La riproduzione artificiale dell’umano

Riporto per intero un articolo dell’amica Silvia Guerini, pubblicato su Resistenze al Nanomondo.

Silvia parla di un argomento che conosco poco, ma che a pelle mi sembra di decisiva importanza.

Io non mi sento un atomo/cittadino/codice fiscale a spasso nel nulla con i miei Diritti e lo Stato a farmi esistere.

Questo vuol dire che percepisco il cosiddetto ambiente – aria, acqua, comunità, piante, animali, storia e storie, vita, microbi – come qualcosa di inseparabile da me.

E quindi so che il processo che porta alle plastiche nel mare o alle particelle di pneumatici nell’aria, è lo stesso che porta alla distruzione dell’umano.

Resistenze al Nanomondo è una piccola realtà, di area anarchica, ma devo dire – spaventato – che non conosco quasi nessun altro che abbia colto questo nesso fondamentale.

Lasciamo la parola a Silvia:

Considerazioni intorno alla nuova legge francese di bioetica. È aperta la strada alla riproduzione artificiale dell’umano. Contro l’eugenetica e l’antropocidio riaffermiamo con forza l’indisponibilità dei corpi e del vivente.

Considerazioni intorno alla nuova legge francese di bioetica1
È aperta la strada alla riproduzione artificiale dell’umano.
Contro l’eugenetica e l’antropocidio riaffermiamo con forza l’indisponibilità dei corpi e del vivente.

«Il “diritto di avere un bambino” delle persone con una sterilità organica o dovuta all’avvelenamento chimico e industriale dell’ambiente, delle donne sole e delle coppie dello stesso sesso serve oggi come pretesto alla generalizzazione della riproduzione artificiale, asservita ai piani e processi degli scienziati eugenisti e transumanisti e diventata la nuova norma».2

Il 21 gennaio 2020 in Francia è stato approvato definitivamente al senato l’Art. 1 del progetto di legge sulla bioetica3 che riguarda le nuove norme per l’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale. Tutto il mondo della sinistra, a parte rare eccezioni4 criticate e spacciate di essere omotransfobiche, lesbofobiche, fasciste e reazionarie, ha accolto questa legge con entusiasmo sotto il segno della libertà, ma la “PMA per tutti e tutte” non è un grido di libertà e autodeterminazione, è un futuro a cui potremmo essere tutti e tutte condannate. Siamo di fronte a dei passaggi epocali che vanno compresi nel loro pieno significato e per le loro conseguenze sull’intera umanità.

La retorica dell’uguaglianza per aver esteso le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) alle coppie di lesbiche e alle donne sole maschera il reale significato di questa legge: la nuova legge apre il diritto alle tecniche di PMA, tra cui la fecondazione in vitro (FIV) con iniezione introcitoplasmatica (ICSI) dello spermatozoo, a tutte le donne aprendo definitivamente alla riproduzione artificiale dell’umano attraverso un processo che inizia con il tubo di plastica dell’inseminazione per terminare con la selezione genetica degli embrioni. “Tutte le donne” significa che qualsiasi coppia eterosessuale, comprese le coppie fertili, può avere libero accesso alle tecniche di riproduzione artificiale.

Il nuovo testo rimuove la condizione di infertilità patologica, leggiamo come è stato formulato il nuovo articolo: «La procreazione medicalmente assistita intende rispondere a un progetto parentale. Qualsiasi coppia composta da un uomo e una donna o due donne o qualsiasi donna non sposata hanno accesso alla procreazione assistita dal punto di vista medico dopo le interviste specifiche dei candidati con i membri del team medico clinico e clinico multidisciplinare […]»5.

Bisogna considerare che siamo in un contesto medicalizzante in cui il tempo di attesa per definire una donna con dei problemi di infertilità è stato ridotto da due anni a sei mesi, un contesto in cui la maternità viene sempre di più rimandata, con donne di 35-37 anni ansiose di non poter più rimanere incinte che dopo sei mesi da protocollo rientrano nel percorso di procreazione medicalmente assistita. Ovviamente la legge francese sottolinea che prima di passare a tecniche più complesse e invasive sarà provata la tecnica base dell’iniezione dello spermatozoo (IAD), ma la tendenza medicalizzante è di passare dopo tre cicli di insuccesso dell’inseminazione artificiale alla FIV con ICSI. Le lesbiche di fatto avrebbero voluto solo accedere alla IAD, senza rendersi conto delle conseguenze della tendenza medicalizzante dell’intero processo che investirà anche loro. Un processo che si estende a tutte le donne, eterosessuali in coppia con un uomo, sole, lesbiche in coppia con una donna, dai 35 anni in su, ma anche più giovani, se non rimangono subito incinte con la tecnica base IAD.

Abbiamo una progressiva estensione della diagnosi pre impianto (DPI), già la precedente legge di bioetica del 2004 aveva esteso l’applicazione della DPI dal rilevamento di una malattia incurabile in un genitore, al rilevamento di una grave malattia ad esordio tardivo in un ascendente diretto e questo rappresentò un grande passo.

La DPI segue perfettamente la logica eugenetica: se guardiamo alle aperture progressive delle leggi nazionali dei diversi Paesi europei si è passati dal divieto alle eccezioni per evitare la trasmissione di malattie genetiche gravi, alle patologie ad insorgenza probabile fino ad arrivare agli inestetismi come lo strabismo.6

L’eugenetica è imprescindibile dalle tecnologie di riproduzione artificiale, ed è sempre stata presente fin dalla loro origine, nel loro sviluppo zootecnico e nel passaggio all’uomo, così come è imprescindibile il progetto transumanista di miglioramento e potenziamento dell’umano. R. Edward, artefice della nascita di Louise Brown, fin dagli anni ’80 afferma che, poiché tecnicamente possibile, è legittimo migliorare geneticamente la specie umana. Nel 2018 il Comitato bioetico britannico, il Nuffield Council on Bioethics, nel documento “Genome editing and human reproduction: social and ethicalissues”7 dichiara che è ammissibile modificare geneticamente il DNA di un embrione (modificazioni genetiche ereditarie) per influenzare le caratteristiche di una persona futura.

Non è un caso che il primo progetto di decodifica del genoma umano venne definito lettura e il secondo riscrittura: l’eugenetica non è una deriva funesta, è il motore e la direzione delle ricerche genetiche.

I test genetici senza scopo medico rimangono per il momento proibiti, anche se alcuni deputati volevano consentirli, ed è solo una questione di tempo. Negli Stati Uniti è già possibile, per una coppia senza problemi di fertilità e di trasmissione di patologie genetiche, andare in una clinica di fecondazione assistita con il solo scopo di effettuare la FIV con la DPI per la selezione degli embrioni, potendo selezionare anche alcune caratteristiche come il sesso e il colore degli occhi.

Anche per la FIV e la DPI, come per tutti gli sviluppi tecno-scientifici, al fine di promuoverle e creare accettazione sociale, si fa leva sui problemi di salute, nello specifico quelli riguardanti le possibili patologie genetiche della futura nata o la fertilità, sempre più in calo anche per i pesticidi, i derivati dalle plastiche, le onde elettromagnetiche. La DPI viene presentata come necessaria per evitare l’insorgenza di malattie gravissime, ma sta in realtà aprendo le porte ad un’eugenetica praticata su larga scala. Da selezione genetica in selezione genetica verso il figlio su misura, il tutto mascherato dalle migliori intenzioni. Dalle coppie con problemi di infertilità alle coppie fertili con problemi di patologie genetiche trasmissibili, passo dopo passo la PMA si estende a tutte e tutti senza alcun limite con la retorica della non discriminazione e il permettere a tutte e tutti di potervi accedere.

Il testo di legge consente inoltre «il concepimento di un embrione con gameti (maschili e femminili) entrambi derivati esclusivamente dalla donazione», consentendo così la doppia donazione di gameti.

Consente la crioconservazione degli ovociti senza motivi medici per specifiche patologie, solo in vista di una successiva PMA. Le donne di età compresa fra i 30 e 37 anni potrebbero così poter far uso prima dei 43 anni dei propri gameti criocongelati.

Per quanto riguarda l’anonimato dei donatori di gameti e il relative all’accesso alle origini, fino ad ora, tutti i donatori dovevano accordarsi per l’eventuale comunicazione di «dati non identificativi» (aspetto fisico, origine o età), ma anche della loro identità al bambino nato a seguito di questa donazione. La nuova legge permette al donatore la possibilità di scegliere o meno la propria identità, questo allo scopo di evitare la riduzione del numero di donatori di gameti8.

L’aver esteso l’accesso alla PMA apre al problema dell’approvigionamento di gameti. Il testo sottolinea che le crioconservazioni presso centri pubblici e privati «senza scopo di lucro pone diverse difficoltà»9, ed elmina «senza scopo di lucro», aprendo di fatto al biomercato di gameti, giustificando questo per ridurre le liste d’attesa e di evitare che le persone interessate si rivolgano a centri privati all’estero.

Un altro passaggio fondamentale della legge riguarda l’istituzione della filiazione che potrà avvenire senza discendenza paterna e con una maternità “mediante una dichiarazione di intenti” senza distinzione, secondo la legge, tra la donna che ha stabilito un legame di gestazione e che ha partorito, e l’altra donna. Leggiamo: «Per le coppie di donne, la filiazione è stabilita, rispetto a ciascuna di esse, dal riconoscimento che hanno congiuntamente fatto davanti al notaio»10. Una maternità quindi mediante una semplice dichiarazione di volontà.
Non distinguere più la madre, colei che partorisce, si iscrive perfettamente in un contesto in cui abbiamo una madre che affitta l’utero, una madre genetica che vende gli ovuli e una madre committente in cui si stanno dilatando i confini del concetto di madre fino a renderlo indefinibile e dunque del tutto privo di significato. Se tutte possono essere madri, nessuna lo è più. Dimenticando che un tempo madre semper certa est.

Con la “madre d’intenzione”, i “genitori d’intenzione”, il “progetto parentale” e la “dichiarazione d’intenti” l’essere umano cessa di avere una storia, una provenienza, riducendosi all’assemblaggio eugenetico di ovulo e sperma per un narcisistico ed egoistico desiderio di un figlio a tutti i costi di un consumatore che in alcuni paesi può già fabbricarlo su richiesta secondo i propri gusti, programmarlo scegliendo determinate caratteristiche.

Il riferimento al dato corporeo, nella nuova legge francese, è giudicato non pertinente e grazie alla tecnica, il soggetto umano può e deve affrancarsi dalle condizioni corporee della propria esistenza per realizzare i suoi desideri. Un principio profondamente transumanista.

La nuova legge di bioetica autorizza inoltre protocolli di ricerca sulle cellule staminali embrionali o sulle cellule staminali pluripotenti indotte «che hanno per oggetto la differenziazione di queste cellule in gameti, l’aggregazione di queste cellule con cellule precursori di tessuti extra-embrionali o il loro inserimento in un embrione animale ai fini del suo trasferimento nella femmina».11 Il tempo di sviluppo degli embrioni nei protocolli di ricerca, dagli attuali 7 giorni, ai 14 giorni previsti nella versione approvata dall’Assemblea nazionale, nel passaggio al Senato viene aumentato fino a 21 giorni12.

Consente la realizzazione di embrioni chimera uomo-animale e la produzione di embrioni umani modificati geneticamente a scopo di ricerca, spianando così la strada a bambini geneticamente modificati. Se leggiamo i passaggi delle precedenti leggi sulla bioetica comprendiamo la direzione intrapresa: la legge del 1994 proibiva gli esperimenti sugli embrioni umani, nel 2004 è stata concessa una deroga ai ricercatori che potevano dimostrare di contribuire al progresso medico, criterio che è stato poi rimosso nel 2013. Infine nell’ottobre 2018 una relazione del Parlamento europeo per la valutazione delle scelte scientifiche e tecniche (OPECST) ha solamente raccomandato ai laboratori di dichiarare semplicemente il proprio lavoro.

Le ricerche su cellule staminali utilizzeranno embrioni prodotti in sovrannumero non impiantati nella donna ma poi crioconservati, che non sono più oggetto di un progetto parentale e che sono offerti alla ricerca dalla coppia. La ricerca necessita sempre più di materiale biologico, di un enorme quantità di embrioni, tessuti fetali, sangue dei cordoni ombelicali, feti e ovociti. I laboratori parlano di mera gestione di materiale d’eccedenza, ma questo deve essere prodotto per soddisfare il loro sempre più crescente bisogno e questa produzione si fonda sull’esproprio della capacità generativa delle donne.

Questa legge mantiene il divieto di apportare modifiche al genoma umano, che sarebbero trasmissibili alle generazione successive, ma la modifica dell’articolo 16-4 del codice civile13 previsto dalla legge francese, amplia la portata delle finalità degli interventi sul genoma che possono essere autorizzati. Tali interventi sono attualmente autorizzati solo per la prevenzione e il trattamento delle malattie genetiche, a condizione che non possano essere trasmessi ai discendenti. La possibilità di interventi sul genoma è estesa dal disegno di legge alla ricerca per la prevenzione e il trattamento di altre malattie, nonché alla ricerca a fini diagnostici.

Questi passaggi rappresentano un’accelerazione delle pratiche di selezione degli embrioni su base eugenetica e delle modificazioni genetiche embrionali. Il primo passaggio ha sempre uno scopo medico, ma in un secondo tempo questo sfuma. Il Comitato bioetico britannico, nel documento “Genome editing and human reproduction: social and ethicalissues”, dichiara che l’obiettivo dell’editing genetico sarà la «prevenzione dell’ereditarietà di una specifica malattia genetica. In un secondo momento si potrebbe anche andare oltre. […] Non c’è motivo di scartarlo in linea di principio. La tecnica dell’editing genetico non è di per sé immorale, anzi presenta il potenziale per diventare una strategia alternativa a disposizione dei genitori per raggiungere una gamma più ampia di obiettivi».

La nuova legge francese si inserisce in un contesto globale in cui sono già nate, modificate geneticamente, due bambine in Cina e con la nuova tecnologia di ingegneria genetica CRISPR/Cas 9 è possibile praticare la correzione del genoma, l’editing del genoma, in modo più economico, rapido e preciso. Per adesso ancora non vengono al mondo bambini modificati geneticamente, ma nel mentre viene instillato il pensiero che è preferibile consegnare la procreazione in mano ai tecnici e alla tecnologia, che è bene fornire alla figlia che nascerà un’eredità genetica migliore di quella che potrebbero fornire i propri stessi gameti.

La PMA è il cavallo di Troia del transumanesimo. Una volta aperta la strada alla possibilità per tutti e tutte della riproduzione artificiale, la logica conseguenza è quella del continuo miglioramento del prodotto. Dai laboratori di ricerca per la clonazione animale i progetti transumanisti mirano a sostituire l’evoluzione naturale con un’evoluzione artificiale. L’essere umano all’epoca della sua riproducibilità tecnica diventa già merce fin dalla nascita, un prodotto dall’azienda della vita e dall’ingegneria genetica, un mero assemblaggio eugenetico e un mero codice genetico da modificare e riprogettare.

L’eugenismo non avrà il volto di un dittatore, non sarà imposto, avrà la veste della libera scelta, la sinistra democratica e progressista lo farà passare con la retorica della prevenzione, della salute, della possibilità per tutte e tutti di accedere a delle tecnologie, con la retorica della libertà, dell’autodeterminazione e della non discriminazione. Un eugenismo democratico e consensuale.

Non è possibile fissare delle restrizioni per l’accesso alle tecniche di PMA, dal momento in cui lasciare anche un minimo spiraglio aperto significa spalancare le porte alla direzione globale di questo sistema tecno-scientifico di artificializzare il processo della nascita, che renderà preferibile ricorrere alle cliniche per far venire al mondo i bambini.

Contrapponiamoci ai progetti del sistema tecno-scientifico e all’ideologia transumanista che si concretizza nei laboratori di ricerca secondo la quale ogni limite può e deve essere infranto ed eliminato e tutto dove corrispondere ai criteri di continua perfettibilità, che scompone e frammenta il processo della procreazione facendolo diventare luogo di biomercato e di riprogettazione.

Nelle scienze della vita il disastro non avviene solo se l’esperimento raggiunge i risultati prefissati, il disastro è implicito nella direzione della ricerca e l’esperimento diventa il mondo intero e i corpi stessi diventano dei laboratori viventi. L’era sintetica non significa solo una radicale riprogettazione del mondo attorno a noi, ma anche una drammatica riprogettazione di noi stessi. Se nasceremo in un laboratorio in un mondo macchina, se la natura diventerà artificializzata e ingegnerizzata, verranno minate le basi necessarie anche solo per comprendere la possibilità di un mondo altro.

È oggi più che mai necessaria una ferma opposizione a ogni riproduzione artificiale dell’umano14, per le coppie eterosessuali, dello stesso sesso, per le donne sole, per le coppie con una sterilità e per quelle fertili, senza eccezioni. Ogni posizione parziale sarà funzionale ai comitati di bioetica per far passare e accettare l’inaccettabile.

Contro l’eugenetica e l’antropocidio!

Riaffermiamo con forza l’indisponibilità dei corpi e del vivente!

Silvia Guerini, gennaio 2020, www.resistenzealnanomondo.org

Note:
1 Ringrazio Pièces et Main d’Oeuvre (www.piecesetmaindoeuvre.com), Marie-Jo Bonnet, le dott.sse Nicole Athea e Frédérique Kuttenn per l’aiuto nella comprensione dei passaggi di questa legge.
2 “Contro l’eugenetica e l’antropocidio. Appello per l’abolizione di ogni riproduzione artificiale dell’umano”, ottobre 2019, www.resistenzealnanomondo.org/italia-mondo/senza-categoria/contro-leugenetica-e-lantropocidio-appello-per-labolizione-di-ogni-riproduzione-artificiale-dellumano/
3http://www.senat.fr/encommission/textes/2019-2020/63.html#AMELI_SUB_4__Article_1
4 Pensiamo alle posizioni della femminista lesbica Marie-Jo Bonnet o al giornale “La Décroissance” che nell’ottobre 2019 ha pubblicato “Contro l’eugenetica e l’antropocidio. Appello contro ogni riproduzione artificiale dell’umano” e che in precedenti numeri ha trattato questioni come PMA, GPA, transumanesimo, ideologia trasgender e per questo fu bruciato in una manifestazione anti-nucleare e definito “ageista, omofobo, transfobico e sessista”.
5 Art.L. 2141-2, http://www.senat.fr/encommission/textes/2019-2020/63.html#AMELI_SUB_4__Article_1
6 Nel 2007 l’Alta Autorità Britannica per la PMA ha autorizzato al ricorso alla DPI per evitare la nascita di un bambino affetto da strabismo.
7 Consultabile in nuffieldbioethics.org/wp-content/uploads/Genome-editing-andhuman-reproduction-short-guide-website.pdf
8 https://www.france24.com/fr/20200120-loi-bio%C3%A9thique-que-reste-t-il-du-projet-de-loi-qui-arrive-au-s%C3%A9nat
9 Art. 1, 28 http://www.senat.fr/encommission/2019-2020/63/Amdt_COM-63.html
10 http://www.senat.fr/encommission/2019-2020/63/liste_discussion.html#COM-264
11 Art. 15, 2 http://www.senat.fr/encommission/2019-2020/63/liste_discussion.html#COM-264
12https://www.france24.com/fr/20200120-loi-bio%C3%A9thique-que-reste-t-il-du-projet-de-loi-qui-arrive-au-s%C3%A9nat
13 Tale divieto, che risulta dall’articolo 13 della Convenzione per la protezione dei diritti umani e della dignità dell’essere umano in relazione all’applicazione della biologia e della medicina, firmato a Oviedo il 4 Aprile 1997, appare nell’articolo 16-4 del codice civile, che vieta qualsiasi intervento sul genoma che sarebbe effettuato al fine di modificare la discesa della persona.
14GPA, FIV, DPI, IAD, ICSI, clonazione, gameti artificiali, utero artificiale…

Qui scaricabile in pdf:

Ringraziamo Cristiana Pivetti per i disegni

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Socialismo scientifico

Vicino al Ponte Vespucci, un signore di mezza età annuncia

“Volantino socialista!”

e mi porge un foglio. Inizio a leggerlo, cercando innanzitutto la firma (saranno trotzkisti dissidenti che se la prendono con i marxisti-leninisti?), per cui perdo qualche minuto, prima di rendermi conto che il testo è veramente interessante.

Cerco il distributore per aprire un dibattito, ma è già sparito.

Intanto, il dibattito lo possiamo fare noi, eccovi il Volantino Socialista.

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I santi e Whatsapp

Ieri, ero alle ACLI, che significa Associazioni Cristiane Lavoratori Italiane, a cui sono iscritto.

Lo so, non mi definisco cristiano, ma per me, a Firenze, le ACLI ricordano uno straordinario gruppo di individui: Piero Bargellini, Giorgio La Pira, Fioretta Mazzei, Danilo Cubattoli detto “Don Cuba”.

Se li cercato su Google, troverete soltanto riferimenti alle loro vite politiche, ma non coglierete le tracce che hanno lasciato, in silenzio, nel quartiere in cui vivo.

La Lory, che va sui sessanta, mi racconta di come lei, adolescente, ebbe a conoscere dei santi autentici, che le cambiarono la vita, e mi dice,

“mi chiedo sempre, chi sarei stata se non li avessi conosciuti?”

Penso a tutti quelli che ho conosciuto nel quartiere, che mi hanno parlato di questi santi. Una delle loro tracce è proprio il nostro giardino, che era il loro baluardo a Firenze: la figlia di Bargellini (la “Bocci” perché il babbo la considerava un bocciolo) mi donò anche una foto di lei ragazzina, assieme a La Pira, il giorno in cui quello spazio fu aperto.

Oppure c’è P., ragazzina povera di Grosseto che chissà che fine avrebbe fatto, se Fioretta non l’avesse accolta nel suo palazzo nobiliare al Canto della Cuculia: palazzetto nobiliare in cui la santa si accontentava di una stanzina modesta. Appena morì Fioretta, i suoi parenti sfrattarono tutte le ragazze che lei aveva accolto.

Tengo un piccolo corso d’inglese alle ACLI, per una decina di persone non giovanissime.

Solo che la Lory non riesce a contattarle, perché da un giorno all’altro, Whatsapp le ha mandato una notifica che dice all’incirca,

“ci dispiace, non ci puoi più raggiungere perché i nostri aggiornamenti non sono sopportati dal tuo smartphone”.

Ora, alla Lory posso suggerire di cercare di fare come me, che vivo senza smartphone, ma il mondo è più grande di noi.

E mi vengono in mente un sacco di mentre…

Mentre a Davos i signori della Terra sorridono a Greta Thunberg e sognano appalti verdi che decuplichino i loro profitti…

Mentre nel Congo i bambini vengono mandati a tirar fuori il coltan con le mani…

Mentre il Comune di Roma non sa più dove buttare i rifiuti di milioni di cittadini…

Mark Zuckerberg, campione del progressismo politicamente corretto, dice a qualche miliardo di esseri umani di buttare nella pattumiera i loro telefonini, per comprarne altri, se no stronca da un istante all’altro persino i loro corsi di inglese.

E mentre mentre, si vota in Emilia Romagna, e mi chiedo come si possa condurre un’intera campagna elettorale senza accennare, né da una parte né dall’altra, a una questione così enorme.

Mi direte, non è tema da elezioni regionali, forse è vero; ma è tema da guerra planetaria.

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Transattivismo (2)

L’altro giorno, abbiamo parlato delle pochissime persone da me conosciute, che potremmo inserire nella categoria (che per ora lascio indefinita) di “trans“.

Gente umanamente interessante, ma socialmente, economicamente e politicamente irrilevante.

Però negli ultimi anni, il mondo anglosassone ha vissuto una rivoluzione culturale, centrata proprio sulla figura immaginaria del trans, che credo ci riveli molte cose sui nostri tempi.

Diciamo “figura immaginaria”, perché il perno della rivoluzione non sono le poche persone fuori dal comune di cui si parlava, ma una convergenza di filosofi postmoderni, case farmaceutiche, genitori preoccupati, educatori benintenzionati, psicoterapeuti a caccia di nuovi disturbi, avvocati agguerriti, media alla ricerca di novità e politici: insomma, il vasto mondo del transattivismo e dei suoi “alleati”, per usare un termine molto diffuso oggi.

Le quattordici cliniche inglesi che effettuano operazioni mediche di “transizione” (gender identity clinics) hanno visto aumentare enormemente la propria clientela – una è passata da 30 casi a oltre 1000 in otto anni; e va ricordato che parliamo  di interventi che rappresentano un bel costo per i pazienti, e un bel guadagno per chi li vende: il costo è stimato in oltre 100.000 dollari a cliente, negli Stati Uniti. Moltiplicati per 1000 clienti di una sola clinica, farebbero 100 milioni di dollari.

La Gilead Sciences è una grande ditta farmaceutica, per un periodo diretta da Donald Rumsfeld, un personaggio che riasssume in sé il complesso militare-industriale statunitense: prima segretario alla difesa, poi direttore di Gilead, poi di nuovo segretario alla difesa, dove ha diretto la guerra in Iraq, rimanendo sempre azionista della Gilead.

Mentre Rumsfeld difendeva l’America andando a caccia di inesistenti armi di distruzione di massa in Medio Oriente, guadagnava attraverso il complesso apparato transnazionale (con uffici anche in Irlanda) che permetteva alla Gilead di eludere il fisco americano (10 miliardi risparmiati solo nel 2015).

Dirigenti della Gilead Sciences e politici irlandesi all’inaugurazione della sede irlandese della società

Lo scorso ottobre, la Gilead Sciences ha annunciato una donazione di 4,5 milioni di dollari a cause transattiviste.

Anche se l’enfasi è su questioni collegate all’HIV (la Gilead produce alcuni importanti medicinali usati nel trattamento dell’AIDS), i fondi vanno a finanziare tutto lo spettro del transattivismo.

Qual è, dunque, il rapporto, tra capitalismo e transattivismo?

Diego Fusaro sostiene che il capitalismo promuoverebbe il transattivismo per demolire la coesione sociale:

“Il mito neoliberistico del transnazionale si ridispone, nell’ambito della sessualità, nell’elogio mediatico permanente della figura del transgender, ossia di colui che ha varcato ogni confine, ogni limite e ogni frontiera naturale, ogni residuo della tradizione storica.”

Federico Zappino invece sogna un comunismo queer che distruggendo le distinzioni sessuali funzionali alla riproduzione del capitale, abbatterebbe il capitalismo alla radice:

“Ambire alla sovversione dell’eterosessualità significa lottare contro il capitalismo a partire dalle sue cause, anziché dai suoi effetti più immediati o visibili”

Sia Fusaro che Zappino, due persone certamente intelligenti e colte, vedono il capitalismo allo stesso modo – un principio malvagio, astratto e ideologico –  e cercano comportamenti sociali che possano contrastarlo: proponendo alla fine con lo stesso entusiasmo due rimedi esattamente opposti.

Si resta con l’impressione che Fusaro e Zappino, più che di capitalismo, stiano parlando di gusti personali. E il capitalismo ha qualcosa per ogni gusto personale.

(continua…)

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Transattivismo (1)

Un paio di anni fa, buttai gù qualche nota sul transattivismo.

E vorrei tornarci con una serie di post.

Siamo tutti sottoposti a un eccesso di messaggi, e so che la prima domanda sarà,

“sei contro i trans o tifi per loro? Cinque secondi per rispondere”.

Esiste gente strana, come lo sono anch’io in un altro modo (sessualmente eterobanale, ma per il resto assai bizzarro).

Ora, per cominciare a sfrucugliare in questa faccenda, mettiamo da parte la questione delle preferenze affettive (per capirci, “etero” e “omo”). Sospetto che dobbiamo spaccare in tante parti la mitica siglia GLBTIQ+: ad esempio, una donna attratta da altre donne non ha nulla a che vedere con una donna che nasce con qualche aspetto fisico maschile.

Al volo le persone di sesso incerto che mi ricordo di aver incrociato.:

Chelsea Manning, che attualmente sta scontando trentacinque anni di carcere  negli Stati Uniti per aver detto il vero,

Una persona fortemente maschile, alta, con la barba, autorevole e sorridente, che mi ha raccontato tante storie interessanti, e mi hanno detto che era la sorella del sindaco di un paesino tra le montagne del Trentino, e che tutti rispettavano;

Orietta, bellissima, con una grande creatività artistica, indossava curiosi guanti neri, e tutti pensavamo fosse una donna (qualche amico maschio mi confessò di averci fatto qualche pensiero), venne smascherata da una sua ex-compagna di classe che mi disse, ma quello è Orestenon le dissi nulla, ma Orietta scomparve subito, ferita, e qualche decennio dopo, mi sento ancora colpevole di non essere riuscito a comunicarle la stima che avevamo per lei)

Helena Velena, di cui ho sempre apprezzato il grande senso di umorismo e la disponibilità ad ascoltare e a prendere in giro, affettuosamente, chiunque, e la sua riottosità alla normalizzazione dell’ambiente gay

Un giovane di cui non mi ricordo il nome, bulash del campo degli zingari del Poderaccio a Firenze.

Parliamo di un mondo di maschilismo che farebbe impallidire il più fanatico militante di Forza Nuovail termine politicamente corretto di “rom“, che io evito come la peste di usare, indica un maschio che ha il diritto/dovere di picchiare ogni volta che vuole la sua “romnì“, la femmina che i suoi genitori gli hanno comprato e che dall’età di tredici, quattordici anni deve tutto insieme mantenere la famiglia intera chiedendo l’elemosina, partorire figli maschi al marito, pulire i tappeti…

Bene, dentro quel mondo c’è una strana figura trasversale, indispensabile, dell’uomo-femmina, il bulash appunto, che può entrare nella stanza delle donne senza mettere a rischio il dominio del rom, può coccolare i bambini, aiutare le donne con la sua forza fisica.

Poi, mi ricordo di strani individui, incrociati la notte a Milano, vestiti come i pornografi vorrebbero che apparissero le femmine, con accenti brasiliani. Non mi hanno fatto simpatia, ma sicuramente mi hanno fatto molto meno antipatia degli imprenditori medi di Milano, e non ho la minima idea di come fossero arrivati a Milano o di chi li cercasse,  o perché dovessero essere per forza brasiliani.

Li trovavo sgradevolmente aggressivi… con il senno di poi, certamente non più sgradevoli dei normali americani che alle quattro di notte urlano WOW e LIKE e F… sotto le mie finestre

Poi ci fu l’omicidio del segretario del Fronte della Gioventù – l’organizzazione giovanile del partito allora di Giorgio Almirante – in una cittadina dell’Emilia Romagna, che attribuirono subito agli antifascisti. Mi ricordo ancora del muro contro cui gli spararono…

E invece a sparare era stato un camerata, cui il capo aveva soffiato la morosa; e in carcere nacque una storia d’amore travolgente tra lui e un trans, che mi fu raccontata da un suo compagno di carcere tanto brillante quanto cialtrone; e come tutte le storie più belle, non ne conosco l’esito.

Non sono affatto sicuro che queste storie abbiano qualcosa in comune.

Solo una di queste storie riguarda una persona biologicamente donna, la “sorella del sindaco”, e con i dati che ho messo insieme adesso, certamente non è transessuale, ma intersesssuale.

E sospetto che anche le storie di uomini femmineggianti siano profondamente diverse tra di loro, anzi forse non hanno niente in comune.

Ma da pochi anni qualcosa sta parassitando queste strane storie, trasformandole in qualcosa di completamente diverso, che avrà effetti su ciascuno di noi.

Questa cosa la chiamerò transattivismo.

(continua…)

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Cosa vuol dire “funzionare”?

Ugo Bardi ha fatto un commento al mio post di ieri, cui vale la pena rispondere meglio qui.

Non so…. A mio parere è soltanto un passo in più rispetto a quello che gli esseri umani già fanno da centinaia di migliaia di anni — ovvero cuocere il cibo. C’è un libro molto interessante di Richard Wrangham, “Catching Fire” — che vale la pena di leggere.

Nessun’altra specie di vertebrati su questo pianeta denatura le proteine prima di assimilarle, lo fanno alcuni artropodi e altre bestioline tipo le meduse, si chiama “extracellular digestion”. Mi immagino i primi tentativi di cuocere il cibo, sarà sembrata una follia a quelli che lo preferivano crudo. Boh…. poi è venuto di moda il sushi, che però non è crudo, è surgelato, insomma….

Ugo ha ragione, ovviamente; e dovrei precisare meglio la mia obiezione alla tesi di Monbiot.

Monbiot coglie la natura distruttiva dell’agricoltura e dell’allevamento industriali; e certo è degno di nota sapere che qualcuno riesce a mescolare batteri, acqua e aria, producendo cibi nuovi.

Monbiot sembra che abbia esagerato l’efficacia del prodotto della Solar Foods, ma – considerando che le mie competenze sono quelle di un traduttore di manuali tecnici – immagino che il prodotto potrebbe “funzionare”.

Ma cosa intendiamo per funzionare?

Abbiamo una ditta privata che avrebbe brevettato dei genetically engineered bacteria, nella speranza di prendere in mano l’intero sistema di alimentazione della specie umana, attraverso una serie di tweak, come le chiama Monbiot, che permetteranno di creare “lab-grown meat, milk and eggs”.

La prima cosa che mi viene in mente è Internet: la creatura (al di là delle sue origini militari) di giovani scienziati creati e progressisti, organizzatisi in piccole ditte private, che hanno brevettato qualcosa che sicuramente funziona. E mi permette, ad esempio, di scrivere questo post.

Solo che all’inizio, nessuno ci ha detto che Internet avrebbe messo il controllo delle relazioni umane in mano a tre o quattro aziende molto più potenti di qualunque stato.

Né ci hanno parlato delle ricaduta: ne racconta solo una, piccola ma significativa.

Milioni di famiglie americane hanno comprato le telecamere della Ring, una società recentemente acquistata da Amazon per 1,8 miliardi dollari.

I prodotti della Ring usano la sorveglianza privata per creare reti territoriali accessibili alla polizia, e già questo è interessante.

Le loro telecamere sono state ideate per permettere ai genitori di sorvegliare la stanza dei bambini e comunicare con loro dal proprio smartphone (“è tanto comodo!”).

Alcuni mesi fa, centinaia di migliaia di queste videocamere sono state craccate, da alcuni anonimi che si sono divertiti a spaventare i bambini dichiarandosi Babbo Natale e diffondendo in rete i video.


Nulla di tragico, ma non è nemmeno un incidente, qualcosa che si poteva evitare: è nella natura stessa delle cose quando mescoli strumenti di controllo illimitato e soldi; e possiamo dire con certezza che siamo solo agli inizi. E avremmo potuto immaginarcelo anni fa, se fossimo partiti con maggiore scetticismo verso le tecnolosuzioni.

Monbiot – che tra gli ambientalisti esercita una notevole influenza – ripete lo stesso errore di quelli che negli anni Novanta sognavano una rete liberatoria, mondiale, che avrebbe reso tutti uguali, avrebbe permesso a tutti di esprimersi finalmente alla pari…

Magari era inevitabile, ma non era il caso di esaltarsi pure.

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Lo scontro finale

George Monbiot è un simpatico e brillante commentatore di The Guardian, nonché uno dei pochi che Greta Thunberg abbia accettato come collaboratore;  sa scrivere senza un filo di gergo, con una bella curiosità e ha una palese disponibilità a imparare piuttosto che pontificare.

Monbiot ha avuto l’occasione di visitare un laboratorio in Finlandia, dove a quanto pare coltivano batteri in acqua per poi farli diventare proteine commestibili.

Trascinato dall’entusiasmo, dopo circa mezz’ora Monbiot ha deciso quale sarà il futuro del pianeta:

Lab-grown food will soon destroy farming – and save the planet

 Se il cibo potrà essere prodotto interamente in laboratorio, allora, niente più vacche che scoreggiano metano, basta campi coltivati a devastanti pesticidi e navi inquinanti che portano il grano dal Canada in Egitto…

Vandana Shiva ha brevemente replicato,

“il problema non è l’agricoltura, ma l’alimentazione e l’agricoltura industriali: il cibo dei laboratori industriali è una minaccia alla salute della terra e alla nostra”.

Ora, esistono problemi piccoli, tipo una possibile guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, o il Brexit, o le migrazioni di massa; ed esiste un problema enorme, che è quello che chiamiamo “ambientale” – cioè il futuro del cibo, dell’aria, dell’acqua, dei mari, della vita in ogni forma.

George Monbiot e Vandana Shiva fanno parte dei pochi che sanno dare la priorità al problema vero.

Ma attenzione, perché tendiamo a pensare che “gli ambientalisti” siano una cosa sola: invece, le risposte al problema ambientale possono essere opposte.

Per questo lo scontro tra le visioni di Monbiot e Vandana Shiva è molto più importante di altri scontri che ci dividono; ed è bene che iniziamo subito a schierarci.

Ciascuno di noi si schiererà in base a come percepiamo il mondo.

Monbiot sostiene con intelligenza il proprio argomento (e non escludo affatto che tra un po’ i nostri supermercati potranno essere invasi dai prodotti che lui esalta); ma è chiaro che se si è lasciato convertire in pochi minuti alla prima proposta di tecno-miracolo che ha incontrato, deve essere che i tecno-miracoli lo attirano.

Insomma, lui sente che è il genio umano quello che può e deve sbucaltare questo confuso, misterioso, assurdo pianeta vivente su cui ci troviamo.

Il Mefistofele di Goethe diceva:

“Ciò che si oppone al nulla,
il qualcosa, questo goffo mondo,
per quante io ne abbia fatte,
non ho saputo venirne a capo”

“Dall’aria, dall’acqua, dalla terra
i germi si sprigionano a migliaia,
all’umido e all’asciutto, al caldo e al freddo!
Se non mi fossi riservato il fuoco,
non resterebbe un angolo per me.”

Monbiot sceglie, almeno in questo articolo, di schierarsi con la fantasia che qualcosa di completamente diverso dalla nostra vita possa venire a capo di questo goffo mondo.

Ciò da cui lui vorrebbe salvare il pianeta è semplicemente la somma di tutti quelli che hanno avuto la sua stessa illusione:

Solo un colpo di genio dell’uomo può salvare il mondo dall’esito di tutti gli altri suoi colpi di genio!

O se preferite, e pensando all’esito di tutti i tentativi di creare un mondo migliore:

“Permettimi di aiutarti, altrimenti annegherai”, disse la scimmia, mettendo il pesce al sicuro sull’albero

Monbiot, almeno in questo caso, si aggiunge all’immensa schiera di quelli che hanno sognato di fare la guerra a questo goffo mondo, brandendo lo Stato Nazione, l’eugenetica, il comunismo, l’automobile per tutti, le città-Le-Corbusier, lo sbarco sulla Luna, la razza perfetta, la democrazia universale, il cyborg, il trionfo della civiltà, la guerra di Mao contro gli uccelli, la rivoluzione verde, il commerciale globale, l’utero in affitto, la colonizzazione di Marte, la Repubblica di Platone, l’abolizione dei sessi in nome dei genderi, il futurismo in tutte le sue creative sfumature…

Mi gioco una facile Hitler Card, dicendo che Monbiot sogna come tutti costoro, la Soluzione Finale.

Sul fronte opposto, ci sono milioni hanno raccolto invece e custodito i semi come Vandana Shiva e si sono presi cura delle piccole cose.

Citando Nazim Hikmet:

“Viviamo con molta gratitudine.

La luce del sole sull’acqua ci colpisce.
Il platano, me, il gatto, il sole e anche la nostra vita.”

(prosegue…)

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La gloria dell’esperimento americano

In questi giorni il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, sta cercando di giustificare l’omicidio in un altro paese di un ufficiale di un terzo paese.

Per controbatterlo, gira in rete il video di un suo discorso tenuto il 15 aprile del 2019, alla Texas A&M University. Sull’autenticità non c’è dubbio, visto che il  testo si trova trascritto sul sito del Segretario di Stato stesso, e merita di essere letto per intero.

Ma sono particolarmente interessanti diciotto secondi del discorsi, registrati a video, non per ciò che dicono sulla CIA, ma perché riassumono qualcosa di enormemente più importante: The glory of the American experiment, come dice lui – la fantastica storia di hustler che hanno creato in così breve tempo lo scherzo più ricco, assurdo e devastante della storia umana.

Leggo che i nonni di Mike Pompeo (Wikipedia ci precisa la pronuncia,/pɒmˈp/) si chiamavano Giuseppe Brandolino e Carmela Sanelli ed emigrarono negli Usa da Caramanico Terme, in Abruzzo.

Ebbero un figlio che si chiamava Wayne Pompeo, e non ci è dato sapere da dove siano piovuti il nome o il cognome (roba che il Cliente sceglie come i transattivisti oggi scelgono i propri pronomi).

Il figlio dell’improbabile Wayne fa la scuola militare a West Point, poi diventa un imprenditore di macchine per ammazzare la gente dall’aria, vende la Nex-Tech Aerospace alla Lockheed, poi dirige una ditta petrolifera e infine passa a dirigere la CIA.

Ecco il figlio di Wayne, davanti a un pubblico entuasiasta di studenti texani:

“quando ero un cadetto – come fa il motto dei cadetti dell’accademia militare di West Point? ‘Tu non mentirai, non ingannerai, non ruberai, né tollererai che altri lo facciano.’

Io sono stato il direttore della CIA.

Noi abbiamo mentito, noi abbiamo ingannato, noi abbiamo rubato.

(risate)

Era, insomma, tutta una specie di corso di addestramento.

(applausi)

E’ questa la gloria dell’esperimento americano.””

(notate che sotto il video, di indubbia autenticità, Youtube/Google precisa in sostanza che potrebbe trattarsi di propaganda russa).

Poi penso alle parole di Little Big Man, che conosco solo dal film (ma devo leggere il romanzo originale).

A 111 anni di età un anziano cresciuto sospeso tra i bianchi e gli Cheyenne, narra la propria storia, che è quella di tutta la terra tra il Pacifico e l’Atlantico (e che è un po’ anche la mia, di storia).

Racconta di come Allardyce T. Meriweather – nome improbabile quanto Wayne Pompeo – gli avesse insegnato la gloria dell’esperimento americano.

Meriwether disse:

“Old Lodge Skins [l’anziano Cheyenne] ti ha dato una visione di un ordine morale nell’universo, ma non ce n’è.

Le stelle brillano nel vuoto, caro ragazzo,

e le creature bipedi tramano e sognano sotto di loro, del tutto in vano.

La gente crederà a qualunque cosa, più è assurda e meglio è:

Le balene parlano in francese in fondo al mare.
I cavalli d’Arabia hanno ali d’argento.
I pigmei si accoppiano con gli elefanti nell’Africa più nera
Sono tutte idee che io ho venduto”.

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