L’Aquila

Spero che sarete d’accordo con me, che per essere bello, un luogo non deve essere né grande né famoso. Basta che il suo Genius Loci abbia un rapporto particolare con noi, sia – per citare ancora Vernon Lee – un amour de voyage, uno di quei luoghi che abbiamo visto forse nemmeno tante volte, ma con cui abbiamo costruito una profonda amicizia.

Ecco, un luogo così per me, era L’Aquila.

Avevo quasi paura di andarci.

Poi mi sono detto, saranno le solite esagerazioni dei media, che quando le persone come noi dicono, forse mi devo mettere un maglione, quelli strillano, l’Italia nel morso del gelo polare.

Avranno rimesso apposto i sassi, sarà tutto quasi come prima.

No, avevo torto io. Non dico, avevano ragione i media, perché quelli non si ricordano nemmeno cosa avevano detto.

Lungo la strada dove un tempo si incontravano tante persone, con il loro accento che sembra un napoletano che canta invece di sfottere, c’è solo questo:

laquila2Non si può più bere dalle fontane da cui sgorgava acqua freddissima, chi sa cosa mai ci sarà dentro.

Cerco di ritrovare la Via delle Streghe, la stradina che non ha nemmeno una porta (ma poi non è vero), però tra i cartelli di divieto e la polvere, mi perdo.

Mi viene un altro ricordo… sono quasi lì dove anni fa, anziani ormai morti certamente, mi raccontavano dell’arrivo dello spettacolare cavadenti con il suo tamburo, che ti metteva su una sedia in mezzo alla piazza, ti legava il dente marcio con una corda e te lo tirava via.

Ho fatto pochissime foto dell’Aquila, si vede che mi è mancato a un certo punto il coraggio.

Anche di cogliere le forme parassitarie di vita che si creano: in mezzo ai ruderi, forse grazie ai finanziamenti concessi per far vivere l’università, un imbecille felice, seduto a un bar, con una barba curata in ogni dettaglio, i baffi stesi al vento, e la domanda senza risposta su chi gli stirava i vestiti nerissimi. L’Hipster di paese sostituisce, beato, lo Scemo del paese.

A un certo punto, per sbaglio, ho toccato qualche tasto sulla macchina fotografica, e mi è venuta fuori questa, che vi presento così come l’ho scaricata:

laquilaTutto ciò che diamo per scontato, anche la vita di una città antica di secoli, può scomparire in un attimo.

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Genius Loci

Nel profondo del bosco della Piana di Navelli, scorre freddo e chiaro il Tirino.

blog-fiume-oratoriumIeri, leggevo Genius Loci. Notes on Places, scritto da quella che credo che sia ormai la mia migliore amica, Vernon Lee.

Il testo risale a quasi 120 anni fa, però l’amicizia vera non si misura dall’età, ma dal fatto di vedere davvero il mondo con occhi simili. Anche se lei è decisamente la più saggia tra noi due.

Vernon Lee parla della sua profonda amicizia con alcuni luoghi, anche a prescindere dai loro abitanti. E cita una frase di Virgilio:

Fluminaque antiquos subterlabentia muros

“fiumi che scorrono sotto antichi muri”

Proprio sulle rive del Tirino e nel silenzio del bosco, sorge isolata l’abbazia di San Pietro ad Oratorium, una piccola chiesa longobarda, che scoprii molti anni fa, e a cui ho voluto ritornare quest’estate.

san-pietro-oratoriumSulla facciata, un rilievo che raffigura il Re Desiderio, e la scritta dell’artista: “Così come l’ho visto in sogno, l’ho ritratto”.

blog-desiderioVicino, una pietra porta incisa le misteriose parole del cosiddetto “quadrato magico“, questa volta in ordine inverso rispetto al solito (rotas opera tenet arepo sator) e addirittura a testa in giù:

blog-sator E poi all’interno, cose piccolissime – prove dei muratori e artisti di tanti secoli fa, tra cui questo abbozzo di vita:

blog-abbozzoPer fortuna, questo blog lo leggono in pochi e non si corre il rischio, per questo breve articolo, di ridurre il Genius Loci di San Pietro ad Oratorium al livello di asmatica e clandestina sopravvivenza dei suoi conspecifici fiorentini.

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Due signore variamente velate

Guardiamo con attenzione questo video, pubblicato da Repubblica.

Vediamo lo stand della Casa Editrice Shalom di Camerata Picena, presso il Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione.

La Casa Editrice Shalom, come si può vedere dal suo sito, vende numerosi articoli utili, come ad esempio le Calamite Personalizzabili, i Portaciuccio con Catenella Rosa e Immagine di Angelo e il Rosario Elettronico Multilingua.

Nel video, vediamo due signore.

Una è un’italiana di mezza età dotata di niqab elettronico dal giornalista di Repubblica.

L’altra è una mite signora palestinese di età indefinita, con hijab, e alle spalle una grande e colorata macchina distributrice di bevande della Coca Cola.

La signora con niqab virtuale spiega che Loro - un termine che non si capisce bene se si riferisca all’Isis o ai vertici di Comunione e Liberazione o a entrambi – avrebbero ordinato di coprire la seconda signora, perché la odiano.

E quindi la prima signora procede davanti alle telecamere a mettere un burqa in stile afghano alla povera signora palestinese.

Tanto, ci spiega, la palestinese è umile e non romperà.

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Spazi meridionali e flussi turistici

Visitare il Meridione ti dà un’idea molto diversa dello spazio.

Innanzitutto, molti vanno in vacanza al Sud. Ma a pensarci, si tratta quasi sempre di una tirata in apnea, un tour de force con cui chi abita – ad esempio – a Padova attraversa il nulla autostradale, per arrivare a un punto specifico al mare.

Eppure tutt’attorno a quel nulla autostradale, esiste il vero Meridione, che come nota acutamente il commentatore Mirkhond, è costituito per la maggior parte da montagne.

blog.-abruzzoSulla mappa, l’Italia sembra un paese piccolo; e questa ristrettezza quasi soffocante la si prova  fisicamente quando si percorrono le strade affollate delle nostre città, o si attraversano certe sequenze interminabili di palazzoni, capannoni e campi squadrati, collegati da linee rette di asfalto, insomma quello che si chiama “provincia”.

Eppure basta andare al Sud (ma anche in tante parti dell’Italia centrale) per sentire che lo spazio esiste eccome.

blog-cielo-abruzzoGli spazi compressi dei geometri avranno una loro logica economica; ma la cosa interessante è che la grande maggioranza delle persone, quando è in “vacanza”, cioè ha messo da parte abbastanza per liberarsi apparentemente dalla logica economica, si schiaccia comunque in spazi compressi.

Il turista statisticamente medio va a Firenze, cioè in piena stagione calda, si chiude in una città dal clima estivo particolarmente sgradevole, estremamente affollata, inquinata e scomoda, facendo file lunghissime per poter guardare per pochi secondi qualche quadro di cui non si conosce né senso né contesto, senza poter comunicare con nessuno né apprendere nulla  sulla vita reale del luogo, e pagando molto di più di quanto si paghi negli spazi non compressi.

Ma la compressione, in questo caso, è il risultato di un imperativo: ci si muove per dovere e non certamente per stare bene o scoprire qualcosa.

Alcune realtà riescono a diventare un must, come significativamente dicono i pubblicitari, del tutto a prescindere dal loro valore reale – la cupola del Brunelleschi non è diversa dal ponte sul lago di Christo.

Nella nostra società, la meno materialista della storia umana, conta unicamente l’aura delle cose.

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Vacanze esotiche

Eccomi, di ritorno da un viaggio in terre lontane.

Luoghi immensi e silenziosi, sorvolati sempre da poiane che non battono le ali, ma si fanno trasportare dal vento.

blog-aspromonteI forestieri sono così pochi, che la gente ti chiede se sei lì perché sei parente di qualcuno del posto, e vuole sapere cosa ti ha portato a visitare luoghi così remoti.

In mezzo alla strada, un cane si stiracchia, tanto sa che di lì non passa mai nessuno.

Insomma, un viaggio attraverso una terra in cui gli italiani non si fermano mai, anche se tanti loro antenati ci sono nati.

Parliamo infatti del Meridione: Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, visti sempre attraverso vie interne.

blog-aspromonte-gatto

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Fate qualcosa, se no do di matto!

Per qualche giorno ridurrò la mia presenza qui, lascio una riflessione sui vari episodi di cronaca che si sentono in giro.

Chi si limita a condannare, non può capire. E chi non capisce, è sconfitto in partenza.

Non so se avete mai notato come spesso uomini certamente poco colti e apparentemente anche poco intelligenti riescano a capire il mondo abbastanza da trionfare in politica su persone apparentemente molto meglio informate.

Chiamiamo questa capacità di fare la cosa giusta al momento giusto, senza necessariamente aver preparato nulla a tavolino prima, strategia istintiva.

C’è un gruppo molto piccolo di persone, senza mezzi economici, ma molto determinato e dotato di strategia istintiva.

Queste persone o vivono in paesi che contano poco, o contano poco nei paesi che contano molto; comunque sono isolate anche rispetto ai propri contesti sociali, sia in Medio Oriente che nelle periferie europee.

Quello che possono fare è creare notizie.

Non potendo creare buone notizie, ne creano di cattive.

Un po’ come succedeva con le manifestazioni noiose del Gay Pride, dove però prima o poi usciva la foto di due trans mezzi nudi che si baciavano, utili per fare scandalo e quindi mettere in moto la macchina mediatica: è anche grazie alle reazioni isteriche che queste immagini suscitavano, che sono cambiate le leggi in mezzo mondo.

LISIS ha saputo diffondere video, peraltro di eccellente qualità, dove esibiscono crocifissioni,  sgozzamenti, omicidi di massa, bambini che si addestrano  a uccidere, insomma qualunque cosa possa sconvolgere l’immaginario “occidentale” attuale; ma sempre accompagnate da un altro immaginario parallelo, quello di giovanissimi eroi sorridenti, dai lunghi capelli e dagli occhi luminosi, sospesi tra questo mondo e un altro.

Uccidere qualche passante a Nizza non può vincere una guerra fisica, ma mette in moto un meccanismo mediatico capace di distruggere l’Europa come noi la conosciamo.

Innanzitutto, gli europei reagiscono, si “risvegliano”, urlando, DOVETE FARE QUALCOSA!

E quindi gli elettori urlanti obbligano i sistemi europei a blindare tutto, con una spesa inimmaginabile che accentua la crisi economica generale.

Per combattere dieci sconosciuti imprevedibili, innumerevoli migliaia di poliziotti e soldati vengono costretti a presidiare 24 ore su 24 centomila luoghi. Poi il matto di turno si infila da un’altra parte, per cui non è servito a niente.

Inoltre, c’è il problema politico.

Chi è pagato per governare per cinque anni e poi passare a fare qualche mestiere ancora più redditizio, sa che contro un tizio che si suicida, non si può fare granché.

E quindi per placare il popolo, i governanti si inventano alcune cose mirabili, come la signora Puglisi del PD che dice che il suo partito, regalando 500 euro a tutti i diciottenni compresi gli immigrati, avrebbe – al contrario della Francia – risolto il problema delle periferie violente. Ascoltate con santa pazienza:

Ora, la maggioranza è certamente cretina, ma non così cretina.

L’ultimo “demagogo populista” (come amano definirli i media mainstream) non ha bisogno di fare propaganda. Gli basta dire che con 500 euro il matto di turno si sarebbe comprato una bella arma. Oppure suggerire al Papa, di fronte alla prossima strage, di invitare i fedeli a porgere l’altra testa.

E’ questo apparente buon senso a mettere in crisi l’intero sistema politico europeo: se il Brexit ha vinto per pochi punti, è stato soprattutto per la pessima fama che le azioni dell’ISIS hanno dato ai profughi siriani. Austria e Francia potrebbero benissimo eleggere presidenti di “estrema destra”, facendo vacillare tutto il sistema europeo.

Per salvarsi, oltre ad aumentare inutilmente il numero di poliziotti, i governi europei sono quindi costretti a impelagarsi sempre di più in guerre invincibili in Medio Oriente, come quella dopo l’11 settembre, che da ben quindici anni impantana gli Stati Uniti.

Anche Hollande ha reagito alla strage di Nizza, promettendo di impegnarsi ancora di più… in Siria, in Mali e in Libia, dove l’ISIS si auspica che l’Europa farà la stessa fine che fece l’Unione Sovietica in Afghanistan, vincendo tutte le battaglie e perdendo la guerra.

Ma soprattutto, le azioni atroci e mediatizzate trasformano milioni di tranquilli musulmani europei in oggetti di paura e discriminazione, producendo in questo modo altre decine di individui  in grado di perpetuare questi meccanismi. Che assieme alla crisi economica generale, porta a uno scontro tra le popolazioni autoctone e quelle immigrate o percepite come tali.

Il muratore maghrebino che non ha mai pensato a nulla oltre alla famiglia e al lavoro, racconta al figlio disoccupato di come l’ha insultato per strada un francese; e il figlio mette giù la bottiglia di birra e inizia a pensare che forse l’Isis non abbia tutti i torti.

Tutto questo si ottiene a un costo irrisorio.

Non è difficile trovare in tutta Europa cento musulmani pronti a morire, compiendo ciascuno una strage, più o meno lo 0,0005% della popolazione islamica del continente.

Aggiungiamo qualche migliaio di euro per affittare camion, comprare coltelli o (per gli ipertecnologici) comprare un kalashnikov.

Non c’è bisogno nemmeno di fare un comunicato stampa, i media fanno tutto il resto da soli.

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Al-Qa’ida e l’ISIS

Il  blog di Pieter Van Ostaeyen è una fonte inestimabile di riflessioni e informazioni distaccate sui movimenti islamisti.

Ci potete trovare ad esempio l’ultimo numero di Dâbiq, la rivista virtuale dell’ISIS (da non confondere con l’ISIS di Magdi Allam).

Un numero dedicato a un radicale attacco ai Fratelli Musulmani, accusati di essere sostenitori della democrazia, del pluralismo, del rispetto per le religioni non islamiche e del pacifismo; con la significativa aggiunta di un tentativo di insinuare che al-Qa’ida sarebbe una progenie dei Fratelli Musulmani.

Sullo stesso blog, c’è un intervento, altrettanto significativo, di un sostenitore di al-Qa’ida che esprime le ragioni per cui il movimento di Usama bin Ladin e di Ayman al-Zawahiri è in conflitto con l’ISIS.

La rottura avviene su un punto che possiamo riassumere così: per al-Qa’ida, la priorità è la difesa del mondo islamico dall’aggressione occidentale; per l’ISIS, la priorità è lo sterminio di tutti i presunti “traditori dell’Islam”.

Ne traduco un brano (per rendere comprensibile il testo a un lettore italiano, abbiamo scritto “sciiti” anziché “rawafid” e “alawiti” anziché “nusayriyya”) .

Alcuni potrebbero dire che anche l’ ISIS combatte contro i paesi occidentali, avendo eseguito diverso operazioni in Occidente, e potrebbero anche dire che Al-Qaedah, come l’ISIS, combatte contro gli sciiti e gli alawiti in Siria e Yemen. Ma c’è una differenza tra i motivi di guerra, perché Al-Qaedah attacca in base al principio di una guerra difensiva contro di loro, mentre l’ISIS conduce una guerra (difensiva) con i principi di una guerra offensiva.

Quando lo Stato Islamico in Iraq è stato annunciato, shaykh Ayman Zawahiri ha spiegato che i mujahidin in Iraq hanno combattuto contro gli sciiti perché collaboravano con gli invasori americani.

Ha spiegato che i mujaheddin smetteranno di lottare contro gli sciiti in Iraq se smetteranno di collaborare con gli invasori americani. Così Al-Qaedah non lotta contro gli sciiti semplicemente perché sono una setta deviante (apostata), altrimenti dovremmo combattere una lunga ed estenuante guerra settaria di logoramento, questo è esattamente ciò che vogliono che gli Stati Uniti.

Tuttavia è apparso chiaro che l’ISIS non lotta contro gli sciiti o contro i paesi occidentali, perché questi nemici conducono una guerra contro la Ummah. Piuttosto l’ISIS combatte  contro di loro semplicemente perché sono devianti (apostati) o miscredenti. Questo è il motivo per cui l’ISIS esegue attentati suicidi in riunioni pubbliche sciiti e luoghi di culto dentro e fuori l’Iraq, come i diversi luoghi di culto sciiti in Arabia Saudita e Kuwait.

Ed è per questo che hanno massacrato decine di operai cristiani etiopi ed egiziani in Libia.

Ed è per questo che eseguono attacchi molto casuali in Occidente, senza distinzione tra i loro obiettivi [lo stesso autore altrove confronta l’operazione mirata di al-Qa’ida contro Charlie Hebdo e la strage indiscriminata del Bataclan, voluta dall’ISIS].

Quindi, per concludere, non importa a loro se gli sciiti e l’Occidente o altri nemici fanno la guerra contro la Ummah o no, li combatteranno e li uccideranno in ogni caso, questo è il messaggio che inviano ai loro nemici.

Questa è una differenza importante tra Al-Qaedah e l’ISIS.

Perché se combattiamo contro i nostri nemici semplicemente perché sono devianti o miscredenti, invece di lottare contro di loro per respingere loro trasgressione; poi il nemico non ha alcun incentivo né motivo per fermare la sua trasgressione. Perché il nemico si rende conto che si lotta contro di lui in ogni caso, sia che attacchi o no. Questa è una delle principali differenze; Al-Qaedah combatte contro i nemici seguendo le regole islamiche di una guerra difensiva. Mentre l’ISIS combatte contro tutti con le regole islamiche di una guerra offensiva; in una guerra che poi nei fatti è difensiva.

Anche in questo caso, i motivi per cui si colpisce un bersaglio nemico diventano naturalmente secondari rispetto alla priorità che si assegna al nemico. La nostro principale obiezione è contro le prioritizzaioni e non contro i motivi.

L’ISIS per esempio assegna  la priorità alla lotta tra i ribelli in Siria, i motivi sono secondari. Inoltre, non avremmo nemmeno un problema, al contrario vorremmo incoraggiarle, se sette devianti o governi apostati avessero la lotta contro gli Stati Uniti come loro priorità, ad esempio, non importa quali possano essere le loro motivazioni, perché sono secondarie.

Shaykh Ayman Zawahiri ha anche invitato gli sciiti a prendere le armi contro l’occupazione USA in Iraq. Noi non avremmo combattuto contro di loro se avessero indirizzato le loro armi contro gli Stati Uniti, piuttosto li avremmo approvati.

L’ISIS però non capisce i benefici per la Ummah di un approccio pragmatico, è per questo che hanno attaccato le milizie curde in Iraq e Siria, per esempio e altri gruppi Mujahid in Iraq o ribelli dell’opposizione in Siria; mentre tutti condividono – o meglio condividevano – gli stessi nemici.

Essi dovrebbero hanno beneficiato di questo interesse comune, come Al-Qaedah cerca di beneficiare di tali scenari. Il Profeta (SalAllahu alayhi wa Selam) e i musulmani a Medina beneficiarono della guerra tra Romani e Persiani. Essi sostennero i romani, e quando i persiani sono state indeboliti dai Romani, li hanno attaccati. Dopo aver terminato con i persiani, si sono rivoltati contro i romani.

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Giaidisti e pecore

E’ il pastore delle pecore scure dai fiocchi rossi, alto e forte e giovane, assieme alla moglie, a a raccontarci di un altro massacro, avvenuto il giorno prima a Monaco di Baviera.

pecore“Qui ce ne freghiamo dei giaidisti“, mi aveva detto poco prima N., indicando il vecchio metato, dove si trasformavano le castagne in farina.

Come sapete, in questo blog non abbiamo nulla contro i jihadisti (né contro i crociati, né contro i brigatisti né contro i vampiri), però capisco perfettamente: quelle sono tutte storie di città.

Ciò che i poveri giornalisti chiamano jihad è l’espressione suprema della metropoli moderna. E’ lì che portano tutte le strade dei nostri tempi, e non si sa se sia più un segno dei cattivi o della paura dei buoni che hanno creato tutto il male.

N. è diventato un po’ sordo, dice, a forza di lavorare l’argento.

Con la lentezza con cui racconta tutto, dice “si dovrebbero mettere sempre le cuffie quando si fa il mio lavoro, ma non mi piacciono”.

“Ma quanti lavori hai fatto?”, gli chiedo alzando la voce.

N. non risponde, un po’ perché non sente, un po’ perché ha davanti a sé un orizzonte immenso.

“Uh, uh, uh….

Sai che su quella montagna ci fa il nido un’aquila? Ogni aquila ha cento chilometri quadrati di territorio, e fa due uova… nascono due piccoli, e uno butta fuori dal nido l’altro.

Questa è la vita.”

Davanti a noi, le montagne si susseguono, dal verde scuro e profondo di quelle più vicine,  a quelle più lontane di un azzurro delicatissimo.

N. procede, con i suoi tempi e i suoi silenzi.

“E poi vedi laggiù, quella torre? Ha più di mille anni, era una torre dei longobardi, e c’è l’immagine di un cavaliere con tutta l’armatura ma senza la testa.

Una volta, rubarono i gioielli della santa di cui facevano la festa nel paese, mi hanno chiamato per rifarne la collana.”

Poi gli viene un sorriso mite,

“uh, uh uh…

quando ero ragazzo, allevavo cavalli in Basilicata, ho fatto anche il clown nel circo, ho fatto il facchino, ho fatto i mercati da Bergamo a Matera, e raccoglievo erbe medicinali e le vendevo a valle.

uh, uh, uh…

la mia nonna era ortodossa, era di una famiglia albanese e aveva sposato un aristocratico che stava con i Borboni, ma i Borboni non contavano più, mio padre era un anarchico ed ebbe dieci figli con cinque donne diverse… “

Sotto il crocifisso del Passo, N. disegna lentamente tra i sedimenti ferrosi una A cerchiata…

croceE ho fatto il boscimane, lo sai cos’è il boscimane?” chiede N. con un sorriso che non richiede una risposta veloce.

“E’ quando vivi di quello che c’è e non chiedi lavoro o niente a nessuno. Ho vissuto delle cose che c’erano in questo bosco. E ho fatto anche il fannullone, quello che non ha voglia propria di lavorare, ma quando si tratta di camminare per tante tante ore in montagna, in mezzo alla neve, non si stanca mai”.

Il pastore e lui si guardano mentre le pecore avanzano come un muro famelico (senza mai toccare le felci, che non gli garba) e i cani li rincorrono, e raccontano del tale che un po’ di tempo fa (un mese, un anno, un decennio?) si è sparato un colpo alla gola.

“Ho sentito tutti dire, quanto fossero tristi, ma io non non ero per nulla triste. Quello sparava alla gente, odiava tutti, cattivo lo era pe’ davvero!”

“uh, uh, uh…” dice N., molto piano e con fatica.

“Una volta nel bosco laggiù, ci portavo degli inglesi, e ci fu un temporale, tu lo sai cos’è un temporale qui…. c’era un inglese con una collana d’oro al collo, gli ho detto, toglitela, l’oro attira i fulmini…

Avevo un amico che amava andare per montagne, lo uccise un fulmine. E quando ho visto il suo corpo, era tutto nero proprio dove portava una collana d’oro”.

monti

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