“Sviluppo sostenibile”

Dovendo tradurre per la trecentottantanovesima volta in poche settimane l’espressione sviluppo sostenibile, ho cercato una definizione di questo curioso concetto.

Me l’ha fornita oggi l’amico Marco Sclarandis:

“La botte piena, la moglie ubriaca, l’uva nella vigna, l’oste che non ti presenta il conto.

E che il vino sia buono, ovviamente.”

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Idoli e apparenze

Non sta sui social?
“Li detesto. Voglio passare all’altro mondo senza aver dato un solo euro a Zuckerberg”

Rossana Rossanda, 2018

“Abbiamo eliminato il mondo reale: che mondo ci resta? Il mondo delle apparenze, forse? Ma no! Assieme al mondo reale, abbiamo eliminato anche il mondo delle apparenze

Friedrich Nietzsche, 1888, nel Crepuscolo degli Idoli

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Paolo Attivissimo: i trucchi di un cacciabufale

Come sapete molto bene, qui si ama discutere con persone che hanno punti di vista radicalmente diversi dai miei.

Ho problemi però con i polemisti che fingono di non sostenere alcun punto di vista, ma solo di farvi sapere i fatti. Mentre fanno così, esattamente per sostenere il proprio (legittimo) punto di vista.

Un esempio da manuale è un articolo sul 5G di Paolo Attivissimo.

Paolo Attivissimo l’ho conosciuto ai tempi del primo CICAP, allora una simpatica congrega di giovani STEMisti che si divertivano a smascherare le furbesche affermazioni di sedicenti maghi e simili.

Poi si sono dati alla politica senza dirlo, e mi dispiace.

Il 5G è un nuovo standard tecnologico per le reti cellulari.

Nulla di molto originale nelle sue componenti, ma serve a moltiplicare fino a cento volte la velocità delle connessioni, con un tempo di attesa fino a cinquanta volte minore, e soprattutto, il 5G permette di collegare fino a un milione di oggetti per km2. Anche, brutalmente, aumentando in maniera enorme le antenne, e dove non arrivano quelle terrestri, ci arriveranno migliaia di satelliti.

Questo permetterà il passaggio dall’era in cui i ragazzini si facevano i selfie con il telefonino, all’era in cui tutto ciò che ci circonda diventerà un’unica rete planetaria di dispositivi, in mano a quattro o cinque iperaziende infinitamente più potenti di qualunque Stato (certo, tutte immancabilmente sostenibili, verdi e inclusive), dando vita a quella che chiamano la Quarta Rivoluzione Industriale.

Klaus Schwab è fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, che rappresenta le mille più potenti aziende del mondo (comprese appunto quelle quattro-o-cinque).

Ha scritto un libro che si intitola proprio la Quarta Rivoluzione Industriale, e che sul sito del Forum viene presentato così:

“Supercomputer onnipresenti e mobili. Robot intelligenti. Auto a guida autonoma. Miglioramenti neurotecnologici del cervello. Modifica genetica. L’evidenza di un cambiamento radicale è tutt’intorno a noi e sta avvenendo a velocità esponenziale.

Questa quarta rivoluzione industriale è […] caratterizzata da una gamma di nuove tecnologie che stanno fondendo il mondo fisico, digitale e biologico, influenzando tutte le discipline, le economie e le industrie e che mette in crisi persino ciò che intendiamo per essere umani.”

Potremmo contrapporre idee molto forti per discutere di questo mondo che il 5G dovrebbe introdurre:

sarà un paradiso o un inferno?

Interverranno altri fattori – come la crisi delle risorse – che lo vanificheranno?

Il principale ideologo delle mille aziende più potenti del pianeta è un narcisista che sta delirando?

Paolo Attivissimo, invece, si presenta come l’esperto obiettivo, che ci capisce di informatica (e vi assicuro che ci capisce davvero).

Obiettivamente, intitola il suo articolo 5G, miti da smontare e paure pilotate”.

Su Internet, la gente non legge articoli lunghi, per cui presenta subito la conclusione prima di spiegarla:

“Siete preoccupati per il 5G, la nuova tecnologia cellulare di cui si parla tanto? Non c’è nessun motivo concreto per esserlo.”

Fin dove arrivano le mie competenze (molto inferiori alle sue), non dice esattamente cose sbagliate. Leggiamo ad esempio questa frase:

“In molti casi il 5G riduce questa esposizione perché usa meno energia e (in alcuni casi) adotta frequenze che penetrano molto meno nel corpo rispetto alla telefonia mobile attuale.”

In alcuni casi, i fumatori vivono più a lungo dei non fumatori e in molti casi non sviluppano mai tumori…

Ma perché qualcuno avrebbe dei problemi con il 5G?

L’anticomplottista Attivissimo stana quelli che complottano contro la nuova tecnologia (spoiler, non sono gli ebrei ma i russi):

Sembra inoltre che la paura del 5G, lungi dall’essere un fenomeno spontaneo, sia accuratamente alimentata da chi fa disinformazione per mestiere e per tornaconto: il New York Times ha tracciato la campagna anti-5G di RT America (che è il nuovo nome della filiale americana del canale Russia Today, organo di propaganda del governo russo) […] Lo scopo della campagna russa sarebbe ostacolare l’introduzione del 5G (e i relativi miglioramenti di efficienza, con nuove opportunità di lavoro e commercio) nei paesi concorrenti, in modo da trarne un vantaggio strategico.

Poi Paolo Attivissimo dice una cosa assolutamente giusta:

“la fonte più intensa [di radiazioni] spesso non è l’antenna di telefonia mobile, ma (oltre al proprio telefonino) il Wi-Fi domestico o il Bluetooth del televisore smart o degli auricolari senza fili che ci mettiamo direttamente dentro le orecchie, vicinissimi al cervello. E si scopre anche che la distanza dalle fonti conta tantissimo: se cambia da un centimetro a un metro, l’intensità scende di diecimila volte. Se dormite con lo smartphone acceso sul comodino, fateci un pensiero.”

Mi sono laureato in lingue orientali, e conosco i miei limiti.

Ma siccome queste cose cambieranno, in maniera radicale, la vita mia e quella dei miei figli, non posso usare la mia ignoranza, come scusa per chinare la testa di fronte a quelli che “ne sanno di più”.

Da quello che ho capito, mi sembra ampiamente dimostrato, da molti decenni, che il contatto stretto con una fonte di radiazioni non ionizzanti – come uno smartphone – possa creare danni biologici che non auguro nemmeno a Bill Gates.

E infatti il problema è esattamente “lo smartphone acceso sul comodino“, molto più che l’antenna.

Bene, il motivo per cui esiste il 5G è perché le principali aziende del mondo vogliono arrivare a una situazione in cui ogni cosa con cui interagiamo, persino dentro la nostra testa, sia una specie di “smartphone acceso sul comodino”.

Ma la salute allora sarà l’ultimo dei nostri problemi, se ci sarà ancora un “noi” per lamentarsene.

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Per un’aeromovida inclusiva e sostenibile

“Fully autonomous – No human pilot – 13 minutes – click to delivery”

Pubblicità dei droni Amazon

Uber, come sapete, è una delle imprese cliccatrici che fanno tanti soldi su ciò che altri fanno con i loro corpi.

Per dirla senza mezzi termini, Uber è un paraninfo, mezzano, prosseneta, magnaccia, pappone, lenone, manutengolo, ruffiano.

Paraninfando, Uber, che opera in 900 centri metropolitani nel mondo, ha liberato l’umanità dai tassisti, sostituendoli con liberi imprenditori di se stessi, che finora hanno condotto 15 miliardi di viaggi.

Possiamo pensare quello che ci pare dei tassisti, ma è interessante sapere che Uber sta lavorando sistematicamente per liberarsi anche dei liberi imprenditori e impossessarsi di tutto il reddito di quei miliardi di viaggi.

Il lavoro più grosso Uber lo fa a terra, studiando come fare girare auto senza autisti; ma si interessano anche all’aria.

Entro il 2023, dovrebbero essere già operativi taxi aerei della Uber senza pilota a Los Angeles, Dallas e Sidney, per poi estendersi a tutto il mondo.

Insomma, da bidimensionali, le autostrade diventeranno tridimensionali.

Questo richiede un adeguamento normativo mondiale, e quindi bisogna creare le regole della Urban Air Mobility.

Ci stanno già lavorando “da Airbus a Boeing, da Uber a Ups, fino a FedEx, Lockheed Martin, Porsche e Bmw“, oltre a Google, Ups, la Honeywell (che fa tutte le bombe atomiche dell’arsenale statunitense), Amazon, Hyundai e presumiamo molti altri.

La lista dovrebbe far riflettere, perché stiamo parlando di aziende che nel bene o nel male stanno sbucaltando il mondo – come Google o Amazon – accanto ai principali fornitori del dispositivo militare statunitense, accanto al motore rombante della potenza tedesca.

Scommetto che se ci mettessimo a scavare, scopriremmo che gli azionisti di quasi tutte queste imprese siano sempre gli stessi fondi di investimento anonimi, che a loro volta sono azionisti gli uni degli altri, e alla fine abitano – almeno per il fisco – tutti nelle Isole Cayman.

Questo Caimano Senza Volto e Senza Luogo deve crescere, e avendo saturato il saturabile, deve aprire nuovi mondi o crepare.

Si era mangiato finora proprio tutto, tranne il fondo dell’Oceano e lo spazio aereo urbano.

Alla definizione delle nuove norme per mangiarsi lo spazio aereo urbano, partecipa anche la Nasa, che pure in teoria sarebbe un ente pubblico statunitense.

Infatti, il Coso Volante senza Volto è inseparabile dal suo gemello militare, che è inseparabile dallo Stato più potente del mondo: nel 2010, il Congresso degli Stati Uniti approvò il National Defense Authorization Act, che ordinava congiuntamente ai ministeri del Trasporto e della Difesa di sviluppare un sistema di droni per sorvegliare le strade degli Stati Uniti.

A realizzare il progetto, fu la General Atomics, che si autodefinisce, “a visionary pioneer with a unique and powerful mission”, e ha inventato i droni dai graziosi nomi di Predator e Reaper.

Come forse sapete, o forse no, un paese con cui la nostra Italia intrattiene rapporti diplomatici paga tanti piccoli esseri umani perché passino la giornata lavorativa dietro una sorta di console da videogiochi, da dove mandano il predatore e il mietatore ad ammazzare esseri umani a distanza di migliaia di chilometri.

Macelleria virtuale human-to-human

Capita a volte che un videogiocatore ammazzi trenta contadini a caso, ma l’obiettivo sta nell’Afghanistan, e lì non c’hanno avvocati.

Per questo, io iniziavo a preoccuparmi, pensando alla movida tridimensionale in San Frediano, con i buontemponi che alle tre di notte avrebbero potuto lanciare bicchieri da cocktail contro la mia finestra, dai loro aerei senza pilota, mentre venivano inseguiti dai droni dei vigili urbani che cercavano di multarli.

Ma non c’è da preoccuparsi.

La grande riforma planetaria dell’Urban Air Mobility sarà coordinata dal World Economic Forum, quelli che hanno ospitato Greta Thunberg a gennaio.

E ci assicurano che la nuova frontiera sarà tutto insieme, sicuro, sostenibile, equo e non intaccherà l’occupazione, “in un quadro inclusivo“.

Airbus va oltre, perché oltre a produrre zero emissioni, annullando tutte quelle odiose leggi della fisica, è pure olistico come i massaggiatori New Age.

Allora, una domanda.

Domenica si vota in Italia.

Ho capito benissimo come la pensano tutti gli schieramenti in questione sulla Seconda Guerra Mondiale.

Ho capito come la pensano sui ragazzotti arrivati freschi freschi dal Gambia, che o sono tutti spacciatori, o sono tutti poveretti da includere.

Ho capito che alcuni dicono che ci vogliono meno deputati in parlamento, e altri no.

Ma qualcuno mi aiuti a capire come la pensano sulla Urban Air Mobility, che mi sembra immensamente più importante.

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Carrelli del Supermercato in Plastica Colorata. Malvagità allo Stato Puro o Tecnologia Avanzata?

Oggi riaprono le scuole, e lo Stato italiano si appresta a distribuire undici milioni di mascherine di plastica usa-e-getta al giorno agli studenti.

Una buon occasione per rubare dal blog di Ugo Bardi la riflessione che segue.

Perché mette insieme i nodi fondamentali che abbiamo davanti.

Dopo aver letto questo post, si capisce perché non si può uscire dal petrolio, dalla plastica, dall’inquinamento: cioè dal meccanismo che prende dall’ambiente più di ciò che l’ambiente può dare, e lo restituisce sotto forma di rifiuti.

E quindi la domanda da fare non è “come si può cambiare rotta?

La domanda vera è, “come possiamo prepararci in modo intelligente al naufragio?”

Ma qui vediamo anche come ciò che chiamiamo inquinamento si intreccia inscindibilmente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale che tutto vede e controlla – la futura “città smart” – e alla fine del lavoro umano.

Carrelli del Supermercato in Plastica Colorata. Malvagità allo Stato Puro o Tecnologia Avanzata?

Posted by Ugo Bardi

domenica 13 settembre 2020

Posted by Ugo Bardi Quando mi sono trovato davanti questo aggeggio, l’ultima volta che sono stato a fare la spesa al supermercato, la prima impressione è stata di trovarmi di fronte a una manifestazione di malvagità allo stato puro – Sauron l’oscuro davanti a me nella sua livrea colorata di arancione. 

Cosa ci sarà mai stato di male nei vecchi carrelli d’acciaio, mi sono detto?

L’acciaio si ricicla bene, anche se viene disperso nell’ambiente non causa grossi danni, poi, comunque ha un certo valore di scarto per cui c’è una certa convenienza a recuperarlo da parte di quelli che lavorano con i rottami di ferro.

Perché sostituirlo con la plastica, anche se più bella e colorata?

Certo, sicuro, la parola magica è “riciclare” — la plastica si ricicla. Si, in teoria, ma mentre l’acciaio ha un certo valore di scarto, la plastica no. Il riciclo della plastica è un costo che qualcuno si deve accollare. Ora, sicuramente il supermercato che ha acquistato questi carrelli non credo che li voglia buttare nei cassonetti (anche se non ho trovato niente di scritto nel loro sito su cosa ne faranno quando saranno da sostituire).

In ogni caso, nessun processo di riciclo della plastica è efficiente al 100%.

Qualcosa va sempre perso e mi posso immaginare certamente di trovare qualcuno di questi bei carrelli arancioni in qualche bosco dove nessun ferrivecchi andra mai a recuperarlo. 

Poi, cosa vuol dire riciclare?

Vuol dire che dalla plastica dei vecchi carrelli si fa granulato di plastica dal quale si possono fare altri oggetti di plastica.

Di solito, la plastica riciclata ha un colore grigiastro molto brutto ed è di cattiva qualità per tante ragioni. Per questo, la si usa per oggetti di scarso valore, tipo cassette della frutta o vasi da fiori.

Bene. Ma di questi oggetti, poi, cosa se ne fa?

Ben che vada, finiscono in un inceneritore a produrre gas serra.

Più probabilmente, finiscono dispersi nell’ambiente e ce li ritroviamo nelle cose che mangiamo.

 Questo vuol dire che fare dei carrelli di plastica è davvero il lavoro di Sauron l’oscuro? Forse no, c’è una logica nei carrelli di plastica.

Potete ritenerla perversa ma è una logica — o perlomeno ci potrebbe essere. Uno dei punti critici dei supermercati attuali è il “collo di bottiglia” delle casse, dove i clienti devono perdere un sacco di tempo a tirar fuori gli oggetti dai carrelli per poi rimetterceli.

Avrete notato che hanno provato un sacco di metodi per evitare di dover fare questo “giro di cassa” (letteralmente) e poter finalmente licenziare le cassiere: scanner individuali, scontrino fai-da-te, e altre cose.

Ma nessuno ha mai veramente funzionato. 

Allora, ecco l’ideona: la trovate scritta qui: https://www.polycartgroup.com/old/it/rfid.htm – nel futuro, tutti i prodotti venduti al supermercato avranno etichette RFID (Radio-frequency identification).

L’etichetta RFID è un trasmettitore passivo: sottoposto a un segnale radio, ritorna un segnale che si può decodificare con un numero che corrisponde alla merce etichettata.

A differenza del “bar code” l’RFID non deve necessariamente essere visto dal raggio laser maneggiato dalla cassiera. Il problema è che i carrelli di acciaio danno interferenze con le schede RFID, ed ecco la ragione del carrello in plastica. E’ in preparazione all’etichettatura RFID. 

Ora, però c’è un problemino: da quello che ho letto su questo argomento, anche con le schede RFID non è che puoi semplicemente buttare tutta la spesa dentro il carrello e passare dal sensore. Le varie schedine interferiscono fra di loro e quindi devi comunque mettere ogni prodotto separatamente su un nastro che passa dal sensore.

Se è così, tanto valeva utilizzare il carrello di acciaio.

A questo punto, è difficile dire se il carrello arancione in plastica sia un’idea intelligente verso un miglioramento tecnologico, oppure un’idea di marketing da quattro soldi ispirata da Sauron, il signore dell’oscuro.

Quello che è certo è che il progresso tecnologico non va necessariamente verso un miglioramento dell’ambiente. 

Un’altra cosa certa è che si prospettano tempi duri per chi fa la cassiera/il cassiere al supermercato.

Ma così va la vita: chissà se i robot-cassiere saranno di plastica o di acciaio?

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Utopia

La utopia è il paese che non c’è.

Ou in greco vuol dire, non, topos vuol dire luogo.

Di solito, utopia vuol dire un luogo che oggi non c’è, ma chissà nel futuro….

Invece, vi voglio raccontare del paese che non c’è più, mica dobbiamo sempre situare nel futuro le nostre utopie.

Erano circa quaranta famiglie, raccolte attorno a una chiesa di cui resta appena un muro (e ancora si racconta dell’infamia dell’ultimo prete), e a un fontanile, dove scorre ancora l’acqua, però solo Ivano sa dove quell’acqua nasce e scorre.

Ogni anno, mi viene un attacco alla pancia, e mi chiedo, nel fontanile ci saranno ancora le salamandre?

Ieri, ci abbiamo contato sei salamandre: leggerissime, lucertole subacquee che a volte usano le zampe per camminare sulle alghe con la delicatezza di gatti, a volte nuotano come pesci con le loro code.

Ci chiediamo, come saranno arrivate lì, e non lo sanno nemmeno loro.

La Chiesa del Paese che Non c’è Più

La gente del Luogo che Non c’è Più erano mezzadri, quindi con il padrone che misurava il raccolto e dovevi stare sempre attento che non ti fregasse.

L’Uomo del Paese è nato lì dove oggi non vive più nessuno, e sa parlare ancora la lingua che morirà con lui.

La parlata del Luogo che Non c’è Più è particolarmente strana, perché sembra che sia l’archetipo di tutto l’italiano. Anche le parole che non esistono più, ti sembrano che doverbbero esserci in italiano.

Da bambino, L’Uomo del Paese si faceva tre chilometri ad andare e tornare, per arrivare alla scuola, sotto neve e pioggia e sole; e la scuola, l’ha assorbita tutta.

Giù nella Maremma, dove si transumava, l’ha riconosciuto un piccolo padrone che aveva grandi libri, e gli ha permesso di studiare; e così a forza di volontà, l’Uomo del Paese è diventato ingegnere aerospaziale, e ci racconta storie di Russia e di America e di Giappone.

Ma andato in pensione, è tornato al paese che non c’è. In silenzio come sempre, perché i contadini sono timidi.

L’Uomo del Paese ci racconta il senso del verbo, arociare.

La rocia era il ramo di salice, che si raccoglieva lungo il fiume, andà a rocie, per farne dei legacci per le fascine; e ci racconta di come si costruivano le tregge, assi di legno a formare una slitta; e tira fuori la stadera, con i suoi du’ canti, per pesare le cose.

Gli racconto dell’Olanda, delle grandi finestre sulle stradine, che la gente non chiude mai, perché sarebbe vergogna nascondersi.

E l’Uomo del Paese riconosce subito qualcosa di familiare, e mi dice come nel mondo delle classi tutti hanno qualcosa da nscondere, mentre nel Paese che Non c’è Più, nello spiazzo, la sera, la gente si radunava sotto gli alberi.

Gli chiedo se c’era la corrente elettrica, e mi dice, che c’era nelle case, ma non fuori, e quindi la gente si riuniva sotto la Luna.

Nel Luogo che Non C’è Più ci siamo presi tutti le zecche (ne ospitai una, poretta per una settimana, sulla spalla), ma mi dice che non succedeva allora.

E poi mi dice, e non so se abbia torto o ragione, che quando si fa come gli olandesi, deve essere perché si ha un gran bisogno.

Noi avevamo tutti bisogno gli uni degli altri, e non ci potevamo permettere l’invidia, non sapevamo cosa fosse. O meglio, qualcuno si comportava male, ma sapevamo tutti che era uno strano.

Hai visto come sono fatte le nostre case.

C’è il cucinone, che è la casa, con il focolare e la madia; e ci sono le camere.

Abbiamo dormito, questa notte, proprio in una camera, nel lettone con l’immagine di San Giuseppe che veglia su dormenti e amanti.

Nel cucinone, tutti entravano, senza chiedere e senza bussare, perché ci davamo tutti una mano a vicenda, per forza.

E per un attimo penso all’immane catastrofe che attende i nostri figlioli.

E mi attacco disperatamente alla testimonianza dell’Uomo di Paese, perché è tra i pochissimi, fuori dalle menzogne dei fissati con le ideologie, che mi abbiano raccontato che è davvero possibile per gli esseri umani vivere insieme.

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Giornalisti e altri truffatori

E’ salutare ogni tanto turarsi il naso e tuffarsi nella puzzolente voragine del Giornalismo Ufficiale.

Domani ci sarà una manifestazione a Roma “Contro i palazzi del potere, contro la dittatura sanitaria, finanziaria e giudiziaria” e “per ottenere la cancellazione delle leggi Azzolina e Lorenzin”.

Sospendiamo ogni giudizio sui contenuti della manifestazione, e passiamo a vedere come il Giornalismo Ufficiale rappresenta questa manifestazione.

Iniziamo con Repubblica-Espresso:

Passiamo poi alla Stampa:

Al Fatto Quotidiano:

E da qui nasce la solenne condanna dell’ANPI:

Bene, tutta la storia è una bufala, una balla, una fake news, come amano dire i cultori del Giornalismo Ufficiale quando si presenta come argine di serietà in un mondo di complottisti.

Forza Nuova non ha organizzato un bel nulla.

La manifestazione è stata organizzata esclusivamente da un gruppo di mamme, nato sui social quest’estate, che si chiama appunto Il Popolo delle Mamme. Basta andare sul loro sito per capire che avranno tutti i pregi o difetti di questo mondo, ma non c’entrano nulla con l’estrema destra.

A comunicare alla Questura la manifestazione è stata la presidente dell’associazione del Popolo delle Mamme, quindi la paternità – o meglio la maternità – della manifestazione è certa.

A un certo punto, Giuliano Castellino, un ultrà romano con precedenti e processi per cocaina e truffa, manda un comunicato stampa a costo zero per lui, rivendicando l’organizzazione della manifestazione al suo piccolo gruppo di coattelli romani attempati, denominato Forza Nuova.

E i media credono, o trovano comodo credere, al signore con precedenti e processi per cocaina e truffa, senza nemmeno fare clic sul sito delle legittime organizzatrici.

Il meccanismo degli opposti squallori è evidente.

Il signore con precedenti e processi per cocaina e truffa fa un falso, sapendo non solo di mentire, ma che sarà creduto.

Sarà creduto perché il suo comunicato a costo zero permetterà di squalificare la manifestazione, presentandola come un coacervo mitologico di mostri “antiscientifici” e “fascisti”, che fa anche notizia.

E permette di inserire un movimento difficile da classificare, nello schema Seconda Guerra Mondiale, risvegliando pure i partigiani.

Ovviamente, il signore con precedenti e processi per cocaina e truffa sa benissimo che il suo comunicato avrà un effetto disastroso per la manifestazione, i cui veri contenuti scompariranno davanti a una polemica totalmente fasulla. Però guadagna un altro quarto d’ora di gloria per se stesso.

Ecco il comunicato, inascoltato, che le vere organizzatrici della manifestazione hanno mandato alla stampa:

Roma, 1 settembre 2020

In relazione agli articoli di stampa comparsi su Repubblica, il Giornale.it, L’Espresso di oggi 1 settembre 2020, inerenti la manifestazione del 5 settembre ‘Salviamo i bambini dalla Dittatura Sanitaria , intendo precisare quanto segue:

1) la manifestazione è organizzata dal Popolo delle Mamme, un’Associazione costituita e registrata a Torino in data 27/08/2020 il cui sito internet è www.popolodellemamme.it (si allegano Statuto e Atto Costitutivo)

2) La piazza Bocca della Verità di Roma per lo svolgimento della manifestazione del 5 settembre, è stata richiesta in Questura dalla sottoscritta Tamara Bardella, presidente e legale rappresentante della suddetta Associazione ( si allegano documenti di richiesta alla Questura), inoltrando la richiesta per conoscenza anche alla Prefettura di Roma e al Sindaco. La Questura ha autorizzato la Manifestazione mettendo a disposizione la Piazza Bocca della Verità dalle 16 alle 20 di sabato 5 settembre.

3) Smentisco in maniera categorica qualsiasi ruolo in regia politica o quant’altro da parte del Vice Segretario di Forza Nuova il sig. Castellino, persona da me non conosciuta, e di cui sia io, sia qualsiasi membro del Direttivo dell’Associazione Popolo delle Mamme, non condividiamo ideologie politiche né l’adesione al suo partito, in una qualsiasi forma e maniera.

4) Faccio presente che l’atto di constatare come su un proprio organo di stampa, l’esponente di Forza Nuova in questione, si compiaccia delle massicce adesioni di gruppi, associazioni e personalità, nessuna delle quali di estrema destra, non autorizza dei giornalisti a diffondere una notizia destituita di qualsiasi fondamento, e cioè che vi sia una regia politica da parte di un partito di estrema destra, peraltro numericamente e politicamente molto esiguo nel panorama politico, sociale ed economico della nostra Nazione.

5) Evidenzio che chiunque, italiano e non, potrà partecipare alla manifestazione del 5 Settembre del Popolo delle Mamme, poiché essa è organizzata con un carattere apartitico e trasversale in modo perfettamente funzionale alle istanze di sicurezza, Libertà, Democrazia e benessere che devono essere di tutti gli italiani, e dei più piccoli in particolare.

6) Mi preme informare che ho dato mandato all’avvocato Polacco di procedere con le diffide di Legge riguardo agli organi di Stampa protagonisti di questa distorsione mediatica, nonché agli esponenti politici e ai Partiti che cercassero di perpetuare una qualche condotta scorretta e inaccettabile. Se le prevaricazioni sugli organizzatori della manifestazione persistessero, e venissero propagate altre fake news, come quella sua regia politica di estrema destra, senza alcun indugio daremo seguito alle denunce.

7) Invito tutti gli organi di stampa e di informazione, in stretta relazione alla manifestazione del 5 settembre, a considerare solo i comunicati Stampa del Popolo delle Mamme firmati dalla sottoscritta o dalla portavoce ufficiale Tiziana Coppola, e per quanto riguarda un loro legittimo ambito di libera espressione, unicamente i Movimenti e i gruppi che hanno chiesto di aderire all’iniziativa e la loro richiesta è stata accettata dal Popolo delle Mamme. Sarà mia cura ufficializzare le adesioni dei vari Movimenti e/o Gruppi, o personalità, che sono inseriti a pieno titolo nelle dinamiche di organizzazione o di divulgazione mediatica dell’evento in Piazza Bocca della Verità, e tra cui non compare, e mai comparirà Forza Nuova, né qualsiasi altro partito di estrema destra, centrodestra, centro sinistra o estrema sinistra.

Associazione “Popolo delle Mamme” CF: 95639480011

Tamara Bardella

3458643669

Invito a contattare la portavoce Tiziana Coppola (3293423466) per qualsiasi ulteriore chiarimenti

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Rinascimento Rionale, dodici proposte

Stamattina eravamo alle Murate, che un tempo era un carcere (ci passò un po’ di tempo un mio amico bibliotecario).

E c’erano anche due commentatori di questo blog, del tutto inattesi, un contadino antropologo messicano e una contadina toscana che guida il trattore, e bada a tre figlioli.

C’era poi una bella selezione di umanità, tra cui spiccava Giannozzo Pucci, ideatore della Fierucola, che si svolge da decenni nel cuore di Firenze, dove tutti noi abbiamo acquistato formaggi e frutta e giochini in legno, creati da quei matti, che hanno il coraggio di andare a fare i contadini e gli artigiani di questi tempi.

E che oggi se la passano meglio di quelli che pensavano di fare i furbi, poi è arrivato il Covid…

Insieme, abbiamo scritto questo manifesto per Firenze, e non solo, perché sono idee che potrebbero avere valore anche altrove. Sono idee ancora sparse, confuse, e che ovviamente avranno senso soltanto se riusciamo a farle diventare vere, a vincere immense montagne di ostacoli burocratici, per poter affermare l’ovvio:

che noi siamo esseri nati per camminare su due gambe, e il nostro mondo deve essere accessibile nel giro di quindici minuti a piedi.

Il manifesto che segue è stato scritto velocemente, è imperfetto, è sbilanciato tra diversi elementi (e non sono necessariamente d’accordo su tutti), ma la perfezione non è di questo mondo. Prendetelo come un inizio (preciso, io non ho contribuito quasi nulla a questo testo).

Per una città di prossimità: 12 proposte per una città a misura di persona.

Gli ultimi decenni hanno spesso portato a città a misura di automobile.

Si abita in un luogo in cui si trascorrono quasi soltanto le ore in cui si dorme, si lavora in un altro luogo, si fanno acquisti nella grande distribuzione organizzata, eccetera.

I centri storici hanno perso il proprio tessuto produttivo e le loro funzioni e pian piano si sono svuotati, così come i piccoli borghi.

La recente pandemia ha svelato, tra le altre cose, la necessità di ridare vita e funzioni a molte zone delle città, l’importanza di una economia di prossimità, l’urgenza di un mondo in cui le persone, il cibo che mangiano, le cose che producono e consumano, si muovano un po’ meno.

Questo comporta un ripensamento delle città su base rionale: in molti luoghi si inizia a parlare di “città dei 15 minuti”, una città dove casa, lavoro, spesa, svago, siano raggiungibili per lo più a piedi, un maggior tempo trascorso all’interno di una realtà locale sempre meno spersonalizzante e sempre più accogliente, sempre più simile a una comunità.

Una città del genere dovrebbe essere organizzata in unità più piccole degli attuali quartieri: rioni aventi 10-15mila abitanti al massimo: questo è infatti il limite massimo all’interno del quale si riesce a identificare una realtà comunitaria.

Per raggiungere questo obiettivo servono scelte e proposte concrete.

Proviamo a elencare alcune idee, 12 proposte per una trasformazione della città in senso rionale.

1) Servizi sanitari: In ogni rione un centro sanitario di base, con i medici di famiglia, i pediatri, il consultorio. Un posto in cui fare un prelievo dovrebbe esistere in ogni rione, a pochi minuti a piedi dalla propria abitazione.

2) Centro civico: In ogni rione un centro, che possa essere multifunzionale, luogo di aggregazione, ufficio per la burocrazia di base e aiuto nel disbrigo di pratiche in digitale, sede per un mediatore civile e commerciale

3) Rappresentanza e Gestione dei beni comuni: Il rione elegge i propri rappresentanti, residenti nel rione stesso. La natura geografica e sociale del rione permette ai rappresentanti di conoscere le caratteristiche del proprio territorio. Il rione deve essere dotato di un piccolo bilancio e risorse da impiegare, con rendicontazione, in regime semplificato.

4) Servizi per la riparazione e il recupero degli oggetti. Quei mestieri che consentono di andare nella direzione delle “tre R” dovrebbero essere presenti come servizi di prossimità ed essere incentivati, con sconti su TARI, IMU, canone d’affitto eccetera.

5) Mercati rionali. Firenze ne ha 29. Questi mercati dovrebbero il più possibile essere agganciati al territorio e anche alle piccole produzioni, magari anche hobbistiche, presenti sul territorio, il loro potenziamento deve andare di passo con il potenziamento di orti rionali, ovunque possibile, anche recuperando spazi dismessi o sottoutilizzati.

6) Servizi di coworking e smart working: una rete di spazi recuperando dei fondi sfitti, uno per ogni via o quasi, luoghi in cui trovare una scrivania, un collegamento internet e alcune “facilities”, la rilocalizzazione dell’economia avrà un carattere unitario e sarà guidato dall’obiettivo di realizzare reti economiche imperniate su reciprocità e solidarietà, oltre che su un sempre maggiore adeguamento del numero di posti di lavoro presenti sul territorio e il numero dei suoi abitanti (logica “uscio e bottega”).

7) Banche del tempo ed economie locali: il ruolo delle banche del tempo è duplice: da un lato favoriscono scambi prevalentemente locali, dall’altro in un tempo di crisi, in cui tante persone con delle competenze importanti potrebbero trovarsi inoccupati o disoccupati, possono diventare un ausilio mettendo in contatto domanda e offerta. potrebbero essere inserite in più ampi “centri per l’economia locale”, in cui si attivano circuiti di microcredito locale, si sperimentano economia del dono e/o valute locali

8) Verde pubblico. Una rete di giardinieri a cui viene affidata una piccola zona, equivalente a 1-2 ettari di verde massimo a testa, che operano in sinergia con associazioni e cittadinanza locale. Togliere spazio al suolo impermeabilizzato, piantando alberi ovunque possibile. Gli operatori del verde e la cittadinanza dovranno essere formati ai principi dell’ecologia e della gestione sostenibile degli ecosistemi urbani.

9) centri rifiuti ed ecostazioni. Diffusi capillarmente. Immaginando un futuro con servizio di rifiuti porta a porta, esso dovrebbe essere affiancato da piccoli centri per il conferimento.

10) parcheggi e riparazioni bici: Ogni rione dovrebbe avere adeguati parcheggi sicuri e luoghi di riparazione bici. Un piccolo fondo di qualche decina di metri quadri può diventare un “garage”, magari abbinato a un’officina di riparazione.

11) zone pedonali: le zone pedonali non dovrebbero essere soltanto in centro, ma in ogni rione. Ogni grande modifica urbanistica, come ad es. la costruzione di un grande centro commerciale o il ripensamento di una grande area dovrebbe essere fatta con percorsi davvero partecipativi.

12) zone 30 per stimolare la mobilità dolce, zone realizzate anche con accorgimenti che impediscono fisicamente il raggiungimento di grandi velocità.

Queste 12 proposte vogliono essere un punto di partenza per imprimere alla città una direzione diversa, per molti versi opposta a quella che ha seguito per decenni.

A questa riflessione sulla città, che si concentra maggiormente sulle sue funzioni, si affianca una riflessione sulle “forme”, sui volumi costruiti, sugli edifici, sulle superfici occupate.

Alcune di queste 12 proposte richiedono scelte amministrative a livello locale, altre chiedono scelte di portata regionale o superiore, o modifiche di alcuni decreti.

L’adozione di queste suggestioni può però già essere fatto a livello di comune o anche di quartiere, per cercare di indirizzare la città del futuro.

Oltre ai relatori, collaborano e aderiscono per primi all’appello che presenteremo tante altre personalità e realtà, in ordine alfabetico:

Caterina Arciprete, ricercatrice sociale

Associazione Confluenze

Associazione Ideale Ambiente

Associazione Piazza della Vittoria

Giovanna Balzanetti, Università di Firenze

Ugo Bardi, Università di Firenze

Mania Brundu, attivista ecologista

Fanny Di Cara, Università di Firenze

Comitato Cittadini Villa Strozzi

Grazia Francescato, politica e attivista, ex presidente della Federazione dei Verdi

Piero Funis, architetto

Alberto Magnaghi, architetto e urbanista

Rita Micarelli, ecologia umana

Pinuccia Montanari, ex amministratrice a Reggio Emilia, Genova, Roma

Silvia Pennazzi, rivista Senso Comune

Beniamino Peruzzi, Università di Pavia

Giogio Pizziolo, Università di Firenze facoltà di Architettura

Gianfranco Polvani, sindacalista SPI CGIL

Gianni Scotto, Università di Firenze e Piccola Scuola di Pace dell’Isolotto

Lista civica “Per una cittadinanza attiva”, Bagno a Ripoli

Mauro Vaiani, CLT Comitato Libertà Toscana

Vincenzo Valenzi, direttore dipartimento medicina integrata e biofisica Unifeder

Fabrizio Valleri attivista di Libera Firenze, ex candidato sindaco, calciante de’ Bianchi.

Posted in esperienze di Miguel Martinez, urbanistica | Tagged , , , , , | 6 Comments