Perché non mi trovi su Facebook

Ci sono mille motivi per per usare Duckduckgo invece di Google, non avere lo smartphone, non essere accesibili su Whatsapp e non stare su Facebook: il primo sono quelli che ti dicono, “ma è uno strumento neutrale, dipende solo dall’uso che ne fai”.

Ma un motivo molto più importante lo spiegò Nezami, contemporaneo, all’incirca di Federico Barbarossa, che visse tra i monti del Caucaso e scrisse cinque immense opere epiche.

Una di queste opere racconta dell’amore tra il re persiano, Khosrow e la principessa d’Armenia Širin (sì, una donna sovrana che fa anche una vita avventurosa senza mai perdere la propria dignità).

Tradotta integralmente, per ora, soltanto in lingua russa, azera e italiana: quest’ultima traduzione è opera di Daniela Meneghini, che ha dedicato la sua vita a Nezami.

Šāpur è il nadim di Re Khosrow; cioè il compagno di bevute e anche il saggio consigliere.

Interrogato da Širin, dirà di sé:

Sono un uomo che ha visto molte cose, molto bene e molto male; delle cose elevate e delle bassezze del mondo, Dio non mi ha tenuto nulla di segreto; tu posa il tuo sguardo sull’universo, dalla Luna ai Pesci, e interrogami poiché io ho notizia di qualsiasi cosa: infatti ho attraversato il mondo, paese dopo paese, dai confini d’Oriente alle terre d’Occidente”.

E già qui, c’è un insegnamento importante, che la saggezza non si trova in un libro, in un curriculum, in un’ideologia, ma nel saper guardare, sempre con curiosità, l’insieme delle cose.

L’opera è anche un complesso gioco linguistico – Šāpur è di mestiere pittore, Širin è l’oggetto del suo ritratto, e la Cina è il luogo supremo dell’arte. Così, quando lei vede lui:

چو نقش چین در آن نقاش چین دید

cu naqsh-e cin dar ān naqqāsh-e cin did

leggo la traduzione di Daniela,

Alla vista del pittore cinese, quell’effige d’oriente…”

Ma mi viene la curiosità di decifrare l’originale e trovo:

“quando lei, dipinto cinese, vide lui, pittore cinese…”

La traduzione di Daniela è ovviamente la migliore possibile; ma colpisce come ogni verso nasconda altre cose ancora, che nessun traduttore può tirar fuori: il doppio rimando alla Cina, ma anche al fatto che il ritratto di lei sia opera di lui; però tutta l’opera ruota attorno ai ritratti che Šāpur dipinge, e quindi in un altro senso ancora, lei è un suo ritratto.

L’arte e la saggezza permettono a Šāpur di dare un consiglio fondamentale all’impetuoso e spesso confusionario Khosrow, e anche a me e a te a tutti coloro che regalano il proprio cuore a gratis al signor Zuckerberg:

È il cuore il tuo più intimo confidente, il cuore di un estraneo ti resta comunque estraneo e se non vuoi che ti rubino il grano, non lasciare uno sconosciuto da solo in casa tua!

Racconta i tuoi segreti al tuo miglior amico pensando che questi sia il tuo peggior nemico, e non raccontare cose delicate davanti al tuo rivale e neppure davanti al tuo compagno più intimo!

Non importa che l’amico sia sapiente oppure ignorante, tu non lasciare ricchezze a qualcuno che non ti porti affetto.

دل آن محرم بود کز خانه باشد
دل بیگانه هم بیگانه باشد
چو برده نخواهی دانه خویش
مهل بیگانه را در خانه خویش
چنان گو راز خود با بهترین دوست
که پنداری که دشمن‌تر کسی اوست
مگو ناگفتنی در پیش اغیار
نه با اغیار با محرم‌ترین یار
اگر نادان و گر دانا بود یار
بضاعت را به کس بی‌مهر مگذار

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Il fondo… ma è una tragedia?

I negatori dei cambiamenti climatici non criticano solo alcune ipotesi (in senso scientifico) sul clima stesso.

Ma sono preoccupati, cioè affermano che l’interesse, o la moda, o il panico ambientalista di questi anni costituisca un grave pericolo, da cui cercano di salvare l’umanità. Nei commenti qui, qualcuno fa l’esempio del panico terrorismo islamico del 2001, che ha portato alla guerra in Afghanistan e poi in Iraq.

Voglio regalare loro una notizia, che probabilmente riassume in sé tutti i peggiori risultati che può dare l’impegno per l’ambiente.

Tutti noi che siamo attivamente impegnati in queste cose conoscono storie analoghe, con esiti analoghi.

Questa volta i protagonisti sono due bambine inglesi di addirittura 7 e 9 anni, altro che l’adolescente Greta Thunberg.

Hanno “lanciato una petizione”:

“Ci piace andare a mangiare da Burger King e McDonald’s, ma i bambini giocano con i giocattoli di plastica che regalano per alcuni minuti prima di buttarli via e danneggiare gli animali e inquinare il mare. Vogliamo proteggere il pianeta per noi e per le generazioni future”

Possiamo sospettare quanto meno che le due minorissime siano state “spinte” dai genitori. E vanno in giro su Internet, a un’età in cui dovrebbero fare altro.

Le due non contestano per nulla le multinazionali, tacciono su tutta la filiera che va dall’agricoltura industriale in India allo sfruttamento di lavoratori precari.

Ma la cosa più interessante è la reazione delle multinazionali:

“Burger King ha invitato i propri clienti a rendere i vecchi giocattoli di plastica, non solo i loro ma anche quelli della concorrenza, fino al 30 settembre, per riciclare la plastica ottenuta e costruire nuove aree giochi nei ristoranti: chi renderà un giocattolo riceverà gratuitamente un King Junior, il pasto per i bambini.”

Traduzione: tu hai un giocattolo del McDonald’s. Se lo porti a Burger King, cercano di farti venire la dipendenza regalandoti un “pasto per i bambini”. Mentre con i giocattoli che tu regali loro, costruiscono a tue spese un’altra attrazione per i clienti.

“Anche McDonald’s ha risposto all’appello delle sorelle McEwan dicendo che i propri clienti potranno scegliere tra i giocattoli presenti normalmente negli Happy Meal e una confezione di frutta.”

Immagino i bambini che scappano piangendo, “mamma mamma voglio la frutta, odio le  macchinine!”

Tutto questo viene presentato nei media come una “vittoria”, non si sa delle bambine o delle due multinazionali, che adesso si presentano come sensibili ai propri clienti e pure ecofriendly.

Ora che abbiamo sviscerato la storia,  dobbiamo chiederci quale sia il bilancio?

Alla fine, le ditte continuano a guadagnare lo stesso. E infatti, non hanno mica chiamato gli avvocati o le guardie di sicurezza contro le bambine.

Però è anche vero che prima che ci fosse la diffusione di una preoccupazione ambientalista, la gente trovava assolutamente normale venire sommersa da giocattolini di plastica.

Adesso persino genitori, di quelli che comunque portano i figli in luoghi di perdizione come il Burger King, cominciano a porsi qualche piccolo dubbio; e ci sarà qualche oggetto di plastica (non molti) in meno in giro.

Il bilancio alla fine è appena appena sopra lo zero, e forse a imbrattare invece le vetrine di McDonald’s il bilancio invece sarebbe stato sotto lo zero.

Ma si stenta a capire perché storie del genere siano viste come paragonabili alla guerra contro l’Iraq.

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Che visione abbiamo?

Una bella discussione ieri, in coda al post sull’Urlo della Terra.

Un commentatore che si firma Oldboy scrive, in sostanza, che il mio blog sarebbe conformista, perché dice le stesse cose di Repubblica, sostenendo la falsa tesi del Global Warming, confutata da numerosi scienziati, le cui voci però restano inascoltate perché censurate da grandi interessi.

Le critiche forti di questo tipo sono sempre utili, perché mi obbligano a riflettere su ciò che sto facendo, e perché lo faccio. Inoltre, ci saranno sempre più discussioni di questo tipo in futuro, per cui è bene chiarirsi le idee prima.

Intanto, evito di rispondere sulla questione tecnica: non sono climatologo, non è climatologo – presumo – Oldboy. Se ci mettiamo a tirarci addosso reciprocamente missili preparati da altri, che noi stessi non capiamo bene, non arriveremo da nessuna parte.

Ma soprattutto, ho problemi con il concetto di Global Warming. E’ un termine che non uso, e anzi ritengo fuorviante. Ma se una discussione finisce su un falso binario come questo, vuol dire che c’è in ballo qualcos’altro.

Pensiamo a due tizi che litigano furiosamente in rete: uno sostiene, statistiche alla mano, che sono aumentati i delitti compiuti da extracomunitari, l’altro che sono diminuiti.

Sappiamo perfettamente che a nessuno dei due interessa arrivare alla verità statistica, e infatti non ci arriveranno.

Stanno discutendo di qualcos’altro, molto più importante, e che sentono con passione. Dietro entrambi c’è una visione implicita del mondo, ed è l’unica cosa veramente interessante.

Quindi, mi chiedo quale sia la mia visione del mondo, e quale quella del mio critico. Almeno con riferimento al tema “ambiente“, che è l’unico in discussione qui.

Mi rendo conto che su questo blog si parla sempre più di “ambiente”.

E’ un tema che mi interessa dall’infanzia, ma è diventato centrale per me dal luglio 2016, quando ho passato una notte in tenda nella Piana fiorentina.

E’ lì che ho toccato con mano tante cose tutte insieme.

Aandare dal centro storico-rinascimentale della città, verso le periferie collegate con lunghi tratti di asfalto percorsi da automobili che bruciano fossili sauditi giorno e notte; vedere le solitudini delle villette; attraversare la zona discarica-funzionale dei grandi esercizi commerciali e depositi dove arrivano senza posa merci dalla Cina come dal Cile.

E poi entrare in una strana landa semiselvatica, totalmente circondata da urbanizzazione, ma con i suoi aironi e i suoi silenzi.

Una landa che sta per essere annientata, perché questo è l’unico pezzo ancora non colonizzato, e la Città ha bisogno di un inceneritore per tutti i rifiuti che produce, di una terza corsia per rendere ancora più veloce il flusso di merci, e di estendere a dismura l’aeroporto per alimentare ancora di esseri umani l’industria turistica.

Un nuovo aeroporto promosso con grande energia da tutti i media locali, dalla Fondazione Bancaria che tutto decide, da politici di destra e di sinistra, con poche eccezioni; una coltre gigantesca di asfalto.

Tutto questo in una cittadina provinciale, dove le distanze sono brevi, ma so che lo stesso succede da un capo all’altro del  pianeta, in forma ben più violenta.

E’ allora che capisco una cosa molto semplice:

Noi viviamo dentro un meccanismo che – grazie al fuoco dei fossili –  divora, a velocità sempre crescente, risorse limitate e non rinnovabili, trasformandole inesorabilmente in rifiuti.

Rifiuti sono tutte le conseguenze indesiderate: particelle di smog nei polmoni, i vermetti sotto terra soffocati dall’asfalto della pista dell’aeroporto, il cuoco bengalese che schianta con il motorino alle due di notte mentre torna a casa all’altro capo della città perché gli affitti sono troppo alti dove lavora lui, bottiglie di plastica lanciate nell’Arno dai movidari, le tasse che pago per risistemare il fondo stradale, rottami di batterie di auto che avvelenano l’acqua, tanto per citare alcune cose molto semplici, ma se ne possono aggiungere innumerevoli altre.

Trovo fuorviante il termine inquinamento, perché fa pensare a un errore che si possa correggere, come la cartaccia buttata per terra invece che nel cestino, una multa e un po’ più di “civiltà” e passa.

Viene una metafora un po’ pesa… farla fuori dal vaso è inquinamento; ma il fatto che il cibo si trasforma inesorabilmente in cacca è qualcos’altro, ed è di questo che stiamo parlando.

Ora, mi dicono persone molto più esperte di me, che tra i mille sintomi di questo fenomeno, ci sia anche la produzione di CO2 che deriva dalla combustione, e che questo ha un effetto sul clima. Su quale sia questo effetto, si fanno varie ipotesi, alcune piuttosto preoccupanti.

Non è il mio campo, ma non mi voglio fissare su questo singolo aspetto della questione.

Perché se parliamo solo di quello, si troverà facilmente un trucco per “risolverlo”.

Tornando all’esempio della Piana, hanno già la soluzione, piantare migliaia di alberi a caso su quello che resta della Piana per “compensare” il CO2 prodotto dall’aeroporto.

Spiegare la propria visione espone al rischio della falsificabilità.

Ad esempio, tutta la mia teoria si fonda, alla fine, sulla seconda legge della termodinamica. Se qualcuno riesce a dimostrare che non è vera, o ha smesso di operare, sarò costretto a ricredermi.

Ma mi chiedo che visione del mondo abbiano i negatori (so che “negazionista” suona male) del Global Warming (GW): cerco di usare il loro termine, anche se io parlo solo di “cambiamento climatico”.

Attenzione a un punto: io e i negatori siamo perfettamente d’accordo che il mondo sia pieno di gente pronta a sfruttare la crisi ambientale per un’infinità di scopi.

Senza pensare troppo in grande, ci sono il vivaista che spera di ottenere l’appalto per gli alberi da piantare nella Piana, o il titolista che dopo aver scritto BUFERA ARTICA A SCANDICCI può scrivere, TRA DIECI ANNI FIRENZE SARA’ COME IL CONGO.

Ma i negatori dicono che l’oggetto stesso di tale sfruttamento non esiste – dire che il cambiamento climatico, se esiste, ha anche cause antropiche, è una menzogna inventata ad arte.

Sicuramente c’è un elemento, rispettabilissimo, di bastian contrario: non ne posso più di sentire ecobiocompatisostenibile, e quindi, il GW non esiste.

Infatti, l’affermazione che io scriverei “le stesse cose” che scrive Repubblica, è proprio presentata come se fosse un’accusa.

Ma ci deve essere qualcos’altro, perché i negatori ci mettono troppa passione.

La prima cosa che viene in mente è che credano il contrario di quello che penso io: cioè credono che viviamo nel miglior sistema possibile.

Non solo adesso, ma anche in futuro – la via dei combustibili fossili, del commercio globale, dell’espansione del cemento, del dominio totale sulla natura, delle sempre nuove tecnologie di sfruttamento, della terza e quarta macchina di famiglia che si fanno strada sulla quinta corsia appena aperta, della risposta chimica e genetica a tutto, sarà percorribile all’infinito (ovviamente ponendo rimedio ai piccoli problemi di “inquinamento”).

E quindi i grandi investimenti finanziari potranno e dovranno sempre rendere interessi: perché questo è il motore, alla fine, che alimenta di denaro tutto il processo.

O meglio, sembrano dire i negatori, questa splendida via sarebbe percorribile all’infinito, solo che qualcuno più potente di tutti quelli che gestiscono l’economia mondiale si è messo in testa di sabotare l’economia stessa, pagando migliaia di scienziati a inventare la teoria antropogenica del cambiamento climatico.

P.S. Oldboy ha gentilmente scritto una rettifica, riguardo a questi ultimi paragrafi:

“Nessuno pensa che la bufala del Global Warming sia stata inventata.

E’ solo la tesi più comoda per le classi dominanti in questa fase storica, e per questo viene propagandata all’inverosimile da tutti i media.
A discapito delle altre, che vengono opportunamente silenziate.

E ciò è di un’evidenza incredibile: basta aprire un giornale o (Dio non voglia!) la tv.

Le idee e i personaggi davvero scomodi non compaiono nei media “che contano”, e tantomeno diventano oggetto di propaganda.”

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L’urlo della terra

Sto leggendo una rivista su carta, e un dodicenne mi chiede,

“ma come mai leggi il giornale?”

Il giornale infatti è un curioso oggetto che legge solo suo nonno.

“No, non è Repubblica, è l’Urlo della terra“, spiego.

Il “giornale”, provocatoriamente su carta, me lo hanno mandato da Bergamo, dove c’è un piccolo gruppo di persone che affronta questioni di enorme importanza.

Si dichiarano anarchici, ma in Italia qualunque cosa si trasforma istantaneamente in folcloristico tifo di gruppo, con una serie di associazioni irrilevanti (“ah, anarchici, ho capito, come quello che suonava i bonghi in piazza l’altra sera”) che distruggono ogni comunicazione.

Per cui, se vi segnalo alcune loro riflessioni, vi prego di non soffermarvi su tutti i dettagli di linguaggio che possono attirare o respingere, ma di riflettere sul senso generale.

Provo a riassumere, se sbaglio qualcosa, spero che gli amici dell’Urlo della Terra mi correggeranno; comunque alla fine verrà fuori un intreccio inestricabile tra le mie riflessioni e le loro, per cui vi invito semplicemente ad acquistare una copia della rivista.

Noi stiamo vivendo un momento davvero unico nella storia del pianeta, il più significativo da quando i dinosauri furono spiaccicati da un meteorite (o qualcosa del genere).

A farlo notare al mondo è un’improbabile ragazzina svedese, che in sostanza dice,

“voi – esperti e politici – che avete creato questo disastro, dovete ripararlo”.

Questo approccio ha un enorme vantaggio –  per la prima volta pone l’intera umanità davanti al fatto che si sta andando a gran velocità verso il precipizio.

Per poter parlare, però, con l’umanità intera, si deve restare vaghi su tutto: l’unico colpevole, pare, sarebbe un misterioso Agente CO2 (in realtà, Greta non dice esattamente così, ma pensiamo a cosa arriva alla fine a giovani sommersi da messaggini su Whatsapp).

Considerando com’è fatta la nostra specie, aggiungendo com’è fatta la cultura globale oggi, e la complessità pazzesca della questione ambientale, questo già costituisce un miracolo: non mi voglio aggiungere agli innumerevoli denigratori e sghignazzatori e struzzi che ficcano la testa in mucchi di calcestruzzo.

Però è anche vero che se non capiamo come reagisce il sistema che Greta chiama in causa, non arriveremo lontano.

L’urlo della Terra nota come l’appello di Greta sia stato accolto con grandi sorrisi praticamente da tutti. Compresi ovviamente quelli che hanno creato questo disastro, e cioè i grandi imprenditori e i loro tecnici.

Gli imprenditori, a differenza dei chiacchieroni su Facebook che vivono di dispetti reciproci, sono persone pratiche e se ne fregano se qualcuno li insulta.

Hanno invitato Greta a Davos al Forum economico mondiale (1500 jet privati parcheggiati fuori) e le hanno sorriso dall’inizio alla fine mentre diceva,

““Se tutti sono colpevoli, allora nessuno è colpevole, ma qualcuno è colpevole… Alcune persone, alcune aziende, alcune persone in grado di prendere decisioni, in particolare, sanno esattamente quali valori senza prezzo hanno sacrificato pur di continuare a fare quantità inimmaginabili di denaro e penso che molti di voi che siete qui oggi appartenete a quel gruppo di persone.”

Se avete mai avuto la sfortuna di assistere a discorsi aziendali-motivazionali, vi ricorderete l’immancabile momento in cui  lo scaricamiracoli di turno vi informa che “in cinese, lo stesso ideogramma significa crisi e opportunità”. Che in cinese è più o meno falso, ma nella storia no.

Le crisi accelerano incredibilmente l’inventiva, fanno strage degli incompetenti, affinano le possibilità di nuovi saccheggi.

Pensate agli occhi felici degli imprenditori edili che si aggiravano tra i ruderi delle città bombardate alla fine dell’ultima guerra.

Ogni impresa del nord del mondo, e ognuna del sud che esporta verso il nord, sta affinando mille nuovi trucchi per sembrare verde – e farti sentire figo se compri il loro prodotto ecobio, e far vergognare la plebaglia di non essere alla moda.

E questo è già un immenso problema, perché tra poco, parole come ambiente saranno percepite come sinonimi di truffa.

Ma soprattutto stanno pensando a nuovi rimedi per salvare il pianeta.

Futurism.com è un sito dedicato a esaltare ogni nuova frontiera tecnologica, ricco di titoli che mettono alla prova anche il mio inglese, come questo:

“Rogue Bitcoin-Funded Biohacker Wants to Gene-Hack Designer Babies”

Il sito elenca una serie di soluzioni finali al “cambiamento climatico”; la mia preferita è uno specchio, delle dimensioni della Groenlandia, da piazzare da qualche parte tra la Terra e il Sole.

L’appalto di tutti i tempi, per chi lo vincerà; e se si risbatte nello spazio l’Agente CO2, non ci saranno più limiti alla possibilità di saccheggiare la Terra.

Ma ben più preoccupante di queste fantasie, e molto più vicina a realizzarsi, c’è l’opportunità che la crisi offre per distruggere non solo la natura, ma anche l’uomo.

Dino Giagtzoglou è un anarchico greco, in carcere per motivi che non mi interessano qui, che ha scritto un saggio molto lucido, pubblicato sul sito di “Resistenze al Nanomondo”.

Qualcuno troverà da eccepire alla sua critica radicale ai “tecnici”: in fondo, se sappiamo che esiste una catastrofe ambientale, è grazie al lavoro paziente di decine di migliaia di ricercatori universitari; ma è anche vero che esiste un numero molto maggiore di tecnici del dominio che lavorano per agevolare il saccheggio del mondo (ma il ruolo della ragione scientifica è il tema di un altro articolo sull’Urlo della Terra, che meriterebbe un’analisi a sé).

E molti, moltissimi di questi stanno lavorando incessantemente per accelerare quello che i futuristi chiamano il momento della Singolaritàcioè

“il momento nello spazio-tempo terrestre in cui l’Intelligenza Artificiale raggiungerà un livello di trascendenza maggiore della più alta intelligenza umana, e dopo il quale nessuna previsione sul futuro dell’umanità avrà più senso”

Già si stanno gettando le basi fisiche per questa singolarità con la Rete 5G, un sistema interamente nuovo di connessione, molte volte più potente di qualunque altro che conosciamo, che tra poco dovrebbe contare – in Italia – “un milione di dispositivi connessi per Km2“.

Di 5G si parla soprattutto in termini di rischi per la salute, un campo controverso, visto che non è semplice capire se qualcosa che non è mai stato sperimentato e improvvisamente viene applicato a ogni essere vivente del pianeta provocherà a lungo termine tumori.

Più sicuro è che lo scopo è di trasformare radicalmente la vita, e non solo perché dovrete buttare i vostri vecchi iPhone, con buona pace dei minatori congolesi morti per darvi il coltan. Anzi, l’iPhone diventerà soltanto un elemento di qualcosa di molto più vasto.

Un entusiasta descrive così il mondo 5G:

“Immagina di giocare a una sparatoria cooperativa, come Fortnite Battle Royale o PUBG con un visore VR — in tempo reale, con zero ritardo — attraverso il tuo telefono, mentre viaggi in una flotta di auto senza guidatore che vanno a 300 chilometri l’ora. Tieniti stretto, perché il futuro del gaming, e di tutto il resto, sta per cambiare per sempre”.

Un brano che rende l’idea dell’umanità ideale dei nostri tempi…

L’approdo finale è una rete unica, a cui nulla sfugge, e a lavorarci non è qualche scienziato pazzo: i  singoli tasselli li stanno mettendo a milioni (forse anch’io, con qualche traduzione che faccio).

Facebook è quella cosa che gli amici ti dicono, “ma è uno strumento neutrale, dipende da come lo usi!

Bene, lo strumento neutrale sta mettendo insieme i dati di tutti i suoi 2,4 miliardi di lavoratori non pagati, per realizzare un visore in grado di collegarsi direttamente al cervello.

La Royal Society – che svolse un tempo un ruolo fondamentale nella creazione del mondo in cui viviamo – in un rapporto recente, parla di come saremmo vicini all’inserimento della mente umana stessa nella Rete. Mentre il 5G viene venduto con l’idea del gaming, qui la nostra fine viene associata alla vacanza:

“Si potrebbero trasmettere non solo pensieri, ma anche esperienze sensorie, di cervello in cervello. Qualcuno in vacanza potrebbe indirizzare una ‘cartolina neuronale‘ di ciò che vedono, sentono o assaporano al cervello di un amico a casa”.

Mi immagino una cartolina che mi arriva dicendo, “Sei stato appena scelto per un premio da cinque milioni di dollari, pensami intensamente e avrai una sorpresa!”

Un mio amico informatico (che tra l’altro è pagato per stare otto ore al giorno solo a cercare come far restare più a lungo sulla smartphone i visitatori a un sito) mi racconta di qualcosa che, con il 5G, diventerà subito possibile:

“Io lascio il lavoro a un orario sempre diverso… Google, che traccia la mia posizione, ordina l’accensione del riscaldamento. Sa che vado innanzitutto nel salotto, per cui l’accensione parte da lì; e per ultimo nella camera da letto; un sensore che porto sa quando i miei battiti cardiaci indicano che mi sto addormentando, e spegne il riscaldamento”.

L’esempio è certamente meno terrificante delle cartoline neuronali, ma fa parte dello stesso identico percorso. E come tutti ai nostri tempi, passa attraverso tre chiavi molto seducenti: il comfort, il risparmio economico e il risparmio ambientale. Potremmo definirlo un ecocontrollo.

Infine, un brano della lettera di Dino Giagtzoglou. Lui parla dei transumanisti, gli intellettuali che si entusiasmano per queste prospettive futuristiche; ma in realtà il loro modo di pensare, con parole meno alate, anima tutte le grandi imprese della “quarta rivoluzione industriale”:

La redenzione della natura umana (e non solo) viene portata avanti attraverso il nuovo “deus ex-machina” dei transumanisti: il Dio-uomo Cyborg.

Così girano per il mondo indisturbati esibendo la propria mercanzia come soluzione a tutti i problemi del mondo.

Per cui, sentiamo parlare di varie inconcepibili “toppe” da mettere sui vari buchi che la civilizzazione ha aperto nei corpi di tutti gli animali e nel corpo della Terra. Dalle interfacce cervello-computer per superare i naturali limiti umani agli “ecosistemi” statali digitali automatizzati come “soluzioni” per il cambiamento climatico, ai “trattamenti” per le malattie provocate dall’esistenza della civiltà industriale, fino all’immortalità.

I transumanisti hanno una “soluzione” artificiale o robotica per ogni cosa, come hanno escogitato un’ideologia metafisica assolutista che detta la causalità della trasformazione degli esseri umani in trans-umani e poi in post-umani o il loro declino a sub-umani.

In breve, essi affermano che i “difetti” fisici, i processi emotivi e biologici “superflui”, i problemi genetici e riproduttivi e le deficienze cognitive possono e devono essere eliminate attraverso l’intervento e letteralmente l’integrazione della tecnologia nel corpo umano, incluso il cervello. In un simile contesto la naturale procreazione umana diviene obsoleta o persino inutile, dal momento che i nuovi tecno-bambini con un’intelligenza tecnologicamente aumentata saranno in grado di riprodurre e pianificare la propria evoluzione.

I figli e le figlie non apparterranno più alle proprie famiglie, comunità o ambienti naturali, ma saranno di proprietà di quelli che possiedono i laboratori in cui verranno costruiti o replicati.

Di conseguenza, l’ideologia trans-umanista abbraccia con reverenza religiosa la fusione uomo-macchina.”

Alla ricerca di un frammento d’aria dopo queste riflessioni, penso alle parole dell’Incredible String Band, in Maya:

“The book, man, bird, woman, serpent, sea, sun
Blessed O blessed are they of the air
Your eyes are the eyes
Of the glad land
Ye twelve that will enter the seasons”

 

 

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Droni su Londra

Avevo appena scritto un post su Extinction Rebellion, quando leggo che uno dei fondatori, Roger Hallam, di mestiere contadino, è stato preventivamente arrestato in Inghilterra durante un’intervista con un giornalista di Der Spiegel.

Provo a ricostruire, con poche informazioni e la possibilità di fare errori.

Lo scorso maggio, il parlamento del Regno Unito ha votato una dichiarazione di “emergenza climatica”. Insomma, ha riconosciuto che siamo del gatto, e che bisogna fare qualcosa di concreto subito.

Lo stesso parlamento, un anno prima, aveva approvato un progetto per l’espansione dell’aeroporto di Heathrow, che porterà il numero di voli dagli attuali 480.000 annui a 740.000, cioè circa 2.000 voli al giorno.

La prima resistenza arriva da alcuni milioni di cittadini della periferia di Londra che si troveranno direttamente sotto tiro acustico e sommersi da nuovi parcheggi e svincoli e corsie (senza parlare di ben 750 case che saranno abbattute); ma ragionando più in grande, sappiamo che:

– il trasporto aereo sta diventando la principale sorgente di CO2 in Europa (e funziona grazie a sussidi che paghiamo tutti);

– i tentativi di mitigare in qualche modo gli effetti distruttivi si fondano soprattutto sul ricorso al biocarburante, che devasta gli ambienti tropicali e ruba spazio alla produzione di cibo.

Ognuno vanta la peggiore situazione del mondo tutto per sé, comunque gli inglesi dicono che quella di Heathrow sarebbe attualmente la più importante Grande Opera Inutile e Imposta di tutta Europa.

Nel doppio voto del parlamento britannico, cogliamo qualcosa che capiamo subito.

Da una parte, a parole un pervasivo, soffocante e mellifluo linguaggio ecosostenibilverde, di quelli che fanno venire voglia di accoppare il primo, innocentissimo, orangutan che capita a tiro.

Dall’altra, la ferma decisione di continuare nel processo di crescita, cioè di trasformazione crescente di risorse in rifiuti.

Avessero almeno il coraggio di Trump, e presentassero una tesi falsificabile, dicessero, “il cambiamento climatico non esiste”…

Da tempo, i contrari all’espansione dell’aeroporto di Heathrow protestano in modo legale e pacifico, senza incontrare alcun ostacolo, ma nella più totale indifferenza.

Così è nato un gruppo, Heathrow Pause, di cui fa parte a titolo personale anche Roger Hallam, che ha deciso di fare qualcosa che farà clamore.

Extinction Rebellion, come abbiamo detto, ha obiettivi generici, che non comprendono alcuna specifica causa, ma i suoi attivisti sono liberi di impegnarsi anche in altre cause.

Esiste una zona attorno a Heathrow, dove è vietato far volare droni, per comprensibili motivi.

Gli attivisti di Heathrow Pause hanno deciso di far volare dei droni ad altezza d’uomo, lontano dai passaggi effettivi degli aerei, ma nella zona di divieto, per compiere un reato, ma senza fare male a nessuno.

Cinque sono stati arrestati preventivamente, senza che avessero ancora agito; sembra che altri abbiano fatto volare qualche drone (o forse sono stati bloccati dai dispositivi elettronici dell’aeroporto), e alle ultime notizie, gli arresti sarebbero complessivamente dodici (credo che in inglese non esista la distinzione netta tra “fermo” e “arresto” che caratterizza il linguaggio giuridico italiano).

In una vasta area attorno a Heathrow, la polizia ha messo in atto un “dispersal order“, in base alla “Section 34 of the Anti-social Behaviour, Crime and Policing Act 2014“, permette di allontanare qualunque “raggruppamento di due o più persone”.

Finalmente, l’espansione di Heathrow diventa un caso, come si dice; e se il reato di cui verranno accusati è abbastanza grave, come sembra, quelli di Heathrow Pause potranno essere processati da una giuria, a cui potranno spiegare le loro motivazioni.

P.S. Ore 11.50 del 14 settembre… Hallam è stato rilasciato durante la notte e ha annunciato che oggi a mezzogiorno lancerà il suo drone. Tra dieci minuti sapremo come va…

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Extinction Rebellion

L’altro giorno, mi hanno invitato a partecipare alla prima riunione di Extinction Rebellion (XR) della Toscana.

XR è nata nell’aprile del 2018, in Inghilterra, fondata da una dozzina di persone, e si è estesa a una sessantina di paesi nel mondo.

A Bologna, nel novembre del 2018, sette ragazzi che non avevano mai fatto politica in vita loro, si sono incontrati, e hanno deciso di lanciare il movimento, e adesso sono in trecento.

Noi fiorentini non siamo tanti, né in media siamo giovanissimi, ma siamo comunque più numerosi di quanto ci si poteva aspettare.

XR si pone tre obiettivi:

  1. Verità sulla situazione

    Che il governo dichiari l’emergenza climatica e ecologica;

  2. Azione immediata

    Che si fermi la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità e si portino allo zero netto le emissioni di gas serra entro il 2025;

  3. Oltre la Politica

    Che il governo costituisca e sia guidato dalle decisioni di un’assemblea di cittadini/e sulle misure da attuare e sulla giustizia climatica ed ecologica.

Seguiamo il ragionamento, che è molto logico, taglia con l’accetta, certo…

Il consenso scientifico è che siamo sull’0rlo dell’estinzione, che non è un problemino da poco.

Per salvare la vita sul pianeta, occorre agire subito, con la stessa determinazione con cui si agisce quando si è in guerra.

Ma non possiamo aspettarci molto da partiti politici, di destra o di sinistra che siano, da gente che deve la propria elezione, e il proprio futuro, a chissà quali interessi.

Invece dei politici, deve decidere qualcun altro.

La “assemblea di cittadini” è una traduzione fuorviante di un concetto molto anglosassone: invece di gente che manipola per ottenere dei seggi, estraiamo a sorte una “giuria” di persone veramente rappresentative. Non importa che siano di “destra” o di “sinistra”, l’importante è solo che non devono niente a nessuno.

Ho moltissimi dubbi su tutto questo ragionamento, a partire dalla possibilità che un’assemblea del genere possa imporsi sui partiti; ma non mi viene in mente alcuna proposta migliore.

 Alcuni partecipanti alla riunione si sollevano subito, e lì si vede subito la differenza tra l’approccio anglosasssone e quello italiano: una ragazza dice che bisogna sostenere anche la causa dei kurdi,  un signore invece dice che bisogna impegnarsi contro il militarismo.

Al che rispondono che XR vuole realizzare tre obiettivi, punto e basta.

Se volete fare qualcos’altro – aiutare i migranti, piantare alberi, invitare a votare per Tizio o per Caio, siete liberi di farlo, ma non a nome di XR.

XR propone una strategia in dieci punti per realizzare questi tre semplici obiettivi, e trovo sconvolgente l’ultimo di questi punti, che deriva anche dal fatto che il Movimento non ha e non può avere alcuna strutturazione legale:

Chiunque segua questi principi e valori fondamentali può agire in nome di Extinction Rebellion!

Non so quanto possa funzionare nei fatti, perché la capacità umana di mentire è illimitata, però mi piace questa idea che siano i principi, e non qualche assemblea o maggioranza, a stabilire se hai fatto bene o male.

C’è un altro punto che mi colpisce, perché è il contrario di tutti i militantismi, gli estremismi, gli esaltatismi, i causismi italiani:

“Accogliamo tutti e ogni parte di ciascuno

evitiamo di biasimare e di incolpare

Viviamo in un sistema tossico, ma nessun singolo individuo è da condannare.”

Penso all’immensa capacità che hanno gli italiani di trovare un nemico, qualcuno da incolpare di tutto, qualcuno da odiare profondamente…

I ragazzi di XR di Bologna, che si vantano di non avere nulla a che fare con “la politica”, ci raccontano degli ottimi rapporti che hanno stabilito con la polizia:

“Quando incontrano finalmente un movimento che è non violento, in mezzo a tanti movimenti violenti che ci sono a Bologna, sono contentissimi”

L’ironia è che l’essenza di XR è l’illegalità, cioè compiere azioni clamorose di protesta: i ragazzi vanno dalla DIGOS e dicono,

“io mi chiamo così e così, ti rispetto pienamente come persona,ma ti annuncio che martedì prossimo violerò la legge”.

Ne consegue che quando i poliziotti si troveranno a trascinare qualche manifestante di XR, lo faranno per lavoro, sapendo che non hanno a che fare con figli di ricconi che sputano sui poliziotti.

Quelli di XR non si sentono migliori di nessuno.

Ma penso anche con orrore a un secolo di italiani che si odiano visceralmente, che ritengono che tutta la soluzione dei loro problemi consista nello sterminio degli altri, e come tutti questi individui carichi di odio e presunzione, abbiano solo peggiorato il mondo in cui viviamo.

Ci sono mille cose al di fuori al di fuori di XR che mi interessano;

ma nessuna va contro lo spirito fondamentale di questo strano, novissimo movimento.

Avendo letto tutti i punti, e con tutti i miei dubbi, credo di potermi sentire parte.

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Il Grande Processo

Da qualche giorno si discute, tra i commenti del blog, a proposito di migrazioni, con Peucezio.

La migrazione, come si sa, è un tema che rende ciechi e sordi, ma (purtroppo) non muti; però su questo blog, per uno strano caso, si riesce di solito a dire le cose più forti, senza mai trascendere.

Comunque il discorso sbandava di qua e di là, e mi sembrava sempre che sfuggisse qualcosa, finché Peucezio non ha scritto:

“Il motivo per cui oggi si deve avversare il meticciato, è che, mentre fino ancora a tempi relativamente recenti, quando comunque i mezzi di comunicazione e di trasporto erano quelli che erano, le popolazioni erano in grado di metabolizzare gli apporti esterni per cui si aveva comunque come risultato una varietà e una ricchezza, oggi vale per le popolazioni ciò che vale per tutto (la cultura, i gusti, il modo di mangiare, di vivere), cioè si va verso l’omologazione, cioè verso un modello consumistico in cui tutto è intercambiabile, tutto è uguale dappertutto, perché tutto è monetizzabile e non esistono popoli e varietà, ma consumatori tutti uguali, che però, sono al tempo stesso anche oggetti di consumo (l’uomo deve consumare, ma anche essere sfruttato e anche diventare un bene godibile in mille modi). “

Peucezio va all’essenziale, cosa che succede di rado in simili discussioni.

Lasciamo perdere per un attimo la specifica questione del “meticciato”, e cerchiamo di cogliere il quadro più grande che lui presenta.

Il guaio è che mi sembra che Peucezio lavori con una carta geografica rovesciata, dove guarda soltanto uno dei canali della foce di un fiume, senza porsi domande, né sugli altri canali, né sulla provenienza del fiume stesso.

Peucezio si pone un effetto (l’aumentato mescolamento di geni umani) senza chiedersi nulla di ciò che c’è a monte.

A monte del grande fiume c’è l‘accelerazione dei tempi e la trasformazione di ogni qualità in quantità, come aveva intuito René Guénon.

Guénon era un esoterista/matematico bizzarro, che ha detto molte cose con cui non sono d’accordo; ma nel tremendo anno 1945 riuscì a scrivere, al Cairo, un libro sull’intero andamento del mondo in cui non faceva alcun riferimento a nazismo, comunismo,  fascismo o roba simile, perché guardava oltre:

“l’aumento di velocità degli avvenimenti, man mano che ci si approssima alla fine del ciclo, può essere paragonato all’accelerazione cui sono soggetti i corpi pesanti nel loro movimento di caduta; il cammino dell’umanità attuale assomiglia in realtà al percorso d’un corpo in movimento lanciato in una discesa, e che accelera sempre più quanto più si avvicina al basso”

La traduzione di qualità in quantità permette la monetarizzazione: io posso comprare un pezzo di bosco dell’Amazzonia, o le banane fuori stagione, o affittare un utero, o sfrattare di casa un vecchietto, perché tutto è traducibile, intercambiabile e si può rendere in numeri.

L’esito finale della pura quantità è lin-dividuo, l’atomo umano.

Che viene dotato di diritti, tra cui in primis quello di proprietà.

Non esiste nulla al di fuori dell’individuo di specie umana maggiorenne in questo momento, e quelli che lui crede siano i suoi interessi personali, valutabili quantitativamente in denaro.

E’ un problema che ci si è posti, cercando una qualche base per leggi in difesa dell’ambiente: bene, praticamente non esistono, a parte la difesa della “salute del cittadino umano”.

Questo è il punto di arrivo dell’intera civiltà occidentale.

Ora, “l’Occidente” è stato mille cose, ma forse chi lo vuole difendere punto e basta, dovrebbe rifletterci un attimo.

Certo, poi tutto ha una storia, anche molto strana: come la fame di lana di Firenze portò i proprietari di pecore in Inghilterra a misurare ogni acro di terra e cacciarne i contadini; come Fibonacci pisano, da adolescente, emigrato in Algeria, scoprì un sistema per contare ogni cosa… e via e via, i mille casi.

In realtà, il Processo è molto più grande della “storia”, ma stritola anche ogni singolo, immaginario “individuo” che si crede assoluto: proprio perché individuo, l’atomo svolazzante nello spazio non può fare quasi nulla.

Il Processo si nutre di carburante fossile., cioè della morte di organismi accumulatisi in centinaia di milioni di anni.

Il carburante fossile crea fuoco, trasforma in un attimo di luce e calore tutto ciò che tocca, e in questo sta il suo fascino e il motivo per cui ci coinvolge tutti, e ne siamo tutti complici.

Ma si lascia poi dietro cenere, che è quanto di più “omologato” esista, e – come sappiamo – anche CO2. Che al di là delle semplificazioni sul clima, rivela semplicemente il fatto che si sta bruciando il mondo.

Il Processo non può che rendere invivibile il pianeta su cui viviamo.

Perché la vita è qualità, varietà; la morte, come la cenere, è quantità.

Ogni angolo del mondo viene asservito al Processo: anche nei campi dell’India, che riempiono di frutta fuori stagione i nostri supermercati, grazie a terreni irrorati di pesticidi dai droni.

Specie vegetali, animali, mestieri, conoscenze, capacità umane, tutto scompare sempre più velocemente.

Non è solo però un’omologazione della materia e degli esseri viventi: è soprattutto un’omologazione dello spazio e del tempo.

Oggi è l’elettronica che permette a qualcuno in Alaska di leggere su Facebook, in tempo reale, ciò che scrive qualcuno a Hanoi, ma anche di smuovere capitali virtuali da Tokyo a Beirut, sempre in “tempo reale”, che poi a pensarci dovrebbe essere un non tempo.

Non è possibile annientare del tutto spazio e tempo, perché a quel punto non esisterebbe più alcun mondo; ma, come la tartaruga di Achille, ci si avvicina.

Alcuni anni fa, l’azienda Spread Networks stese in gran segreto un cavo a fibra ottica da Chicago al New Jersey, traforando le dure rocce delle montagne Allegheny, all’unico scopo di ridurre la velocità con cui gli ordini degli speculatori potevano viaggiare da Chicago a New York, da 17 millisecondi a 13 millisecondi, il tempo di arraffare miliardi di dollari prima della concorrenza.

Qui tocchiamo qualcosa possiamo solo chiamare teologico, perché solo Dio, o se volete l’Anticristo, è al di sopra del tempo e dello spazio. Salmo 139:

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,

osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.

Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile.

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?

Nel Processo, si scioglie e si muove tutto.

La cosa che chiamiamo superficie è anche biosfera, sottilissima pellicola dove vivono, dicono, mille miliardi di specie di viventi di cui non sappiamo quasi nulla.

La modernità trasforma la biosfera in asfalto.

Sull’asfalto, gli esseri umani i cui nonni faticavano a uscire dal villaggio appenninico si rivestono di una tonnellata di acciaio e corrono da Milano a Bari in poche ore.

Ma spesso addirittura sciamano in aria a milioni e milioni, trasformando ogni luogo in una rapida luce turistica e poi in cenere.

Nel grande reticolato di asfalto, gli animali restano intrappolati in piccole isole da cui non possono scappare, se no verranno travolti dalle auto che passano, e così finiscono per accoppiarsi tra di loro ed estinguersi alla prima malattia.

Nel contempo, si arriva alla paralisi dell’essere umano.

In tutti gli “Occidenti”, la tecnologia ci ha privati del corpo – non sappiamo più lavorare né camminare, viviamo con un termostato fisso che abolisce ogni sensibilità, muoviamo solo protesi meccaniche, accettando solo minime oscillazioni nel nostro livello di comfort.

Ma adesso, con la rivoluzione elettronica, la protesi sostituisce anche il nostro cervello, trasformandoci in consumatori passivi di realtà virtuale.

Noi ci preoccupiamo della possibilità che il 5G che sta arrivando (con la complicità di tutti i governi italiani) possa farci venire il cancro; ma sappiamo con certezza quali saranno le conseguenze di un sistema in cui sarà possibile starsene sdraiati guardando scenari in realtà virtuale, mentre ci facciamo portare in giro da una macchina senza autista:

In questo scenario nulla potrà esistere al di fuori della grande rete globale con dispositivi tecnologici che sempre di più si confonderanno con i nostri stessi corpi: l’invasione digitale aumenterà la nostra totale dipendenza da un sistema di cui ignoriamo gran parte del funzionamento dei suoi processi e intenzioni ultime. Tutto sembrerà più veloce e estremamente semplice perchè la realtà intorno a noi sarà stata ridotta a protesi, sensori, memorie e dispositivi all’interno del limitato mondo macchina. Le possibilità infinite del mondo artificiale che si va disponendo intorno a noi sono come una grandiosa utopia ma senza sogni. E senza sogni l’essere umano non può vivere.”

Ma torniamo alle migrazioni.

Sotto i milioni che si muovono in aereo, si muovono centinaia di milioni di persone povere.

Non è affatto un bene, è molto spesso una tragedia.

Il fatto che siano “poveri” non li rende migliori degli altri.

E quasi tutte le chiacchiere che si fanno da una parte o dall’altra sul tema, perdono di vista le cose essenziali.

Ma le migrazioni dei poveri costituiscono l’ultimo sintomo, e uno dei meno incisivi, di un processo generale.

Voi sapete che mi interessa poco Salvini, e mi interessa ancora di meno demonizzarlo.

Ma gli concedo di aver difeso il male in un modo straordinariamente chiaro, quando è venuto a Firenze per caldeggiare l’espansione dell’aeroporto, dicendo:

“dal mio punto di vista, più si viaggia meglio è. Più opportunità di lavoro di business e di spostamento veloce in aereo, in macchina, in treno o in nave ci sono, e meglio è”

Non è per le battute un po’ volgari che può aver fatto qua e là che lo considero un nemico (minore).

E’ per queste lucide parole, espresse con intelligenza e chiarezza, e che vanno al cuore del problema, esattamente come quelle di Peucezio, che però contengono un potenziale esattamente contrario.

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Il ritorno di Renzi

Il professore di Storia del Pensiero Politico Danilo Breschi presenta un’ipotesi sul prossimo futuro politico in Italia, che trovo piuttosto interessante.

Non cita fonti, ma ho la netta sensazione che si tratti di qualcosa di più di una “ipotesi fantapolitica”, viste le conoscenze che Breschi ha.

A me interessa, non tanto per l’ipotesi in sé, ma per quanto ci insegna sulla politica italiana in generale.

Se non altro ci ricorda che in Italia, le vere élites, quelle che da sempre decidono cosa deve succedere, sanno giocare tutte le carte, creare tutte le alleanze, prescindendo dalle commedie ideologiche di contorno.

Danilo Breschi, ALLA RICERCA DEL CENTRO PERDUTO

Ipotesi fantapolitica.

La espongo tra il serio e il faceto, provando a leggere tra le pieghe del momento attuale.

Siamo solo al primo tempo di un’operazione pensata come articolata in tre fasi.

Prima fase: governo giallo-rosso, ottima soluzione per prendere tempo e preparare sotto copertura amica la seconda fase. Chi ha bisogno di tempo e copertura amica? Matteo Renzi, il quale non è l’unico attore protagonista dell’operazione. Chi sarebbero i compagni di viaggio? Proviamo ad azzardare. Anzitutto, Carlo Calenda, che dunque sarebbe solo uno pseudo-antirenziano con funzioni da apripista. Poi viene la grancassa mediatica che crea l’evento, prepara la nascita della start-up.

Dietro di  essa potrebbe celarsi un soggetto che sia quanto meno proprietario di uno dei più importanti quotidiani italiani e magari anche di un’emittente televisiva che da anni si occupa quasi solo di politica, oltre a possedere una miriade di pubblicazioni annesse e connesse. Il battage pubblicitario verterà sulla imprenscindibile necessità di una grande formazione di centro, moderata, europeista, antisovranista ed antipopulista.

A supporto di un tale orizzonte programmatico potrebbe aderire anche una porzione del partito Fininvest, nonché giungere una benedizione da Oltretevere. Confindustria non potrà che esserne soddisfatta. A questo punto è completata anche la seconda fase.

Infiocchettato il pacchetto, deve essere consegnato al corpo elettorale. Indi per cui scatta la terza fase: termina l’utilità del governo-copertura. Si stacca la spina. I renziani, ovvero la maggioranza parlamentare PD, toglie la fiducia ai gialli-rossi e si indicono nuove elezioni.

Obiettivo? Se non un movimento tipo “En Marche!”, quantomeno un partito che sia ago della bilancia nella formazione del governo della prossima legislatura.

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