPI ASSOCIATIVI (FINALITA’ ISTITUZIONALI)

Perseguendo gli obiettivi del miglioramento delle qualità ambientali e relazionali, della crescita culturale nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità, dello sviluppo partecipativo dei residenti nelle scelte e nelle decisioni che riguardino il Quartiere;

 L’Associazione è costituita da cittadini interessati alla promozione delle qualità ambientali e relazionali per favorire la crescita armoniosa dei bambini nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità culturali e sociali.

L’Associazione si impegna a generare cultura, spazio sociale, servizio alla comunità, rispetto per l’ambiente, in un quartiere con pochi spazi di aggregazione e promozione culturale per bambini, giovani e adulti.

L’Associazione intende promuovere la propria attività, contro ogni forma di ignoranza, di intolleranza, di violenza, di discriminazione ideologica, religiosa o politica, di razzismo e di emarginazione, e non ha fini di lucro.

 L’Associazione non può distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale (salvo per disposizioni di legge).

 Si occupa inoltre di:

- sviluppare la critica e la partecipazione democratica attiva in modo diffuso all’interno dei membri dell’Associazione;

- promuovere la sensibilizzazione su tematiche di sviluppo sostenibile e di integrazione interculturale;

- promuovere attività di solidarietà sociale.

L’Associazione è indipendente da istituzioni, partiti politici, chiese, confessioni religiose, organizzazioni, enti e gruppi di qualsiasi genere.

 ART. 3 – ATTIVITA’

L’Associazione negozia, conclude e dà esecuzione a qualsiasi tipo di accordo con associazioni, istituzioni, persone fisiche e giuridiche, al fine di perseguire o contribuire alla realizzazione degli scopi sociali;

e inoltre svolge ogni attività utile al perseguimento delle proprie finalità istituzionali, ed in particolare:

 SALVAGUARDIA E RECUPERO DI BENI COMUNI

- promuove la conservazione e la salvaguardia dei beni pubblici e monumentali del Quartiere;

- promuove un censimento dei beni immobili e dei terreni pubblici nel Quartiere;

- costituisce un osservatorio nel quartiere della situazione, dell’uso e della trasformazione degli spazi pubblici e comuni e del patrimonio materiale e immateriale che caratterizza il Quartiere;

- promuove la diversità sociale e geografica della popolazione;

- valorizza spazi pubblici e privati dismessi;

- recupera, preserva e cura la manutenzione e l’apertura al pubblico, in parte o in tutto, di spazi collettivi, in particolare edifici, parchi, giardini e spazi per l’infanzia, in collaborazione con le istituzioni preposte;

- avvia iniziative per il miglioramento delle strutture presenti al fine di sviluppare un ambiente ecologicamente durevole a vantaggio e beneficio delle generazioni presenti e future;

- promuove attività di volontariato per la manutenzione di giardini e spazi pubblici;

- promuove l’incontro e la trasmissione di esperienze tra le generazioni;

- avanza proposte agli Enti e Istituzioni competenti per una democratica e corretta gestione della cosa pubblica seguendo i canoni della democrazia partecipata:

- realizza attività di studio/documentazione sulla tutela e lo sviluppo del Quartiere attraverso atti di convegni, seminari, studi, ricerche, pubblicazione di libri, articoli, videocassette e altro.

ATTIVITA’ EDUCATIVE

- organizza corsi di musica, arti espressive e disegno, in prevalenza rivolti all’infanzia, nei luoghi in cui l’Associazione presta la sua opera, nonché altre manifestazioni di valenza culturale, sociale e artistica;

- promuove la sensibilità su tematiche ecologiche;

- promuove lo studio della storia e della sociologia del Quartiere;

- fa conoscere il Quartiere, la sua storia e i suoi beni pubblici e monumentali ai residenti e non attraverso l’organizzazione di visite guidate;

- fa conoscere la fauna e la flora urbana;

- organizza e promuove a fini educativi la coltivazione, la raccolta, la trasformazione di specie vegetali, anche aromatiche e medicinali, a scopo alimentare, liquoristico, fitoterapico, cosmetico, salutistico;

- promuove attività ginniche e ludiche tra i bambini e i giovani del Quartiere;

- promuove spettacoli teatrali, concerti, proiezione di film e reportage, esposizioni, seminari, laboratori artigianali e corsi di formazione per la realizzazione dei quali si attiverà per reperire i necessari finanziamenti;

- in collaborazione con le scuole del Quartiere, apre i luoghi eventualmente recuperati ad attività didattiche ove bambini e adolescenti possano, con l’opportuna supervisione, fare scuola sul posto.

 MULTICULTURALITA’

 - promuove la reciproca conoscenza delle diverse identità culturali e religiose del Quartiere;

- promuove scambi linguistici tra persone di origine italiana e persone provenienti da altri paesi;

- organizza cene e altre attività multietniche;

- interagisce con i visitatori per un’educazione al turismo responsabile basato sul reciproco rispetto e sulla creazione di legami duraturi tra il Quartiere e chi lo visita;

-promuove gemellaggi con realtà analoghe a quella dell’Associazione in Italia e all’estero, anche promovendo reciproche visite e scambi di esperienze, mostre, esposizioni e dibattiti;

- collabora con Università e altri Enti, anche esteri, preposti per studi e ricerche in materia di vivibilità urbana;

- favorisce in particolare la valorizzazione e l’integrazione delle madri nate all’estero.

ATTIVITA’ RIVOLTE AL QUARTIERE

 - promuove, programma, allestisce e organizza convegni, manifestazioni folkloristiche, spettacoli, sfilate, concerti, manifestazioni sportive e/o culturali in genere, organizzazione di manifestazioni culturali;

- presenzia a manifestazioni civili, religiose, folkloristiche, sociali promosse da enti pubblici o privati, comitati, associazioni, ove sia richiesta la partecipazione.

 COMUNICAZIONE E PUBBLICAZIONI

 - organizza banchetti informativi, bacheche e diffusione di materiale informativo, compresi manifesti, volantini e locandine;

- scrive, stampa e pubblica riviste, bollettini, libri, atti, cataloghi, film e altro materiale didattico, informativo e divulgativo, anche on-line, e crea un portale internet per il potenziamento dell’informativa ai soci e agli utenti, per il finanziamento dell’associazione e per la valorizzazione delle competenze dei soci.

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Tomaso Montanari, “Le pietre e il popolo”

Tomaso Montanari, storico dell’arte fiorentino, insegna all’Università di Napoli.

Da tempo conduce una battaglia su un tema che qui sentiamo per forza, in questa città dove si usano le ossa dei trisavoli come appendiabiti per stracci di moda.

In due parole – l’incredibile patrimonio monumentale dell’Italia è stato costruito in un contesto di vita comune. Anche quando esibiva la potenza immaginifica della Chiesa o della nobiltà, ancora di più quando – come in tante città del centro-nord – esprimeva la vita del comune.

Oggi questo patrimonio viene in massima parte lasciato deperire; in piccola parte viene trasformato in evento-spettacolo, che non ha nulla a che fare con il territorio in cui è inserito.

Un discorso chiaro, espresso in maniera chiara e comprensibile.

Molto gentilmente, Tomaso ha acconsentito di presentare il suo libro qui da noi in Oltrarno.


MARTEDÌ 14 MAGGIO, ORE 21- FIRENZE

Ex Chiesa Di San Carlo Dei Barnabiti –Via Sant’Agostino 23

Incontro pubblico di presentazione del libro

 LE PIETRE E IL POPOLO- Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane giustizia, ambiente e lavoro per invertire la rotta e battere la crisi”

 di TOMASO MONTANARI

edito dalla MINIMUM FAX

Tomaso Montanari ne discute con la cittadinanza con Anna Marson, “Amici del Nidiaci in Oltrarno”, Raffaele Palumbo, Anna Picciolini

 L’incontro è organizzato da Amici del Nidiaci in Oltrarno Onlus, Oltrarno Futuro, ALBA Firenze, Comitato dei cittadini area fiorentina 

Perché il valore civico dei monumenti è stato negato a favore del loro potenziale turistico, e quindi economico?

Perché la «valorizzazione» del patrimonio culturale ci ha indotti a trasformare le nostre città storiche in «luna park» gestiti da avidi usufruttuari?

Lo storico dell’arte Tomaso Montanari ci accompagna in una visita critica del nostro paese: dallo showroom Venezia, a una Roma dove si delira di piste di sci al Circo Massimo, a una Firenze dove si affittano gli Uffizi per sfilate di moda e si traforano gli affreschi di Vasari alla ricerca di un Leonardo inesistente, a una Napoli dove si progettano megaeventi mentre le chiese crollano e le biblioteche vengono razziate, all’Aquila che giace ancora in rovina mentre i cittadini sono deportati nelle new town, scopriamo che l’idea stessa di comunità è stata corrotta da una nuova politica che ci vuole non cittadini partecipi ma consumatori passivi. Le pietre e il popolo non è solo un durissimo pamphlet contro la retorica del Bello che copre lo sfruttamento delle città d’arte, ma è un manuale di resistenza capace di ricordarci che la funzione civile del patrimonio storico e artistico è uno dei principi fondanti della nostra democrazia, e che l’Italia può risorgere solo se si pensa come una «Repubblica basata sul lavoro e sulla conoscenza».

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Il pentito a ciclo continuo, ovvero aggiungere un po’ di colore ai “terroristi islamici” di Andria

Ieri, tra i commenti, Nic ha segnalato un articolo uscito sul Fatto Quotidiano, che parla dei presunti “terroristi islamici” di Andria, quelli che ridevano troppo.

Nell’articolo (dove apprendiamo, tra l’altro, che “non sono emersi programmi di attentati da realizzare in Italia“, ma che gli indagati volevano raggiungere dei misteriosi “territori della jihad“), leggiamo queste parole:

“Nell’ordinanza di custodia cautelare viene allegata anche la testimonianza di un collaboratore di giustizia, Elassi Rihad, che ha spiegato come avviene generalmente l’indottrinamento.”

Inizio a leggere, un po’ distratto, vado avanti e arrivo qui:

” Perché uno ha fatto degli anni di carcere è in mezzo alla strada a Milano, nevica, fa freddo, non ha da mangiare, non ha una coperta, rischia l’espulsione, nel suo Paese ha vent’anni di carcere da scontare … l’unica soluzione, cioè, è morire!”

Voi state pensando che in circostanze del genere, esiste invece un’alternativa a morire: trovare qualcosa di utile di cui pentirsi e rivolgersi al primo poliziotto che passa.

Ma io resto colpito da qualcos’altro.

Milano, nevica, fa freddo?

Non si parlava di Andria e della Puglia?

E poi, improvvisamente, mi ricordo di aver già sentito questa testimonianza.

Ben tre anni fa.

Le stesse parole.

Compreso il freddo di Milano.

Ero a un convegno (peraltro interessante e ben organizzato) a Ciampino, svoltosi il 18/19 settembre del 2010, sul tema “Nuovi culti e sette nella società“.

Tra le numerose sessioni che si sono svolte in parallelo, in una saletta, la dott.ssa Valeria Lupidi ha parlato di “Gruppi estremi e ‘Guerra Santa’”. E ha letto, con encomiabile drammaticità, proprio la testimonianza che riporta oggi Il Fatto Quotidiano.[1]

Non avendo visto gli atti dell’inchiesta di Andria, posso solo ipotizzare che gli investigatori abbiano voluto allegare un vecchio documento, che non c’entra nulla con l’indagine attuale, per dare una pennellata di colore all’inchiesta. Ci vuole un tocco di fantasia, per far fare (potenzialmente) diciannove anni di galera a uno perché sul proprio telefonino scrive cose un po’ esaltate.

P.S. Avevo appena messo in rete questo post, che un commentatore ha trovato il testo originale, che risale addirittura al luglio del 2005 (un articolo di Peter Gomez per L’Espresso).

Il testo non è proprio identico a quello che compare sul Fatto Quotidiano, e il nome presentato da Gomez è Rihad Jelassi (per cui io non ero riuscito a trovare il testo originale in rete). Ma nello stesso articolo di Gomez, il poveretto diventa anche Riadh Jelassi.

L’imprecisione è una qualità condivisa da giornalisti e investigatori – Gomez, in tutto l’articolo, definisce i martiri shaid, che in arabo vuol dire “calce“.

Comunque Riadh/Rihad Jelassi/Elassi ha cominciato a “collaborare” con la polizia ben dieci anni fa. Ai tempi in cui, di mestiere, faceva il falsario.

Un gruppo di giovani affronta una bufera di neve su Andria

Nota:

[1] Faccio un giro su Internet, per rinfrescarmi la memoria su chi sia la signora Lupidi. Che certamente ha una carriera notevole, anche se difficile da inquadrare: Funzionario del Ministero degli Interni, docente di programmazione neurolinguistica ma anche di un corso per diventare “perito araldico – genealogista” organizzato da un certo Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita.

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